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Crimes of the Future (2022): trama, Cannes, il ritorno di Cronenberg e cosa significa la chirurgia come arte

Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart. Il corpo che evolve, gli organi che crescono senza ragione, e il chirurgo che li esibisce come performance.
08-08-2026 2022 ⭐ 6.0/10
Crimes of the Future (2022): trama, Cannes, il ritorno di Cronenberg e cosa significa la chirurgia come arte
Regia David Cronenberg
Generi Fantascienza, Body Horror, Dramma
Cast Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart, Scott Speedman, Welket Bungué, Don McKellar

Otto anni sono un tempo lungo.

David Cronenberg aveva smesso di girare film nel 2014. Non per stanchezza creativa — aveva scritto il romanzo Consumed, aveva continuato a lavorare. Ma il cinema lo aspettava. E nel 2022, a 79 anni, è tornato con qualcosa che suonava come un testamento e una sfida insieme.

Crimes of the Future non è il film di un regista che vuole dimostrare di essere ancora rilevante. È il film di un regista che non ha mai smesso di pensare alle stesse domande — il corpo, la carne, la tecnologia, l’evoluzione — e che ha finalmente trovato la forma in cui porle nel modo più diretto.

Di cosa parla Crimes of the Future (2022): la trama

Futuro prossimo. Il dolore è quasi scomparso. Molti esseri umani non sentono più dolore fisico — la soglia si è alzata, e il corpo ha iniziato ad adattarsi all’ambiente in modi imprevisti.

Saul Tenser (Viggo Mortensen) produce nuovi organi interni spontaneamente — una condizione chiamata Sindrome dell’Evoluzione Accelerata. Questi organi non hanno funzione biologica apparente: sono manifestazioni del corpo che si riorganizza senza ragione. Insieme alla sua partner Caprice (Léa Seydoux), Saul si sottopone a operazioni chirurgiche in pubblico: Caprice lo apre, rimuove gli organi, li tatua, li mette in mostra. È arte. È un corpo che fa spettacolo di se stesso.

Timlin (Kristen Stewart) lavora per il Registro Nazionale degli Organi — l’istituzione che cataloga questi nuovi organi, cercando di mappare l’evoluzione in atto. È ossessionata da Saul, dal suo lavoro, dalla sua arte.

Nel frattempo, un’altra storia si intreccia: Lang Dotrice (Scott Speedman) è il padre di un bambino morto che aveva sviluppato la capacità di digerire plastica. Lang crede che suo figlio rappresentasse il futuro dell’umanità — una nuova specie che può sopravvivere nell’ambiente tossico che gli adulti hanno creato. Vuole che Saul tatuaggi e mostri il corpo del bambino come atto politico.

Il ritorno di Cronenberg: Otto anni dopo Maps to the Stars

Cronenberg non era sparito dalla cultura. Consumed (2014) era un romanzo di corpo horror — insetti, fotografia, organi, chirurgia estetica — scritto con la stessa logica dei suoi film. Ma era assente dallo schermo.

Il ritorno con Crimes of the Future fu un momento significativo per il cinema d’autore. A 79 anni, girare un film così apertamente personale — così dichiaratamente una ricapitolazione delle proprie ossessioni — richiedeva una forma di coraggio che i registi più giovani raramente dimostrano.

La scelta di girare in Grecia (principalmente Atene) fu determinata da ragioni di budget, ma il risultato visivo fu fortunato: l’architettura in disintegrazione, i cantieri abbandonati, la luce mediterranea che illumina ambienti che sembrano già in rovina — tutto contribuisce a creare un futuro che sembra passato, un’ambientazione futuristica che ha l’odore della decadenza.

Cannes 2022: la standing ovation e gli abbandoni

Crimes of the Future fu presentato in concorso al Festival di Cannes 2022. La proiezione stampa generò una risposta divisa in modo netto: una standing ovation di sei minuti al termine, e alcuni abbandoni durante le scene chirurgiche più esplicite.

Cronenberg aveva anticipato entrambe le reazioni. In un’intervista pre-Cannes aveva detto: “ho sentito che alcune persone che hanno visto il film si sono sentite male fisicamente. Non è la mia intenzione primaria, ma capisco che accada.”

La Palme d’Or andò a Triangle of Sadness di Ruben Östlund — una scelta che molti critici trovarono discutibile, considerando la portata del ritorno di Cronenberg. Ma la presenza in concorso e la ricezione della stampa confermarono che Crimes of the Future non era un film di un autore che aveva perso il passo. Era un film di un autore che aveva aspettato il momento giusto.

