Tutta la saga Mortal Kombat in ordine: film, anime e serie TV dal 1995 a oggi
Trent’anni. Una dozzina di produzioni tra cinema, televisione e animazione. Un franchise che ha contribuito a far nascere il sistema di classificazione dei videogiochi americani, è sopravvissuto a un sequel devastante che sembrava averlo distrutto, è scomparso dai cinema per vent’anni e poi è tornato più violento, più serio e più ambizioso di prima.
La saga Mortal Kombat non è mai stata un’unica storia lineare. È una costellazione di tentativi, alcuni riusciti e alcuni no, di portare su schermo un franchise costruito su un’idea semplice e brutale: guerrieri provenienti da mondi diversi si affrontano in un torneo cosmico. Chi perde muore. Chi vince difende o conquista un regno intero.
In trent’anni quella premessa ha generato film d’azione pop degli anni Novanta, disastri commerciali, serie TV dimenticate, web series realistiche, film animati vietati ai minori, un reboot che ha convinto Hollywood che il franchise era recuperabile e un sequel che ha finalmente messo il torneo al centro.
Questa è la guida completa alla saga nell’ordine che ha più senso: non solo cronologico, ma con il contesto necessario per capire perché ogni pezzo esiste, come si collega agli altri e cosa vale la pena guardare prima.
Quattro film dal vivo. Cinque film animati. Una serie animata. Una serie TV. Una web series. E un videogioco che ha cambiato le regole dell’industria prima ancora che Hollywood capisse cosa stava guardando.
Come è nata la saga Mortal Kombat: dall’arcade allo schermo grande
Mortal Kombat nasce nel 1992 come videogioco arcade prodotto da Midway. La formula è quella di Street Fighter — due combattenti, un round — ma con una differenza fondamentale: il sangue è visibile, le morti sono esplicite, e le “fatality” permettono di finire l’avversario in modo spettacolare.
C’è anche una scelta tecnica che pesa su tutto quello che verrà dopo: i personaggi non sono disegnati, sono attori reali digitalizzati. Ho-Sung Pak presta corpo e movimenti a Liu Kang, Daniel Pesina è Johnny Cage e Scorpion, suo fratello Carlos è Raiden. Mortal Kombat somiglia a un film d’azione già da arcade, ed è anche per questo che la violenza fa così impressione.
Il gioco scatena polemiche immediate. Insieme ai casi di Night Trap e Lethal Enforcers, Mortal Kombat porta alla nascita dell’ESRB, il sistema di classificazione dei videogiochi americani che regola ancora oggi il settore. Commercialmente è un fenomeno: già nel 1994 la serie aveva venduto più di sei milioni di copie, e oggi ha superato i cento milioni, diventando il picchiaduro più venduto di sempre.
Era inevitabile che Hollywood ci guardasse.
Il franchise generò quindi due filoni paralleli: le produzioni dal vivo (film e serie TV) e quelle animate (serie e film). I due filoni non si sovrappongono mai narrativamente — ogni produzione è un universo separato — ma condividono personaggi, mitologia e il DNA visivo del videogioco.
Capire questa separazione è la chiave per orientarsi. Non esiste un “Mortal Kombat canonico” cinematografico: esistono molti Mortal Kombat, ognuno con la propria logica, il proprio cast, il proprio registro. Non è una debolezza, è la sua forza. Un marchio che riesce a contenere sia un cartone per bambini (Defenders of the Realm, 1996) sia un film animato vietato ai minori (Scorpion’s Revenge, 2020) ha una struttura mitologica abbastanza solida da permettersi interpretazioni radicalmente diverse.
I film dal vivo: dal cult degli anni Novanta al reboot moderno
Il percorso dal vivo della saga è una storia di alti e bassi radicali. Un film che definisce un genere. Un sequel che distrugge tutto quello che il predecessore aveva costruito. Vent’anni di silenzio. Un reboot che riporta il franchise alla dignità. Un sequel che fa quello che era stato promesso.
Quattro film, oltre trent’anni tra il primo e l’ultimo. Ogni capitolo riflette il suo momento storico: la cultura pop degli anni Novanta, l’industria dei sequel frettolosi, il ritorno delle origin story supereroistiche, la rinascita dell’azione vietata ai minori.
Mortal Kombat (1995): il film che ha definito un’era
Il Mortal Kombat del 1995 è il punto di partenza obbligatorio per chiunque voglia capire la saga cinematografica.
Il progetto nasce quando il produttore indipendente Lawrence Kasanoff acquista i diritti dalla Midway subito dopo l’uscita di Mortal Kombat II. Alla regia va un esordiente inglese, Paul Anderson — solo più tardi avrebbe firmato come Paul W. S. Anderson — scelto sulla forza del suo primo film, Shopping. La sceneggiatura è di Kevin Droney, le riprese si svolgono in gran parte in Thailandia e le sequenze di combattimento sono supervisionate dal protagonista Robin Shou insieme a Pat E. Johnson, il coreografo di Karate Kid.
