Before I Go to Sleep: il finale spiegato, chi è davvero Ben e dove vederlo
Ogni mattina, Christine Lucas apre gli occhi accanto a uno sconosciuto. Lui le dice di essere suo marito. Le mostra le foto del loro matrimonio, le spiega cosa le sia successo, le ricorda chi sia. E ogni sera, mentre dorme, quell’intera giornata di consapevolezza faticosamente ricostruita svanisce di nuovo nel nulla. Before I Go to Sleep trasforma l’amnesia anterograda nel più intimo e claustrofobico degli incubi: cosa succede quando l’unica persona che può raccontarti chi sei ha tutto l’interesse a mentirti?
Di cosa parla Before I Go to Sleep: la trama dall’inizio
Christine Lucas (Nicole Kidman) si risveglia ogni mattina completamente priva di ricordi della propria vita da adulta, a causa di una grave forma di amnesia anterograda che le impedisce di formare nuovi ricordi stabili da un giorno all’altro. Ben (Colin Firth), l’uomo che le dice di essere suo marito, le ricostruisce pazientemente ogni mattina la propria identità: il matrimonio, l’incidente che le ha causato il trauma, gli anni di vita insieme. In segreto, però, Christine viene contattata dal dottor Mike Nasch (Mark Strong), uno psicologo che la sta seguendo clandestinamente all’insaputa di Ben, convinto che un trattamento graduale possa aiutarla a recuperare progressivamente la memoria. Su suo suggerimento, Christine inizia a registrare ogni giorno un video diario con una piccola videocamera nascosta, rivedendolo ogni mattina prima che Ben si svegli, accumulando così, giorno dopo giorno, frammenti di verità che altrimenti andrebbero perduti con il sonno.
Attraverso la visione ripetuta dei video e le conversazioni riservate con Nasch, Christine comincia progressivamente a scoprire incongruenze sempre più inquietanti nella versione dei fatti raccontata quotidianamente da Ben: la propria migliore amica di sempre, Claire (Anne-Marie Duff), che Ben le aveva sempre detto essersi trasferita stabilmente in Nuova Zelanda anni prima, vive in realtà a pochissimi chilometri di distanza dalla loro stessa abitazione; il figlio Adam, di cui Ben conserva gelosamente fotografie e ricordi strazianti raccontati con dovizia di dettagli, risulta ufficialmente morto di meningite proprio in un’epoca in cui Christine, stando ad altri indizi raccolti nel frattempo, non avrebbe mai nemmeno avuto davvero un figlio. Più Christine scava nel proprio passato nascosto, più la figura di Ben finisce per sgretolarsi progressivamente, rivelando bugie costruite con estrema cura su anni e anni di manipolazione quotidiana sistematica ai danni di una donna resa incapace, per pura definizione clinica della propria condizione, di accorgersi da sola della portata reale dell’inganno subito.
Come finisce il film: il finale spiegato
Il colpo di scena centrale della vicenda rivela che l’uomo che vive quotidianamente con Christine come Ben non è affatto il suo vero marito, ma Mike, un uomo con cui Christine aveva avuto una relazione extraconiugale diversi anni prima dell’aggressione subita. Quando Christine rifiutò di lasciare il vero marito per stare con lui, Mike reagì con una violenza tale da provocarle il grave trauma cranico all’origine della sua amnesia anterograda permanente. Negli anni successivi, approfittando della totale incapacità di Christine di accumulare ricordi stabili, Mike si è sostituito progressivamente al vero Ben, isolandola sia da lui sia dal figlio Adam — entrambi vivi, contrariamente a quanto Christine aveva sempre creduto, e allontanati con l’inganno della falsa morte per meningite.
A complicare ulteriormente il quadro interviene una coincidenza di nomi tutt’altro che casuale all’interno della sceneggiatura: lo stesso dottor Nasch, lo psicologo che la sta davvero e sinceramente aiutando dietro le quinte, si chiama di battesimo proprio Mike — esattamente lo stesso nome che Christine, nei propri frammenti di memoria progressivamente riaffiorante, associa correttamente al proprio reale aggressore del passato. Per gran parte del film, questa coincidenza spinge sia Christine sia lo spettatore a sospettare ingiustamente di Nasch, prima che la vera identità del “Mike” colpevole venga rivelata nell’uomo con cui Christine condivide ogni giorno la propria casa. Nel climax, Christine riesce a fuggire dalla trappola domestica in cui Mike l’ha rinchiusa, provocando il proprio arresto e ricongiungendosi finalmente con il vero Ben e con il figlio Adam, entrambi mai realmente scomparsi dalla sua vita se non nella versione dei fatti costruita ad arte dal suo aggressore.
