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Tutta la saga Masters of the Universe in ordine: film, serie TV, anime e dove vederli in Italia

Da He-Man del 1983 al film live action del 2026: guida completa al franchise più controverso, più amato e più reinventato dell'animazione degli anni Ottanta
Tutta la saga Masters of the Universe in ordine: film, serie TV, anime e dove vederli in Italia
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He-Man non doveva durare.

Era un giocattolo. Una linea di action figure Mattel del 1982 con nomi come Skeletor, Trap Jaw e Mer-Man, progettata per competere con Star Wars nella mente dei bambini degli anni Ottanta. Filmation ci costruì sopra una serie animata soprattutto per vendere quei giocattoli, con produzione economica, animazione riciclata e morali di venti secondi alla fine di ogni episodio.

Non doveva sopravvivere agli anni Ottanta. Non doveva generare un film. Non doveva essere reinventato quattro volte. Non doveva arrivare al 2026 con un blockbuster da 170 milioni di dollari.

Eppure eccolo qui.

Quarant’anni di He-Man sono la storia strana di un franchise che ha fallito più volte — commercialmente, narrativamente, cinematograficamente — e ha sempre trovato un modo per tornare. Non per nostalgia vuota, ma perché sotto il castello di cartone e le frasi “By the power of Grayskull” c’è qualcosa che continua ad affascinare: la domanda su chi sei quando non hai il potere, e chi diventi quando ce l’hai.

Sono sette le serie animate uscite in quarant’anni, tre i film, e nessuna versione somiglia davvero alla precedente.

Questa è la guida completa a tutta la saga. Dal 1983 al 2026, nell’ordine in cui ha senso vederla.

Il franchise Masters of the Universe: origini e struttura

Prima di vedere qualsiasi cosa, vale la pena capire cosa è Masters of the Universe come franchise.

Mattel lancia la linea di action figure da 5 pollici e mezzo nel 1982, senza un vero background narrativo: sono figure di guerrieri fantasy muscolosi con nomi evocativi, e la mitologia arriva soprattutto dai mini-fumetti inclusi nelle confezioni. Il successo è immediato.

Nel 1983 Mattel commissiona a Filmation — lo studio di Lou Scheimer, che aveva già prodotto Flash Gordon e Fat Albert — una serie animata per amplificare le vendite. La serie non è un adattamento: inventa la mitologia da zero. Prince Adam, figlio del re Randor di Eternia, usa la Spada del Potere per trasformarsi in He-Man e difendere Castello Grayskull dai tentativi di conquista di Skeletor.

Il franchise ha sempre avuto questa caratteristica: ogni versione è libera di reinventare la mitologia. Non c’è un testo canonico immutabile come per Superman o Batman. C’è He-Man, Skeletor, Grayskull e una serie di personaggi iconici — poi ogni autore prende quelli e costruisce la sua versione.

È il motivo per cui ci sono state così tante versioni diverse. È anche il motivo per cui alcune di quelle versioni sono straordinarie.

He-Man e i dominatori dell’universo (1983-1985): l’originale

La serie del 1983 è il punto di partenza di tutto. Debuttò in syndication il 26 settembre 1983 e andò avanti per due stagioni da 65 episodi ciascuna: 130 in tutto.

Più un catalogo di personaggi che sarebbe diventato la lingua comune del franchise per decenni. He-Man che solleva rocce e sconfigge Skeletor. “By the power of Grayskull, ho il potere!” La morale finale in cui il personaggio guarda in camera e dice qualcosa sull’importanza dell’onestà.

Il contesto di produzione è importante: Filmation produceva a basso costo riciclando animazione, usando sequenze identiche per le trasformazioni, limitando i movimenti dei personaggi per risparmiare fotogrammi. Non era Miyazaki. Era una pubblicità di 22 minuti per convincere i bambini a chiedere ai genitori gli action figure.

Eppure la serie ha qualcosa che le versioni successive, più ambiziose, non hanno sempre replicato. Una semplicità narrativa che non è stupidità: He-Man è buono, Skeletor è cattivo, Grayskull è in mezzo. Ogni episodio è autonomo, non serve investire cinquanta ore per capire il mondo.

Alla produzione e alla regia di buona parte degli episodi, sia qui sia poi in She-Ra, c’è Gwen Wetzler, una delle poche donne con quel ruolo nell’animazione americana dell’epoca.

I personaggi iconici — Orko (la mascotte magica incompetente), Teela (la comandante della guardia), Man-At-Arms (il mentore ingegnere), Evil-Lyn (la strega ambiziosa), Beast-Man, Mer-Man, Trap Jaw — sono tutti qui nella loro forma originale, con la voce di John Erwin per He-Man e di Alan Oppenheimer per Skeletor.

Il successo è durato anche dopo la fine: le repliche hanno girato in syndication fino al 1988, poi la USA Network ha comprato i diritti e ha continuato a trasmetterla fino al settembre 1990.

