Jabberwocky: il primo film di Terry Gilliam, trama, cast e analisi
Dennis Cooper non vuole essere un eroe.
Non lo vuole nel modo più assoluto e totale possibile — non è modestia, non è falsa umiltà, è genuinamente convinto che il suo destino sia altrove.
Vuole solo sposare la figlia di un bottaio in un paese vicino, tenere i propri affari in ordine, e sopravvivere all’Inghilterra medievale — che nel mondo di Jabberwocky è un posto particolarmente sgradevole: fangoso, puzzolente, pericoloso, governato da un re vecchio e da una corte di incompetenti.
Ma Dennis (Michael Palin) ha la disgrazia di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E Jabberwocky — il primo film che Terry Gilliam diresse da solo, nel 1977 — è la storia di come quello che non vuoi fare può comunque diventare quello che fai.
È un film che pochi conoscono fuori dall’ambito dei cinefili del cinema britannico anni settanta. È un film che vale la pena trovare.

Di cosa parla Jabberwocky: la trama
Un mostro — il Jabberwocky — sta devastando le campagne del regno. I commercianti sono in crisi, i viaggiatori non si avventurano più sulle strade, la corte è paralizzata dalla paura. Il re (Max Wall) indice un torneo per trovare un campione capace di affrontare la creatura.
Dennis Cooper è un garzone di bottaio che arriva nella città del re in cerca di lavoro e di Griselda (Deborah Fallender), la donna che ama. Nei suoi tentativi di trovare lavoro e di incontrare Griselda, Dennis attraversa tutta la gerarchia medievale — mercanti, nobili, frati, cavalieri — con una combinazione di ingenuità totale e fortuna sfacciata che lo porta sempre fuori dai guai, ma mai nella direzione che lui vorrebbe.
Per una serie di equivoci e incomprensioni, Dennis finisce per essere spinto nella missione di affrontare il Jabberwocky. Non è una scelta eroica: è il risultato di una catena di malintesi in cui Dennis non riesce mai a dire la cosa giusta al momento giusto.
L’affrontamento finale con il mostro non è glorioso. Dennis sopravvive quasi per caso, la creatura muore in modo grottesco, e Dennis viene proclamato eroe del regno — proprio quando avrebbe preferito qualcos’altro.
Gilliam prima di Gilliam: il contesto del 1977
Nel 1977, Terry Gilliam era conosciuto principalmente come il membro dei Monty Python che faceva le animazioni. Aveva co-diretto Monty Python e il Sacro Graal (1975) con Terry Jones, ma Jabberwocky fu il suo primo lungometraggio come regista unico.
Il film fu prodotto con budget risicatissimi — circa 587.668 sterline, una somma che nel 1977 era comunque sufficiente per girare un film ambientato nel Medioevo, ma solo con molta inventiva e sacrificio. Gilliam usò location reali in Inghilterra e Galles, costruì i set nel modo più economico possibile, e usò la limitazione budgetaria come vincolo creativo: se non poteva mostrare la grandiosità medievale, poteva mostrarne la miseria, che era comunque più onesta storicamente.
Il risultato è un film che si distingue nettamente dagli altri film medievali dell’epoca per il rifiuto del romanticismo: il Medioevo di Jabberwocky è sporco, malodorante, violento, irrazionale. I contadini sono ignoranti e superstiziosi. I nobili sono incompetenti e vanitosi. Le città medievali sono fango, odori, sovraffollamento.
È una visione del Medioevo che ha più in comune con la storiografia del periodo che con le fantasie romantiche di Hollywood. Gilliam si era documentato sulle condizioni di vita medievali — non per fare un film storico, ma per dare alla commedia una base di squallore autentico che rendesse i personaggi ancora più assurdi nel loro contesto.
Michael Palin come Dennis: l’eroe che non vuole essere eroe
Michael Palin porta a Dennis Cooper qualcosa che non è facilmente imitabile: una qualità di sincerità totale che lo rende quasi immune all’ironia.
Dennis non è stupido nel senso tecnico del termine. È ingenuo — genuinamente, completamente ingenuamente convinto che il mondo funzioni in modo ragionevole se uno fa le cose giuste. Il suo ottimismo non è una difesa contro la realtà: è la sua modalità di default, una fede incrollabile nel buon senso che non ha ancora incontrato abbastanza prove contrarie per vacillare.
Palin costruisce questo personaggio con precisione anatomica. Non c’è mai un momento in cui Dennis sembra consapevole della propria assurdità — e questo lo rende comicamente devastante nelle situazioni giuste. Quando Dennis cerca di spiegare pazientemente la propria situazione a qualcuno che non capisce, c’è un tipo di disagio comico specifico che deriva dall’assistere a una persona completamente razionale in un contesto completamente irrazionale.