S.J. Watson: da audiologo a autore di un bestseller mondiale
Before I Go to Sleep è l’adattamento dell’omonimo romanzo d’esordio (2011) di S.J. Watson, scrittore britannico nato a Stourbridge nel 1971, laureato in fisica e attivo per anni come audiologo specializzato nella diagnosi e nel trattamento di bambini ipoudenti, prima di dedicarsi alla scrittura nelle sere e nei weekend. Accettato nel 2009 al primo corso di scrittura creativa della Faber Academy di Londra, Watson trovò proprio in quell’occasione l’agente letteraria che lo avrebbe rappresentato, trasformando quell’esperimento in un debutto capace di scalare al settimo posto della classifica statunitense dei bestseller — la posizione più alta mai raggiunta da un’opera prima di un autore britannico dai tempi di J.K. Rowling — oltre a vincere il premio della Crime Writers’ Association come miglior romanzo d’esordio e a essere tradotto in oltre quaranta lingue in tutto il mondo.
L’idea originaria del romanzo nacque dalla formazione medica dello stesso Watson: leggendo la storia clinica di Henry Molaison, il celebre paziente neurologico rimasto affetto da una gravissima forma di amnesia dopo un intervento chirurgico subito a 27 anni, Watson rimase profondamente colpito dall’immagine di un uomo ormai anziano che, guardandosi semplicemente allo specchio ogni mattina, si aspettava sinceramente di vedere riflesso il volto di un ventisettenne mai davvero invecchiato. Da quella singola, potente immagine nacque l’intera riflessione del romanzo sul ruolo essenziale della memoria nella costruzione quotidiana dell’identità personale — lo stesso identico caso clinico, va notato, che nel corso dei decenni ha ispirato anche diverse altre opere di finzione dedicate al tema dell’amnesia e della fragilità del sé.
Nicole Kidman, Colin Firth e Mark Strong: un triangolo di fiducia tradita
Nicole Kidman costruisce in Christine un personaggio costretto a vivere costantemente in un presente privo di qualsiasi passato stabile, affidandosi interamente, ogni singolo giorno da capo, alla parola di un uomo di cui non ha alcun motivo razionale per dubitare — una sfida recitativa non banale, che richiede di comunicare allo spettatore una vulnerabilità del tutto genuina senza mai poter accumulare la consueta progressione psicologica propria di un personaggio capace di imparare gradualmente dai propri stessi errori precedenti. Colin Firth, nei panni dell’uomo che si finge Ben, lavora con grande sottigliezza sul doppio registro richiesto da un ruolo tutt’altro che semplice: deve risultare credibile come marito premuroso e affidabile agli occhi di Christine per gran parte della durata del film, pur lasciando trapelare, per lo spettatore più attento e già consapevole dell’inganno, crepe sempre più evidenti nella propria recitazione quotidiana della parte che interpreta davanti a lei. Mark Strong, nei panni del dottor Nasch, costruisce invece un personaggio la cui buona fede resta sospesa in un dubbio costante quasi fino alla conclusione della vicenda, proprio a causa della coincidenza, tutt’altro che casuale nella sceneggiatura, tra il proprio nome di battesimo e quello dell’aggressore reale di Christine, elemento che la regia sfrutta sistematicamente per seminare diffidenza nello spettatore.
Il confronto inevitabile con Memento
Fin dalla propria uscita, la critica specializzata ha ripetutamente accostato Before I Go to Sleep a Memento di Christopher Nolan, accomunati dallo stesso tema di fondo dell’amnesia anterograda e della necessità quotidiana di ricostruire la propria identità attraverso appunti, fotografie e registrazioni. Il paragone, tuttavia, è stato usato più spesso in chiave critica che elogiativa: diverse recensioni hanno definito il film una sorta di “Memento annacquato”, capace di riprendere il meccanismo centrale del capolavoro di Nolan senza raggiungerne la stessa originalità strutturale né la stessa tensione sostenuta, risolvendo la propria suspense attraverso i meccanismi più convenzionali del thriller domestico, con un marito manipolatore e una vittima isolata, piuttosto che attraverso l’ardita sperimentazione narrativa che aveva reso memorabile il film di Nolan oltre un decennio prima.
