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Go – Una notte da dimenticare (1999): trama, tre storie, Timothy Olyphant e il cult crime di Doug Liman

Tre storie, una notte, un affare di droga che va storto in ogni direzione possibile.
1999 ⭐ 7.0/10
Go – Una notte da dimenticare (1999): trama, tre storie, Timothy Olyphant e il cult crime di Doug Liman
Anno 1999
Regia Doug Liman
Generi Crime, Commedia, Thriller
Cast Sarah Polley, Timothy Olyphant, Katie Holmes, Jay Mohr, Scott Wolf, Taye Diggs, William Fichtner, Desmond Askew

Tre storie. Una notte. Un affare di droga che va storto in ogni direzione possibile.

Go (1999) inizia come sembra: una cassiera senza soldi, una decisione stupida, la sensazione che tutto possa crollare in pochi minuti. Poi il film si ferma. Torna indietro. Ricomincia dalla stessa notte, dallo stesso momento, ma da un’altra prospettiva. E quello che sembrava un film su una ragazza in difficoltà diventa qualcosa di molto più strano, più divertente e più pericoloso.

Doug Liman era reduce da Swingers (1996), il piccolo film indie che aveva lanciato Jon Favreau e Vince Vaughn sul calendario hollywoodiano. Go era il suo passaggio allo studio system — il primo film con un budget reale, una cast reale, un contesto di distribuzione reale. E invece di fare qualcosa di più sicuro, Liman ha fatto esattamente il contrario: un film che si smonta e si rimonta davanti agli occhi dello spettatore.

Di cosa parla Go (1999): le tre storie

La struttura del film si divide in tre segmenti che coprono la stessa notte da prospettive diverse. Ogni segmento rivela informazioni che cambiano il significato di quello che abbiamo già visto.

Storia 1: Ronna

Ronna Martin (Sarah Polley) lavora come cassiera in un supermercato di Los Angeles. È a corto di affitto, ha bisogno di soldi entro la mattina, e sta per perdere il turno del collega Simon che è andato a Las Vegas — un turno che porta qualche soldo in più.

Due clienti abituali del supermercato, Adam e Zack (Jay Mohr e Scott Wolf), le chiedono di procurare 20 pasticche di ecstasy. Normalmente è Simon che gestisce questo tipo di richieste. Simon non c’è. Ronna decide di improvvisare.

Va dallo spacciatore di Simon, Todd Gaines (Timothy Olyphant). Todd non vende a sconosciuti. Ronna convince Todd a vendere — lasciando la sua migliore amica Claire (Katie Holmes) come garanzia. Se Ronna non torna con i soldi entro due ore, Claire resta con Todd.

La situazione precipita immediatamente. Ronna scopre che Adam e Zack stanno lavorando con un poliziotto sotto copertura — sono stati arrestati e stanno cercando di incastrare uno spacciatore in cambio della libertà. Ronna butta le pasticche nel water prima di essere vista dalla polizia.

Il problema: non ha la droga, non ha i soldi, deve tornare da Todd a prendere Claire, e ha due ore.

La soluzione che trova è una delle sequenze più energetiche e sbilanciate del film — e finisce in un parcheggio vuoto con conseguenze che il film lascia volutamente ambigue.

Storia 2: Simon

Mentre Ronna affronta la sua notte a Los Angeles, il suo collega Simon (Desmond Askew) è a Las Vegas con tre amici.

Il segmento di Simon è il più comico del film — una spirale di disastri in un hotel e nei casinò della Strip. Simon riesce a scappare da un club con la ragazza sbagliata, viene coinvolto in una partita a carte con la persona sbagliata, trova un modo per fare una cosa stupida esattamente nel momento sbagliato.

Las Vegas come scenario è perfetto per questo tipo di commedia: una città costruita sulla probabilità, dove ogni decisione ha conseguenze impossibili da prevedere, dove la posta in gioco si moltiplica in pochi minuti.

Il segmento di Simon non è direttamente collegato agli eventi di Ronna fino alla terza storia, ma funziona come controcampo tonale: dove Ronna è disperazione gestita con umorismo nero, Simon è umorismo puro che si trasforma in piccola disperazione.

Il cast del segmento include Taye Diggs come Marcus, uno dei compagni di Simon — uno dei ruoli più early-career di Diggs prima di Rent e Grey’s Anatomy.

Storia 3: Adam e Zack

Il terzo segmento copre la stessa notte dal punto di vista di Adam (Jay Mohr) e Zack (Scott Wolf), i due attori soap che hanno avvicinato Ronna per la droga nel primo segmento.

