Gundam: ordine di visione consigliato, da dove iniziare e le serie migliori del franchise
Gundam non è una serie. È un universo.
Dal 1979 il franchise creato da Yoshiyuki Tomino ha prodotto oltre cinquanta serie televisive, OVA e film — ogni volta con personaggi nuovi, guerre diverse, ma sempre con la stessa domanda al centro: cosa trasforma un essere umano in qualcuno capace di uccidere un altro essere umano, e cosa resta di quella persona dopo?
Per chi si avvicina a Gundam per la prima volta, la dimensione del franchise può sembrare un ostacolo. Non lo è — a condizione di sapere da dove iniziare.
Gundam ordine di visione: la guida completa
La prima cosa da capire è che Gundam si divide in due categorie:
Universal Century (UC) — la timeline principale, iniziata nel 1979 con la serie originale. Tutte le serie UC condividono la stessa storia del mondo, gli stessi eventi storici, e spesso gli stessi personaggi o i loro discendenti. Seguirla in ordine dà il massimo dell’esperienza, ma richiede investimento.
Alternate Universe (AU) — storie completamente indipendenti, ambientate in universi diversi, con personaggi nuovi. Gundam Wing, Gundam SEED, Gundam 00, Iron-Blooded Orphans, The Witch from Mercury sono tutti AU. Ognuno si può guardare senza conoscere nulla del franchise.
Ordine consigliato Universal Century
- Mobile Suit Gundam (1979, 43 episodi) — oppure la trilogia cinematografica (1981-1982) che riassume la serie in tre film
- Mobile Suit Zeta Gundam (1985, 50 episodi)
- Mobile Suit Gundam ZZ (1986, 47 episodi) — opzionale, più leggero
- Char’s Counterattack (film, 1988) — conclusione dell’arco Amuro/Char
- Gundam Unicorn (OVA, 2010-2014, 7 episodi) — il miglior UC moderno
- Gundam Hathaway (film, 2021) — seguito diretto, trilogia in corso
Ordine consigliato per chi inizia da zero
Se non vuoi seguire la UC completa, questi sono i punti di ingresso migliori:
- The Witch from Mercury (2022) — il più moderno, autonomo, immediato
- Gundam Wing (1995) — il classico italiano degli anni Novanta
- Iron-Blooded Orphans (2015) — il più cupo e realistico degli AU moderni
- Gundam 00 (2007) — ottimo bilanciamento tra azione e politica
La serie originale del 1979: perché è ancora importante
Mobile Suit Gundam del 1979 sembra invecchiato. L’animazione è quella del suo tempo, il ritmo è televisivo nel senso più letterale. Eppure rimane l’opera fondante non solo del franchise, ma dell’intero genere mecha realistico.
Prima di Gundam, i robot negli anime erano strumenti del bene — i buoni guidavano i robot, i cattivi erano i nemici, il conflitto era morale e semplice. Tomino ha rotto questo schema: i Mobile Suit — i mecha di Gundam — sono armi da guerra. I piloti sono soldati adolescenti traumatizzati. I “nemici” Zeon hanno motivazioni politiche comprensibili. Non c’è un lato buono assoluto.
Amuro Ray è il protagonista meno eroico della storia dell’anime shonen di quegli anni: ansioso, capriccioso, spesso codardo. Diventa efficace non per coraggio ma per necessità. Il suo antagonista Char Aznable — maschera d’oro, motivazioni oscure — è diventato uno degli antagonisti più iconici del medium.
La serie originale ha inventato un modo di raccontare la guerra che tutto il genere mecha ha poi imitato. Guardarla è capire da dove vengono quarant’anni di robot anime.
Zeta Gundam: il seguito più oscuro
Mobile Suit Zeta Gundam (1985) è considerato da molti il picco creativo della Universal Century — e uno degli anime più coraggiosi mai prodotti.
Ambientato sette anni dopo la guerra di One Year War, Zeta segue Kamille Bidan, un giovane che si unisce a un gruppo di resistenza contro la Federazione Terrestre — che nell’arco di sette anni è diventata essa stessa oppressiva quanto i Zeon che aveva sconfitto. Anche Char torna, con un nuovo nome e un’agenda ancora più complessa.
Zeta Gundam non risparmia i suoi personaggi. Le morti sono reali, le sconfitte hanno conseguenze, il finale è tra i più ambigui e devastanti della storia degli anime. Tomino lo ha scritto in un periodo difficile della sua vita — e si vede.
