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Dario Argento: guida completa alla carriera, i migliori film e dove vederli in Italia

Dal giallo all'italiana all'horror visionario: cinquant'anni di cinema firmato dal maestro dell'orrore italiano
Dario Argento: guida completa alla carriera, i migliori film e dove vederli in Italia

Cinquant’anni di paura.

Non è un’iperbole: Dario Argento ha iniziato a fare cinema nel 1970 e non si è fermato. Ha reinventato il giallo italiano, ha costruito un cinema dell’horror visionario che non ha equivalenti europei, ha collaborato con i compositori più originali del proprio tempo, ha diretto sua figlia in alcuni dei film più perturbanti della sua carriera.

Dario Argento è il regista italiano che ha definito l’orrore cinematografico come linguaggio. Questa è la guida alla sua filmografia — dal primo film al più recente, dai capolavori alle delusioni, dai Goblin a Ennio Morricone.

I tre periodi di Dario Argento

Prima di entrare nei singoli film, è utile capire come la carriera di Argento si organizza in fasi distinte — perché le aspettative cambiano radicalmente a seconda del periodo.

Il periodo dei gialli (1970-1975): i tre film con Morricone più Profondo Rosso. Argento costruisce il giallo all’italiana come forma codificata, con una precisione narrativa e visiva che non raggiungerà mai più nello stesso modo.

Il periodo dell’horror visionario (1976-1987): da Suspiria a Opera. È la fase più celebrata internazionalmente. I colori come protagonisti, i Goblin come co-autori, la violenza come spettacolo elaborato. Include i film per cui Argento è più noto fuori dall’Italia.

Il periodo delle sperimentazioni e del declino parziale (1990-2022): da Due occhi diabolici in poi. Film irregolari, alcuni riusciti (La sindrome di Stendhal, Non ho sonno), altri meno. Termina con Occhiali neri (2022), che molti critici considerano il miglior film di Argento da decenni.

Il giallo all’italiana: la fondazione (1970-1975)

Tutto inizia nel 1970.

L’uccello dalle piume di cristallo (1970) è il film con cui Argento — all’epoca trentenne, senza precedenti esperienze registiche — entra nel cinema come autore. Un testimone di un tentato omicidio a Roma che sa di aver visto qualcosa di importante ma non riesce a capire cosa. La soluzione è lì, nel campo visivo di Sam Dalmas (Tony Musante), ma la mente non riesce a elaborarla.

È il dispositivo fondamentale del giallo argentiano: la verità è già visibile — il problema è la percezione distorta. L’occhio vede, la mente fraintende. La soluzione del mistero non è trovare prove nascoste ma correggere la lettura di prove già disponibili.

Il film fu un successo enorme in Italia, aprendo la stagione del giallo all’italiana degli anni Settanta. Argento era diventato, quasi immediatamente, il nome di riferimento del genere.

Il gatto a nove code (1971) e Quattro mosche di velluto grigio (1971) completano quella che viene chiamata la “trilogia degli animali”. Tutti e tre con la colonna sonora di Ennio Morricone — una collaborazione che stabiliva un tono orchestrale e lirico molto diverso da quello che sarebbe arrivato con i Goblin.

Profondo Rosso (1975) è il punto culminante del giallo argentiano. Marc Daly (David Hemmings) assiste all’assassinio di una medium dalla strada — vede qualcosa, ma non sa cosa. Il film costruisce un’architettura narrativa di precisione rarissima: ogni elemento è al suo posto, ogni indizio è visibile, la soluzione è quella e non un’altra. Il finale ribalta le aspettative in un modo che è rimasto iconico nel cinema di genere.

La musica: i Goblin per la prima volta, con un tema principale che non lascia. Non è una colonna sonora che accompagna il film — è una colonna sonora che lo abita.

L’horror visionario: la fase d’oro (1977-1987)

Con Suspiria (1977), Argento abbandona la logica del giallo e abbraccia qualcosa di completamente diverso.

