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Goblin: storia, discografia e colonne sonore — da Profondo Rosso a Suspiria, la band che ha inventato il suono del terrore italiano

Quattro musicisti italiani, un regista visionario e una serie di colonne sonore che hanno cambiato per sempre il modo in cui il cinema horror suona
16-07-2026 1975 ⭐ 9.0/10
Goblin: storia, discografia e colonne sonore — da Profondo Rosso a Suspiria, la band che ha inventato il suono del terrore italiano
Generi Prog Rock, Horror, Colonne Sonore
Cast Claudio Simonetti, Massimo Morante, Fabio Pignatelli, Walter Martino, Agostino Marangolo

C’è una nota che non dovresti riuscire a non sentire.

È un riff di basso discendente, due misure, ripetuto. Sopra, una melodia di tastiera che sale e scende come qualcosa che non riesci a nominare. Poi una voce — o qualcosa che ci somiglia — che urla in una lingua che non esiste.

Hai sentito quella nota anche se non conosci i Goblin. Forse in un film degli anni Settanta. Forse in una serie televisiva che la usava come citazione. Forse nella tua testa, a notte fonda, quando succede qualcosa che non capisce come suonare.

I Goblin sono la band che ha insegnato all’horror cinematografico come suonare.

Chi sono i Goblin: la band italiana che ha inventato il suono del terrore

Roma, prima metà degli anni Settanta. Il rock progressivo italiano era in piena fioritura — PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Osanna, Le Orme costruivano un suono che prendeva il prog britannico e lo ibridava con la tradizione classica italiana e il jazz. Era un momento di straordinaria creatività musicale, e quattro musicisti romani stavano cercando il loro posto in quel territorio.

Claudio Simonetti (tastiere), Massimo Morante (chitarra), Fabio Pignatelli (basso) e Walter Martino (batteria) si erano già incontrati in formazioni diverse prima di stabilizzarsi. Registrarono il loro primo album nel 1975 sotto il nome Cherry Five — un disco di prog rock puro, influenzato da ELP e Genesis, con pochi indizi di quello che sarebbe venuto.

Poi arrivò Dario Argento.

La storia della collaborazione tra Goblin e Argento è una di quelle storie che sembrano nate da un colpo di fortuna ma in realtà erano inevitabili: erano le persone giuste nel momento giusto, e riconobbero immediatamente quello che ciascuno poteva dare all’altro.

Argento stava lavorando a Profondo Rosso (1975) e aveva commissionato la colonna sonora al compositore jazz Giorgio Gaslini. Il risultato non lo convinceva: voleva qualcosa di più moderno, più elettrico, con l’energia del rock. Qualcuno gli fece sentire una demo dei Cherry Five.

Argento li convocò. I Cherry Five diventarono i Goblin. E Profondo Rosso diventò la prima pietra di una delle collaborazioni più importanti nella storia del cinema italiano.

Profondo Rosso (1975): come i Goblin sono diventati leggendari

La colonna sonora di Profondo Rosso non è musica per un film. È musica che vive in modo autonomo.

Il brano principale — omonimo al film — è uno dei riff più riconoscibili della storia della musica italiana. Inizia con un basso che scende come una minaccia che si avvicina, poi entra la chitarra di Morante con una melodia che non lascia mai, poi Simonetti con le tastiere che costruiscono la tensione. Il ritmo è jazz-rock, il feeling è oscuro senza essere atonale — è musica che puoi fischiettare, ma che ti fa sentire come se stessi fischiettando qualcosa che non dovresti.

La colonna sonora di Profondo Rosso fu pubblicata come album indipendente dalla Cinevox Record e divenne un successo commerciale separato dal film — una rarità assoluta per una colonna sonora italiana dell’epoca. Arrivò nelle classifiche. I Goblin erano una band famosa prima ancora che molti spettatori di Profondo Rosso sapessero chi li stesse ascoltando.

