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Citadel: Diana è davvero finita? Trama, cast e il futuro dello spin-off italiano con Matilda De Angelis

Lo spin-off italiano della saga Citadel, tra Milano, Manticore e il ritorno a una vita normale
2024 ⭐ 6.8/10
Citadel: Diana è davvero finita? Trama, cast e il futuro dello spin-off italiano con Matilda De Angelis
Anno 2024
Creatore Arnaldo Catinari
Generi Spy thriller, Azione, Drammatico
Stagioni 1
Episodi 6
Cast Matilda De Angelis, Lorenzo Cervasio, Maurizio Lombardi, Julia Piaton

Citadel: Diana inizia con una domanda che in Italia non si era mai sentita raccontare così, su questa scala: cosa succede quando un’agente italiana si infiltra per otto anni nel cuore del nemico, e il nemico comincia a sembrarle più familiare della propria vita precedente?

Finisce con una scelta ancora più scomoda: tornare a una vita normale che forse non esiste più, o restare nell’unico mondo in cui, ormai, Diana Cavalieri sa ancora muoversi.

Prodotto da Cattleya insieme ad Amazon MGM Studios, con la supervisione esecutiva di AGBO, la società dei fratelli Russo, Citadel: Diana è stato il primo tentativo italiano di reggere il confronto con una produzione di scala hollywoodiana all’interno di un franchise internazionale. Un esperimento che la critica italiana ha giudicato nel complesso riuscito, al punto da far scrivere a più testate che l’Italia, finalmente, “sa fare” le serie di spionaggio — salvo poi scoprire, pochi mesi dopo l’uscita, che lo show non avrebbe avuto una seconda stagione propria.

Di cosa parla Citadel: Diana: la trama dall’inizio

Milano, 2030. Sono passati otto anni dalla distruzione di Citadel, l’agenzia di spionaggio indipendente raccontata nella serie madre, per mano del sindacato rivale Manticore. Diana Cavalieri (Matilda De Angelis) è una delle poche agenti Citadel sopravvissute, infiltrata sotto copertura proprio all’interno di Manticore Italia, la sede italiana dell’organizzazione che ha causato la caduta dell’agenzia per cui ha giurato fedeltà.

Per sopravvivere e portare a termine la propria missione, Diana deve conquistare la fiducia di Edo Zani (Lorenzo Cervasio), erede designato di Manticore Italia, impegnato in una lotta di potere interna contro il padre Ettore Zani (Maurizio Lombardi) e contro le altre famiglie europee che compongono il consiglio internazionale di Manticore, un organismo che sorveglia da vicino ogni mossa delle famiglie affiliate nei diversi paesi. Il rapporto tra Diana ed Edo diventa il vero motore della serie: un’alleanza nata dalla necessità che si trasforma, episodio dopo episodio, in qualcosa di più ambiguo e pericoloso, capace di mettere a rischio la stessa copertura di Diana. Più Edo si affida a lei per consolidare la propria posizione contro il padre, più Diana si trova costretta a chiedersi fino a che punto proteggerlo davvero, o continuare a considerarlo soltanto uno strumento necessario alla propria missione.

Come nella serie madre, la trama alterna il presente del 2030 a flashback ambientati nel passato, che ricostruiscono progressivamente come Diana sia diventata l’ultima agente Citadel rimasta in attività e cosa sia davvero accaduto nella notte in cui l’agenzia è caduta, con dettagli che lo spettatore scopre solo gradualmente, episodio dopo episodio.

I personaggi principali: chi sono davvero

Diana Cavalieri (Matilda De Angelis) è una spia costretta a vivere una doppia vita estrema: fedele a un’organizzazione che non esiste più, infiltrata in quella che l’ha distrutta, con il rischio costante di dimenticare quale delle due identità sia davvero la propria.

Edo Zani (Lorenzo Cervasio) è l’erede di Manticore Italia, un personaggio in bilico tra l’ambizione di prendere il controllo dell’organizzazione di famiglia e un’attrazione pericolosa verso Diana, che lo porta a fidarsi di lei più di quanto dovrebbe.

Ettore Zani (Maurizio Lombardi) guida Manticore Italia con il pugno di ferro tipico di un patriarca che non accetta di cedere il potere, in costante tensione con il figlio Edo per il controllo dell’organizzazione.