Un flop commerciale nonostante il cast di prestigio
Nonostante un cast di tre interpreti di assoluto prim’ordine, tutti reduci da riconoscimenti e ruoli di prestigio negli anni immediatamente precedenti, Before I Go to Sleep si rivelò comunque un flop commerciale piuttosto netto al momento della propria uscita nelle sale statunitensi. Finanziato con un budget produttivo di circa 22 milioni di dollari dalla società Millennium Films, che aveva già pre-venduto buona parte dei diritti di distribuzione internazionale prima ancora dell’inizio delle riprese proprio per limitare la propria esposizione finanziaria complessiva, il film debuttò nelle sale statunitensi nel fine settimana di Halloween del 2014, incassando appena 1,84 milioni di dollari nel solo primo weekend e piazzandosi al quindicesimo posto della classifica, ben al di fuori della top ten di quella settimana. Le fonti divergono sensibilmente sull’incasso complessivo finale a livello mondiale, con cifre che oscillano tra i 15,1 milioni di dollari riportati da alcune fonti specializzate e i 19,5 milioni indicati da altre, probabilmente a causa di dati internazionali raccolti in modo diverso da ciascuna testata, ma in ogni caso un risultato commerciale piuttosto modesto rispetto alle aspettative generate dal clamoroso successo internazionale del romanzo originale di partenza.
Un’accoglienza critica fredda, con qualche distinguo
L’accoglienza della critica specializzata internazionale fu nel complesso piuttosto tiepida, con appena il 36% di recensioni professionali positive raccolte dall’aggregatore Rotten Tomatoes su un totale di 118 recensioni pubblicate. Diversi recensori contestarono apertamente la sceneggiatura, giudicata eccessivamente oscillante tra le proprie ambizioni psicologiche e le convenzioni più prevedibili del thriller domestico, al punto da rendere l’intero concept “privo di reale valore drammatico” agli occhi di alcuni critici particolarmente severi. Non mancarono tuttavia voci più indulgenti, che descrissero il film come “un diversivo elegante, ritmato e ben recitato”, pur con la riserva relativa all’eccessivo ricorso ai cliché più abusati del genere thriller psicologico, riconoscendo comunque a Nicole Kidman un impegno interpretativo sincero anche nei momenti in cui la sceneggiatura stessa sembrava remare contro la credibilità complessiva del personaggio.
Il video diario come dispositivo narrativo e come metafora
Il meccanismo narrativo del video diario, suggerito a Christine dal dottor Nasch fin dalle prime sedute cliniche, funziona nel film su un doppio livello distinto e complementare tra loro: da un lato è lo strumento concreto che permette alla protagonista — e con lei allo spettatore — di accumulare progressivamente gli indizi necessari a svelare l’inganno; dall’altro diventa una potente metafora visiva sulla fragilità della testimonianza personale in assenza di memoria continuativa. Ogni singola mattina, Christine deve letteralmente fidarsi ciecamente delle prove lasciate dalla propria versione di sé del giorno precedente, in un vero e proprio atto di fede nei confronti di una persona che, di fatto, non ricorda minimamente di essere mai stata — lo stesso meccanismo di autenticazione frammentata che, con esiti narrativi diversi, regge l’intera struttura di Memento attraverso polaroid e tatuaggi anziché registrazioni video.
Rowan Joffé: dalla sceneggiatura di 28 settimane dopo al thriller domestico
Rowan Joffé, figlio del regista Roland Joffé e dell’attrice Jane Lapotaire, arriva a Before I Go to Sleep con un curriculum già solido come sceneggiatore, firmato tra l’altro dalla cosceneggiatura di 28 settimane dopo (2007) e dalla sceneggiatura di The American (2010), il thriller con George Clooney diretto da Anton Corbijn. Come regista, Joffé aveva già diretto il film televisivo Secret Life (2007) e The Shooting of Thomas Hurndall (2008), quest’ultimo capace di fargli vincere il BAFTA come miglior regista di fiction, prima del proprio esordio nel lungometraggio cinematografico con un nuovo adattamento di Brighton Rock (2011), trasposto in una Gran Bretagna degli anni Sessanta anziché nell’ambientazione originale del romanzo di Graham Greene. Before I Go to Sleep rappresenta quindi, per Joffé, il secondo lungometraggio da regista e il primo adattamento di un romanzo contemporaneo di genere thriller psicologico, di cui firma anche personalmente la sceneggiatura.
