Future Man: Josh Hutcherson, Seth Rogen e il viaggio nel tempo più anarchico delle serie TV
Il videogioco più difficile della storia viene completato per la prima volta da Josh Futturman.
Josh non è un eroe. È uno spazzino di trent’anni che vive con i genitori, non ha relazioni sentimentali, non ha ambizioni dichiarate, e trascorre ogni ora libera a giocare a “Biotic Wars” — un first-person shooter classificato come ingiocabile da tutti i test di mercato. Nessuno lo ha mai finito. Poi lo finisce lui.
E cinque minuti dopo si ritrova faccia a faccia con i due personaggi del videogioco che ha appena sconfitto. Solo che non sono personaggi — sono esseri del futuro, e il gioco era una simulazione di addestramento. L’umanità è sull’orlo dell’estinzione. E hanno scelto lui.
Future Man — prodotta da Seth Rogen e Evan Goldberg per Hulu tra il 2017 e il 2020, oggi disponibile su Netflix in Italia — è la commedia sul viaggio nel tempo più anarchica, sanguinosa e autoiromica degli ultimi dieci anni. Tre stagioni, 34 episodi, punteggio di 100% su Rotten Tomatoes per la seconda stagione, e un finale che divide ancora oggi i fan della serie.

Di cosa parla Future Man: Josh Futturman, Tiger, Wolf e la guerra bionica
Josh Futturman (Josh Hutcherson) è il tipo di personaggio che nessuna serie di fantascienza tradizionale sceglierebbe come protagonista. Non è il solitario tormentato con un passato misterioso. Non è il genio incompreso. È un ragazzo ordinario, anzi, sotto la media — almeno secondo tutti i criteri convenzionali — il cui unico talento è essere eccezionalmente bravo a un videogioco.
Quando Tiger (Eliza Coupe) e Wolf (Derek Wilson) emergono letteralmente dalla sua console di gioco e gli spiegano che “Biotic Wars” era una simulazione progettata per trovare il più grande guerriero del loro tempo, Josh cerca di convincerli che c’è stato un errore. Non c’è errore.
Nel futuro da cui vengono, il dottor Elias Kronish (Keith David) ha sviluppato una cura per l’herpes che, come effetto collaterale non intenzionale, ha trasformato i suoi pazienti in Biotics — esseri super-umani che hanno sterminato il resto dell’umanità. Tiger e Wolf sono tra gli ultimi resistenti umani. La loro missione: tornare nel 1969 e uccidere Kronish prima che avvii le sue ricerche.
Josh è il loro contatto locale. Conosce il presente, conosce la cultura pop americana, conosce — in teoria — come ci si muove nel mondo reale. In pratica, è quasi completamente inutile in ogni situazione che richieda competenza fisica, emotiva o logistica. Ed è esattamente questo che rende la serie così divertente.
Il cast: Josh Hutcherson dopo Hunger Games
Josh Hutcherson aveva costruito la sua carriera su Peeta Mellark nella saga Hunger Games — un personaggio emotivo, romantico, che porta sulle spalle una parte significativa del peso emotivo della trilogia. Josh Futturman è l’antitesi: codardo, egoista nel senso comico del termine, incapace di prendere una decisione che non sia motivata da paura o convenienza immediata.
È un cambio di registro che Hutcherson gestisce con sorprendente sicurezza. La commedia richiede un’abilità diversa dal dramma: il timing, la fisicità, la capacità di portare una battuta al momento giusto senza sottolinearla. Hutcherson costruisce Josh come qualcuno che non è mai completamente consapevole di essere un personaggio comico — il che lo rende ancora più efficace.
Eliza Coupe come Tiger è probabilmente il personaggio più interessante della serie. Tiger viene dal futuro in cui l’umanità ha dimenticato concetti come “vacanza”, “cinema” o “cena romantica”. Il suo percorso nella serie non è solo quello di un soldato che impara il presente, ma di qualcuno che scopre per la prima volta che cosa significhi vivere invece di sopravvivere.
Derek Wilson come Wolf è il contrappeso comico più diretto: un guerriero brutale che si innamora perdutamente della cultura gastronomica americana. La sua conversione da soldato a cuoco aspirante è uno dei fili narrativi più assurdi e deliziosamente coerenti della serie.
Ed Begley Jr. e Glenne Headly (nel suo ultimo ruolo prima della scomparsa nel 2017) come genitori di Josh portano un registro diverso — quello della commedia familiare americana che viene continuamente sabotata dalle intrusioni della fantascienza.
Seth Rogen, Evan Goldberg e la firma di Superbad nel tempo
Seth Rogen e Evan Goldberg non sono solo i produttori esecutivi — sono la garanzia di un certo tipo di commedia americana.
