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Clue – Signori, il delitto è servito (1985): i tre finali spiegati, chi è l'assassino e il cult nato dal Cluedo

Sei ospiti con nomi falsi, un maggiordomo che corre da una stanza all'altra e tre soluzioni diverse per lo stesso delitto: il film che fu un flop al cinema e diventò una commedia di culto
1985 ⭐ 7.2/10
Clue – Signori, il delitto è servito (1985): i tre finali spiegati, chi è l'assassino e il cult nato dal Cluedo
Anno 1985
Regia Jonathan Lynn
Generi Commedia, Giallo
Cast Tim Curry, Madeline Kahn, Christopher Lloyd, Eileen Brennan, Michael McKean, Martin Mull, Lesley Ann Warren

Chi ha ucciso il signor Boddy?

Dipende dal cinema in cui avete visto il film.

Signori, il delitto è servito (Clue, 1985) è l’unica commedia gialla che abbia avuto il coraggio di dare tre risposte diverse alla stessa domanda. Nel dicembre del 1985 ogni sala americana ricevette una sola delle tre versioni, e gli spettatori uscivano dal cinema convinti di conoscere il colpevole senza sapere che, due isolati più in là, un altro pubblico aveva visto arrestare un’altra persona.

Il film, tratto dal gioco da tavolo Cluedo, fu un fiasco. Costò più di quanto incassò, la critica lo trovò esile e il trucco dei finali multipli fu liquidato come una trovata commerciale. Poi arrivarono le videocassette, i passaggi televisivi, le repliche infinite: e Clue diventò uno dei film di culto più amati degli anni Ottanta.

Il merito è quasi tutto di una villa piena di porte, di un maggiordomo che corre e di sette attori perfetti.

Di cosa parla Signori, il delitto è servito: sei ospiti, un ricattatore e una villa piena di porte

È il 1954, una notte di pioggia nel New England. Sei sconosciuti arrivano in una villa isolata, invitati da una lettera anonima. Ad accoglierli c’è il maggiordomo Wadsworth (Tim Curry), con la cameriera francese Yvette (Colleen Camp).

Per proteggere la loro riservatezza, Wadsworth assegna a ciascuno un nome in codice, gli stessi del gioco da tavolo: il Colonnello Mustard (Martin Mull), la Signora White (Madeline Kahn), la Signora Peacock (Eileen Brennan), il Signor Green (Michael McKean), il Professor Plum (Christopher Lloyd) e la Signorina Scarlet (Lesley Ann Warren).

Durante la cena gli ospiti scoprono di avere due cose in comune. Hanno tutti legami con il governo degli Stati Uniti, e sono tutti ricattati. Arriva un settimo invitato, il signor Boddy (Lee Ving), e Wadsworth rivela che è lui il ricattatore: sa tutto dei loro segreti, dalla corruzione all’adulterio, e li minaccia di denunciarli come “antiamericani” in piena epoca maccartista. Wadsworth annuncia che la polizia sta per arrivare ad arrestarlo.

Boddy ha una contromossa. Distribuisce a ciascun ospite un pacchetto con un’arma, un candeliere, una corda, un tubo di piombo, una chiave inglese, una rivoltella e un pugnale, e propone loro di uccidere Wadsworth per salvarsi. Poi spegne la luce.

Nel buio si sente uno sparo. Quando la luce torna, Boddy è a terra, apparentemente morto.

Wadsworth confessa di essere anche lui una vittima di Boddy: sua moglie si era tolta la vita dopo il ricatto sui suoi legami con i socialisti, e lui aveva organizzato la serata per convincere gli altri a testimoniare. Da quel momento la notte precipita. La cuoca viene trovata pugnalata in cucina. Boddy, che non era morto, viene ucciso davvero con il candeliere nel corridoio. Un automobilista rimasto in panne bussa alla porta e muore poco dopo. Poi arrivano un poliziotto, e una ragazza che deve consegnare un telegramma cantato. Nessuno dei due uscirà vivo dalla villa.

I sospettati: chi sono Mustard, Peacock, White, Green, Plum e Scarlet

Il film trasforma le pedine colorate del Cluedo in sei figure della Washington degli anni Cinquanta, ciascuna con un segreto che la rende ricattabile.

