Citizenfour: il documentario su Snowden spiegato — cosa rivela davvero e perché ha vinto l'Oscar
Il 1 giugno 2013, Laura Poitras era a Hong Kong in una stanza d’albergo con un uomo che non conosceva.
L’uomo si chiamava Edward Snowden. Aveva 29 anni, lavorava come contractor per la NSA, e stava per consegnare ai giornalisti i documenti più esplosivi della storia dell’intelligence americana. Stava anche per diventare il ricercato più famoso del mondo.
Poitras aveva la telecamera accesa.
Citizenfour è il documentario che ha catturato quei giorni in tempo reale — non una ricostruzione, non un’intervista a posteriori, ma la cosa che stava accadendo mentre stava accadendo. È uno dei documenti cinematografici più straordinari degli ultimi vent’anni, non perché sia un grande film nel senso formale, ma perché mostra qualcosa che normalmente non viene mostrato: la storia mentre si fa.
Di cosa parla Citizenfour: la trama del documentario
Il punto di partenza è la primavera del 2013. Laura Poitras — documentarista americana già nota per lavori su Iraq e sorveglianza governativa — riceve una serie di email criptate da un mittente anonimo che si firma “Citizenfour”. Il mittente dice di avere accesso a documenti classificati di straordinaria importanza e vuole incontrarla di persona.
Poitras coinvolge Glenn Greenwald, giornalista del Guardian, e Ewen MacAskill, corrispondente del giornale per la sicurezza americana. I tre volano a Hong Kong. Si incontrano con Snowden in una stanza del Mira Hotel. Iniziano a parlare.
Quello che Snowden porta con sé sono documentazione interna della NSA che dimostra l’esistenza di programmi di sorveglianza di massa senza precedenti pubblicamente noti: PRISM, che raccoglie dati direttamente dai server di aziende tecnologiche come Google, Apple, Facebook e Microsoft; XKeyscore, che permette agli analisti NSA di cercare nella storia completa delle attività internet di qualsiasi persona; il programma di raccolta dei metadati telefonici di milioni di cittadini americani, autorizzato in segreto dalla Corte FISA.
Il documentario mostra questi giorni con una fedeltà quasi documentale nel senso letterale del termine: la stanza d’albergo, le discussioni su cosa pubblicare e quando, la tensione crescente mentre le prime storie escono sul Guardian e sul Washington Post, i tentativi di Snowden di proteggere le sue fonti, la decisione di rivelare la propria identità.
Chi è Edward Snowden: il ritratto in tempo reale
Uno dei contributi più rari di Citizenfour è il ritratto di Snowden prima che diventasse un simbolo.
Nel giugno 2013, Snowden non era ancora il Snowden che conoscono tutti — l’icona, il traditore, l’eroe, il fuggiasco, a seconda del punto di vista. Era un uomo di 29 anni in una stanza d’albergo a Hong Kong, che stava cercando di tenere calmo il proprio respiro mentre sapeva che la sua vita stava per cambiare irreversibilmente.
Poitras lo cattura in questo momento di transizione. Snowden appare lucido, preparato, sorprendentemente tranquillo per la situazione in cui si trova. Non ha l’aria del martire e non ha l’aria del traditore — ha l’aria di qualcuno che ha preso una decisione difficile e ha fatto i conti con le conseguenze prima di eseguirla.
Nei giorni di Hong Kong si vede Snowden spiegare i programmi NSA con la precisione di un ingegnere, discutere le implicazioni legali con l’attenzione di qualcuno che ha studiato la questione a lungo, e affrontare le domande sulla propria sicurezza personale con una calma che può sembrare distacco ma è più probabilmente la calma di chi ha già accettato quello che sta per succedere.
C’è un momento del documentario che è diventato emblematico: Snowden che si pettina guardando il riflesso sul monitor del laptop, cercando di sembrare normale per un’intervista che sarà vista da milioni di persone. È un gesto minuscolo e umano che squarcia la mitologia che si stava già costruendo intorno a lui.
