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Perché Smallville è ancora la migliore serie su Superman: 10 stagioni, Lex Luthor di Rosenbaum e il mito delle origini

Tom Welling incarna Clark Kent per dieci anni e Michael Rosenbaum costruisce il Lex Luthor televisivo più riuscito di sempre
2001 ⭐ 7.6/10
Perché Smallville è ancora la migliore serie su Superman: 10 stagioni, Lex Luthor di Rosenbaum e il mito delle origini
Anno 2001
Generi Fantascienza, Drama, Supereroi
Stagioni 10
Episodi 217
Cast Tom Welling, Michael Rosenbaum, Kristin Kreuk, Allison Mack, Erica Durance, Justin Hartley, John Glover, Annette O'Toole, John Schneider, Sam Jones III

Trailer ufficiale via YouTube — canale Warner Bros. Entertainment

Smallville inizia con una domanda che la serie si impegna a non rispondere per dieci anni: quando diventa Superman Clark Kent?

La risposta arriva nell’ultimo episodio della decima stagione, il 16 maggio 2011. Per 217 episodi — dieci anni di produzione televisiva americana — Smallville ha tenuto Tom Welling in abiti civili, senza costume, senza il volo. Il costume e il volo erano l’obiettivo, l’orizzonte verso cui tutto puntava. E quando finalmente arriva, il momento funziona perché la serie ha fatto il lavoro lungo di costruirlo.

Di cosa parla Smallville: il giovane Clark Kent

Smallville è ambientata nella piccola città omonima del Kansas, dove Clark Kent (Tom Welling) vive con i suoi genitori adottivi Jonathan (John Schneider) e Martha (Annette O’Toole). Clark sa di essere alieno — viene da Krypton, è stato trovato durante la pioggia di meteoriti che ha colpito Smallville nel 1989, ha poteri che gli altri non hanno. Quello che non sa ancora è chi sarà.

La serie segue Clark dall’adolescenza fino all’età adulta — dagli episodi iniziali al liceo fino al lavoro al Daily Planet, alla relazione con Lois Lane, all’emergere della minaccia di Darkseid nella stagione finale. Non è la storia di Superman: è la storia di tutto quello che precede Superman.

Il meccanismo narrativo delle prime stagioni è l’episodio della creatura — la pioggia di meteoriti ha diffuso kryptonite verde per tutto il Kansas, e la kryptonite cambia le persone. Ogni settimana c’è un habitante di Smallville trasformato dal meteor rock, e Clark deve gestire la situazione senza rivelare i propri poteri. È un format semplice e funzionale, che permette alla serie di esplorare temi diversi (paura, ambizione, perdita, identità) attraverso lo stesso meccanismo base.

Il format meteor freak: come Smallville ha usato la fantascienza

Le prime stagioni di Smallville funzionano su un meccanismo che la serie stessa chiama, ironicamente, “meteor freak of the week”: ogni episodio introduce un abitante di Smallville trasformato dall’esposizione alla kryptonite verde, il meteorite alieno caduto sulla città nel 1989 insieme alla capsula di Clark.

Il format è semplice. Un personaggio ordinario — uno studente, un insegnante, un contadino — entra in contatto con la kryptonite e sviluppa un potere. Quel potere lo trasforma in qualcuno di pericoloso. Clark deve gestire la situazione senza rivelare i propri poteri. Alla fine dell’episodio, la situazione viene risolta.

Questo schema di base è lo stesso che ha permesso alle prime stagioni di X-Files e Buffy di costruire il proprio universo: ogni episodio è autoconcludente e accessibile, ma accumula elementi verticali che poi esploderanno nella mitologia orizzontale. Smallville usa il meteor freak per esplorare temi diversi ogni settimana — la paura del diverso, il desiderio di potere, il peso delle aspettative — senza mai perdere di vista il percorso centrale di Clark.

Il format si esaurisce gradualmente nelle stagioni successive, quando la mitologia kryptoniana e l’universo DC si espandono abbastanza da fornire materiale senza bisogno del meteor freak. Ma le prime tre stagioni dimostrano che anche un format apparentemente ripetitivo può funzionare quando i personaggi attorno al meccanismo sono abbastanza ricchi da giustificare il ritorno ogni settimana.

La mitologia kryptoniana di Smallville

Una delle scelte più coraggiose di Smallville è la costruzione di una mitologia kryptoniana originale, diversa dai film e dai fumetti, che diventa sempre più centrale nelle stagioni successive.

