Fleabag (2016-2019): la commedia BBC di Phoebe Waller-Bridge che ha cambiato la serialità
Fleabag guarda direttamente in camera.
Non come un personaggio che ha rotto accidentalmente la finzione. Come qualcuno che sa esattamente cosa sta facendo, e lo fa di continuo — in mezzo a una cena imbarazzante, durante una discussione con la sorella, nell’istante prima che succeda qualcosa che non avrebbe dovuto succedere. Ci guarda e parla. Ci tratta come complici.
La cosa straordinaria non è il meccanismo in sé. È che nella seconda stagione, qualcun altro se ne accorge.
Di cosa parla Fleabag: una donna e il suo caos
Fleabag — non sappiamo mai il suo vero nome — è una donna londinese sulla trentina che gestisce una piccola caffetteria e che sta attraversando un periodo complicato. L’amica del cuore è morta. La relazione sentimentale è finita. La famiglia è un disastro organizzato: il padre gentile e distante, la matrigna (Olivia Colman, magnifica) che non ha mai finto di volerle bene, la sorella Claire (Sian Clifford) con la sua vita apparentemente perfetta e un matrimonio che non funziona.
Fleabag naviga tutto questo con humor, con sarcasmo, con una capacità di trovare il lato comico nelle situazioni più dolorose — e con la nostra complicità, che ha guadagnato parlandoci direttamente.
La serie non ha una trama nel senso convenzionale. È più vicina a un ritratto — una donna che Phoebe Waller-Bridge ha costruito con una precisione che non assomiglia a nessun altro personaggio della serialità contemporanea.
Il quarto muro come dispositivo narrativo
Rompere il quarto muro non è un’invenzione di Fleabag — dalla commedia greca a Ferris Bueller, i personaggi hanno sempre trovato modi per parlare al pubblico.
Quello che Fleabag fa con il dispositivo è diverso.
I classici sguardi in camera sono segnali al pubblico: ti sto dicendo quello che il personaggio nella storia non può sapere. In Fleabag, lo sguardo in camera rivela non quello che succede, ma quello che Fleabag sente e non dice — la distanza tra la faccia pubblica e la vita interiore. Quando Fleabag sorride a una conversazione e poi guarda in camera, lo sguardo traduce: “Sai benissimo che questa non è tutta la storia.”
Il meccanismo diventa narrativamente cruciale nella seconda stagione. Il Prete (Andrew Scott) — l’unico personaggio con cui Fleabag sviluppa una relazione romantica — si accorge che Fleabag guarda qualcosa che non è lui. Non sa cosa è, non sa dove guarda. Ma lo sente. E questo — che qualcuno si accorga — è il momento in cui il dispositivo comico diventa qualcosa di completamente diverso.
Phoebe Waller-Bridge: autrice, attrice, fenomeno
Phoebe Waller-Bridge è la creatura che ha scritto Fleabag — basandola su un monologo teatrale che aveva portato all’Edinburgh Festival nel 2013 — e anche quella che l’ha recitata. I due ruoli sono inseparabili.
Come autrice, Waller-Bridge scrive dialogo con una precisione che sembra facile e non lo è: ogni battuta ha il giusto peso, i silenzi sono posizionati esattamente dove devono essere, il passaggio tra commedia e dolore avviene senza segnalarlo in anticipo. Come attrice, porta Fleabag con una presenza che non si può separare dalla scrittura — non è chiaro se il personaggio funziona perché è scritto bene o perché Waller-Bridge lo abita perfettamente.
La risposta è che sono la stessa cosa.
Dopo Fleabag, Waller-Bridge ha scritto la prima stagione di Killing Eve per la BBC — portando lo stesso tono (ironia acuta, personaggi femminili complessi, umorismo che non esclude il dolore) a una storia completamente diversa. Le stagioni successive di Killing Eve hanno avuto autori diversi, e il cambiamento di voce è evidente a chiunque abbia visto la prima.
Andrew Scott e il Prete: un personaggio che è diventato un meme
La seconda stagione introduce il Prete — e introduce Andrew Scott in un ruolo che Internet ha immediatamente catalogato come “Hot Priest” (il modo in cui l’ha chiamato il pubblico sui social, non la serie).
Il personaggio è più complicato di come lo ha ridotto il meme.
Il Prete è l’unico personaggio nella serie che sente la presenza del pubblico — non sa cosa è, ma percepisce che c’è qualcosa che Fleabag fa, uno sguardo verso un posto che non è lui. Questa permeabilità — questa capacità di intuire più di quanto dovrebbe — è quello che lo rende interessante al di là del fascino fisico.