Un altro momento chiave è la scena in cui Snowden, sapendo che il suo nome sta per essere reso pubblico, descrive come si sente. Non con dramma — con la stessa precisione analitica con cui ha descritto i programmi NSA. Dice che non si è mai aspettato di restare nascosto a lungo, che l’anonimato era solo uno strumento temporaneo per dare ai giornalisti il tempo di verificare i documenti. Aveva già accettato le conseguenze prima di partire da Hawaii. Questa lucidità anticipata — la decisione presa fino in fondo prima ancora che la situazione si presentasse — è la cosa più difficile da capire di Snowden, e Citizenfour la mostra senza spiegarla.
Laura Poitras: chi è la regista e come ha ottenuto la fiducia di Snowden
Laura Poitras non è arrivata a Citizenfour per caso. Il film è il terzo capitolo di una trilogia sulla politica americana post-11 settembre: dopo My Country, My Country (2006) sul dopoguerra in Iraq e The Oath (2010) su un ex guardia del corpo di Osama Bin Laden, Poitras stava lavorando alla sorveglianza di stato quando Snowden l’ha contattata.
Ma c’era una ragione più specifica per cui Snowden aveva scelto lei. Dal 2006, Poitras era inserita nella lista di sorveglianza del Dipartimento di Sicurezza Interna americano — ogni volta che rientrava negli USA veniva fermata, interrogata per ore, e i suoi dispositivi venivano sequestrati e copiati. Questo era accaduto più di quaranta volte. Poitras aveva vissuto sulla propria pelle l’esperienza della sorveglianza governativa che Snowden stava documentando.
Questa esperienza diretta aveva portato Poitras a sviluppare competenze di sicurezza digitale che pochi giornalisti avevano all’epoca: comunicazione criptata, gestione sicura dei file, consapevolezza delle tecniche di sorveglianza. Snowden aveva bisogno di qualcuno che capisse non solo l’importanza di quello che stava per fare, ma anche i rischi tecnici e operativi. Poitras era quella persona.
Il documentario è anche, in modo più discreto, la storia di come si fa giornalismo d’inchiesta in un’epoca di sorveglianza totale: le precauzioni, i codici, le scelte su come comunicare, dove incontrarsi, cosa dire e cosa non dire. È un manuale operativo nascosto in un documentario.
Le rivelazioni Snowden: cosa ha cambiato davvero
Citizenfour non è solo il racconto di una fuga — è il documento che ha cambiato il modo in cui il mondo pensa alla privacy digitale.
Prima del giugno 2013, l’esistenza di programmi di sorveglianza di massa della NSA era conosciuta solo in forma di ipotesi e voci. I governi negavano. Le aziende tecnologiche dichiaravano di non cooperare con l’intelligence oltre quanto richiesto dalla legge. I cittadini, in maggioranza, assumevano che la sorveglianza fosse rivolta ai sospetti terroristi, non a tutti.
Le rivelazioni Snowden hanno cambiato queste assunzioni su tre livelli.
Il primo è tecnico: hanno dimostrato che la capacità di raccogliere e analizzare comunicazioni digitali di massa esisteva già, era operativa, e si applicava a milioni di persone senza che queste lo sapessero o avessero motivi specifici per essere sorvegliate.
Il secondo è legale: hanno rivelato che questa sorveglianza era autorizzata da tribunali segreti (la Corte FISA) che approvavano richieste del governo in processi ex parte — senza la presenza della parte sorvegliata, senza possibilità di contestazione, senza trasparenza pubblica.
Il terzo è politico: hanno mostrato che la sorveglianza NSA si estendeva ai leader mondiali — inclusi alleati come la Germania, dove le comunicazioni della cancelliera Angela Merkel erano monitorate. Le ripercussioni diplomatiche furono immediate e durature.
