CineNote

Non sono recensioni. Solo appunti di cinema.

serie-tv

Citadel: Honey Bunny, trama, cast e perché lo spin-off indiano più visto di Prime Video è stato cancellato

Lo spin-off indiano della saga Citadel con Varun Dhawan e Samantha Ruth Prabhu
2024 ⭐ 6.7/10
Citadel: Honey Bunny, trama, cast e perché lo spin-off indiano più visto di Prime Video è stato cancellato
Anno 2024
Creatore Raj & DK
Generi Spy thriller, Azione, Drammatico
Stagioni 1
Episodi 6
Cast Varun Dhawan, Samantha Ruth Prabhu, Kay Kay Menon, Saqib Saleem

Citadel: Honey Bunny inizia come una storia d’amore qualunque: uno stuntman di Bombay e un’aspirante attrice, due vite normali negli anni Novanta.

Finisce otto anni dopo, nel 2000, con una bambina costretta a imparare prima degli altri una lezione durissima: a volte i genitori scompaiono non perché smettono di amarti, ma perché è l’unico modo che conoscono per proteggerti.

Tra i tre capitoli dell’universo Citadel, Citadel: Honey Bunny è quello che più si allontana dal tono dell’originale: meno thriller geopolitico, più melodramma romantico in costume anni Novanta, con l’azione a fare da cornice a una storia d’amore segnata dal tradimento e dalla fuga. Ed è anche, paradossalmente, il capitolo che ha ottenuto il miglior risultato in termini di pubblico in tutta la saga, salvo poi essere cancellato esattamente come il suo omologo italiano.

Di cosa parla Citadel: Honey Bunny: la trama dall’inizio

La serie alterna costantemente due linee temporali: il 1992, a Bombay, dove Bunny (Varun Dhawan) lavora come controfigura per il cinema popolare indiano mentre nasconde una vita segreta da agente della Fondazione, un’organizzazione di spionaggio indiana; e il 2000, a Nainital, dove Honey (Samantha Ruth Prabhu) vive sotto copertura insieme alla figlia Nadia, braccata da uomini pericolosi che la credevano morta da anni.

Nel passato, Honey è un’aspirante attrice che si avvicina per caso al mondo di Bunny, scoprendo soltanto più avanti la sua doppia vita. I due vengono reclutati insieme dalla Fondazione, guidata da Guru Baba (Kay Kay Menon), un leader carismatico quanto spietato, e si trovano coinvolti in un progetto segreto noto come l’Armada, al centro degli interessi dell’organizzazione. Nel presente, invece, Honey deve proteggere Nadia da una minaccia che credeva sepolta nel passato: un ex alleato, Vishwa, la accusa di tradimento e di aver inscenato la propria morte otto anni prima.

Il cuore della serie è il rapporto tra Honey e Bunny, che la trama smonta e ricompone episodio dopo episodio: un amore nato per caso, messo alla prova da bugie necessarie e da un lavoro che non permette mai di fidarsi fino in fondo di nessuno — nemmeno della persona che si ama.

I personaggi principali: chi sono davvero

Honey (Samantha Ruth Prabhu) è il personaggio che subisce la trasformazione più radicale: da aspirante attrice ingenua a donna capace di sparire per otto anni pur di proteggere la figlia, portando sulle spalle un segreto che nemmeno Bunny conosce fino in fondo.

Bunny (Varun Dhawan) è, in apparenza, soltanto uno stuntman di Bombay, ma nasconde fin dal primo episodio una vita parallela da agente della Fondazione. È un personaggio costruito sul contrasto tra la fisicità spavalda richiesta dal suo lavoro di controfigura e la fragilità emotiva di un uomo che non riesce a proteggere le persone che ama senza mentire loro.

Guru Baba (Kay Kay Menon) guida la Fondazione con un misto di carisma paterno e spietatezza manageriale: è lui a reclutare Honey e Bunny, ed è sempre lui, anni dopo, a rimanere l’ombra che minaccia la loro nuova vita.

KD (Saqib Saleem) è il protégé di Baba, la versione più giovane e ancora più spietata del suo mentore: quando Baba perde il controllo della situazione nel finale, è KD a prendere in mano le operazioni più violente, trasformandosi nella minaccia diretta per Honey, Bunny e la piccola Nadia.

Nadia bambina (Kashvi Majmundar) è il personaggio-cerniera dell’intero show: la bambina che cresce osservando i genitori vivere nella menzogna diventerà, da adulta, l’agente Nadia Sinh al centro della serie madre Citadel.