Il personaggio di Dennis è il prototipo di tutti i protagonisti inadeguati di Gilliam: Sam Lowry in Brazil, Kevin in Time Bandits, Jack Lucas in The Fisher King. Persone che non hanno chiesto di trovarsi nella posizione in cui si trovano, e che affrontano la loro situazione con le risorse che hanno — che di solito non sono le risorse giuste per quello che si richiede.
Il cast di supporto: personaggi di contorno, carattere medievale
Gilliam assembla attorno a Dennis un cast di caratteristi che costruisce la società medievale attraverso i suoi tipi umani.
Max Wall — comico britannico di lungo corso, quasi settant’anni al momento del film — interpreta il re con una combinazione di senilità e caparbietà che funziona perfettamente. Il re di Jabberwocky è un vecchio che ha governato abbastanza a lungo da non capire più le cose, ma abbastanza poco da non avere ancora perso il senso del proprio potere. Max Wall porta al personaggio la sua fisicità di comico di varietà — i movimenti esagerati, le pause comiche, le espressioni di confusione imperiale — in modo che sembri autentico piuttosto che performativo.
Warren Mitchell interpreta il padre di Griselda, il bottaio che Dennis vorrebbe come suocero — un uomo ossessionato dai soldi e dalla reputazione che vede in Dennis solo un fallimento economico potenziale. La gestione dei rapporti tra Mitchell e Palin nei momenti in cui Dennis cerca di conquistare la fiducia del potenziale suocero è un esempio di come Gilliam usasse la tradizione della commedia britannica di classe — il conflitto tra aspiranti e stabiliti — dentro una struttura medievale.
Harry H. Corbett, noto al pubblico britannico come Harold Steptoe di Steptoe and Son, interpreta un cavaliere. È un piccolo ruolo, ma Corbett porta nella parte quella qualità di dignità frustrata che aveva perfezionato in anni di sitcom britannica — qualcuno che crede nella propria importanza molto più di quanto il mondo la riconosca.
L’insieme di questi personaggi costruisce un Medioevo che non è abitato da archetipi eroici ma da persone riconoscibili — tipi umani che esistono in ogni epoca e che il Medioevo rende solo più visibili nella loro assurdità perché la distanza storica rimuove la familiarità che ci impedirebbe di vederli chiaramente.
La produzione: girare il Medioevo senza soldi
Il budget limitatissimo di Jabberwocky costrinse Gilliam a soluzioni creative che contribuirono paradossalmente all’autenticità del film.
I costumi furono realizzati usando materiali economici e tecniche di invecchiamento artigianali — fango, vernici, strappi intenzionali — che producono un effetto molto più convincente dei costumi di produzione elaborata di film medievali con budget dieci volte superiore. Le location sono principalmente castelli e campagne reali del Galles e dell’Inghilterra occidentale — non set costruiti, ma luoghi che hanno centinaia di anni di storia incisa nelle pietre.
Il direttore della fotografia Terry Bedford lavorò con Gilliam per sfruttare la luce naturale il più possibile, usando le condizioni meteorologiche britanniche — che tendono verso il grigio e il bagnato — come elemento visivo piuttosto che come problema da risolvere. Il risultato è una fotografia che sembra storicamente coerente con l’idea di un Medioevo effettivamente poco soleggiato e confortevole.
Gilliam aveva imparato dalle animazioni dei Monty Python — costruite con budget minimo ma con grande attenzione ai dettagli visivi — che la limitazione è un vincolo creativo quando la usi e un nemico quando la combatti. Jabberwocky è costruito intorno ai propri limiti: non cerca di sembrare un film hollywoodiano con budget ridotto, cerca di sembrare qualcosa che solo con quel budget e quelle location poteva essere fatto.
Il Jabberwocky come metafora: il sistema contro l’individuo
La creatura del titolo — il Jabberwocky — è fisicamente presente nel film, ma funziona anche come metafora.
Il mostro esiste, ma il film mostra sistematicamente che il panico generato dal mostro è più distruttivo del mostro stesso. I commercianti non possono fare affari perché le strade sono bloccate dalla paura. Il re non riesce a governare perché è ossessionato dalla crisi. La corte è in stallo. Il paese si sta sgretolando non perché il Jabberwocky stia attaccando le città, ma perché l’esistenza del Jabberwocky ha paralizzato il sistema.
