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Mortal Kombat: Conquest (1998): trama, cast, il finale shock e dove vedere la serie TV

22 episodi su TNT, ambientati 500 anni prima del torneo. Jeffrey Meek interpreta sia Rayden che Shao Kahn. Finisce con tutti i protagonisti morti.
28-06-2026 1998 ⭐ 6.5/10
Mortal Kombat: Conquest (1998): trama, cast, il finale shock e dove vedere la serie TV
Generi Azione, Fantasy, Avventura
Stagioni 1
Episodi 22
Cast Paolo Montalbán (Kung Lao), Daniel Bernhardt (Siro), Kristanna Loken (Taja), Jeffrey Meek (Rayden / Shao Kahn), Bruce Locke (Shang Tsung), Tracy Douglas (Vorpax)

Tutti e tre i protagonisti muoiono.

Non nella battaglia finale contro il villain principale. Non in modo epico, con tempo per una scena di addio. Muoiono nell’ultimo episodio della prima stagione, uccisi da Shao Kahn che scende personalmente su Earthrealm perché ha deciso di smettere di giocare. Kung Lao, Siro e Taja — i tre personaggi che la serie aveva costruito per 22 episodi — sono morti. La serie viene cancellata. Il finale rimane aperto per sempre.

È questo il motivo per cui Mortal Kombat: Conquest viene ricordato.

Non per la qualità dell’animazione — è una serie televisiva del 1998, con un budget proporzionato. Non per la scrittura — è intrattenimento da sabato sera, onesto e diretto. Ma per quella scelta finale, accidentalmente definitiva, che ha trasformato una serie di avventura in qualcosa che ha il sapore di una tragedia greca.

Mortal Kombat: Conquest — serie TV 1998

Di cosa parla Mortal Kombat: Conquest

La premessa è un prequel: 500 anni prima del torneo contemporaneo del videogioco, Shao Kahn tenta di conquistare Earthrealm. Rayden — il dio del tuono — deve trovare un campione umano capace di difendere il regno.

Quel campione è Kung Lao — non il Kung Lao con il cappello a lama dei videogiochi, ma un suo antenato, personaggio originale creato per la serie. Kung Lao è un guerriero che ha appena vinto il torneo Mortal Kombat sconfiggendo Shang Tsung, liberando così la Terra dall’occupazione dell’Outworld — ma Shao Kahn non accetta la sconfitta e continua a mandare agenti e campioni per destabilizzare il regno.

Al suo fianco: Siro (Daniel Bernhardt), ex guardia del corpo cinico e brutalmente pragmatico, e Taja (Kristanna Loken), ladra con un passato oscuro che entra nel gruppo quasi per caso. I tre trasformano una vecchia locanda in base operativa e affrontano, episodio dopo episodio, le minacce provenienti dall’Outworld.

Il formato è episodico nella tradizione della televisione sindacata degli anni Novanta: ogni puntata introduce una minaccia specifica, i protagonisti la neutralizzano, la trama orizzontale (la guerra con Shao Kahn) avanza lentamente. È la stessa struttura di Hercules: The Legendary Journeys o Xena: Warrior Princess — non è un caso, dato che Conquest risponde allo stesso pubblico e agli stessi gusti del periodo.

Il cast: chi sono gli attori

Paolo Montalbán (Kung Lao) era noto per il musical Cinderella (1997) con Brandy — un ruolo molto diverso. In Conquest porta al personaggio fisicità convincente e un’agilità nelle scene d’azione che regge bene il formato televisivo. Non è un attore di arti marziali di professione, ma la coreografia delle scene di combattimento compensa.

Daniel Bernhardt (Siro) è invece un veterano delle arti marziali al cinema, già noto per la serie Bloodsport diretta al direct-to-video. Tornerà decenni dopo in John Wick: Chapter 2 e Matrix Resurrections — una carriera che Conquest non lasciava presagire, ma che dimostra che il talento fisico era genuino. Siro è il personaggio più diretto della serie: combatte, non si fa illusioni, dice quello che pensa.

Kristanna Loken (Taja) aveva 20 anni durante le riprese. Diventerà famosa cinque anni dopo come T-X in Terminator 3: Rise of the Machines (2003). In Conquest si vede già la presenza fisica che la renderà convincente in quel ruolo — Taja non è un personaggio di supporto, è una protagonista a pieno titolo con una storia propria.

Jeffrey Meek (Rayden / Shao Kahn) è la scelta produttiva più curiosa dell’intera serie: lo stesso attore interpreta entrambi i personaggi — il dio protettore e l’imperatore villain — in una decisione deliberata che sottolinea la loro simmetria come forze opposte dello stesso tipo di potere. Quando Meek è Rayden è quieto, riflessivo, quasi rassegnato. Quando è Shao Kahn è teatralmente brutale. La distinzione è netta nonostante il volto sia lo stesso.

Bruce Locke (Shang Tsung) porta il villain con un’eleganza fredda che ricorda Cary-Hiroyuki Tagawa nel film del 1995, senza raggiungerlo in presenza scenica ma mantenendo la coerenza del personaggio.

