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50 First Dates – 50 volte il primo bacio: il finale spiegato e dove vederlo

Adam Sandler deve conquistare Drew Barrymore ogni singolo giorno, da capo, per sempre
2004 ⭐ 6.9/10
50 First Dates – 50 volte il primo bacio: il finale spiegato e dove vederlo
Anno 2004
Regia Peter Segal
Generi Commedia, Romantico
Cast Adam Sandler, Drew Barrymore, Sean Astin, Rob Schneider

Ogni singola mattina, senza eccezione, Lucy Whitmore si sveglia convinta che sia ancora il 13 ottobre. Non ricorda l’incidente che le ha cambiato per sempre la vita. Non ricorda l’uomo che, giorno dopo giorno, continua sinceramente ad amarla. Non ricorda, soprattutto, di averlo già incontrato il giorno prima, e quello prima ancora, e quello ancora prima di quello. 50 First Dates – 50 volte il primo bacio prende il meccanismo più crudele e inflessibile dell’amnesia anterograda e lo trasforma, contro ogni previsione razionale, in una delle commedie romantiche più amate dell’intero decennio: cosa succede quando innamorarsi davvero non basta mai, perché bisogna rifarlo da capo ogni singolo giorno, completamente da zero, per il resto della propria vita insieme?

Di cosa parla davvero 50 First Dates: la trama dall’inizio

Henry Roth (Adam Sandler) è un veterinario marino che lavora stabilmente al Sea Life Park di Oahu, alle Hawaii, prendendosi cura quotidianamente di diversi animali marini — incluso il tricheco Jocko — mentre nel proprio tempo libero seduce esclusivamente turiste di passaggio, proprio per evitare accuratamente qualunque impegno sentimentale realmente duraturo nella propria vita. Tutto cambia quando, in attesa che la propria barca venga riparata, incontra al caffè Hukilau Lucy Whitmore (Drew Barrymore), un’insegnante d’arte locale con cui nasce una sintonia immediata. Il giorno successivo, però, Lucy non ricorda assolutamente nulla del loro incontro: a causa di un grave incidente d’auto avvenuto esattamente un anno prima, mentre tornava a casa con una torta di compleanno per il padre, Lucy soffre di una forma di amnesia anterograda che le impedisce di consolidare in memoria stabile qualsiasi evento vissuto dopo il risveglio di quella stessa mattina, costringendola a rivivere sempre lo stesso identico giorno, il 13 ottobre, ogni volta che si addormenta.

Il padre vedovo e il fratello maggiore di Lucy, Marlin e Doug (Sean Astin), hanno costruito pazientemente negli anni un elaborato sistema quotidiano per farle rivivere, senza traumi psicologici eccessivi, la stessa identica routine del giorno dell’incidente, proteggendola il più possibile dalla piena consapevolezza della propria reale condizione clinica. Henry, inizialmente scoraggiato dall’impossibilità pratica di costruire una relazione stabile con una donna che lo dimentica completamente ogni singola notte, decide comunque di tentare lo stesso, riconquistando Lucy giorno dopo giorno con stratagemmi sempre diversi e sempre più elaborati, fino a innamorarsi davvero e sinceramente di lei — una Lucy che, pur diversa ogni mattina nella propria memoria cosciente, resta sempre fondamentalmente la stessa identica persona nel carattere, nei gusti e nei sentimenti più profondi.

Come finisce il film: il finale spiegato

Dopo aver inizialmente rinunciato, convinto dal padre stesso di Lucy a non interferire ulteriormente con l’equilibrio già fragile e faticosamente costruito dalla famiglia nel corso degli anni, Henry trova infine una soluzione pratica capace di conciliare definitivamente il proprio amore sincero con la condizione medica permanente di Lucy: comincia a registrare ogni sera un video riassuntivo della loro storia, da farle vedere ogni mattina appena sveglia, mettendola rapidamente al corrente sia dell’incidente sia della relazione che li lega. Questo stratagemma, già sperimentato dalla stessa famiglia di Lucy per gestire il trauma iniziale, diventa ora lo strumento concreto che permette a Henry di restare stabilmente parte della vita di Lucy, giorno dopo giorno, senza dover ricominciare la conquista completamente da zero ogni singola volta.