Chi dovrebbe vederla: chi vuole il contesto originale del franchise, chi ha nostalgia degli anni Ottanta, chi porta i figli a conoscere il materiale di base. Non tutta: bastano i primi episodi per capire il meccanismo e qualcuno sparso per apprezzare i personaggi.

She-Ra: Principessa del Potere (1985-1987): il primo spin-off

Due anni dopo He-Man, Mattel aveva un problema: le bambine non compravano il franchise. La risposta fu She-Ra, con una linea di giocattoli dedicata e un universo esplicitamente femminile.

La serie del 1985 è narrativamente più interessante di quanto una mossa commerciale lascerebbe pensare. Nacque da una collaborazione tra Filmation e Mattel — il gruppo iniziale di personaggi porta la firma, non accreditata, di Larry DiTillio e di J. Michael Straczynski, che pochi anni dopo avrebbe creato Babylon 5.

Adora — gemella di Adam, rapita alla nascita dall’Orda di Hordak e cresciuta come comandante militare del male — è un personaggio con una complessità che la serie di He-Man non aveva. Non è solo un’eroina che respinge i cattivi: è qualcuno che ha servito il male in buona fede e deve fare i conti con quello che significa.

La presentazione avvenne al cinema: il 22 marzo 1985 Filmation distribuì He-Man and She-Ra: The Secret of the Sword, un film costruito con i primi cinque episodi della serie. La serie vera e propria partì il 9 settembre 1985 e si chiuse il 12 dicembre 1987, con 93 episodi in due stagioni.

Il setting è Etheria, già conquistata dall’Orda, non Eternia. La struttura resta quella di He-Man — episodi autoconclusivi, morale finale, animazione riciclata — ma il tono è diverso: più attento alle relazioni tra personaggi, più interessato alla resistenza politica che alla difesa dello status quo.

Hordak come villain è più interessante di Skeletor perché è un sistema, non un individuo: controlla un pianeta con un esercito e una burocrazia, non solo una fortezza. E la sua connessione con Skeletor, di cui è stato il maestro, è uno dei tocchi più intelligenti del lore condiviso.

Chi dovrebbe vederla: chi vuole il quadro completo del franchise originale, chi ama la versione Netflix e vuole capire da dove viene.

Masters of the Universe — Il film (1987): la Cannon Films su Eternia

Il film del 1987, diretto da Gary Goddard, è uno dei capitoli più curiosi della storia del cinema di franchise.

La Cannon Films di Menahem Golan e Yoram Globus — lo studio dei film d’azione a basso costo degli anni Ottanta — comprò i diritti con ambizioni enormi e un budget che non bastava. La soluzione: ambientare la storia sulla Terra, dove i personaggi di Eternia arrivano attraverso un dispositivo cosmico, il Cosmic Key.

Il risultato non è un grande film. Ma è un film genuinamente interessante.

Dolph Lundgren come He-Man è fisicamente impeccabile e narrativamente monodimensionale, esattamente quello che ci si aspetta. Frank Langella come Skeletor è un’altra cosa: ha preso il personaggio sul serio quando nessun altro lo faceva, portando una solennità quasi shakespeariana a un villain in costume di gomma. Nel cast ci sono anche Meg Foster come Evil-Lyn e una giovanissima Courteney Cox, sei anni prima di Friends.

Uscito il 7 agosto 1987, costò 22 milioni di dollari e ne incassò 17,3: un fallimento che contribuì al crollo della Cannon.

La coda è quasi più interessante del film. Al festival di Cannes del 1987 Globus annunciò un sequel; Lundgren rifiutò di tornare e il progetto saltò, facendo tornare i diritti a Mattel. Per non sprecare scenografie e costumi già pronti — quelli del sequel e quelli di un film di Spider-Man mai realizzato — la Cannon girò in fretta un piccolo film con Jean-Claude Van Damme: Cyborg (1989).

C’è anche un lascito inatteso. Gwildor, il piccolo inventore interpretato da Billy Barty, fu creato apposta per il film perché portare Orko sullo schermo dal vivo sarebbe stato troppo complicato: nel 2024, quasi quarant’anni dopo, è tornato in Revolution con la voce di Ted Biaselli, e nella serie fa proprio da contraltare a Orko.

Il film, 106 minuti, ha avuto una lunga vita in home video: colonna sonora Varèse Sarabande nel 1987, DVD nel 2001, Blu-ray per il venticinquesimo anniversario nel 2012.

Chi dovrebbe vederlo: fan del franchise che vogliono il catalogo completo, appassionati del cinema d’azione anni Ottanta, chi vuole vedere Frank Langella prendere sul serio l’impossibile.