È un’opera che richiede di aver visto la serie originale per apprezzarne tutto il peso. Ma chi arriva a Zeta dopo il 1979 difficilmente lo dimentica.
Gundam Wing: il Gundam degli italiani
Mobile Suit Gundam Wing (1995) è stato il primo Gundam trasmesso regolarmente in Italia — su Italia 1, nei pomeriggi degli anni Novanta. Per un’intera generazione di italiani è “il Gundam”.
Wing è un Alternate Universe — non ha nessun legame con la UC. La storia si svolge in un futuro in cui le colonie spaziali si ribellano alla Terra, usando cinque Mobile Suit Gundam e i loro piloti adolescenti come vettore della resistenza.
Il tono è diverso dalla UC: più melodrammatico, con una forte componente romantica, personaggi costruiti per un appeal visivo preciso. Heero Yuy — il protagonista — è il prototipo del protagonista mecha stoico e imperturbabile che Wing ha reso iconico.
Wing non è il Gundam più complesso narrativamente, ma è quello che ha introdotto al franchise milioni di persone in Occidente. La sua importanza storica è indiscutibile.
Gundam The Witch from Mercury: il miglior punto di ingresso moderno
Mobile Suit Gundam: The Witch from Mercury (2022-2023) è l’entrata più recente nel franchise e, per chi parte da zero oggi, il punto di ingresso più consigliato.
Ambientato in una scuola spaziale per i figli delle grandi corporazioni che controllano l’economia galattica, segue Suletta Mercury — una ragazza cresciuta ai margini del sistema che arriva alla scuola con un Gundam proibito e una determinazione tranquilla che nasconde qualcosa di molto più complesso.
Witch from Mercury è il primo Gundam con una protagonista femminile, il primo con una relazione romantica tra due donne al centro della storia, e uno dei Gundam con il miglior equilibrio tra accessibilità e profondità narrativa. Non richiede conoscenze pregresse. Funziona come storia autonoma. Ha 24 episodi — compatto rispetto ai classici.
Il finale della stagione 2 è stato tra gli eventi anime più discussi del 2023.
Iron-Blooded Orphans: il Gundam più duro
Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans (2015-2017) è l’AU che si allontana di più dalle convenzioni del franchise per avvicinarsi al territorio del seinen.
Protagonisti sono un gruppo di bambini soldato su Marte che si ribellano alle organizzazioni che li sfruttano. Non c’è la tecnologia raffinata degli altri Gundam — i Mobile Suit di IBO sono pesanti, brutali, richiedono che il pilota si interfacci fisicamente con la macchina attraverso un sistema che causa danni neurologici irreversibili.
IBO non ha rete di sicurezza narrativa. I personaggi muoiono. Il finale — uno dei più controversi del franchise — non offre la catarsi che il pubblico si aspettava. È il Gundam per chi ha amato Vinland Saga e Berserk e vuole trovare la stessa durezza in un contesto di fantascienza militare.
Gundam SEED: il Gundam della generazione PlayStation
Mobile Suit Gundam SEED (2002-2003) è il Gundam che ha riportato il franchise alla ribalta dopo anni di produzioni minori — ed è rimasto uno dei più amati in Giappone, dove continua a generare merchandise e nuovi adattamenti decenni dopo la messa in onda.
SEED è un Alternate Universe che rilegge la guerra di One Year War della UC originale in un contesto nuovo: coordinatori (umani geneticamente migliorati) contro naturali (umani non modificati), in una guerra che mescola xenofobia, nazionalismo e biopolitica con una precisione che il franchise raramente aveva raggiunto prima.
Il protagonista Kira Yamato è un coordinatore che si trova a combattere dalla parte degli umani naturali — contro i suoi simili. L’antagonista-alleato Athrun Zala è il suo migliore amico dall’infanzia, schierato dal lato opposto. Il conflitto personale tra i due è il cuore emotivo della serie, e funziona perché SEED non semplifica mai le loro posizioni.
SEED ha un seguito diretto — Gundam SEED Destiny (2004-2005) — più controverso, con difetti narrativi evidenti nella seconda metà, ma comunque parte imprescindibile della storia se si vuole seguire il ciclo completo.