L’epilogo conclusivo del film mostra Henry e Lucy, ormai sposati stabilmente da tempo e genitori di una bambina, riuniti felicemente a bordo di una barca al largo delle coste dell’Alaska, dove Henry si è nel frattempo trasferito per motivi di lavoro: un’ambientazione volutamente diversa e geograficamente lontana dalle calde Hawaii dell’intera vicenda narrativa, a conferma visiva esplicita che la relazione tra i due non solo è sopravvissuta nel tempo, ma si è stabilizzata abbastanza solidamente da poter affrontare senza problemi persino un cambiamento geografico così radicale, nonostante la condizione permanente e tutt’altro che risolta di Lucy. Il video del giorno, rivisto ogni mattina, resta il fondamento silenzioso ma indispensabile su cui si regge l’intera famiglia.

Ten Second Tom: la scena che rende reale la finzione

Tra i personaggi secondari più ricordati del film figura Ten Second Tom (Allen Covert), un paziente della stessa clinica neurologica seguita da Lucy, la cui memoria a breve termine dura appena dieci secondi a causa di una lesione cerebrale riportata in un incidente di caccia, costringendolo a ripresentarsi alle stesse persone più volte nel giro di pochi minuti. Il dottor Keats (Dan Aykroyd) utilizza Tom per mostrare a Henry, con una punta di umorismo nero tipico della commedia Sandler, quanto la condizione di Lucy — seria ma capace comunque di garantirle un’intera giornata di normalità prima del reset notturno — sia in realtà meno grave di quanto potrebbe essere. La scena, oltre a strappare una risata, ha una base scientifica reale non troppo lontana dalla finzione: la durata di dieci secondi attribuita a Tom corrisponde, secondo analisi cliniche successive, a un caso realmente documentato come quello del musicista britannico Clive Wearing, uno dei pazienti di amnesia più gravi mai registrati nella storia della neurologia.

Adam Sandler e Drew Barrymore: il secondo capitolo di una trilogia

50 First Dates segna la seconda collaborazione cinematografica tra Adam Sandler e Drew Barrymore, dopo il successo della commedia romantica The Wedding Singer (1998), diretta da Frank Coraci. A differenza di quel primo film, 50 First Dates è diretto da Peter Segal, non da Coraci, che sarebbe tornato alla regia della coppia solo un decennio più tardi con Blended (2014), il terzo e finora ultimo capitolo di quella che il pubblico e la critica hanno definito nel tempo una vera e propria trilogia informale. La chimica tra i due attori, più volte sottolineata dalla critica come l’elemento portante del film al di là della sceneggiatura, affonda le proprie radici in un’amicizia reale e duratura tra i due interpreti, confermata pubblicamente da entrambi in diverse interviste rilasciate nel corso degli anni.

Un budget importante e un successo commerciale netto

Il film fu prodotto con un budget di 75 milioni di dollari e incassò complessivamente circa 198,5 milioni di dollari a livello globale, un risultato ampiamente positivo che consolidò ulteriormente lo status di Adam Sandler come uno degli attori più bancabili della commedia americana dei primi anni Duemila. L’uscita nel weekend del Presidents’ Day del 2004 fu particolarmente forte, stabilendo all’epoca il record di debutto per una commedia romantica distribuita in quel preciso fine settimana festivo statunitense, con un incasso di apertura di circa 39,8 milioni di dollari distribuiti su scala nazionale.

Un’accoglienza critica mista, con una polemica specifica

La risposta della critica specializzata fu nel complesso tiepida, pur in un contesto di innegabile e duraturo successo commerciale. Diverse recensioni dell’epoca elogiarono la capacità del film di trattare un tema potenzialmente drammatico come la perdita della memoria con un equilibrio sorprendente tra leggerezza comica e un certo rispetto di fondo per la condizione clinica rappresentata, apprezzando in particolare la tenuta emotiva della parte più sincera della storia d’amore al centro della trama. Altri recensori si concentrarono invece su aspetti più controversi della sceneggiatura, in particolare sul personaggio hawaiano Ula, interpretato da Rob Schneider, bersaglio di critiche esplicite da parte di testate come il New York Times e diverse pubblicazioni europee per una caratterizzazione giudicata stereotipata e scivolosa nei confronti della popolazione locale delle Hawaii, un giudizio ripreso negli anni successivi anche da analisi più approfondite sul tema della rappresentazione culturale nel cinema popolare americano.