Qui si capisce perché erano lì: sono stati arrestati per possesso, e il poliziotto sotto copertura Burke (William Fichtner) li ha convinti ad aiutarlo a incastrare il loro spacciatore abituale. Il piano è semplice: comprare droga da Simon (o chiunque Simon abbia delegato), registrare la transazione, consegnare il nome alla polizia.

Il problema è Burke. William Fichtner porta al personaggio una qualità di stranezza inquietante — un poliziotto che sorride troppo, che ha una vita domestica che Adam e Zack vengono costretti a osservare, che ha una relazione con il suo lavoro e con la sua famiglia che non segue nessuna logica normale. La sequenza a casa di Burke — con cena, giochi di ruolo religioso, rituali familiari — è la parte più surreale e più originale del film.

Il terzo segmento rivela anche gli elementi della prima storia che non capivamo: cosa stava succedendo davvero in quella transazione iniziale, chi sapeva cosa di chi.

Timothy Olyphant: il ruolo che ha cambiato tutto

In qualsiasi conversazione su Go, il nome che emerge per primo è Timothy Olyphant.

Todd Gaines è uno spacciatore nel senso più preciso del termine: non è glamourizzato, non è romanticizzato, non ha un cuore d’oro nascosto. È un uomo che vende droga, che usa le persone come garanzia senza particolari rimorsi, che può diventare violento in modo imprevedibile.

Ma Olyphant porta al personaggio qualcosa che va oltre la cattiveria standard: una qualità di fredda imprevedibilità che rende ogni sua scena più interessante di quanto richiederebbe il plot. Quando Todd sorride, non si sa mai esattamente cosa stia calcolando. Quando sembra a disagio, potrebbe essere gentilezza o potrebbe essere segnale di pericolo.

Prima di Go, Olyphant aveva avuto ruoli minori in Scream 2 (1997). Dopo Go, la sua carriera prese una direzione chiara — personaggi che tengono qualcosa sotto controllo, che la tensione emerge in modo laterale. Deadwood (2004-2006) lo avrebbe portato allo stardom televisivo come lo sceriffo Seth Bullock. Justified (2010-2015) come il maresciallo Raylan Givens avrebbe completato l’archetype.

Todd Gaines è il personaggio zero di quella traiettoria.

Sarah Polley e il personaggio di Ronna

Sarah Polley era già nota in Canada per le sue performance da bambina e adolescente in Exotica (1994) e Atom Egoyan. In Go porta a Ronna qualcosa di raro per un personaggio di questo tipo: concretezza totale.

Ronna non è una protagonista del cinema dei sogni. Non è né buona né cattiva — è una persona che ha bisogno di soldi e fa scelte sempre peggiori con la determinazione di chi non ha alternative migliori. Polley porta quella disperazione senza esagerare, senza chiedere simpatia allo spettatore.

La sequenza finale della storia di Ronna — il parcheggio, l’auto, la risoluzione — è costruita sulla fiducia in Polley: l’attrice porta il carico emotivo del momento senza che il film debba spiegare niente.

Polley avrebbe poi intrapreso una carriera come regista: Away from Her (2006), Take This Waltz (2011), Stories We Tell (2012). Go mostra già l’intelligenza di un’artista che capisce come le storie funzionano dall’interno.

John August: la sceneggiatura e la struttura Rashomon

La struttura di Go è stata spesso confrontata a Pulp Fiction (1994) — cronologia non lineare, storie separate che si intersecano, mix di violenza e commedia nera.

Ma il confronto più preciso sarebbe con Rashomon di Kurosawa (1950): non storie separate che si incrociano, ma la stessa storia raccontata da prospettive diverse che rivelano la realtà come qualcosa di sempre parziale.

In Go, ogni segmento contiene verità che gli altri non hanno. Il segmento di Adam e Zack rivela perché erano là il primo posto. Il segmento di Ronna rivela perché la situazione a Los Angeles era più pericolosa di quanto sembrava. Il segmento di Simon rivela un personaggio che il film usa come contrappeso emotivo a quello che succede altrove.

John August ha dichiarato che la struttura nacque da una questione pratica: aveva storie separate che voleva raccontare in un unico film, e la notte di Natale era il punto di convergenza. La soluzione tecnica è diventata il motore stilistico.

È interessante che August — che avrebbe poi scritto film molto più lineari (Big Fish, Charlie e la Fabbrica di Cioccolato) — abbia esordito con una struttura così complessa. Go è un primo film di sceneggiatura che si prende libertà che solo un debuttante può permettersi.