  • Signora Peacock (Eileen Brennan): la moglie di un senatore che accetta tangenti da potenze straniere
  • Signora White (Madeline Kahn): la vedova di un fisico nucleare e di altri quattro mariti, tutti morti in circostanze sospette
  • Professor Plum (Christopher Lloyd): uno psichiatra radiato per una relazione con una paziente, ora impiegato all’Organizzazione mondiale della sanità
  • Signor Green (Michael McKean): un funzionario del Dipartimento di Stato che nasconde la propria omosessualità
  • Colonnello Mustard (Martin Mull): un ufficiale che ha lucrato sulla guerra e lavora a un progetto segreto per la bomba a fusione
  • Signorina Scarlet (Lesley Ann Warren): la tenutaria di una casa d’appuntamenti clandestina a Washington

Accanto a loro ci sono le vittime e i comprimari: Yvette, la cameriera che in passato ha lavorato come ragazza squillo per Scarlet; il signor Boddy; la cuoca (Kellye Nakahara); l’automobilista (Jeffrey Kramer); il poliziotto (Bill Henderson); e la ragazza del telegramma cantato, interpretata da Jane Wiedlin, chitarrista delle Go-Go’s.

Sono segreti che raccontano un’epoca. Il ricatto di Boddy si regge sulla paranoia maccartista, quando essere comunisti, omosessuali o semplicemente diversi poteva costare la carriera. Il film ci ride sopra, ma la risata ha un bersaglio preciso: l’ipocrisia di un’élite che si dichiara patriottica e ha qualcosa da nascondere in ogni stanza. Una delle battute più celebri, detta da un personaggio a proposito del comunismo, è che si tratta solo di una falsa pista.

Tim Curry e il maggiordomo che corre: il cast

Signori, il delitto è servito vive dei suoi attori, e la produzione lo sapeva così bene da pagarli tutti allo stesso modo: stesso compenso e stessa posizione nei titoli di testa, indipendentemente dalla fama di ciascuno.

Il centro del film è Tim Curry. Il suo Wadsworth è un maggiordomo compìto che, nella lunga ricostruzione finale, si trasforma in un mattatore scatenato: corre da una stanza all’altra, rimette in scena ogni delitto interpretando tutti i personaggi, apre e chiude porte a una velocità sempre maggiore, senza mai perdere il ritmo delle battute. È una prova fisica e verbale insieme, che ha fatto della sequenza uno dei momenti più citati della commedia americana degli anni Ottanta.

La sequenza funziona anche perché è una ricapitolazione del film intero. Mentre ricostruisce la notte, Wadsworth non si limita a spiegare: rimette in scena ogni delitto, conta ad alta voce gli spari, i cadaveri e le persone presenti in ogni stanza, e trascina con sé gli altri ospiti da una porta all’altra, sempre più affannati. Lo spettatore ripercorre così tutta la storia a velocità doppia, un attimo prima che il film gli offra tre soluzioni diverse.

Curry non era la prima scelta. Jonathan Lynn aveva pensato a Leonard Rossiter, attore comico britannico, che però morì prima dell’inizio delle riprese. La seconda idea fu un giovane Rowan Atkinson, scartato perché all’epoca non era abbastanza conosciuto in America.

Anche il resto del cast è nato da incastri. Carrie Fisher era stata scelta come Signorina Scarlet, ma si ritirò per entrare in una clinica di disintossicazione. Al suo posto arrivò Lesley Ann Warren, che inizialmente doveva essere la Signora White, e il ruolo di White passò a Madeline Kahn. È stato uno scambio fortunato: Kahn, già attrice feticcio di Mel Brooks, ha improvvisato sul set il celebre monologo sulle “fiamme” con cui la Signora White confessa il proprio odio per l’amante del marito, una delle scene più ricordate del film.

Christopher Lloyd, che quello stesso 1985 era diventato Doc Brown in Ritorno al futuro, è un Professor Plum ossessionato dalle donne. Michael McKean, reduce da This Is Spinal Tap, fa del Signor Green un nevrotico sempre sul punto di svenire. Eileen Brennan e Martin Mull completano il gruppo con due caricature perfette della vanità e della stupidità del potere.

