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Perché Kill Bill Vol. 2 è il capitolo più grande: Bill spiegato, dialoghi e il finale

Dove la vendetta smette di essere spettacolo e diventa conversazione.
2004 ⭐ 8.0/10
Perché Kill Bill Vol. 2 è il capitolo più grande: Bill spiegato, dialoghi e il finale
Anno 2004
Regia Quentin Tarantino
Generi Action, Crime, Thriller
Cast Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks, Perla Haney-Jardine

Il primo film finisce con un duello al rallentatore in un giardino di neve.

Il secondo inizia con uno sguardo in macchina.

La Sposa guarda direttamente in camera e parla. “Avevo intenzione di presentarmi a Bill e ucciderlo prima che dicesse qualcosa che mi convincesse a non farlo.” Kill Bill Vol. 2 è il film in cui Tarantino dice quello che nel primo capitolo aveva solo mostrato — ed è, paradossalmente, la parte più ambiziosa del dittico.

Dove Kill Bill Vol. 1 è cinema visivo nel senso più puro — azione, colore, musica, movimento — il Vol. 2 è cinema verbale. La vendetta smette di essere spettacolo e diventa conversazione. E la conversazione finale tra la Sposa e Bill è tra le più memorabili nella filmografia di Tarantino.

Di cosa parla Kill Bill Vol. 2: i nomi rimasti

Tre nomi rimasti sulla lista: Budd (Michael Madsen), fratello di Bill che vive in un camper nel deserto dell’Arizona. Elle Driver (Daryl Hannah), ex compagna di squadra con una benda sull’occhio. E Bill.

Budd è il primo. Una scena quasi comica: la Sposa si presenta con la spada Hattori Hanzō. Budd la aspetta con un fucile a canne mozze carico di sale. La mette fuori combattimento, la mette in una cassa di legno, la seppellisce viva in un cimitero abbandonato.

Quello che segue — la Sposa che usa la tecnica di Pai Mei per sfondare la bara a pugni nudi e uscire dalla terra — è la sequenza più fisica e sensoriale del film. L’oscurità totale, il suono delle dita che colpiscono il legno, l’aria che finisce. Tarantino costruisce la tensione con il buio e il silenzio invece che con l’azione.

E poi la rivelazione che cambia tutto: la Sposa scopre che sua figlia B.B. è viva, e che Bill la sta crescendo.

Il personaggio di Bill: l’antagonista che non combatte

David Carradine era già famoso prima di Kill Bill — aveva interpretato Kwai Chang Caine nella serie TV Kung Fu negli anni Settanta, un ruolo iconico nel cinema di arti marziali televisivo americano. Tarantino lo ha scelto per Bill precisamente per quel peso simbolico: il maestro di arti marziali televisivo degli anni Settanta, invecchiato e lucido, diventato il villano di un film che omaggia la tradizione in cui aveva recitato.

Bill non combatte quasi mai nel Vol. 2. Appare nelle sequenze in flashback — la sera prima delle nozze, il telefono, la scena devastante in cui arriva alla cappella — e nell’atto finale, dove aspetta la Sposa seduto in un giardino, con sua figlia B.B. che gioca con una pistola giocattolo.

Il monologue finale di Bill è il momento più importante del film. Spiega la sua filosofia del mondo: gli eroi del fumetto non hanno un’identità civile originaria da mascherare — Superman è Superman che si maschera da Clark Kent, mentre Batman è Bruce Wayne che si maschera da Batman. La Sposa, dice Bill, è un assassina che si è mascherata da donna normale. Ha cercato di cancellare la propria natura, e lui non poteva permetterlo.

È un monologo brillante nella sua lucidità torta: Bill è convinto di aver ragione, e ha una logica interna coerente. Il problema è che usa questa logica per giustificare un massacro. Tarantino non fa di Bill un villain unidimensionale: lo fa umano, convincente, e più pericoloso per questo.

La formazione da Pai Mei: il maestro impossibile

Uno dei flashback più importanti del film è la formazione della Sposa da Pai Mei (Gordon Liu), il leggendario maestro di kung fu che Bill le ha imposto come istruttore.

Pai Mei è un personaggio preso direttamente dal cinema di arti marziali degli anni Settanta — appare in film come Executioners from Shaolin (1977) — e Tarantino lo usa con tutti i cliché del genere: il maestro crudele, i test impossibili, il rifiuto di insegnare le tecniche più potenti ai discepoli indegni.