Una produzione interamente londinese
Le riprese di Before I Go to Sleep si svolsero quasi interamente a Londra e nei suoi immediati dintorni, tra il maggio 2013 e il febbraio 2014, utilizzando tra l’altro gli studi di Twickenham come base di produzione principale. Diverse location reali della capitale britannica compaiono riconoscibili nel film, incluso il padiglione da tè di Greenwich Park, scelto per una delle sequenze d’incontro tra Christine e il dottor Nasch, e Blythe House a West Kensington, utilizzata per gli interni dell’istituto psichiatrico. Il film debuttò in anteprima mondiale all’inizio di settembre 2014 nell’ambito del Deauville Festival of American Cinema, in Francia, prima di una prima londinese tenutasi pochi giorni più tardi e dell’uscita nelle sale britanniche il 5 settembre 2014, con Nicole Kidman, Colin Firth, Anne-Marie Duff, lo stesso autore del romanzo S.J. Watson e il regista Rowan Joffé presenti all’evento.
Nicole Kidman e Colin Firth: una reunion cercata dall’attrice stessa
Il casting di Before I Go to Sleep nasce direttamente dal desiderio esplicito di Nicole Kidman di tornare a recitare al fianco di Colin Firth dopo l’esperienza condivisa su The Railway Man (2013): secondo quanto riportato all’epoca dalla stampa di settore, fu proprio l’attrice a manifestare l’intenzione di ricreare quella collaborazione, concretizzatasi di lì a poco con l’annuncio ufficiale del febbraio 2013. Prima ancora di questo progetto, i due erano stati considerati anche per il thriller Stoker di Park Chan-wook, ruolo poi assegnato a Matthew Goode: Before I Go to Sleep rappresenta quindi la prima occasione in cui il desiderio di reunion tra le due star si realizza concretamente sul grande schermo, con Mark Strong ad affiancarli nel ruolo dello psicologo Nasch, parte che lo stesso attore descrisse pubblicamente spiegando la semplice dinamica del triangolo narrativo: “Colin interpreta il marito di Nicole, io interpreto il suo medico.”
Dal diario scritto al video diario: una scelta degli sceneggiatori
Tra i cambiamenti più significativi introdotti nel passaggio dal romanzo al film figura anche l’età della protagonista, portata a quarant’anni nella versione cinematografica rispetto a quella leggermente più matura della controparte letteraria, oltre alla natura stessa del diario di Christine: nel libro di S.J. Watson la protagonista tiene un diario scritto a mano, mentre il film sceglie di trasformarlo in un video diario registrato con una telecamera nascosta, una scelta che permette al linguaggio cinematografico di mostrare direttamente il volto e la voce di Christine nel momento in cui annota le proprie scoperte, rendendo più immediato per lo spettatore il contrasto tra la Christine lucida e sospettosa delle registrazioni notturne e quella fiduciosa e disorientata delle giornate trascorse accanto al falso Ben. Lo stesso S.J. Watson scelse deliberatamente di non scrivere personalmente la sceneggiatura, dichiarando di considerare l’adattamento “una competenza diversa” dalla scrittura narrativa, e di essersi tenuto a debita distanza dal set per fidarsi pienamente delle scelte del regista Rowan Joffé e della produttrice Liza Marshall, pur descrivendo la visione delle riprese come l’esperienza di “vedere la propria immaginazione prendere vita” davanti ai propri occhi.
Anne-Marie Duff: da Fiona Gallagher all’amica che sa troppo
Anne-Marie Duff, nei panni dell’amica Claire, arriva al ruolo forte di una carriera televisiva già consolidata presso il pubblico britannico grazie all’interpretazione di Fiona Gallagher, la sorella maggiore della numerosa famiglia protagonista della serie Shameless, ruolo che le valse una candidatura al BAFTA e che ricoprì per le prime due stagioni dello show, dal 2004 al 2005, prima di tornarvi occasionalmente in veste di guest star nelle stagioni successive. In Before I Go to Sleep, il suo personaggio funziona come uno dei principali depositari della verità negata a Christine: è proprio attraverso Claire, ritrovata viva e vicina contrariamente alla versione fornita da Ben/Mike, che la protagonista comincia a ricostruire i frammenti più dolorosi della propria vita precedente, incluso l’episodio della relazione extraconiugale all’origine dell’intera tragedia.
