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Vikings

Il mito prima che diventasse mito
16-04-2026 2013 ⭐ 8.5/10
Vikings
Creatore Michael Hirst
Generi Dramma, Azione, Storia
Stagioni 6
Episodi 89
Cast Travis Fimmel, Katheryn Winnick, Alexander Ludwig, Gustaf Skarsgård, Clive Standen

Vikings arriva nel 2013 con una premessa semplice: raccontare i vichinghi dal loro interno.

Non invasori visti da coste inglesi spaventate. Non stereotipi con elmi cornuti. Ma uomini e donne che pregano Odino, consultano i runi, temono Ragnarok e cercano gloria in questa vita perché credono che Valhalla li aspetti nell’altra.

Questo cambio di prospettiva è tutto.

Ragnar Lothbrok: l’eroe che pensa

Il merito principale della serie è Ragnar Lothbrok — o meglio, il modo in cui Travis Fimmel lo interpreta.

Ragnar non è un guerriero che combatte. È un guerriero che vuole capire. Mentre i suoi pari pensano alla prossima razzia, lui studia le rotte, impara dalle culture che incontra, si chiede cosa ci sia oltre il mare che ha sempre guardato. È curioso in un mondo che punisce la curiosità.

Questa tensione — tra il codice del guerriero e la mente dell’esploratore — è il motore delle prime stagioni. Ragnar non è grande perché è più forte degli altri. È grande perché vede più lontano.

E quando smette di vedere, la serie lo sa, e lo mostra.

Gli dei come presenza reale

Una delle scelte più riuscite di Vikings è trattare la mitologia nordica non come folklore decorativo ma come realtà vissuta.

I personaggi non credono a Odino come si crede a un’idea astratta. Lo vedono. Lo incontrano. Floki — il costruttore di barche folle e devoto — è il personaggio che incarna questa dimensione meglio di tutti: per lui gli dei non sono metafora, sono interlocutori.

Questo approccio crea una serie in cui il sacro e il violento convivono senza contraddirsi, esattamente come nelle saghe norrene originali. Il Ragnarok non è un evento futuro e lontano — è il destino che ogni vichingo porta con sé ogni volta che salpa.

→ Approfondisci: Ragnarok: significato e mitologia nordica nel cinema e nelle serie TV

Lagertha e la scrittura dei personaggi femminili

Vikings è una delle poche serie storiche che costruisce personaggi femminili senza anacronismi e senza subalternità.

Lagertha (Katheryn Winnick) è uno scudo-fanciulla — una figura storicamente documentata nelle saghe. Combatte, governa, sceglie. Non è una concessione al pubblico contemporaneo: è parte del mondo che la serie racconta con coerenza.

Il fatto che la serie la tratti come personaggio a pieno titolo — con archi narrativi propri, non definiti solo dalla relazione con Ragnar — è ciò che la distingue da molte produzioni coeve.

Floki: il confine tra genio e follia

Se Ragnar è il centro razionale della serie, Floki è il suo negativo.

Gustaf Skarsgård costruisce un personaggio che oscilla costantemente tra visionario e instabile. Floki vede cose che gli altri non vedono — e non è chiaro fino all’ultimo se sia illuminazione o delirio. Il suo rapporto con gli dei è totalizzante, il suo rapporto con gli uomini irrisolvibile.

È il personaggio più interessante della serie dopo Ragnar, e quello che porta sullo schermo la dimensione più autentica del pensiero norreno: la certezza che il mondo visibile sia solo una superficie.

Le ultime stagioni: quando il centro cede

Vikings funziona finché Ragnar è il perno.

Quando la serie sposta il fuoco sui figli — Bjorn, Ivar, Ubbe, Sigurd — perde coesione. Non perché i personaggi siano scritti male, ma perché nessuno di loro ha la stessa tensione interna di Ragnar. La serie si frammenta in storyline parallele che faticano a giustificarsi reciprocamente.

Le ultime stagioni hanno episodi ottimi — Ivar in particolare è un villain convincente — ma mancano del filo che teneva tutto insieme.

Vale ancora la pena vederle. Ma sapendo che il cuore della serie sta nelle prime quattro stagioni.

Vikings e la mitologia nordica oggi

Vikings è arrivata prima del boom. Prima di Thor: Ragnarok, prima della serie Netflix Ragnarok, prima che la mitologia norrena diventasse un prodotto culturale di massa.

Lo ha fatto con una serietà che i prodotti successivi non sempre hanno mantenuto. Non ha spettacolarizzato gli dei — li ha abitati. Non ha romanzato i vichinghi — li ha resi umani, violenti e credibili insieme.

→ Vedi anche: Ragnarok — la serie Netflix che porta il mito nel presente

Per chi vuole capire da dove viene l’ossessione contemporanea per la mitologia nordica, Vikings è il punto di partenza più onesto.


Domande frequenti

Quante stagioni ha Vikings? Vikings ha 6 stagioni per un totale di 89 episodi, trasmesse dal 2013 al 2020. A queste si aggiunge il sequel Vikings: Valhalla (2022) su Netflix, con una nuova generazione di personaggi ambientata circa 100 anni dopo.

Vikings è basata su fatti reali? In parte. Ragnar Lothbrok è una figura semi-leggendaria delle saghe norrene — la sua esistenza storica non è documentata con certezza, ma si ispira a vichinghi reali del IX secolo. Gli eventi principali, come le incursioni in Inghilterra e Francia, hanno basi storiche.

Chi era Ragnar Lothbrok nella storia? Un personaggio delle saghe norrene, protagonista di razzie leggendarie in Inghilterra e Francia nel IX secolo. La sua figura storica è incerta — probabilmente è un personaggio composito che raccoglie le imprese di diversi capi vichinghi.

Vale la pena vedere Vikings? Sì, soprattutto le prime quattro stagioni. La serie trova il suo punto migliore nel rapporto tra Ragnar e Floki e nell’esplorazione della mitologia nordica come vissuto quotidiano. Le ultime stagioni perdono il centro narrativo ma mantengono qualità episodiche.

Vikings Valhalla è il sequel di Vikings? Sì. Vikings: Valhalla è ambientato circa 100 anni dopo, disponibile su Netflix dal 2022. Segue Leif Eriksson, Harald Hardrada e Freydís Eiríksdóttir in un’epoca in cui il mondo vichingo si scontra con il cristianesimo e inizia il suo declino.

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