Jor-El — il padre biologico di Clark — non è una presenza fisica nella serie, ma una voce: una registrazione mentale inserita nella capsula che ha portato Clark sulla Terra. Il rapporto tra Clark e Jor-El è uno dei filoni più interessanti della serie: non è un padre amorevole ma un’entità con un piano preciso per Clark, spesso in conflitto con quello che Clark vuole per sé stesso. La serie usa questa tensione per esplorare la differenza tra destino e scelta — Clark deve diventare Superman perché Jor-El lo ha programmato così? O può scegliere chi essere?

La Fortezza della Solitudine appare dalla stagione 5 come punto di connessione tra Clark e Krypton. Non è solo un rifugio — è un archivio, una biblioteca, una mente artificiale costruita da Jor-El. Le scene nella Fortezza hanno un’atmosfera visiva distinta: fredda, geometrica, aliena rispetto alla palette calda di Smallville.

Zod — il principale villain kryptoniano della serie — appare in forme diverse nel corso di diverse stagioni. La sua presenza fisica nella stagione 9 (Callum Blue) è tra i momenti più ambiziosi della serie: uno Zod umano che ha costruito un esercito di kryptoniani sulla Terra senza poteri, in attesa del momento giusto per rivelarsi.

Questa mitologia non è sempre consistente — dieci anni di scrittura da parte di team diversi lasciano inevitabilmente lacune — ma costruisce un universo kryptoniano che si sente reale, con la propria storia e le proprie regole.

Smallville e il Superman cinematografico: le differenze

Smallville ha debuttato nel 2001, sedici anni dopo il Superman di Christopher Reeve (1978) e cinque anni prima di Superman Returns (2006). Non è un remake né un adattamento diretto dei film — è qualcosa di nuovo.

La differenza fondamentale è nel tono. Il Superman di Reeve è solare, sicuro, già formato quando lo incontriamo. Smallville parte dall’opposto: Clark è incerto, adolescente, spesso sbagliato nelle proprie scelte. La serie preferisce mostrare il percorso all’icona piuttosto che l’icona già compiuta.

Il Superman di Zack Snyder in Man of Steel (2013) deve qualcosa a questa impostazione — anche Snyder mostra un Clark Kent che cresce nell’incertezza, che non sa bene cosa fare dei propri poteri. Ma Man of Steel comprime in due ore quello che Smallville esplora in dieci stagioni, il che cambia radicalmente la texture del racconto.

Smallville è unica nel panorama Superman perché è la sola opera che ha avuto il tempo di mostrare davvero come si diventa Superman — non il momento della trasformazione, ma il decennio di costruzione che lo rende possibile.

Il finale di Smallville spiegato

Il finale della stagione 10 — “Finale” (episodi 21-22) — porta a compimento la promessa che la serie aveva fatto nel 2001.

La minaccia è Darkseid — non il villain fisico dei fumetti ma un’entità spirituale che possiede gli esseri umani corrotti dal cinismo e dalla rassegnazione. La battaglia con Darkseid non è una rissa: è Clark che trova finalmente la forza interiore necessaria per volare.

Il volo è il momento cruciale. Non è un’abilità che Clark impara a tavolino — è la conseguenza di aver risolto il conflitto interiore tra l’identità kryptoniana (Jor-El e il suo piano) e l’identità terrestre (Jonathan Kent e i suoi valori). Clark vola perché ha finalmente integrato le due parti di sé stesso.

La scena del costume è muta. Clark apre il petto della camicia — come ha fatto Clark Kent sempre, ogni volta, nei fumetti — e il costume di Superman è lì, già pronto, da sempre. Tom Welling non parla. Non serve.

Lex Luthor torna per l’epilogo: Michael Rosenbaum in uno degli ultimi scambi della serie, che chiude il cerchio dell’amicizia impossibile che ha tenuto insieme la serie per sette stagioni. Non c’è perdono. Non c’è riconciliazione. C’è solo la constatazione che due persone con le stesse origini hanno scelto strade diverse, e che quella scelta è definitiva.

Il finale di Smallville è uno dei più soddisfacenti della televisione di supereroi — non perché risolva tutto, ma perché porta a casa quello che la serie prometteva dal primo episodio. Dieci anni per un volo. Valeva la pena aspettare.