Per trovare il ritmo giusto, Lynn fece vedere al cast La signora del venerdì di Howard Hawks, la commedia del 1940 famosa per i dialoghi velocissimi e sovrapposti. Il risultato si sente in ogni scena corale: battute che si inseguono, personaggi che parlano uno sopra l’altro, porte che sbattono sul tempo comico.

Dal Cluedo al cinema: la storia del gioco che ha ispirato il film

Prima di essere un film, Clue è stato uno dei giochi da tavolo più venduti al mondo.

Il Cluedo è stato inventato in Inghilterra da Anthony E. Pratt, un musicista di Birmingham, negli anni della Seconda guerra mondiale. L’idea nacque dalle serate passate in casa durante i bombardamenti e dalla passione per i gialli dell’epoca d’oro, quelli di Agatha Christie, con le loro ville di campagna, gli ospiti eleganti e un omicidio da risolvere prima di cena. Il gioco fu pubblicato alla fine degli anni Quaranta dall’editore britannico Waddingtons e poco dopo arrivò negli Stati Uniti con Parker Brothers, con il titolo semplificato Clue.

La meccanica è semplice e geniale. In una scatola sono nascoste tre carte: il colpevole, l’arma e la stanza. I giocatori si muovono per la villa, formulano ipotesi e, per esclusione, cercano di ricostruire la combinazione corretta. Ogni partita ha una soluzione diversa.

Il film prende dal gioco quasi tutto ciò che si può prendere. I nomi colorati dei sospettati, Mustard, Peacock, White, Green, Plum e Scarlet, diventano pseudonimi assegnati dal maggiordomo. Le sei armi vengono distribuite agli ospiti come regali avvelenati. La villa è divisa nelle stanze del tabellone, dalla biblioteca alla sala da biliardo, dal salotto alla cucina, collegate da quei passaggi segreti che nel gioco permettono di attraversare la mappa in un colpo solo e che nel film diventano il motore delle scene più comiche.

Ma soprattutto, il film prende dal gioco la sua idea più radicale: che la soluzione non sia unica. È per questo che i tre finali, al di là del loro destino commerciale, non sono un capriccio. Sono la traduzione cinematografica di una partita a Cluedo, in cui ogni volta il colpevole può essere un altro.

Il 1954 e il maccartismo: la satira dietro la farsa

L’anno in cui è ambientato il film non è scelto a caso.

Nel 1954 gli Stati Uniti erano nel pieno della caccia alle streghe guidata dal senatore Joseph McCarthy. Funzionari, artisti e militari venivano accusati di simpatie comuniste, e un’accusa bastava a distruggere una carriera. La paura non riguardava solo il comunismo: nella stessa stagione politica anche l’omosessualità era considerata un rischio per la sicurezza nazionale, e molti dipendenti pubblici venivano allontanati per questo.

È su questo clima che si regge il ricatto del signor Boddy. I sei ospiti non temono la prigione per i loro crimini: temono di essere esposti come antiamericani. La moglie di un senatore corrotto, un funzionario del Dipartimento di Stato gay, un colonnello che ha lucrato sulla guerra, uno psichiatra radiato che lavora per un’organizzazione internazionale, una tenutaria di case d’appuntamento frequentate da uomini di potere: sono tutte figure che, nella Washington di McCarthy, avevano qualcosa da perdere.

Il film tratta questo materiale con leggerezza, ma non con indifferenza. I segreti degli ospiti sono ridicoli e insieme verosimili, e il meccanismo della paranoia politica diventa il motore della farsa. Anche la battuta finale del Signor Green, l’agente dell’FBI che tutti credevano omosessuale e che se ne torna a casa dalla moglie, gioca proprio con i sospetti e le etichette di quell’epoca.

Vista oggi, questa è la parte che invecchia meglio. Sotto le porte che sbattono e i cadaveri che si accumulano, Signori, il delitto è servito racconta un’élite ossessionata dalla rispettabilità, pronta a uccidere pur di non far sapere chi è davvero.

I tre finali spiegati: chi è l’assassino

Da qui in avanti l’articolo svela tutti i finali del film.