Julia Zani (Thekla Reuten) rappresenta la componente internazionale di Manticore, parte del consiglio europeo che osserva con sospetto le manovre della famiglia Zani in Italia, pronta a intervenire se gli equilibri interni dovessero sfuggire di mano.

A completare il cast ci sono Sara Cavalieri (Giordana Faggiano), la sorella di Diana rimasta all’oscuro della sua vita segreta, Gabriele Donati (Filippo Nigro), la figura di mentore che nel passato guida Diana attraverso gli anni più difficili della sua infiltrazione, Cécile Martin (Julia Piaton), altro tassello della rete internazionale di Manticore, Matteo (Daniele Paoloni) e Giada (Jun Ichikawa), entrambi coinvolti nella rete di alleanze che circonda la famiglia Zani a Milano.

Il personaggio di Sara, in particolare, funziona da specchio della vita che Diana ha dovuto rinunciare a vivere: una sorella che continua a condurre un’esistenza normale a Milano, ignara per gran parte della stagione di cosa sia realmente accaduto alla propria famiglia otto anni prima, e che diventa, nel finale, la prima persona a cui Diana sceglie di raccontare almeno una parte della verità.

Il rapporto tra le due sorelle, più che una semplice sottotrama familiare, funziona come termine di paragone costante per misurare quanto Diana si sia allontanata dalla propria vita originaria: ogni scena condivisa con Sara ricorda allo spettatore, e alla stessa protagonista, cosa significherebbe tornare a un’esistenza ordinaria — un’opzione che la serie lascia sempre sullo sfondo, mai del tutto esclusa, ma sempre più difficile da immaginare con il passare degli episodi.

Il finale spiegato: cosa succede a Diana

L’ultimo episodio della stagione, intitolato “Giove”, porta a compimento sia la trama di potere interna a Manticore Italia sia il percorso personale di Diana. Mentre Edo lavora a un’arma particolarmente potente per consolidare la propria posizione, Ettore tenta un ultimo, disperato riavvicinamento al figlio, giocandosi una carta a sorpresa pur di non perdere il controllo dell’organizzazione.

Nei flashback, il finale rivela che Diana è ormai l’ultima agente Citadel rimasta in vita: una rivelazione che carica di un peso ancora maggiore ogni sua scelta nel presente, trasformandola non più soltanto in un’agente sotto copertura, ma nell’unica depositaria rimasta della memoria e della missione dell’agenzia distrutta.

Nel presente, Diana sceglie di allontanarsi dalla vita da agente e tornare, almeno in apparenza, a una normalità che non vive da anni: racconta alla sorella Sara almeno una parte di ciò che ha fatto negli ultimi otto anni, e vende la casa del padre per trasferirsi altrove. È un finale che lascia volutamente aperta la domanda più importante: Diana può davvero tornare a una vita normale, o quella scelta è destinata a durare solo fino a quando qualcuno — Citadel, Manticore, o entrambe — tornerà a reclamarla?

La struttura narrativa: un’infiltrazione lunga otto anni

A differenza di Honey Bunny, che alterna due epoche nettamente separate, Citadel: Diana costruisce la propria tensione su un doppio binario più stretto: il presente del 2030, in cui Diana deve gestire giorno per giorno la propria copertura dentro Manticore Italia, e i flashback che ricostruiscono progressivamente gli otto anni di infiltrazione, fino al momento esatto in cui l’agente Citadel è diventata, agli occhi di tutti tranne se stessa, un membro effettivo dell’organizzazione rivale.

Questa scelta strutturale riflette il tema centrale dello show: non un singolo evento traumatico da ricostruire, come accade nella serie madre con l’amnesia di Mason e Nadia, ma un logoramento lento, quasi impercettibile, dell’identità originaria di Diana sotto il peso di anni di finzione quotidiana. I flashback non servono a svelare un singolo segreto nascosto, ma a mostrare come un’identità costruita per necessità possa, col tempo, diventare indistinguibile da quella reale — un meccanismo narrativo più vicino al romanzo di spionaggio psicologico che al semplice racconto action.

Il rapporto con Edo Zani cresce proprio dentro questo doppio binario: ogni avvicinamento nel presente viene illuminato, episodio dopo episodio, da ciò che i flashback rivelano sul passato di Diana, costringendo lo spettatore a chiedersi quanto della sua fiducia verso Edo sia calcolo professionale e quanto, invece, sia un bisogno autentico di legarsi a qualcuno dopo anni di solitudine forzata.