La chirurgia come arte: il tema centrale

La chirurgia come performance artistica è l’idea centrale del film — e Cronenberg la esplora con la stessa coerenza intellettuale con cui Saul Tenser vive la propria condizione.

In un mondo dove il dolore è quasi scomparso, l’incisione chirurgica non è più una violazione del corpo — è un’apertura. Un modo di entrare in contatto con l’interno di se stessi che altrimenti resterebbe invisibile. La chirurgia di Saul e Caprice è letteralmente arte dell’intimo: non la superficie del corpo ma i suoi meccanismi nascosti, rivelati, esibiti, tatuati.

Questo porta direttamente alle domande che Cronenberg pone in ogni film: dove finisce il corpo e comincia l’identità? Se il corpo cambia — se produce organi nuovi, se si adatta all’ambiente in modi che la biologia non ha previsto — chi sei ancora?

In Videodrome (1983), Max Renn assorbiva le immagini televisive nel proprio corpo, sviluppando un’apertura nel petto che si trasformava in feritoia. In Crimes of the Future, Saul produce organi interni senza ragione e li trasforma in arte. Quarant’anni separano i due film. Il corpo è rimasto il campo di battaglia.

Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart

Mortensen porta al personaggio di Saul un logoramento fisico che la condizione giustifica: si muove come qualcuno il cui corpo non è del tutto affidabile, parla con voce bassa e rauca. È un corpo in costante negoziazione con se stesso.

Seydoux costruisce Caprice come complemento di Saul: lei è il medium, la chirurga-artista che mette in scena il corpo del partner. Ma la sua ossessione non è il corpo di Saul — è la possibilità di comprendere cosa sta accadendo all’evoluzione umana. La chirurgia è per lei gnosi: una forma di conoscenza che passa attraverso la carne.

Stewart è sorprendente. Timlin è goffa, nervosa, intensamente curiosa — parla troppo veloce, non riesce a gestire la propria eccitazione per quello che sta vedendo. È il personaggio più umano in un film pieno di figure quasi sovrannaturali. “La chirurgia è il nuovo sesso”, dice in una delle battute più citate del film. Ride. Non è una battuta.

Il corpo che evolve: connessione con La Mosca

Il confronto più illuminante nella filmografia di David Cronenberg è con La Mosca (1986). Ma la radice di tutto è Scanners (1981) — il film in cui per la prima volta Cronenberg mostrò un corpo che possiede poteri che la mente non sa controllare e che la società cerca di normare.

In La Mosca, Seth Brundle subisce una trasformazione che non ha scelto — una trasformazione che distrugge quello che era e lo sostituisce con qualcosa che non riconosce. Il corpo evolve contro la volontà del protagonista, e la storia è tragedia.

In Crimes of the Future, Saul Tenser produce organi che non ha scelto di produrre — ma sceglie di trasformare quella produzione involontaria in arte. E alla fine, mangiando il biscotto di plastica, sceglie di abbracciare l’evoluzione invece di resisterle.

Sono lo stesso film in versioni opposte. La Mosca è il corpo che evolve come perdita. Crimes of the Future è il corpo che evolve come guadagno — o almeno, come accettazione.

Questa tensione è quella che Cronenberg ha esplorato per cinquant’anni, e Crimes of the Future sembra la sua risposta definitiva: il corpo non si trasforma contro di te. Si trasforma con te, se lo lasci.

Il finale di Crimes of the Future spiegato

Saul mangia il biscotto di plastica.

Semplice, detto così. Ma il peso di quell’azione — per un personaggio che ha trascorso l’intero film in un rapporto di conflitto con il proprio corpo che si trasforma — è enorme.

Saul ha sempre osservato l’evoluzione dall’esterno: i suoi organi crescono senza che lui li scelga, e lui li trasforma in arte invece di resistere. Ma mangiare il biscotto è diverso: non è subire la trasformazione, è attivarla volontariamente.

Sorride. Il film finisce.

Non è un finale di speranza nel senso convenzionale — non c’è risoluzione narrativa, non c’è un futuro definito. È un finale di accettazione: Saul ha smesso di essere un osservatore della propria evoluzione e ne è diventato il soggetto consapevole. È il momento più sereno di tutta la filmografia di Cronenberg.

La produzione: Grecia, budget ridotto e l’estetica della rovina

Crimes of the Future fu girato principalmente ad Atene nell’estate 2021, in una Grecia che usciva da anni di crisi economica con un’architettura urbanistica che mostrava i segni del tempo: edifici incompiuti, cantieri abbandonati, strutture in calcestruzzo che sembravano già in rovina prima di essere finite.