Non c’è un detective. Non c’è un’indagine razionale. Non c’è una soluzione che soddisfi la logica. C’è una scuola di danza a Friburgo che porta dentro di sé un male primordiale — la Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, la prima delle Tre Madri.

Suspiria è un film che usa il colore come nessun film prima. I rossi sanguigni, i blu cobalto, i verdi acidi — saturazioni impossibili nella realtà, che identificano ogni inquadratura come appartenente a un mondo che ha le sue leggi. La fotografia di Luciano Tovoli, il lavoro su negativi Technicolor ormai fuori produzione, la precisione con cui ogni inquadratura era costruita: Suspiria è uno dei film visivamente più elaborati del cinema horror di tutti i tempi.

I Goblin compongono la colonna sonora più iconica della loro carriera: tre note su sintetizzatori analogici che non si dimenticano. Non accompagnano il film — entrano nell’occhio insieme alle immagini, creano paura dove l’immagine da sola non basterebbe.

Inferno (1980) è il secondo capitolo della Trilogia delle Tre Madri — più oscuro, più anti-narrativo, più vicino al sogno puro che al racconto. Non ha avuto lo stesso impatto di Suspiria ma è considerato dai fan del genere un oggetto di culto.

Tenebre (1982) è il ritorno al giallo, ma con una svolta meta-riflessiva: lo scrittore americano Neal (Anthony Franciosa) a Roma per la promozione del suo libro, e qualcuno usa il libro come ispirazione per omicidi reali. Il giallo diventa un’interrogazione sulla responsabilità dell’autore di violenza fittizia. Ha una delle colonne sonore più atipiche dei Goblin — ritmo quasi dance, sintesi più moderna — e un finale che ribalta tutto.

Phenomena (1985) è il film più strano del decennio: Jennifer Corvino (Jennifer Connelly) ha la capacità di comunicare telepaticamente con gli insetti. Ambientato nelle Alpi svizzere, con un istituto per giovani, una strega, e una scimmia. La colonna sonora mescola i Goblin con Iron Maiden e Motörhead. Che tutto questo funzioni è quasi un miracolo.

Opera (1987) è il film in cui Argento porta la messa in scena al limite estremo: Betty (Cristina Marsillach), cantante d’opera, viene rapita da un killer che le lega aghi sulle palpebre inferiori perché non possa chiudere gli occhi durante le uccisioni. È il film più formalmente elaborato di Argento — l’opera lirica come ambientazione, le scene degli omicidio come numeri musicali. Brutale e bello nel modo più disturbante possibile.

La fase internazionale e i film con Romero (1990)

Due occhi diabolici (1990) è un esperimento unico: un film antologico co-diretto con George A. Romero, basato su racconti di Edgar Allan Poe. Argento dirige il segmento “Il gatto nero” (con Harvey Keitel) e Romero dirige “Fatti e opinioni del dottor Valdemar”. È l’incontro tra i due maestri dell’horror — uno italiano, uno americano — in un formato che entrambi padroneggiavano.

Il segmento di Argento è il più riuscito: Keitel come fotografo di scene del crimine che scivola verso la colpa, Poe come struttura e pretesto, il senso di colpa come horror quotidiano. La musica — di Simon Boswell, non dei Goblin — ha un registro più orchestrale.

Il decennio delle trasformazioni (1993-2001)

Gli anni Novanta segnano un cambiamento di tono.

La sindrome di Stendhal (1996) è il film più personale di Argento del decennio — e uno dei più coraggiosi. Asia Argento come detective che studia il killer con cui è ossessionata, che viene rapita e violentata, che sopravvive ma come qualcosa di diverso da quello che era. Il film affronta la violenza sessuale con una serietà rara nel cinema di genere, e usa la trasformazione del trauma come materia narrativa principale. Ennio Morricone torna per la colonna sonora — la prima collaborazione da vent’anni.