Con un budget di 20 milioni di dollari, il film ne incassa 122,2 nel mondo: un successo netto che giustifica tutto quello che viene dopo, nel bene e nel male. Il cast è iconico nel senso letterale del termine: Christopher Lambert come Raiden, Robin Shou come Liu Kang, Cary-Hiroyuki Tagawa come Shang Tsung, Linden Ashby come Johnny Cage, Bridgette Wilson come Sonya Blade, Talisa Soto come Kitana.
Il film funziona per ragioni specifiche. Anderson capisce che Mortal Kombat non è un semplice torneo di combattimento: è una storia di destino, di mondi che si scontrano, di individui scelti per portare un peso che non hanno chiesto. Struttura la storia come una sequenza di incontri con il ritmo di un videogioco e la qualità emotiva di un film d’avventura.
La colonna sonora è diventata un elemento culturale autonomo. Il tema Techno Syndrome, inciso nel 1993 dal duo belga The Immortals per l’album ispirato al gioco, con quel film diventa per sempre “il tema di Mortal Kombat”; l’album della colonna sonora conquista il disco di platino in meno di un anno e il decimo posto nella classifica di Billboard, mentre la partitura orchestrale è firmata da George S. Clinton.
Le recensioni dell’epoca furono contrastanti, ma il film è stato rivalutato negli anni ed è ormai considerato uno dei migliori adattamenti da videogioco della storia. Non prende il materiale di partenza sul serio in modo accademico: lo prende sul serio in modo pop, che è esattamente quello che serviva.
The Journey Begins e il Live Tour: il 1995 su tre fronti
Nel 1995 Mortal Kombat non fu solo un film.
Il 29 agosto, undici giorni dopo l’uscita nelle sale, New Line Home Video, Turner Home Entertainment e Threshold pubblicarono in VHS e LaserDisc Mortal Kombat: The Journey Begins, un mediometraggio animato scritto dallo stesso Kevin Droney: un’introduzione ai personaggi e alla mitologia pensata per accompagnare il film, con Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade in viaggio verso l’isola del torneo.
Il 14 settembre, al Radio City Music Hall di New York, debuttò invece il Mortal Kombat Live Tour: uno spettacolo teatrale in cui tre guerrieri della Terra partivano per l’Outworld a recuperare un amuleto e fermare Shao Kahn, con combattimenti coreografati, musica e giochi di luce. Il tour girò poi duecento città fino al 1996.
Nessuna delle due operazioni è memorabile. Insieme però raccontano quanto il marchio fosse caldo in quel momento: il franchise era ovunque, e Hollywood si stava già muovendo per il sequel.
Mortal Kombat: Annihilation (1997): il franchise sull’orlo del baratro
Il Mortal Kombat: Annihilation del 1997 è l’esempio canonico di sequel che distrugge quello che il predecessore aveva costruito.
Kasanoff voleva un film «tre volte più ambizioso» del primo: più combattimenti, più effetti, più Outworld. Il budget però salì solo da 20 a 30 milioni, e la lavorazione fu compressa tra l’ottobre 1996 e il marzo 1997. Alla regia arrivò John R. Leonetti; Christopher Lambert fu sostituito da James Remar, Bridgette Wilson da Sandra Hess, e Johnny Cage venne ucciso nella scena d’apertura. Restarono Robin Shou come Liu Kang e Talisa Soto come Kitana.
Sul piano dei contenuti, Annihilation attinge a Mortal Kombat 3 e al roster allargato di Ultimate Mortal Kombat 3, e nel montaggio finale furono tagliate anche alcune scene ispirate a Mortal Kombat 4. Una curiosità per i fan: la voce di Scorpion è di Ed Boon in persona, co-creatore del videogioco.
Il problema principale è strutturale. Annihilation introduce Shao Kahn, Sindel, Shinnok, Nightwolf, Sheeva, Motaro, Rain, Ermac, Baraka, Jade, Smoke e Mileena in 95 minuti, senza dare a nessuno lo spazio per funzionare. La storia è incoerente, l’azione confusa, il tono oscilla tra il serio e l’involontariamente comico senza mai stabilizzarsi.
Il film debuttò comunque al primo posto negli Stati Uniti con 16 milioni di dollari, per chiudere a 51,3 milioni nel mondo: meno della metà del predecessore. Su Rotten Tomatoes si ferma al 4%. Il franchise venne messo in pausa.
Annihilation resta utile da guardare, non come godimento ma come studio: ogni scelta sbagliata del sequel illumina per contrasto cosa aveva funzionato nell’originale.
Il lungo silenzio: ventiquattro anni in attesa
Tra il 1997 e il 2021 passano ventiquattro anni senza un film dal vivo di Mortal Kombat.