Il rapporto tra la musica e il film di Argento era simbiotico in un modo che pochi registi hanno saputo costruire con i propri compositori. Argento non usava la musica per commentare le immagini — la usava come seconda voce narrativa, spesso in contrasto con quello che si vedeva sullo schermo. In Profondo Rosso, la melodia dei Goblin suona durante le scene di terrore con la stessa leggerezza di una filastrocca — e questa dissonanza è parte del terrore.

Il brano “Mad Puppet” dal medesimo album è forse ancora più inquietante del tema principale: una melodia da carillon che rallenta e accelera, come se qualcuno avesse perso il controllo del meccanismo. È il tipo di composizione che rivela qualcosa sulla tecnica dei Goblin: sanno come usare l’innocenza come strumento di paura. Le filastrocche, le voci infantili, le melodie semplici — nella loro musica diventano segnali di pericolo.

Suspiria (1977): il capolavoro assoluto

Se Profondo Rosso aveva stabilito il linguaggio, Suspiria lo portò alle estreme conseguenze.

Dario Argento stava girando un film su una scuola di danza che nasconde un covile di streghe. Voleva che la musica non fosse un accompagnamento al terrore ma il terrore stesso — qualcosa che lo spettatore sentisse nel corpo prima ancora di capirlo con la testa. Chiese ai Goblin di comporre qualcosa di radicalmente diverso da tutto quello che avevano fatto.

Il risultato è uno dei più straordinari esperimenti sonori nella storia della musica da film.

Il tema di Suspiria è costruito su elementi che non dovrebbero funzionare insieme: percussioni tribali che sembrano caverne preistoriche, sintetizzatori che evocano mondi alieni, una voce (o più voci) che urla parole in una lingua inventata — o forse in tedesco antico, o in nessuna lingua — e una melodia di tastiera che sale e scende come una conta per bambini scritta da qualcuno di molto malvagio.

Simonetti ha raccontato che per ottenere certi suoni usarono strumenti costruiti artigianalmente, microfoni posizionati in modo non convenzionale, e tecniche di registrazione che nessun ingegnere del suono avrebbe approvato. La qualità “sporca” e “grezza” della registrazione non è un difetto — è una scelta deliberata. La musica suona come se venisse da un posto dove le regole della fisica non si applicano.

Argento e i Goblin fecero qualcosa di inusuale anche per il processo produttivo: la musica fu composta e registrata prima della fine delle riprese, e Argento montava alcune scene con il ritmo della musica già in testa. In certi momenti, è la musica a dettare il montaggio — non il contrario.

La colonna sonora di Suspiria è stata più volte inserita nelle liste delle migliori colonne sonore di tutti i tempi da pubblicazioni come Rolling Stone, Pitchfork e Sight & Sound. John Carpenter ha dichiarato in più interviste di averla ascoltata durante la composizione di Halloween (1978). Molti dei compositori di musica per videogiochi horror degli anni Novanta e Duemila la citano come riferimento.

Il prog rock dei Goblin: stile e influenze musicali

Capire i Goblin richiede capire il contesto musicale in cui si formarono — e come se ne distaccarono.

Il rock progressivo italiano degli anni Settanta era uno dei movimenti musicali più vivaci e originali d’Europa. PFM (Premiata Forneria Marconi), Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme avevano costruito un suono che prendeva le influenze di Genesis, ELP e King Crimson e le ibridava con la tradizione melodica italiana, la musica classica e il jazz. Era musica colta, tecnicamente complessa, spesso con testi in italiano su temi letterari o filosofici.

I Goblin erano parte di questo mondo, ma con alcune differenze fondamentali:

Il jazz come struttura portante. I Goblin usano il jazz come scheletro su cui costruire — il riff di Profondo Rosso è costruito come un groove jazz-rock, con spazio per l’improvvisazione e la variazione ritmica. Pignatelli al basso e Martino alla batteria hanno background jazzistici solidi.