Il fantasma dell’opera (1998) adatta Gaston Leroux senza Andrew Lloyd Webber: Julian Sands come Fantasma non deformato, cresciuto dai topi nelle fogne di Parigi, con Asia Argento come Christine. L’interpretazione è radicale rispetto all’iconografia classica del personaggio — e divide nettamente chi vorrebbe il Fantasma mutilato e chi trova l’ambiguità di Sands più inquietante.

Non ho sonno (2001) è il film con cui Argento torna al giallo classico nel terzo millennio. Max von Sydow come commissario anziano che riapre un cold case di diciassette anni, con i Goblin — in formazione Simonetti — che tornano a costruire l’atmosfera. È il miglior film di Argento degli anni Duemila, con una struttura temporale che aggiunge qualcosa di nuovo alla formula.

Il cluster degli anni 2000-2010: tentativi e difficoltà

I film degli anni 2000 sono il capitolo più discontinuo della filmografia di Argento.

Il cartaio (2004) porta il giallo all’italiana nell’era di internet: un killer che sfida la polizia a partite di poker online, le vite delle vittime come posta in gioco. Il concept è pionieristico per il 2004; la realizzazione è discontinua. Con Stefania Rocca, Liam Cunningham (future Davos Seaworth del Trono di Spade), Silvio Muccino.

La terza madre (2007) chiude la Trilogia delle Tre Madri avviata con Suspiria trent’anni prima. Asia Argento come protagonista che affronta Mater Lachrymarum (Moran Atias) a Roma. Film controverso: più esplicito nella violenza rispetto ai predecessori, meno elaborato visivamente. Ma risolve la mitologia con coerenza.

Giallo (2009) ha Adrien Brody in un doppio ruolo: detective e killer (quest’ultimo con la pelle gialla per itterizia infantile). L’idea è originale, la realizzazione non la porta fino in fondo. La controversia sul compenso non pagato a Brody ha bloccato la distribuzione del film per anni.

Dracula 3D (2012) è il film più discusso e divisivo del decennio. Thomas Kretschmann come Dracula, Rutger Hauer come Van Helsing, Asia Argento come Lucy. In 3D, con la scena della mantide gigante che divide ancora i fan tra camp consapevole ed errore di tono. Il rating TMDB più basso della filmografia (3. 5). Poi, silenzio: dieci anni senza un lungometraggio.

Il ritorno: Occhiali neri (2022)

Nel 2022, dopo dieci anni, Argento torna con Occhiali neri.

Il film è la prova che il regista aveva ancora qualcosa da dire. Ilenia Pastorelli come escort romana che perde la vista cercando di sfuggire a un serial killer, e che stringe un legame insolito con Chin (Andrea Zhang), bambino cinese-italiano rimasto orfano nell’incidente. Asia Argento come consulente di riabilitazione per non vedenti.

Il film ha una qualità che mancava dai film migliori degli anni Novanta: la tensione controllata, costruita su una situazione precisa invece che su elaborate elaborazioni mitologiche. La cecità di Diana cambia la grammatica del film — le sequenze di inseguimento funzionano attraverso l’assenza della vista, non attraverso lo spettacolo della violenza.

Presentato alla Berlinale 2022, accolto positivamente dalla critica. Il miglior film di Argento da anni.

La firma stilistica: come riconoscere un film di Argento

Dario Argento ha una firma visiva riconoscibile anche senza titoli di testa.

L’inquadratura dal punto di vista del killer: nei gialli di Argento, la macchina da presa assume spesso il punto di vista del killer — vediamo le vittime attraverso gli occhi dell’assassino, seguiamo i loro movimenti, siamo complici dello sguardo predatorio. Non è una scelta innocente: mette il pubblico nella posizione scomoda di identificarsi con l’assassino piuttosto che con la vittima.

I guanti neri: nei gialli classici, il killer porta quasi sempre guanti neri — dettaglio visivo diventato iconico per il genere. Non è solo moda cinematografica: i guanti nascondono l’identità attraverso il corpo, privando il killer di uno degli identificatori più personali (le mani). È il simbolo dell’anonimato della violenza.