Doug Liman: da Swingers a Bourne, con Go nel mezzo

Swingers (1996) era stato il manifesto di una generazione: un film su ragazzi di Los Angeles che cercano di capire come stare nel mondo, scritto e interpretato da Jon Favreau, diretto da Liman con 200.000 dollari.

Go era il passo successivo. Budget reale (6,5 milioni di dollari), distribuzione Sony, un cast riconoscibile. Ma Liman non ha reso Go più convenzionale per questo — lo ha reso più ambizioso.

La regia è nervosa nel modo giusto: camera in movimento quasi costante, montaggio rapido nelle sequenze di adrenalina, rallentamenti improvvisi quando il tono lo chiede. Liman usa Los Angeles e Las Vegas come ambienti che definiscono i personaggi: il Los Angeles di Ronna è anonimo e leggermente sinistro, la Las Vegas di Simon è fluorescente e caotica.

Dopo Go, Liman sarebbe stato assunto per The Bourne Identity (2002) — un progetto con molto più budget e molto meno margine per l’improvvisazione. Il Bourne Identity è un film diverso (più pulito, più controllato), ma la sensazione di camera sempre in movimento e di storia che emerge dall’azione invece che dalla spiegazione viene direttamente da Go.

The Game di David Fincher (1997), uscito due anni prima di Go, è il film che condivide con Go la stessa struttura emotiva di base: una notte in cui ogni scelta porta a conseguenze imprevedibili, in cui la realtà sembra smontarsi e rimontarsi davanti al protagonista. Fincher lo fa in modo più cerebrale e filosofico; Liman lo fa in modo più cinetico e divertente.

Dogma di Kevin Smith (1999) è un altro cult dello stesso anno — e condivide con Go la stessa qualità di film che non si prende sul serio quanto il suo materiale richiederebbe, e proprio per questo funziona. Entrambi appartengono a un preciso momento della cinema americana indie: post-Pulp Fiction, pre-digital, ancora nel decennio in cui un’idea forte poteva portare lontano senza un budget da blockbuster.

Il cast di Go: dove sono finiti

Go è uno di quei film che funziona anche come istantanea di una generazione di attori nel momento della transizione — alcuni all’inizio di qualcosa, altri nel mezzo di qualcosa che si stava concludendo.

Sarah Polley è l’esempio più interessante. Aveva ventuno anni quando girò Go. Nei vent’anni successivi si è progressivamente spostata dalla recitazione alla regia: Away from Her (2006, adattamento di Alice Munro, candidato all’Oscar per la sceneggiatura non originale), Take This Waltz (2011), Stories We Tell (2012, documentario sulla propria famiglia che è anche uno dei film più originali del decennio). Polley è diventata una delle voci più rilevanti del cinema canadese, e il percorso comincia con l’energia concreta di Ronna — un personaggio che si muove nel mondo invece di contemplarlo.

Timothy Olyphant è l’attore il cui arco è più direttamente tracciabile a Go. Todd Gaines è quasi esattamente il personaggio-tipo che Olyphant avrebbe raffinato nei decenni successivi: lo sceriffo Seth Bullock di Deadwood (2004-2006, HBO) porta la stessa qualità di autorità silenziosa e potenziale violenza calibrata; il maresciallo Raylan Givens di Justified (2010-2015, FX) aggiunge ironia sopra. Entrambi questi personaggi sono stati costruiti, consciamente o no, sulla base di Todd Gaines.

Katie Holmes era ancora in Dawson’s Creek quando girò Go — la serie WB che l’aveva resa famosa era al secondo anno. Il film è una delle sue performance più interessanti: Claire è un personaggio laterale, quasi osservatore degli eventi, ma Holmes porta al ruolo qualcosa di più nervoso e più presente di quello che la serie le chiedeva.

Jay Mohr e Scott Wolf come Adam e Zack sono stati spesso le rivelazioni tardive del film — la loro storia è la più strana e la più divertente, e i due formano una coppia comica efficace. Mohr avrebbe poi costruito la sua carriera principalmente nella stand-up comedy e come conduttore; Wolf è rimasto nel circuito delle serie TV.

William Fichtner come Burke è il caso più peculiare: un attore di supporto di straordinaria qualità che il cinema mainstream ha usato più come caratterista che come protagonista. Il suo Burke in Go — così deliberatamente fuori norma, così spaventosamente normale nell’anormalità — prefigura i personaggi che Fichtner avrebbe continuato a interpretare: l’autorità che sorride troppo, il sistema che ha smesso di funzionare nel modo atteso.