Episodio per episodio: come si sviluppa la stagione

Il primo episodio, intitolato “Dancing and Fighting”, apre nel 2000 a Nainital, dove Honey viene tramortita mentre insegue un uomo sospetto, prima di tagliare bruscamente al 1992 di Bombay, dove conosciamo Bunny nei panni dello stuntman spavaldo e Honey nei panni dell’aspirante attrice ancora ignara della sua doppia vita. Il secondo episodio alterna ulteriormente le due decadi, portando Bunny a fare ritorno all’orfanotrofio in cui è cresciuto e a riallacciare i rapporti con Chacko, un vecchio alleato, mentre nel 2000 la tensione attorno a Honey continua a crescere.

Il terzo episodio introduce uno degli snodi più importanti della trama presente: Honey riceve una chiamata da Vishwa, che la accusa apertamente di tradimento e di aver inscenato la propria morte otto anni prima per sparire con la figlia. Nel passato, lo stesso episodio apre il capitolo dedicato al cosiddetto “progetto Belgrado”, il primo passo verso quella che diventerà l’operazione Armada. Il quarto episodio segna la svolta mitologica dello show: la rivelazione che la Fondazione per cui lavorano Honey e Bunny è parte della stessa rete dell’agenzia Citadel, un dettaglio che cambia retroattivamente il significato di tutto ciò che è stato raccontato fino a quel momento.

Il quinto episodio si apre nel 1992 a Belgrado, dove Vishwa illustra per la prima volta ai suoi alleati il piano legato all’Armada, per poi concentrarsi soprattutto sul presente del 2000, quando Honey decide di affrontare Vishwa direttamente invece di continuare a fuggire. Il sesto e ultimo episodio chiude la stagione con la resa dei conti finale tra Bunny, Baba e KD, portando a compimento sia la trama d’azione sia quella sentimentale che la serie ha costruito episodio dopo episodio.

Cos’è l’Armada: il cuore del mistero della serie

Al centro dell’intera stagione c’è l’Armada, un progetto segreto sviluppato dalla Fondazione negli anni Novanta e conteso sia da Guru Baba sia dalle fazioni rivali legate a Vishwa. La serie mantiene volutamente nel vago la natura tecnica esatta dell’Armada per gran parte della stagione, trattandola più come un MacGuffin — l’oggetto del desiderio che muove l’azione di tutti i personaggi — che come un dettaglio tecnologico da spiegare nei particolari, una scelta narrativa coerente con l’impostazione più sentimentale che tecnica dello show.

Ciò che conta, drammaticamente, non è tanto cosa sia l’Armada, quanto cosa le persone siano disposte a fare per ottenerla: Baba è pronto a dare la caccia per anni a una donna e a una bambina innocenti pur di recuperarla, mentre Bunny è disposto a distruggerla pur di proteggere la propria famiglia, anche a costo di perdere per sempre la fiducia del proprio mentore. È proprio questo scarto tra un oggetto mai del tutto spiegato e le conseguenze emotive che genera a rendere l’Armada funzionale soprattutto come specchio delle priorità dei personaggi, più che come elemento di world-building fine a se stesso.

Il finale spiegato: cosa succede a Honey, Bunny e Nadia

Il finale della stagione chiude la vicenda con una scelta che ribalta l’equilibrio di potere tra i protagonisti e Guru Baba: Bunny decide di distruggere l’Armada invece di uccidere Baba, togliendo così al suo ex mentore qualsiasi motivo razionale per continuare a dare la caccia a Honey e alla piccola Nadia. È una scelta che costa caro: senza l’Armada da proteggere, l’equilibrio di potere all’interno dell’organizzazione crolla, e KD, il protégé più spietato di Baba, decide di agire per conto proprio, rendendo la minaccia ancora più imprevedibile.

Nel presente, l’arrivo di KD e dei suoi uomini costringe Bunny — ormai stabilitosi a Bucarest, lontano da entrambe — a precipitarsi verso la vecchia casa d’infanzia di Honey per salvarla insieme a Nadia da un attacco imminente. Il finale rivela inoltre che l’aggressione contro Honey nel presente è stata ordinata proprio da Baba, ancora interessato a recuperare l’Armada anche a distanza di anni dagli eventi del 1992.