I colori ultra-saturi: Suspiria e Inferno hanno una saturazione cromatica che non esiste nella realtà — i rossi sono più rossi del possibile, i blu sono impossibilmente profondi. Argento usava negativi e tecniche di illuminazione specifici per ottenere questi risultati. I colori non descrivono la realtà — costruiscono un’atmosfera.

La macchina da presa autonoma: Argento usa spesso la macchina da presa in modo chiaramente soggettivo ma senza attribuire quel punto di vista a nessun personaggio. La macchina si muove attraverso gli spazi con una volontà propria, sale e scende sulle scale, si avvicina agli oggetti come se li stesse esaminando. È una presenza narrativa autonoma — non la semplice finestra sulla storia ma un personaggio che partecipa alla storia.

La violenza come spettacolo elaborato: le scene degli omicidi nei film di Argento non sono semplici — sono costruite come numeri musicali, con una logistica visiva e sonora precisa. La morte in Argento ha un’estetica: non è documentaria ma coreografica. Questo ha sempre diviso i critici tra chi vede arte e chi vede morbosità — una tensione che il regista ha esplorato esplicitamente in Tenebre (1982).

La struttura del dettaglio nascosto: il meccanismo narrativo centrale dei gialli è il dettaglio che il protagonista ha visto ma non ha capito. Argento lo mostra allo spettatore — non lo nasconde. La soluzione è disponibile dall’inizio. Il mistero non è cosa è successo ma come leggere correttamente quello che si vede.

L’influenza sul cinema horror mondiale

Dario Argento non ha solo fatto film — ha influenzato il cinema horror di due continenti.

In Italia, ha aperto la stagione del giallo all’italiana degli anni Settanta e Ottanta. Registi come Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Sergio Martino e Mario Bava (padre e figlio) hanno lavorato in un territorio in parte tracciato da Argento — o hanno risposto alla sua influenza con approcci alternativi.

Negli Stati Uniti, la sua influenza è particolarmente visibile nel New Hollywood Horror degli anni Ottanta. Wes Craven ha riconosciuto il debito verso il giallo italiano nel costruire i personaggi dei propri slasher. John Carpenter ha riconosciuto l’influenza di Suspiria nel costruire l’atmosfera di Halloween (1978) — e ha risposto sviluppando un minimalismo americano che è il rovescio speculare dell’eccesso barocco di Argento: stessa intuizione sul suono come strumento di terrore primario, estetica opposta. Brian De Palma — con Carrie (1976), Dressed to Kill (1980), Blow Out (1981) — ha elaborato variazioni americane del giallo argentiano, includendo le inquadrature dal punto di vista del killer e la struttura del testimone-che-non-capisce.

Nel cinema europeo contemporaneo, la Nuova Onda del cinema horror francese degli anni 2000 — con registi come Alexandre Aja (Haute Tension, 2003), Xavier Gens e Pascal Laugier (Martyrs, 2008) — porta l’impronta dell’horror europeo di Argento: la violenza come elemento estetico, il corpo come campo della narrazione, la messa in scena dell’orrore come atto cinematografico rigoroso.

Nel cinema horror asiatico, l’influenza è più indiretta ma documentata. La cura visiva che caratterizza il J-horror dei tardi anni Novanta e Duemila — l’atmosfera, l’attenzione alla fotografia, la violenza come elemento visivo elaborato — ha radici nel cinema europeo di Argento e nel modo in cui aveva dimostrato che l’horror poteva essere cinematograficamente sofisticato.

Nella televisione horror contemporanea, Penny Dreadful (Showtime, 2014-2016) porta l’estetica argentiana in formato seriale: la stessa attenzione alla luce e all’ombra come strumenti narrativi, la stessa volontà di far sì che la messa in scena porti significato invece di essere semplice contenitore. La Londra vittoriana di John Logan usa i mostri letterari come Argento usava il giallo all’italiana — come specchi dell’indicibile. American Horror Story (FX, 2011-) è il progetto televisivo che ha portato la logica antologica del cinema horror alla televisione mainstream americana — Ryan Murphy ha citato l’horror italiano e il cinema di Argento tra le influenze dirette sulla serie, soprattutto nelle stagioni più visivamente elaborate come Asylum e Hotel.