Cronenberg scelse queste location non per romanticismo del decadente ma per precisione concettuale: il futuro che immagina non è futuristico nel senso cinematografico convenzionale. Non ci sono interfacce olografiche, non ci sono schermi giganteschi, non c’è l’estetica cyberpunk del neon e della pioggia. C’è solo un mondo che sembra già ieri — un futuro che è già diventato passato prima di essere arrivato.

Il budget fu di circa 35 milioni di dollari — modesto per gli standard del cinema internazionale ma sufficiente per la visione specifica di Cronenberg. Gli effetti speciali non sono digitali ma pratici: le apparecchiature chirurgiche di scena (i letti OrchidBed, le piattaforme NutritionPod) furono costruite fisicamente. Cronenberg voleva che si vedesse la meccanica, il metallo, i tubi — la tecnologia come artigianato artigianale, non come prodigio digitale.

Howard Shore, come sempre, compone la partitura. Il suono di Crimes of the Future è organico e metallico insieme — archi che suonano come strutture che si deformano, percussioni che evocano macchine biologiche.

La Sindrome dell’Evoluzione Accelerata: body horror come ecologia

La Sindrome dell’Evoluzione Accelerata — la condizione di Saul Tenser — è il concept più riuscito di Crimes of the Future: l’idea che il corpo umano stia rispondendo all’inquinamento e alla saturazione di plastica nell’ambiente sviluppando nuovi organi interni.

Questo non è fantascienza pura. È una variazione narrativa su un fenomeno reale: la ricerca scientifica degli ultimi vent’anni ha documentato la presenza di microplastiche nei polmoni, nel sangue, nel sistema riproduttivo umano. Il corpo è già saturato di materia sintetica che non riesce a smaltire. La domanda di Cronenberg — e se il corpo stesse invece evolvendo per gestirla? — è la domanda ecologica più pertinente che il cinema di fantascienza abbia posto negli ultimi anni.

La fazione di umani che ha già sviluppato la capacità di digerire plastica — il figlio di Lang Dotrice che mangiava snack di plastica sintetica senza problemi — è la risposta evolutiva che Cronenberg immagina: il corpo che si adatta all’ambiente invece di essere avvelenato da esso. Non è utopico — il bambino è morto, e non si capisce bene perché. Ma la direzione è quella.

Saul Tenser è nella fase intermedia: il suo corpo produce nuovi organi ma non sa ancora cosa farsene. È in transizione. E la scelta di Saul di trasformare questa transizione in arte — invece di subire la propria evoluzione come malattia — è il punto di vista che Cronenberg propone come risposta alla crisi ecologica: non la lotta contro il cambiamento, ma l’integrazione con esso.

È una risposta che molti trovano inefficace come posizione politica, e forse lo è. Ma come postura estetica — come modo di guardare la trasformazione senza il panico che la cultura di massa di solito ci mette sopra — è coerente con cinquant’anni di cinema cronenberghiano.

Il dibattito critico: film-testamento o film-continuazione?

Crimes of the Future ha diviso la critica tra chi lo legge come il testamento di un regista anziano (una summa, una ricapitolazione) e chi lo legge come un nuovo inizio (un regista che non ha ancora finito di fare domande).

La verità è probabilmente nel mezzo. Cronenberg ha detto in più interviste che il ritorno al cinema dopo otto anni non era una dichiarazione finale — stava scrivendo nuovi progetti. Ma la densità di riferimenti intra-testuali (la chirurgia di Videodrome, la fusione di eXistenZ, la trasformazione di La Mosca, la politica del corpo di Naked Lunch) suggerisce un autore che stava facendo i conti con la propria opera.

Il Rotten Tomatoes segna un 72% tra i critici — solidamente positivo ma con una frazione significativa di recensioni negative, quasi sempre motivate dalla difficoltà di accesso al film. Chi era abituato a Cronenberg lo accolse come il suo lavoro più filosoficamente coerente dagli anni Ottanta. Chi si avvicinava per la prima volta lo trovò ostico e deliberatamente opaco.

La Palme d’Or 2022 andò a Triangle of Sadness di Östlund — una scelta che molti critici europei considerarono discutibile, preferendo il ritorno di Cronenberg come evento cinematografico dell’anno. Ma il festival rimase quello che è: una competizione in cui vince uno, e in cui avere la presenza in concorso è già un riconoscimento.

Il ritorno al Canada: Maps to the Stars e il ciclo che si chiude

Prima di Crimes of the Future, l’ultimo film di Cronenberg era stato Maps to the Stars (2014) — un film sull’industria cinematografica hollywoodiana girato per la prima volta (nella sua carriera) quasi completamente negli USA.