Nel 2024 è uscito Gundam SEED Freedom, il film conclusivo del ciclo — con una produzione visiva che ha dimostrato quanto il franchise sia ancora vitale e capace di attrarre nuovo pubblico a distanza di vent’anni dalla prima messa in onda.
Gundam 00: il più politicamente ambizioso
Mobile Suit Gundam 00 (2007-2009) è l’AU più esplicitamente politico del franchise — ambientato in un futuro prossimo in cui tre blocchi di potere geopolitico si contendono le risorse energetiche del pianeta, e un’organizzazione privata decide di intervenire militarmente per forzare l’unificazione dell’umanità.
La premessa — un gruppo privato che usa la forza militare per imporre la pace al mondo, convinto che la violenza controllata possa eliminare la violenza incontrollata — è una delle più moralmente complesse mai esplorate in un Gundam. L’organizzazione Celestial Being e i suoi piloti Gundam non sono eroi: sono convinti di avere ragione, usano la violenza come strumento, e la serie non li assolve mai completamente da questa contraddizione.
Gundam 00 si divide in due stagioni e un film. La prima stagione costruisce il mondo e i personaggi. La seconda — ambientata quattro anni dopo — alza la posta con l’introduzione degli Innovatori e con una narrativa più ambiziosa.
Il design dei Mobile Suit di 00 è tra i più eleganti del franchise — il Gundam Exia e il Gundam 00 Raiser sono tra i mecha più riconoscibili dell’anime moderno. Per chi vuole un Gundam che mescoli politica internazionale, filosofia della violenza come strumento di pace e azione mecha di alto livello con un cast di personaggi memorabili, 00 è la scelta più immediata e soddisfacente tra gli AU moderni.
I Newtype: il concetto filosofico al cuore della Universal Century
Il concetto più originale che Gundam ha introdotto nel genere mecha non è il Mobile Suit.
È il Newtype.
Nel 1979, Tomino introduce nell’universo della Universal Century l’idea che l’umanità, costretta a vivere nello spazio, stia evolvendo. I Newtype sono esseri umani che hanno sviluppato una sensibilità superiore — una forma di percezione che permette di comunicare intuitivamente, di sentire le intenzioni degli altri, di anticipare i movimenti in combattimento. Non sono superpoteri nel senso dei fumetti americani. Sono l’adattamento biologico di una specie costretta ad abitare l’isolamento cosmico.
Amuro Ray è un Newtype. Lo scopre progressivamente nel corso della serie originale, senza che nessuno glielo spieghi completamente. Le sue reazioni in battaglia diventano più rapide di quanto la logica permetterebbe. Sente la morte degli altri prima che accada. E non sa se questo lo rende speciale o semplicemente diverso in un modo che lo separa dagli altri.
L’antagonismo tra Amuro e Char diventa ancora più denso quando si capisce che anche Char è un Newtype — e che i due si riconoscono a vicenda attraverso una comunicazione che va oltre le parole. Non si capiscono mai davvero, nonostante questa capacità di comprensione superiore. Anzi, si capiscono fin troppo bene: comprendono esattamente perché l’altro non cambierà posizione, e questo li porta allo scontro finale invece che alla riconciliazione.
Il concetto di Newtype è rimasto al centro di ogni storia UC da allora. Zeta Gundam lo espande con i Cyber-Newtype — persone artificialmente potenziate che pagano un prezzo psicologico enorme per capacità che i veri Newtype raggiungono naturalmente. Gundam Unicorn ne fa il tema centrale: tutta la sua narrativa ruota intorno alla domanda su cosa significhi essere Newtype in un mondo che ha trasformato il concetto in strumento politico e militare.
Il Newtype è la risposta di Gundam alla domanda che ogni grande fantascienza si pone: e se l’umanità cambiasse? La risposta di Tomino è che cambiare non basta. Bisogna ancora capirsi — e Amuro e Char, entrambi Newtype, non ci riescono mai davvero. L’evoluzione non garantisce la comprensione. Questa è la tragedia al cuore della Universal Century, e nessuna delle serie successive l’ha mai risolta definitivamente.
Gundam e Neon Genesis Evangelion: il dialogo tra titani
Nessuna discussione sul mecha anime è completa senza confrontare Gundam con Neon Genesis Evangelion.