Non è un silenzio totale: ci sono le serie TV, i film animati, i videogiochi che continuano a uscire e a rinnovarsi. Ma il cinema si ferma. Un terzo film resta in development hell per quasi due decenni, tra sceneggiature approvate, registi annunciati e date di uscita sparite nel nulla. Dopo Annihilation, Hollywood aveva archiviato Mortal Kombat nella categoria dei franchise bruciati: l’estetica sembrava ancorata agli anni Novanta, e i tentativi di riposizionarla non trovavano fiducia negli studios.
La svolta arriva dai videogiochi e da YouTube, quasi nello stesso momento.
Nel giugno 2010 il regista Kevin Tancharoen pubblica online Mortal Kombat: Rebirth, un cortometraggio di otto minuti girato per convincere la Warner ad affidargli un film. Otto minuti di tono realistico e violenza credibile, con i personaggi reinventati come figure del crimine organizzato: Jax è un capitano di polizia di Deacon City interpretato da Michael Jai White, Sonya è Jeri Ryan, Hanzo Hasashi è un assassino che accetta di partecipare a un torneo per arrivare a Sub-Zero. Niente Outworld, niente magia.
C’è un dettaglio che dice tutto sul clima di quei giorni: Michael Jai White, secondo quanto riferito dai suoi rappresentanti a IGN, aveva girato convinto che si trattasse di materiale promozionale per il videogioco successivo. Il corto fa il giro della rete in pochi giorni. La Warner non finanzia il film immaginato da Tancharoen, ma gli lascia realizzare una serie web — e alla fine del 2010, insieme alla New Line, avvia lo sviluppo di un nuovo film proprio con lui alla regia. Nel 2011 arriva anche Mortal Kombat 9, reboot della serie videoludica che riporta il marchio al centro della conversazione.
Da quel progetto, passato di mano più volte, sarebbe nato dieci anni dopo il reboot cinematografico.
Mortal Kombat (2021): la rinascita violenta
Il Mortal Kombat del 2021, diretto da Simon McQuoid su sceneggiatura di Greg Russo e David Callaham, è il film che ha rimesso il franchise in carreggiata.
Reboot completo, nessun legame narrativo con il 1995. Cole Young (Lewis Tan), un combattente di MMA in declino, scopre di avere un legame con il torneo Mortal Kombat attraverso un marchio a forma di drago. Intorno a lui i personaggi familiari: Sonya Blade (Jessica McNamee), Jax (Mehcad Brooks), Liu Kang (Ludi Lin), Kung Lao (Max Huang), Kano (Josh Lawson), Shang Tsung (Chin Han), Raiden (Tadanobu Asano) e, in una scena d’apertura magnifica, Scorpion (Hiroyuki Sanada) contro Sub-Zero (Joe Taslim).
Il film ha un rating R dichiarato e lo usa: la violenza è esplicita, i combattimenti brutali, le fatality in scena. È la scelta giusta, perché il pubblico che aspettava un Mortal Kombat adulto non si aspettava meno.
I problemi non mancano: Cole Young è il personaggio meno interessante, la struttura è a tratti meccanica e il torneo vero e proprio resta fuori campo, promesso al sequel. Il progetto era passato di mano a lungo: James Wan era entrato come produttore nel 2015 e McQuoid era stato scelto alla regia nel novembre 2016. Girato in Australia tra settembre e dicembre 2019 con un budget di 55 milioni, uscito in piena pandemia l'8 aprile 2021 nel mondo e il 23 aprile negli Stati Uniti — in sala e insieme su HBO Max — ha incassato 84,4 milioni di dollari. Non un trionfo, ma abbastanza da convincere la New Line a dare il via libera al seguito già nel 2022.
Mortal Kombat 2 (2026): il sequel che espande l’universo
Mortal Kombat 2 (2026) arriva cinque anni dopo il reboot, con un’impostazione deliberatamente diversa.
Dove il film del 2021 era una storia d’origine — chi sono questi personaggi, cos’è il torneo, quali sono le regole — il sequel parte da basi già stabilite e porta la storia al suo centro naturale: il decimo torneo Mortal Kombat come evento principale, non come sfondo. Scritto da Jeremy Slater e di nuovo diretto da McQuoid, è stato girato in Australia tra il giugno 2023 e il gennaio 2024, con una lunga pausa dovuta allo sciopero degli attori.
Il film introduce Johnny Cage, assente dal reboot per una scelta deliberata: il 2021 aveva costruito il mistero attorno al personaggio senza mostrarlo, lasciando al sequel l’impatto del suo arrivo. Karl Urban porta la stessa energia da action star consapevole di sé che il personaggio richiede — Johnny Cage è il combattente che sa di essere in un film. Accanto a lui entrano nella saga Adeline Rudolph come la principessa edeniana Kitana, Tati Gabrielle come Jade e Martyn Ford come Shao Kahn, imperatore che nel prologo conquista Edenia uccidendo re Jerrod.