Taye Diggs avrebbe raggiunto la fama internazionale con Rent (sia il musical di Broadway che il film del 2005) e poi con Grey’s Anatomy. In Go è uno dei ruoli più piccoli, ma la sua presenza è già quella di qualcuno che sa come stare in scena.

Desmond Askew come Simon — il personaggio di Las Vegas — è l’unico del cast principale ad essere rimasto relativamente nell’ombra dopo il film. Eppure il suo segmento è forse il più divertente del film: una escalation di disastri che richiede un timing comico preciso.

La rave culture e il fine anni Novanta in pellicola

Go cattura qualcosa di difficile da recuperare: l’energia della fine degli anni Novanta.

Non è nostalgia — il film non è nostalgico, non sta cercando di celebrare il periodo in cui è ambientato. Ma la rave culture, la droga da club come elemento sociale, i gruppi di amici che si muovono in macchina di notte tra Los Angeles e Las Vegas, il cellulare come oggetto ancora nuovo — tutto questo crea uno specifico senso di tempo.

Il 1999 era l’anno di Columbine, dell’avvicinarsi del millennium, dell’ossessione per il Y2K. Era l’anno de The Matrix, di Fight Club, di American Beauty. Era l’anno in cui il cinema americano stava cercando di capire cosa fosse venuto dopo la generazione Tarantino.

Go è un piccolo tassello di quella risposta: una storia di persone ordinarie che prendono decisioni sbagliate in una notte senza conseguenze catastrofiche, senza grandi lezioni morali, senza finale catartico. Tutto quello che succede conta — ma in misura appropriata, non cinematograficamente esagerata.

È il genere di film che è più difficile fare di quanto sembri.

La ricezione critica e il paradosso del cult

Go uscì il 9 aprile 1999 in Nord America, con un box office finale di circa 28,5 milioni di dollari a fronte di un budget di 6,5 milioni — un ritorno molto solido per un film indie con ambizioni da studio.

Roger Ebert gli diede tre stelle e mezzo su quattro: “Go è un film molto intelligente su personaggi non molto intelligenti — e questa distanza tra il film e i suoi personaggi è quello che crea la commedia.” Ebert apprezzava in particolare la struttura, che considerava più vicina a Rashomon che a Pulp Fiction.

Il New York Times fu più critico sul tono: riconosceva la competenza tecnica ma trovava l’umorismo “un po’ freddo per un film che vuole che ci importi davvero di questi personaggi.” È un’obiezione legittima — Go non cerca mai la simpatia dello spettatore nel modo convenzionale.

In Italia, il film uscì in estate con relativamente poca distribuzione, raggiungendo nel tempo una seconda vita in home video e poi in streaming. La comunità cinefila italiana lo ha riscoperto nel corso degli anni come uno dei film indie americani più riusciti di quel momento — un giudizio condiviso dagli appassionati di Tim Burton, Kevin Smith, Paul Thomas Anderson e degli altri autori della generazione post-Tarantino.

Il paradosso del cult: Go è diventato più influente nel tempo di quanto fosse stato al momento dell’uscita. Doug Liman ha dichiarato in varie interviste che la struttura del film è stata studiata nelle scuole di cinema americana come esempio di narrativa frammentata funzionale — non come esercizio stilistico ma come strumento emotivo. La struttura a segmenti non è un trucco: rivela qualcosa di preciso su come la realtà funziona diversamente a seconda di dove ti trovi dentro di essa.

Dove vedere Go – Una notte da dimenticare in Italia

Go poster
Amazon Prime Video

Go (1999)

3,99 €

Noleggia su Amazon

Go – Una notte da dimenticare (1999) è disponibile su Amazon Prime Video in Italia. È stato disponibile anche su Netflix in periodi diversi — verifica su JustWatch la disponibilità attuale, poiché i diritti cambiano frequentemente.

Per chi vuole esplorare il cinema americano indie di fine anni Novanta: Dogma (Kevin Smith, 1999) è su Amazon Prime Video e condivide con Go la qualità del cult dell’anno stesso. The Game di David Fincher (1997) è la variante più oscura e cerebrale della stessa energia narrativa — tutto quello che sembrava normale si rivela costruito.


Domande frequenti su Go – Una notte da dimenticare (1999)

Di cosa parla Go (1999)? Go racconta una notte di vigilia di Natale da tre prospettive: Ronna che si improvvisa spacciatore per pagare l’affitto, Simon in vacanza caotica a Las Vegas, e Adam e Zack che collaborano con un poliziotto sotto copertura. Le tre storie si incrociano attorno allo stesso affare di droga.