Un finale drammatico scartato in fase di montaggio

In un’intervista rilasciata anni dopo l’uscita del film, la stessa Drew Barrymore ha rivelato l’esistenza di un finale alternativo radicalmente diverso da quello arrivato nelle sale, ambientato a Seattle anziché in Alaska e dal tono molto più drammatico e malinconico: in quella versione scartata, era la stessa Lucy a dire a Henry di andare avanti con la propria vita senza di lei, prima che l’uomo si allontanasi per poi tornare, in un secondo momento, a ripresentarsi di nuovo a lei. La produzione scelse infine di sostituire quel finale con l’epilogo più ottimista e risolto arrivato nella versione definitiva, coerente con il registro complessivamente leggero richiesto dal genere della commedia romantica mainstream.

Una produzione interamente girata alle Hawaii

Le riprese di 50 First Dates si svolsero quasi interamente sull’isola di Oahu, alle Hawaii, nell’arco di circa cinque settimane a partire dal maggio 2003, lungo la costa Windward e il North Shore dell’isola, in location reali come Waimanalo Beach, Kualoa Ranch, Waimea Bay, Kaneohe Bay e lo stesso Sea Life Park utilizzato come ambientazione del luogo di lavoro di Henry. La scelta di un’ambientazione tropicale autentica, già sperimentata con successo da numerose produzioni hollywoodiane precedenti, contribuì in modo determinante al tono rilassato e luminoso dell’intero film, in aperto contrasto con la gravità clinica della condizione al centro della trama — un bilanciamento tonale che la critica ha più volte indicato come la vera sfida, in parte riuscita e in parte no, dell’intera operazione.

Sean Astin: trenta chili in più e una balbuzie per Doug

Per interpretare Doug Whitmore, il fratello maggiore di Lucy ossessionato dal bodybuilding e dalle proteine in polvere, Sean Astin dovette intraprendere una trasformazione fisica particolarmente impegnativa: reduce dal dimagrimento richiesto per i propri ruoli ne Il Signore degli Anelli, l’attore raccontò in seguito di essere stato contattato direttamente da Adam Sandler con una richiesta esplicita di mettere su circa trenta chili di massa muscolare per il ruolo, un obiettivo raggiunto lavorando intensamente in palestra con l’aiuto di un personal trainer. La stessa Drew Barrymore ammise pubblicamente il proprio stupore nello scoprire che Astin avesse dovuto aumentare di peso per un personaggio dall’aspetto già così fisicamente imponente. Il regista Peter Segal chiese inoltre all’attore di dotare Doug di una leggera balbuzie, scelta verso cui Astin si dimostrò inizialmente riluttante prima di “divertirsi” progressivamente con quella caratterizzazione, convinto infine che il personaggio ne uscisse arricchito.

La colonna sonora: la voce di Israel Kamakawiwoʻole

Tra i momenti musicali più riconoscibili del film figura l’uso della celebre versione medley di “Somewhere Over the Rainbow” / “What a Wonderful World” incisa dal musicista hawaiano Israel Kamakawiwoʻole, registrata in un’unica, emozionante session notturna del 1988 in uno studio di Honolulu, accompagnata soltanto dal suo ukulele. Lo stesso brano, già utilizzato in precedenza in produzioni come Vi presento Joe Black (1998) e comparso successivamente anche in un episodio particolarmente noto della serie E.R., avrebbe ottenuto negli anni successivi un riconoscimento permanente con l’inserimento nel National Recording Registry della Biblioteca del Congresso statunitense nel marzo 2021, a conferma dello status ormai storico di quella singola, irripetibile registrazione.

Una reunion a sorpresa nel 2020, in piena pandemia

Sedici anni dopo l’uscita del film, Adam Sandler e Drew Barrymore tornarono a vestire i panni di Henry e Lucy in un breve sketch televisivo andato in onda nel settembre 2020, in occasione della puntata di debutto del nuovo talk show della stessa Barrymore. Nella scenetta, ambientata esattamente da dove si era concluso il film originale, Henry aggiorna Lucy sugli eventi più surreali dell’anno appena trascorso — dalle partite di baseball giocate davanti a sagome di cartone al posto del pubblico, fino all’elogio scherzoso di una piattaforma di streaming che, dichiara apertamente il personaggio rompendo la quarta parete, “paga” lo stesso Sandler. Il meccanismo narrativo della videocassetta mattutina torna identico, con tanto di scritta “Buongiorno Lucy”, e compare perfino un breve cameo dello stesso Ten Second Tom, interpretato ancora da Allen Covert. Al termine dello sketch, Sandler uscì brevemente dal personaggio per complimentarsi pubblicamente con l’amica, definendola “magica” e dichiarandosi fortunato di conoscerla da così tanti anni.

