Hanno ucciso l'Uomo Ragno: la serie sugli 883, trama, cast e la stagione 2 in arrivo su Sky
Trailer ufficiale via YouTube — canale Sky
C’è una canzone che milioni di italiani sanno a memoria senza aver mai deciso di impararla.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883, la serie Sky Original che racconta la nascita del duo pavese, è stata nel 2024 uno dei casi televisivi italiani dell’anno: il miglior esordio di una serie Sky Original degli ultimi otto anni, due milioni di spettatori medi per i primi episodi a fine programmazione, due Nastri d’argento e una seconda stagione in arrivo a ottobre 2026. Non era scontato che la storia di due ragazzi di provincia con un sogno musicale diventasse così potente sullo schermo. E invece è successo esattamente questo.
Questa è la storia degli 883. E di come Pavia, per otto episodi, sia diventata il centro del mondo.
Di cosa parla Hanno ucciso l’Uomo Ragno: la trama della serie
La serie segue Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) dai banchi del liceo a Pavia fino all’estate del 1992, quando Hanno ucciso l’Uomo Ragno diventa il tormentone d’Italia.
Si parte da una bocciatura. Max ha perso l’anno, deve rinunciare alle vacanze e lavorare nel negozio di fiori di famiglia; quando Silvia, la ragazza più bella di Pavia, gli concede un’uscita, lui le promette una canzone. Mauro è l’opposto: si è appena comprato un’attrezzatura da dj, è pieno di idee spesso assurde ed è convinto di dover diventare qualcuno senza avere ancora capito come. Diventano compagni di banco, e da quell’amicizia nascono gli 883.
Il percorso verso il successo non è lineare. La serie mostra i live andati male, i litigi, le strade che si separano e si ritrovano. E mostra Pavia: i bar, le feste, il senso di soffocamento di chi cresce in una città di provincia che non sembra andare da nessuna parte.
Il primo contatto con il mondo che conta passa da Claudio Cecchetto, il fondatore di Radio Deejay, che i due incontrano in uno studio televisivo di Italia 1. Da lì la strada porta al primo singolo, Non me la menare, e poi all’album Hanno ucciso l’Uomo Ragno (1992). Nella realtà quel disco è arrivato al primo posto in classifica e ha venduto tra le 650.000 e le oltre 700.000 copie a seconda delle stime, senza videoclip e senza campagna pubblicitaria.
La prima stagione si ferma a quell’estate. La seconda, intitolata Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, arriva su Sky dal 9 ottobre 2026 e prende il nome dal secondo album del gruppo.
Il cast: Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli
La scelta dei due protagonisti era la sfida più grande. Interpretare persone reali e viventi, con Max Pezzali ancora in attività, significa rischiare sia la caricatura sia il rispetto reverenziale. Sibilia ha affidato i ruoli a due giovani attori poco noti al grande pubblico, e la scommessa ha pagato: ai Nastri d’argento Grandi Serie 2025 Nuzzolo e Giuggioli hanno vinto insieme il premio come rivelazioni dell’anno.
Elia Nuzzolo porta Max Pezzali sullo schermo con una precisione che va oltre la somiglianza fisica. Cattura la sua timidezza, la tendenza a fare un passo indietro rispetto all’esibizionismo di Mauro, e la capacità di trasformare quella timidezza in canzoni che parlano all’esperienza emotiva di milioni di persone. Le canzoni degli 883 che si sentono nella serie sono rivisitate da Santi Pulvirenti proprio sulla voce di Nuzzolo.
Matteo Oscar Giuggioli come Mauro Repetto è una delle rivelazioni della serie, e all’Italian Global Series Festival 2025 ha vinto il premio come miglior attore protagonista in una serie comedy. Mauro è il personaggio più difficile da gestire: caotico, visionario, spesso irresponsabile, ma anche il motore che impedisce agli 883 di rimanere un progetto nel cassetto. Giuggioli rende questa contraddizione senza mai giudicarlo, lasciando che il personaggio si riveli nella sua complessità.
Intorno a loro c’è una galleria di volti degli anni Novanta. Ludovica Barbarito è Silvia “Atene” Panagiōtopoulos, Davide Calgaro è Cisco, Alberto Astorri e Roberta Rovelli sono i genitori di Max, Sergio e Alba. Roberto Zibetti interpreta Claudio Cecchetto, Edoardo Ferrario il produttore Pier Paolo Peroni; nei panni di altri volti celebri di quegli anni ci sono Leonardo Cappelli (Jovanotti), Carlo Palmeri (Fiorello) e Luca Chikovani (Sandy Marton).
