Perché Diavoli è la migliore serie italiana sulla finanza: trama, cast e finale
La finanza come thriller politico. Il trading come campo di battaglia tra potenze globali. Un italiano di talento che scopre di essere sempre stato una pedina, non un giocatore.
Diavoli è la serie Sky Atlantic che ha dimostrato che l’Italia può produrre un thriller finanziario di respiro internazionale — senza doversi accontentare di essere una versione minore di Billions o Succession.
Basata sul romanzo di Guido Maria Brera e andata in onda su Sky dal 2020, Diavoli è una coproduzione italiana e britannica che usa Londra come palcoscenico e il sistema finanziario globale come antagonista. Due stagioni, sedici episodi, un cast che mescola l’intensità di Alessandro Borghi con il fascino controllato di Patrick Dempsey.
Di cosa parla Diavoli: la trama dall’inizio
Londra, anno 2011. La crisi del debito sovrano europeo è al suo apice. La New York London (NYL) è una delle banche d’investimento più potenti del mondo — e Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è il suo Head of Trading, il punto di contatto tra il potere finanziario e le dinamiche geopolitiche che lo muovono.
Massimo è italiano, figlio di nessuno, arrivato dove è grazie al talento puro e alla guida di Dominic Morgan (Patrick Dempsey), il CEO della banca e l’uomo che lo ha formato. Il loro rapporto è mentore-protetto ma con una tensione latente — Massimo comincia a sospettare che la sua formazione abbia servito scopi che non gli erano stati rivelati.
Quando un collega muore in circostanze che sembrano un suicidio ma odorano di omicidio, e Massimo viene accusato dell’insider trading, emerge una cospirazione che va ben oltre la NYL: una guerra tra potenze finanziarie per il controllo del sistema monetario europeo, con Dominic al centro di tutto.
Diavoli: guida alle due stagioni
Stagione 1 (2020) — La caduta e la risalita 8 episodi. Massimo viene accusato e deve dimostrare la propria innocenza mentre la crisi dell’euro raggiunge il picco. La stagione stabilisce il ritmo della serie: un episodio per personaggio, un atto di tradimento per stagione, la finanza come scacchiera dove le mosse hanno conseguenze umane reali. Il finale della prima stagione riposiziona tutto ciò che si pensava di sapere su Dominic.
Stagione 2 (2022) — La guerra dei sistemi 8 episodi. La competizione si sposta dal livello della banca al livello dei sistemi finanziari globali: dollaro vs. euro, Occidente vs. Cina emergente. Dominic gioca una partita che Massimo comprende solo a metà stagione. Il finale porta la loro relazione a un punto di rottura definitivo — con un costo che nessuno dei due aveva anticipato.
I personaggi: chi sono Massimo e Dominic
Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è un personaggio costruito sulla tensione tra l’ambizione e la lealtà. Ha la lealtà del self-made man verso chi lo ha fatto: Dominic è l’unico a cui deve qualcosa, e per questo è l’unico che può davvero tradirlo. Borghi porta questa complessità con la fisicità che è diventata il suo marchio — un’intensità che non si appoggia mai al melodramma.
Dominic Morgan (Patrick Dempsey) è il personaggio più interessante della serie proprio perché la serie lo costruisce come ambiguo da subito. Non è il villain classico del thriller finanziario — non è Gordon Gekko, non è il banchiere avido e privo di scrupoli. È qualcuno che crede, genuinamente, di avere una visione del mondo migliore della realtà — e usa gli altri per realizzarla. La distanza tra la sua autonarrazione e i suoi effetti reali è il vero tema della serie.
Nina Sperelli (Kasia Smutniak) è la journalist d’inchiesta e ex moglie di Massimo. È il punto di vista esterno — la persona che vede il sistema finanziario da fuori e lo descrive al pubblico. Il suo personaggio ha più funzione narrativa che sviluppo proprio nella prima stagione, ma acquista peso nella seconda.
La finanza come potere: cosa dice Diavoli
Diavoli si inserisce in un filone preciso di storytelling finanziario che è esploso dopo la crisi del 2008: il racconto del sistema finanziario globale come struttura di potere con le proprie regole, la propria morale interna, la propria capacità di sopravvivere a qualsiasi regolamentazione.