Un anno di mariti inaffidabili: il 2014 del thriller matrimoniale
Before I Go to Sleep esce nelle sale nello stesso anno in cui il genere del thriller imperniato sull’inaffidabilità del coniuge conosce uno dei propri momenti di massima popolarità commerciale, grazie soprattutto al clamoroso successo di Gone Girl di David Fincher, uscito poche settimane più tardi con Rosamund Pike e Ben Affleck. Pur trattandosi di due progetti del tutto indipendenti, senza alcun legame produttivo diretto, la coincidenza temporale testimonia un interesse diffuso del pubblico dell’epoca per narrazioni centrate su matrimoni rivelatisi, sotto la superficie, radicalmente diversi da come apparivano: dove Gone Girl costruisce la propria suspense sulla possibilità che sia la moglie stessa a manipolare la narrazione a proprio vantaggio, Before I Go to Sleep ribalta completamente la prospettiva, rendendo la protagonista l’unica vittima reale di un inganno orchestrato nei minimi dettagli da chi avrebbe dovuto proteggerla.
Un finale che divide: lettori del romanzo contro spettatori del film
Tra le critiche più ricorrenti rivolte all’adattamento cinematografico figura proprio la gestione del finale, giudicato da più recensori meno efficace di quello del romanzo originale. Alcuni commentatori hanno descritto l’epilogo cinematografico come “non altrettanto drammatico” di quello letterario, definendolo un vero e proprio “anticlimax” rispetto alla tensione accumulata nel resto della storia; altri, pur riconoscendo che anche il finale del libro risultasse in qualche misura “troppo ordinato”, hanno sottolineato come la versione filmica lo renda “eccessivo”, sollevando interrogativi difficili da risolvere sulle motivazioni di alcuni personaggi nelle battute conclusive. Un’osservazione ricorrente tra chi conosceva già il romanzo prima di vedere il film riguarda proprio il meccanismo della rivelazione centrale, giudicato da alcuni lettori “semplicemente non funzionante” una volta che si conosce già in anticipo l’identità del colpevole, un problema tipico degli adattamenti di thriller a sorpresa quando il pubblico arriva al cinema già consapevole dell’esito narrativo.
Il significato del titolo: un sonno che cancella tutto
Il titolo Before I Go to Sleep — letteralmente “prima di andare a dormire” — racchiude in poche semplici parole l’intero meccanismo di tensione narrativa condiviso dal romanzo e dal film: per Christine, il sonno non è mai un semplice riposo, ma la soglia oltre la quale ogni consapevolezza faticosamente accumulata nell’arco della giornata viene inesorabilmente cancellata, azzerando ogni progresso compiuto nelle proprie indagini sulla verità. È un titolo che trasforma un gesto quotidiano universale e apparentemente innocuo come addormentarsi nell’unico, vero antagonista invisibile dell’intera narrazione: non un uomo in carne e ossa, non un’organizzazione criminale, ma il tempo stesso e il funzionamento fisiologico del cervello umano, nemici silenziosi e del tutto impersonali contro cui nessuna arma convenzionale può mai essere realmente utilizzata.
Mark Strong: un 2014 particolarmente intenso tra spie e dottori
L’interpretazione del dottor Nasch si inserisce in quello che fu, per Mark Strong, uno degli anni più densi dell’intera carriera: nello stesso 2014 l’attore britannico, da tempo riconosciuto soprattutto per il proprio talento nell’interpretare villain carismatici in produzioni hollywoodiane di grande scala, vestì anche i panni del capo dei servizi segreti britannici Stewart Menzies nel pluripremiato The Imitation Game e quelli di Merlin, la guida tecnologica dell’agenzia di spionaggio protagonista di Kingsman: Secret Service, ruolo quest’ultimo che gli avrebbe permesso di allontanarsi temporaneamente dal proprio consueto registro minaccioso per esplorare un personaggio più paterno e rassicurante. Il dottor Nasch di Before I Go to Sleep si colloca proprio in questa stessa direzione: un uomo la cui autorità professionale e il cui affetto sincero per la paziente restano costantemente messi in discussione dalla sceneggiatura, proprio per sfruttare l’ambiguità suggerita dalla coincidenza del proprio nome di battesimo con quello del vero colpevole.
