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Chainsaw Man: trama spiegata, Denji e Pochita, stagione 2 e perché è l'anime più strano degli ultimi anni

Il manga di Fujimoto che ha cambiato le aspettative per lo shonen moderno
01-05-2026 2022 ⭐ 8.5/10
Chainsaw Man: trama spiegata, Denji e Pochita, stagione 2 e perché è l'anime più strano degli ultimi anni
Generi Azione, Dark Fantasy, Horror, Shonen
Stagioni 1
Episodi 12
Cast Kikunosuke Toya, Tomori Kusunoki, Shogo Saito

Denji ha un sogno semplice: mangiare pane tostato con marmellata e dormire in un letto vero.

Non vuole salvare il mondo. Non vuole diventare il più forte. Non ha un destino scritto o una rivalità generazionale da onorare. Vuole solo smettere di avere fame e forse, un giorno, toccare il seno di una ragazza.

Chainsaw Man è lo shonen che ha avuto il coraggio di partire da qui — dal desiderio più piccolo e più umano possibile — e costruirci sopra una delle storie più violente, surreali e commoventi degli ultimi anni.

Di cosa parla Chainsaw Man: la trama dall’inizio

Denji è un adolescente che vive in povertà assoluta, costretto a ripagare i debiti del padre morto lavorando come cacciatore di Diavoli — esseri soprannaturali nati dalle paure degli esseri umani. Al suo fianco c’è Pochita, un piccolo cane-demone con una motosega in testa, che Denji tratta come unico amico e famiglia.

Quando Denji viene ucciso dai membri di un clan yakuza in combutta con un Diavolo, Pochita si fonde con lui diventando il suo cuore. Denji torna in vita come Chainsaw Man: un ibrido umano-diavolo in grado di fare emergere motoseghe da mani, piedi e testa.

Makima — una funzionaria misteriosa dell’Agenzia di Sicurezza Pubblica — lo salva e lo arruola nella sua divisione. Da quel momento Denji combatte Diavoli per conto dello Stato, insieme a un team di cacciatori che include Aki Hayakawa — serio, metodico, con un passato doloroso — e Power, un Diavolo del Sangue che ha scelto di lavorare con gli umani e che ha la personalità di un bambino di otto anni con zero filtri.

Il sistema dei Diavoli: come funziona il mondo di Chainsaw Man

Il mondo di Chainsaw Man è costruito attorno a un’idea semplice e generativa: ogni paura umana genera un Diavolo. Esiste il Diavolo del Pistola, il Diavolo della Bomba, il Diavolo del Ragno, il Diavolo del Futuro. Più una paura è diffusa tra gli esseri umani, più il Diavolo corrispondente è potente.

Il Diavolo Motosega — Pochita — è tra i più forti mai esistiti, perché è il Diavolo che altri Diavoli temono. E i Diavoli che vengono “mangiati” dal Diavolo Motosega vengono cancellati dalla memoria collettiva dell’umanità — il che significa che la paura che li aveva generati scompare con loro.

Questa meccanica non è decorativa. È il centro del finale della Parte 1 e della motivazione profonda di Makima: se Chainsaw Man divora abbastanza Diavoli, potrebbe cancellare le paure più grandi dell’umanità — guerra, fame, morte — riscrivendo la storia.

Gli Ibridi — come Denji — sono umani che si sono fusi con un Diavolo e hanno la capacità di trasformarsi. A differenza dei puri Diavoli, gli Ibridi mantengono la coscienza umana durante la trasformazione, il che li rende sia più controllabili che più pericolosi.

Denji: il protagonista shonen che non vuole essere un eroe

Denji è probabilmente il protagonista shonen più insolito degli ultimi vent’anni.

Non ha un obiettivo nobile. Non vuole diventare Hokage, non vuole essere il Re dei Pirati, non vuole proteggere nessuno in particolare. Vuole mangiare bene, dormire comodo, e avere qualcuno che lo abbracci. Questi desideri — così piccoli, così umani — sono il risultato di un’infanzia di povertà e solitudine assoluta.