He-Man e i dominatori dell’universo (2002-2004): il reboot dell’animazione

Nel 2002 Mike Young Productions produce una nuova serie per Cartoon Network, sviluppata per la televisione da Michael Halperin — lo stesso che aveva scritto la bibbia narrativa della serie Filmation — con un obiettivo esplicito: aggiornare estetica e racconto guardando all’animazione giapponese.

La serie del 2002 è la versione del franchise con la mitologia più sviluppata. Andò in onda nel blocco Toonami dal 16 agosto 2002 al 10 gennaio 2004: 39 episodi in due stagioni, troppo pochi per quello che stava costruendo. L’animazione, con linee più dinamiche e combattimenti più fluidi, è un salto qualitativo netto rispetto al Filmation degli anni Ottanta.

A scrivere tornarono anche alcuni autori della serie Filmation, tra cui Larry DiTillio e Michael Reaves: una continuità di penne che si sente nel modo in cui la serie tratta i personaggi. La vera innovazione è nella caratterizzazione. Skeletor ha una backstory: è Keldor, fratellastro sfigurato del re Randor, che stringe un patto con le tenebre dopo essere stato devastato dall’acido. Non è un villain per caso, è qualcuno con una storia e una ferita. Evil-Lyn ha un’agenda propria che non coincide con quella di Skeletor. Hordak, assente nella serie del 1983 ma villain principale di She-Ra, compare come minaccia sullo sfondo.

La serie fu cancellata per ragioni commerciali lasciando la storia irrisolta. Non c’è un finale: si ferma nel mezzo di una storyline che avrebbe meritato almeno un’altra stagione.

Chi dovrebbe vederla: chi ama la mitologia del franchise e vuole la versione più sviluppata. Avvertenza: la cancellazione senza finale è frustrante.

The New Adventures of He-Man (1989-1990): il capitolo dimenticato

Tra la fine di Filmation e il reboot del 2002 c’è un capitolo che quasi nessuno ricorda.

The New Adventures of He-Man nasce nel dicembre 1989 su alcune emittenti indipendenti e arriva in syndication nel 1990, prodotta da Jetlag Productions e Parafrance con Mattel, per accompagnare una nuova linea di giocattoli. Filmation nel frattempo aveva chiuso, e la serie — 65 episodi in un’unica stagione — sposta He-Man sul pianeta futuristico di Primus, lontano da Eternia e dall’estetica originale.

È l’ultimo capitolo della continuità classica: dopo di lei il franchise verrà riavviato da zero. Revelation, nel 2021, sceglierà di riprendere la storia della serie Filmation ignorando proprio questo seguito.

Chi dovrebbe vederla: i completisti, e nessun altro.

Masters of the Universe: Revelation e Revolution (2021-2024): il sequel adulto

Quasi vent’anni dopo la serie del 2002, Netflix affida a Kevin Smith un sequel diretto della serie animata del 1983, ignorando sia She-Ra sia The New Adventures.

Masters of the Universe: Revelation e il suo seguito Revolution formano di fatto un’unica opera in 15 episodi: cinque usciti il 23 luglio 2021, cinque il 23 novembre dello stesso anno, cinque nel gennaio 2024. La produzione è di Mattel Television con Powerhouse Animation, lo studio di Castlevania, con i servizi di animazione affidati alla coreana DR Movie.

La premessa è coraggiosa: He-Man e Skeletor si affrontano in uno scontro definitivo nei primi episodi, entrambi muoiono, la magia di Eternia si spezza. Teela — furiosa per anni di bugie sulla doppia identità di Adam — diventa la protagonista della ricostruzione. Il cast vocale è eccezionale: Mark Hamill come Skeletor, Sarah Michelle Gellar come Teela, Lena Headey come Evil-Lyn, Liam Cunningham, Melissa Benoist, William Shatner, Keith David e — dettaglio che i fan hanno notato subito — Meg Foster, l’Evil-Lyn del film del 1987.

La controversia è documentata: il marketing presentava la serie come il grande ritorno di He-Man, e He-Man muore quasi subito. Una parte della fanbase ha reagito con violenza, mentre la critica accoglieva la serie molto bene. La seconda parte riporta He-Man al centro; Revolution porta Evil-Lyn verso una risoluzione sorprendente e chiude le storyline aperte.

Chi dovrebbe vederla: chi ha nostalgia della serie del 1983 e vuole una continuazione emotivamente onesta, chi ama l’animazione adulta di qualità, chi vuole sentire Mark Hamill doppiare Skeletor.

She-Ra and the Princesses of Power (2018-2020): il reboot Netflix

ND Stevenson reimmagina She-Ra come universo completamente nuovo: non un aggiornamento, una reinvenzione, prodotta da DreamWorks Animation per Netflix.

La serie Netflix è andata in onda dal 13 novembre 2018 al 15 maggio 2020, con 52 episodi in cinque stagioni. Mantiene i nomi dei personaggi ma costruisce qualcosa di radicalmente diverso: Catra, che nel 1985 era un villain funzionale, diventa la co-protagonista, con un arco narrativo che rivaleggia con qualsiasi personaggio dell’animazione contemporanea. Il suo rapporto con Adora — dall’amicizia d’infanzia al tradimento alla riconciliazione — è costruito con una precisione emotiva rara.