Perché si chiama Diana: il significato del titolo

A differenza di Honey Bunny, che prende il nome dal soprannome affettuoso di una coppia, e della serie madre Citadel, che prende il nome dall’organizzazione protagonista, lo spin-off italiano sceglie di intitolarsi semplicemente al nome della propria protagonista. Una scelta che, nella mitologia classica, non è priva di risonanze: Diana è la dea romana della caccia, della luna e degli animali selvatici, una figura associata tanto alla solitudine quanto alla capacità di muoversi senza essere vista — qualità che si attagliano perfettamente a un’agente costretta a cacciare informazioni dall’interno del proprio stesso nemico, senza mai poter abbassare la guardia.

Il titolo funziona anche come dichiarazione di intenti produttiva: se Citadel e Honey Bunny si definiscono per l’organizzazione o per la coppia al centro della trama, Diana si costruisce esplicitamente come showcase di una singola interprete, coerentemente con una scelta di casting — quella di Matilda De Angelis — pensata fin dall’inizio per portare il peso dell’intera produzione sulle spalle di un’unica protagonista riconoscibile anche al pubblico internazionale.

Perché Citadel: Diana è stato cancellato

Nonostante un’accoglienza di pubblico definita positiva a livello internazionale su Prime Video, Amazon MGM Studios ha scelto di non proseguire Citadel: Diana come serie autonoma, nell’ambito della stessa decisione che ha coinvolto anche lo spin-off indiano Citadel: Honey Bunny. Le linee narrative aperte dallo show confluiscono invece nella seconda stagione della serie madre Citadel, secondo quanto dichiarato da Vernon Sanders, a capo della divisione TV dello studio.

La decisione arriva nel quadro di una più ampia revisione della strategia dietro l’intero universo Citadel, concentrata sul potenziamento della serie madre invece che sulla moltiplicazione di show locali paralleli, complice anche il costo elevato di produzioni internazionali che richiedevano cast, troupe e location dedicate in più continenti. Per il pubblico italiano, resta comunque un risultato notevole: Citadel: Diana è stata la prima produzione italiana a reggere per un’intera stagione il confronto diretto, in termini di budget e ambizione produttiva, con uno show action internazionale di scala hollywoodiana.

La reception critica: “anche in Italia sappiamo fare le serie spionistiche”

L’accoglienza della critica italiana è stata nel complesso favorevole, un dato non scontato per una produzione che doveva reggere il confronto diretto con l’ambizione della serie madre americana. Una recensione di Movieplayer ha intitolato la propria analisi riconoscendo che “anche in Italia sappiamo fare le serie spionistiche”, sottolineando come Matilda De Angelis riesca a reggere l’intera stagione sulle proprie spalle, e come la struttura a doppia linea temporale — presente e flashback — rispecchi efficacemente l’impianto narrativo della serie madre pur mantenendo un’identità visiva e drammaturgica propria.

Diverse recensioni hanno inoltre sottolineato come la serie punti più in alto rispetto agli standard abituali della fiction italiana in streaming, sia per la scala produttiva sia per l’ambizione internazionale del progetto, nato fin dall’inizio per poter funzionare sia per il pubblico italiano sia per quello globale di Prime Video.

Anche testate generaliste come Avvenire hanno dedicato spazio allo show descrivendolo come una spy story “all’italiana tra bene e male”, riconoscendo l’originalità del tentativo di raccontare un dilemma morale — la fedeltà a un’organizzazione ormai distrutta contro la sopravvivenza quotidiana dentro quella che l’ha annientata — senza ridurlo a un semplice racconto di buoni contro cattivi. Il giudizio complessivo che emerge dalla stampa italiana è quello di un esperimento riuscito più sul piano della scala produttiva e dell’interpretazione di Matilda De Angelis che su quello della scrittura in senso stretto, giudicata solida ma meno sorprendente rispetto all’ambizione visiva e produttiva dell’operazione nel suo complesso.

Il successo internazionale: la miglior partenza mondiale per un original italiano

Secondo i dati diffusi da Amazon, Citadel: Diana è diventato il titolo numero uno su Prime Video in Italia, Stati Uniti e Regno Unito nel weekend di lancio, entrando inoltre nella top 5 di quasi 150 paesi su un totale di oltre 240 territori in cui la serie è stata resa disponibile. Secondo quanto riportato dallo studio a Deadline, si è trattato del miglior debutto mondiale mai registrato da un original italiano sulla piattaforma, calcolato sul pubblico raggiunto al di fuori dei confini nazionali.