Evangelion (1995) è nato come decostruzione consapevole del genere mecha — e Gundam è uno dei testi che decostruisce. Entrambi usano adolescenti come piloti. Entrambi mostrano la guerra come trauma. Ma Gundam mantiene una fede residua nella possibilità dell’agency umana — le persone fanno scelte, quelle scelte hanno conseguenze. Evangelion nega questa possibilità: i piloti sono strumenti di forze che non comprendono e non controllano.
Sono due risposte diverse alla stessa domanda sul genere mecha — ed entrambe hanno definito tutto ciò che è venuto dopo.
Il confronto non è solo accademico. Chi viene da Evangelion e si avvicina a Gundam trova un universo più ancorato alla realtà politica e militare, meno interessato alla psicologia del singolo e più al sistema in cui il singolo opera. Chi viene da Gundam e scopre Evangelion trova la destabilizzazione radicale di ogni certezza che Gundam aveva costruito. Guardarli entrambi — in qualsiasi ordine — è capire tutta la storia del mecha come genere, dalle sue origini negli anni Settanta alla sua forma contemporanea.
Nel panorama degli anime che CineNote ha esplorato, Gundam si posiziona accanto a Neon Genesis Evangelion come pietra fondante — un’opera che non si finisce mai davvero di vedere perché ogni nuova serie aggiunge uno strato alla conversazione che Tomino ha aperto nel 1979. Robotech/Macross è l’altro pilastro della stessa epoca: uscito nel 1982 in Giappone come Super Dimension Fortress Macross, è arrivato in Occidente trasformato nel franchise Robotech, ed è stato per molti spettatori americani ed europei il primo punto di contatto con il mecha realistico — battaglie spaziali, protocolli militari, conseguenze permanenti. Per chi vuole esplorare il filone mecha in modo sistematico, Gundam è il punto di partenza obbligatorio, Evangelion il punto di arrivo naturale, e Gurren Lagann la risposta entusiasta e deliberatamente eccessiva a entrambi: un mecha che prende le distanze dal realismo di Gundam per celebrare la volontà pura come forza narrativa. Escaflowne (1996) rappresenta invece la via del fantasy romantico — il mecha come strumento del destino in un mondo di cavalieri e draghi, lontano tanto dal realismo militare di Gundam quanto dal dramma psicologico di Evangelion: una prova che il genere poteva cambiare completamente registro senza perdere profondità. Darling in the FranXX (2018) è l’erede moderno che fonde tutte queste tradizioni: il sistema di pilotaggio richiede una coppia, i mecha hanno limiti tecnici come i Mobile Suit, ma il cuore della storia è romantico come Escaflowne e psicologico come Evangelion. E 86 Eighty Six (2021) porta il realismo militare di Gundam nel XXI secolo con una critica sociale esplicita: i mecha come strumento di oppressione etnica, la guerra come macchina che consuma minoranze dichiarate non-umane.
I Mobile Suit: perché i robot di Gundam sono diversi
Una delle ragioni per cui Gundam ha resistito quarantasei anni è il design dei suoi mecha — i Mobile Suit.
A differenza dei super robot degli anime classici — Goldrake, Mazinger Z, Daitarn 3, Voltus V — i Mobile Suit di Gundam sono macchine da guerra nel senso militare del termine. Hanno dimensioni realistiche per il loro universo — circa 18 metri — hanno limiti di energia, si danneggiano, richiedono manutenzione. I piloti non li “guidano” come supereroi: li operano come soldati che usano equipaggiamento militare.
Questa scelta ha creato un’estetica specifica — il real robot — contrapposta al super robot delle serie precedenti. Il real robot racconta la guerra come sistema: non basta il pilota più forte, serve la logistica, la strategia, la catena di comando. I Mobile Suit migliori possono essere distrutti da tattiche corrette, non solo da potenza bruta.
Il RX-78-2 Gundam originale — bianco, rosso e blu, costruito dalla Federazione Terrestre nel 1979 — è diventato uno dei design più iconici della cultura pop giapponese. Ogni nuova serie introduce nuovi Gundam con estetica propria, ma tutti mantengono il principio fondante: sono strumenti, non simboli di potere assoluto.
Il mercato dei Gunpla — i modellini in plastica dei Mobile Suit — è diventato un’industria miliardaria indipendente dall’anime. In Giappone i negozi Gunpla sono una presenza fissa nei centri commerciali. La serie Gundam Build Fighters (2013) è dedicata interamente alla cultura dei Gunpla come hobby — ed è uno degli spin-off più amati proprio perché celebra questa dimensione del franchise.