I Goblin hanno influenzato la musica horror e di genere ben oltre il cinema di Argento. Le loro colonne sonore sono state campionate, omaggiate, copiate per decenni — da Rob Zombie a Quentin Tarantino (che ha usato musica dei Goblin in Inglourious Basterds). Il sound del giallo all’italiana è diventato un riferimento musicale per il cinema di genere globale.

Il contesto: il cinema di genere italiano negli anni Settanta

Per capire Argento, bisogna capire il momento storico in cui è emerso.

L’Italia degli anni Settanta era un paese in crisi politica profonda: gli anni di piombo, il terrorismo, lo scontro ideologico che attraversava ogni aspetto della vita pubblica. In questo contesto, il cinema di genere — il giallo, l’horror, il thriller — godeva di un’attenzione e di un budget rarissimi nel contesto europeo. Le case di produzione italiane, all’epoca, investivano nel genere come investimento sicuro: film a basso-medio budget con ritorno garantito sull’exploitation market internazionale.

Argento operava in questo sistema — ma con ambizioni che andavano oltre il sistema. Profondo Rosso non è un film fatto per il mercato dell’exploitation: è un film fatto da qualcuno che prende il proprio lavoro sul serio come forma artistica, indipendentemente dal genere in cui opera.

Questo è stato possibile anche grazie a produttori come Claudio Argento (il fratello) e Salvatore Argento (il padre), che avevano una visione commerciale ma lasciavano a Dario il controllo creativo. La produzione familiare — rara nel cinema italiano dell’epoca — ha permesso una coerenza autoriale che il sistema delle case di produzione indipendenti difficilmente avrebbe garantito.

Accanto ad Argento, il cinema di genere italiano del periodo ha avuto altri autori importanti. Mario Bava — che aveva fondato il giallo italiano prima di Argento con La ragazza che sapeva troppo (1963) e Sei donne per l’assassino (1964) — era già una figura di riferimento. Lucio Fulci avrebbe costruito la propria filmografia horror con un registro più esplicito e gore rispetto ad Argento — da Zombi 2 (1979) alla Trilogia della Morte (1980-81), fino a L’Aldilà, considerato da molti il suo capolavoro assoluto. La competizione e il dialogo tra questi autori ha definito il paesaggio del cinema di genere italiano per due decenni.

I Goblin: il suono di Argento

Nessuna guida alla filmografia di Argento è completa senza i Goblin.

La band italiana di prog rock formata da Claudio Simonetti (tastiere), Massimo Morante (chitarra), Fabio Pignatelli (basso) e Walter Martino (batteria) ha composto le colonne sonore che rendono il cinema di Argento riconoscibile anche solo a orecchie chiuse.

Il tema di Profondo Rosso. La melodia delle streghe in Suspiria. Il riff di Tenebre. Phenomena. Questi non sono accompagnamenti musicali — sono l’altra metà del film, la dimensione sonora senza cui l’esperienza visiva sarebbe incompleta.

Claudio Simonetti ha continuato a collaborare con Argento anche da solista: Il cartaio (2004), La terza madre (2007), Dracula 3D (2012). La formazione completa dei Goblin è tornata per Non ho sonno (2001). Il suono cambia — prog-rock nel decennio d’oro, elettronica nelle collaborazioni più recenti — ma il legame tra Argento e Simonetti non si rompe mai completamente.

I Goblin suonano ancora dal vivo. “Simonetti’s Goblin” e “Goblin Rebirth” (con Pignatelli e Morante) fanno tour internazionali, spesso con proiezioni live dei film. Vedere Suspiria in sala con i Goblin dal vivo è una delle esperienze disponibili nel cinema horror europeo contemporaneo.

Asia Argento: la collaborazione familiare

Pochi registi hanno costruito una collaborazione così intensa e prolungata con un membro della propria famiglia come Dario Argento con Asia Argento.