Dopo aver ristabilito la corrente, Wadsworth riunisce i sopravvissuti e ricostruisce la notte, stanza per stanza. Spiega che tutte le vittime erano collegate agli ospiti: erano gli informatori che avevano fornito a Boddy i loro segreti. Poi il film si ferma, e propone tre soluzioni.

Finale A: Yvette e la Signorina Scarlet. La cameriera Yvette ha ucciso la cuoca e Boddy su ordine di Scarlet, e Scarlet ha poi ucciso tutti gli altri, compresa Yvette, per prendere il posto di Boddy come ricattatrice del gruppo. Arriva la polizia, Scarlet viene arrestata e Wadsworth si rivela un agente dell’FBI sotto copertura.

Finale B: la Signora Peacock. È stata Peacock a commettere tutti gli omicidi, per proteggere il segreto delle tangenti del marito. Tenta la fuga, viene fermata dalla polizia, e anche in questo caso Wadsworth rivela di essere un agente dell’FBI.

Finale C: tutti colpevoli. Il terzo finale, presentato nelle edizioni successive come quello “vero”, è il più assurdo e il più amato. Ognuno ha ucciso qualcuno:

  • la Signora Peacock ha pugnalato la cuoca, che un tempo lavorava per lei
  • il Professor Plum ha ucciso Boddy con il candeliere
  • il Colonnello Mustard ha ucciso l’automobilista, suo ex autista durante la guerra
  • la Signora White ha strangolato Yvette, che aveva avuto una relazione con suo marito
  • la Signorina Scarlet ha ucciso il poliziotto, che lei corrompeva
  • Wadsworth ha sparato alla ragazza del telegramma cantato, ex paziente e amante di Plum

Poi arriva il colpo di scena finale. Wadsworth rivela di essere lui il vero signor Boddy: l’uomo ucciso all’inizio era il suo maggiordomo. Ha organizzato l’intera serata per far eliminare dagli ospiti i suoi stessi informatori, cancellando ogni prova dei propri crimini, e ha intenzione di continuare a ricattarli.

Non fa in tempo. Il Signor Green, il più impaurito e insignificante del gruppo, estrae una pistola e lo uccide. È un agente dell’FBI sotto copertura. Mentre la polizia arresta gli altri, Green, che tutti credevano omosessuale, pronuncia l’ultima battuta del film: ora se ne torna a casa a dormire con sua moglie.

Perché tre finali: John Landis, il gioco e l’esperimento in sala

L’idea dei finali multipli è attribuita a John Landis, il regista di Animal House e di Una poltrona per due, che doveva dirigere il film e che ne firmò il soggetto insieme a Jonathan Lynn.

La logica è quella del gioco. Nel Cluedo la soluzione cambia a ogni partita: le carte del colpevole, dell’arma e della stanza vengono mescolate ogni volta. Un film tratto dal gioco, ragionò la produzione, avrebbe potuto fare lo stesso.

Nel dicembre 1985 Paramount distribuì così tre versioni diverse: ogni cinema ne riceveva una sola, e alcune sale annunciavano quale finale avrebbero proiettato. L’idea era spingere il pubblico a tornare al cinema per vedere le altre soluzioni. Non funzionò. Molti spettatori rimasero confusi, e la critica giudicò il trucco una distrazione da una sceneggiatura troppo esile. Gene Siskel scrisse che il film avrebbe avuto bisogno di tre parti centrali diverse, più che di tre finali.

Esisteva anche un quarto finale, scritto e poi scartato da Lynn perché non lo trovava abbastanza riuscito. In quella versione Wadsworth aveva commesso tutti i delitti da solo e aveva avvelenato lo champagne degli ospiti, per non lasciare testimoni. La polizia lo cattura, lui scappa rubando un’auto di pattuglia, ma viene fermato dai cani poliziotto nascosti sul sedile posteriore. Il finale sopravvive nei due libri tratti dal film nel 1985, il romanzo di Michael McDowell e l’adattamento illustrato per ragazzi.