Il sequel espande anche l’Outworld come ambientazione: dove il reboot partiva dalla Terra, il secondo film porta i personaggi nei reami che definiscono la mitologia del videogioco.
I numeri raccontano una storia più complicata del previsto. Dopo l’anteprima al TCL Chinese Theatre il 27 aprile 2026, il film è uscito il 6 maggio in Italia e l'8 maggio negli Stati Uniti, aprendo con 38,5 milioni di dollari e chiudendo a 129,5 milioni nel mondo su un budget di 80. In valore assoluto è il miglior incasso della serie dal vivo, ma resta sotto le attese dello studio. In Italia e altrove il film è poi arrivato in digitale il 9 giugno 2026 e in disco il 28 luglio. Le recensioni, al contrario, sono le migliori di sempre per un film MK: 64% su Rotten Tomatoes, con una sintesi che lo definisce il capitolo più godibile del franchise, anche se Metacritic si ferma a 46.
Un terzo film era stato annunciato in anticipo, nell’ottobre 2025, con Slater di nuovo alla sceneggiatura. Dopo i numeri del sequel, il progetto è rimasto in sospeso.
Le serie TV dal vivo: Conquest e Legacy
Il live action di Mortal Kombat non si è mai limitato al cinema. In due momenti storici distinti — la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Dieci — il franchise ha provato il formato seriale, con ambizioni molto diverse.
Mortal Kombat: Conquest (1998-1999): epica antica con finale tragico
Mortal Kombat: Conquest è una serie di 22 episodi ambientata cinquecento anni prima del torneo che conosciamo dai giochi, trasmessa in syndication dal 3 ottobre 1998 al 22 maggio 1999. A produrla sono Threshold Entertainment e New Line Television, su sviluppo di Juan Carlos Coto.
Il protagonista è il primo Kung Lao (Paolo Montalbán), il monaco che ha sconfitto Shang Tsung e gli ha risparmiato la vita, e che ora deve addestrare la generazione successiva di guerrieri. Lo affiancano Siro (Daniel Bernhardt), ex guardia del corpo, e Taja (Kristanna Loken), ex ladra. Raiden è interpretato da Jeffrey Meek, che nella stessa serie interpreta anche Shao Kahn: una delle scelte di casting più insolite della saga.
L’ambientazione è un’antica Cina stilizzata, con costumi elaborati, combattimenti coreografati da Anthony De Longis e una mitologia che si espande episodio per episodio. Il tono è più fantasy di qualsiasi altra produzione del franchise.
I personaggi del videogioco entrano ed escono come ospiti: Chris Casamassa, lo Scorpion del film del 1995, riprende il ruolo anche qui; J.J. Perry è Sub-Zero, Adoni Maropis è Quan Chi, Matthias Hues è Fujin. E nel cast dei comprimari, anni prima di diventare famose, compaiono Jaime Pressly ed Eva Mendes.
C’è anche un primato: quando debuttò, Conquest era una delle primissime serie americane dal vivo tratte da un videogioco. Prima di lei c’erano stati solo i segmenti in carne e ossa di Super Mario Bros. Super Show!.
Andava in onda subito dopo WCW Monday Nitro, aveva buoni ascolti e costi cresciuti oltre le previsioni. La cancellazione non fu annunciata subito, e per un po’ circolarono voci di una seconda stagione; poi TNT chiuse i rubinetti. Il finale — con Shao Kahn che scende personalmente su Earthrealm e travolge i protagonisti — era stato scritto come un ponte verso la stagione successiva, e la cancellazione lo ha trasformato nell’ultima parola della serie: una conclusione senza scampo, arrivata per caso.
Mortal Kombat: Legacy (2011-2013): il realismo nato sul web
Mortal Kombat: Legacy nasce dal cortometraggio Rebirth e diventa una serie web distribuita sul canale YouTube di Machinima, dove debutta l'11 aprile 2011.
Due stagioni, 19 episodi in tutto, da nove a dodici minuti l’uno. Il cast della prima riprende in parte quello del corto — Michael Jai White come Jax, Jeri Ryan come Sonya, Matt Mullins come Johnny Cage, Ian Anthony Dale come Scorpion — con Darren Shahlavi come Kano, Tahmoh Penikett come Kurtis Stryker e Kevan Ohtsji come Sub-Zero. Nella seconda stagione il cast cambia quasi del tutto: arrivano Casper Van Dien come Johnny Cage, Brian Tee come Liu Kang, Mark Dacascos come Kung Lao, Harry Shum Jr. come Kuai Liang e perfino Cary-Hiroyuki Tagawa, lo Shang Tsung del film del 1995, nello stesso ruolo.