La sequenza di formazione è girata con la stessa estetica dei film che omaggia: la camera fissa, le tecniche mostrate con precisione didattica, il rapporto maestro-allieva che alterna umiliazione e rispetto. Tarantino non ironizza sul genere: lo ama troppo per farlo. Lo usa come un linguaggio vivo.

Il dettaglio che cambia tutto: Pai Mei insegna alla Sposa la Five Point Palm Exploding Heart Technique — la mossa segreta che ha negato persino a Bill. Perché? Il film non lo spiega. Forse il maestro ha visto qualcosa nell’allieva. Forse ha voluto inserire un elemento di imprevedibilità nel sistema che Bill credeva di controllare. Questa omissione è il seme della sconfitta di Bill.

La scena nella bara: claustrofobia come allenamento

La sequenza in cui la Sposa è sepolta viva è una delle più intense del cinema di Tarantino — e non mostra quasi nulla. Buio totale. Suono. Il pensiero che non si ha abbastanza aria.

La Sposa non si dispera. Si concentra. Usa la tecnica di Pai Mei per liberare i polsi dai legami, poi comincia a colpire il coperchio della bara. Tre pugni per staccare il legno. Poi la terra che cade dentro. Poi il buio assoluto, ancora peggiore.

Il punto è che la scena funziona perché non vediamo nulla. Il buio è il problema — non il pericolo da cui scappare, ma la condizione in cui dobbiamo restare. La Sposa, come lo spettatore, deve sopravvivere all’oscurità. La tecnica di Pai Mei non serve ad aprire la bara: serve a sopravvivere al panico dell’oscurità mentre la si apre.

Il finale: la Five Point Palm Exploding Heart Technique

La Sposa arriva al ranch di Bill. Bill l’aspetta. B.B. è lì — e la scena tra madre e figlia, breve e straziante, stabilisce le priorità della Sposa: vendetta o maternità. Non è una scelta: è una sequenza.

Il dialogo tra Bill e la Sposa è il momento in cui Kill Bill Vol. 2 mostra la sua vera natura. Non è un film di azione. È un film su due persone che si amano ancora e che sanno che una delle due dovrà morire.

Bill è lucido. Non chiede scusa. Non si giustifica nella sua vulnerabilità. Spiega — con la precisione di chi ha pensato a queste cose per anni — perché ha fatto quello che ha fatto, e perché la Sposa è quella che è. La sua teoria su Superman e Clark Kent è più di un monologo brillante: è il tentativo di un uomo che sa di aver torto di convincere l’interlocutore che aveva ragione.

La Sposa applica la tecnica. Bill compie cinque passi verso il tavolo. Si siede. “Come finisce questa storia?” chiede. “Bill, è stato il tuo momento più bello,” risponde lei. E Bill muore, elegante, senza sopravvivere al proprio fallimento.

Il finale non è trionfale. La Sposa raggiunge la sua camera d’albergo, B.B. dorme, lei si mette a piangere sul pavimento del bagno. La vendetta è finita. Sua figlia è salva. Ma il prezzo — gli anni, le morti, la persona che è dovuta diventare — resta.

Il dittico come opera unica: Kill Bill nella sua forma completa

Tarantino ha sempre detto che Kill Bill è un film unico, diviso in due parti per ragioni pratiche. In Giappone, esiste una versione montata con entrambi i film — The Whole Bloody Affair — proiettata in eventi speciali e occasionalmente in home video. Dura quattro ore e dieci minuti, con una pausa al posto del cartello “To be continued”. In questa versione, la transizione tra i due toni — l’azione visiva del Vol. 1 e la lentezza psicologica del Vol. 2 — è ancora più marcata.

La struttura a dittico non è una scelta commerciale ma una scelta estetica. I due film si costruiscono l’uno sull’altro: il Vol. 1 stabilisce il problema (la Sposa deve vendicarsi), il Vol. 2 scopre che il problema è mal posto (la Sposa deve capire perché ha lasciato il clan, e perché non avrebbe dovuto aspettarsi di poter lasciare). La vendetta è il meccanismo — la domanda vera è: chi è questa persona al di là della vendetta?

La risposta che il Vol. 2 dà è ambigua nel modo migliore. La Sposa non diventa una persona normale quando B.B. è salva. Non può. Bill aveva ragione su una cosa: lei è quello che è. Ma questo non significa che Bill avesse il diritto di decidere cosa dovesse fare con quello che è.