Peter Segal: lo specialista della commedia bassa e profittevole

Prima di arrivare a dirigere 50 First Dates, Peter Segal aveva già costruito una solida carriera come specialista della commedia americana più apertamente popolare, muovendo i primi passi in televisione con uno speciale comico per Tom Arnold nel 1991 e con la propria sitcom Hidden Hills per NBC (2002-2003), prima di debuttare nel lungometraggio con Una pallottola spuntata 33⅓ - L’insulto finale (1994). Seguirono Tommy Boy (1995) con Chris Farley e David Spade, accolto da recensioni modeste ma capace di un enorme profitto commerciale, I miei amici… e vicini di casa (1996) con Jack Lemmon e James Garner, e Il professore matto II (2000) con Eddie Murphy. Fu però Anger Management (2003), il film immediatamente precedente a 50 First Dates, a segnare il primo incontro professionale tra Segal e Adam Sandler, gettando le basi per una collaborazione che sarebbe proseguita l’anno successivo con questo stesso film e, più avanti, con The Longest Yard (2005).

Quattro candidature agli MTV Movie Awards

Alla cerimonia degli MTV Movie Awards del 2004, 50 First Dates ottenne complessivamente quattro candidature — per il miglior film, la miglior interpretazione maschile di Adam Sandler, la miglior interpretazione femminile di Drew Barrymore e la miglior coppia sullo schermo — risultando, insieme a X2: X-Men United, il film con il maggior numero di nomination dopo Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna. Il premio per il miglior film andò infine a Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, ma le quattro candidature complessive confermarono comunque la forte presa del film sul pubblico più giovane dell’epoca, lo stesso target principale della cerimonia organizzata dall’emittente musicale.

Il “Goldfield Syndrome”: una malattia inventata per lo schermo

La condizione clinica di Lucy, denominata nel film Goldfield Syndrome, non corrisponde a nessuna reale patologia riconosciuta dalla medicina, ma è una creazione interamente fittizia della sceneggiatura di George Wing, costruita appositamente per permettere alla trama il meccanismo narrativo del reset notturno completo della memoria. Nonostante l’invenzione del nome specifico, il film costruisce il quadro clinico di Lucy prendendo spunto da forme reali di amnesia anterograda post-traumatica, rendendo la condizione plausibile agli occhi dello spettatore pur senza alcuna pretesa di accuratezza scientifica rigorosa — una libertà narrativa tipica del genere della commedia romantica, più interessata all’impatto emotivo della situazione che alla sua precisione diagnostica.

Il personaggio di Ula: una caratterizzazione controversa

Il personaggio di Ula, interpretato da Rob Schneider, amico e collega di lavoro di Henry presentato come un hawaiano dal fare sfaticato e dalle battute scurrili, attirò critiche esplicite già al momento dell’uscita del film: un editoriale del New York Times dell’epoca lo definì un “hawaiano libidinoso con accento pidgin”, accusando Hollywood di continuare a proporre caratterizzazioni etniche stereotipate, un giudizio ripreso anche da diverse testate europee che descrissero il personaggio come una caricatura “al limite del razzismo”. Secondo quanto riportato dalla stampa locale hawaiana dell’epoca, il personaggio si ispirava liberamente alla figura reale di Siope Samuela Ula Lomu, nato a Tonga nono di quindici fratelli, del quale Ula nel film riprende persino il dettaglio fisico dell’occhio reso vitreo da un infortunio subito giocando a rugby — un’ispirazione che, tuttavia, rende ancora più problematica l’etichetta di “nativo hawaiano” attribuita nel film a un personaggio in realtà costruito su un modello di origine tongana.

Un successo capace di generare remake in tutto il mondo

Il meccanismo narrativo di 50 First Dates si è rivelato abbastanza universale da generare, nel corso degli anni, numerosi adattamenti internazionali ufficiali: tra questi, il film telugu Satyabhama (2007) e quello malayalam Ormayundo Ee Mukham (2014) in India, il giapponese 50 First Kisses (2018), l’iraniano Chap Dast (2005) e il messicano Como si fuera la primera vez (2019), prodotto da Sony Pictures International Productions con Vadhir Derbez e Ximena Romo nei ruoli principali. La varietà geografica e culturale di questi remake conferma quanto il nucleo emotivo della storia — l’amore che sceglie consapevolmente di rinnovarsi ogni giorno, nonostante tutto — sia riuscito a trascendere il contesto originale hawaiano per parlare a pubblici radicalmente diversi tra loro.

