CineNote

Non sono recensioni. Solo appunti di cinema.

riflessioni

I migliori anime mecha di sempre: guida completa dai classici anni 70 ai capolavori moderni

Da Mazinger Z a Neon Genesis Evangelion, da Gurren Lagann a 86 Eighty Six: il genere che ha inventato il robot come specchio dell'anima
17-05-2026
I migliori anime mecha di sempre: guida completa dai classici anni 70 ai capolavori moderni

Il genere mecha è nato con un’idea semplice: metti un essere umano dentro un robot gigante e fallo combattere.

In cinquant’anni ha finito per parlare di quasi tutto il resto.

Del trauma, della guerra, dell’identità, dell’amore, del potere politico, del corpo come prigione o come arma, della fine del mondo come metafora di qualcosa di molto più piccolo e personale. Il robot gigante è lo strumento — quello che ci metti dentro è la storia. E le storie che il genere mecha ha raccontato sono tra le più ambiziose dell’animazione giapponese.

Questa guida copre il genere dall’inizio: dai super robot degli anni Settanta che hanno formato intere generazioni in Italia, ai capolavori psicologici degli anni Novanta che hanno cambiato l’animazione, fino ai mecha del Duemila e ai titoli moderni. Non è una classifica — è una mappa.

Cos’è il genere mecha: super robot e real robot

Prima di entrare nei titoli, la distinzione fondamentale che divide il genere in due tradizioni separate.

Super robot: il robot è un’arma quasi mistica, spesso unica al mondo, con poteri che sfidano la fisica. Il pilota è un eroe — giovane, coraggioso, destinato. I nemici arrivano uno alla volta. Il colpo finale ha un nome urlato. È la tradizione di Mazinger Z, Goldrake, Daitarn 3. L’estetica è quella del tokusatsu — azione episodica, villain della settimana, escalation verso il nemico finale.

Real robot: il robot è un’arma militare, prodotta in serie, con limitazioni fisiche e logistiche. Si esaurisce il carburante, si rompono i pezzi, il pilota può morire come qualsiasi soldato. La guerra ha costi umani e politici. È la tradizione inaugurata da Mobile Suit Gundam nel 1979 — e da lì in poi la tradizione dominante del mecha adulto.

I mecha moderni spesso sfumano questa divisione: Eureka Seven ha LFO con un’anima biologica ma una logica di combattimento militare; Code Geass ha Knightmare Frame prodotti in serie ma con piloti d’élite che sembrano eroi; NGE ha Eva che sono super robot nell’aspetto ma il cui funzionamento è horror biologico.

Capire dove una serie si posiziona in questo spettro aiuta a capire cosa aspettarsi.

I classici degli anni 70-80: le origini del genere in Italia

Mazinger Z (1972)

Mazinger Z è il capostipite assoluto. Prima di Mazinger Z non esisteva il concetto di robot pilotato dall’interno — i robot erano autonomi o teleguidati. Go Nagai ha inventato la cabina nel cranio, il pilota che sale dentro, il rapporto fisico tra uomo e macchina. Tutto quello che è venuto dopo — ogni Knightmare Frame, ogni Eva, ogni Arm Slave — discende da quella invenzione.

La serie ha cinquanta anni e si vede nell’animazione. Ma come documento storico — per capire da dove viene il genere — è insostituibile. Il Rocket Punch, il Breast Fire, il dottor Inferno: il vocabolario visivo che ancora oggi appare nelle parodie e nei riferimenti ha origine qui.

Goldrake — UFO Robot Grendizer (1975)

Goldrake è il mecha che ha formato la generazione degli anni Settanta in Italia più di qualsiasi altro. Arrivato in Italia nel 1978 come fenomeno culturale di massa — non solo una serie animata, ma un evento — ha costruito per milioni di italiani il primo immaginario fantascientifico.

Duke Fleed, principe di Fleed in esilio sulla Terra, che combatte per difendere un pianeta non suo: il tema dell’esule, dell’identità perduta, della missione come fardello è già lì, sotto la superficie episodica. Goldrake non è solo nostalgia — è la serie che ha dimostrato all’industria italiana che l’animazione giapponese poteva essere un fenomeno di massa.

Daitarn 3 (1978)

Daitarn 3 è il membro più sottovalutato della trinità classica italiana. Dove Mazinger Z è forza bruta e Goldrake è epica tragica, Daitarn 3 è stile, ironia e velocità. Banjō Haran — ricco, brillante, compiaciuto di sé — è il primo protagonista mecha che si diverte a essere quello che è. Il robot si trasforma in moto, in barca, in aereo prima di diventare robot. Il villain ha una figlia che è quasi un’alleata.