Il significato più importante del finale, però, riguarda il destino di Nadia: la serie chiarisce che è proprio l’infanzia vissuta in fuga, tra bugie necessarie e minacce costanti, a spiegare perché la futura protagonista di Citadel sceglierà di diventare una spia — aggiungendo un livello di tragedia personale a un personaggio che, nella serie madre, il pubblico conosce già da adulta.

Perché Honey Bunny è stato cancellato nonostante il successo

Il paradosso più clamoroso dell’intero universo Citadel riguarda proprio questo spin-off: secondo i dati diffusi da Prime Video, Citadel: Honey Bunny è diventato il titolo più visto nel weekend di lancio nella storia della piattaforma, raggiungendo gli spettatori in 200 paesi e territori e posizionandosi nella Top 10 di quasi 150 mercati, con il primo posto assoluto in India e in oltre 30 altri paesi il giorno del debutto.

Nonostante questi numeri, Amazon MGM Studios ha deciso di non proseguirlo come serie autonoma, nell’ambito della stessa scelta editoriale che ha coinvolto anche lo spin-off italiano Citadel: Diana. Le linee narrative aperte da Honey Bunny confluiscono invece nella seconda stagione della serie madre, secondo quanto dichiarato da Vernon Sanders, a capo della divisione TV dello studio. Una decisione che sorprende proprio perché arriva nonostante — non a causa di — il rendimento dello show, e che va letta come parte di una strategia più ampia: concentrare le risorse sulla serie madre invece di continuare a finanziare produzioni separate in più continenti.

Sul fronte della critica, l’accoglienza è stata più tiepida rispetto a quella del pubblico: alcune recensioni hanno definito la narrazione “disgiunta” o priva di peso emotivo nei momenti chiave, mentre altre hanno apprezzato la scelta di ambientare uno spy thriller dentro una storia d’amore anni Novanta, un registro insolito per il genere.

La struttura narrativa: due decadi, un solo segreto

La scelta di raccontare la storia su due linee temporali — il 1992 e il 2000 — è il tratto distintivo più riuscito della serie secondo diverse recensioni italiane, capace di far procedere azione e intreccio sentimentale su entrambi i piani senza che il divertimento action comprometta la coerenza del racconto drammatico.

Il 1992 funziona come racconto delle origini: come Honey e Bunny si incontrano, come vengono reclutati dalla Fondazione, cosa rappresenta per loro il progetto Armada. Il 2000 funziona invece come resa dei conti: cosa resta di quella storia d’amore otto anni dopo, quando il passato torna a reclamare il proprio prezzo. Il quarto episodio della stagione segna lo snodo narrativo più importante dell’intero show, rivelando che la Fondazione per cui lavorano Honey e Bunny è in realtà parte della stessa rete dell’agenzia Citadel raccontata nella serie madre — il momento in cui lo spin-off smette di essere un racconto parallelo e diventa, a tutti gli effetti, un capitolo dello stesso universo.

Raj & DK: chi sono i registi dietro lo spin-off indiano

Dietro Citadel: Honey Bunny ci sono Raj Nidimoru e Krishna D.K., il duo di registi e sceneggiatori noto in India soprattutto per The Family Man, la serie thriller su Amazon Prime Video diventata uno dei prodotti di punta della piattaforma nel subcontinente, e per Farzi, altro thriller di successo del 2023. Insieme a Guns & Gulaabs, prodotta per Netflix, la coppia arrivava a Citadel: Honey Bunny reduce da un biennio di successi consecutivi nel genere thriller indiano, un curriculum che ne spiega la scelta da parte di AGBO e Amazon MGM Studios per guidare il capitolo indiano dell’universo Citadel.

La sceneggiatura, scritta insieme a Sita R. Menon, porta la firma stilistica tipica di Raj & DK: dialoghi serrati, humor nero inserito nei momenti di maggiore tensione, e una capacità di muoversi con naturalezza tra registri diversi — dal dramma sentimentale alla commedia, fino all’azione pura — che gli stessi registi hanno sviluppato nel corso di una carriera quasi interamente dedicata al genere spy e crime. La scelta di ambientare la storia negli anni Novanta, inoltre, ha dato al duo libertà di raccontare un intreccio che attraversa più decadi e più paesi, un terreno che Raj & DK avevano già esplorato, su scala più contenuta, in The Family Man.