In risposta alle rivelazioni, il Congresso americano ha approvato nel 2015 il USA Freedom Act, che ha limitato (non eliminato) la raccolta di metadati telefonici di massa. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha invalidato due accordi di trasferimento dati tra UE e USA (Safe Harbor nel 2015, Privacy Shield nel 2020) citando le pratiche di sorveglianza NSA come incompatibili con la protezione dei dati europea.
Il dibattito sulla crittografia — rimasto per anni un tema tecnico di nicchia — è diventato mainstream grazie a Citizenfour. Apple e Google hanno introdotto la crittografia end-to-end predefinita sui propri sistemi operativi nel 2014, in parte come risposta diretta alle rivelazioni Snowden. WhatsApp ha adottato la crittografia end-to-end nel 2016. Signal è passato da strumento per attivisti a strumento di uso comune. Questi cambiamenti non sarebbero avvenuti con la stessa velocità senza la pressione pubblica generata dalle rivelazioni che Citizenfour documenta. Il film è, tra le altre cose, il catalizzatore di un cambiamento tecnico che ha toccato le comunicazioni di miliardi di persone.
Rimane aperta la domanda più difficile: le riforme prodotte dalle rivelazioni Snowden sono state sufficienti? La maggior parte degli esperti di sicurezza e dei difensori dei diritti civili risponde di no. I programmi di sorveglianza esistono ancora, in forme leggermente modificate. Le aziende tecnologiche raccolgono più dati che mai — non per conto del governo, ma per i propri scopi commerciali, con implicazioni di sorveglianza spesso analoghe. Citizenfour ha aperto un dibattito che non è ancora chiuso.
Il contesto: sorveglianza, 11 settembre e la normalizzazione del controllo
Citizenfour non può essere capito senza il contesto del post-11 settembre americano.
Dopo gli attacchi del 2001, il Congresso americano ha approvato rapidamente il Patriot Act, che ha esteso in modo significativo i poteri dell’intelligence nella raccolta di informazioni. L’argomento era la sicurezza nazionale: per prevenire futuri attacchi, i servizi di intelligence avevano bisogno di accesso a informazioni che prima erano protette da garanzie legali più stringenti.
Nel corso del decennio successivo, questo argomento ha giustificato un’espansione progressiva dei programmi di sorveglianza — ciascuno con la propria autorizzazione legale, ciascuno presentato al pubblico come strumento limitato e mirato, ciascuno in realtà molto più ampio di quanto venisse ammesso. Il FISA Amendments Act del 2008, la sezione 702 che autorizza PRISM, è stato approvato con ampi margini bipartisan.
Quello che Snowden ha rivelato è che questo processo di espansione progressiva aveva prodotto un’infrastruttura di sorveglianza di massa che raccoglieva dati su tutti — non solo sui sospetti — e che questa realtà era sistematicamente nascosta al pubblico e, in molti casi, al Congresso stesso. I briefing classificati ai quali i congressisti avevano accesso erano sufficientemente vaghi da permettere interpretazioni molto diverse da quelle che i programmi reali avrebbero supportato.
Person of Interest aveva immaginato questa stessa dinamica — un sistema costruito con intenzioni difensive che si espande fino a diventare qualcosa di molto più pervasivo — e la serie era andata in onda due anni prima delle rivelazioni Snowden. Snowden di Oliver Stone l’ha poi raccontata come dramma biografico. Citizenfour è il documento originale: la cosa che è accaduta, mostrata nel momento in cui accadeva.
Citizenfour e il cluster hacker: dove si inserisce
Nel panorama del cinema e della televisione sulla sorveglianza digitale, Citizenfour occupa un posto unico: è l’unico documento in tempo reale delle rivelazioni che hanno cambiato il dibattito globale sulla privacy.
