Lo squartatore di New York (1982): trama, finale e il giallo più controverso di Lucio Fulci
Il telefono squilla nell’ufficio dell’investigatore Hartley. Dall’altra parte c’è il killer.
E il killer parla con la voce di Paperino.
Questa è la cosa più strana e più vera di Lo squartatore di New York (1982): il film più violento della filmografia di Lucio Fulci ha al suo centro una voce da cartone animato. Non per sdrammatizzare — per fare il contrario. Per rendere il killer qualcosa di irriducibilmente perturbante, qualcosa che le categorie normali del thriller non riescono a contenere.
Trama: un killer a Times Square
New York, inizio anni ‘80. Una serie di omicidi brutali scuote la città. Le vittime sono donne, uccise con un rasoio in luoghi pubblici — ferri, stadi, il porto. Il killer chiama la polizia dopo ogni omicidio, usando una voce distorta che imita quella di Paperino.
L’ispettore Fred Williams (Jack Hedley) viene incaricato del caso. La sua indagine lo porta attraverso la New York notturna — i peep show di Times Square, i quartieri del porto, i locali di striptease. La città è il vero antagonista del film: degradata, violenta, senza redenzione.
Williams si avvale dell’aiuto del criminologo Davis (Paolo Malco) e della psicologa Kitty (Almanta Keller), che inizia a ricevere strane telefonate. Via via che le indagini avanzano, emerge il profilo psicologico del killer — un uomo tormentato da qualcosa che riguarda una figlia malata. La risoluzione arriva, ma non porta sollievo.
La New York pre-Giuliani come personaggio
Lo squartatore di New York è, tra le altre cose, un documento della New York che non esiste più.
Gli anni ‘80 erano l’apice della crisi urbana americana: Manhattan era piena di crimini, Times Square era un distretto di pornografia e prostituzione, la metropolitana era pericolosa, i quartieri del porto erano abbandonati. Giuliani avrebbe ripulito la città negli anni ‘90 — ma nel 1982, quando Fulci girò il film, quella New York era reale.
Il film usa questa città come sfondo e come agente narrativo. I crimini avvengono in luoghi pubblici — ferri, stadi, strade — perché quella New York permetteva che accadesse. La brutalità del killer è amplificata dall’ambiente in cui si muove.
C’è qualcosa di quasi documentaristico nelle riprese per le strade: Fulci volle girare in location reali, non in studio. La New York che si vede nel film è quella vera — e quella verità dà al film una qualità che le produzioni in studio non avrebbero avuto.
Il cameo di Fulci: il regista come capo della polizia
Una delle curiosità più note del film è che Lucio Fulci appare nel ruolo del Chief of Police — il capo della polizia che assegna il caso a Hartley.
È un cameo alla Hitchcock: il regista come parte del suo stesso film. Ma ha un significato aggiuntivo: Fulci si mette nella posizione dell’autorità che delega il lavoro sporco a qualcun altro — chi deve fare davvero i conti con il male è Hartley, non il capo. Fulci osserva, assegna, poi si allontana.
Che sia intenzionale o no, il cameo ha una qualità autoironica che si addice al film.
La controversia: violenza sulle donne e il dibattito critico
Lo squartatore di New York è uno dei film più discussi della filmografia di Fulci, e non solo per la qualità artistica.
Le sequenze di violenza — in particolare quelle che riguardano le vittime femminili — sono esplicite e prolungate. Il film fu immediatamente inserito nella lista britannica dei “video nasty”. Alcuni critici hanno letto questi momenti come esercizio misogino — il corpo femminile come campo di battaglia per lo sguardo maschile.
Altri hanno risposto che il film usa la violenza per smontare il voyeurismo dello spettatore: le sequenze sono costruite in modo da rendere il guardare scomodo, da negare il piacere che certi horror di genere promettevano. Come in Non si sevizia un paperino, la violenza non è gratificante — è un’accusa.
Il dibattito non si è mai risolto, e forse non deve. Film come Lo squartatore di New York esistono proprio nella zona di tensione tra il racconto dell’orrore e la sua critica.
La voce di Paperino: il perturbante del quotidiano
L’elemento più memorabile del film — quella voce distorta che imita Paperino — è una delle trovate più originali del cinema horror italiano.
Perché funziona? Perché mescola il familiare e il minaccioso in un modo che il cervello non riesce a processare correttamente. La voce di Paperino appartiene all’infanzia, all’innocenza, alla commedia. Applicata a un killer che descrive i suoi crimini, crea un dissonanza cognitiva che è più perturbante di qualsiasi elemento convenzionalmente orrifico.
È lo stesso principio del linciaggio con la canzone di Ornella Vanoni in Non si sevizia un paperino: il bello che accompagna il brutale, il familiare che contamina il terrificante.
Gianfranco Clerici e la sceneggiatura
Lo squartatore di New York fu scritto da Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino — Clerici aveva già scritto per Fulci e per altri registi del genere italiano (Lucio Fulci, Ruggero Deodato). La sceneggiatura è più psicologica rispetto alle produzioni horror puri di Fulci: c’è un tentativo di spiegare il killer, di dargli una storia, di radicarlo nella realtà piuttosto che lasciarlo come forza cosmica.