Fujimoto usa la semplicità dei desideri di Denji per costruire una critica sottile: i protagonisti shonen hanno sempre obiettivi enormi perché riflettono una fantasia di grandiosità. Denji riflette qualcosa di più vicino a come funziona davvero la privazione — non genera eroi, genera persone che vogliono solo stare bene.

Il suo sviluppo nel corso della Parte 1 — mentre scopre che quello che ha sempre voluto (essere curato, essere importante per qualcuno) viene usato contro di lui — è tra i character arc più dolorosi dello shonen moderno, pur rimanendo in superficie quasi comico.

Makima spiegata: il villain più discusso degli ultimi anni

Makima è il personaggio che ha diviso di più la community di Chainsaw Man.

In superficie è la funzionaria che salva Denji, gli dà un lavoro, un posto dove dormire e qualcosa per cui combattere. Tratta Denji con una gentilezza sufficiente a farlo sentire necessario — la cosa di cui ha più fame. È la prima persona nella sua vita che sembra volerlo davvero.

Il problema è che Makima è il Diavolo del Controllo. La sua capacità di manipolazione non è metaforica — è letterale. Può controllare chiunque ritenga inferiore a sé. E Denji, con la sua fame affettiva e i suoi desideri semplici, è il soggetto più facile da controllare che abbia mai incontrato.

Il finale della Parte 1 richiede a Denji di capire qualcosa di devastante: che la persona che ama non lo ha mai visto come una persona. E la sua risposta a questa comprensione è uno dei momenti più originali che uno shonen abbia mai prodotto.

Fujimoto non risolve Makima. La spiega, la rende comprensibile, ma non la assolve e non la condanna in modo semplice. È rimasta uno dei personaggi più discussi della storia recente del manga per questa ambiguità deliberata.

Aki, Power e Himeno: il team che rende tutto più difficile

Uno degli aspetti più riusciti di Chainsaw Man è il cast secondario, costruito con la stessa cura del protagonista.

Aki Hayakawa è l’anti-Denji: serio, professionale, con un obiettivo preciso — vendicare la morte della sua famiglia uccisa dal Diavolo della Pistola. Dove Denji è caotico e istintivo, Aki è metodico e represso. Il loro rapporto — inizialmente di ostilità, poi di qualcosa che assomiglia a una famiglia disfunzionale — è uno dei fili emotivi più solidi della stagione 1. Il destino di Aki nella seconda metà della serie è tra i momenti narrativamente più intensi che lo shonen abbia prodotto negli ultimi anni.

Power è il personaggio più comico della serie e, paradossalmente, uno dei più commoventi. Diavolo del Sangue che ha scelto di lavorare con gli umani per tenere in vita il suo gatto Meowy, Power mente compulsivamente, si vanta di cose che non ha fatto, e ha una logica interna assolutamente coerente e completamente scollegata dalla morale condivisa. Il suo attaccamento progressivo a Denji — che non ammette mai apertamente — è uno dei movimenti emotivi più discreti e riusciti della serie.

Himeno — la partner di Aki — introduce nella serie una figura adulta che non funge da mentore: è segnata, funziona male, beve troppo, e si preoccupa per Aki con una intensità che non riesce a trasformare in qualcosa di utile. La sua presenza nella serie è breve ma lascia un’impronta sproporzionata rispetto al numero di episodi.

Fujimoto costruisce il team di Makima come una famiglia impossibile — persone che non si sarebbero mai scelte, che si irritano a vicenda, che si proteggono nonostante tutto. E poi porta la storia nei posti che le famiglie impossibili vanno sempre, nei manga che non vogliono mentire.

Fujimoto e il suo stile: perché Chainsaw Man non assomiglia a niente

Tatsuki Fujimoto è uno degli autori più anomali nella storia recente di Weekly Shōnen Jump. Prima di Chainsaw Man ha pubblicato Fire Punch — opera ancora più estrema, più sperimentale, quasi impubblicabile sulle riviste mainstream — e una serie di one-shot che hanno costruito una reputazione di autore disposto a fare cose che altri non farebbero.