L’elettronica senza paura. Mentre molti gruppi prog degli anni Settanta usavano i sintetizzatori con cautela, Simonetti li abbracciò completamente — il Minimoog, l’ARP, il VCS3. I Goblin furono tra i primi in Italia a usare i sintetizzatori non come strumenti di supporto ma come voci principali.

L’assenza di chitarra solista come elemento dominante. In molti gruppi prog, la chitarra è il protagonista. Nei Goblin, Morante è spesso relegato a un ruolo ritmico o a costruire texture — la melodia principale è quasi sempre di Simonetti. Questo dà alla loro musica un’impronta più “orchestrale” e meno “rock”.

Il rapporto con la ripetizione. Il rock progressivo tendeva verso le suite complesse, i cambi di tempo improvvisi, le strutture imprevedibili. I Goblin, nelle loro colonne sonore migliori, fanno il contrario: trovano un riff e lo ripetono fino a ipnotizzarti. È una tecnica che hanno mutuato dal krautrock tedesco (Can, Neu!) e che si adattava perfettamente alla funzione cinematografica.

La discografia: album e colonne sonore in ordine

Cherry Five (1975): il primo album, registrato prima dell’incontro con Argento. Prog rock puro, con influenze da ELP e Genesis. Difficile da trovare, ma fondamentale per capire le radici della band.

Profondo Rosso OST (1975): il disco che ha lanciato tutto. Contiene il tema principale, “Mad Puppet”, “Gianna” e altri brani. Ancora in stampa in varie edizioni rimasterizzate.

Roller (1976): album originale, non colonna sonora. Prog rock strumentale con influenze jazz. Considerato uno dei loro lavori non-horror più riusciti.

Suspiria OST (1977): il capolavoro. Disponibile in decine di edizioni — la più ricercata dai collezionisti è la prima stampa italiana Cinevox del 1977.

Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark (1978): concept album prog senza connessioni con l’horror. Testi in italiano su una storia surreale. Uno dei loro dischi più sottovalutati.

Zombi OST (1978): la versione europea di Dawn of the Dead di George Romero si chiamava “Zombi” e aveva una colonna sonora dei Goblin. I Goblin compongono brani nuovi affiancando musica già presente nella versione americana. Il tema principale di Zombi è uno dei più contagiosi della loro carriera.

Patrick OST (1978): colonna sonora per il film horror australiano di Richard Franklin. Meno noto, ma con momenti di alta qualità.

Buio Omega OST (1979): film horror di Joe D’Amato. Una delle loro colonne sonore più oscure e meno ascoltate.

Tenebre OST (1982): il ritorno con Argento dopo alcuni anni. Più elettronico e dance-oriented rispetto ai lavori precedenti — la title track è quasi disco. Riflette il cambio del decennio.

Phenomena OST (1985): l’ultimo lavoro maggiore con Argento nella formazione classica. Mix di stili diversi — alcuni brani heavy metal (Motörhead e Iron Maiden erano nel film), altri tipicamente gobliniani.

Back to the Goblin (1999): disco di riunione con nuove registrazioni di brani storici. Non ha l’urgenza degli originali ma vale per i fan.

Non ho sonno OST (2001): Simonetti compone la colonna sonora per il ritorno di Argento al giallo. Un collegamento tardo tra le due carriere.

Tenebre (1982) e Phenomena (1985): gli anni Ottanta con Argento

Il decennio non fu generoso con il prog rock. L’elettronica da club, la new wave, il synth-pop avevano cambiato radicalmente il paesaggio sonoro — e i Goblin lo sapevano.

Tenebre (1982) è la risposta a quel cambiamento. Il tema principale è costruito su un ritmo quasi dance, con una linea di basso che potrebbe stare in una discoteca dell’epoca. Le tastiere di Simonetti suonano più sintetiche, meno organiche. Il film di Argento è ambientato in un’era contemporanea — un thriller giallo in chiave moderna — e la musica riflette questa scelta stilistica.