Yoshiyuki Tomino — che di lì a un anno avrebbe fatto Gundam — stava già cercando qualcosa di diverso dalla formula del super robot. Daitarn 3 è il laboratorio.

Macross — Robotech (1982)

Macross/Robotech è il punto in cui il romance entra nel mecha come struttura portante — non come ornamento ma come motore narrativo. Il triangolo amoroso tra Hikaru, Minmay e Misa è la storia vera; la guerra aliena è il contesto. Lynn Minmay che canta mentre il mondo brucia è l’immagine più iconica del decennio per il genere.

In Italia è arrivato come Robotech — l’adattamento americano che unisce tre serie diverse — ma l’opera originale è Super Dimension Fortress Macross (1982, 36 episodi). La differenza tra le due versioni è significativa, ma entrambe catturano l’idea centrale: la musica e l’amore come armi alternative alla guerra.

Mobile Suit Gundam (1979) e la saga

Gundam è il momento in cui il mecha diventa adulto.

La serie originale del 1979 di Yoshiyuki Tomino introduce il concetto di guerra totale nel mecha: non c’è un nemico malvagio da sconfiggere, ci sono due fazioni umane in conflitto per ragioni politiche e economiche comprensibili da entrambe le parti. I piloti muoiono come soldati normali. I civili soffrono. Amuro Ray non è un eroe convenzionale — è un adolescente traumatizzato dalla guerra che viene messo in una macchina da guerra perché è bravo a pilotarla.

La saga Gundam è sterminata — decine di serie, alcune canoniche, molte alternative. Il punto di ingresso più comune per i nuovi spettatori è Mobile Suit Gundam SEED (2002) o Gundam: Iron-Blooded Orphans (2015). Ma chi vuole capire da dove viene tutto inizia dal 1979.

Zeta Gundam (1985) è considerato da molti fan il vertice della saga — Tomino porta la complessità politica del primo Gundam a un livello più cupo e più maturo, con un protagonista che paga un prezzo psicologico che la serie non riduce. Gundam Wing (1995) è la porta di ingresso per chi ha scoperto il franchise negli anni Novanta in occidente. Iron-Blooded Orphans (2015) è il Gundam più politicamente diretto degli anni recenti — bambini soldato in un sistema di sfruttamento coloniale, senza eroi puliti e senza vittorie gratuite.

La moltiplicazione della saga — Universal Century, After Colony, Cosmic Era, Iron-Blooded Orphans — rispecchia la versatilità del concept di Tomino: un framework abbastanza solido da reggere decine di reinterpretazioni senza perdere il proprio centro.

Il mecha in Italia: un fenomeno culturale unico

L’Italia ha avuto un rapporto speciale con il genere mecha — diverso da quello di qualsiasi altro paese occidentale.

Tra il 1978 e il 1984, le reti TV italiane hanno trasmesso una quantità di anime mecha senza precedenti in Europa. Goldrake arrivò nel 1978 e fu un terremoto: bambini che non avevano mai visto animazione giapponese si trovarono di fronte a un robot spaziale, a un principe in esilio, a battaglie che avevano un peso emotivo che i cartoon americani dell’epoca non avevano. Il fenomeno fu talmente grande da spaventare le autorità — ci furono interrogazioni parlamentari sull’effetto degli “anime violenti” sui bambini.

Mazinger Z, Jeeg Robot, Gaiking, Daitarn 3, Voltron, Tosho Daimos — il palinsesto del pomeriggio italiano degli anni Ottanta era costruito quasi interamente su questi titoli. Intere generazioni di italiani hanno costruito il loro primo immaginario fantascientifico non su Star Wars o Superman ma su Actarus e Koji Kabuto.

Questa eredità è ancora visibile: l’Italia è uno dei mercati europei con il maggiore interesse storico per il genere mecha, e la nostalgia per i classici degli anni Settanta e Ottanta ha un peso culturale che non ha equivalenti in Francia, Germania o Spagna. Quando si parla di mecha in Italia, si parla anche di una memoria collettiva.

La rivoluzione degli anni 90: NGE e il mecha psicologico

Neon Genesis Evangelion (1995)

Neon Genesis Evangelion divide il genere in prima e dopo.