La serie è anche esplicitamente inclusiva, e la rappresentazione è trattata come normalità narrativa, non come dichiarazione. Nel 2019 ha ottenuto una candidatura ai Daytime Emmy e una ai GLAAD Media Award, che ha poi vinto nel 2021 come miglior programma per ragazzi e famiglie.

È un universo separato: non ci sono connessioni con He-Man, Eternia o altre produzioni. Si può vedere senza prerequisiti.

Chi dovrebbe vederla: chi ama le storie di crescita con personaggi profondi, chi cerca rappresentazione LGBTQ+ nell’animazione, chi non conosce il franchise e vuole un punto d’ingresso accessibile.

He-Man e i dominatori dell’universo (2021-2022): la versione per i più piccoli

Nello stesso periodo di Revelation, e con enorme confusione da parte del pubblico, Netflix pubblica una seconda serie con lo stesso titolo della serie del 1983.

È un progetto diverso: He-Man e i dominatori dell’universo in computer grafica, sviluppato da Rob David per Mattel Television, pensato per bambini piccoli. Prima stagione il 16 settembre 2021, seconda il 3 marzo 2022, terza e ultima il 18 agosto 2022: 26 episodi in tutto. Adam è un ragazzino cresciuto in una tribù, con la voce di Yuri Lowenthal.

Non è la stessa cosa di Revelation, e i due progetti non hanno nulla in comune se non il marchio. Chi non ha bambini piccoli in casa può saltarla senza rimpianti.

Masters of the Universe (2026): il film live action

Il film del 2026 è il tentativo più ambizioso della storia del franchise. Ed è anche quello che ci ha messo più tempo ad arrivare.

Il progetto era stato annunciato nel 2009 dalla Sony con Escape Artists alla produzione. Sono seguiti quindici anni di sceneggiatori, registi e cast cambiati: i diritti sono passati a Netflix nel 2022 e sono stati infine comprati da Amazon MGM Studios nel 2024. Le riprese si sono svolte a Londra tra gennaio e giugno 2025.

Travis Knight (Kubo e la spada magica, Bumblebee) porta la propria abilità nel bilanciare spettacolo e caratterizzazione, su una sceneggiatura di Chris Butler, Aaron e Adam Nee e David Callaham. Nicholas Galitzine è Adam/He-Man, Jared Leto è Skeletor, Camila Mendes è Teela, Idris Elba è Man-At-Arms, Alison Brie è Evil-Lyn, con James Purefoy, Morena Baccarin e Kristen Wiig.

La premessa — Adam separato da Eternia per quindici anni, che torna su un pianeta trasformato da Skeletor — funziona come porta d’ingresso per chi non conosce il franchise e come revisione per chi lo conosce a memoria. Il lavoro visivo è imponente: ILM e DNEG si sono divise oltre millecinquecento inquadrature, e la capitale Eternos è stata costruita guardando alle città murate italiane, ai castelli gallesi e alla cattedrale di Wells.

La distribuzione è divisa: Amazon MGM negli Stati Uniti e in Canada, Sony Pictures Releasing nel resto del mondo. Dopo l’anteprima al TCL Chinese Theatre il 18 maggio 2026, il film è uscito nelle sale italiane il 3 giugno e in quelle americane il 5. Per lanciarlo, il 19 maggio Amazon ha organizzato sopra Los Angeles uno spettacolo di droni che è entrato nel Guinness dei primati come il più grande mai realizzato. E c’è un dettaglio che vale come dichiarazione d’intenti: nello stesso 2026 Amazon MGM ha annunciato per il film del 1987 un restauro in 4K con una versione inedita, il Preview Cut, con materiale che si credeva perduto.

Com’è andato: il flop in sala e il record in streaming

Il film ha avuto due vite molto diverse, e vale la pena raccontarle entrambe.

In sala è stato un insuccesso. Con un budget di produzione di 170 milioni di dollari, ne ha incassati 114 in tutto il mondo: 65 negli Stati Uniti e in Canada, 49 altrove. L’apertura americana si è fermata a 29,3 milioni, seconda dietro a Scary Movie, e la seconda settimana ha perso il 70%. Per un blockbuster la soglia di pareggio si colloca in genere tra due volte e due volte e mezzo il budget: il film avrebbe dovuto avvicinarsi ai 400 milioni.