La vera fortuna dei finali multipli è arrivata con l’home video. Nelle videocassette, nei DVD e nei passaggi televisivi i tre finali vengono mostrati uno dopo l’altro: i primi due presentati come ipotesi, il terzo introdotto come ciò che è successo davvero. Quello che al cinema era un espediente commerciale è diventato una struttura comica perfetta, in cui la soluzione del giallo si moltiplica fino all’assurdo.

Da Tom Stoppard a Jonathan Lynn: come nasce il film

Il progetto è nato dalla produttrice Debra Hill, nota soprattutto per aver prodotto Halloween con John Carpenter, che acquistò i diritti del gioco da Parker Brothers. Già nel 1981 si parlava di un film con finali multipli, e circolò perfino il nome della giallista P. D. James come possibile sceneggiatrice.

Scrivere il film si rivelò difficilissimo. Il drammaturgo Tom Stoppard ci lavorò per un anno, poi rinunciò e restituì tutto il compenso ricevuto. Landis contattò allora Stephen Sondheim e l’attore Anthony Perkins, grandi appassionati di enigmi e autori insieme della sceneggiatura del giallo The Last of Sheila (1973), ma entrambi chiesero troppo.

Alla fine il copione fu completato da Jonathan Lynn, autore britannico celebre per la serie comica Yes Minister, che proprio per questo fu invitato a dirigere. Signori, il delitto è servito è il suo esordio alla regia cinematografica; qualche anno dopo avrebbe diretto Mio cugino Vincenzo.

Il film è stato girato quasi interamente nei teatri di posa 17 e 18 della Paramount a Hollywood. Per arredare la villa la produzione noleggiò mobili autentici del Settecento e dell’Ottocento da collezionisti privati, compresa l’eredità di Theodore Roosevelt. Il salone da ballo e gli esterni del viale d’ingresso sono stati girati in una villa di South Pasadena, ingrandita sullo schermo con fondali dipinti. La villa è stata distrutta da un incendio nel 2005 e poi ricostruita, ma il cancello e il muro di cinta del film sono ancora al loro posto.

C’è anche una curiosità televisiva. Terminate le riprese, il set degli interni fu acquistato dalla produzione di Dynasty, che lo riutilizzò come Carlton Hotel.

Da flop a cult: la seconda vita di Clue

All’uscita, il 13 dicembre 1985, il film incassò circa 14,6 milioni di dollari in Nord America, poco meno dei 15 milioni che era costato. In Italia è arrivato nelle sale nel 1986 con il titolo Signori, il delitto è servito.

La critica fu tiepida. Janet Maslin del New York Times scrisse che solo l’inizio era davvero coinvolgente, Roger Ebert gli diede due stelle su quattro, trovando la sceneggiatura troppo sottile per un cast così promettente. Oggi il film ha il 73% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un modesto 41 su Metacritic, che riflette ancora le recensioni dell’epoca.

Il pubblico ha deciso diversamente. Negli anni della videocassetta Clue è diventato un film da rivedere tra amici, da citare a memoria, da recitare battuta per battuta. Il ritmo della ricostruzione di Wadsworth, il monologo sulle fiamme della Signora White, il panico perenne del Signor Green sono diventati patrimonio comune di una generazione.

La seconda vita del film si misura anche nei suoi adattamenti. Nel 2017 la sceneggiatura è diventata uno spettacolo teatrale, Clue: On Stage, poi riscritto e rappresentato in tutto il mondo, con una tournée americana partita nel 2024. Nel 2013 la serie Psych ha dedicato al film un intero episodio, 100 Clues, con Martin Mull, Christopher Lloyd e Lesley Ann Warren tra i sospettati, finali multipli scelti dal pubblico e una dedica finale a Madeline Kahn, scomparsa nel 1999. Per il quarantesimo anniversario, nell’agosto 2025, il film è tornato nei cinema americani per tre giorni, con un finale diverso ogni sera.

Il remake di Clue: un film che nessuno riesce a rifare

Rifare Signori, il delitto è servito si è rivelato quasi impossibile quanto scriverlo.

