Gundam: Requiem for Vengeance — trama, ordine di visione, il miglior Gundam su Netflix e cosa aspettarsi
La Guerra di Un Anno dura trecentosessantasei giorni.
In quei trecentosessantasei giorni, muoiono circa due miliardi di esseri umani. È il conflitto più devastante nella storia dell’umanità — e Gundam: Requiem for Vengeance sceglie di raccontarlo dal lato che il franchise ha sempre posto come antagonista.
Iria Solari è una pilota della Principauté di Zeon. Guida uno Zaku II. Combatte per la parte “sbagliata”.
O almeno, così la storia originale di Yoshiyuki Tomino diceva nel 1979. Requiem for Vengeance non è così sicuro.
Di cosa parla Gundam: Requiem for Vengeance
Ambientazione: Universal Century Year 0079, durante la Guerra di Un Anno. La Principauté di Zeon, una nazione di colonie spaziali, ha dichiarato guerra alla Federazione Terrestre. Nelle prime settimane del conflitto, Zeon ha usato armi di distruzione di massa — cilindri di acciaio lanciati dalla spazio — contro la Terra. Miliardi di morti in pochi giorni. Il mondo non si è ancora ripreso.
Iria Solari è una pilota di Zaku II assegnata a un’unità operativa a terra. Nel primo episodio, la sua unità riceve un ordine che le porta in un’imboscata. L’unità viene decimata. I pochi sopravvissuti — Iria e un gruppo eterogeneo di soldati con storie molto diverse — si ritrovano tagliati fuori dal comando, su un territorio terrestre ostile, senza supporto.
Da quel momento, la serie diventa qualcosa di preciso: un racconto di sopravvivenza in territorio nemico, con una domanda centrale che cresce episodio dopo episodio — per cosa stiamo combattendo, e vale ancora la pena farlo?
Non è una domanda nuova nel Gundam. Ma il fatto che venga posta dalla prospettiva di Zeon — la fazione che ha ucciso due miliardi di persone nelle prime settimane della guerra — la rende molto più scomoda di quanto sarebbe da qualsiasi altra prospettiva.
La scelta di prospettiva: perché Zeon
La decisione narrativa più coraggiosa di Requiem for Vengeance è mostrare i soldati di Zeon come esseri umani interi.
Nel Gundam originale del 1979, Zeon era l’antagonista — con motivazioni comprensibili (l’indipendenza delle colonie), ma pur sempre il lato che aveva lanciato le colonie sulla Terra come armi. La serie classica mostrava personaggi di Zeon con profondità (Char Aznable è uno dei personaggi più complessi dell’intera storia del franchise), ma manteneva chiara la distinzione morale di fondo.
Requiem for Vengeance sposta il punto di vista radicalmente. Iria e i suoi compagni non sono presentati come persone che hanno scelto il male — sono soldati normali, con famiglie, con paure, con amicizie che si formano nella pressione del combattimento. Uno di loro ha dubbi religiosi. Un altro è uno specialista tecnico più a suo agio con le macchine che con le persone. Un altro ancora è il veterano che ha visto troppe battaglie per avere ancora certezze.
Nessuno di loro ha ordinato il lancio delle colonie. Nessuno di loro ha scelto la guerra. Stanno solo cercando di sopravvivere nel conflitto che altri hanno iniziato.
Questa umanizzazione non è un’assoluzione morale — la serie non dimentica quello che Zeon ha fatto. Ma pone la domanda giusta: la responsabilità collettiva si estende a ogni soldato di ogni fazione, indipendentemente da quello che sa e da quello che ha potuto scegliere?
Il CGI: un Gundam diverso
Requiem for Vengeance è in CGI 3D, e questo è stato il punto di divisione più netto tra i fan.
Il Gundam classico ha una tradizione di cel animation 2D — dai disegni di Yoshiyuki Tomino degli anni Settanta fino ai lavori di Sunrise più recenti. Il CGI di Requiem for Vengeance è deliberatamente cinematografico: illuminazione realistica, movimenti fisicamente credibili delle mobile suit, sequenze di battaglia costruite con la logica di un film di guerra, non di un anime d’azione.
Il risultato è un Gundam che sembra diverso da tutto quello che è venuto prima. Non necessariamente peggio — diverso. Le battaglie hanno un peso fisico che i Gundam 2D raramente raggiungono: gli Zaku non fluttuano nell’aria come i mobile suit classici, corrono, coprono distanze reali, subiscono danni che si vedono. La fisicità del combattimento è più vicina a 86 Eighty Six (nell’animazione tradizionale di A-1 Pictures) che ai Gundam degli anni Novanta.
Chi si approccia a Requiem for Vengeance senza le aspettative visive del franchise ha un vantaggio: giudica quello che vede per quello che è, non per quello che si aspettava.
Sei episodi: cosa funziona e cosa rimane aperto
Con soli 6 episodi, Requiem for Vengeance ha il problema strutturale di qualsiasi storia multi-stagione che non ha ancora la seconda stagione: si interrompe a un punto narrativo che richiede una continuazione.