Sydney Sibilia e il realismo provinciale
Sydney Sibilia è il regista della trilogia Smetto quando voglio (2014-2017), la serie comica sui ricercatori universitari precari che si mettono a produrre smart drug non ancora vietate dalla legge. Con quella trilogia aveva dimostrato di saper costruire un tono preciso: intelligente ma mai snob, popolare ma con ambizioni autoriali.
Con Hanno ucciso l’Uomo Ragno porta questo approccio al racconto biografico, e per la prima volta lo fa in una serie. L’ha diretta insieme ad Alice Filippi e Francesco Agostini, l’ha prodotta con Matteo Rovere e l’ha scritta con Chiara Laudani, lo stesso Agostini e Giorgio Nerone. La lavorazione è stata imponente: venti settimane di riprese, dieci città e 120 location, prima di tutte Pavia, poi Milano e Roma. L’Alcatraz di Milano è stato trasformato nel Rolling Stone, il locale del primo concerto del duo, mentre il parco acquatico Hydromania, nel Lazio, ha fatto da Aquafan di Riccione.
Il punto di partenza della scrittura è stato il memoir di Max Pezzali, I cowboy non mollano mai: alcune frasi della serie arrivano da lì parola per parola. Pezzali e Repetto sono stati consultati durante la lavorazione, e Max è passato più volte sul set. Ma la serie non è un documentario. Silvia, per ammissione dello stesso Sibilia, riunisce almeno un paio di ragazze frequentate da Max: la verità dei sentimenti conta più dell’esattezza anagrafica.
La scelta stilistica più interessante è la prospettiva interna: la storia è raccontata dal punto di vista dei due protagonisti, con tutta la limitatezza di veduta che questo comporta. Non c’è un narratore onnisciente che spiega perché le canzoni degli 883 hanno funzionato. Funzionano e basta, e il lavoro della serie è mostrare come sono nate, non spiegarne il meccanismo.
La colonna sonora: le canzoni degli 883 nella serie
Le canzoni degli 883 non sono soltanto la colonna sonora della serie: sono il suo motore narrativo. Non c’è l’effetto jukebox dei successi in fila, ma una mappa di come nasceva quella musica.
La sigla è “Con un deca”, quarto singolo del primo album. La scelta è precisa: è la canzone della sopravvivenza quotidiana, dell’arrangiarsi con poco. Il titolo della serie riprende invece il brano più famoso dello stesso disco. Dal primo album arrivano anche Non me la menare, Jolly Blue e Il problema, uno dei pezzi rimasti fuori dalla prima edizione del CD e recuperati più tardi come tracce bonus.
Le musiche originali sono di Santi Pulvirenti, che ha anche rivisitato i brani degli 883 sulla voce di Elia Nuzzolo. Accanto al repertorio del duo si sentono Wham!, Fine Young Cannibals, Belinda Carlisle, Rino Gaetano, Morrissey e The Cure: un contesto sonoro che aiuta a collocare la musica degli 883 nel panorama di quello che esisteva già, e quindi a capire cosa portavano di nuovo.
Gli 883: cosa è successo dopo la serie
La storia degli 883 raccontata dalla prima stagione finisce con il primo grande successo. La storia reale è molto più lunga.
Per contratto il secondo album doveva uscire già nel 1993. Nord Sud Ovest Est ha superato il primo: oltre 1.350.000 copie, il Festivalbar 1993 e canzoni come la title track, Sei un mito e Come mai, l’unica ballata scritta insieme dai due, che con Fiorello ha vinto anche il Festival italiano di Canale 5.
Mauro Repetto non ha retto a lungo il ritmo del successo. L’ultima apparizione da membro degli 883 è del 15 gennaio 1994, al Roxy Bar di Red Ronnie; il sabato di Pasqua di quell’anno comunica a Max che lascia il progetto, e né Pezzali né Cecchetto riescono a fargli cambiare idea. L’ultimo lavoro del duo è Remix ‘94. Poi Repetto parte per gli Stati Uniti inseguendo una modella di cui si era innamorato, Brandi Quinones: Miami, Los Angeles e poi New York, dove comincia a lavorare a un album rap con la Def Jam di Russell Simmons. Dopo un tentativo nel cinema in Francia, nel 1999 viene assunto a Disneyland Paris, dove comincia vestito da cowboy a Frontierland.