L’approccio di Tancharoen è il rovescio di Conquest: la prima stagione funziona come un prequel a episodi, ognuno dedicato alle origini di un personaggio, con background credibili e un tono cupo da crime drama; la seconda, uscita tutta insieme nel settembre 2013, porta finalmente in scena il torneo.
Nella prima stagione ci sono anche Aleks Paunovic come Shao Kahn e Samantha Tjhia come Kitana, e un cameo che solo i fan colgono: Ed Boon, il co-creatore del gioco, compare nel terzo episodio nei panni di un produttore televisivo che ha lavorato con Johnny Cage.
Una terza stagione fu annunciata al Comic-Con del 2013 e nel 2015 si parlò perfino di riprese avviate, ma non è mai stata pubblicata. Legacy resta uno degli esperimenti più interessanti del franchise: la prova che il materiale funziona anche in registri lontanissimi dall’action pop del 1995.
L’universo animato: da Defenders of the Realm ai Legends
Parallelamente al live action, il franchise ha generato un universo animato che copre trent’anni: dalla serie per bambini del 1996 ai film adulti degli anni Venti. La guida completa è nel hub dedicato agli anime e film animati di Mortal Kombat.
Mortal Kombat: Defenders of the Realm (1996): il cartone del pomeriggio
Mortal Kombat: Defenders of the Realm è l’anomalia della saga: 13 episodi trasmessi dalla USA Network tra il 21 settembre e il 14 dicembre 1996, nel blocco “Action Extreme Team”, di fianco alla serie animata di Street Fighter.
Prodotta da Threshold e Film Roman, è un sequel alternativo del film del 1995 costruito sul roster di Ultimate Mortal Kombat 3: Rayden raduna una squadra — Liu Kang, Sonya, Jax, Kitana, Kurtis Stryker, Sub-Zero e Nightwolf come supporto tecnico — che sorveglia i portali da una base segreta e si muove con jet a forma di drago. Niente sangue, niente fatality, tono pulito. Tra le voci ci sono Clancy Brown, Luke Perry, Cree Summer, Olivia d’Abo, Dorian Harewood e Ron Perlman. Shao Kahn, nonostante il ruolo di nemico principale, compare solo in quattro episodi su tredici.
È la versione più lontana possibile dall’estetica del videogioco, ma è anche un documento interessante di come il franchise veniva percepito allora: abbastanza popolare da giustificare merchandise e una serie per bambini, abbastanza controverso da richiedere una sterilizzazione completa del contenuto violento. Fu cancellata dopo una stagione e non ha mai avuto un’edizione DVD curata.
I film Mortal Kombat Legends (2020-2023)
La serie Legends rappresenta la reinvenzione più riuscita del franchise in forma animata.
Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge (2020) è il primo capitolo e il migliore. Ethan Spaulding dirige un film di 80 minuti, animato dallo studio coreano Mir, che racconta finalmente la storia di Hanzo Hasashi — il guerriero che diventa Scorpion dopo la distruzione del suo clan — intrecciandola con il torneo classico di Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade. Patrick Seitz, doppiatore storico di Scorpion nei videogiochi, porta il personaggio con la familiarità di chi lo conosce da anni, ed Ed Boon partecipa come consulente creativo. È il primo film del franchise vietato ai minori dalla MPA e il primo prodotto da Warner Bros. Animation dopo l’acquisizione del marchio. Uscito in digitale il 14 aprile 2020, in pieno lockdown, ha trovato un pubblico che nessuno si aspettava.
Mortal Kombat Legends: Battle of the Realms (2021) è il sequel d’azione, uscito il 31 agosto 2021. Shao Kahn dichiara guerra alla Terra, Liu Kang affronta il proprio destino di campione e Scorpion cerca di impedire che l’artefatto Kamidogu finisca nelle mani di Shinnok. Più personaggi, più combattimenti, meno struttura emotiva del predecessore: è il film più divisivo della serie, fermo al 50% su Rotten Tomatoes.
Mortal Kombat Legends: Snow Blind (2022) è il capitolo più coraggioso. Animato dallo studio coreano Digital eMation, il film segna anche un cambio di regia: Rick Morales abbandona quasi del tutto i protagonisti precedenti e costruisce una storia nuova decenni dopo: Earthrealm è una terra devastata dai revenant, il clan Black Dragon ha annesso le città e il suo capo Kano si è proclamato re. Il giovane Kenshi, accecato da Shang Tsung, trova la spada Sento e viene addestrato da un anziano Kuai Liang che ha rinunciato al nome di Sub-Zero. È il meno “Mortal Kombat” dei quattro nel senso classico, ed è anche quello con l'80% su Rotten Tomatoes.