Questo risultato assume un peso particolare se letto insieme alla cancellazione dello show arrivata pochi mesi più tardi: come per Honey Bunny, Citadel: Diana dimostra che il problema alla base della scelta di Amazon MGM Studios non riguardava la performance dei singoli spin-off, quanto piuttosto una revisione strategica più ampia sui costi e sulla sostenibilità di un universo narrativo distribuito su più continenti contemporaneamente.

Alessandro Fabbri e la scrittura dello spin-off italiano

Lo spin-off italiano porta la firma di Alessandro Fabbri, autore già noto per aver co-creato la serie 1992 insieme a Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, proseguita poi con i capitoli 1993 e 1994, oltre che per il thriller legale Il Processo e per l’adattamento del romanzo Fedeltà di Marco Missiroli. Fabbri ha scritto Citadel: Diana insieme a Ilaria Bernardini, Gianluca Bernardini, Laura Colella e Giordana Mari, sotto la regia di Arnaldo Catinari.

La scelta di affidare il capitolo italiano dell’universo Citadel a un autore con un curriculum costruito prevalentemente su racconti corali di potere e corruzione istituzionale — più che su spy thriller in senso stretto — si riflette nella serie: Citadel: Diana dedica ampio spazio alle dinamiche di potere interne a Manticore Italia, trattando la famiglia Zani quasi come un nucleo di potere dinastico in lotta per la propria sopravvivenza, un registro più vicino al dramma politico-familiare che al semplice action internazionale.

Cattleya: la casa di produzione dietro Gomorra sceglie lo spionaggio

A rendere possibile l’ambizione produttiva di Citadel: Diana è Cattleya, la società fondata nel 1997 da Riccardo Tozzi e oggi partecipata in maggioranza da ITV Studios dal 2017, pur mantenendo in Italia tutta la direzione creativa e produttiva. Cattleya è la stessa casa di produzione dietro Gomorra, la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano diventata un successo venduto in 190 paesi, e dietro ZeroZeroZero, sempre da un romanzo-inchiesta di Saviano, prodotta per Sky, Canal+ e Amazon Prime Video e girata tra America, Europa e Africa sotto la regia di Stefano Sollima.

Il curriculum di Cattleya nel racconto corale di organizzazioni criminali e di potere spiega in parte la scelta dello studio come partner naturale per il capitolo italiano dell’universo Citadel: un’azienda già abituata a produzioni di scala internazionale, capace di muoversi su più continenti e di reggere il confronto con player globali come Sky, Canal+ e la stessa Amazon. La differenza, rispetto ai precedenti progetti crime di Cattleya, sta nel registro: Citadel: Diana non racconta un’organizzazione criminale dal suo interno come Gomorra, ma usa gli stessi strumenti narrativi — famiglie di potere, lotte intestine, codici di lealtà non scritti — per raccontare uno spionaggio internazionale travestito da dinastia industriale.

Il tema di fondo: quale delle due identità è quella vera

Sotto la superficie action, Citadel: Diana pone una domanda che attraversa l’intero universo Citadel: quando un’infiltrazione dura abbastanza a lungo, quale delle due identità — quella originaria e quella costruita per sopravvivere — diventa quella autentica? Diana Cavalieri vive sotto copertura in Manticore da così tanto tempo da rischiare di dimenticare, lei per prima, quale delle due vite sia ancora reale: l’agente Citadel fedele a un’agenzia che non esiste più, o la donna che si è costruita un posto, per quanto precario, dentro l’organizzazione che quella stessa agenzia ha distrutto.

È un tema che la serie sviluppa con più sottigliezza rispetto a un semplice racconto di infiltrazione: il legame tra Diana ed Edo Zani non è soltanto una mossa tattica, ma un rischio reale che la protagonista corre nel lasciarsi avvicinare da qualcuno che, nella sua identità “vera”, dovrebbe considerare un nemico. Il finale, con la rivelazione che Diana è ormai l’ultima agente Citadel rimasta in vita, porta questa tensione al punto di non ritorno: non c’è più un’organizzazione a cui tornare a riferire, non c’è più nessuno a cui dimostrare la propria fedeltà, se non se stessa.