Questo è il film in cui Fulci si avvicina di più al thriller psicologico americano — al Zodiac di David Fincher ante litteram, al silence-of-the-lambs prima che Thomas Harris scrivesse il libro. Ma la sensibilità rimane fulciana: il tentativo di spiegare non porta conforto, e la risoluzione non risolve nulla davvero.
Dove vedere Lo squartatore di New York in Italia
Lo squartatore di New York è disponibile su Amazon Prime Video e su piattaforme di horror classico italiano. Verificate la disponibilità su JustWatch. Esistono edizioni in Blu-ray rimasterizzate con la versione integrale.

Il posto del film nella filmografia di Fulci
Lo squartatore di New York arriva dopo il picco artistico della Trilogia della Morte (1980-81) ed è spesso letto come un passo indietro rispetto a quella fase — un ritorno al giallo che, dopo L’Aldilà, sembra meno ambizioso.
Ma è una lettura parziale. Il film fa cose che i gialli precedenti di Fulci non facevano: usa la città come elemento narrativo attivo, introduce il killer-psicologico con una storia personale, e porta il voyeurismo dello spettatore a un livello di disagio che è più consapevole di quanto sembri.
Per il contesto completo della carriera di Fulci e il posto di questo film nel percorso artistico del regista: Filmografia di Lucio Fulci.
Domande frequenti
Come finisce Lo squartatore di New York?
L’investigatore Hartley scopre che il killer è un medico, il dottor Davis. L’identità è rivelata attraverso una serie di indizi psicologici legati alla figlia malata del killer. Il film si chiude con la cattura/morte del killer ma senza il trionfo convenzionale dell’ordine: la città rimane quella che è, il male non viene davvero sconfitto.
Perché il killer di Lo squartatore di New York parla come Paperino?
Il killer utilizza una voce distorta che imita quella di Paperino (Donald Duck) quando contatta la polizia. È uno degli elementi più bizzarri e memorabili del film — una scelta volutamente surreale che aumenta il disagio invece di ridurlo. La voce contrasta con la brutalità dei crimini creando un effetto di straniamento.
Lucio Fulci appare nel film?
Sì. Fulci ha un cameo nei panni del Chief of Police — il capo della polizia che assegna il caso all’investigatore Hartley. È uno dei pochi cameo di Fulci nella sua filmografia e richiama la tradizione degli hitchcockian cameos.
Lo squartatore di New York è un film gore?
Sì, significativamente. Il film fu inserito nella lista britannica dei ‘video nasty’ ed è noto per sequenze di violenza esplicita contro le vittime femminili. È uno dei film di Fulci più controversi anche tra i suoi fan, per la natura delle violenze mostrate.
Dove è ambientato Lo squartatore di New York?
Nella New York pre-Giuliani degli anni ‘80: Times Square con i suoi peep show, i quartieri degradati, la città come giungla urbana. Lo squartatore usa New York come personaggio quasi quanto usa i protagonisti umani.
Dove vedere Lo squartatore di New York in streaming in Italia?
Il film è disponibile su Amazon Prime Video e su piattaforme specializzate in horror classico. Verificate la disponibilità su JustWatch. Esistono edizioni in Blu-ray rimasterizzate.
È il film più controverso di Fulci?
Insieme a Non si sevizia un paperino, probabilmente sì — ma per ragioni diverse. Non si sevizia un paperino è controverso per la critica alla Chiesa; Lo squartatore è controverso per la violenza esplicita sulle donne, che alcuni critici hanno letto come misoginia e altri come critica al voyeurismo dello spettatore.
Lo squartatore di New York è basato su fatti reali?
No. La sceneggiatura di Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino è originale. La New York del film è quella reale degli anni ‘80 — il degrado urbano, Times Square, la criminalità — ma il caso del killer è inventato.
Cosa ha di speciale la New York di Lo squartatore?
Il film usa la New York pre-gentrificazione come sfondo: Times Square con i suoi locali di striptease e peep show, i quartieri del porto, la metropolitana. È un documento involontario di una città che non esiste più — la New York di Martin Scorsese (Taxi Driver), di John Carpenter (1997: Fuga da New York), prima che Giuliani la ripulisse negli anni ‘90.
Chi è Alexandra Delli Colli nel film?
Alexandra Delli Colli interpreta Fay, una delle vittime del killer. La sua presenza nel film è legata alle sequenze più controverse. È stata una delle attrici più discuss del film nel dibattito sulla rappresentazione della violenza femminile nell’horror italiano.
Lo squartatore di New York segna la fine del periodo d’oro di Fulci?
Molti critici lo indicano come il punto di svolta: dopo la Trilogia della Morte (1980-81), Fulci iniziò a lavorare su progetti meno coerenti e con budget decrescenti. Lo squartatore segna il ritorno al giallo, che Fulci gestì con meno entusiasmo rispetto all’horror cosmico.
In che ordine vedere i film di Lucio Fulci?
Per il ciclo giallo: Una lucertola con la pelle di donna → Non si sevizia un paperino → Lo squartatore di New York. Guida completa: Filmografia di Lucio Fulci.



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