Anno Hideaki ha preso il vocabolario del super robot — l’adolescente riluttante, il mecha con legame speciale, l’apocalisse da fermare — e lo ha usato per parlare di depressione clinica, trauma infantile, incapacità di connettersi con gli altri. Gli Eva non sono robot: sono angeli lobotomizzati, tenuti in vita con la forza, pilotati da bambini scelti perché la loro psiche è abbastanza compromessa da permettere la sincronizzazione. Ogni elemento del genere è reinterpretato come metafora psicologica.

Il risultato ha diviso l’audience del 1995 e divide ancora. Ma nessun mecha dopo NGE è rimasto uguale. Code Geass, Gurren Lagann, Darling in the FranXX, 86 Eighty Six — tutti dialogano con NGE, esplicitamente o no. È il punto di riferimento obbligato.

Escaflowne (1996)

Escaflowne è il mecha che non sembra mecha. Fantasy romantico con una protagonista femminile, meccanismi di destino e profezia al posto della tecnologia militare, un robot che riflette l’anima del suo pilota invece di essere uno strumento di guerra.

Hitomi Kanzaki — studentessa liceale giapponese con la passione per i tarocchi — viene trasportata nel mondo di Gaea dove i Guymelef, esoscheletri a vapore dall’estetica medievale, combattono guerre tra regni. Il robot non è il simbolo della forza del protagonista: è uno strumento del destino, quasi autonomo rispetto alla volontà di chi lo pilota. Dove Goldrake vince perché è più forte, Escaflowne vince — o perde — perché il destino lo permette o lo nega.

La sua importanza è nell’apertura: Escaflowne ha dimostrato che il genere poteva contenere storie di formazione emotiva con una protagonista femminile, un romance centrale e un’estetica fantasy senza perdere l’epicità. Ha aperto la strada a Darling in the FranXX, Eureka Seven, e a tutto il mecha con romance come motore principale. Studio Sunrise — lo stesso di Gundam — ha prodotto qui qualcosa di radicalmente diverso dalla propria tradizione.

Il mecha degli anni 2000: il genere si moltiplica

Eureka Seven (2005)

Eureka Seven è il mecha più romantico degli anni 2000 — e quello con la costruzione più paziente.

50 episodi per far crescere la storia d’amore tra Renton e Eureka senza accelerare quando non è il momento. Gli LFO che fanno surf su onde di trapar. La colonna sonora con “Days” di Flow come opening. Il finale aperto che è una promessa più che una conclusione.

Eureka Seven è la risposta ottimista a NGE: stessa struttura dell’adolescente riluttante, dello specchio biologico tra pilota e mecha, dell’apocalisse da fermare — ma con un registro emotivo opposto. NGE implode; Eureka Seven si apre.

Code Geass (2006)

Code Geass è il thriller politico del genere mecha — il punto in cui l’azione dei Knightmare Frame è solo il contesto e il vero motore è la strategia, la doppia identità, il costo delle scelte.

Lelouch vi Britannia è uno dei protagonisti anime meglio scritti degli anni 2000: geniale, manipolatore, mosso da obiettivi personali che si intrecciano con quelli politici in modo che la serie non semplifica mai. Il finale di R2 — il Piano Zero Requiem — è ancora uno dei più discussi del genere. Lelouch è morto? Il canone ufficiale lascia la domanda aperta, e il dibattito continua.

Per chi viene da Death Note: Code Geass è il prossimo passo naturale.

Gurren Lagann (2007)

Gurren Lagann è la risposta più radicale a NGE: se NGE porta il protagonista insicuro verso il collasso, Gurren Lagann lo porta verso l’esplosione verso l’esterno.

Simon inizia come il personaggio che non riesce a fare nulla senza Kamina. Finisce come qualcosa di completamente diverso — ma il percorso non è una trasformazione magica, è una crescita pagata con perdite reali. La morte di Kamina all’episodio 8 è il momento più segnante del mecha degli anni 2000: non è spoiler dirlo, è il punto di svolta che ha fatto di Gurren Lagann quello che è.

Lo stile è inconfondibile: TTGL esagera tutto — le proporzioni dei robot, le spirali, l’energia emotiva — come dichiarazione estetica. Non è eccesso per caso: è una filosofia.

Full Metal Panic (2002-2018)

Full Metal Panic occupa un territorio unico: il mix tra azione militare seria e commedia scolastica che non sacrifica nessuno dei due.