Gilliam, che due anni prima aveva contribuito a demolire il mito del cavaliere medievale con Monty Python e il Sacro Graal, fa qui qualcosa di diverso: usa il mostro non per ridurre i cliché del genere, ma per esaminare come le istituzioni rispondono alle crisi. La risposta è invariabilmente incompetente, ritardata, e più interessata alla propria sopravvivenza che alla soluzione del problema.
È il tema centrale di Brazil, anticipato di quasi un decennio: il sistema non funziona, e il singolo individuo che ci entra in contatto viene sistematicamente distrutto o beffato. L’unica differenza è che in Jabberwocky Dennis sopravvive — per caso, e senza capire cosa è successo.
La ricezione e il contesto britannico degli anni Settanta
Jabberwocky uscì nel 1977 in un momento particolare per il cinema britannico.
Il periodo era quello in cui le case di produzione britanniche cercavano di trovare un punto di equilibrio tra il cinema d’autore europeo — French New Wave, Nuovo Cinema Tedesco — e le esigenze commerciali del mercato angloamericano. EMI, Goldcrest, Handmade Films stavano tutti sperimentando con produzioni a basso budget che avevano ambizioni autoriali. L’ambiente era, per chi sapeva muoversi, relativamente favorevole a film insoliti.
Il film fu distribuito nel mercato britannico con un’accoglienza tiepida — non un flop, ma non un successo. La critica non sapeva esattamente come classificarlo: non era abbastanza Python per il pubblico dei Python, non era abbastanza serio per il pubblico del cinema d’autore, non era abbastanza commerciale per il grande pubblico. Stava in un punto intermedio scomodo.
Negli Stati Uniti, dove fu distribuito con il sottotitolo “Monty Python’s Jabberwocky”, andò un po’ meglio — il pubblico americano dei Python era più disposto a comprare biglietti per qualsiasi cosa portasse quel nome. Ma anche lì rimase un film di nicchia.
Nel corso degli anni il film ha rivalutato la propria reputazione. La critica retrospettiva — specialmente dopo il successo di Brazil e di The Fisher King — ha riconosciuto in Jabberwocky i germi di tutto quello che Gilliam avrebbe sviluppato. Il Criterion Collection lo ha restaurato in 4K, una validazione culturale che viene riservata ai film che hanno un’importanza nella storia del cinema superiore alla loro ricezione originale.
Il posto di Jabberwocky nella filmografia di Gilliam: il documento delle origini
Ogni grande regista ha un film che vale la pena guardare non come opera compiuta ma come laboratorio — il luogo in cui sta ancora trovando il proprio stile, in cui i temi futuri sono presenti ma ancora grezzi, in cui i meccanismi della visione si vedono lavorare.
Per Gilliam, Jabberwocky è quel film.
I temi sono tutti lì. Il protagonista inadeguato trascinato da forze più grandi: Dennis Cooper anticipa Sam Lowry di Brazil e Kevin di Time Bandits con vent’anni di anticipo. Il sistema istituzionale incompetente e auto-referenziale: la corte del re di Jabberwocky è una versione medievale della burocrazia totalitaria di Brazil. Il conflitto tra immaginazione e realtà: il Jabberwocky stesso, creatura che esiste al confine tra il mito e il fatto, è il primo dei portali tra mondi diversi che attraverserà tutta la filmografia di Gilliam. Lo stesso territorio — un’Europa medievale dove le fiabe sono reali e il razionalismo è insufficiente — sarebbe tornato quasi trent’anni dopo in I fratelli Grimm (2005), stavolta con un budget quaranta volte superiore e risultati paradossalmente meno coerenti.
Quello che manca in Jabberwocky rispetto ai film successivi è la profondità visiva. Il film è bello da vedere, ha momenti memorabili, ma non ha ancora la densità visiva di Brazil — quella qualità di avere sempre qualcosa in ogni angolo dell’inquadratura che se guardi meglio ti dice qualcosa di più sul mondo del film. Quella densità arriverà con il budget e con l’esperienza.
Quello che c’è in Jabberwocky e che non si impara con il budget è il tono. Il modo in cui Gilliam tiene insieme comico e tragico senza che uno schiaccia l’altro, il modo in cui la commedia non annulla la serietà del tema, il modo in cui il finale amaro non distrugge la leggerezza del percorso — tutto questo è già perfettamente calibrato nel 1977. È una questione di sensibilità, e le sensibilità non si comprano con i soldi della produzione. O ci sono o non ci sono. In Jabberwocky ci sono già.