Da “50 First Kisses” a “50 First Dates”: una scelta di marketing

Il film circolò inizialmente, in fase di sviluppo, con il titolo provvisorio “50 First Kisses” (“50 primi baci”), poi modificato nel definitivo 50 First Dates proprio per ragioni di marketing: come spiegato dallo stesso regista Peter Segal in un’intervista, le ricerche di mercato condotte dallo studio rivelarono che la parola “baci” rischiava di allontanare il pubblico maschile, target primario del genere di commedia associato ad Adam Sandler, portando così alla scelta del termine più neutro “appuntamenti”. Un ulteriore cambiamento intervenuto in fase di sviluppo riguardò l’ambientazione stessa della storia, inizialmente pensata per svolgersi a Seattle prima che la produzione optasse definitivamente per le Hawaii, scelta che avrebbe poi definito in modo permanente l’intera identità visiva e tonale del film.

L’amore come scelta quotidiana, non come stato acquisito

Sotto la superficie della commedia, 50 First Dates porta avanti una riflessione tutt’altro che banale sulla natura stessa dell’amore romantico: la maggior parte delle storie sentimentali, cinematografiche e non, tratta l’innamoramento come un traguardo raggiunto una volta per tutte, un punto d’arrivo dopo il quale la relazione si mantiene quasi per inerzia. Henry, al contrario, è costretto a scegliere consapevolmente, ogni singolo giorno, di innamorarsi di nuovo della stessa donna, senza poter contare su alcun accumulo di memoria condivisa a sostenerlo nei momenti difficili. È una condizione estrema, amplificata fino al paradosso dalla finzione cinematografica, che il film usa però per suggerire una verità più generale e meno comoda: anche nelle relazioni “normali”, prive di qualunque amnesia, l’amore duraturo richiede comunque un rinnovamento quotidiano della scelta di restare, più che un semplice ricordo di essersi scelti una volta, tempo addietro.

Un cast comico corale di volti noti della commedia americana

Attorno ai due protagonisti, 50 First Dates schiera un folto gruppo di caratteristi della commedia americana dell’epoca: Dan Aykroyd interpreta il dottor Keats, il neurologo che segue il caso di Lucy e che compare anche in una scena comica separata in cui tratta Henry dopo un incidente, scambiando battute sulla forma della sua testa e su un presunto uso di steroidi; Lusia Strus veste i panni di Alexa, l’assistente di Henry dall’identità di genere volutamente ambigua, coinvolta anch’essa nella rete di persone che aiutano quotidianamente a gestire la messinscena costruita attorno a Lucy, mentre Maya Rudolph, all’epoca ancora regolarmente presente nel cast del Saturday Night Live, interpreta Stacy, una collega di Lucy. Il comico Blake Clark compare infine nei panni del padre vedovo di Lucy, il pescatore Marlin Whitmore, che insieme al figlio Doug ha costruito negli anni l’elaborata routine quotidiana pensata per proteggere la figlia dalla piena consapevolezza del proprio stato. Questo affollato cast di spalle comiche, caratteristico della cosiddetta “famiglia allargata” di attori che ricorrono spesso nelle produzioni legate ad Adam Sandler, contribuisce in modo determinante al tono corale e affettuoso dell’intero film, bilanciando il nucleo drammatico della storia principale con una costante iniezione di umorismo di contorno.

50 First Dates nel cluster dei film sulla memoria e l’identità

All’interno del filone di film dedicati alla manipolazione della memoria e dell’identità, 50 First Dates occupa una posizione del tutto particolare, essendo l’unica commedia romantica mainstream dell’intero gruppo: a differenza di Memento, dove l’amnesia anterograda alimenta un thriller di vendetta cupo e violento, qui la stessa identica condizione clinica diventa il motore di una storia d’amore dichiaratamente ottimista, incentrata non sulla paranoia ma sulla tenacia quotidiana e volontaria dell’innamoramento. Il parallelo più stretto resta comunque quello con Before I Go to Sleep, che affronta un meccanismo di amnesia quasi identico — il reset notturno completo della memoria — ma lo trasforma in un incubo di manipolazione coniugale sistematica anziché in una storia di conquista genuina e trasparente: dove Christine viene sfruttata nel modo più crudele possibile proprio da chi dovrebbe proteggerla e amarla, Lucy viene invece amata, giorno dopo giorno, da un uomo disposto a ricominciare sempre completamente da capo pur di restarle accanto senza mai ingannarla sulla propria vera identità. Il confronto tra i due film, usciti a un decennio esatto di distanza l’uno dall’altro, mostra con chiarezza quanto lo stesso identico meccanismo clinico possa generare, a seconda delle intenzioni morali dei personaggi coinvolti, sia la più luminosa delle commedie romantiche sia il più inquietante dei thriller domestici.