“No tights, no flights” è la regola più famosa di Smallville — e quella che ha definito la serie come qualcosa di unico nel panorama DC televisivo.

I creatori Alfred Gough e Miles Millar avevano stabilito fin dall’inizio che Clark Kent non avrebbe mai indossato il costume di Superman e non avrebbe mai volato durante la serie. Il costume e il volo erano la trasformazione finale, il momento di arrivo del percorso del personaggio. Usarli prima sarebbe stato tradire la promessa narrativa.

La regola ha retto per quasi dieci anni. Clark sorvola brevemente durante alcune scene nelle stagioni successive, e nella stagione 10 inizia ad avvicinarsi al costume — ma il momento definitivo, il primo volo vero e il costume completo, arriva solo nell’episodio finale. Millar ha dichiarato in interviste successive che senza quella regola, Smallville avrebbe perso la sua ragione di esistere: la serie non era Superman. Era il percorso verso Superman.

Vent’anni dopo Gough e Millar hanno ritrovato lo stesso schema in chiave gotica con Mercoledì: un’adolescente con poteri che non sa controllare, una piccola città piena di segreti e una scuola dove sentirsi diversi è la regola.

Questa scelta ha conseguenze narrative interessanti: costringe la serie a trovare ogni stagione nuove tensioni, nuovi ostacoli, nuovi modi di mettere in discussione l’identità di Clark — invece di affidarsi al costume come soluzione facile a ogni problema narrativo.

Michael Rosenbaum e il Lex Luthor che ha cambiato il personaggio

Michael Rosenbaum è la ragione principale per cui molti spettatori ricordano Smallville come qualcosa di più di una serie young adult sul giovane Superman.

Il suo Lex Luthor non è il villain caricaturale dei film di Superman con Gene Hackman, né l’imprenditore freddo dei fumetti più recenti. È un uomo in bilico — figlio di Lionel Luthor (John Glover), il padre manipolatore e spietato che ha costruito un figlio capace di qualsiasi cosa, ma che ha anche instillato in lui l’ambizione di essere diverso, migliore, libero dall’eredità Luthor.

L’amicizia tra Clark e Lex nelle prime stagioni è il cuore emotivo della serie — e la parte più interessante, perché entrambi i personaggi sanno che finirà male. Lex è un Superman senza poteri che sceglie deliberatamente il percorso sbagliato; Clark è un alieno con superpoteri che sceglie deliberatamente il percorso giusto. La serie usa questa specularità con intelligenza crescente nelle prime quattro stagioni.

Rosenbaum ha lasciato la serie alla fine della stagione 7, tornando solo per il finale della stagione 10. L’assenza di Lex nelle stagioni 8 e 9 è uno dei fattori che spiega il calo qualitativo di quel periodo — non perché le stagioni siano cattive, ma perché manca il contrappunto che rendeva Clark narrativamente necessario.

Tom Welling: dieci anni come Clark Kent

Tom Welling aveva 24 anni quando Smallville è iniziata e 34 quando è finita. È stato Clark Kent per un decennio — fisicamente, mediaticamente, professionalmente.

Welling non è il tipo di attore che porta le proprie emozioni in primo piano. Il suo Clark Kent è spesso trattenuto, misurato, più a suo agio nel trasmettere il peso delle responsabilità che nell’esprimere la gioia di chi ha appena scoperto di poter volare. Questo tono contenuto è stato criticato in alcune stagioni — Clark sembra passivo, reattivo, meno interessante dei personaggi che gli girano intorno.

Ma questo contenimento è anche la scelta giusta per il personaggio nelle prime stagioni. Clark non ha ancora capito chi è. Non sa dove porta il suo percorso. La sua moderazione riflette quella incertezza — e quando nella stagione 10 Clark inizia a capire davvero il proprio potenziale, Welling trova un registro più libero che giustifica retroattivamente tutto quello che è venuto prima.

La sua presenza nel crossover “Crisis on Infinite Earths” dell’Arrowverse nel 2019 — una breve apparizione come Clark Kent/Superman di questa timeline — ha riacceso il dibattito su quello che sarebbe stato un ritorno completo. Non è arrivato. Ma basta quell’apparizione per ricordare perché questo Clark Kent, di questa serie, in questo periodo, è rimasto nell’immaginario collettivo.

Il cast di Smallville: le aggiunte che hanno cambiato la serie

Oltre al nucleo fisso, Smallville ha costruito la propria mitologia attraverso l’introduzione progressiva di personaggi DC.