Il risultato divide i fan. Chi amava il Goblin “primitivo” di Suspiria trovò Tenebre troppo commerciale. Chi ascoltava la colonna sonora senza preconcetti trovò qualcosa di molto efficace — una musica da terrore costruita con gli strumenti degli anni Ottanta invece di quelli degli anni Settanta.

Phenomena (1985) è più frammentata. Argento aveva deciso di usare brani di Motörhead, Iron Maiden e altri artisti hard rock accanto alla musica dei Goblin — una scelta che creò una colonna sonora ibrida e a tratti disomogenea. I brani gobliniani presenti nell’album (tra cui il tema principale “Phenomena”) sono comunque di qualità alta, ma il contesto in cui vengono usati nel film è meno dominante rispetto ai lavori precedenti.

Dopo Phenomena, la formazione classica dei Goblin si scioglie. Simonetti continua a lavorare con Argento — per Opera (1987) compone alcune musiche, ma il suo ruolo è meno centrale. Il capitolo Goblin-Argento, nella sua forma più pura, si chiude qui.

Oltre Argento: Zombi, Buio Omega e i lavori fuori dal giallo

La leggenda dei Goblin è inseparabile da Dario Argento, ma la loro discografia è più ampia di quanto l’associazione faccia pensare.

Zombi (1978) è forse il lavoro più internazionalmente noto dopo Suspiria. George Romero aveva girato Dawn of the Dead — il secondo capitolo della sua saga degli zombie, ambientato in un centro commerciale. Dario Argento aveva co-prodotto il film e curato il montaggio della versione europea, che uscì come “Zombi” con alcune differenze rispetto all’originale americano.

I Goblin composero musica originale per questa versione. Il risultato è una delle colonne sonore zombie più influenti nella storia del genere: il tema principale (“Zombi”) ha un riff di basso ossessivo che è diventato iconico quasi quanto quello di Profondo Rosso. La musica di Zombi ha influenzato decenni di cinema zombie — ogni volta che senti una colonna sonora horror con un basso sinistro e synth minacciosi, probabilmente stai sentendo l’eco di questa registrazione.

Buio Omega (1979) — film horror di Joe D’Amato, noto anche come “Beyond the Darkness” — è una delle loro collaborazioni meno note. Il film è un exploitation di bassa levatura, ma la musica dei Goblin è di qualità superiore al prodotto che accompagna.

Patrick (1978), film horror australiano di Richard Franklin, ebbe una versione italiana con colonna sonora sostitutiva dei Goblin — una pratica comune nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta, dove i distributori a volte ricommissionavano le musiche.

Fuori dall’horror, i Goblin lavorarono anche a produzioni televisive, pubblicità e colonne sonore di genere diverso — thriller politici, film d’avventura. Questi lavori sono difficili da trovare e raramente discussi, ma mostrano la versatilità della band al di là dell’immagine horror.

Claudio Simonetti e le riunioni: la storia continua

La storia dei Goblin dopo lo scioglimento della formazione classica è complicata — come lo è la storia di quasi tutte le band che si sciolgono e si riformano nel corso dei decenni.

Claudio Simonetti è il Goblin più visibile e il più attivo. Ha continuato a comporre colonne sonore — tra cui lavori per Dario Argento negli anni Novanta e Duemila — e ha costruito una carriera parallela come produttore e musicista solista. Dal vivo porta il nome “Simonetti’s Goblin” e suona le colonne sonore originali, spesso in concomitanza con proiezioni cinematografiche dei film di Argento in sale di tutto il mondo.

Fabio Pignatelli e Massimo Morante hanno seguito strade diverse ma hanno partecipato a varie riunioni dei Goblin nel corso degli anni. La formazione “Goblin Rebirth” — con i due musicisti storici e nuovi collaboratori — si è esibita dal vivo e ha registrato nuovo materiale.

Il rapporto tra le due correnti (Simonetti da una parte, Pignatelli-Morante dall’altra) è stato oggetto di dispute legali sull’uso del nome, risolte nel corso degli anni con accordi e compromessi. Per i fan, la situazione ha creato una certa confusione su quale sia il “vero” Goblin — una domanda probabilmente senza risposta definitiva.