Il punto di vista di Diavoli è più critico della media. Billions è fondamentalmente dalla parte di Axe — il suo miliardario è il protagonista eroico. Succession è nichilistica ma non analizza i meccanismi, descrive le psicologie. The Big Short è il documento d’accusa più diretto — e Diavoli condivide con esso la volontà di spiegare davvero i meccanismi, non solo usarli come scenografia.
La serie di Brera/Sky dice una cosa specifica: le crisi finanziarie non sono accidenti. Sono il risultato di scelte, di scommesse deliberate da parte di chi ha il potere di muovere abbastanza denaro da creare le crisi stesse. La questione non è “chi ha perso” nella crisi del 2011 — ma “chi ha vinto abbastanza da volerla”.
Diavoli e il cluster finanza di CineNote
Diavoli si collega naturalmente al cluster finanza già presente su CineNote: la tensione tra potere e responsabilità che caratterizza Succession, la critica al sistema che anima Inside Job, la lezione sul trading ad alto rischio che è al centro di Margin Call, il ritratto del sistema bancario come feudalesimo aggiornato che emerge da Industry.
Ma Diavoli porta un elemento specifico che le serie americane di questo cluster raramente hanno: il punto di vista europeo. La crisi del debito sovrano del 2011 — il vero scenario della prima stagione — è stata vissuta in modo radicalmente diverso nei paesi del Sud Europa rispetto agli USA. Diavoli racconta quella crisi da dentro, con i nomi reali dei meccanismi e le conseguenze reali sulle persone.
Mad Men e Suits raccontano il capitalismo americano dal punto di vista di chi ci crede — con tutte le sue contraddizioni. Diavoli racconta il capitalismo finanziario europeo dal punto di vista di chi ne è parte ma ne vede le crepe.
Londra come personaggio
Il setting londinese di Diavoli non è decorativo. Londra è la capitale finanziaria europea — e la serie usa la città con precisione: la City, Canary Wharf, i pub dove i trader scaricano la tensione, gli uffici dove si decidono mosse che cambiano il futuro di interi paesi.
È una scelta che distanzia la serie dai suoi competitor italiani — Diavoli non ha l’ambiguità di genere di Romanzo Criminale né la specificità geografica di Gomorra. È invece più vicina a Narcos nella sua ambizione di fare di un mondo chiuso (il cartello, la finanza) un soggetto narrativo autonomo con le sue regole e la sua lingua.
Dove vedere Diavoli in Italia


Diavoli è disponibile in Italia su Sky e sulla piattaforma streaming NOW, dove è un’esclusiva Sky Original. Entrambe le stagioni sono accessibili con abbonamento.
La serie è disponibile in versione originale inglese e con doppiaggio italiano.
Alessandro Borghi: perché è il protagonista giusto
Borghi è arrivato a Diavoli dopo aver già dimostrato di poter portare un film intero sulle spalle (Suburra, Non essere cattivo, Il Primo Re). Ma Massimo Ruggero è un personaggio diverso da quelli che l’avevano reso famoso in Italia — non ha la violenza istintiva del Borghi da schermo grande, ha qualcosa di più controllato, più freddo, più professionale.
La sfida di Borghi in Diavoli è portare un trader londinese che parla e pensa in inglese, si muove in un mondo di cifre e di potere invisibile, e deve essere credibile come il punto di incontro tra l’energia italiana e la disciplina anglosassone della City. La scelta di girare in inglese — che inizialmente ha sollevato perplessità tra il pubblico italiano — si è rivelata corretta: Borghi in inglese perde l’accento romano ma guadagna una qualità stilizzata, quasi da personaggio di un roman noir europeo.
La dinamica con Dempsey funziona perché i due hanno tipi di carisma opposti. Borghi è fisico, diretto, presente; Dempsey è raffinato, a distanza, sempre con qualcosa in più rispetto a quello che mostra. Il loro confronto non è mai un duello esplicito — è una guerra di posizionamenti sottili, di informazioni trattenute, di alleanze che si spostano.
Il romanzo di Guido Maria Brera: la fonte
“I Diavoli” è pubblicato da Rizzoli nel 2014. Guido Maria Brera — marito di Caterina Balivo, già partner di Kairos Partners — scrive il romanzo usando la propria esperienza diretta nel mondo della finanza. Non è un romanzo a chiave (i nomi sono cambiati, le istituzioni sono fittizie) ma ha la credibilità di qualcuno che ha visto queste cose accadere.