Snowden (2016) di Oliver Stone è il complemento narrativo diretto — stesso protagonista, stessa storia, ma raccontata attraverso la ricostruzione cinematografica con Joseph Gordon-Levitt. I due si guardano a vicenda: il documentario dà la realtà bruta, il film dà il contesto emotivo e narrativo. Chi vuole capire la storia completa dovrebbe vederli entrambi, nell’ordine che preferisce.
Mr. Robot è la serie che ha fatto del post-Snowden il proprio universo narrativo: Elliot Alderson vive in un mondo in cui le rivelazioni di Citizenfour sono già accadute, in cui la sorveglianza di massa è un fatto noto, e in cui un gruppo di hacker cerca di usare quella stessa infrastruttura per attaccare le corporations che la controllano. Mr. Robot è la risposta narrativa a Citizenfour: e adesso?
Who Am I (2014) e Citizenfour escono lo stesso anno e condividono il tema dell’identità digitale e dell’anonimato — ma da direzioni opposte. Who Am I mostra hacker che usano l’anonimato come strumento e scoprono che non è mai completo. Citizenfour mostra cosa succede quando l’anonimato viene violato dall’alto, da sistemi statali che nessuno aveva autorizzato esplicitamente.
Halt and Catch Fire racconta le origini dell’infrastruttura che Citizenfour mostra come già adulta e onnipresente: gli anni Ottanta e Novanta in cui i computer sono stati connessi in rete, quando nessuno pensava ancora alle implicazioni di sorveglianza di quella connessione. La serie di Jonathan Nolan e il documentario di Poitras sono i due estremi di una storia: come si costruisce il sistema, e cosa il sistema diventa.
Person of Interest ha immaginato The Machine — un sistema di sorveglianza totale costruito per il governo americano — due anni prima che Snowden rivelasse che qualcosa di molto simile esisteva già. Citizenfour è, in questo senso, la conferma documentaria della premessa di Person of Interest: non era fantascienza. Era cronaca anticipata.
La forma cinematografica di Citizenfour: come si fa un documentario in una stanza d’albergo
Una delle cose più discusse di Citizenfour, tra chi si interessa di cinema documentario, è la sua forma: come costruisci un film quando l’unica location disponibile è una stanza d’albergo, i tuoi soggetti non possono uscire per ragioni di sicurezza, e non sai quanto tempo hai prima che tutto collassi?
Poitras risponde con una scelta di regia che potrebbe sembrare minimalista ma è in realtà molto precisa. La stanza d’albergo diventa uno spazio claustrofobico che replica visivamente la situazione di Snowden: murarsi, aspettare, parlare. Le riprese sono quasi sempre in mano libera, con la camera che segue il movimento naturale delle conversazioni. Non ci sono ricostruzioni, non ci sono grafiche esplicative, non ci sono voci fuori campo di commento.
Il suono è un elemento decisivo: il ronzio dell’aria condizionata che Snowden tiene acceso per mascherare le conversazioni, il tono basso delle voci, i momenti di silenzio quando qualcuno riceve una notifica sul telefono e non sa cosa significhi. Poitras registra tutto questo con la stessa attenzione con cui registra le parole.
Il risultato è un documentario che si sente più vicino al cinema di finzione che al reportage televisivo. La tensione narrativa è reale — non costruita in montaggio, non amplificata da musica, non commentata da didascalie drammatiche. Esiste perché la situazione la genera. Poitras si limita a non uscirne.
Questa scelta formale ha anche un significato etico: rifiutare la mediazione esplicita è rifiutare l’interpretazione imposta. Citizenfour non ti dice cosa pensare di Snowden. Ti mostra Snowden e ti lascia pensare.
Il montaggio del film — realizzato da Poitras con Mathilde Bonnefoy — integra materiale di archivio, briefing governativi pubblici, sessioni parlamentari, e notizie trasmesse in televisione nei giorni delle rivelazioni. Questo materiale di contorno serve a connettere la stanza d’albergo di Hong Kong con il mondo che stava reagendo fuori da quella stanza. Il contrasto tra la micro-realtà di Snowden (una stanza, quattro persone, un laptop) e la macro-realtà della risposta globale è uno degli effetti più efficaci del film.