Matilda De Angelis: la prima vera spia protagonista del cinema italiano

Per Matilda De Angelis, nata a Bologna nel 1995 ed esplosa sul grande schermo nel 2016 con Veloce come il vento accanto a Stefano Accorsi, Citadel: Diana rappresenta un salto produttivo ulteriore dopo un percorso internazionale già avviato: la partecipazione alla miniserie HBO The Undoing – Le verità non dette al fianco di Nicole Kidman, il David di Donatello vinto per L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, e la conduzione della prima serata del Festival di Sanremo 2021.

Con Diana Cavalieri, l’attrice bolognese diventa la prima vera protagonista action italiana di un franchise di spionaggio internazionale, un ruolo che richiede tanto la credibilità fisica delle sequenze d’azione quanto la capacità di reggere da sola il peso emotivo di un personaggio costretto a vivere costantemente in bilico tra due identità opposte. La sua interpretazione è stata indicata da più recensioni come l’elemento portante dell’intera stagione, capace di tenere insieme i momenti più action dello show e quelli più intimi legati al rapporto con la sorella Sara e con lo stesso Edo Zani.

Le location delle riprese: un’Italia insolita per uno spy thriller

Le riprese di Citadel: Diana si sono svolte quasi interamente in Italia, in un numero insolitamente ampio di regioni per una produzione televisiva italiana: la Sicilia, con Palermo, Gibellina e Scopello in provincia di Trapani, la Lombardia, con Milano — ambientazione principale della trama presente — e Como, il Lazio, tra Roma e Pomezia, e l’Emilia-Romagna, con alcune scene girate a Ravenna. Alcune sequenze sono state girate anche nel Canton Ticino, in Svizzera, a conferma della dimensione internazionale che la produzione ha cercato fin dall’inizio di restituire visivamente.

La colonna sonora, altro elemento distintivo della serie, è firmata dal collettivo Mokadelic, autore anche del tema portante composto da Alex Belcher — lo stesso compositore della serie madre Citadel — a garanzia di una continuità sonora riconoscibile tra i diversi capitoli dell’universo condiviso, pur con un’identità musicale propria per lo spin-off italiano.

Un trampolino per nuovi spin-off: l’ambizione originale del progetto

Fin dalla sua concezione, Citadel: Diana non è stato pensato come un capitolo isolato, ma come un modello replicabile: una struttura narrativa — un’agente Citadel sopravvissuta, infiltrata in una sede locale di Manticore, alle prese con un’organizzazione di potere radicata nel territorio — pensata per poter essere adattata ad altri paesi, con cast e troupe locali, collegata alla serie madre da personaggi e trame condivise. È lo stesso modello che ha dato vita, in parallelo, a Citadel: Honey Bunny in India, e che secondo fonti di settore avrebbe dovuto estendersi in futuro anche a Messico e, potenzialmente, Spagna.

La produzione italiana ha beneficiato anche del sostegno del Ministero della Cultura, nell’ambito delle agevolazioni fiscali per le produzioni audiovisive internazionali girate sul territorio nazionale — un dettaglio che conferma come Citadel: Diana fosse concepito, fin dall’inizio, come un progetto di prestigio capace di attrarre investimenti internazionali verso l’industria audiovisiva italiana, oltre che come semplice spin-off di intrattenimento.

Dove vedere Citadel: Diana in streaming in Italia

Citadel: Diana è disponibile in esclusiva su Prime Video in Italia, incluso nell’abbonamento Amazon Prime senza costi aggiuntivi, insieme alla serie madre Citadel e all’altro spin-off Citadel: Honey Bunny.

Citadel: Diana e gli altri capitoli della saga: un confronto

Rispetto a Citadel: Honey Bunny, costruito prevalentemente come un melodramma romantico ambientato nel passato, Citadel: Diana resta ancorato al presente e sceglie un registro più vicino al thriller politico-familiare, con le dinamiche di potere interne a Manticore Italia a fare da contrappunto drammatico alla missione sotto copertura della protagonista. Rispetto alla serie madre, più orientata all’azione internazionale su larga scala, Diana lavora su una tensione più intima e claustrofobica: un’agente sola, infiltrata, che non può fidarsi di nessuno — nemmeno della persona a cui si sente più vicina.