La colonna sonora del Vol. 2: Morricone, Rodrigo e il western

La colonna sonora del Vol. 2 è più sobria del Vol. 1 — meno hip hop, più western italiano. Ennio Morricone è presente in modo esplicito: alcuni brani de Il mercenario e di altri spaghetti western sono usati nelle sequenze di transizione. Il chitarrista Rodrigo y Gabriela compaiono nella sequenza dell’addestramento da Pai Mei. La musica cambia registro insieme al film: dal ritmo sincopato e funk del Vol. 1 a qualcosa di più rarefatto, malinconico, quasi elegiaco.

La scelta di finire il film con “Urge Overkill” — un brano indie rock degli anni Novanta già usato in Pulp Fiction — è uno degli easter egg tarantiniani più sottili del dittico. Una firma, un cerchio che si chiude, un modo di ricordare allo spettatore da dove viene tutta questa storia.

Il contesto della produzione e la lavorazione

Kill Bill Vol. 2 fu lavorato contemporaneamente al Vol. 1, ma il montaggio finale dei due film avvenne in sequenza. Il Vol. 2 fu girato in Messico, in studio a Los Angeles, e nelle location del deserto californiano. La sequenza dell’addestramento da Pai Mei fu girata a Dujiangyan, in Cina.

David Carradine, che interpretava Bill, era un’icona del cinema televisivo americano degli anni Settanta grazie alla serie Kung Fu (1972-1975), ma aveva avuto una carriera discontinua nei decenni successivi. La scelta di Tarantino di affidargli il ruolo di antagonista finale — un ruolo che richiedeva carisma e profondità psicologica — ha rappresentato per Carradine una reinvenzione artistica significativa. Il monologo su Superman e Clark Kent è rimasto il suo contributo più memorabile al cinema contemporaneo. Carradine morì nel 2009, pochi mesi dopo l’uscita di C’era una Volta a Hollywood. È impossibile vedere il Vol. 2 oggi senza portare quel peso nella sala — che rende il personaggio di Bill ancora più complesso, ancora più sfuggente.

Dove vedere Kill Bill Vol. 2 in Italia

Kill Bill Vol. 2 poster
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Kill Bill Vol. 2 (2004)

★★★★★ 4,4 (1979)

26,93 €

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Kill Bill Vol. 2 è disponibile su Netflix Italia e in noleggio/acquisto digitale su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play.

Il Vol. 1 — Kill Bill Vol. 1 (2003) — è il complemento visivo di questo capitolo: azione, colore, spettacolo. I due film insieme formano un’opera completa. Per la filmografia Tarantino completa, Le Iene e Pulp Fiction sono il punto di partenza.

Domande frequenti

Di cosa parla Kill Bill Vol. 2? La Sposa continua la sua lista: deve ancora affrontare Budd, Elle Driver e Bill. Vol. 2 è più lento e dialogato del primo capitolo. La Sposa scopre che sua figlia B.B. è viva e cresce con Bill.

Come finisce Kill Bill Vol. 2? La Sposa affronta Bill nel suo ranch. Bill parla, poi cerca di ucciderla. La Sposa risponde con la Five Point Palm Exploding Heart Technique. Bill compie cinque passi e muore. La Sposa ritrova sua figlia B.B.

Cosa è la Five Point Palm Exploding Heart Technique? Un colpo a cinque dita che causa la morte del bersaglio ai successivi cinque passi. È la tecnica più letale di Pai Mei — che la insegna solo alla Sposa, negandola persino a Bill.

Dove vedere Kill Bill Vol. 2 in Italia? Disponibile su Netflix Italia e in noleggio/acquisto digitale su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play.

Bill è il vero protagonista di Kill Bill Vol. 2? In un certo senso sì. David Carradine domina le sequenze in cui appare. Tarantino ha costruito Bill come un personaggio che vediamo poco ma che occupa tutto lo spazio mentale del film.

Chi è Pai Mei in Kill Bill Vol. 2? Il leggendario maestro di arti marziali da cui Bill manda a studiare la Sposa. Crudele e misogino, è lui che insegna alla Sposa la tecnica che ucciderà Bill.