La critica si è divisa, il pubblico meno. Su Rotten Tomatoes ha il 67% di giudizi positivi su 257 recensioni, con una sintesi che parla di «un’avventura deliziosa che trova l’umanità di He-Man»; su Metacritic si ferma a 52. Il pubblico in sala gli ha dato un B su CinemaScore, e il 64% degli spettatori intervistati da PostTrak lo consiglierebbe. Gli elogi hanno riguardato la regia di Knight, il cast, l’azione e gli effetti; le riserve, quasi tutte, l’equilibrio tra avventura fantasy e commedia che ammicca al proprio materiale d’origine — lo stesso problema che il franchise si porta dietro dal 1983.

In streaming è diventato un fenomeno. Arrivato su Prime Video il 22 luglio 2026, nella prima settimana ha totalizzato 1,17 miliardi di minuti visti: primo posto assoluto nella classifica Nielsen dello streaming americano, uno dei due soli titoli sopra il miliardo di minuti in quella settimana.

Il divario tra i due esiti dice qualcosa di preciso su He-Man. È un franchise costruito sull’affetto di chi era bambino negli anni Ottanta, e quel pubblico oggi ha quarant’anni: più disposto a guardare un film a casa che a organizzare una serata al cinema.

Chi dovrebbe vederlo: tutti, incluso chi non ha mai visto nulla del franchise. È il punto di ingresso più accessibile della saga, e oggi il più facile da recuperare.

Diciassette anni per un film: la storia infinita del reboot

La gestazione del film del 2026 è una delle più lunghe e tormentate di Hollywood, e vale la pena ripercorrerla perché racconta come funziona oggi lo sfruttamento dei marchi.

Nel 2007 si parlò di un film diretto da John Woo, mai confermato; nello stesso periodo Variety riferiva di un progetto Warner Bros. con il produttore Joel Silver e lo sceneggiatore Justin Marks, con un’estetica ispirata a 300. Nel 2009 la Warner annunciò John Stevenson alla regia e Evan Daugherty alla sceneggiatura, ma in settembre i diritti passarono alla Sony, dopo che Mattel e Silver non avevano trovato un accordo sulla direzione creativa.

Da lì comincia una giostra. Nel 2010 Sony ingaggia Mike Finch e Alex Litvak per una nuova sceneggiatura; nel 2012 si parla di Jon M. Chu alla regia e di Richard Wenk alla riscrittura; nel 2013 arriva Terry Rossio, la storia viene riportata su Eternia e Chu esce dal progetto. Nel 2014 circolano due liste di registi candidati che oggi fanno impressione: Joe Cornish, Rian Johnson, Andrés Muschietti, Phil Lord e Christopher Miller nella prima, Mike Cahill, Jeff Wadlow, Harald Zwart e Chris McKay nella seconda. Viene scelto Wadlow, che riscrive anche il copione. Nel 2015 tocca a Christopher Yost, nel 2016 a McG, che nel 2017 lascia il progetto mentre lo studio annuncia l’uscita per il dicembre 2019. Subentra David S. Goyer, prima come sceneggiatore e poi come regista, salvo rinunciare alla regia nel febbraio 2018.

Nel 2019 la sceneggiatura passa ad Art Marcum e Matt Holloway, e a febbraio i fratelli Aaron e Adam Nee vengono annunciati come registi per Sony, con le riprese previste a Praga per luglio. A marzo Noah Centineo viene scelto come He-Man. Poi il silenzio: due anni dopo, nell’aprile 2021, Centineo lascia il progetto senza che nulla sia mai partito. Nel gennaio 2022 il film rinasce in casa Netflix, sempre con i fratelli Nee alla regia e con Kyle Allen come He-Man, ma nel 2023 viene cancellato di nuovo.

Solo nel 2024 il progetto trova casa definitiva: Amazon MGM Studios con Mattel Films, Travis Knight alla regia, Nicholas Galitzine protagonista. E, in un gesto che chiude il cerchio, Dolph Lundgren — l’He-Man del 1987 — compare in un cameo.

Diciassette anni, quattro studi, una decina di registi e almeno otto sceneggiature. Il film che è arrivato nelle sale è il tredicesimo tentativo di far funzionare al cinema un giocattolo del 1982.

Il resto del franchise: mini-fumetti, riviste e videogiochi

La mitologia di Masters of the Universe, prima ancora che in televisione, nasce su carta. I mini-fumetti inclusi nelle confezioni dei giocattoli, pubblicati da Mattel tra il 1982 e il 1989, sono il primo luogo in cui Eternia prende forma: poche pagine per action figure, con storie che spesso non coincidevano nemmeno tra loro. Nel 1982 arriva anche una prima serie a fumetti DC, seguita negli anni da edizioni tedesche, brasiliane, Marvel Star, e più di recente dalle serie Dark Horse.

Tra il 1985 e il 1989 esce anche una striscia quotidiana sui giornali, e tra il 1984 e il 1990 i lettori italiani trovano i personaggi su riviste come Più e Magic Boy. Nel 1985 la FASA pubblica perfino un gioco di ruolo ufficiale, mentre le audiocassette e i dischi con le avventure di He-Man diventano un formato a sé.