Quello che rimane chiaro è che la musica originale, composta tra il 1975 e il 1985, ha una vita propria che non dipende dalle vicende dei suoi creatori. Suona sui vinili, sulle piattaforme streaming, nei tour live, nelle citazioni cinematografiche — e continua ad avere l’effetto che aveva cinquant’anni fa.

L’influenza dei Goblin: da John Carpenter a Stranger Things

L’influenza dei Goblin sulla cultura popolare contemporanea è difficile da sopravvalutare.

John Carpenter ha dichiarato in più interviste di aver ascoltato Suspiria e Profondo Rosso mentre componeva le colonne sonore auto-prodotte per i suoi film. Il tema di Halloween (1978) — uno degli score più famosi nella storia del cinema horror — condivide con i Goblin l’approccio alla ripetizione come strumento di terrore, l’uso del synth come voce principale, l’idea che la melodia semplice sia più inquietante della complessità.

Il synth-wave degli anni Duemiladieci — Kavinsky, Com Truise, Perturbator, Carpenter Brut — è in larga parte un omaggio al suono dei Goblin filtrato attraverso la cultura videoludica degli anni Ottanta. Il “retrowave” come movimento estetico ha in Suspiria e Profondo Rosso due dei suoi testi fondamentali.

Stranger Things (Netflix, 2016-2025) ha riportato nell’immaginario mainstream un suono che doveva molto ai Goblin — synth analogici, temi ripetitivi, melodie da filastrocca distorte. Non è una coincidenza: i Duffer Brothers hanno citato Argento e i suoi compositori tra le influenze esplicite della serie.

Il videogioco horror deve ai Goblin una parte sostanziale del suo linguaggio sonoro. I compositori di Resident Evil, Silent Hill, Alan Wake hanno tutti dichiarato l’influenza del cinema horror italiano degli anni Settanta — e la musica dei Goblin è parte essenziale di quell’influenza.

Dove ascoltare i Goblin in streaming: guida completa

La discografia dei Goblin è accessibile sulle principali piattaforme streaming, con alcune eccezioni.

Spotify — presente con tutte le colonne sonore principali: Profondo Rosso, Suspiria, Roller, Tenebre, Phenomena, Zombi. Alcune edizioni rimasterizzate hanno sostituito le versioni originali. Il profilo “Goblin” su Spotify include anche alcune colonne sonore dei lavori di Simonetti fuori dalla band.

Apple Music — stessa disponibilità di Spotify, con alcune aggiunte minori.

YouTube — canale “Goblin Official” con video ufficiali e materiale live. Molti concerti storici sono stati caricati da fan, con qualità variabile.

Per i collezionisti — i vinili originali Cinevox degli anni Settanta sono tra i più ricercati del mercato italiano. Suspiria (1977, prima stampa) raggiunge cifre significative nelle aste. Alcune ristampe ufficiali su vinile sono state realizzate negli ultimi anni da label specializzate come Death Waltz Recording Company (UK) e Waxwork Records (USA), con copertine e inserti di alta qualità.

CD rimasterizzati — la Cinevox ha ristampato buona parte della discografia in edizioni rimasterizzate. Alcune edizioni includono bonus track e note estese.

Il suono di Suspiria: analisi tecnica di un capolavoro

Per capire perché Suspiria funziona come funziona, vale la pena guardare da vicino come è costruita.

Il tema principale dura circa quattro minuti nella versione estesa dell’album. Inizia con percussioni tribali — Walter Martino che colpisce un hang drum e una serie di oggetti non convenzionali, creando un ritmo che sembra primitivo ma è in realtà precisissimo. Il pattern ritmico si ripete senza variazioni per tutta la durata del brano: è la stabilità del ritmo a creare inquietudine, non l’irregolarità.