Il romanzo parte dalla crisi del 2011 e usa la speculazione sui titoli di stato europei come motore narrativo — una scelta editorialmente rischiosa nel 2014 (la crisi era troppo recente, le ferite ancora aperte) che si è rivelata corretta nella prospettiva storica. Brera ha partecipato allo sviluppo della serie televisiva come consulente, garantendo che i meccanismi finanziari descritti rimanessero verosimili anche nell’adattamento.
La serie prende le libertà narrative necessarie — accelera i tempi, semplifica alcuni meccanismi, aggiunge la dimensione del thriller politico che nel romanzo è più sottotraccia — ma mantiene l’ossatura: un uomo di talento che scopre di essere stato usato come strumento da chi lo ha formato.
Diavoli e il futuro del thriller finanziario italiano
Diavoli ha dimostrato qualcosa di importante per la fiction italiana: è possibile produrre un thriller finanziario di respiro internazionale, girato in inglese, con un cast italiano al centro, senza dover rinunciare né all’ambizione narrativa né alla specificità culturale.
L’eredità della serie non è solo nel cluster finanza televisivo — è nell’aprire una strada per la produzione italiana verso generi che l’industria locale aveva tradizionalmente lasciato alle major americane. Come Gomorra aveva dimostrato che il crime drama italiano poteva competere con la concorrenza internazionale, Diavoli dimostra che il thriller finanziario può essere italiano e internazionale allo stesso tempo. La lezione è semplice: il talento italiano esiste, i budget ci sono, la storia recente offre materiale narrativo straordinario. Quello che mancava era la volontà di guardare al di fuori del proprio orizzonte — e Diavoli ha dimostrato che quando questa volontà c’è, i risultati arrivano. Nel contesto del cluster finanza — Billions, Succession, The Big Short, Margin Call, Inside Job, Industry — Diavoli porta una voce che era mancante: quella di chi vive il sistema dall’interno ma non è mai completamente dentro.
The Big Short italiano: i meccanismi spiegati
Una delle cose che distingue Diavoli dalla gran parte dei thriller finanziari televisivi è la volontà di spiegare davvero i meccanismi — non solo mostrarli come magia incomprensibile che produce soldi o catastrofi.
La prima stagione introduce concetti come i credit default swap, lo spread tra titoli tedeschi e italiani, le aste dei titoli di stato, il meccanismo dei carry trade. Non li spiega con infografiche o dialoghi didascalici — li mostra attraverso le decisioni dei personaggi. Quando Massimo spiega a un collega perché sta scommettendo contro i titoli greci, sta anche spiegando allo spettatore i meccanismi della speculazione sul debito sovrano.
È lo stesso approccio di The Big Short — che usava Ryan Gosling e Margot Robbie che rompe il quarto muro per spiegare i CDO — ma applicato a una serie in 16 episodi invece che a un film di 2 ore. Il vantaggio è il tempo: Diavoli può costruire la comprensione gradualmente, tornare sugli stessi meccanismi in contesti diversi, mostrare le stesse forze economiche che producono effetti diversi in stagioni diverse.
Per uno spettatore che vuole capire come funziona davvero il sistema finanziario — non in astratto ma in concreto — Diavoli è uno dei materiali più utili che la televisione abbia prodotto. Insieme a Inside Job (che ha il punto di vista documentario) e Margin Call (che ha quello del singolo momento di crisi), costruisce un quadro abbastanza completo di come le decisioni finanziarie si traducono in realtà economiche. Billions e Succession raccontano i protagonisti del sistema; Industry ne racconta i neofiti; Diavoli racconta i meccanismi stessi — la struttura invisibile che determina chi vince e chi perde prima ancora che i singoli personaggi entrino in scena. È la serie del cluster finanza più vicina al giornalismo di denuncia, e questa è la sua più grande qualità.
La crisi del 2011 come personaggio: cosa è successo davvero
Diavoli è ambientata nella crisi del debito sovrano europeo del 2011 — un periodo in cui i tassi di interesse sui titoli di stato di Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo salivano a livelli insostenibili, minacciando l’esistenza dell’eurozona come era stata concepita.