Per una panoramica completa su tutti i migliori anime mecha di sempre, consulta I migliori anime mecha.
Yoshiyuki Tomino: il creatore che odiava la guerra
Yoshiyuki Tomino è conosciuto tra i fan come “Kill ’em all Tomino” — il soprannome nasce dalla frequenza con cui i suoi personaggi muoiono nel corso delle sue serie. Non è sadismo. È coerenza narrativa portata alle sue conseguenze logiche.
Tomino ha dichiarato in molte interviste di non credere nella narrazione consolatoria. Se i protagonisti sono in guerra, la guerra ha conseguenze reali. I personaggi che creano legami muoiono. Chi si batte per ideali giusti può farlo nel modo sbagliato e pagarlo. Il finale di Zeta Gundam — forse la sua opera più personale — è devastante proprio perché non offre la redenzione che lo spettatore si aspetta. Tomino scrisse quella serie in uno dei periodi più difficili della sua vita, e si vede in ogni episodio.
La serie originale del 1979 fu prodotta in condizioni dure: budget limitato, una rete televisiva che voleva qualcosa di più semplice e commerciale, e Tomino che doveva combattere per ogni scelta narrativa coraggiosa. Il franchise fu salvato non dagli ascolti ma dai modellini. I Gunpla — i kit in plastica dei Mobile Suit — divennero un fenomeno di massa, e i proventi permisero alla Sunrise di continuare anche quando la televisione non bastava.
Sono stati venduti fino ad oggi oltre 500 milioni di Gunpla nel mondo. Nel 2009, per il trentennale del franchise, venne costruito a Odaiba, Tokyo, un Gundam in scala reale di 18 metri — la stessa altezza del RX-78-2 nell’universo della serie. Da allora la statua è diventata un’attrazione turistica permanente, spostata e aggiornata in versioni successive. Non una statua celebrativa nel senso tradizionale: una dichiarazione di quanto il franchise fosse diventato parte dell’identità culturale giapponese, al punto da essere scelto come simbolo per la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi del 2016.
Tomino oggi è un ottuagenario che continua a supervisionare il franchise e a esprimere pareri schietti sull’industria dell’animazione, sul commercialismo che spesso la guida, sulle responsabilità dei creatori verso il pubblico. Non ha mai smesso di essere scomodo. Ed è esattamente per questo che Gundam, nella sua forma migliore, non è mai consolatorio.
GQuuuuuuX e il futuro del franchise
Nel 2024 Sunrise ha lanciato Mobile Suit Gundam GQuuuuuuX — un nuovo Alternate Universe che porta una prospettiva diversa sulla Guerra di Un Anno, con personaggi e dinamiche inedite all’interno di un conflitto che i fan della Universal Century conoscono ma non hanno ancora visto da questa angolazione. La serie conferma che il franchise a quarantasei anni di vita mantiene la capacità di reinventarsi senza perdere il filo della propria identità.
Nello stesso anno è uscito su Netflix Gundam: Requiem for Vengeance — sei episodi in CGI 3D che seguono soldati Zeon durante la Guerra di Un Anno, con un’estetica radicalmente diversa dalla tradizione animata bidimensionale del franchise. La risposta del pubblico è stata divisa: i fan storici hanno faticato con il registro visivo tridimensionale, i nuovi spettatori hanno trovato un punto di ingresso insolito ma accessibile. Entrambe le reazioni dicono qualcosa di utile: Gundam è abbastanza solido da permettersi esperimenti visivi senza perdere la propria sostanza narrativa.
Il futuro include anche la trilogia di Gundam Hathaway — di cui il primo film è uscito nel 2021, con il secondo e il terzo ancora in produzione. Hathaway Noa, figlio di Bright Noa, è protagonista di una storia ambientata dopo Char’s Counterattack: un attivista che usa il terrorismo convinto di essere dalla parte giusta, convinto che la violenza controllata possa produrre un mondo meno violento. È forse il commento più diretto che Gundam abbia mai fatto sulla violenza come strumento politico — e la domanda che pone non ammette risposte semplici. Il franchise continua. E continua a fare la stessa domanda del 1979 in forme sempre nuove.