I videogiochi accompagnano il franchise fin dall’inizio, da Masters of the Universe: The Power of He-Man del 1983 al tie-in del film del 1987, fino a Legends Unite, uscito nel 2026 insieme al nuovo film. E c’è anche uno speciale televisivo che unisce i due mondi: He-Man & She-Ra: A Christmas Special, del 1985, in cui i gemelli finiscono sulla Terra durante le feste.

È un franchise che ha sempre funzionato così: il racconto non sta in un’opera sola, ma si sparpaglia su tutti i supporti disponibili in quel momento.

L’ordine di visione consigliato

Per chi parte da zero nel 2026: Il modo più efficiente per entrare nel franchise è il film del 2026: è una storia delle origini completa che non richiede conoscenze pregresse. Poi, per approfondire, Revelation su Netflix.

Per chi vuole l’esperienza completa in ordine storico:

  1. He-Man 1983 — i primi episodi e qualcuno rappresentativo, non tutti i 130
  2. She-Ra 1985 — The Secret of the Sword più qualche episodio
  3. Masters of the Universe 1987 — il film
  4. He-Man 2002 — tutta la serie, 39 episodi
  5. Revelation e Revolution (2021-2024) — 15 episodi in tutto
  6. She-Ra Netflix (2018-2020) — universo separato, in qualsiasi momento
  7. Masters of the Universe 2026 — il reboot cinematografico

Per chi ha poco tempo e vuole il meglio:

  1. Revelation su Netflix, poi Revolution
  2. Film 2026 su Prime Video

Per chi ama l’animazione moderna: She-Ra Netflix — le cinque stagioni di ND Stevenson sono la cosa scritta meglio dell’intero franchise.

He-Man e lo spot da mezz’ora: il cartone che ha cambiato la televisione per bambini

Per capire perché He-Man abbia un posto nella storia della televisione — e non solo in quella dei cartoni — bisogna partire da un fatto che il franchise non ha mai nascosto: la serie esiste per vendere giocattoli.

Fino a pochi anni prima un’operazione del genere sarebbe stata impossibile. Negli Stati Uniti le regole della FCC separavano nettamente i programmi per ragazzi dalla pubblicità rivolta ai ragazzi. Nel 1981 l’amministrazione Reagan allentò quelle restrizioni, e all’improvviso studi di animazione e produttori di giocattoli poterono collaborare a cartoni pensati apposta per promuovere un prodotto.

He-Man fu il caso che dimostrò quanto l’idea funzionasse, e l’intera industria imparò la lezione: nel giro di pochi anni arrivarono Transformers, G.I. Joe, My Little Pony e She-Ra, quest’ultima dello stesso franchise, pensata per aprire il mercato alle bambine. Il cartone del pomeriggio degli anni Ottanta, quello che un’intera generazione ricorda con nostalgia, nasce quasi interamente da questo modello.

La polemica fu immediata, e in alcuni paesi ebbe conseguenze concrete: nel Regno Unito le regole pubblicitarie vietavano di trasmettere spot dei giocattoli di He-Man durante la serie stessa. Fu anche per rispondere a quelle critiche che Filmation chiuse ogni episodio con una breve lezione morale rivolta direttamente agli spettatori: non mentire, non accettare passaggi dagli sconosciuti, rispetta chi è diverso da te.

Il franchise più apertamente commerciale del decennio è così diventato, per molti, anche quello più esplicitamente educativo. Le due cose, negli anni Ottanta, non erano in contraddizione: erano lo stesso pacchetto.

Lo stesso modello di cartone legato ai giocattoli ha prodotto le Tartarughe Ninja del 1987, un franchise che ha saputo reinventarsi fino a Mutant Mayhem (2023).

Skeletor, quattro voci

Un modo rapido per capire come cambia il franchise è ascoltare il suo cattivo.

Nel 1983 Skeletor ha la voce di Alan Oppenheimer, che gli dà un registro acuto e stridulo, quasi da cartone comico: un villain che minaccia molto e ottiene poco. Nel 1987 Frank Langella fa l’operazione opposta, portando al personaggio una gravità teatrale che il film intorno a lui non ha, e rendendolo l’unica ragione per cui quel film si ricorda ancora.

La serie del 2002 lo affida al cast canadese di Vancouver e gli costruisce finalmente un passato, quello di Keldor. Nel 2021 arriva Mark Hamill, che porta al ruolo l’esperienza di decenni come Joker e ne fa il momento più citato di Revelation. Nel 2026 tocca a Jared Leto, in una versione che divide la critica quanto il film stesso.

Quattro interpretazioni in quarant’anni, ognuna coerente con il registro della propria epoca: il buffone, l’attore shakespeariano, il fratello tradito, la star. Skeletor è il termometro del franchise.