Tracy Douglas (Vorpax) è il personaggio che la serie non ha avuto il tempo di sviluppare appieno.

Vorpax: il personaggio più interessante che non ha avuto un finale

Vorpax è una spia di Shao Kahn, infiltrata nel gruppo di Kung Lao come alleata. Ma la sua fedeltà all’Outworld non è incondizionata — ha una sua agenda, i suoi interessi, motivazioni che emergono gradualmente attraverso la stagione.

È il personaggio più narrativamente complesso di Conquest. Gli altri tre protagonisti sono definiti in modo chiaro: Kung Lao è il campione, Siro è il pragmatico, Taja è l’irregolare. Vorpax è qualcosa di più ambiguo — né alleata né nemica, né vittima né artefice, sempre in bilico tra i due regni.

La cancellazione della serie ha lasciato aperto quello che Vorpax avrebbe potuto essere. Le puntate centrali della stagione suggeriscono una storyline che sarebbe andata verso una rottura con Shao Kahn e una scelta di campo. Non sapremo mai come sarebbe finita — e questa incompletezza è una delle ragioni per cui la serie continua a essere ricordata con un senso di occasione mancata.

Il franchise nel 1998: contesto produttivo

Conquest nasce in un momento difficile per il franchise. Mortal Kombat (1995) aveva funzionato al botteghino — modesto budget, buon ritorno, tono azzeccato. Mortal Kombat: Annihilation (1997) aveva distrutto quasi tutto: recensioni devastanti, incasso inferiore alle aspettative, cast quasi completamente rimpiazzato, effetti speciali che sembravano già datati all’uscita.

TNT decise di scommettere sulla televisione come formato alternativo. Non un film — una serie lunga, che permettesse di costruire personaggi e world-building nel corso di più episodi, senza la pressione del botteghino e con un budget commisurato al mezzo.

La serie fu girata in Sudafrica — location esotiche, costi contenuti, un approccio produttivo simile a quello di Hercules e Xena che in quegli anni giravano in Nuova Zelanda per le stesse ragioni. Il risultato visivo è quello: convincente nel suo registro, senza pretese cinematografiche, coerente con l’estetica del fantasy televisivo degli anni Novanta.

I villain dell’Outworld: un episodio, una minaccia

Il formato episodico di Conquest funziona attraverso villain-of-the-week — ogni puntata introduce un campione o un agente dell’Outworld che i tre protagonisti devono affrontare.

Alcuni di questi villain sono personaggi del videogioco reinterpretati per il budget televisivo: Reptile — realizzato con una maschera protesica che non ha convinto nessuno all’epoca e non migliora con il tempo — Scorpion, Sub-Zero in una versione diversa da quella del franchise contemporaneo. La serie prende libertà creative significative con il materiale originale, necessarie per il formato ma non sempre gradite ai fan più rigidi.

Altri villain sono personaggi originali — creati per la serie, senza corrispondenza nei giochi — che funzionano meglio proprio perché non devono portare il peso del confronto con un design videoludico consolidato.

Il finale: perché è rimasto nella memoria

Episodio 22. Shao Kahn viola il patto che reggeva l’equilibrio tra Earthrealm e Outworld. Decide che il torneo è una perdita di tempo. Scende personalmente.

Kung Lao combatte. Perde. Muore.

Siro combatte. Perde. Muore.

Taja muore.

Fine della stagione. Fine della serie.

Non c’è resurrezione. Non c’è scena post-credits che suggerisca una continuazione. Non c’è speranza esplicita. Shao Kahn domina Earthrealm, i protagonisti sono morti, e la storia si interrompe qui.

La cancellazione della serie, arrivata dopo che questo finale era già stato prodotto, ha trasformato una conclusione di stagione in un finale definitivo. Quello che era probabilmente pensato come un cliffhanger — Shao Kahn vince, ma nella stagione due avremmo trovato il modo di ribaltare tutto — è diventato l’ultima parola della serie.

E quella parola è: hanno perso.

È raro nella televisione d’avventura americana degli anni Novanta. Hercules non moriva. Xena non moriva definitivamente. Il franchise sopravviveva ai protagonisti. Conquest ha fatto la cosa opposta — e per questo è rimasto nella memoria dei fan molto più a lungo di quanto la qualità media degli episodi giustificherebbe.

Dove vedere Mortal Kombat: Conquest

Streaming ufficiale: non disponibile su nessuna piattaforma italiana. Netflix, Prime Video, Disney+ — nessuna ha i diritti per il territorio italiano.

YouTube: gli episodi completi si trovano su YouTube in versione originale inglese, caricati da canali non ufficiali. La disponibilità varia — alcuni episodi vengono rimossi per copyright e ricaricati periodicamente.

DVD: l’edizione DVD completa della serie è stata pubblicata negli Stati Uniti. Disponibile su importazione — Amazon.com o eBay — a prezzi ragionevoli per i collezionisti.

Nessun doppiaggio italiano è mai stato prodotto per la serie.

Confronto con le altre produzioni della saga

Conquest si posiziona in modo preciso nella storia del franchise.