Nel 2009 Universal aveva affidato un nuovo film tratto dal gioco a Gore Verbinski, il regista dei Pirati dei Caraibi, per poi abbandonare il progetto nel 2011. Nel 2016 i diritti sono passati a 20th Century Fox, con l’idea di un giallo avventuroso di respiro internazionale; nel 2018 Ryan Reynolds ha stretto un accordo per interpretarlo, e negli anni successivi sono stati collegati al progetto Jason Bateman e il regista James Bobin, senza che il film arrivasse mai sul set.

Nell’aprile 2024 Hasbro ha ceduto i diritti a Sony Pictures e TriStar, per un film e una serie tv. La sceneggiatura del film è stata affidata a Shay Hatten, già autore per la saga di John Wick, e nello stesso anno si è parlato di Zach Cregger, il regista di Barbarian, come possibile regista. A settembre 2026 il nuovo Clue resta in sviluppo, senza data di uscita e senza cast confermato.

Signori, il delitto è servito e i gialli comici: dall’Agatha Christie parodiata ai whodunit di oggi

Clue è una parodia, ma una parodia fatta con amore. Prende il giallo classico all’inglese, con la villa isolata, gli ospiti misteriosi, il maggiordomo e la ricostruzione finale in salotto, e ne esaspera ogni meccanismo fino al ridicolo, senza mai tradirne la logica. I delitti hanno moventi, gli indizi esistono, le soluzioni tornano. Semplicemente, tornano tre volte.

Il suo contributo più duraturo è aver dimostrato che il whodunit poteva essere una commedia corale, affidata a un gruppo di grandi caratteristi. È la stessa formula che, decenni dopo, ha riportato il genere al successo: la saga di Benoit Blanc, da Cena con delitto a Glass Onion, riprende l’idea della villa piena di sospettati eccentrici, del cast di stelle trattato alla pari e del giallo che si prende gioco dei ricchi.

La differenza è che in Clue non c’è nessun grande investigatore. Gli ospiti indagano perché sono in trappola, e Wadsworth sembra il detective fino al momento in cui si rivela il più colpevole di tutti. In questo il film anticipa anche le commedie gialle sui dilettanti più recenti, come Murder Mystery con Adam Sandler e Jennifer Aniston, dove una coppia qualunque si ritrova in mezzo a una strage di miliardari e deve trovare il colpevole prima di essere arrestata. Il giallo alla Christie resta il fondale; la risata nasce da persone che non avrebbero mai dovuto trovarsi lì.

Dove vedere Signori, il delitto è servito in Italia

Signori, il delitto è servito poster
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Signori, il delitto è servito (1985)

★★★★★ 4,5 (2440)

34,99 €

Acquista su Amazon

Signori, il delitto è servito è distribuito in Italia in versione doppiata con il suo titolo italiano.

  • Digitale: disponibile a noleggio o in acquisto su piattaforme come Prime Video, Apple TV e Chili
  • Abbonamento: la presenza nei cataloghi in streaming cambia nel tempo, conviene verificarla prima della visione
  • Home video: il film è uscito in DVD e Blu-ray, e nel 2023 negli Stati Uniti in un’edizione da collezione in 4K

Tutte le versioni per la visione domestica contengono i tre finali in sequenza, e alcune edizioni in DVD e Blu-ray permettono di vederne uno solo, scelto a caso. È forse il modo migliore per rivivere l’esperienza del 1985: premere play senza sapere chi sarà il colpevole.

Domande frequenti

Di cosa parla Signori, il delitto è servito?

Nel 1954 sei sconosciuti vengono invitati in una villa isolata del New England, dove il maggiordomo Wadsworth assegna a ciascuno un nome falso: Colonnello Mustard, Signora White, Signora Peacock, Signor Green, Professor Plum e Signorina Scarlet. Scoprono di essere tutti ricattati dallo stesso uomo, il signor Boddy. Quando Boddy viene ucciso, e dopo di lui altre persone, gli ospiti devono capire chi di loro sia l’assassino.

Chi è l’assassino in Signori, il delitto è servito?

Il film ha tre finali diversi. Nel primo le colpevoli sono la cameriera Yvette e la Signorina Scarlet; nel secondo è la Signora Peacock ad aver commesso tutti i delitti. Nel terzo, presentato come la verità, ogni ospite ha ucciso qualcuno: Peacock la cuoca, Plum il falso Boddy, Mustard l’automobilista, White la cameriera Yvette, Scarlet il poliziotto, e Wadsworth la ragazza del telegramma cantato.