I temi che attraversano quarant’anni di franchise

Ogni versione di Masters of the Universe reinterpreta gli stessi personaggi, ma i temi che ritornano dicono qualcosa su perché il franchise dura.

L’identità nascosta. Adam/He-Man è il doppio sé per eccellenza: il principe che sembra debole e codardo di fronte agli altri, l’eroe che nessuno può sapere che è. Non è un tema nuovo nell’avventura fantasy — è antico quanto Odisseo travestito da mendicante — ma He-Man lo mette al centro in modo insolito per l’animazione degli anni Ottanta.

Il potere come responsabilità. Le morali finali della serie del 1983, spesso derise come predicatorie, esprimevano qualcosa di genuino: He-Man non usa il proprio potere per intimidire o vendicarsi. Lo usa per proteggere. Il contrasto con Skeletor, che ha un potere simile e lo usa in modo opposto, è il cuore morale del franchise.

La famiglia come scelta. She-Ra nel 1985, e più esplicitamente la versione Netflix, costruisce la famiglia attraverso la scelta: la Ribellione è fatta di persone che hanno deciso di stare insieme. He-Man nel 2002 rilegge la famiglia reale di Eternia come luogo di segreti e responsabilità non dette. Revelation mette al centro il tradimento della fiducia familiare: Adam che mente a Teela per anni.

Il villain come specchio. Skeletor non è He-Man nel futuro: è He-Man senza la scelta morale che fa la differenza. Ha il potere, l’intelligenza, la determinazione. Gli manca la capacità di volere qualcosa per qualcuno che non sia se stesso.

He-Man in Italia: un franchise che ha fatto storia

In Italia He-Man arrivò tra il 1983 e il 1984 sulle reti locali private, prima che i diritti passassero ai grandi network commerciali. La penetrazione culturale fu immediata e duratura: chi è nato tra il 1975 e il 1982 ha ricordi precisi della sigla italiana, dei personaggi, della frase “Ho il potere!”.

Quella risposta emotiva è rimasta, ed è in parte la ragione per cui il film del 2026 ha trovato un pubblico pronto ad aspettarlo.

She-Ra ebbe meno fortuna: arrivò con qualche anno di ritardo e non raggiunse mai la stessa diffusione di He-Man, per ragioni legate sia al pubblico di riferimento sia alla concorrenza di anime e cartoni americani che si contendevano gli stessi spazi orari.

Il franchise ha costruito, nel tempo, una nostalgia che è più della semplice affezione per un cartone d’infanzia: è il ricordo di un certo modo di stare al mondo, di credere che le cose semplici — forza, onestà, amicizia — potessero bastare.

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ProduzioneAnnoPiattaforma ItaliaNote
He-Man 19831983-1985Non in streaming stabileNoleggio digitale / DVD import
She-Ra 19851985-1987Non in streaming stabilePilot su alcune piattaforme
Masters of the Universe (film)1987Noleggio digitaleAmazon, Apple TV, Google Play
The New Adventures of He-Man1989-1990Non disponibileCaricamenti non ufficiali
He-Man 20022002-2004Non in streaming stabileDVD import / noleggio
She-Ra Netflix2018-2020Netflix ItaliaDoppiaggio italiano
Revelation2021Netflix ItaliaDoppiaggio italiano
He-Man CGI2021-2022Netflix ItaliaPer bambini piccoli
Revolution2024Netflix ItaliaDoppiaggio italiano
MoTU 2026 (film)2026Prime VideoDal 22 luglio 2026

Il modo più accessibile per entrare nel franchise resta Netflix, che ha Revelation, Revolution e She-Ra 2018 con doppiaggio italiano. Per le produzioni degli anni Ottanta e per la serie del 2002 la situazione italiana rimane difficile.

Domande frequenti

Qual è l’ordine di visione della saga Masters of the Universe?

L’ordine consigliato per seguire la storia del franchise: 1) He-Man del 1983 (almeno i primi episodi) per il contesto originale; 2) She-Ra 1985 per il primo spin-off; 3) il film del 1987; 4) He-Man 2002 per il reboot dell’universo; 5) Masters of the Universe: Revelation e Revolution (2021-2024) per il sequel adulto; 6) She-Ra Netflix 2018-2020 come universo separato; 7) Masters of the Universe 2026 come reboot cinematografico indipendente. Ogni versione si può però guardare da sola.

Masters of the Universe: quante serie esistono?

Sette serie animate. He-Man e i dominatori dell’universo (1983-1985, 130 episodi in due stagioni, Filmation), She-Ra: Principessa del Potere (1985-1987, 93 episodi in due stagioni), The New Adventures of He-Man (1989-1990, 65 episodi), He-Man del 2002 (39 episodi, Cartoon Network), She-Ra and the Princesses of Power (2018-2020, 52 episodi, Netflix), He-Man e i dominatori dell’universo in CGI (2021-2022, 26 episodi in tre stagioni, Netflix) e Masters of the Universe: Revelation con il seguito Revolution (2021-2024, 15 episodi, Netflix).