Max Pezzali continua con il nome 883: La donna il sogno & il grande incubo (1995) arriva al primo posto con un milione di copie. Nel 2000 il gruppo lascia la storica Fri Records per la Warner, e all’inizio del 2003 Pezzali abbandona definitivamente il nome 883 per proseguire da solista.
Nel 2012 Repetto fa da corista in Sempre noi di Max Pezzali e J-Ax, ma il ritorno sul palco insieme arriva nel luglio 2022, quando si presenta accanto a Max, prima a Bibione e poi nelle due date evento allo Stadio San Siro di Milano per i trent’anni di carriera di Pezzali. Nel 2023 Repetto pubblica per Mondadori la sua autobiografia, scritta con Massimo Cotto, Non ho ucciso l’uomo ragno. Gli 883 e la ricerca della felicità; l’anno dopo porta a teatro Alla ricerca dell’Uomo Ragno. La serie Sky è arrivata in questo clima di rinnovato interesse per il duo e ha amplificato l’onda.
Gli ascolti record e il fenomeno culturale
Hanno ucciso l’Uomo Ragno non è stata solo una serie di successo: è diventata un evento culturale.
Il debutto è dell'11 ottobre 2024, con due episodi a settimana fino al 1° novembre. A una settimana dall’uscita i primi due episodi avevano 1,3 milioni di spettatori medi, il miglior esordio di una serie Sky Original degli ultimi otto anni; a fine programmazione erano arrivati a due milioni. Il pubblico dei primi episodi ha continuato a crescere nelle settimane successive invece di calare, segno di una serie che si allargava per passaparola.
Il punto è che la serie ha funzionato come macchina del tempo: non solo per chi quegli anni li ha vissuti, ma anche per chi era troppo giovane o non era ancora nato. Un anno dopo, dal 7 al 28 novembre 2025, la prima stagione è passata in chiaro su TV8, allargando ancora il pubblico.
Anche i premi sono arrivati. Ai Nastri d’argento Grandi Serie 2025 ha vinto come miglior serie commedia, oltre al premio per i due protagonisti. All’Italian Global Series Festival 2025 ha vinto come miglior serie comedy, per la regia di Filippi, Agostini e Sibilia e per la sceneggiatura di Laudani, Sibilia, Agostini e Nerone.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno e il cinema e la musica italiana
Nel cinema che racconta la musica, Hanno ucciso l’Uomo Ragno dialoga a distanza con Detroit Rock City e Lords of Chaos: film americani ed europei, lontanissimi per genere e tono, che usano il racconto musicale per parlare di qualcosa di più ampio, cioè l’identità generazionale, il bisogno di uscire da una condizione sociale, la tensione tra autenticità e commercio. Il rock dei KISS, il black metal norvegese e il pop degli 883 sono agli antipodi, ma le domande su cosa significhi fare musica davvero sono le stesse.
Nel contesto italiano, un parallelo inatteso è Mario – Maccio Capatonda: una serie nata per MTV che fa satira assurda sul telegiornale e sulla televisione italiana. Il tono è opposto, ma entrambe lavorano sulla memoria collettiva della cultura pop di casa nostra e sui suoi linguaggi, e sono incomprensibili senza quel contesto.
Nel cluster musicale di CineNote, la serie si affianca a Goblin, la storia di un altro gruppo italiano che ha definito un’estetica sonora intera attraverso la collaborazione con Dario Argento. Il contesto è opposto (colonne sonore horror contro pop da classifica), ma in entrambi i casi la musica racconta qualcosa che le parole da sole non riuscirebbero a dire.
Gli episodi della prima stagione: struttura e momenti chiave
La prima stagione va in onda a coppie di episodi e costruisce un ritmo che accelera progressivamente. I primi due episodi stabiliscono il contesto: la bocciatura di Max, il negozio di fiori, Silvia, l’incontro con Mauro tra i banchi e le prime prove musicali.