Come finisce Signori, il delitto è servito?

Nel terzo finale, quello considerato vero, Wadsworth rivela di essere lui il vero signor Boddy: l’uomo ucciso all’inizio era il suo maggiordomo. Ha organizzato la serata per eliminare i propri informatori e continuare a ricattare gli ospiti. Il Signor Green però estrae una pistola, lo uccide e si rivela un agente dell’FBI sotto copertura. La polizia arresta gli altri ospiti, e Green annuncia che torna a casa a dormire con sua moglie.

Perché Signori, il delitto è servito ha tre finali?

L’idea dei finali multipli è attribuita a John Landis, coautore del soggetto, e richiama il gioco da tavolo, in cui la soluzione cambia a ogni partita. Nel 1985 ogni cinema americano ricevette una sola delle tre versioni, e il pubblico non sapeva quale avrebbe visto. Nelle edizioni home video e in tv i tre finali vengono mostrati uno dopo l’altro, con il terzo presentato come quello vero.

Signori, il delitto è servito è tratto dal Cluedo?

Sì, il film è ispirato al gioco da tavolo Cluedo, noto negli Stati Uniti come Clue, ideato dall’inglese Anthony E. Pratt. Dal gioco riprende i nomi in codice dei sei sospettati colorati, le armi (candeliere, corda, tubo di piombo, chiave inglese, rivoltella e pugnale) e la villa divisa in stanze collegate da passaggi segreti.

Chi c’è nel cast di Signori, il delitto è servito?

Tim Curry è il maggiordomo Wadsworth, Eileen Brennan è la Signora Peacock, Madeline Kahn è la Signora White, Christopher Lloyd è il Professor Plum, Michael McKean è il Signor Green, Martin Mull è il Colonnello Mustard e Lesley Ann Warren è la Signorina Scarlet. Colleen Camp interpreta la cameriera Yvette e Lee Ving il signor Boddy.

Chi ha diretto Signori, il delitto è servito?

Il film è diretto da Jonathan Lynn, al suo esordio alla regia cinematografica, che ha scritto anche la sceneggiatura sviluppando il soggetto con John Landis. Prima di lui sulla sceneggiatura avevano lavorato Tom Stoppard, che rinunciò dopo un anno restituendo il compenso, mentre Stephen Sondheim e Anthony Perkins furono contattati ma chiesero troppo.

Signori, il delitto è servito è stato un successo?

No, all’uscita fu un flop: costato 15 milioni di dollari, ne incassò circa 14,6 in Nord America, e la critica lo accolse con recensioni tiepide. Negli anni successivi, grazie alle videocassette e ai passaggi televisivi, è diventato un film di culto, adattato anche a teatro e celebrato con proiezioni per il quarantesimo anniversario nel 2025.

Esiste un quarto finale di Signori, il delitto è servito?

Sì, ma non è mai stato girato nella versione finale del film. Nel quarto finale Wadsworth ha commesso tutti i delitti e ha avvelenato lo champagne degli ospiti; tenta la fuga con un’auto della polizia, ma viene fermato dai cani poliziotto nascosti sul sedile posteriore. Jonathan Lynn lo scartò perché non lo trovava abbastanza riuscito, e si può leggere nei libri tratti dal film pubblicati nel 1985.

Ci sarà un remake di Signori, il delitto è servito?

Un nuovo film tratto dal Cluedo è in sviluppo da anni. Dopo i tentativi con Universal e con 20th Century Fox, nell’aprile 2024 Sony Pictures e TriStar hanno acquisito da Hasbro i diritti per un film e una serie tv, affidando la sceneggiatura a Shay Hatten. Non ci sono ancora una data di uscita né un cast confermato.

Dove vedere Signori, il delitto è servito in streaming?

In Italia Signori, il delitto è servito è disponibile in digitale, a noleggio o in acquisto, su piattaforme come Prime Video, Apple TV e Chili; la disponibilità nei cataloghi in abbonamento cambia nel tempo. La versione in streaming e in home video contiene tutti e tre i finali in sequenza.

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