Allison Mack come Chloe Sullivan è il caso più interessante: un personaggio originale, non esistente nei fumetti, che è diventato così popolare da essere introdotto nel canone DC Comics. Chloe è la migliore amica di Clark, giornalista del Torch scolastico, poi del Daily Planet. La sua intelligenza e la sua lealtà la rendono il personaggio più funzionale della serie nel suo rapporto con Clark.

Kristin Kreuk come Lana Lang è la prima ragazza di cui Clark si innamora, e uno dei volti dei primi anni della serie. Dopo sette stagioni ha lasciato Smallville, all’inizio del 2008, quando il suo personaggio lascia la città; l’anno dopo ha interpretato Chun-Li nel film Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009), dedicato alle origini della guerriera di Street Fighter.

Erica Durance come Lois Lane entra dalla stagione 4 e porta immediata energia alla serie. Il suo rapporto con Clark — prima burrascoso, poi romantico, poi il centro emotivo delle stagioni finali — è scritto con più intelligenza di quanto ci si aspetterebbe dalla serie in quel periodo.

Justin Hartley come Oliver Queen/Green Arrow (stagioni 6-10) è un’aggiunta che ha preparato il terreno per Arrow (2012-2020) senza prevederla. Hartley porta un Oliver Queen meno traumatizzato di quello di Stephen Amell — più superficialmente brillante, meno scavato — ma la chimica con Clark funziona.

John Glover come Lionel Luthor è il secondo villain più riuscito della serie. Il padre di Lex è un manipolatore di classe superiore, un personaggio che la serie usa in modi inaspettati — incluso un arco nella stagione 5 in cui diventa l’incarnazione di Jor-El. Glover porta a Lionel una complessità che trasforma ogni scena in cui appare.

Le stagioni migliori e peggiori di Smallville

Smallville è una serie difficile da valutare in blocco perché ha attraversato cambiamenti radicali di tono e qualità nel corso di un decennio.

Le stagioni 1-4 sono il nucleo creativo: l’equilibrio tra episodio-della-settimana e mitologia verticale funziona, Lex e Clark sono entrambi presenti, il formato high school porta un’energia che la serie manterrà anche quando i personaggi vanno all’università.

Le stagioni 5-7 portano un’escalation della mitologia — Krypton, Zod, Brainiac — che funziona a tratti. La morte di Jonathan Kent nella stagione 5 è un colpo emotivo che la serie gestisce con maturità. L’uscita di Rosenbaum alla stagione 7 segna la fine del ciclo creativo più forte.

Le stagioni 8-9 sono le più discontinue. Lex è assente, la serie introduce Doomsday (stagione 8) e Zod umano (stagione 9) come villain, con risultati misti. Il Daily Planet diventa il centro della vita di Clark, il che sposta il tono verso qualcosa di più vicino alla serie Superman tradizionale.

La stagione 10 è il ritorno. Darkseid come villain finale, la morte e resurrezione di Lois/Clark/etc., il ritorno di Lex, il finale. Non è la stagione migliore in senso assoluto — ma porta a casa quello che la serie prometteva dal primo episodio.

Smallville e il pantheon DC televisivo

Smallville è la serie che ha dimostrato che un universo DC televisivo era possibile — prima ancora che l’Arrowverse esistesse.

In questo senso, la relazione tra Smallville e Arrow è diretta: Justin Hartley ha interpretato Oliver Queen in Smallville, creando un precedente per quello stesso personaggio nella serie CW. Tom Welling è apparso in “Crisis on Infinite Earths” come un Clark Kent/Superman alternativo, suggerendo una continuità simbolica tra i due universi anche in assenza di una vera continuità canonica.

Nel panorama più ampio del DC televisivo, Smallville occupa un posto simile a Gotham (Fox, 2014-2019): entrambe sono prequel del supereroe, entrambe raccontano le origini prima che il costume esista, entrambe usano la formazione del personaggio principale come asse narrativo invece dell’azione del supereroe adulto. La differenza è nel tono: Smallville è young adult in senso pieno, Gotham è crime drama noir.

Dove vedere Smallville in streaming in Italia

Smallville poster
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Smallville (2001)

★★★★★ 4.6 (399)

127,22 €

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Smallville — tutte le 10 stagioni — è disponibile su Netflix Italia (dal gennaio 2026) e su Amazon Prime Video Italia, entrambi con doppiaggio italiano.