Dove vedere 50 First Dates in streaming in Italia

50 First Dates poster
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50 First Dates (2004)

★★★★★ 4.6 (7)

36,90 €

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Il film è disponibile a noleggio o acquisto su Apple TV, Amazon Video e Rakuten TV.

Domande frequenti

Di cosa parla 50 First Dates – 50 volte il primo bacio?

Henry Roth, veterinario marino hawaiano abituato a relazioni senza impegno, si innamora di Lucy Whitmore, una donna che a causa di un incidente non riesce più a formare nuovi ricordi stabili: ogni mattina si sveglia convinta che sia ancora il giorno dell’incidente, costringendo Henry a conquistarla di nuovo ogni singolo giorno.

Come finisce 50 First Dates?

Henry trova il modo di restare stabilmente nella vita di Lucy registrando ogni sera un video riassuntivo che lei guarda ogni mattina al risveglio, mettendola al corrente della propria situazione e della loro storia d’amore. Il film si chiude con i due, ormai sposati e con una figlia, riuniti su una barca in Alaska dove Henry lavora, a conferma che la relazione è sopravvissuta stabilmente nel tempo nonostante l’amnesia di Lucy.

Che malattia ha Lucy in 50 First Dates?

Lucy soffre di una forma fittizia di amnesia anterograda conseguente a un trauma cranico riportato in un incidente d’auto: il suo cervello non riesce più a consolidare in memoria a lungo termine gli eventi vissuti dopo il risveglio, così che ogni notte, dormendo, dimentica tutto ciò che è accaduto dal giorno dell’incidente in poi.

Chi è Ten Second Tom nel film?

È un personaggio secondario, paziente della stessa clinica neurologica che segue Lucy, la cui memoria a breve termine dura appena dieci secondi a causa di una lesione cerebrale: il dottor Keats lo usa come esempio per mostrare a Henry quanto la condizione di Lucy, pur grave, potrebbe essere ancora peggiore.

Henry e Lucy sono basati su una storia vera?

No, la sceneggiatura di George Wing è un’opera di finzione, ma il meccanismo della memoria che dura solo dieci secondi attribuito al personaggio di Ten Second Tom è stato indicato come clinicamente plausibile, con un parallelo reale nel caso del musicista britannico Clive Wearing, celebre paziente affetto da amnesia gravissima.

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Quanto ha incassato 50 First Dates al botteghino?

Il film incassò circa 198,5 milioni di dollari a livello globale a fronte di un budget di 75 milioni, debuttando con il miglior weekend di apertura per una commedia romantica fino a quel momento, nel fine settimana del Presidents’ Day 2004.

È il primo film insieme di Adam Sandler e Drew Barrymore?

No, i due avevano già recitato insieme nella commedia romantica The Wedding Singer (1998), diretta da Frank Coraci. 50 First Dates è il secondo capitolo della loro collaborazione, proseguita un decennio più tardi con Blended (2014), sempre diretto da Coraci.

Qual era il finale originale previsto per il film?

Drew Barrymore ha raccontato in un’intervista che il finale inizialmente girato era molto più drammatico e malinconico, ambientato a Seattle, in cui Lucy diceva a Henry di andare avanti con la propria vita: la produzione scelse poi di sostituirlo con il finale più ottimista arrivato nella versione cinematografica definitiva.

Perché il protagonista lavora con i trichechi?

Henry Roth è un veterinario marino impiegato al parco acquatico Sea Life Park di Oahu, dove si prende cura di diversi animali marini incluso un tricheco di nome Jocko: il suo lavoro a stretto contatto con gli animali rafforza, fin dall’inizio del film, l’immagine di un uomo paziente e premuroso dietro la facciata iniziale da donnaiolo seriale.

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