Il finale di Citizenfour e cosa è successo dopo
Citizenfour finisce con Snowden ancora in Russia, dove è rimasto bloccato nel giugno 2013 dopo che gli USA gli avevano revocato il passaporto mentre era in transito all’aeroporto di Mosca Sheremetyevo.
La Russia gli ha concesso asilo temporaneo. La condizione era che smettesse di compiere azioni che “danneggiassero i rapporti russo-americani” — una formulazione abbastanza vaga da essere interpretata in modi diversi, ma che nella pratica ha significato che Snowden ha continuato a parlare pubblicamente della sorveglianza senza operare come agente attivo contro governi specifici.
Nel 2022, durante l’invasione russa dell’Ucraina, Putin gli ha concesso la cittadinanza russa permanente. Questa mossa ha complicato ulteriormente la posizione di Snowden nel dibattito pubblico occidentale: molti dei suoi sostenitori hanno criticato la decisione di accettare la cittadinanza di un paese in guerra con uno stato sovrano europeo. Snowden ha risposto che la scelta non era politica ma pratica — sua moglie Lindsay Mills è russa, e la cittadinanza proteggeva la loro famiglia da possibili pressioni governative.
Il dibattito su Snowden — eroe, traditore, o qualcosa di più complicato — non si è mai risolto. Citizenfour non lo risolve. Non è il suo obiettivo. Il documentario mostra quello che è accaduto e lascia allo spettatore il compito di valutare.
È questa onestà metodologica — mostrare senza concludere — che rende Citizenfour più duraturo di molti documentari politici con tesi più esplicite. La tesi di Poitras è nella scelta di essere lì, di filmare, di rendere pubblico. Il giudizio lo porta lo spettatore.
Dove vedere Citizenfour in streaming in Italia
Citizenfour è disponibile su MUBI in Italia, la piattaforma specializzata in cinema d’autore e documentari. È il luogo più stabile per trovarlo.
È anche disponibile per noleggio o acquisto digitale su Apple TV e Google Play Movies. Per la disponibilità aggiornata — i diritti dei documentari indie cambiano frequentemente — usa JustWatch.it.
Il film è distribuito dalla casa di produzione Radius-TWC e non ha avuto una distribuzione italiana particolarmente ampia in sala. Chi lo cerca in lingua originale (inglese) lo trova più facilmente che in italiano doppiato.
Vale la pena vederlo in versione originale: le conversazioni nella stanza d’albergo di Hong Kong hanno un ritmo e una tensione che il doppiaggio rischia di smorzare. Le pause, i silenzi, il modo in cui Snowden sceglie le parole — sono tutto parte del documento.
Citizenfour si guarda bene anche in coppia con altri film del cluster: vederlo prima di Snowden di Stone dà il documento grezzo prima della narrazione costruita; vederlo dopo Mr. Robot dà la conferma reale dopo la fiction. In entrambi gli ordini, il confronto arricchisce la comprensione di entrambi i prodotti. Chi vuole andare più a fondo può cercare anche il lavoro successivo di Poitras — Risk (2016), il documentario su Julian Assange — che completa il quadro della sorveglianza e del whistleblowing nell’era digitale con una storia molto diversa e molto più complicata da raccontare.
Domande frequenti
Di cosa parla Citizenfour? Citizenfour è il documentario di Laura Poitras che racconta in tempo reale l’incontro con Edward Snowden a Hong Kong nel giugno 2013, durante il quale Snowden ha consegnato ai giornalisti i documenti che rivelavano l’esistenza dei programmi di sorveglianza di massa della NSA. Il film include anche il contesto politico e legale delle rivelazioni.