Sousuke Sagara — mercenario di 17 anni incapace di capire la vita civile — in una scuola normale è il meccanismo comico più efficace del genere. Full Metal Panic? Fumoffu (2003, studio Kyoto Animation) è la stagione comica che ha costruito la reputazione del franchise: Sousuke in contesti scolastici è l’umorismo della serie al suo apice. The Second Raid (2005, sempre KyoAni) torna all’azione con un’animazione che per il 2005 era straordinaria.

Quattro stagioni, 2002-2018. La storia dei light novel originali ha un finale completo che l’anime non ha ancora raggiunto.

Kill la Kill (2013)

Kill la Kill è il mecha che si chiede cosa succederebbe se le uniformi fossero il sistema di controllo del mondo — e porta quella domanda al limite dell’assurdo con piena consapevolezza.

Studio Trigger — fondato da ex animatori di Gainax — usa le stesse fondamenta dell’animazione limitata che aveva reso iconico TTGL e le porta in direzione ancora più estrema. Kill la Kill è teatro d’animazione: tutto è esagerato, tutto è dichiarato, nulla è casuale. La critica al conformismo e all’uniformità sociale è esplicita fino all’eccesso — e quell’eccesso è la forma.

Il mecha degli anni 2000: approfondimento

Il cluster degli anni 2000 e il dialogo con NGE

Gli anni 2000 sono il decennio in cui il genere mecha si ramifica in risposta a Neon Genesis Evangelion. Ogni serie importante del periodo sa cosa è NGE e prende una posizione nei confronti di quello che ha fatto.

Eureka Seven (2005) prende la struttura dell’adolescente riluttante e del mecha biologico e la porta verso la speranza e il romance. Code Geass (2006) prende il protagonista manipolativo e il sistema politico corrotto e li porta verso il thriller. Gurren Lagann (2007) prende il protagonista insicuro e lo porta verso la dichiarazione più ottimista che il genere abbia mai fatto. Full Metal Panic (2002-2018) prende il pilota traumatizzato dalla guerra e lo mette in un contesto quotidiano per interrogare cosa significa imparare a essere persona. Kill la Kill (2013) prende l’estetica del super robot e la usa come critica al conformismo.

Sono cinque risposte diverse allo stesso punto di partenza. NGE è la domanda; questi sono alcuni delle possibili risposte.

Tengen Toppa Gurren Lagann: la filosofia della spirale

Gurren Lagann non è solo un anime mecha eccezionale — è una dichiarazione filosofica sull’autodeterminazione.

La spirale è il simbolo centrale: l’elica del DNA, la forma della galassia, il movimento della vita che si espande verso l’esterno. Il motto della serie — “chi l’inferno credi di essere? " — è la domanda che ogni personaggio deve imparare a rispondere. Simon non sa chi è all’inizio. Lo scopre attraverso la perdita, il dolore, la scelta di andare avanti anche quando non ce n’è motivo apparente.

Gainax ha costruito Gurren Lagann come risposta diretta ai critici di NGE — a chi aveva trovato il finale di Evangelion nichilista e privo di speranza. TTGL è la risposta: si può fare un anime mecha con gli stessi temi della crescita e dell’identità e portarli verso la vittoria invece che verso il collasso. Il prezzo rimane reale — la serie non mente su quello — ma la direzione è opposta.

Il mecha moderno: dove è arrivato il genere

Darling in the FranXX (2018)

Darling in the FranXX è il mecha che usa il corpo come metafora in modo più esplicito del genere.

I FranXX richiedono una coppia misto-genere per funzionare — pilota maschio in posizione subordinata, partner femminile che guida il sistema. La struttura è costruita sul controllo corporeo, sulla sessualità come strumento di oppressione istituzionale, sulla ribellione come acquisizione dell’autonomia fisica. La prima metà della serie è tra le più efficaci del decennio. La seconda metà perde il controllo della propria metafora.

Zero Two è il personaggio iconico del franchise — uno dei design più riconoscibili dell’animazione degli ultimi dieci anni.

86 Eighty Six (2021)

86 Eighty Six è il mecha distopico più riuscito degli ultimi anni — e quello con la critica sociale più esplicita.

La Republic of San Magnolia ha 86 squadroni di “droni autonomi” che combattono la guerra. I droni hanno nomi, voci, famiglie — sono le persone di etnia Colorata, dichiarate non-umane dalla Repubblica per non dover contare i loro morti nelle statistiche di guerra. Shin Nouzen li guida. Vladilena Milizé, ufficiale bianca dall’interno del sistema, è l’unica che li tratta come persone.