Maps to the Stars era il film meno cronenberghiano di Cronenberg: niente body horror esplicito, niente tecnologia che si fonde con la carne, niente trasformazioni fisiche. Era un film sulla vanità, sulla corruzione dell’industria dello spettacolo, sull’America della Celebrity che Cronenberg guardava da fuori con il distacco del canadese.

Il film fu un flop — sia commercialmente che criticamente. E dopo quell’esperienza, Cronenberg ha preso la distanza dal cinema per otto anni: aveva scritto il romanzo Consumed, aveva parlato di vari progetti che non si sono concretizzati.

Crimes of the Future rappresenta un ritorno non solo al cinema ma alla forma: il body horror come metodo, la carne come territorio, la chirurgia come rituale. È il film di qualcuno che ha fatto un giro lungo — il romanzo, l’industria hollywoodiana, gli otto anni di assenza — ed è tornato esattamente al punto di partenza.

La differenza è l’età. A 79 anni, Cronenberg porta a Crimes of the Future una qualità contemplativa che i film degli anni Ottanta non avevano: la fretta è scomparsa, il compiacimento è scomparso, rimane solo la domanda che è sempre stata lì.

Brandon Cronenberg: il figlio continua il discorso del padre

Un elemento che circonda inevitabilmente Crimes of the Future (2022) è il lavoro di Brandon Cronenberg — figlio di David, regista di Possessor (2020) e Infinity Pool (2023).

Possessor è il film in cui una donna usa la coscienza degli altri come arma, entrando nei loro corpi per commettere omicidi. Infinity Pool è il film in cui un doppio clonato prende il posto dell’originale durante un crimine in un resort esotico — e l’originale deve fare i conti con ciò che il suo doppio fa con la libertà di essere qualcun altro.

Le ossessioni sono quelle del padre — il corpo come territorio dell’identità, la violenza come forma di trasformazione, la tecnologia come moltiplicatore del sé — ma portate in un registro più esplicitamente violento e meno contemplativo. Dove David usa il body horror come domanda filosofica, Brandon lo usa come strumento narrativo.

Il fatto che entrambi i Cronenberg abbiano rilasciato film importanti entro pochi anni l’uno dall’altro — Possessor nel 2020, Crimes of the Future nel 2022 — ha dato ai critici l’occasione di tracciare paralleli e distinzioni. L’eredità non è solo tematica: è anche formale, metodologica, cinematografica.

Vedere i due film in sequenza è una delle esperienze più rivelatrici disponibili nel cinema contemporaneo — sia per quello che condividono che per quello che li separa.

eXistenZ e Crimes of the Future: trent’anni di corpo-interfaccia

Il confronto più illuminante tra Crimes of the Future e il resto della filmografia di Cronenberg non è con Videodrome — nonostante l’ovvia connessione tematica — ma con eXistenZ (1999).

In eXistenZ, i personaggi si connettono a sistemi di realtà virtuale attraverso porte bioport inserite nel corpo — aperture fisiche nella schiena attraverso cui si inserisce un jack organico. La tecnologia è il corpo, e il corpo è tecnologia. La distinzione tra realtà e simulazione collassa completamente.

In Crimes of the Future, la chirurgia è l’interfaccia. Non c’è jack, non c’è porta: il corpo stesso è il sistema aperto, e la chirurgia è il protocollo di accesso. Saul Tenser non si connette a nulla di esterno — si connette a se stesso, all’interno del proprio corpo, attraverso le incisioni di Caprice.

Sono lo stesso film in universi diversi. In eXistenZ, la tecnologia ha invaso il corpo dall’esterno. In Crimes of the Future, il corpo ha sviluppato la propria tecnologia dall’interno. In entrambi i casi, quello che rimane costante è Cronenberg: convinto che il confine tra organico e artificiale non sia mai stato così netto come crediamo.

L’arte del corpo: Orlan, Stelarc e la performance chirurgica

Crimes of the Future non è nato nel vuoto. Nella cultura artistica contemporanea esiste una tradizione — controversa, marginale, ma documentata — di artisti che usano il proprio corpo come materiale.

Orlan — artista francese — ha subito una serie di operazioni chirurgiche estetiche in diretta, trasmesse come performance. Non per migliorare la propria estetica ma per ridefinirla secondo canoni di bellezza tratti dalla storia dell’arte (il mento della Venere di Botticelli, la fronte della Monna Lisa di Leonardo). La chirurgia come scultura di sé.