Dove vedere Gundam in Italia
Il catalogo Gundam in streaming in Italia è disponibile principalmente su Crunchyroll:
- The Witch from Mercury — disponibile completo
- Iron-Blooded Orphans — disponibile completo
- Gundam 00 — disponibile completo
- Gundam SEED / SEED Destiny — disponibile
- Gundam Wing — disponibile
- Mobile Suit Gundam (1979) — disponibile in versione sottotitolata
- Zeta Gundam — disponibile in versione sottotitolata
- Gundam Unicorn — disponibile
Netflix ha Gundam Wing, alcune produzioni recenti e l’ultima arrivata Gundam: Requiem for Vengeance (2024) — sei episodi in CGI 3D ambientati durante la Guerra di Un Anno, con la prospettiva inedita dei soldati di Zeon. Per chi vuole seguire la UC completa, Crunchyroll è la piattaforma di riferimento.
Domande frequenti su Gundam
Gundam: da dove iniziare? Per i nuovi spettatori nel 2025: The Witch from Mercury (moderno, autonomo) o Gundam Wing (classico italiano). Per chi vuole la storia completa: serie originale 1979 o trilogia cinematografica.
Qual è l’ordine di visione UC? Gundam 1979 → Zeta → ZZ (opzionale) → Char’s Counterattack → Unicorn → Hathaway.
Gundam Wing si può vedere senza prerequisiti? Sì — è un Alternate Universe completamente autonomo.
Quante serie Gundam esistono? Oltre 50 tra serie TV, OVA e film in 45+ anni di produzione.
Gundam dove vederlo in Italia? Crunchyroll per la maggior parte del catalogo — serie originale, Zeta, Wing, SEED, 00, IBO, Witch from Mercury. Netflix per alcune produzioni recenti.
Iron-Blooded Orphans è adatto a tutti? No — è il Gundam più maturo e violento. Finale molto duro. Consigliato a chi cerca uno shonen senza rete di sicurezza.
The Witch from Mercury è davvero buono? Sì — è considerato uno dei migliori Gundam moderni e uno dei punti di ingresso più accessibili al franchise.
Char’s Counterattack si capisce senza Zeta? Non pienamente. Serve almeno la serie originale del 1979. Zeta è fortemente consigliato.
Gundam dura da quarantasei anni perché non smette di fare la stessa domanda in modi sempre nuovi.
Ogni serie — dall’originale del 1979 alla Witch from Mercury del 2022 — risponde a modo suo. Alcune con pessimismo, alcune con speranza, alcune con ambiguità deliberata. Ma tutte partono dallo stesso punto: un essere umano dentro una macchina da guerra, di fronte a un altro essere umano dentro un’altra macchina da guerra, con la domanda su chi dei due ha torto.
Quarantasei anni dopo, nessuno ha ancora trovato una risposta definitiva. Ed è esattamente per questo che il franchise continua — e per questo ogni nuova generazione trova in Gundam qualcosa che gli appartiene, anche se la serie è nata prima che i suoi genitori nascessero.
Gundam in che ordine si guarda? Gundam è una franchise con molte serie ambientate in universi diversi. Il punto di partenza classico è Mobile Suit Gundam (1979) nella Universal Century. Per i nuovi spettatori, Gundam: Iron-Blooded Orphans (2015-2017) o Gundam Wing (1995) sono punti di ingresso più accessibili. Ogni serie è ambientata in un universo separato e può essere vista indipendentemente.
Dove vedere Gundam in streaming in Italia? Alcune serie Gundam sono disponibili su Prime Video e Crunchyroll in Italia. La disponibilità varia per serie — la Universal Century è quella più disponibile. Verifica su JustWatch per ogni titolo specifico. Il film Gundam Hathaway è su Netflix.
Gundam è adatto ai ragazzi? Dipende dalla serie. Le serie classiche come Gundam Wing sono accessibili dai 12-13 anni. Iron-Blooded Orphans è più violento e adatto dai 16 anni. Le serie più recenti variano — consulta le classificazioni specifiche. In generale Gundam è più maturo degli shonen standard.
Gundam e Eva: qual è la differenza? Mobile Suit Gundam è il capostipite del genere mecha realistico — robot come strumenti di guerra, non come superpoteri. Neon Genesis Evangelion usa il formato mecha per fare psicologia e esistenzialismo. Gundam è politico e militare; Eva è personale e psicologico. Sono due approcci opposti allo stesso mezzo visivo.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.