86 non è un mecha d’azione con un sottotesto politico: è un testo politico che usa il mecha come strumento. Il confronto con Gundam — l’altro grande mecha sulla guerra come sistema istituzionale — è inevitabile, e 86 regge.

Il mecha distopico: la direzione degli anni 2010-2020

Il mecha degli anni 2010 e 2020 si è mosso verso la distopia politica in modo più esplicito di quanto avesse fatto prima.

Darling in the FranXX (2018) usa il sistema di controllo dei bambini come strumento di combattimento e lo porta verso la metafora corporea — il modo in cui il sistema si appropria del corpo dei giovani prima ancora della loro volontà. La prima metà è tra le più efficaci del decennio; la seconda perde il controllo della propria metafora in un finale cosmico che molti fan trovano deludente.

86 Eighty Six (2021) è la risposta più rigorosa: non c’è metafora, c’è critica diretta. La Republic of San Magnolia dichiara non-umana un’intera etnia per non dover contare i loro morti. L’anime di A-1 Pictures non consola il suo pubblico — mostra il meccanismo del genocidio istituzionale con la stessa precisione con cui un saggio politico lo analizza, ma attraverso personaggi in cui è impossibile non identificarsi.

La traiettoria del genere negli anni 2020 sembra confermare questa direzione: il mecha come lente per la critica politica e sociale, con meno interesse per le battaglie spettacolari e più per le domande su chi decide chi merita di sopravvivere.

Da dove iniziare: guida per tipo di spettatore

Se vuoi capire le origini: Mazinger Z → Goldrake → Gundam 1979

Se vuoi il mecha psicologico per eccellenza: Neon Genesis Evangelion (obbligatorio) → poi Gurren Lagann come risposta opposta

Se vuoi il thriller politico: Code Geass → Death Note (non mecha ma stesso DNA)

Se vuoi il romance nel mecha: Eureka Seven → Escaflowne → Macross

Se vuoi il mecha moderno senza conoscenza pregressa: Gurren Lagann o 86 Eighty Six

Se vuoi la commedia con il mecha: Full Metal Panic? Fumoffu (accessibile anche senza aver visto la prima stagione)

Se vuoi la nostalgia anni 80: Goldrake, Daitarn 3, Macross/Robotech

Se cerchi il mecha con il cast più ricco: Code Geass — Lelouch, Suzaku, C. C. , Kallen, Nunnally sono costruiti con una specificità che molte serie non raggiungono nemmeno per il protagonista singolo

Se vuoi il mecha più accessibile in assoluto senza conoscenze pregresse: Gurren Lagann, episodio 1 — la serie si spiega da sola in venti minuti

Se vuoi il mecha con l’animazione migliore oggi: 86 Eighty Six (A-1 Pictures, 2021) per il mecha moderno; Gurren Lagann per il mecha degli anni 2000; Escaflowne per gli anni Novanta. Per i classici, nessuno regge il confronto con gli standard contemporanei — si guardano per la storia, non per l’animazione

Una nota importante: non è necessario guardare tutta la storia del genere per apprezzare qualsiasi singola serie. Code Geass funziona senza aver visto Gundam. Eureka Seven funziona senza aver visto NGE. Il contesto arricchisce; non è un prerequisito

Dove vedere gli anime mecha in streaming in Italia

Crunchyroll ha la libreria più ampia: Code Geass, Gurren Lagann, Kill la Kill, Darling in the FranXX, 86 Eighty Six, Eureka Seven, Full Metal Panic (tutte le stagioni), Escaflowne, Macross.

Netflix ha Neon Genesis Evangelion (con i film The End of Evangelion e Death & Rebirth) e alcuni titoli selezionati del catalogo Gundam.

Amazon Prime Video ha alcuni titoli classici disponibili in acquisto o noleggio.

JustWatch è lo strumento più affidabile per verificare la disponibilità aggiornata di ogni singolo titolo su tutte le piattaforme italiane — la libreria dei servizi streaming cambia frequentemente.

Per i classici — Mazinger Z, Goldrake, Daitarn 3 — la disponibilità in streaming legale è più limitata: le edizioni fisiche rimangono spesso l’opzione più completa.

Il filo che unisce tutto

In cinquant’anni il genere mecha ha cambiato tutto tranne una cosa: il robot riflette sempre l’umanità di chi lo pilota.