È contemporanea ad Annihilation (1997) nello spirito produttivo — stessa decade, stesso budget limitato, stessa volontà di espandere il franchise in direzioni diverse dal film originale. Ma dove Annihilation era un sequel affrettato e mal costruito, Conquest ha avuto il vantaggio del formato lungo: 22 episodi per costruire personaggi, world-building, tono. Non li ha usati tutti benissimo, ma ne ha usato abbastanza da creare qualcosa di riconoscibile.

Il confronto con Mortal Kombat: Legacy (2011-2013) è più interessante. Legacy ha scelto il realismo — niente fantasy esplicito, personaggi con background credibili, ambientazione contemporanea. Conquest ha scelto l’opposto: fantasy dichiarato, costumi medievali, magia e soprannaturale pienamente visibili. I due approcci non si escludono — dimostrano che il materiale di Mortal Kombat è sufficientemente elastico da reggere registri completamente diversi.

Per la versione animata del franchise — i Legends R-rated e la serie degli anni Novanta — la guida è in Mortal Kombat anime e film animati.

Domande frequenti su Mortal Kombat: Conquest

Mortal Kombat: Conquest: di cosa parla? È ambientata 500 anni prima degli eventi del videogioco. Segue Kung Lao — antenato del personaggio dei giochi — nel suo ruolo di campione di Earthrealm, accompagnato da Siro (ex guardia del corpo) e Taja (ladra), contro le forze di Shao Kahn.

Quanti episodi ha Mortal Kombat: Conquest? 22 episodi in una sola stagione, trasmessa su TNT dal 3 ottobre 1998 al 22 maggio 1999. La serie fu cancellata dopo la prima stagione.

Come finisce Mortal Kombat: Conquest? Nel finale della prima stagione, Shao Kahn viola il patto tra i regni e scende personalmente su Earthrealm. Kung Lao, Siro e Taja vengono sconfitti e uccisi. La serie termina con tutti i protagonisti morti e Shao Kahn trionfante.

Chi interpreta Kung Lao in Mortal Kombat: Conquest? Paolo Montalbán interpreta Kung Lao — un antenato del personaggio presente nei videogiochi, vissuto 500 anni prima del torneo contemporaneo.

Chi interpreta Rayden in Mortal Kombat: Conquest? Jeffrey Meek interpreta Rayden. Lo stesso attore interpreta anche Shao Kahn — i due personaggi vengono trattati come opposti speculari, e la scelta di un solo attore per entrambi è deliberata.

Kristanna Loken era in Mortal Kombat: Conquest? Sì. Kristanna Loken — diventata famosa due anni dopo con Terminator 3: Rise of the Machines (2003) — interpreta Taja, una ladra che diventa parte del gruppo di Kung Lao.

Dove vedere Mortal Kombat: Conquest in streaming? Conquest non è disponibile su piattaforme streaming italiane ufficiali. Gli episodi si trovano su YouTube in versione originale inglese. In alternativa, l’edizione DVD è disponibile su importazione.

Mortal Kombat: Conquest è collegata al film del 1995? Condivide l’universo narrativo ma non è un sequel. È un prequel ambientato 500 anni prima, con personaggi originali — Kung Lao antenato — che non compaiono nei film live action.

Mortal Kombat: Conquest è stata cancellata. Perché? TNT cancellò la serie dopo una stagione. Il franchise cinematografico era in crisi dopo il flop di Annihilation (1997), e i rating non giustificarono il rinnovo. La cancellazione arrivò dopo che il finale di stagione era già stato prodotto.

Mortal Kombat: Conquest è adatta ai bambini? È meno violenta dei film live action — niente sangue esplicito, niente fatalità grafiche. Il tono è quello dell’avventura fantasy degli anni Novanta. Adatta dai 10-12 anni in su.

Chi è Vorpax in Mortal Kombat: Conquest? Vorpax, interpretata da Tracy Douglas, è una spia di Shao Kahn infiltrata nel gruppo di Kung Lao. È il personaggio più ambiguo della serie — alleata e traditrice insieme — e il più interessante narrativamente.

Mortal Kombat: Conquest è canon con i videogiochi? No. Conquest è un’espansione creativa non vincolata al canon ufficiale. Il Kung Lao della serie è un personaggio originale — l’antenato del Kung Lao dei giochi non esiste nella mitologia videoludica ufficiale.


Conquest è una serie che non ha avuto il tempo di diventare quello che voleva essere.

Ventidue episodi sono abbastanza per costruire tre personaggi e un mondo. Non abbastanza per risolvere le storyline che aveva aperto, per dare a Vorpax il finale che meritava, per mostrare cosa sarebbe successo dopo la sconfitta di Shao Kahn — se mai fosse arrivata.

La cancellazione l’ha fermata nel mezzo di qualcosa. E quel finale — tutti morti, nessuna speranza, Shao Kahn che vince — è rimasto come l’ultima parola di una storia incompiuta.

Non è come voleva finire. Ma è come è finita. E in qualche modo funziona lo stesso.

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