Mortal Kombat Legends: Cage Match (2023) chiude per ora la serie cambiando di nuovo tono. Diretto ancora da Spaulding, animato dallo Studio IAM e uscito il 17 ottobre 2023, è un prequel ambientato nella Los Angeles degli anni Ottanta: Johnny Cage, action star in cerca del film della vita, indaga sulla scomparsa della sua co-protagonista Jennifer Grey — doppiata dalla vera Jennifer Grey — e finisce contro una setta che vuole aprire un varco per il Netherrealm. Joel McHale riprende la voce di Cage, con Gilbert Gottfried e Kelly Hu nel cast. È il capitolo più leggero e ironico della saga, e ha ricevuto buone recensioni.
Tutti i canon a confronto: cosa è collegato a cosa?
Una delle domande più frequenti sulla saga è: questi prodotti si collegano tra loro? La risposta è quasi sempre no.
Mortal Kombat funziona come un multiverso di fatto: ogni produzione è un universo narrativo separato, ispirato agli stessi personaggi e alla stessa mitologia ma senza connessioni canoniche esplicite.
Il film del 1995 e Annihilation (1997) formano un dittico, con gli stessi personaggi nello stesso universo; The Journey Begins funziona come introduzione animata al primo.
Il film del 2021 e Mortal Kombat 2 (2026) formano un altro dittico, separato dagli anni Novanta.
Conquest (1998) è un prequel tematicamente connesso ma narrativamente isolato dai film, e Legacy (2011-2013) è un universo realistico indipendente.
I quattro Legends condividono un universo coerente: Battle of the Realms è il seguito diretto di Scorpion’s Revenge, Snow Blind è ambientato decenni dopo e Cage Match è un prequel.
Defenders of the Realm (1996) è un universo per ragazzi senza connessioni narrative con nient’altro.
Questa frammentazione può sembrare un limite. In realtà è una libertà: ogni produzione può scegliere tono e registro senza portare il peso della continuità. Si può entrare nel franchise da qualsiasi punto.
L’ordine di visione consigliato: da dove iniziare
Per chi non ha mai visto niente: Inizia con Mortal Kombat (2021), il film più accessibile per un pubblico moderno, e prosegui con Mortal Kombat 2, che chiude la storia del torneo. Poi Mortal Kombat (1995) per capire il punto di partenza culturale.
Per gli appassionati dei giochi: Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge è il prodotto più fedele all’estetica e alla mitologia dei videogiochi.
Per chi vuole vedere tutto in ordine di uscita: MK (1995) → Defenders of the Realm (1996) → Annihilation (1997) → Conquest (1998) → Legacy (2011-2013) → Scorpion’s Revenge (2020) → MK (2021) → Battle of the Realms (2021) → Snow Blind (2022) → Cage Match (2023) → Mortal Kombat 2 (2026)
Per chi ha poco tempo: Scorpion’s Revenge (2020) e MK (2021) coprono il meglio del franchise in meno di tre ore.
Per la nostalgia anni Novanta: MK (1995) → Annihilation (1997). Il secondo lo guardi per capire perché il franchise si è fermato per vent’anni.
Da evitare come prima visione: Annihilation (1997) e Defenders of the Realm richiedono affetto preesistente per essere apprezzati.
Il personaggio più importante di ogni produzione
Ogni produzione della saga ha un personaggio che la definisce più degli altri, non necessariamente il protagonista ufficiale.
MK (1995): Shang Tsung. Cary-Hiroyuki Tagawa porta il villain con una presenza che nessuno ha eguagliato. È il cuore del film.
Annihilation: non ce n’è uno. Il film soffre precisamente di non avere un antagonista abbastanza presente.
Defenders of the Realm: Sub-Zero. Il momento in cui un villain iconico diventa eroe è la scelta più sorprendente della serie.
Conquest: Kung Lao. Paolo Montalbán porta il personaggio con una dignità che la serie non sempre merita, e il suo finale è il più devastante dell’intera saga.
Legacy: Scorpion/Hanzo Hasashi (Ian Anthony Dale). La sua storia d’origine nella prima stagione è il momento migliore della serie.
Scorpion’s Revenge: Scorpion. Patrick Seitz racconta finalmente la storia che il franchise rimandava da trent’anni.
MK (2021): Sub-Zero (Joe Taslim). L’antagonista principale è il personaggio più memorabile del reboot.
Battle of the Realms: Sub-Zero (Bayardo De Murguia) e la sua scelta nel finale.
Snow Blind: Kuai Liang (Ron Yuan). Il vecchio maestro che ha giurato di non combattere più è il personaggio che regge il film.
Cage Match: Johnny Cage (Joel McHale), finalmente protagonista di una storia tutta sua.
Mortal Kombat 2: Johnny Cage (Karl Urban). L’atteso arrivo del personaggio più amato dai fan del 1995 nel nuovo universo.