Il loro percorso insieme è una delle collaborazioni più produttive del cinema e della TV americana degli ultimi vent’anni: Superbad (2007), Pineapple Express (2008), This Is the End (2013), Preacher (adattamento TV), The Boys (produzione esecutiva). È una filmografia che si distingue per un tratto preciso: l’humor non rispetta niente, ma non è nichilista. Sotto la volgarità e la violenza grafica c’è sempre un interesse genuino per i personaggi, per le loro relazioni, per cosa li muove.
Future Man porta questa firma su un territorio diverso: la parodia della fantascienza. La serie conosce i suoi modelli — Terminator, Back to the Future, TimeCop — e li decostruisce con un’affetto che non è mai disprezzo. Josh Futturman non è un eroe malgrado sia il protagonista. Tiger non capisce il presente perché viene da un futuro completamente diverso. Wolf vuole diventare un cuoco. Questi non sono colpi di scena: sono le conseguenze logiche di aver preso sul serio le premesse di partenza.
Stagione 1: il prescelto che non voleva esserlo
La prima stagione (13 episodi) è la più compatta e la più coerente. È una commedia d’azione piuttosto convenzionale nella struttura — il trio di protagonisti deve prevenire l’apocalisse, sbaglia continuamente, deve correggere il tiro — ma il tono è preciso fin dal primo episodio.
La sequenza in cui Tiger e Wolf emergono dalla console di gioco di Josh è il momento che definisce la serie: i due soldati del futuro si trovano circondati da oggetti che non capiscono (uno smartphone, un microonde, un cane), reagiscono come se stessero ancora combattendo, e Josh cerca di mediare tra la violenza del futuro e la banale domesticità del suo appartamento. La commedia non viene dalla battuta singola ma dalla collisione di codici.
Il villain della prima stagione — il dottor Kronish — è trattato con una complessità insolita per una commedia. Non è malvagio. È un medico che vuole trovare una cura, che non sa che quella cura distruggerà il mondo. Questa ambiguità morale attraversa tutta la stagione e le dà un peso che la semplice parodia non avrebbe.
Stagione 2: il futuro è più complicato del previsto
La seconda stagione (13 episodi) è quella che ottenne il 100% su Rotten Tomatoes — e che divide di più il pubblico, paradossalmente, perché prende il rischio di cambiare radicalmente il tono e la struttura.
I tre protagonisti si ritrovano dispersi in epoche diverse. Josh finisce nel futuro — il 2162 — dove le cose non sono andate secondo i piani. Tiger rimane bloccata in una situazione completamente diversa. Wolf prende il suo percorso ancora più separato.
La stagione usa questa dispersione per approfondire i personaggi al di fuori del trio. Tiger, senza Wolf e Josh, deve affrontare cosa significa la propria identità al di là della missione. Wolf, in un contesto completamente diverso, scopre dimensioni di sé che il futuro post-apocalittico non aveva mai permesso.
È una stagione più ambiziosa e meno uniforme: alcuni episodi sono tra i migliori della serie, altri sembrano esperimenti che non trovano la quadratura del cerchio. Ma il rischio è deliberato — la scrittura non sta cercando di ripetere la prima stagione.
Stagione 3: il finale tra caos e amarezza
La terza stagione (8 episodi) fu l’ultima — Hulu cancellò la serie dopo la sua conclusione — e ha un tono diverso dalle precedenti: più cupo, più disposto a conseguenze permanenti, meno interessato alla risata facile.
Il futuro distopico che viene ritratto è più vicino a quello di Tiger e Wolf di quanto qualsiasi intervento temporale avesse migliorato. La sensazione è che la serie stia dicendo qualcosa sul limite del “cambiare il passato per aggiustare il futuro” — un’idea che le storie di viaggio nel tempo spesso evitano di affrontare davvero.
Il finale chiude gli archi principali dei tre protagonisti, ma lo fa con un’amarezza che sorprende dopo due stagioni di commedia più leggera. Non è pessimista — c’è qualcosa che si salva — ma non è nemmeno il lieto fine convenzionale.
I fan della serie sono divisi: c’è chi trova questa ambivalenza coraggiosa e chi avrebbe preferito un commiato più festoso. In entrambi i casi, è un finale che si ricorda.
Biotic Wars come meta-narrazione: il videogioco dentro la serie
Uno degli aspetti più interessanti di Future Man è il modo in cui usa “Biotic Wars” — il videogioco immaginario — non solo come meccanismo di innesco della trama, ma come commento sulla natura dei videogiochi stessi.