Chi ha diretto Go (1999)? Doug Liman, che prima aveva diretto Swingers (1996) e dopo avrebbe fatto The Bourne Identity (2002). Go fu il suo primo film con budget da studio reale.

Chi ha scritto Go? John August, al suo esordio come sceneggiatore. Avrebbe poi scritto Big Fish e Charlie e la Fabbrica di Cioccolato per Tim Burton.

Qual è la struttura narrativa di Go? Una struttura ad antologia con tre segmenti che coprono la stessa notte da prospettive diverse, con informazioni che si completano e si modificano tra un segmento e l’altro.

Go è influenzato da Pulp Fiction? Sì, esplicitamente — struttura non lineare, mix di violenza e commedia nera, dialoghi realistici. Ma Go sviluppa il proprio stile: dove Pulp Fiction costruisce la non-linearità come struttura filosofica (il tempo come concetto manipolabile), Go usa la stessa notte da prospettive diverse per mostrare come la realtà sia sempre parziale a seconda di dove ti trovi dentro di essa. È più Rashomon che Pulp Fiction, per usare il confronto che John August stesso ha proposto.

Chi è Todd Gaines nel film? Lo spacciatore interpretato da Timothy Olyphant — freddo, imprevedibile, memorabile. Il ruolo che ha lanciato la carriera di Olyphant verso Deadwood e Justified.

Katie Holmes è in Go? Sì, interpreta Claire, la migliore amica di Ronna. Il film uscì mentre Holmes era già nota per Dawson’s Creek, ma il ruolo era molto diverso.

Go è un cult film? Sì. All’uscita ebbe buone recensioni ma box office modesto. Nel tempo è diventato un riferimento per gli appassionati del cinema indie americano fine anni Novanta.

Dove vedere Go in streaming in Italia? Disponibile su Amazon Prime Video. Verifica su JustWatch la disponibilità aggiornata.

Doug Liman ha fatto altri film famosi? Sì: The Bourne Identity (2002), Mr. & Mrs. Smith (2005), Edge of Tomorrow (2014), American Made (2017). Go è spesso considerato il suo film artisticamente più personale — l’unico dove la struttura narrativa complessa è anche il contenuto emotivo del film, non solo il wrapper.

La struttura di Go è davvero originale? Go usa una struttura che prende in prestito da Rashomon (1950) di Kurosawa — la stessa storia da prospettive diverse — e la applica al cinema indie americano di fine anni Novanta. La novità è l’integrazione del tono: i tre segmenti hanno registri diversi (disperazione, commedia, paranoia surreale) ma condividono le stesse persone. Il film usa il genere crimini per costruire qualcosa di più interessante: una mappa di come le persone si vedono a vicenda.

Quanti incassi ha fatto Go al box office? Go uscì il 9 aprile 1999 e incassò circa 28,5 milioni di dollari a fronte di un budget di 6,5 milioni — un ritorno eccellente per un film indie con ambizioni da studio. Non fu un blockbuster, ma fu considerato un successo dalla distribuzione Sony, che aveva investito nella promozione su un budget modesto. L’apertura del weekend fu di circa 7,8 milioni — modesta ma sufficiente per far scattare il passaparola che negli anni Novanta era ancora il meccanismo principale di promozione dei film di nicchia. Nel tempo il film ha trovato un pubblico molto più vasto attraverso il VHS, il DVD e poi lo streaming.

Cosa rende Go un cult? Go ha le caratteristiche classiche del cult: un’uscita sottovalutata in un anno cinematograficamente affollato (1999 è anche l’anno di The Matrix, Fight Club, American Beauty, Eyes Wide Shut), una struttura che richiede una seconda visione per essere apprezzata pienamente, e un cast che è diventato più interessante nel tempo di quanto fosse al momento dell’uscita. Timothy Olyphant è diventato uno star televisivo; Sarah Polley una regista rispettata; Katie Holmes un nome globale; William Fichtner uno dei caratteristi più affidabili di Hollywood. Rivedere Go oggi significa vedere tutti questi percorsi nel loro punto zero — e capire che Liman e August avevano scelto meglio di quanto sembrasse.

Go è adatto ai minori? Classificato R in USA per linguaggio, droga e violenza. Non adatto ai bambini; consigliato sopra i 17 anni.

1999: che anno era per il cinema? L’anno de The Matrix, Fight Club, American Beauty, The Sixth Sense. Go è uno dei film indie meno conosciuti di quell’anno straordinario.

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