Sopra, entra Simonetti con un riff di tastiera in tre note. Tre note. Non di più. La semplicità è deliberata — una melodia più elaborata darebbe alla mente qualcosa su cui concentrarsi, permetterebbe di analizzarla e in qualche modo “risolverla”. Tre note non permettono questo. Il cervello le identifica, le riconosce, e non sa cosa farne.

Poi le voci. Nella versione originale del film, Argento voleva voci umane che non suonassero umane — richiese ai Goblin di lavorare con cantanti che vocalizzassero in modi non convenzionali, e di elaborare elettronicamente il risultato. Le voci di Suspiria suonano come qualcosa che sta a metà tra un urlo, una preghiera e una litania — non comunicano parole ma stati emotivi impossibili da nominare.

La caratteristica più tecnica e interessante della colonna sonora è l’uso del panning stereofonico. Nel mixaggio originale — pensato specificamente per l’esperienza in sala cinematografica — i suoni si spostano costantemente tra i canali destro e sinistro, a volte gradualmente, a volte con tagli netti. Lo spettatore non riesce a localizzare da dove viene il suono, il che contribuisce alla sensazione di disorientamento. È una tecnica che oggi viene usata nei podcast horror, nei videogiochi in realtà virtuale, nelle esperienze audio immersive — nel 1977 era avanguardia assoluta.

Simonetti ha usato principalmente un Minimoog e un ARP Odyssey per la parte sintetizzata — due sintetizzatori analogici che erano all’avanguardia della tecnologia dell’epoca. Il carattere “caldo” ma alieno di questi strumenti è parte integrante del suono: i sintetizzatori digitali degli anni Ottanta avrebbero dato un risultato più preciso ma meno organico. I Goblin hanno costruito il suono di Suspiria su strumenti che avevano una personalità propria, e quella personalità si sente.

I Goblin dal vivo: come vivere la musica oggi

La musica dei Goblin è stata pensata per accompagnare immagini cinematografiche, ma da decenni ha una vita propria dal vivo — e l’esperienza in concerto è radicalmente diversa dall’ascolto su disco.

Simonetti’s Goblin si esibisce regolarmente in tour europei e americani. Il format più popolare è il live soundtracking: il pubblico assiste alla proiezione di Suspiria o Profondo Rosso mentre la band suona la colonna sonora dal vivo, sincronizzata con il film. È un’esperienza che fonde cinema, concerto e performance live in un modo che non ha molti equivalenti. Il tour nordamericano dell’Halloween 2023, con proiezione di Suspiria, ha registrato sold-out in multiple città.

Goblin Rebirth (con Pignatelli e Morante) ha un approccio leggermente diverso — più orientato al concerto tradizionale, con brani estratti da tutta la discografia e meno dipendenza dal formato proiezione.

In Italia, i Goblin si esibiscono periodicamente in festival cinematografici, eventi dedicati al cinema horror classico e concerti nelle principali città. Il festival Far East Film Festival di Udine e il Torino Film Festival hanno ospitato eventi con la loro musica. A Roma, dove la band è nata, le apparizioni dal vivo hanno spesso un carattere di omaggio alla storia musicale della città.

Per chi vuole assistere a un concerto, il modo più affidabile è seguire i social ufficiali di Simonetti’s Goblin e di Goblin Rebirth — entrambe le formazioni annunciano i tour con diversi mesi di anticipo.

I Goblin e il cinema di Dario Argento: legame indissolubile

Impossibile parlare dei Goblin senza parlare di Dario Argento — e impossibile parlare del cinema di Argento senza i Goblin.

La collaborazione tra i due ha prodotto qualcosa che va oltre la somma delle parti. Argento aveva il visionario senso dell’immagine e della messa in scena — sapeva come costruire una sequenza di terrore visiva che non aveva precedenti nel cinema italiano. I Goblin avevano il linguaggio sonoro per dare a quelle immagini una dimensione che la sola musica orchestrale non avrebbe raggiunto.