Lo stile visivo: il Medioevo come incubo quotidiano
Gilliam usò Jabberwocky per sviluppare il suo linguaggio visivo prima che avesse il budget per portarlo alle sue conclusioni naturali.
Il film è pieno di dettagli visivi tratti dall’iconografia medievale — in particolare dai dipinti fiamminghi e dalle miniature dei codici del periodo. Gilliam aveva studiato l’arte medievale non come fonte di ispirazione estetica astratta, ma come documentazione di come la gente del Medioevo vedeva il proprio mondo: sporco, affollato, pieno di malattia e di violenza, ma anche di una certa vivacità caotica.
La composizione delle inquadrature di Jabberwocky riprende questa estetica: affollamento di piani, profondità di campo ridotta, colori desaturati verso il marrone e il grigio interrotti da accenti di colore vivace nelle vesti dei nobili. È un visual che anticipa la textura visiva di Brazil — quel modo di costruire ambienti claustrofobici dove il mondo sembra sempre sul punto di esplodere di squallore.
Il Jabberwocky come creatura è deliberatamente anti-eroico. Non è terrificante nel senso convenzionale — è più grottesco che impressionante, più disgustoso che minaccioso. Gilliam voleva una creatura che corrispondesse all’estetica generale del film: realistica nel senso di essere fisicamente credibile, ma visivamente sbagliata rispetto alle aspettative del genere.
La connessione con i Monty Python: confusione commerciale, originalità artistica
La distribuzione americana del film fu commercializzata con il sottotitolo “Monty Python’s Jabberwocky” — una scelta puramente commerciale che Gilliam ha sempre considerato un errore.
La confusione era comprensibile: Michael Palin era un membro dei Python, il film era britannico, il tono medievale ricordava Il Sacro Graal. Ma Jabberwocky è un film fondamentalmente diverso dai Python: non ha la struttura a sketch del loro umorismo, non ha il meta-humor consapevole, non cerca mai di ridere di se stesso. È un film che prende sul serio la propria storia — anche quando quella storia è assurda.
La distinzione è importante perché definisce il tipo di regista che Gilliam stava diventando. I Python erano fondamentalmente un gruppo comico che faceva cinema; Gilliam era un regista che usava la commedia. La differenza non è di valore — è di approccio. E Jabberwocky è il primo documento di quell’approccio applicato a un lungometraggio senza co-registi.
Il finale: l’eroe che non capisce cosa ha vinto
Il finale di Jabberwocky è la chiave di tutto.
Dennis uccide il Jabberwocky — o più precisamente, Dennis e la creatura si scontrano in modo caotico e la creatura muore. Non c’è niente di eroico nel modo in cui avviene: è un incidente fortunato che si conclude nel modo sbagliato per la creatura.
Dennis viene proclamato campione del regno. Il re gli offre la mano della principessa Griselda — non la Griselda che Dennis amava, ma una principessa con cui non ha niente in comune. Dennis non riesce a rifiutare. Non riesce a spiegare che questa non era la cosa che voleva. Il momento in cui avrebbe dovuto dire no passa senza che lui riesca a fermarlo.
La scena finale mostra Dennis che guarda la propria fidanzata originale — quella che amava davvero — mentre lei si allontana con un altro. Dennis ha vinto. Dennis ha perso.
È un finale amaro con una superficie comica. Gilliam non dà a Dennis quello che voleva, non perché il mondo sia crudele in modo deliberato, ma perché il sistema — il sistema feudale, la gerarchia, la logica del potere — non prevede che le persone ottengano quello che vogliono. Prevede che ottengano quello che il sistema ha deciso per loro.
Il parallelo con Brazil — scritto quasi dieci anni dopo — è quasi perfetto. Sam Lowry in Brazil muore rifugiandosi nella propria fantasia perché il sistema lo ha distrutto fisicamente. Dennis in Jabberwocky sopravvive ma ottiene una vita che non ha scelto. L’uno è una tragedia, l’altro è una commedia amara. Ma la diagnosi è la stessa: il sistema non è fatto per le persone che ci vivono dentro.
La differenza fondamentale tra i due finali è che Dennis non capisce cosa ha perso. Sam Lowry sa esattamente cosa gli sta succedendo — e per quello la sua tragedia è più intensa, più lacerante. Dennis non ha quella consapevolezza: guarda la propria vita che prende una direzione sbagliata con la stessa espressione ottimisticamente confusa con cui ha affrontato tutto il resto. È questa incapacità di tragedia consapevole — questo ottimismo impermeabile alla propria sconfitta — a rendere il personaggio di Dennis qualcosa di specificamente comico nel senso alto del termine: non qualcuno di cui ridere, ma qualcuno in cui riconoscere una forma di resistenza inconsapevole al proprio destino.