Asia Argento (nata nel 1975 da Dario Argento e Daria Nicolodi) ha iniziato a recitare nei film del padre da bambina — ruoli minimi, presenze di contorno. Il primo ruolo significativo arriva con La sindrome di Stendhal (1996): Anna Manni, detective che subisce un rapimento e una violenza sessuale e deve ricostruirsi. Una performance premiata con il David di Donatello.

La terza madre (2007): Asia Argento come protagonista per la seconda volta, in un film che richiede una qualità di apertura emotiva specifica — il personaggio scopre poteri ereditati da una madre morta, combatte una strega potentissima, sopravvive all’apocalisse. Meno complesso psicologicamente di Stendhal ma richiede una presenza costante.

Dracula 3D (2012): ruolo minore (Lucy, prima vittima del Conte).

Occhiali neri (2022): Asia Argento come consulente di riabilitazione per non vedenti — la persona che insegna a Diana come sopravvivere alla cecità. Metaforicamente appropriato: la figlia che insegna alla protagonista a navigare il buio.

Daria Nicolodi: la co-autrice dimenticata

La filmografia di Argento non è solo Argento.

Daria Nicolodi — attrice, sceneggiatrice, compagna di Dario Argento per molti anni e madre di Asia Argento — è la collaboratrice più importante della carriera del regista, spesso poco riconosciuta nella narrativa ufficiale intorno ai suoi film.

Nicolodi ha co-scritto Suspiria (1977) — la sceneggiatura portava la firma di entrambi — e ha contribuito alla costruzione della mitologia delle Tre Madri che avrebbe sostenuto l’intera trilogia. La fonte di ispirazione era personale: Nicolodi aveva raccontato ad Argento la storia di una prozia che aveva frequentato una scuola di musica in Germania dove si praticava la magia. Quella storia — trasfigurata, amplificata, trasformata — è diventata il soggetto di Suspiria.

Nicolodi ha recitato in molti dei film di Argento — da Profondo Rosso (1975) a Tenebrae, da Phenomena a Opera. Ha sempre portato ai personaggi una qualità di intensità specifica che si distingueva nel cast.

Il suo contributo alla mitologia delle Tre Madri non è stato sempre riconosciuto — ci sono state controversie pubbliche tra Nicolodi e Argento sulla paternità del soggetto originale di Suspiria. La questione rimane irrisolta, ma la presenza di Nicolodi — come co-autrice, come attrice, come madre di Asia — è inseparabile dalla filmografia di Argento.

Che il cinema di Argento sia sempre stato anche il cinema di Daria Nicolodi è forse la cosa più onesta da dire.

I temi ricorrenti: cosa unisce la filmografia di Argento

Guardando cinquant’anni di filmografia, emergono alcune ossessioni ricorrenti.

L’occhio e la percezione distorta: il dispositivo fondamentale del giallo argentiano. Il testimone che ha visto qualcosa di importante senza capirlo. La verità visibile che la mente rifiuta di elaborare. Da L’uccello dalle piume di cristallo a Profondo Rosso, il meccanismo è lo stesso — ma non si esaurisce.

Il trauma che trasforma: La sindrome di Stendhal è il film in cui questo tema diventa esplicito, ma è presente in forma più sottile in tutta la filmografia. I personaggi di Argento sopravvivono spesso — ma sopravvivono come qualcosa di diverso da quello che erano.

L’architettura come contenitore del male: le case di Suspiria, i palazzi di Inferno, i corridoi di Profondo Rosso, gli spazi borghesi di Tenebre. Il male in Argento non è mai generico — è localizzato in edifici specifici, in stanze precise, in spazi che portano una storia di violenza.

La doppia identità: il killer in quasi tutti i gialli di Argento è qualcuno che si conosce, qualcuno che porta una faccia pubblica normale e una faccia privata devastante. La rivelazione dell’identità è sempre anche una rivelazione sull’impossibilità di conoscere veramente le persone. In Tenebre (1982), questa impossibilità viene portata alle sue conseguenze più scomode: anche il protagonista porta una doppia identità che non sa di avere.