Il rock che entra nell’horror è una scelta estetica precisa: il rock ha energia, ha urgenza, ha un’aggressività che l’orchestra non può simulare. Quando il basso di Profondo Rosso entra in una sequenza di inseguimento, non stai sentendo un compositore che commenta — stai sentendo qualcosa che ti aggredisce fisicamente.

Argento capì questo prima degli altri registi del suo tempo, e i Goblin erano il veicolo perfetto per realizzarlo.

La loro eredità è visibile in ogni film horror che usa musica rock o elettronica in modo non convenzionale — da Marilyn Manson in Lost Highway di Lynch, a Trent Reznor in Fincher, a Ennio Morricone in The Thing di Carpenter (che Morricone compose proprio guardando al modello dei Goblin-Argento). Il cerchio si chiude in modi che è difficile mappare tutti, ma il centro di quel cerchio sono quattro musicisti romani negli anni Settanta che non sapevano di stare inventando un linguaggio.

Domande frequenti

Chi sono i Goblin? Una band italiana di prog rock formata negli anni Settanta — Claudio Simonetti (tastiere), Massimo Morante (chitarra), Fabio Pignatelli (basso), Walter Martino (batteria) — diventata leggendaria grazie alle colonne sonore per i film di Dario Argento.

Quale colonna sonora dei Goblin è la più famosa? Suspiria (1977) a livello internazionale. Profondo Rosso (1975) in Italia. Entrambe sono considerati capolavori assoluti della musica da film.

I Goblin sono ancora attivi? Sì, in due formazioni parallele: “Simonetti’s Goblin” (con Claudio Simonetti) e “Goblin Rebirth” (con Pignatelli e Morante). Entrambe si esibiscono dal vivo in tour internazionali.

Dove ascoltare i Goblin in streaming? Su Spotify, Apple Music e Amazon Music. Le colonne sonore principali (Suspiria, Profondo Rosso, Tenebre, Phenomena, Zombi) sono tutte disponibili. Vinili originali degli anni Settanta ricercatissimi dai collezionisti.

Quante colonne sonore hanno composto i Goblin? Circa 25-30 tra il 1975 e la fine degli anni Ottanta. Le principali: Profondo Rosso, Suspiria, Zombi, Tenebre, Phenomena.

Come nasce la collaborazione con Dario Argento? Nel 1975, Argento sostituisce la colonna sonora di Profondo Rosso commissionata a Giorgio Gaslini con una nuova composizione dei Goblin — allora quasi sconosciuti. La collaborazione continua per oltre dieci anni.

I Goblin hanno influenzato altri artisti? Enormemente. John Carpenter, il movimento synth-wave, Stranger Things, i compositori di musica per videogiochi horror. Sono uno dei riferimenti fondamentali per chiunque lavori con musica elettronica e tensione narrativa.

Qual è la migliore colonna sonora dei Goblin? Dipende dal criterio. Suspiria per l’impatto emotivo e l’originalità. Profondo Rosso per il songwriting e la riproducibilità musicale. Tenebre per l’efficacia nel contesto degli anni Ottanta.

I Goblin hanno fatto musica al di fuori dell’horror? Sì. Cherry Five (1975), Roller (1976), Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark (1978) sono prog rock puro senza connessioni con il cinema horror.

Chi è Claudio Simonetti? Il tastierista e compositore principale dei Goblin, nato a Roma nel 1952. Principale artefice del suono elettronico della band. Continua a esibirsi come “Simonetti’s Goblin”.

Profondo Rosso vs Suspiria: qual è meglio? Profondo Rosso è più jazz-rock, con riff memorabili — preferita dai musicisti. Suspiria è più sperimentale e cinematografica — preferita dagli amanti dell’horror. Entrambe valgono come ascolto autonomo.

Dove comprare vinili dei Goblin? Su Discogs e eBay per le prime stampe originali. Ristampe di qualità da Death Waltz Recording Company e Waxwork Records. Alcune edizioni italiane Cinevox ancora reperibili nei negozi di dischi usati.

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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

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