Andrew Scott porta il personaggio con la leggerezza necessaria a non renderlo pesante — il Prete è consapevole del proprio fascino, lo usa, ride di sé stesso — ma anche con la profondità che rende credibile la tensione tra vocazione e attrazione. Che il personaggio alla fine torni alla propria vocazione non sembra una sconfitta: sembra coerente con chi è.
Il monologo teatrale: da Edimburgo alla BBC
Fleabag nasce come monologo teatrale.
Nel 2013, Phoebe Waller-Bridge porta all’Edinburgh Fringe Festival un one-woman show scritto per sé stessa: cinquanta minuti in cui un solo personaggio — Fleabag, appunto — racconta la propria vita parlando direttamente al pubblico. Lo show è un successo immediato.
La BBC vede il potenziale e commissiona la serie. Waller-Bridge adatta il monologo in sei episodi per la prima stagione — mantenendo il meccanismo del quarto muro, espandendo il mondo e i personaggi, ma conservando la voce che aveva reso il monologo efficace.
La scelta di mantenere il monologo teatrale come origine è visibile nella struttura della serie: Fleabag ha un ritmo da performance più che da televisione convenzionale. Le scene sono brevi, precise, senza niente di superfluo. Il dialogo è costruito con la cura di chi sa che ogni parola verrà ascoltata ad alta voce.
Nel 2019, dopo il successo della seconda stagione, Waller-Bridge ha portato il monologo originale in tour internazionale — e nel 2024 a Broadway, con sold-out immediati.
L’eredità di Fleabag nella serialità britannica
Fleabag non è solo una serie di successo. È un momento nella storia della serialità che ha cambiato alcune aspettative su cosa può fare una commedia.
Prima di Fleabag, la commedia drammatica con temi pesanti (lutto, sessualità, famiglia disfunzionale) esisteva — ma raramente con questo tono specifico: autoironia radicale, quarto muro sistematico, protagonista femminile che non chiede di essere giudicata positivamente. La serie ha aperto spazio per un tipo di racconto che la televisione non sapeva come trattare.
Il successo dei 6 Emmy del 2019 — con Fleabag che batteva serie con budget enormemente superiori — ha dimostrato che una storia piccola, personale, costruita su un singolo personaggio, può avere più impatto di produzioni più grandi. Ha anche consolidato il modello BBC/Amazon di serie brevi e precise contro il modello americano di stagioni da 10-22 episodi.
Waller-Bridge è diventata il riferimento per una generazione di autrici britanniche che combinano commedia e drama — la sua firma è riconoscibile in molte serie degli anni seguenti anche quando non è lei a scriverle.
La famiglia come campo di battaglia
Una delle cose che Fleabag fa meglio è la famiglia.
Il padre (Bill Paterson) è gentile, un po’ perso, con una capacità di non vedere quello che non vuole vedere. La matrigna — interpretata da Olivia Colman in uno dei suoi ruoli più divertenti prima del salto hollywoodiano — è una scultrici con una stima di sé che non lascia molto spazio ad altri.
Ma il rapporto centrale, quello che la serie costruisce con più cura, è quello tra Fleabag e la sorella Claire.
Claire è tutto quello che Fleabag non è: controllata, professionale, con una vita che dall’esterno sembra funzionare. La loro relazione è fatta di scontri, di malintesi, di una competizione che non è mai stata dichiarata. La seconda stagione porta questo rapporto alla sua risoluzione — non nel modo in cui le commedie romantiche sciolgono i conflitti familiari, ma con la specificità disordinata che solo la vita reale produce.
La scena in cui Claire corre all’aeroporto per Fleabag è uno dei momenti migliori delle due stagioni.
Il lutto come materia comica
Sotto la superficie di Fleabag c’è un lutto.
Boo — l’amica del cuore morta prima dell’inizio della serie — è una presenza costante, raccontata attraverso i flashback, attraverso i modi in cui Fleabag la cita, attraverso la colpa che Fleabag porta per qualcosa che ha fatto (o non fatto) prima della morte di Boo.
La serie usa questa colpa come motore drammatico ma non la tratta mai con il peso solenne che il lutto riceve di solito nella fiction. Fleabag ride di sé stessa, ride del dolore, lo guarda di traverso perché guardarlo direttamente sarebbe impossibile.
Questo è il cuore del personaggio: la commedia non come evasione dal dolore, ma come modo di portarlo.