La musica come personaggio: il suono non accompagna — interviene. I Goblin non illustrano le scene, le abitano. Ennio Morricone non spiega le emozioni, le crea. La colonna sonora nei film di Argento è sempre co-protagonista. Togliere la musica di Suspiria a Suspiria significherebbe togliere metà del film — non la parte decorativa ma la parte strutturale.

La donna come protagonista: quasi tutti i film di Argento hanno una donna nel ruolo centrale — vittima, detective, sopravvissuta. Non è un caso: Argento ha costruito la maggior parte della sua filmografia intorno a figure femminili che affrontano la violenza, la sopravvivono, e spesso ne vengono trasformate in modo irreversibile. È un elemento che divide i critici — tra chi vede la centralità femminile come rispettosa e chi vede il trattamento della violenza come problematico — ma che è costante e non casuale.

Dove vedere i film di Dario Argento in Italia

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I film di Dario Argento sono distribuiti su più piattaforme:

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Domande frequenti

Qual è il miglior film di Argento? Suspiria (1977) o Profondo Rosso (1975) — dipende da cosa si cerca. Suspiria per l’horror visivo al massimo, Profondo Rosso per il giallo più rigoroso.

Da dove iniziare? L’uccello dalle piume di cristallo (1970) → Profondo Rosso (1975) → Suspiria (1977). Tre film, tre fasi, tre modi diversi di fare cinema.

Quanti film ha fatto? Circa 21 lungometraggi tra il 1970 e il 2022.

Chi sono i Goblin? La band italiana di prog rock che ha composto le colonne sonore di Profondo Rosso, Suspiria, Tenebre, Phenomena. Inseparabili dalla identità sonora di Argento.

Cos’è la Trilogia delle Tre Madri? Suspiria (1977) + Inferno (1980) + La terza madre (2007). Tre film sulla stessa mitologia di streghe primordiali in tre città.

Asia Argento è davvero sua figlia? Sì — nata da Dario Argento e Daria Nicolodi. Ha lavorato con il padre in La sindrome di Stendhal, La terza madre, Dracula 3D e Occhiali neri.

Dove vederlo in streaming? MUBI, Amazon Prime Video, Apple TV, Shudder (per Occhiali neri). Verificare su JustWatch.

È ancora vivo? Sì — nato il 7 settembre 1940 a Roma. Ha diretto Occhiali neri nel 2022 all’età di 81 anni.

Qual è il film peggiore? Dracula 3D (2012), rating TMDB 3. 5 — il più basso della filmografia.

Ha collaborato con Ennio Morricone? Sì — i tre film degli anni Settanta (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio) più La sindrome di Stendhal e Il fantasma dell’opera.

Cos’è il giallo all’italiana? Il thriller con killer mascherato, omicidi elaborati e detective amatoriali — genere di cui Argento è il principale esponente. Il nome deriva dai romanzi con copertina gialla Mondadori.

I Goblin suonano ancora? Sì — “Simonetti’s Goblin” e “Goblin Rebirth” fanno tour internazionali, spesso con proiezioni live dei film.


Cinquant’anni non si riassumono in una formula.

La carriera di Dario Argento ha avuto i picchi assoluti del cinema horror europeo — Suspiria, Profondo Rosso, Tenebre, Opera — e i bassi più visibili — Dracula 3D, Giallo. Ha attraversato decenni, tecnologie, collaboratori, tendenze del mercato. Ha costruito un universo mitologico in tre film. Ha diretto sua figlia in alcune delle sue performance più coraggiose. Ha portato i Goblin a fare della musica il co-protagonista del cinema di genere.

A 81 anni, ha fatto Occhiali neri — e ha dimostrato che non era finito.

Forse non finisce mai, il cinema di Argento. Come il male nelle Tre Madri, trova sempre un edificio in cui abitare.

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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

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