“Biotic Wars” è classificato come ingiocabile. Eppure Josh lo completa. Questo crea immediatamente una tensione: se il gioco è una simulazione di addestramento progettata per trovare il più grande guerriero della storia umana, e Josh è il primo a completarlo, allora o Josh è davvero il più grande guerriero della storia, o il meccanismo di selezione è profondamente sbagliato.
La serie sceglie la seconda opzione — e ci gioca per tre stagioni. Josh non è il prescelto nel senso tradizionale: è un incidente statistico. Il fatto che abbia completato il gioco dice qualcosa su di lui (forse perseveranza, forse una certa bizzarra competenza in situazioni impossibili) ma non lo trasforma in un soldato. Tiger e Wolf lo sanno, e lo dicono esplicitamente più volte. Josh lo sa anche lui, il che non impedisce a nessuno dei tre di aspettarsi comunque qualcosa di speciale da lui nelle situazioni critiche.
Questo crea la struttura comica di base della serie: Josh che viene messo di fronte a situazioni che richiedono capacità che non ha, e che le affronta con una combinazione di fortuna, ingenuità e una certa irrilevanza tattica che stranamente funziona. Non è l’underdog classico — non “ce la fa perché ci crede davvero”. Ce la fa perché il caos favorisce l’imprevedibile.
Il linguaggio del 1969: il viaggio nel passato
La prima stagione di Future Man porta i protagonisti principalmente nel 1969, l’anno in cui dovevano fermare il dottor Kronish. La scelta temporale non è casuale: il 1969 è l’anno della luna, di Woodstock, dell’assassinio di Sharon Tate, del picco della guerra del Vietnam. È un anno di transizione massima, un momento in cui tutto sembrava stare cambiando.
La serie usa questo contesto storico con un approccio farsesco: Tiger e Wolf non capiscono niente degli anni ‘60 americani — non capiscono il contesto politico, non capiscono la controcultura, non capiscono la musica. Josh deve essere il loro traduttore culturale, il che crea situazioni in cui lo sfaticato spazzino del futuro diventa improvvisamente la persona più competente nel gruppo.
C’è una qualità nel viaggio nel tempo verso un’epoca specifica — il contrasto tra la grandiosità storica del momento e la banalità delle preoccupazioni dei protagonisti — che Future Man condivide con alcuni dei migliori film di viaggio nel tempo: il rifiuto di trattare il passato come un museo, e la scelta di usarlo come un posto dove le persone vivevano davvero, con le loro piccole ossessioni e le loro incompetenze quotidiane.
La firma del body horror comico
Future Man non è solo commedia: è commedia con body horror sistematico.
Seth Rogen e Evan Goldberg hanno un interesse ricorrente per la violenza grafica usata a scopo comico — lo si vede in This Is the End, in Preacher, in The Boys. In Future Man, questa firma si manifesta in sequenze in cui la violenza è talmente esagerata da perdere qualsiasi realismo e diventare puro grottesco.
Tiger e Wolf vengono dal futuro con competenze di combattimento che non si adattano al presente: usano troppa forza per situazioni che ne richiederebbero poca, distruggono cose che non andavano distrutte, feriscono persone che non erano obiettivi. La violenza accidentale — quella che succede non per malvagità ma per incomprensione del contesto — è uno dei motori comici principali della serie.
Questo la distingue dalla violenza spettacolare dell’action classico: non è lì per fare colpo, è lì per imbarazzare i protagonisti. È violenza come gaffe.
Il tempo come campo da gioco: Future Man e le altre storie temporali
Future Man si inserisce in un filone ricco di narrazioni sul viaggio nel tempo, con la differenza che il suo approccio è esplicitamente parodico — non deride le sue fonti, ma le usa come materiale di gioco.
Il termine di confronto più diretto è Looper di Rian Johnson: anche lì il viaggio nel tempo come strumento narrativo usato per esplorare identità e conseguenze, anche lì la domanda su cosa accada quando le linee temporali si moltiplicano. La differenza è che Looper è un thriller serissimo che usa il viaggio nel tempo come tragedia, mentre Future Man lo usa come commedia — ma entrambi rispettano la logica interna del meccanismo che stanno descrivendo.
Steins;Gate — l’anime giapponese che è probabilmente la trattazione più rigorosa del paradosso temporale nella narrativa recente — condivide con Future Man la struttura del protagonista che cerca ossessivamente di prevenire una catastrofe attraverso correzioni successive della linea temporale. La differenza è nel tono: Steins;Gate porta quella struttura verso la tragedia emotiva, Future Man verso l’assurdo comico.