La seconda stagione: quando una serie supera la prima
È raro che la seconda stagione di una serie superi la prima. Fleabag lo fa.
La prima stagione è ottima — introduce il personaggio, stabilisce il tono, costruisce il mondo. Ma è anche abbastanza autonoma nella propria cupezza: Fleabag è divertente, ma il materiale sotto è pesante.
La seconda stagione porta tutto il peso della prima verso una risoluzione che non tradisce la complessità del personaggio. Il Prete aggiunge una dimensione romantica che la prima stagione non aveva. La relazione con Claire si apre. Il rapporto con la colpa per Boo trova una forma di elaborazione.
E il finale — Fleabag che guarda in camera per l’ultima volta e poi smette — è uno dei finali più precisi degli ultimi anni. Non scioglie tutto. Non promette che andrà bene. Dice semplicemente: questa parte della storia è finita.
Il rapporto con il sesso: onestà senza moralismo
Fleabag parla di sesso con una disinvoltura che la televisione britannica raramente aveva raggiunto prima.
Non perché la serie sia esplicita — non lo è — ma perché tratta la sessualità del personaggio come parte della sua vita senza costruirci attorno un dramma o una morale. Fleabag ha rapporti sessuali, li valuta, cambia idea, fa scelte discutibili, e la serie non la giudica né la punisce per questo.
Questa postura — trattare la sessualità di un personaggio femminile come un dato del personaggio e non come un elemento narrativo che richiede risoluzione morale — era più rara di quanto dovrebbe essere nel 2016. È uno dei motivi per cui Fleabag è stata accolta come una serie “finalmente onesta” su quel tipo di vita.
Anche il modo in cui Fleabag gestisce la sessualità nel contesto della seconda stagione — la tensione con il Prete, che è irrisolvibile non per ragioni morali sue ma per ragioni pratiche di lui — è coerente con questa postura: non c’è giudizio, non c’è punizione, c’è solo la complessità di una situazione impossibile.
Olivia Colman come matrigna: il personaggio più comico
Olivia Colman — attrice che in quegli anni stava per vincere l’Oscar per La Favorita — porta la matrigna di Fleabag con una precisione comica che è una delle performance più divertenti della serie.
La matrigna è una scultrice con un’opinione molto alta di sé stessa e una capacità quasi sovrannaturale di rendere tutto, anche i momenti potenzialmente intimi, occasioni per parlare del proprio lavoro. È il tipo di personaggio che potrebbe facilmente diventare caricatura — Colman lo rende specifico, reale, riconoscibile.
La scena in cui la matrigna riceve un premio per la propria arte — e il discorso di ringraziamento che ne segue — è uno dei momenti migliori delle due stagioni. Colman porta il personaggio al limite dell’assurdo mantenendolo perfettamente credibile.
Fleabag come serie sull’amicizia perduta
Sopra la superficie di commedia e romance, Fleabag è una serie sul lutto.
Boo — l’amica morta — non appare mai nella serie se non nei flashback. Ma è la presenza più costante: il motivo per cui Fleabag ha quella caffetteria, il motivo per cui Fleabag porta quella colpa, il motivo per cui il humor di Fleabag ha quella sfumatura di difesa.
La relazione tra Fleabag e Boo — ricostruita attraverso i flashback — è una delle rappresentazioni più precise di un’amicizia femminile nella serialità recente. Non è idealizzata: Boo e Fleabag litigano, si tradiscono, si amano, si deludo. È una relazione umana, non un archetipo.
La risoluzione del rapporto con la colpa — quello che Fleabag ha fatto (o non fatto) prima della morte di Boo — è il vero arco emotivo della serie. Il momento in cui Fleabag lo rivela esplicitamente, in modo quasi casuale, è uno dei più dolorosi delle due stagioni.
Il ritmo degli episodi: brevità come scelta
La prima stagione di Fleabag ha sei episodi di circa venticinque minuti ciascuno. La seconda stagione mantiene la stessa struttura. Sono episodi che finiscono prima che ti aspetti, che lasciano la sensazione di aver voluto ancora, che raramente hanno momenti di riempimento.
Questa brevità è una scelta stilistica, non un compromesso. Waller-Bridge ha costruito Fleabag con la precisione di chi viene dal teatro — ogni scena ha un motivo per esistere, ogni battuta fa lavoro narrativo. Quando la scena ha finito il suo lavoro, finisce.
Il risultato è una serie che si guarda con una densità insolita: dodici episodi da venticinque minuti sembrano più sostanziosi di molte serie da dieci episodi da cinquanta.