La lavorazione difficile: la battaglia di Samantha Ruth Prabhu con la miosite

Dietro le quinte, la lavorazione di Citadel: Honey Bunny è stata segnata da una vicenda che ha coinvolto direttamente la protagonista. Samantha Ruth Prabhu, a cui nel 2022 era stata diagnosticata la miosite, una malattia autoimmune che colpisce i muscoli, ha raccontato pubblicamente di aver affrontato le riprese dello show in condizioni fisiche molto difficili, arrivando a scrivere ai registi Raj Nidimoru e Krishna D.K. per chiedere di essere sostituita prima ancora che la produzione iniziasse.

In diverse interviste successive, l’attrice ha descritto episodi di spasmi muscolari invalidanti, affaticamento cronico e sensibilità alla luce durante le riprese, arrivando a raccontare, nel podcast Take 20, di aver perso i sensi e riportato una commozione cerebrale sul set. Subito dopo la conclusione delle riprese, Samantha Ruth Prabhu ha annunciato una pausa dalle scene per concentrarsi sulla propria salute, pausa che si è poi protratta per oltre un anno. Le fonti disponibili, perlopiù di stampo giornalistico-intrattenimento, descrivono un recupero fisico significativo nei mesi successivi, pur senza una conferma medica indipendente sulle sue condizioni attuali.

Questa vicenda aggiunge un ulteriore livello di lettura al personaggio di Honey: una donna che nella finzione lotta per proteggere la figlia nonostante tutto, interpretata da un’attrice che, nella realtà, ha girato la serie lottando essa stessa contro una malattia fisicamente debilitante. Il fatto che Samantha Ruth Prabhu abbia scelto di portare a termine le riprese invece di farsi sostituire, nonostante le difficoltà raccontate, rende ancora più concreto il parallelo tra la resistenza fisica ed emotiva del personaggio e quella richiesta all’attrice dietro di lui.

Il cast secondario e il tono anni Novanta

Oltre al quartetto principale, la serie si affida a un ensemble di caratteristi che contribuiscono a costruire l’atmosfera Bombay anni Novanta: Simran interpreta Zooni, figura legata agli equilibri interni della Fondazione, mentre Sikandar Kher presta il volto a Shaan e Shivankit Singh Parihar a Chacko, entrambi coinvolti nella rete di alleanze e tradimenti che circonda Bunny fin dai tempi della sua formazione come agente. Soham Majumdar completa il cast principale nel ruolo di Ludo.

La ricostruzione dell’epoca — dalle ambientazioni agli stili, fino alla colonna sonora che attinge al pop e al cinema popolare indiano dei primi anni Novanta — è stata indicata da più recensioni come uno dei punti di forza più riusciti della serie, capace di restituire un’atmosfera precisa senza scadere nella semplice nostalgia decorativa: gli anni Novanta, nella serie, non sono uno sfondo ma la ragione stessa per cui i personaggi si comportano come si comportano, in un’epoca pre-digitale in cui sparire davvero, per Honey, è ancora possibile.

Una spia donna al centro: come Honey ribalta il genere

Uno degli elementi più discussi dalla critica indiana riguarda il modo in cui Citadel: Honey Bunny riscrive le convenzioni del genere spy. Alla presentazione del trailer, Samantha Ruth Prabhu ha osservato che la maggior parte delle serie e dei film di spionaggio mette sempre un personaggio maschile al centro della storia, e che il suo ruolo in questo show ribalta quella convenzione. Non è una dichiarazione isolata: diverse recensioni indiane hanno sottolineato come le sequenze d’azione di Honey siano tra le più riuscite dell’intera stagione, e come il personaggio venga costruito non come spalla romantica di Bunny, ma come protagonista a tutti gli effetti, capace di agire con la stessa ferocia e la stessa ambiguità morale del partner.

Bunny, al contrario, viene descritto da alcune recensioni come un agente spietato che nasconde però un lato più tenero verso i propri alleati — un personaggio a cui, secondo alcune critiche, la sceneggiatura concede meno sfumature rispetto a quelle riservate a Honey. Il risultato è uno spy thriller che, pur muovendosi dentro i codici classici del genere — doppie identità, organizzazioni segrete, tradimenti — sposta il baricentro emotivo e drammatico sulla protagonista femminile, un’operazione che diverse testate hanno definito tanto insolita quanto riuscita per un prodotto di scala hollywoodiana prodotto in India.