Il terzo episodio è quello della prima occasione vera. Max e Mauro stanno preparando la maturità quando arriva l’invito a esibirsi in un programma di Italia 1: Mauro ha spedito una demo senza dirlo a Max. A Milano, negli studi Mediaset, cantano il loro pezzo in inglese davanti a Claudio Cecchetto e Jovanotti. Sulla strada del ritorno il furgone si rompe e i due fanno 19 chilometri a piedi per arrivare in tempo agli orali, che superano. È una rilettura fedele dei fatti: nel 1988 il duo, che allora si chiamava I Pop, esordì davvero in tv a 1, 2, 3 Jovanotti, su Italia 1, con Live in the Music, un brano in inglese dalle sonorità rap. Fu lì che conobbe Cecchetto, fondatore e direttore di Radio Deejay.
Il quarto episodio è quello della crisi e della rinascita. I live vanno male, i due litigano e prendono strade diverse: Max fa il servizio civile guidando le ambulanze della Croce Rossa, Mauro si iscrive all’università e lavora come animatore. Quando si ritrovano, Mauro suggerisce di riscrivere un pezzo di Max in italiano e con il dialetto pavese: diventa Non me la menare, e il gruppo prende il nome dalla Harley-Davidson Sportster 883.
Gli ultimi episodi raccontano l’estate del 1992. Hanno ucciso l’Uomo Ragno è la hit della stagione, ma nessuno sa chi siano gli 883, e i due non sono diventati ricchi. Cecchetto li trova impresentabili, Mauro vuole un tour promozionale, Max ha la testa altrove. Al Cantagiro spiazzano tutti suonando un brano diverso da quello previsto, e il delirio del pubblico diventa un caso nazionale. Poi l’estate di Radio Deejay all’Aquafan di Riccione, dove Max fatica a reggere la parte promozionale. Queste scene sarebbero potute essere retoriche: il talento finalmente riconosciuto, la lacrimuccia. La serie le costruisce invece con un’ironia affettuosa che rende l’emozione più vera, perché i due protagonisti non capiscono ancora bene cosa sta succedendo.
Il finale lascia Max con una promessa mantenuta a metà. Silvia, con cui ha finalmente trovato il coraggio di stare, parte per nove mesi di Erasmus a Dublino. Lui ritrova la cassetta con la canzone che le aveva scritto: si chiama Come mai, e sarà il primo brano del nuovo album.
Pavia come personaggio: la provincia italiana sullo schermo
Una delle cose più riuscite della serie è il modo in cui Pavia diventa un personaggio a tutti gli effetti. Non una scenografia, ma un luogo con una personalità precisa che condiziona i protagonisti.
La provincia italiana di fine anni Ottanta e inizio Novanta aveva una sua logica: abbastanza vicina alle grandi città da riceverne i segnali culturali (la musica dalla radio, i film nei cinema), abbastanza distante da non farne parte. Vivere a Pavia significava guardare a Milano con intensità, ma anche avere il tipo di noia creativa che solo la provincia sa generare, perché quando non c’è nulla da fare si deve inventare qualcosa.
Le canzoni di Max Pezzali sono sempre state canzoni sulla provincia. “Nord Sud Ovest Est” è la mappa di chi non sa dove andare ma sa di voler muoversi. “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” è la nostalgia per qualcosa che forse non è mai esistito ma che si è perso comunque. La serie mostra la radice geografica e biografica di questa scrittura: il modo in cui il paesaggio emotivo di Pavia è entrato nelle canzoni attraverso l’esperienza diretta di due ragazzi che ci vivevano.
Il confronto più immediato nella narrativa televisiva italiana è con la Roma di Suburra e la Napoli di Gomorra: casi in cui la città non fa da sfondo ma contribuisce al significato della storia. Hanno ucciso l’Uomo Ragno fa lo stesso con Pavia, e lo fa con più leggerezza, senza i toni cupi che di solito accompagnano il realismo urbano italiano.
C’è anche una dimensione generazionale che la serie coglie con precisione. Quegli anni non avevano ancora internet, Spotify o YouTube. La musica si scopriva attraverso la radio, le cassette prestate, i dischi comprati senza averli ascoltati prima. Questa fisicità del consumo musicale è parte dell’atmosfera che la serie ricostruisce con cura. E in questo contesto, riuscire a passare in radio era qualcosa di completamente diverso da quello che significa oggi.
Dove vedere Hanno ucciso l’Uomo Ragno in streaming
Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 è un Sky Original disponibile su:
- NOW (streaming): tutti gli episodi on demand con l’abbonamento
- Sky Go e on demand: per gli abbonati Sky
- Sky Serie: il canale della prima messa in onda, dove arriverà anche la seconda stagione
La prima stagione è passata in chiaro su TV8 dal 7 al 28 novembre 2025. Per vederla on demand serve un abbonamento Sky o NOW; NOW offre piani mensili senza vincoli, il modo più flessibile per recuperarla.