I premi: sei Emmy e la notte che ha sorpreso Hollywood
Il 22 settembre 2019, Fleabag ha vinto sei Emmy Awards — tra cui le quattro categorie principali della commedia: migliore serie, migliore attrice (Phoebe Waller-Bridge), migliore regia (Harry Bradbeer), migliore sceneggiatura (Waller-Bridge).
Era la prima volta che una serie britannica vinceva la categoria commedia agli Emmy in vent’anni.
Il discorso di ringraziamento di Waller-Bridge — breve, preciso, divertente — è diventato uno dei momenti più condivisi della serata. La vittoria di una serie di dodici episodi totali su produzioni con budget enormemente superiori ha dimostrato che il modello BBC — stagioni brevi, alta qualità per episodio, nessun episodio di riempimento — può competere con qualsiasi formato.
I premi hanno trasformato Fleabag da successo critico a fenomeno internazionale, portando molti spettatori alla serie solo dopo le vittorie agli Emmy.
Fleabag e il confronto con altre commedie brit
Nella tradizione della commedia britannica — Blackadder, Absolutely Fabulous, The Office, Peep Show — Fleabag si colloca in una posizione specifica.
Condivide con The Office (Ricky Gervais, BBC, 2001) la struttura di personaggi in conflitto con la propria vita ordinaria e la scelta di creare cringe comedy da situazioni banali. Ma là dove The Office usa il disagio per effetto comico, Fleabag lo usa come rivelazione di qualcosa di vero.
Condivide con Peep Show (Channel 4, 2003-2015) il meccanismo di accesso diretto al pensiero interno del protagonista — Peep Show usa una voce narrante in prima persona, Fleabag usa gli sguardi in camera. Ma Peep Show è costruito sulla crisi di identità maschile dove Fleabag affronta specificità femminili diverse.
La serie più vicina come tono è probabilmente Catastrophe (Channel 4, 2015-2019) di Rob Delaney e Sharon Horgan — commedia romantica adulta, onesta sulla difficoltà delle relazioni, senza la struttura del quarto muro ma con la stessa sensazione di essere scritta per adulti che hanno già visto la versione ottimistica delle cose.
La regia di Harry Bradbeer: ogni inquadratura è uno sguardo
Harry Bradbeer ha diretto tutti e 12 gli episodi di Fleabag — un elemento di continuità visiva che ha permesso alla serie di sviluppare un linguaggio registico coerente.
La scelta più importante che Bradbeer fa con la serie è su come gestire gli sguardi in camera di Fleabag. In altre serie, rompere il quarto muro è spesso un momento teatrale — sottolineato dalla musica, da un cambio di ritmo, da qualcosa che segnala “adesso il personaggio parla con te.” In Fleabag, gli sguardi in camera avvengono in modo quasi casuale — nel mezzo di una conversazione, tra un’inquadratura e l’altra — come se Fleabag stesse sempre tenendo un dialogo parallelo con il pubblico senza mai smettere quello che stava facendo.
Questo richiede una gestione precisa della camera: l’asse dello sguardo di Comer deve essere esattamente quello giusto per creare la sensazione di contatto diretto senza che la scena intorno sembri messa in pausa. Bradbeer lo gestisce con una naturalezza che rende il meccanismo invisibile — il che è il miglior complimento che si possa fare a un meccanismo così artificiale.
La vittoria dell’Emmy per la regia nel 2019 era meritata.
Dove vedere Fleabag in streaming in Italia

Fleabag — entrambe le stagioni, 12 episodi — è disponibile su Amazon Prime Video in Italia.
Domande frequenti
Bisogna vedere la prima stagione di Fleabag prima della seconda? Sì. La seconda stagione presuppone la conoscenza della prima — il meccanismo del quarto muro, i personaggi, la storia di Boo. Non è una serie antologica: è un arco narrativo in due parti.
Phoebe Waller-Bridge tornerà a fare Fleabag? Waller-Bridge ha detto ripetutamente che non ci sarà una terza stagione — la storia è completa con il finale della seconda. Nel 2024 ha portato il monologo teatrale originale di Fleabag a Broadway, ma è un pezzo separato dalla serie.
Perché Olivia Colman è così brava come matrigna? Olivia Colman porta la matrigna con una precisione comica che la rende il personaggio più divertente e il più disturbante insieme — parla di sé con la serietà che solo una persona senza senso dell’ironia riesce ad avere. La scena del suo premio artistico è una delle migliori della prima stagione.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.