I tre show restano comunque accomunati dalla stessa domanda di fondo sull’identità e la fiducia che attraversa l’intero universo Citadel: quanto di sé un agente può davvero rivelare, prima che la propria copertura — o la propria vita — ne paghi il prezzo. È una domanda che Diana porta alle estreme conseguenze, rendendo lo spin-off italiano, nonostante la cancellazione, uno dei capitoli più compiuti e autonomi dell’intera saga.

Anche sul piano della scala produttiva, Diana occupa una posizione intermedia tra gli altri due capitoli: più contenuta rispetto al budget monumentale della serie madre, reduce da riprese travagliate e da un costo complessivo stimato fino a 300 milioni di dollari per la sola prima stagione, ma più ambiziosa, per standard italiani, di qualunque produzione televisiva nazionale precedente, grazie al coinvolgimento diretto di Amazon MGM Studios e alla supervisione esecutiva di AGBO. Un equilibrio che ha permesso allo show di muoversi su più location internazionali — dalla Sicilia al Ticino svizzero — senza mai avvicinarsi alle cifre e alle difficoltà produttive che hanno invece segnato la lavorazione della serie madre.

Domande frequenti

Quante stagioni ha Citadel: Diana?

Citadel: Diana ha una sola stagione di sei episodi, uscita su Prime Video il 10 ottobre 2024. Lo spin-off è stato cancellato come serie autonoma: le sue storyline confluiscono nella seconda stagione di Citadel.

Come finisce Citadel: Diana?

Nel finale, intitolato Giove, Diana sceglie di abbandonare la vita da agente sotto copertura e tornare a una parvenza di normalità, vendendo la casa del padre e raccontando alla sorella Sara parte di ciò che ha vissuto negli ultimi otto anni. I flashback rivelano però che Diana è ormai l’ultima agente Citadel rimasta in vita, lasciando intendere che la sua storia sia tutt’altro che conclusa.

Perché Citadel: Diana è stato cancellato?

Nonostante buoni riscontri internazionali su Prime Video, Amazon MGM Studios ha scelto di non proseguirlo come serie autonoma: la sua storyline confluisce invece nella seconda stagione di Citadel, secondo quanto dichiarato da Vernon Sanders, responsabile TV dello studio.

In che ordine vedere l’universo Citadel?

Ordine consigliato: Citadel stagione 1 (2023) → Citadel: Honey Bunny (2024, il passato di Nadia in India) → Citadel: Diana (2024, lo spin-off italiano) → Citadel stagione 2 (2026), che intreccia i fili narrativi dei due spin-off.

Chi interpreta Diana Cavalieri?

Matilda De Angelis interpreta Diana Cavalieri, agente Citadel sotto copertura all’interno dell’organizzazione rivale Manticore, protagonista assoluta dello spin-off italiano.

Chi è Edo Zani in Citadel: Diana?

Edo Zani, interpretato da Lorenzo Cervasio, è l’erede designato di Manticore Italia e figlio di Ettore Zani. È l’alleato improbabile di cui Diana deve fidarsi per portare a termine la propria missione sotto copertura.

Cos’è Manticore in Citadel: Diana?

Manticore è l’organizzazione di spionaggio rivale che, otto anni prima degli eventi della serie, ha distrutto Citadel. Diana si infiltra nella sua sede italiana per sopravvivere e, potenzialmente, vendicare l’agenzia a cui ha giurato fedeltà.

Citadel: Diana avrà una stagione 2?

No come serie autonoma: Amazon MGM Studios ha confermato che lo spin-off italiano resta concluso in un’unica stagione, con le sue storyline assorbite dalla seconda stagione della serie madre Citadel.

Dove vedere Citadel: Diana in streaming in Italia?

Citadel: Diana è disponibile in esclusiva su Prime Video in Italia, incluso nell’abbonamento Amazon Prime.

Dove è stata girata Citadel: Diana?

Le riprese si sono svolte principalmente in Italia, tra Sicilia (Palermo, Gibellina, Scopello), Lombardia (Milano, Como), Lazio (Roma, Pomezia) ed Emilia-Romagna (Ravenna), con alcune scene girate anche nel Canton Ticino, in Svizzera.

Chi ha creato Citadel: Diana?

Lo spin-off italiano è stato ideato e scritto da Alessandro Fabbri, con la regia di Arnaldo Catinari, prodotto da Cattleya (parte di ITV Studios) insieme ad Amazon MGM Studios e alla supervisione esecutiva di AGBO, la società dei fratelli Russo.

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