Quello che la serie rappresenta — speculatori che scommettono sul crollo dei debiti sovrani, banche centrali che intervengono con strumenti straordinari, governi nazionali che perdono autonomia effettiva sulle proprie politiche economiche — è una ricostruzione verosimile di ciò che è accaduto, anche se con nomi fittizi e una accelerazione drammatica.
Il punto di vista della serie è quello di chi quella crisi l’ha vissuta dall’interno del sistema finanziario. Non è il punto di vista del cittadino greco che ha perso la pensione o del lavoratore italiano che ha visto il governo cadere sostituito da un tecnocrate non eletto. È il punto di vista di chi ha mosso i numeri che hanno prodotto queste conseguenze.
Questa scelta è audace. Non assolve i protagonisti — la serie mostra chiaramente che le decisioni di Massimo e Dominic hanno effetti reali sulle persone reali — ma sceglie di non sentimentalizzare il punto di vista delle vittime. Le vittime ci sono, ma sono fuori campo. Il racconto è dall’interno del meccanismo.
È una scelta narrativa che divide — chi vuole che la fiction prenda posizione troverà Diavoli ambigua. Ma è una scelta coerente: la serie usa il punto di vista interno per mostrare come il meccanismo funziona, non per giustificarlo. Capire qualcosa non significa approvarlo.
Domande frequenti
Quante stagioni ha Diavoli? Diavoli ha 2 stagioni, per un totale di 16 episodi (8 episodi ciascuna). La prima stagione è andata in onda su Sky Atlantic nell’aprile 2020; la seconda nell’aprile-maggio 2022. La serie è conclusa.
Di cosa parla Diavoli? Diavoli racconta la storia di Massimo Ruggero (Alessandro Borghi), Head of Trading della NYL, e del suo mentore e capo Dominic Morgan (Patrick Dempsey). Quando emerge una cospirazione finanziaria internazionale, i due si trovano contrapposti in una guerra per il controllo del sistema monetario globale.
Come finisce Diavoli? Nel finale della seconda stagione, lo scontro tra Massimo e Dominic raggiunge il punto di rottura definitivo. Il finale risolve il conflitto principale tra i due protagonisti — con perdite significative per entrambi.
Dove vedere Diavoli in streaming in Italia? Diavoli è disponibile su Sky e sulla piattaforma NOW in Italia. Non è disponibile su Netflix o Amazon Prime Video.
Chi è Massimo Ruggero in Diavoli? Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è il Head of Trading della NYL, brillante trader italiano di origini umili. Il suo arco narrativo è quello del protetto che si rende conto di essere stato formato per scopi che non gli erano stati rivelati.
Diavoli è basata su un libro? Sì. Diavoli è basata sul romanzo “I Diavoli” di Guido Maria Brera (2014), asset manager con conoscenza diretta del mondo della finanza.
Diavoli ha un finale? La serie è stata cancellata o conclusa? Diavoli è stata conclusa regolarmente con la seconda stagione (2022). Non è stata cancellata: la produzione ha deciso di chiudere la storia dopo due stagioni.
Diavoli è in italiano o in inglese? Diavoli è girata principalmente in inglese (il set è Londra). Gli attori italiani parlano inglese nella serie. La versione italiana doppiata è disponibile su Sky e NOW.
Perché Diavoli è interessante per chi ama le serie sulla finanza? Diavoli porta in Europa quello che Billions e Succession hanno portato alla TV americana: personaggi complessi in un ambiente dove il potere è la valuta principale. Ma ha un punto di vista critico sul sistema finanziario globale che le serie americane raramente hanno — più vicino nello spirito a The Big Short.
Patrick Dempsey in Diavoli: come è il suo personaggio? Patrick Dempsey interpreta Dominic Morgan, il CEO della NYL e mentore di Massimo. È il personaggio più ambiguo: appare come patron illuminato ma la serie rivela progressivamente le sue motivazioni reali. Dempsey usa il fascino che lo ha reso famoso in Grey’s Anatomy per costruire una figura di potere manipolativa.
Diavoli è realistica nella rappresentazione della finanza? Diavoli ha una base di realismo solida grazie all’autore originale Guido Maria Brera. I meccanismi delle crisi finanziarie, la speculazione valutaria e la guerra tra banche centrali sono descritti con una precisione che va oltre il normale thriller televisivo.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.