In che ordine vedere i film di Tarantino? Le Iene (1992) → Pulp Fiction (1994) → Jackie Brown (1997) → Kill Bill Vol. 1 (2003) → Kill Bill Vol. 2 (2004) → A prova di morte (2007) → Bastardi Senza Gloria (2009) → Django Unchained (2012) → The Hateful Eight (2015) → C’era una Volta a Hollywood (2019).

Kill Bill è basato su una storia vera? No. È un’opera completamente originale di Tarantino, ispirata al cinema di vendetta giapponese, ai martial arts movie hongkonghesi e al western italiano.

Elle Driver: il villain ombra Daryl Hannah interpreta Elle Driver con una crudeltà sottile e distintiva: occhio bendato, capelli biondi, una fredda efficienza professionale. Elle non è come O-Ren — non ha una storia d’origine elaborata, non gestisce un’organizzazione. È semplicemente pericolosa, e lo sa. La sua gelosia verso la Sposa — che Pai Mei ha scelto come allieva prediletta, negandosi a lei — è il motore della sua violenza. La scena in cui Elle chiama Bill per dirgli della morte di Budd e poi avvelena Bill stesso è uno dei momenti più gelidi del film. Elle non ha lealtà: ha interessi. Ed è, in questo, quasi più onesta di tutti gli altri personaggi del dittico.

Il western all’italiana come codice: Tarantino ha detto esplicitamente che Kill Bill Vol. 2 è il suo film western — non nel senso geografico, ma nel senso del genre code. La struttura è quella del western di Sergio Leone: la resa dei conti finale nel villaggio deserto, il protagonista che percorre distanze enormi verso una destinazione inevitabile, il villain che aspetta invece di fuggire. David Carradine, con la sua presenza ieratica e il suo modo di muoversi come se avesse tutto il tempo del mondo, è il pistolero finale. La Sposa, con la katana invece della Colt, è l’eroe che arriva per regolare i conti. Persino la musica — Ennio Morricone, ripreso e rielaborato — segnala a chi sa ascoltare che stiamo guardando un western travestito da film di arti marziali.

L’accoglienza critica: il film che nessuno capì la prima volta Kill Bill Vol. 2 uscì nel 2004 a soli sei mesi dal Vol. 1, e molti critici fecero fatica ad aggiornarsi: si aspettavano lo stesso ritmo del primo capitolo e trovarono invece un film più lungo, più lento, più verbale. Le recensioni all’uscita furono più tiepide rispetto al Vol. 1, con qualcuno che parlava di “eccesso di dialogo” come se fosse un difetto. Col tempo, il consenso critico si è spostato: oggi molti considerano il Vol. 2 il film esteticamente più maturo del dittico — quello in cui Tarantino usa il cinema non come spettacolo ma come strumento per esplorare la psicologia dei personaggi. Il monologo di Bill su Superman e Clark Kent è citato regolarmente come uno dei momenti più memorabili della sua filmografia intera.

Le riflessioni finali della Sposa: cosa rimane dopo la vendetta Il film si chiude con la Sposa sul pavimento del bagno di un motel, che piange. B.B. dorme nella stanza accanto. La vendetta è compiuta. Dovrebbe essere un momento di trionfo — e non lo è. Tarantino non lascia la Sposa su un cavallo bianco nel tramonto: la lascia su un pavimento di piastrelle, con il rumore del condizionatore d’aria e il peso di tutto quello che ha dovuto fare per arrivare qui. La libertà, nel cinema di Tarantino, ha sempre un costo. Quello della Sposa è che non sarà mai la donna normale che cercava di essere quando aveva lasciato il clan Viper. Quella donna è rimasta sulla cappella di El Paso insieme alle persone che vi sono morti quel giorno.

La scena nella bara di Kill Bill Vol. 2 è ispirata a qualcosa? È ispirata ai film di arti marziali in cui il maestro testa l’allievo con sfide impossibili. Tarantino la trasforma in un momento di suspense claustrofobica.

Perché Kill Bill Vol. 2 è così diverso dal primo? Perché i due film sono complementari: Vol. 1 è cinema di spettacolo (velocità, action, visività), Vol. 2 è cinema di personaggi (lentezza, dialoghi, psicologia). Tarantino ha detto che Vol. 2 è il western e Vol. 1 è il film di samurai.

B.B. è la figlia di Bill e della Sposa? Sì. B.B. — Beatrix Barbara — è la figlia della Sposa e di Bill. La scoperta che è viva e cresce con Bill è il cambiamento più importante nella motivazione della Sposa nel secondo film.

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