Dove vedere Jabberwocky in Italia
Jabberwocky è disponibile in Italia principalmente come acquisto o noleggio digitale su Apple TV e Google Play Film. Il Criterion Channel (mercato americano) lo ha restaurato in 4K con materiale supplementare, ma la disponibilità italiana è limitata. Verificare JustWatch Italia per la disponibilità aggiornata.
È un film che vale la pena cercare: è il documento di un regista che trovava il proprio stile, e i semi di tutto quello che Gilliam avrebbe fatto in seguito sono già visibili in ogni inquadratura. Per la filmografia completa di Gilliam, da questo film fino a L’uomo che uccise Don Chisciotte, leggi la guida completa alla filmografia di Terry Gilliam. Per chi ha già visto Brazil, Time Bandits o The Fisher King, guardare Jabberwocky è come guardare indietro alle fondamenta di una casa già costruita — si vede dove vengono le pareti, dove vengono i soffitti, da quali materiali è stato costruito tutto il resto. Non è necessario per capire Gilliam. Ma arricchisce enormemente la comprensione di come sia diventato quello che è diventato.
Domande frequenti su Jabberwocky
Di cosa parla Jabberwocky? Dennis Cooper (Michael Palin) è un giovane garzone di bottaio nell’Inghilterra medievale. È ottimista, ingenuo e completamente incapace di stare al suo posto. Quando un mostro — il Jabberwocky — comincia a devastare il regno, Dennis si ritrova per una serie di equivoci a dover affrontare la creatura. Non perché sia eroico, ma perché nessuno riesce a fermarlo.
Jabberwocky è un film dei Monty Python? No, anche se la confusione è comprensibile. Il film fu distribuito con il sottotitolo “Monty Python’s Jabberwocky” in alcune versioni americane per ragioni di marketing. Ma Jabberwocky è tecnicamente il primo film solo di Terry Gilliam come regista.
La poesia di Lewis Carroll è nel film? Il titolo viene dalla poesia Jabberwocky di Lewis Carroll. Il film usa la struttura di base — un giovane protagonista contro un mostro — ma la reinterpreta in chiave medievale grottesca, senza seguire fedelmente la poesia.
Qual era il budget di Jabberwocky? Il budget fu di circa 587.668 sterline — molto basso anche per il 1977. Il film incassò circa 479.219 sterline nel mercato britannico, con risultati migliori nel mercato americano.
Chi è Michael Palin nel film? Michael Palin interpreta Dennis Cooper, il protagonista — un garzone di bottaio ottimista e goffo che finisce inesorabilmente trascinato verso avventure che non ha cercato. È il tipo di personaggio che Palin sapeva costruire meglio: sincero fino alla stupidità, tenace senza saperlo.
Dove vedere Jabberwocky in streaming in Italia? Jabberwocky è disponibile in Italia principalmente come acquisto o noleggio digitale su Apple TV e Google Play. Verificare JustWatch Italia per aggiornamenti sulla disponibilità in abbonamento.
Come si collega Jabberwocky alla filmografia successiva di Gilliam? Jabberwocky introduce tutti i temi centrali di Gilliam: il protagonista inadeguato trascinato da eventi più grandi di lui, il contrasto tra immaginazione e realtà grigia, il Medioevo come spazio metaforico del sistema che schiaccia l’individuo.
Il film è adatto ai bambini? No. Nonostante il tono fiabesco, Jabberwocky gioca pesantemente sul grottesco medievale — sporcizia, violenza, morte. La visione è adulta e satirica.
Jabberwocky è stato restaurato? Sì. Il Criterion Collection ha restaurato Jabberwocky in 4K per il mercato americano, con materiale supplementare e interviste con Gilliam e Palin.
C’è un sequel di Jabberwocky? No. Il film rimase un’opera standalone. Gilliam passò rapidamente a Time Bandits (1981), che rappresentò un salto qualitativo nella sua carriera.
Qual è il tono del film? Il tono oscilla tra la commedia nera e il grottesco. Non è una parodia medievale come Monty Python e il Sacro Graal — è qualcosa di più serio, che vuole davvero costruire un Medioevo credibile nella sua squallore.
Perché Gilliam scelse la poesia di Carroll come punto di partenza? La poesia di Carroll — con la struttura di una creatura mostruosa da affrontare — era un punto di partenza ideale per un film che voleva ribaltare i cliché del genere. Carroll era anche un autore che Gilliam ammirava per la capacità di usare il nonsense come strumento critico.



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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.