Il tema di fondo: cosa si trasmette, senza volerlo, ai figli

Dietro l’azione e il melodramma, Citadel: Honey Bunny racconta soprattutto una domanda sull’eredità involontaria che i genitori lasciano ai figli. Nadia non sceglie di diventare una spia: lo diventa perché è l’unica lingua che i suoi genitori le hanno insegnato, l’unica forma di amore che Honey e Bunny sono stati in grado di offrirle in un’infanzia fatta di fughe, bugie necessarie e protezione a qualunque costo.

È un tema che la serie sviluppa con più delicatezza di quanto la sua confezione da spy thriller action lasci intuire: ogni bugia che Honey racconta a Nadia per proteggerla, ogni verità che Bunny nasconde per mantenerla al sicuro, finisce per costruire, pezzo dopo pezzo, l’identità della futura agente Citadel che il pubblico conosce già dalla serie madre. In questo senso, Honey Bunny funziona meno come semplice prequel esplicativo e più come un racconto sulle conseguenze silenziose che le scelte di una generazione impongono a quella successiva — un’eredità che Nadia erediterà senza mai poterla rifiutare.

La colonna sonora: il romanticismo anni Novanta in musica

La colonna sonora di Citadel: Honey Bunny, pubblicata da Super Cassettes Industries, è firmata principalmente dal duo Sachin-Jigar, affiancato da Fiddlecraft, Aman Pant e Akhil Tiwari, mentre il tema portante della serie è composto da Aman Pant insieme ad Alex Belcher, lo stesso compositore della serie madre Citadel, a garanzia di una continuità sonora tra i due show pur nella diversità di registro.

Tra i brani più rappresentativi dell’album figura “Yeh Safar”, una ballata romantica che racconta musicalmente la storia d’amore tra Honey e Bunny, interpretata da Shilpa Rao e Priya Saraiya, oltre al brano “Honey Bunny” firmato da Sachin-Jigar con Ash King, pensato esplicitamente come tema identificativo della coppia protagonista. La scelta di affidarsi a una colonna sonora fortemente melodica, debitrice della tradizione delle canzoni romantiche del cinema popolare indiano più che delle sonorità elettroniche tipiche del thriller internazionale, rafforza ulteriormente l’identità di Honey Bunny come show che usa l’impalcatura dello spy thriller per raccontare, prima di tutto, una storia d’amore.

Perché si chiama Honey Bunny: il significato del titolo

A differenza di Diana, che prende il nome dalla sola protagonista, il titolo Honey Bunny unisce i soprannomi affettuosi con cui Honey e Bunny si chiamano a vicenda fin dai tempi del loro primo incontro nel 1992 — un dettaglio che, da solo, anticipa l’impostazione dello show: una storia pensata innanzitutto come racconto di coppia, in cui la componente spionistica resta sullo sfondo rispetto al legame tra i due protagonisti.

La scelta del titolo riflette anche l’approccio dichiarato da Raj & DK, che in diverse interviste hanno descritto Honey Bunny come un prodotto volutamente distante dal tono cupo e geopolitico della serie madre: non un capitolo che insegue la mitologia di Citadel a ogni costo, ma una storia d’amore capace di stare in piedi anche per chi non ha mai visto un solo episodio dello show originale, con l’universo condiviso a fare da cornice piuttosto che da motore principale della trama.

Dove vedere Citadel: Honey Bunny in streaming in Italia

Citadel: Honey Bunny è disponibile in esclusiva su Prime Video in Italia, con doppiaggio italiano e sottotitoli, incluso nell’abbonamento Amazon Prime senza costi aggiuntivi, insieme alla serie madre Citadel e all’altro spin-off Citadel: Diana.

Citadel: Honey Bunny e gli altri capitoli della saga: un confronto

Rispetto alla serie madre Citadel, più orientata al thriller d’azione internazionale, Honey Bunny sceglie un registro più intimo e romantico, ambientato quasi interamente in un solo paese e costruito attorno a una relazione sentimentale piuttosto che a una cospirazione globale. Rispetto a Citadel: Diana, che segue Diana Cavalieri in una missione di infiltrazione nel presente, Honey Bunny guarda invece al passato, raccontando un’origine più che un’infiltrazione in corso.

I tre show condividono però lo stesso meccanismo narrativo di fondo: un protagonista costretto a vivere una doppia identità, e un’organizzazione — Citadel, la Fondazione, Manticore — che decide quanto della verità un agente possa davvero conoscere. È proprio questa domanda condivisa, più che la mitologia esplicita dei nomi in comune, a tenere insieme un universo altrimenti frammentato in tre registri narrativi molto diversi tra loro.