Quello che la prima stagione completa con efficacia:
Il worldbuilding: il contesto della Guerra di Un Anno è stabilito chiaramente, i design dei mecha (Zaku II, Dom, Guncannon, Gundam) sono visivamente precisi, l’atmosfera di una guerra devastante ma in progress è resa con una photorealism che nessun altro Gundam aveva tentato prima.
I personaggi: Iria e il suo gruppo hanno abbastanza spazio per diventare persone distinte — non archetipi, ma individui con storie proprie che si vedono solo parzialmente. È abbastanza per voler sapere cosa succede loro.
Il tono: la serie stabilisce fin dai primi minuti che non sarà un’avventura con eroi trionfanti. Le morti sono reali, le perdite hanno peso, la guerra non ha gloria. È il tono anti-guerra che il Gundam ha sempre perseguito — qui portato con una coerenza visiva che l’animazione realistica permette in modo diverso.
Quello che rimane aperto: l’arco principale di Iria, il destino dell’unità, le domande sulla lealtà a Zeon che la serie pone senza ancora rispondere.
Requiem for Vengeance e il cluster mecha: dove si colloca
Nel panorama del mecha anime, Requiem for Vengeance si inserisce nella tradizione del real robot — quella linea che parte dal Gundam originale del 1979 e continua attraverso i titoli che trattano i mecha come armi da guerra con limitazioni fisiche, e non come eroi sovrannaturali invincibili.
Mobile Suit Gundam (1979) è il punto di partenza obbligato: stessa guerra, stessa cronologia, personaggi diversi. La serie originale è la fonte di tutto il contesto che Requiem for Vengeance usa.
86 Eighty Six (2021) è il confronto moderno più preciso: stessa domanda sulla vita dei soldati sacrificabili, stesso focus sulle relazioni umane dentro i mecha, stesso tono anti-guerra. 86 è 2D tradizionale e narrativamente più sviluppato (23 episodi per stagione), ma condivide con Requiem for Vengeance la stessa sensibilità fondamentale.
Neon Genesis Evangelion è il riferimento più lontano ma tematicamente presente: NGE ha portato il mecha dal meccanismo militare al trauma psicologico. Requiem for Vengeance non arriva a quella profondità introspettiva (né ha lo spazio per farlo in 6 episodi), ma la domanda sul costo umano di pilotare una macchina da guerra è la stessa.
Darling in the FranXX ha esplorato il sistema che usa i giovani come strumenti di combattimento in modo più esplicito. Requiem for Vengeance mostra lo stesso meccanismo in un contesto storico reale (o reale per l’universo Gundam) — quello che rende la metafora più diretta.
Il pillar degli anime mecha raccoglie i titoli fondamentali del genere per chi vuole il quadro completo.
Dove vedere Gundam: Requiem for Vengeance in Italia
Gundam: Requiem for Vengeance è disponibile su Netflix in Italia, incluso nell’abbonamento standard. Tutti e 6 gli episodi della prima stagione sono disponibili con doppiaggio italiano e versione originale.
È un’esclusiva Netflix — non è disponibile su altre piattaforme di streaming. Per i fan Gundam che vogliono il massimo: la versione in inglese è preferibile al doppiaggio per mantenere le sfumature dei doppiatori originali.
Domande frequenti su Gundam: Requiem for Vengeance
Di cosa parla Gundam: Requiem for Vengeance? Segue Iria Solari, pilota Zaku II di Zeon, e la sua unità durante la Guerra di Un Anno. Dopo un’imboscata, i sopravvissuti devono cavarsela da soli in territorio nemico mentre mettono in discussione la propria lealtà e il senso della guerra.
Bisogna conoscere il Gundam originale? No, ma aiuta. La serie funziona come storia di guerra autonoma — il contesto viene spiegato. I fan del franchise apprezzeranno i riferimenti al Gundam del 1979.
Quanti episodi ha la stagione 1? 6 episodi da circa 25 minuti ciascuno. La storia è incompleta — la stagione 2 non ha ancora data annunciata.
È CGI o animazione tradizionale? CGI 3D, con un’estetica cinematografica realistica diversa dai Gundam tradizionali in cel animation.
Dove vedere in Italia? Su Netflix, incluso nell’abbonamento. Esclusiva Netflix.
I protagonisti sono i “cattivi”? Sono soldati di Zeon — tecnicamente la fazione antagonista del Gundam originale. Ma la serie mostra la loro umanità piena, senza assolvere le azioni di Zeon ma senza ridurre i personaggi a villain.
È collegato a 86 Eighty Six? No narrativamente, ma condivide lo stesso tono anti-guerra e la stessa sensibilità verso i soldati come vittime del sistema.
Ci sarà una stagione 2? Bandai Namco ha confermato che è una storia multi-stagione. Nessuna data annunciata al momento.




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