La stagione 1 (8 episodi) è disponibile integralmente. La stagione 2, Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, parte il 9 ottobre 2026.
Domande frequenti su Hanno ucciso l’Uomo Ragno (883)
Quante stagioni ha Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
La prima stagione, di 8 episodi, è andata in onda su Sky Serie e NOW dall'11 ottobre al 1° novembre 2024. La seconda, intitolata Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883, arriva dal 9 ottobre 2026.
Dove vedere Hanno ucciso l’Uomo Ragno in streaming?
La serie è un Sky Original: si vede in streaming su NOW e con Sky Go per gli abbonati Sky. La prima stagione è passata anche in chiaro su TV8, dal 7 al 28 novembre 2025.
Chi interpreta Max Pezzali nella serie sugli 883?
Max Pezzali è interpretato da Elia Nuzzolo, Mauro Repetto da Matteo Oscar Giuggioli. Ai Nastri d’argento Grandi Serie 2025 i due hanno vinto insieme il premio come rivelazioni dell’anno.
La serie sugli 883 è fedele alla vera storia?
Nelle tappe principali sì: il liceo a Pavia, l’esibizione su Italia 1 davanti a Claudio Cecchetto e Jovanotti, il nome preso dalla Harley-Davidson Sportster 883, il tormentone del 1992. I dettagli sono romanzati: Silvia, per ammissione di Sibilia, riunisce almeno un paio di ragazze frequentate da Max. Pezzali e Repetto sono stati consultati durante la lavorazione.
Chi ha diretto Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
La serie è ideata da Sydney Sibilia, che l’ha diretta con Alice Filippi e Francesco Agostini. È prodotta da Matteo Rovere e dallo stesso Sibilia.
La serie sugli 883 ha avuto buoni ascolti?
Sì. A una settimana dal debutto i primi due episodi avevano 1,3 milioni di spettatori medi, il miglior esordio di una serie Sky Original degli ultimi otto anni; a fine programmazione erano arrivati a due milioni.
Quando inizia la stagione 2 di Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
La seconda stagione, Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883, parte il 9 ottobre 2026 su Sky Serie e in streaming su NOW. Le riprese si sono svolte tra il 12 luglio 2025 e il 4 febbraio 2026.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno è tratto da un libro?
Non è l’adattamento diretto di un libro, ma Sydney Sibilia ha attinto al memoir di Max Pezzali I cowboy non mollano mai: alcune frasi della serie vengono da lì parola per parola.
Come finisce la prima stagione di Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
Nell’estate del 1992 Hanno ucciso l’Uomo Ragno è il tormentone del momento, ma quasi nessuno sa chi siano gli 883. Dopo il concerto all’Aquafan di Riccione, con Silvia in partenza per nove mesi di Erasmus a Dublino, Max ritrova la cassetta di una canzone scritta per lei: Come mai, il primo brano del nuovo album.
Cosa è successo agli 883 dopo la storia raccontata nella serie?
Mauro Repetto ha lasciato il gruppo nella primavera del 1994, dopo Nord Sud Ovest Est e Remix ‘94. Max Pezzali ha proseguito con il nome 883 fino all’inizio del 2003 e poi da solista. Nel luglio 2022 Repetto è tornato sul palco con lui, anche nelle due date a San Siro.
Perché il gruppo si chiama 883?
Il nome viene dalla cilindrata del modello base della Harley-Davidson Sportster, la 883: Max e Mauro erano appassionati di moto. Prima si chiamavano I Pop.
Qual è la sigla di Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
La sigla è Con un deca, dal primo album degli 883 del 1992. Le musiche originali della serie sono di Santi Pulvirenti.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno è una di quelle serie che sembrava impossibile sbagliare e che era facilissimo sbagliare. La storia degli 883 è già scritta: tutti sanno com’è andata. Il lavoro di Sibilia era trovare il perché. E lo ha trovato non nella musica come talento innato, non nel successo come destino, ma nell’amicizia tra due ragazzi di provincia che insieme riuscivano a essere qualcosa che da soli non sarebbero mai stati. Quella dinamica è più difficile da spiegare di qualsiasi backstage musicale. E la serie ci riesce.
Il resto lo racconterà la seconda stagione, che riparte da Come mai.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.