Mazinger Z è la forza bruta di un ragazzo che vuole difendere quello che ama. Goldrake è la solitudine di un esule che non ha più casa. Gli Eva di Shinji sono il suo rifiuto di connettersi con il mondo. Il Nirvash di Eureka impara a sentire insieme alla sua pilota. Il Lancelot di Suzaku porta il peso di una scelta impossibile. I Juggernaut di Shin combattono senza speranza di sopravvivere, per principio.

Il robot gigante è solo il mezzo. La domanda — chi sei, cosa vuoi, cosa sei disposto a sacrificare — è sempre la stessa.

È per questo che il genere non smette di produrre opere nuove che trovano un’audience. Non si tratta di robot. Si è sempre trattato di esseri umani che cercano di capire cosa significa esserlo — e che usano un robot gigante come specchio per guardare la risposta in faccia.

Domande frequenti

Qual è il miglior anime mecha di sempre? Per influenza: Gundam. Per profondità psicologica: NGE. Per scrittura: Code Geass. Per energia: Gurren Lagann. Per romance: Eureka Seven. Per distopia moderna: 86 Eighty Six. Ognuno è il migliore in qualcosa.

Da dove iniziare con gli anime mecha? Gurren Lagann (27 ep. , accessibile subito) o Code Geass (50 ep. , thriller politico) per un ingresso moderno. NGE se si vuole il titolo più importante del genere. Goldrake o Mazinger Z per le origini.

Cos’è il genere mecha? Anime con robot giganti pilotati da esseri umani. Si divide in super robot (robot onnipotenti, stile eroico) e real robot (armi militari con limitazioni fisiche, stile realistico). La distinzione risale agli anni 70 con Mazinger Z vs Gundam.

Dove vedere gli anime mecha in streaming? Crunchyroll per la libreria più ampia. Netflix per NGE. JustWatch per verificare disponibilità aggiornata di ogni titolo.

Gurren Lagann o NGE: quale guardare prima? NGE prima — è il punto di riferimento che Gurren Lagann commenta e rovescia. Guardare TTGL prima e NGE dopo funziona, ma si perde parte del dialogo tra le due opere.

Code Geass è un anime mecha? Sì — i Knightmare Frame sono mecha militari. Ma Code Geass è prima di tutto un thriller politico: il mecha è il contesto, non il centro. È il caso più estremo di serie in cui il genere mecha serve a raccontare qualcos’altro.

Anime mecha classici anni 70-80: quali guardare? Mazinger Z (le origini assolute), Goldrake (il fenomeno culturale italiano), Daitarn 3 (stile e ironia), Macross (romance nel mecha), Gundam (il real robot). Questi cinque coprono tutta l’evoluzione del decennio.

Darling in the FranXX vale la pena? La prima metà sì — è tra i mecha più efficaci degli anni 2010. La seconda metà perde il controllo della propria metafora. Zero Two come personaggio vale da sola la visione.

86 Eighty Six è adatto ai bambini? No — è per adulti e adolescenti maturi (16+). I temi (genocidio istituzionale, sacrificio dei giovani, disumanizzazione) sono pesanti. È uno dei mecha più seri sul piano politico.

Full Metal Panic ordine di visione? Serie originale (2002) → Fumoffu (2003, commedia pura) → The Second Raid (2005) → Invisible Victory (2018). Fumoffu può essere guardata in qualsiasi momento dopo la prima stagione.

Qual è il mecha con il finale migliore? Code Geass R2 ha il finale più discusso e costruito. Gurren Lagann ha il finale emotivamente più devastante. 86 Eighty Six ha il finale più aperto e politicamente più onesto. NGE ha il finale più controverso della storia del genere.

Macross o Robotech? Macross è l’originale giapponese (36 ep. , 1982). Robotech è l’adattamento americano che unisce tre serie (85 ep. , 1985). In Italia è arrivato Robotech — ma per vedere la storia originale di Hikaru e Minmay è Macross quello giusto.


Il genere mecha non finisce.

Ogni decennio produce una serie che prende quello che c’era e lo porta da qualche parte di inaspettato. Negli anni Settanta era il robot come eroe. Negli anni Ottanta era la guerra come sistema. Negli anni Novanta era il trauma come specchio. Negli anni Duemila era il romance e la politica. Negli anni Dieci e Venti è la distopia come critica sociale.

Il robot gigante cambia forma. La domanda che porta dentro rimane.

Commenti

Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

Nessun commento approvato per ora.

Articoli correlati