Masters of the Universe: dove vederlo in streaming in Italia?

Su Netflix ci sono Revelation, Revolution, She-Ra 2018 e la serie CGI del 2021, tutte con doppiaggio italiano. Il film del 2026 è arrivato su Prime Video a luglio 2026, dopo l’uscita in sala. Le produzioni degli anni Ottanta e la serie del 2002 non hanno una distribuzione stabile in Italia: restano il noleggio digitale e i DVD d’importazione.

He-Man e Masters of the Universe: qual è la differenza?

He-Man è il personaggio, Masters of the Universe è il franchise. ‘Masters of the Universe’ è il nome della linea di giocattoli Mattel lanciata nel 1982 e di tutte le produzioni derivate; ‘He-Man’ è il nome del protagonista. Con l’espansione agli altri personaggi, da She-Ra in poi, il nome del franchise è diventato quello più usato.

She-Ra è collegata a He-Man?

Sì nella continuità originale, no nelle reinvenzioni moderne. She-Ra del 1985 nasce come spin-off diretto: Adora è la gemella di Adam, Hordak è stato il maestro di Skeletor e He-Man compare in più episodi. La versione Netflix del 2018 è invece un universo separato, senza riferimenti a He-Man o a Eternia. Il film del 2026 non include She-Ra.

He-Man e She-Ra sono gemelli?

Nella continuità originale sì. Adam (He-Man) e Adora (She-Ra) sono gemelli separati alla nascita: Adam resta a Eternia con i genitori, Adora viene rapita dall’Orda di Hordak e cresciuta come comandante militare. La rivelazione è il cuore del film del 1985 The Secret of the Sword, montato con i primi cinque episodi della serie. Nella She-Ra di Netflix quel legame non esiste.

Masters of the Universe: quale versione è migliore?

Dipende da cosa si cerca. Per l’avventura classica degli anni Ottanta: He-Man 1983. Per la reinvenzione con estetica anime: He-Man 2002. Per il dramma adulto: Revelation. Per una storia di crescita con rappresentazione LGBTQ+: She-Ra Netflix. Per il blockbuster: il film del 2026. Non c’è una versione definitiva, e questo è il tratto distintivo del franchise.

Il film di Masters of the Universe del 1987 vale la pena?

Come curiosità storica sì. Diretto da Gary Goddard per la Cannon Films, con Dolph Lundgren come He-Man, Frank Langella come Skeletor e una giovane Courteney Cox, sposta la storia sulla Terra per ragioni di budget. Costato 22 milioni di dollari, ne incassò 17,3: un fallimento commerciale che oggi ha però lo statuto di film di culto, soprattutto per l’interpretazione di Langella.

He-Man 2002: vale la pena vederlo?

Sì, è la versione con il worldbuilding più sviluppato: Skeletor come Keldor, fratellastro sfigurato di Randor, Evil-Lyn con un’agenda propria, animazione influenzata dall’anime ed episodi con continuità. Trasmessa su Cartoon Network dall’agosto 2002 al gennaio 2004, si ferma però a 39 episodi senza un vero finale.

Masters of the Universe: Revelation vale la pena anche se non piacciono le serie animate?

Sì. Revelation non è animazione per bambini: è una serie adulta con Mark Hamill come Skeletor, Sarah Michelle Gellar come Teela e Lena Headey come Evil-Lyn, prodotta da Powerhouse Animation con un livello di scrittura paragonabile alle serie dal vivo. Chi ha apprezzato Arcane o Castlevania si trova in territorio familiare.

New Adventures of He-Man e He-Man Netflix CGI: vale la pena?

Sono i due capitoli più marginali. The New Adventures of He-Man (1989-1990, 65 episodi) sposta He-Man su un pianeta futuristico e chiude la continuità originale con una qualità produttiva modesta. La serie CGI del 2021, sviluppata da Rob David per Netflix, è pensata per bambini piccoli: tre stagioni per 26 episodi, con una narrazione elementare. Nessuna delle due è essenziale.

Masters of the Universe 2026: com’è andato al cinema?

Male in sala e benissimo in streaming. Uscito negli Stati Uniti il 5 giugno 2026, ha incassato 114 milioni di dollari nel mondo contro un budget di 170. Poi, dal 22 luglio, è arrivato su Prime Video: nella prima settimana ha totalizzato 1,17 miliardi di minuti visti, risultando il titolo più visto negli Stati Uniti secondo Nielsen.

Masters of the Universe 2026: si può vedere senza conoscere il franchise?

Sì, è un reboot completo che non richiede conoscenze pregresse. Il film introduce Adam, Skeletor, Teela, Man-At-Arms ed Evil-Lyn come se fosse la prima volta, e dura 140 minuti. Per il contesto storico bastano i primi episodi della serie del 1983, ma non sono necessari.

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