Stelarc — artista australiano — ha inserito nel proprio braccio un’orecchio coltivato in laboratorio, non per udire ma come atto artistico: il corpo che acquisisce organi aggiuntivi senza funzione biologica.

Cronenberg conosceva questi artisti. Crimes of the Future è in dialogo esplicito con questa tradizione: la Sindrome dell’Evoluzione Accelerata porta alle conseguenze logiche ciò che Orlan e Stelarc hanno fatto come scelta artistica deliberata. Quando il corpo produce organi senza funzione, Saul e Caprice ne fanno arte — esattamente come Orlan faceva arte della chirurgia.

Questa connessione con la tradizione artistica reale dà a Crimes of the Future una densità di contesto che non è ovvia al primo sguardo ma è riconoscibile per chi conosce il panorama.

Dove vedere Crimes of the Future in Italia

Crimes of the Future è disponibile su Mubi in Italia — la piattaforma di cinema d’autore è la destinazione naturale per questo film. È anche disponibile in noleggio su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play Movies.

La connessione tematica con eXistenZ — dove i confini tra corpo e tecnologia collassano in modo altrettanto radicale — rende i due film una doppia visione ideale.

Domande frequenti su Crimes of the Future

Di cosa parla Crimes of the Future (2022)? Saul Tenser produce nuovi organi interni spontaneamente. Con la partner Caprice, li rimuove chirurgicamente in spettacoli pubblici. Nel frattempo, una fazione umana che può digerire plastica cerca riconoscimento come nuova specie.

Come finisce Crimes of the Future? Saul mangia un biscotto di plastica — indigeribile per un umano normale — e sorride. Non più estraneo alla propria evoluzione.

Crimes of the Future è lo stesso film del 1970? No. Condividono solo il titolo. Il film del 2022 è completamente diverso.

Ha vinto la Palme d’Or a Cannes 2022? No. La Palme andò a Triangle of Sadness. Ma fu in concorso e ricevette una standing ovation di 6 minuti.

Perché Cronenberg non girava dall’era Maps to the Stars (2014)? Si era dedicato alla scrittura del romanzo Consumed. Crimes of the Future è il suo ritorno dopo otto anni.

Dove vedere Crimes of the Future in streaming in Italia? Su Mubi. In noleggio su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play Movies.

Kristen Stewart è convincente? Sì. La sua interpretazione di Timlin ricevette elogi dalla critica per intensità e originalità.

Cosa è la Sindrome dell’Evoluzione Accelerata? Una condizione in cui alcuni umani producono nuovi organi interni senza funzione biologica — risposta evolutiva a un ambiente saturo di tossine.

È adatto a tutti? No. Contiene chirurgia esplicita, body horror e un ritmo contemplativo. Film di nicchia anche per gli standard di Cronenberg.

Qual è il collegamento con Videodrome (1983)? Entrambi esplorano il corpo come superficie su cui si iscrivono forze esterne. In entrambi, il protagonista abbraccia la trasformazione invece di resisterle.

Perché alcuni hanno abbandonato la sala a Cannes? Le scene di chirurgia esplicita e il tono impegnativo. Cronenberg lo aveva anticipato.

Ha connessioni con Videodrome (1983)? Tematicamente dirette: entrambi esplorano la fusione tra corpo e forze esterne, e il protagonista che abbraccia la trasformazione.


Crimes of the Future è il film di un autore che ha passato cinquant’anni a fare la stessa domanda — cosa fa il corpo quando la cultura lo abbandona — e che a 79 anni ha finalmente trovato la risposta che lo soddisfa. Non è una risposta rassicurante. Ma è onesta.

Saul mangia la plastica. Sorride. Fuori, il mondo continua a disintegrarsi. Dentro, qualcosa di nuovo sta crescendo.

Crimes of the Future era già il secondo film cronenberghiano del 2022: nello stesso anno, il figlio Brandon aveva rilasciato Infinity Pool. Padre e figlio, entrambi con film nei festival di punta, entrambi con body horror come lingua madre. Non è una coincidenza — è una conversazione familiare che si svolge attraverso i festival e le sale.

Cronenberg ha detto che non sa se tornerà a fare un altro film. A 79 anni, con Crimes of the Future come punto finale provvisorio, la domanda è giusta. Ma la domanda migliore è quella che il film pone: e se l’evoluzione non fosse qualcosa che ci succede, ma qualcosa che scegliamo? Saul ha risposto. Il cinema di Cronenberg — cinquant’anni di corpi che cambiano, si fondono, si rifiutano e si accettano — aveva già risposto molto prima.

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