Citizenfour ha vinto l’Oscar? Sì. Citizenfour ha vinto l’Oscar come Miglior Documentario nel 2015. È stato il secondo documentario politicamente controverso a vincere l’Oscar in pochi anni, dopo Bowling for Columbine di Michael Moore nel 2003.
Dove vedere Citizenfour in streaming in Italia? Citizenfour è disponibile su MUBI in Italia e su alcune piattaforme di noleggio digitale come Apple TV e Google Play Movies. Verifica la disponibilità aggiornata su JustWatch.it — i diritti dei documentari indie possono spostarsi frequentemente.
Chi è Laura Poitras? Laura Poitras è una documentarista e giornalista investigativa americana. Dopo aver realizzato documentari sul dopoguerra in Iraq e sulla sorveglianza post-11 settembre, è diventata bersaglio dei programmi di sorveglianza NSA che stava investigando. Snowden l’ha scelta come primo contatto proprio per la sua esperienza nel campo della sicurezza digitale.
Perché Snowden ha contattato Laura Poitras? Snowden ha scelto Poitras perché era già nota come soggetto di sorveglianza governativa — ogni volta che attraversava un confine americano veniva fermata e interrogata. Questa esperienza diretta con l’apparato di sicurezza le dava credibilità e una comprensione pratica del rischio. Poitras ha poi coinvolto il giornalista Glenn Greenwald.
Cosa rivela Citizenfour sulla NSA? Il documentario mostra Snowden che descrive PRISM, XKeyscore e altri programmi di sorveglianza di massa con cui la NSA raccoglieva metadati telefonici di milioni di cittadini americani e comunicazioni di leader mondiali. Rivela anche la cooperazione tra NSA e aziende tecnologiche come Google, Apple e Facebook nell’accesso ai dati degli utenti.
Citizenfour e Snowden di Oliver Stone: qual è la differenza? Citizenfour è un documentario girato in tempo reale durante le rivelazioni del 2013 — mostra Snowden reale, nei giorni più pericolosi della sua vita. Snowden (2016) di Oliver Stone è un film di finzione con Joseph Gordon-Levitt che ricostruisce la storia. I due si completano: il documentario per la realtà, il film per il contesto narrativo.
Snowden è ancora in Russia? Sì. Al momento della pubblicazione di Citizenfour, Snowden era in transito a Hong Kong poi all’aeroporto di Mosca, dove è rimasto bloccato per settimane. Ha poi ottenuto asilo temporaneo in Russia, che si è rinnovato nel tempo. Nel 2022 la Russia gli ha concesso la cittadinanza permanente.
Citizenfour è un film di parte? Citizenfour è apertamente dalla parte di Snowden — Poitras non nasconde la propria posizione. Non è un’opera di giornalismo neutro nel senso tradizionale, ma di giornalismo d’inchiesta partecipante. Le critiche principali riguardano la mancanza di voci contrarie significative, in particolare da parte dell’intelligence americana.
Chi è Glenn Greenwald in Citizenfour? Glenn Greenwald è il giornalista del Guardian che Poitras ha coinvolto nel progetto dopo i primi contatti con Snowden. Greenwald ha pubblicato le prime storie sui programmi NSA sul Guardian nel giugno 2013. Nel documentario appare come interlocutore principale di Snowden durante i giorni di Hong Kong.
Citizenfour è ancora rilevante oggi? Più che mai. Le rivelazioni Snowden hanno prodotto alcune riforme legali negli USA, ma i programmi di sorveglianza esistono ancora in forma modificata. Nel frattempo, la sorveglianza privata da parte delle aziende tecnologiche è cresciuta in modo esponenziale, rendendo le domande di Citizenfour ancora più urgenti.
Citizenfour è adatto a tutti? Citizenfour è adatto a un pubblico adulto interessato a temi di politica, diritti civili e tecnologia. Non contiene violenza o contenuti espliciti, ma richiede attenzione e un minimo di contesto sulla politica americana post-11 settembre per essere compreso appieno.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.