L’eredità culturale: perché Mortal Kombat ha resistito trent’anni
Trent’anni sono un tempo lungo per un franchise di videogiochi. Molti contemporanei di Mortal Kombat — Killer Instinct, Primal Rage, Pit-Fighter — sono scomparsi o sopravvivono come nostalgia di nicchia. Mortal Kombat è ancora qui, con nuovi film al cinema e capitoli videoludici che vendono milioni di copie.
La domanda è: perché?
La risposta immediata è la violenza, ma è insufficiente. Doom è violento. Quake è violento. Non hanno generato quattro film dal vivo, cinque film animati, due serie e un fandom che si misura in decenni.
La vera risposta è nei personaggi.
Scorpion e Sub-Zero sono la coppia antagonista più iconica della storia dei videogiochi. Il ninja giallo e il ninja blu. Il fuoco e il ghiaccio. Il vendicatore e l’assassino. La loro rivalità è stata esplorata in ogni direzione possibile: a volte nemici, a volte alleati, a volte riflessi uno nell’altro. Quando Scorpion dice “Get over here!” e lancia la catena, stai assistendo a uno dei rari momenti in cui un videogioco ha generato cultura autonoma, un’immagine che il pubblico riconosce anche senza aver mai giocato.
Poi c’è la mitologia. L’idea del torneo cosmico — guerrieri che combattono per determinare il destino di interi regni — è abbastanza universale da reggere qualsiasi adattamento. È il viaggio dell’eroe con i pugni: un campione viene scelto, affronta avversari sempre più difficili, deve scendere a patti con la propria natura.
Infine c’è la controversia come patrimonio. Il fatto che Mortal Kombat abbia contribuito a far nascere l’ESRB non è un aneddoto: è parte dell’identità del franchise. È il gioco che ha spaventato gli adulti abbastanza da cambiare le regole dell’industria. Quella provocazione è rimasta nel DNA del marchio anche quando le generazioni di giocatori sono cambiate.
Le produzioni cinematografiche e televisive hanno interpretato questo patrimonio in modi diversi. Il film del 1995 è pop e divertito, celebra l’estetica senza prenderla troppo sul serio. Il reboot del 2021 è violento e serio, rispetta il materiale abbastanza da non ammorbidirlo. I Legends sono vietati ai minori e raccontano finalmente le storie che il franchise aveva sempre avuto dentro.
Ogni scelta è arrivata in un momento preciso della storia del marchio. E questa capacità di adattarsi — mantenendo l’identità essenziale dei personaggi mentre cambia il registro narrativo — è probabilmente il motivo principale per cui Mortal Kombat è ancora qui.
Non è un franchise sopravvissuto per caso. È un franchise che sa cos’è, sa cosa vuole raccontare, e ha trovato ripetutamente il modo di raccontarlo al pubblico del suo tempo.
Oltre alla guida cronologica, Mortal Kombat e il cinema d’azione approfondisce analogie e differenze tra ogni prodotto MK e il grande cinema d’azione: da Enter the Dragon a Karate Kid, da Super Mario Bros. a Dragon Ball.
Dove vedere la saga Mortal Kombat completa in Italia

La disponibilità varia per ogni produzione:
Film dal vivo:
- Mortal Kombat (2021): Prime Video (spesso incluso), acquisto e noleggio digitale su Apple TV, Google Play, YouTube Movies
- Mortal Kombat 2 (2026): noleggio e acquisto digitale, DVD, Blu-ray e 4K
- Mortal Kombat (1995): acquisto e noleggio digitale, Prime Video in alcuni periodi
- Mortal Kombat: Annihilation (1997): acquisto e noleggio digitale
Serie TV dal vivo:
- Mortal Kombat: Conquest: non disponibile ufficialmente in streaming, si trova su YouTube in versione non ufficiale
- Mortal Kombat: Legacy: non disponibile ufficialmente in streaming, si trova su YouTube
Film animati Legends:
- Scorpion’s Revenge (2020), Battle of the Realms (2021), Snow Blind (2022) e Cage Match (2023): acquisto e noleggio digitale, Blu-ray; alcuni titoli compaiono a rotazione su Prime Video
Serie animata:
- Defenders of the Realm (1996): non disponibile ufficialmente, YouTube in versione non ufficiale
Domande frequenti sulla saga Mortal Kombat
In che ordine guardare la saga Mortal Kombat?
L’ordine cronologico di uscita è: film 1995 → The Journey Begins (1995) → Defenders of the Realm (1996) → Annihilation (1997) → Conquest (1998) → Rebirth (2010) → Legacy (2011-2013) → Legends: Scorpion’s Revenge (2020) → film 2021 → Legends: Battle of the Realms (2021) → Legends: Snow Blind (2022) → Legends: Cage Match (2023) → Mortal Kombat 2 (2026). Per chi inizia, l’ordine consigliato è: film 2021 → Mortal Kombat 2 → Scorpion’s Revenge → film 1995.
Quanti film di Mortal Kombat esistono?