Before I Go to Sleep nel cluster dei film sulla memoria e l’identità
All’interno del filone di film dedicati alla manipolazione della memoria e dell’identità, Before I Go to Sleep si distingue per la propria scelta di ambientare il meccanismo dell’amnesia anterograda — lo stesso di Memento — non in un contesto di vendetta e investigazione esterna, ma dentro le mura domestiche di un matrimonio fittizio, trasformando il thriller dell’identità smarrita in un dramma sulla fiducia coniugale tradita nel modo più sistematico possibile. È un approccio diverso anche da quello di Unknown – Senza identità, dove l’identità fittizia viene costruita da un’organizzazione esterna per ragioni professionali: qui l’inganno nasce da un movente strettamente personale e ossessivo, un amante respinto che sfrutta la disabilità cognitiva della vittima per sostituirsi letteralmente al marito legittimo, giorno dopo giorno, senza che lei possa mai accumulare l’esperienza necessaria per riconoscere lo schema dell’abuso a cui è sottoposta. 50 First Dates – 50 volte il primo bacio (2004) condivide con questo film lo stesso identico meccanismo clinico di partenza, il reset notturno della memoria, ma lo piega verso l’esito morale opposto: qui l’uomo che ricostruisce ogni giorno la verità a una donna priva di memoria non la manipola per possederla, ma sceglie di amarla sinceramente senza mai nasconderle nulla.
Dove vedere Before I Go to Sleep in streaming in Italia
Il film è disponibile gratuitamente, con interruzioni pubblicitarie, su Rai Play.
Domande frequenti
Di cosa parla Before I Go to Sleep?
Christine Lucas si risveglia ogni mattina senza alcun ricordo della propria vita da adulta, a causa di un’amnesia anterograda. L’uomo che dice di essere suo marito, Ben, le ricostruisce ogni giorno la propria storia, mentre in segreto Christine registra un video diario su suggerimento di uno psicologo, il dottor Nasch, scoprendo verità sempre più inquietanti sulla propria vita.
Come finisce Before I Go to Sleep?
Christine scopre che l’uomo che vive con lei come ‘Ben’ è in realtà Mike, un uomo con cui aveva avuto una relazione anni prima: fu proprio lui ad aggredirla violentemente dopo che Christine rifiutò di lasciare il vero marito, causandole l’amnesia. Il vero Ben è vivo, così come il figlio Adam, entrambi allontanati con l’inganno. Christine riesce a fuggire e a far arrestare Mike, riunendosi infine con la propria vera famiglia.
Chi è davvero l’uomo che si finge Ben?
È Mike, un ex amante di Christine. Dopo che lei rifiutò di lasciare il marito per stare con lui, Mike la aggredì violentemente, provocandole il trauma cranico all’origine della sua amnesia anterograda. Negli anni successivi si è finto suo marito, isolandola progressivamente dal vero Ben e dal figlio Adam.
Il dottor Nasch è coinvolto nell’aggressione?
No. Il dottor Mike Nasch è uno psicologo che aiuta davvero Christine, ma il suo stesso nome di battesimo, Mike, coincidente con quello del suo reale aggressore, genera un depistaggio deliberato nella trama: per gran parte del film lo spettatore, come Christine, sospetta di lui senza motivo.
Il film è tratto da un romanzo?
Sì, è basato sull’omonimo romanzo d’esordio del 2011 di S.J. Watson, diventato un bestseller internazionale tradotto in oltre quaranta lingue e vincitore del Premio CWA per il miglior romanzo d’esordio.
Dove vedere Before I Go to Sleep in streaming in Italia?
Il film è disponibile gratuitamente, con interruzioni pubblicitarie, su Rai Play.
Quanto ha incassato Before I Go to Sleep al botteghino?
Il film fu un flop commerciale, con un incasso mondiale stimato tra i 15 e i 19,5 milioni di dollari a seconda della fonte, a fronte di un budget produttivo di circa 22 milioni di dollari finanziato da Millennium Films.
Chi ha scritto il romanzo da cui è tratto il film?
S.J. Watson, scrittore britannico esordiente, ex audiologo specializzato in bambini ipoudenti, che trasse l’ispirazione principale del romanzo dal celebre caso clinico reale di Henry Molaison, un uomo rimasto affetto da grave amnesia dopo un intervento chirurgico.
Before I Go to Sleep è paragonabile a Memento?
Sì, gran parte della critica ha accostato il film a Memento di Christopher Nolan per il tema condiviso dell’amnesia anterograda e della ricostruzione quotidiana dell’identità, pur giudicandolo spesso una versione più debole e convenzionale dello stesso meccanismo narrativo.
Come fa Christine a ricordare qualcosa ogni giorno?
Su suggerimento del dottor Nasch, Christine registra ogni giorno un video diario con una videocamera nascosta, rivedendolo al mattino prima che Ben si svegli: è l’unico strumento che le permette di accumulare progressivamente indizi sulla propria vera situazione, superando i limiti della propria amnesia quotidiana.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.