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Batman

Il primo Batman non era ancora Batman
17-03-2026 1989 ⭐ 9/10

Nella città di Gotham City, l'eccentrico playboy milionario Bruce Wayne conduce una doppia esistenza: di giorno è un filantropo impegnato in cause benefiche, mentre di notte diventa Batman, un giustiziere mascherato da pipistrello che si batte contro il crimine. Il destino della città cambierà quando, nel corso di una sparatoria con la polizia, il malvagio Jack Napier, braccio destro di un boss della malavita, precipita in una vasca d'acido e si tramuta nel terribile Joker. Nel frattempo Vicky Vale, stimata cronista trasferitasi a Gotham, cerca di scoprire di più sul Cavaliere Oscuro, non sapendo di essere entrata nel mirino del Joker.

Batman
Regia Tim Burton
Generi Fantasy, Azione, Crime
Cast Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger

Ci sono film che sembrano nascere già con un’identità. E poi ci sono quelli che la cercano mentre scorrono.

Il primo Batman — quello del 1989 — non è ancora il Batman che oggi pensiamo di conoscere. È una creatura in costruzione, un esperimento che respira tra due estremi: il gotico e il grottesco, la notte e il circo.

Non è un film sui supereroi. È un film su una città malata che ha bisogno di una maschera più di quanto un uomo abbia bisogno di indossarla.

Gotham non è solo uno sfondo. È il protagonista silenzioso. Una metropoli sporca, verticale, soffocante. Sembra uscita da un incubo industriale, più vicina a un fumetto espressionista che alla realtà. Tutto è troppo: troppo buio, troppo grande, troppo deformato. Come se il mondo stesso fosse già fuori asse prima ancora che arrivi Batman.

E quando arriva, non salva. Appare.

Non è un eroe nel senso classico. Non ha ancora quella dimensione “morale” che verrà dopo. È più un simbolo instabile, quasi un errore della notte. La gente lo guarda come si guarda qualcosa che non si capisce: paura prima di tutto, poi forse speranza.

E dall’altra parte c’è il Joker.

Non un antagonista, ma una forza caotica. Se Batman è un’ombra che cerca forma, Joker è una forma che si scioglie. Colori, risate, violenza. È il film che deraglia ogni volta che entra in scena, come se la pellicola stessa perdesse controllo.

Non c’è equilibrio tra i due. Ed è proprio questo il punto.

Il film non cerca armonia. Non cerca nemmeno coerenza totale. Sembra più interessato a creare un’atmosfera che a raccontare una storia lineare. Alcune cose accadono perché devono accadere, non perché abbiano davvero un senso.

E funziona.

Perché Batman (1989) è più vicino a un sogno disturbato che a un racconto classico. Un sogno fatto di architetture impossibili, musica che invade le scene, e personaggi che sembrano già caricature di se stessi.

Non è il Batman definitivo. È un passaggio.

Un momento in cui il cinema prova a capire cosa fare con un eroe che non vuole essere luminoso. E forse, senza saperlo, trova la risposta proprio nel non definirlo del tutto.

Batman, qui, non è ancora un simbolo universale. È solo un’idea… che sta prendendo forma nel buio.

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