Esistono quattro film dal vivo: Mortal Kombat (1995), Mortal Kombat: Annihilation (1997), Mortal Kombat (2021) e Mortal Kombat 2 (2026). In animazione ci sono i quattro film Legends — Scorpion’s Revenge (2020), Battle of the Realms (2021), Snow Blind (2022) e Cage Match (2023) — più il mediometraggio The Journey Begins, uscito in VHS nel 1995. A questi si aggiungono la serie animata Defenders of the Realm (13 episodi, 1996), la serie TV Conquest e la web series Legacy.
Mortal Kombat 2021 è collegato al film del 1995?
No. Il film del 2021 è un reboot completo: cast diverso, storia diversa, universo narrativo separato. Non è un sequel del 1995 né di Annihilation. I due universi dal vivo non sono collegati, e il seguito del reboot è Mortal Kombat 2 (2026).
Cos’è Mortal Kombat: Conquest?
Conquest (1998-1999) è una serie TV dal vivo di 22 episodi ambientata cinquecento anni prima del torneo che conosciamo dai giochi. Il protagonista è il primo Kung Lao (Paolo Montalbán), affiancato dalla guardia del corpo Siro e dall’ex ladra Taja. Fu cancellata dopo una sola stagione, lasciando in sospeso un finale che avrebbe dovuto essere ripreso nella seconda.
I film Legends sono canon con i giochi di Mortal Kombat?
No. I film Legends (Scorpion’s Revenge, Battle of the Realms, Snow Blind e Cage Match) sono un universo narrativo parallelo prodotto da Warner Bros. Animation. Prendono elementi dalla mitologia dei giochi — Snow Blind, per esempio, riprende la Clessidra di Kronika di Mortal Kombat 11 — ma non continuano nessuna delle timeline ufficiali.
Qual è il miglior film di Mortal Kombat?
Dipende dal gusto. Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge (2020) è il più solido narrativamente e il primo con rating R. Il film del 1995 resta il classico, il punto di riferimento culturale. Mortal Kombat 2 (2026) è il meglio recensito della serie dal vivo, con il 64% su Rotten Tomatoes.
Mortal Kombat 2 quando è uscito?
Mortal Kombat 2 è uscito nei cinema italiani il 6 maggio 2026 e negli Stati Uniti l'8 maggio, dopo due rinvii dalle date inizialmente previste nell’ottobre 2025 e nel maggio 2026. È il sequel diretto del film del 2021: Johnny Cage, interpretato da Karl Urban, entra nel torneo contro Shao Kahn e i guerrieri di Outworld.
Mortal Kombat: Legacy quante stagioni ha?
Due, per un totale di 19 episodi: la prima debuttò l'11 aprile 2011 sul canale YouTube di Machinima, la seconda uscì interamente il 26 settembre 2013. Nacque dal cortometraggio Mortal Kombat: Rebirth (2010) di Kevin Tancharoen. Una terza stagione fu annunciata nel 2013 ma non è mai stata pubblicata.
Mortal Kombat: Defenders of the Realm dove vederla?
Defenders of the Realm non è disponibile ufficialmente su piattaforme streaming. Negli anni Novanta uscirono solo alcuni episodi in VHS e non esiste un’edizione DVD curata: oggi si trova su YouTube in caricamenti non ufficiali, quasi sempre in inglese.
Qual è il personaggio più iconico di Mortal Kombat?
Scorpion, il ninja giallo con la maschera, è il volto più riconoscibile del franchise: la frase ‘Get over here!’ e la catena con kunai sono i simboli del marchio. Sub-Zero è il secondo, storicamente suo rivale. Liu Kang è il protagonista dei videogiochi originali.
Mortal Kombat Legends: Snow Blind è il sequel di Scorpion’s Revenge?
Solo in senso lato. Snow Blind (2022) è il terzo film Legends dopo Scorpion’s Revenge (2020) e Battle of the Realms (2021), ma è un sequel autonomo ambientato decenni dopo, con protagonisti nuovi: il giovane Kenshi e un anziano Kuai Liang, in una Terra devastata dominata dal clan Black Dragon di Kano.
Dove vedere Mortal Kombat (2021) in Italia?
Mortal Kombat (2021) è disponibile su Prime Video e in acquisto o noleggio digitale su Apple TV, Google Play e YouTube Movies. Negli Stati Uniti era uscito in contemporanea in sala e su HBO Max. In Italia Prime Video è il modo più semplice per trovarlo incluso nell’abbonamento.
Ci sarà un Mortal Kombat 3?
Un terzo film è stato annunciato nell’ottobre 2025, con Jeremy Slater di nuovo alla sceneggiatura, ma il progetto non è ancora confermato. Mortal Kombat 2 ha incassato 129,5 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget di 80: il miglior risultato della serie dal vivo, ma sotto le attese dello studio.



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