Anche sul piano produttivo, Honey Bunny si distingue dagli altri due capitoli: è l’unico, dei tre show della saga, a essere stato scritto e diretto dagli stessi autori — Raj & DK con Sita R. Menon — anziché affidarsi a uno showrunner subentrato in corsa, come accaduto per la serie madre dopo l’uscita di Josh Appelbaum, o a un adattamento gestito da una troupe locale su materiale sviluppato altrove, come nel caso di Citadel: Diana. Questa continuità autoriale si riflette nella coerenza tonale della stagione, spesso indicata dalla critica come uno dei suoi pregi più solidi rispetto alla produzione più travagliata della serie madre.

Domande frequenti

Quante stagioni ha Citadel: Honey Bunny?

Citadel: Honey Bunny ha una sola stagione di sei episodi, uscita su Prime Video il 7 novembre 2024. Lo spin-off è stato cancellato come serie autonoma: le sue storyline confluiscono nella seconda stagione di Citadel.

Come finisce Citadel: Honey Bunny?

Nel finale Bunny distrugge l’Armada invece di uccidere Baba, lasciando a quest’ultimo nessuna ragione per eliminare Honey e Nadia. È però KD, il protégé spietato di Baba, a prendere in mano la situazione, costringendo Bunny a correre a salvare Honey e la figlia. Il finale spiega anche perché Nadia, da adulta, sceglie di diventare una spia.

Perché Citadel: Honey Bunny è stato cancellato nonostante il successo?

Nonostante sia diventato, secondo Prime Video, il titolo più visto al lancio nella storia della piattaforma in oltre 150 mercati, Amazon MGM Studios ha scelto di non proseguirlo come serie autonoma: la sua storyline confluisce invece nella stagione 2 di Citadel, secondo quanto dichiarato dallo studio.

In che ordine vedere l’universo Citadel?

Ordine consigliato: Citadel stagione 1 (2023) → Citadel: Honey Bunny (2024, il passato di Nadia in India) → Citadel: Diana (2024, lo spin-off italiano) → Citadel stagione 2 (2026), che intreccia i fili narrativi dei due spin-off.

Chi interpreta Honey e Bunny nella serie?

Samantha Ruth Prabhu interpreta Honey, un’aspirante attrice di Bombay, e Varun Dhawan interpreta Bunny, uno stuntman che nasconde una doppia vita da agente segreto. Sono i genitori di Nadia Sinh, protagonista della serie madre Citadel.

Chi è KD in Citadel: Honey Bunny?

KD, interpretato da Saqib Saleem, è il protégé spietato di Guru Baba (Kay Kay Menon): prende in mano le operazioni più violente dell’organizzazione quando Baba perde il controllo della situazione, diventando la minaccia diretta per Honey, Bunny e la piccola Nadia.

Cos’è la Fondazione in Citadel: Honey Bunny?

La Fondazione è l’organizzazione segreta indiana per cui lavorano Honey e Bunny, alleata dell’agenzia Citadel della serie madre: la rivelazione che la Fondazione fa parte della rete Citadel è uno dei colpi di scena centrali della stagione.

Citadel: Honey Bunny avrà una stagione 2?

No: Amazon MGM Studios ha confermato che lo spin-off resta un racconto concluso in una sola stagione. I suoi personaggi e le sue storyline proseguono invece all’interno della seconda stagione della serie madre Citadel.

Dove vedere Citadel: Honey Bunny in streaming in Italia?

Citadel: Honey Bunny è disponibile in esclusiva su Prime Video in Italia, con doppiaggio italiano, incluso nell’abbonamento Amazon Prime.

Citadel: Honey Bunny è legato alla serie Citadel originale?

Sì: è uno spin-off diretto, ambientato prevalentemente nel passato della saga, che racconta come Honey e Bunny, genitori di Nadia Sinh, siano diventati spie della Fondazione alleata di Citadel, fornendo il retroscena che spiega il percorso della protagonista della serie madre.

Chi ha creato Citadel: Honey Bunny?

Lo spin-off è stato ideato dal duo di registi Raj & DK (Raj Nidimoru e Krishna D.K.), con la sceneggiatura firmata insieme a Sita R. Menon, sotto la supervisione esecutiva dei fratelli Russo attraverso AGBO.

Commenti

Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

Nessun commento approvato per ora.

Articoli correlati