La serie è anche disponibile su Apple TV stagione per stagione in acquisto/noleggio.

Per il DC televisivo: Arrow (CW, 2012-2020) è il successore diretto che porta l’universo DC in territorio adulto. Gotham (Fox, 2014-2019) è il prequel nell’universo Batman. Daredevil (Disney+) è il confronto con il Marvel televisivo dello stesso periodo — più oscuro, più psicologico, più cinematografico.

Domande frequenti

Quante stagioni ha Smallville?

Dieci stagioni per 217 episodi totali, trasmesse dal 2001 al 2011 su WB (poi CW).

Dove vedere Smallville in streaming in Italia?

Smallville è disponibile su Netflix Italia (dal gennaio 2026) e su Amazon Prime Video, con tutte le 10 stagioni.

Come finisce Smallville?

Nell’episodio finale della stagione 10, Clark sconfigge Darkseid, padroneggia il volo, indossa il costume e diventa Superman. La scena finale mostra Clark nel costume iconico, il primo volo, il momento atteso per 10 anni.

Qual è la regola ‘No tights, no flights’ in Smallville?

I creatori Alfred Gough e Miles Millar avevano stabilito che Clark non avrebbe mai indossato il costume o volato durante la serie — il costume e il volo erano riservati al finale. La regola è stata rispettata per quasi 10 anni e poi infranta parzialmente nelle ultime stagioni.

Michael Rosenbaum è il miglior Lex Luthor?

Per molti fan sì. Rosenbaum ha costruito il Lex Luthor più sfumato della storia televisiva DC: non il villain cattivo per natura, ma un uomo che sceglie deliberatamente di diventarlo. TV Guide lo ha incluso tra i 60 peggiori villain della storia della TV come riconoscimento della qualità dell’interpretazione.

Oliver Queen appare in Smallville?

Sì. Justin Hartley interpreta Oliver Queen/Green Arrow dalla stagione 6 alla 10, diventando un personaggio ricorrente importante. È una versione diversa da quella di Arrow (2012-2020).

Smallville è collegata ad Arrow?

Non direttamente — sono universi separati. Oliver Queen appare in entrambe ma interpretato da attori diversi (Justin Hartley in Smallville, Stephen Amell in Arrow). Tom Welling è apparso brevemente nel crossover ‘Crisis on Infinite Earths’ dell’Arrowverse nel 2019.

Perché Clark non vola in Smallville?

Per la regola dei creatori ‘No tights, no flights’. L’idea era che il volo fosse il punto di arrivo del percorso di Clark, riservato al momento in cui diventa definitivamente Superman.

Chi è Chloe Sullivan in Smallville?

Chloe Sullivan (Allison Mack) è un personaggio originale della serie, non esistente nei fumetti. La migliore amica e poi alleata di Clark, è una delle creazioni originali più riuscite di Smallville — tanto che DC Comics l’ha poi introdotta nel canone fumettistico.

Lex Luthor esce di scena prima della fine in Smallville?

Sì. Michael Rosenbaum lascia la serie alla fine della stagione 7 (episodio 164, ‘Requiem’) per altri impegni. Lex riappare solo per il finale della stagione 10 — e Rosenbaum ha confermato che è tornato appositamente per chiudere l’arco del personaggio.

In che ordine guardare Smallville?

Ordine cronologico dalla stagione 1 alla 10. I crossover con l’Arrowverse (Tom Welling in ‘Crisis on Infinite Earths’) sono eventi separati — non richiedono di aver visto Arrow per capirli.

Smallville e Gotham: qual è la differenza?

Entrambe sono prequel del supereroe — Smallville racconta il giovane Clark Kent prima di diventare Superman, Gotham racconta il giovane Jim Gordon prima che Batman esista. La differenza è nel tono: Smallville è young adult con un cuore teen drama, Gotham è crime noir con villain teatrali. Smallville privilegia l’arco emotivo del protagonista; Gotham privilegia la città come personaggio. Se ami il viaggio delle origini lungo e costruito, Smallville è il modello migliore.

Lex Luthor è presente in tutta la serie?

No. Michael Rosenbaum lascia la serie alla fine della stagione 7 e torna solo per il finale della stagione 10.

Smallville è su Netflix?

Sì, dal gennaio 2026 è disponibile su Netflix Italia con tutte le 10 stagioni.

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