Il suo stile narrativo ha caratteristiche precise: i momenti di svolta arrivano senza preparazione, i personaggi vengono eliminati prima che ci si aspetti, le sequenze d’azione sono disegnate con una fisicità caotica che trasmette confusione e dolore invece della chiarezza cinematografica dello shonen classico.

Fujimoto non spiega tutto. Molte domande che Chainsaw Man apre — sulla natura del Diavolo Motosega, sul passato di Makima, sulla struttura del mondo — ricevono risposte parziali o non le ricevono affatto. È una scelta deliberata: il mondo di Chainsaw Man è opaco non perché l’autore non sappia cosa c’è dentro, ma perché la storia non viene raccontata dal punto di vista di qualcuno che ha accesso alle risposte.

Chainsaw Man Parte 2 — pubblicata su Jump+ invece che sul settimanale principale — ha radicalizzato ulteriormente questo approccio. È un’opera ancora più sperimentale, amata da chi cerca un manga che non somiglia a nessun altro manga, e più divisiva per chi si aspettava una continuazione diretta della Parte 1.

L’animazione MAPPA e la colonna sonora

Chainsaw Man è prodotto da MAPPA — lo stesso studio di Jujutsu Kaisen e Attack on Titan Final Season — con un approccio visivo che ha fatto parlare di sé fin dal primo episodio.

La scena di apertura della stagione 1 — Denji che combatte nel fango, stanco, con Pochita al fianco — è animata con una grana visiva e una fisicità che pochi anime televisivi avevano raggiunto. MAPPA ha usato per Chainsaw Man una palette di colori desaturata e contrastata che riflette il tono della storia: il mondo di Denji non è luminoso.

Ogni episodio ha una ending diversa — dodici ending differenti, ognuna curata da un artista diverso con uno stile grafico autonomo. È una scelta anomala e costosa che ha generato attesa settimanale per scoprire quale artista avrebbe firmato la sequenza successiva. In termini di attenzione al dettaglio è uno degli investimenti creativi più insoliti nella storia dell’anime televisivo.

La colonna sonora di Kensuke Ushio — già autore della musica di A Silent Voice — è minimale, elettronica, e lavora spesso per contrasto: silenziosa nei momenti di violenza, densa nei momenti emotivamente più quieti.

Il finale della stagione 1 spiegato

La stagione 1 di Chainsaw Man adatta i primi 38 capitoli del manga, coprendo l’arco della Bomba e l’arco di Makima fino allo scontro finale.

Senza entrare nei dettagli per chi non ha ancora visto: il finale richiede a Denji di comprendere qualcosa che non avrebbe mai voluto capire — che il modo in cui è stato trattato per tutta la stagione non era amore, era controllo. E la sua risposta a questa comprensione non è eroica nel senso classico del termine. È personale, brutale, e perfettamente coerente con chi Denji è dall’inizio.

Il finale lascia aperta la questione principale: cosa fa Denji adesso che ha perso l’unica cosa per cui combatteva? La Parte 2 del manga risponde in modo inaspettato — non con una nuova missione o un nuovo nemico principale, ma con un salto temporale e una situazione completamente diversa che richiede al lettore di rimettere in discussione tutto quello che pensava di sapere sul mondo di Chainsaw Man.

Per chi guarda solo l’anime: la stagione 1 ha una conclusione narrativa soddisfacente. Non è un cliffhanger. È una fine — con qualcosa che rimane aperto, ma in modo intenzionale.

Dove vedere Chainsaw Man in Italia

Chainsaw Man è disponibile su Crunchyroll in Italia con tutti i 12 episodi della stagione 1, in versione originale sottotitolata e doppiaggio italiano. È anche disponibile su Amazon Prime Video.

Il manga — pubblicato da Panini Comics in Italia — è disponibile in libreria e fumetteria. La Parte 2 (Arco dell’Accademia) è ancora in corso su Weekly Shōnen Jump+ in Giappone e viene pubblicata in Italia con qualche mese di ritardo.