Free Guy è il parente ideologico più curioso: anche lì un personaggio che scopre di trovarsi all’interno di una realtà che è stata progettata per scopi diversi dai suoi, anche lì la domanda su cosa significhi essere il protagonista di una storia che non si è scelti. Future Man arriva prima e con meno gloss hollywoodiano, ma il territorio è simile.
Cosa dice Future Man sull’eroismo
In fondo, Future Man è una serie sull’inadeguatezza — e su cosa succede quando l’inadeguatezza viene posta di fronte a responsabilità cosmiche.
Josh Futturman non diventa mai il guerriero che Tiger e Wolf credevano di reclutare. Non sviluppa abilità di combattimento, non acquisisce una saggezza tattica, non subisce la trasformazione che il genere dell’eroe prescelto richiederebbe. Rimane, fondamentalmente, quello che era: qualcuno che è bravo a un videogioco e che si trova a improvvisare in situazioni che lo sopraffanno.
Ma la serie non usa questa inadeguatezza come strumento comico per poi smontarla nel finale con una rivelazione del suo potenziale nascosto. Josh non scopre che era un eroe all’interno. La serie sostiene qualcosa di più interessante: che l’eroismo non riguarda l’individuo ma il sistema. Tiger e Wolf avevano bisogno di un contatto nel passato, di qualcuno che conoscesse il presente meglio di loro. Non avevano bisogno di un guerriero — avevano bisogno di un intermediario culturale. Josh è quello. È la persona giusta per un ruolo che non richiede quello che tipicamente si chiama eroismo.
Questa decostruzione è seria, sotto il registro comico. Future Man dice che l’idea del “prescelto” — quello che il destino ha selezionato perché ha le capacità superiori — è un mito narrativo che non si applica al modo in cui i problemi vengono davvero risolti. I problemi vengono risolti da persone ordinarie che si trovano nel posto giusto al momento giusto, spesso per caso, e che riescono non perché sono eccezionali ma perché le circostanze permettono loro di essere utili nel modo sbagliato ma funzionale.
È una visione dell’eroismo insolita per una commedia sci-fi. Forse è per questo che il finale non è soddisfacente nel senso convenzionale — perché in una storia dove l’eroe non è davvero un eroe, il trionfo non può essere quello che ci si aspetta.
Dove vedere Future Man in Italia
Future Man è disponibile su Netflix in Italia. La serie era nata come esclusiva Hulu negli USA, ma dopo la rimozione dal catalogo Hulu è approdata su Netflix, rendendola accessibile al pubblico italiano che non aveva avuto modo di seguirla alla prima uscita.
Tutti e 34 gli episodi delle tre stagioni sono disponibili.
Domande frequenti su Future Man
Di cosa parla Future Man? Josh Futturman, uno spazzino ossessionato dai videogiochi, completa il gioco ingiocabile “Biotic Wars” e viene visitato dai personaggi del gioco, guerrieri del futuro che lo reclutano per un viaggio nel tempo volto a prevenire l’apocalisse.
Quante stagioni ha Future Man? Tre stagioni per un totale di 34 episodi: 13+13+8.
Chi è Josh Hutcherson in Future Man? Hutcherson, noto come Peeta in Hunger Games, interpreta Josh Futturman — l’antitesi dell’eroe di fantascienza: pigro, codardo, fondamentalmente inadeguato, ma stranamente efficace.
Dove vedere Future Man in streaming in Italia? Su Netflix in Italia. La serie era originariamente un’esclusiva Hulu USA.
Future Man è su Netflix in Italia? Sì, tutti e 34 gli episodi delle tre stagioni.
Chi produce Future Man? Seth Rogen e Evan Goldberg, produttori di Superbad, The Boys e Preacher.
Il finale di Future Man è soddisfacente? Ha diviso il pubblico: più cupo delle stagioni precedenti, chiude gli archi principali ma con un’amarezza insolita per una commedia.
Future Man è adatta a tutti? No. È una serie per adulti con linguaggio esplicito, violenza grafica e umorismo molto nero.
Future Man è ancora su Hulu? No, Hulu l’ha rimossa. Ora è su Netflix.
Quanti episodi ha Future Man in totale? 34 episodi in 3 stagioni.
Future Man ha vinto premi? La stagione 2 ottenne un raro 100% su Rotten Tomatoes. Nomination ai Critics’ Choice Television Awards. Nessun Emmy o Golden Globe.
Cosa hanno in comune Future Man e Terminator? Future Man è una parodia esplicita della struttura narrativa di Terminator: esseri dal futuro che vengono nel passato per prevenire un’apocalisse. La differenza è che Future Man porta questa struttura verso il caos comico decostruendone ogni presupposto.



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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.