Chainsaw Man e il cluster degli shonen moderni

Chainsaw Man appartiene alla stessa generazione di Jujutsu Kaisen e Spy x Family — anime nati dopo il picco dei grandi shonen classici, con un pubblico che ha aspettative diverse e una tolleranza più alta per la complessità e il disturbo.

Rispetto a JJK — il confronto più naturale — Chainsaw Man è più estremo nel tono, più surreale nella logica narrativa, meno interessato alla coerenza del sistema di poteri e più interessato alla psicologia dei personaggi. JJK è un thriller d’azione con profondità. Chainsaw Man è una storia di formazione distorta con superficie action.

Rispetto a Demon Slayer — l’altro grande shonen moderno — è quasi l’opposto: dove Demon Slayer è emotivamente lineare, esteticamente luminoso e narrativamente rassicurante, con un protagonista che non mette mai in dubbio il proprio scopo, Chainsaw Man è ambiguo, visivamente cupo e deliberatamente spiazzante in ogni momento in cui ti aspetti che la storia si comporti in modo convenzionale.

Nel cluster degli shonen moderni — con JJK, Spy x Family e Fullmetal Alchemist: Brotherhood come punto di riferimento qualitativo — Chainsaw Man occupa il territorio più estremo: quello che meno assomiglia a uno shonen classico e più si avvicina al seinen nella sostanza, pur rimanendo pubblicato su Jump.

Per una guida completa agli shonen fondamentali leggi I migliori anime shonen di sempre.

Domande frequenti su Chainsaw Man

Chainsaw Man di cosa parla? Un ragazzo povero che si fonde con il suo cane-demone e diventa un cacciatore di Diavoli per lo Stato. In superficie è un action shonen. Sotto è una storia sulla solitudine, la manipolazione affettiva e il costo di volere cose semplici in un mondo che non le concede gratis.

Chi è Pochita? Il Diavolo Motosega originale — uno degli esseri più potenti mai esistiti — che viveva sotto forma di cane. Dopo la morte di Denji si fonde con lui diventando il suo cuore. Il rapporto tra i due è il centro emotivo della serie.

Chi è Makima? Il villain principale della Parte 1. Funzionaria dell’Agenzia di Sicurezza Pubblica e, in realtà, il Diavolo del Controllo. Usa Denji con precisione assoluta sfruttando la sua fame affettiva. Uno dei personaggi più discussi del manga moderno.

Chainsaw Man stagione 2 quando esce? Non ancora annunciata una data ufficiale. Il manga Parte 2 è in corso e fornisce il materiale per i prossimi episodi.

Chainsaw Man dove vederlo in Italia? Su Crunchyroll (stagione 1 completa, doppiaggio italiano) e Amazon Prime Video.

Chainsaw Man è adatto ai bambini? No. È il più maturo tra gli shonen moderni. Violenza grafica, gore, manipolazione psicologica. Dai 17 anni in su.

Manga Parte 1 e Parte 2: devo leggere entrambe? La Parte 1 è quella adattata dall’anime — puoi fermarti lì. La Parte 2 cambia personaggi e ambientazione ed è narrativamente più sperimentale. È consigliata a chi vuole continuare dopo l’anime.

Chainsaw Man ha filler? No. 12 episodi, tutti canonici. Non serve nessuna guida filler-free.


Chainsaw Man non è lo shonen che ti aspettavi.

Non ti promette un eroe. Non ti costruisce un destino. Ti mette davanti a un ragazzo che vuole cose piccole in un mondo che lo spinge verso qualcosa di molto più grande di lui — e ti chiede di guardare cosa succede quando qualcuno senza armatura emotiva si scontra con una realtà che non gli deve nulla.

Fujimoto ha scritto uno shonen per chi ha smesso di credere ai finali felici. O per chi non ci ha mai creduto.

È strano, violento, commovente e a tratti quasi comico — spesso tutto nello stesso episodio, a volte nella stessa scena. Non è uno shonen che si guarda per rilassarsi o per trovare conferma che le cose vanno bene. È uno shonen che si guarda per capire dove può arrivare il medium quando qualcuno decide di non rispettare nessuna delle sue regole non scritte — e non si scusa per questo.

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