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L'uomo che uccise Don Chisciotte: Gilliam, Adam Driver, 30 anni di produzione e trama

Il film più lungo della storia del cinema: trent'anni tra alluvioni, cause legali e follia
04-08-2026 2018 ⭐ 6.4/10
L'uomo che uccise Don Chisciotte: Gilliam, Adam Driver, 30 anni di produzione e trama
Regia Terry Gilliam
Generi Avventura, Commedia, Fantasy
Cast Adam Driver, Jonathan Pryce, Stellan Skarsgård, Olga Kurylenko, Joana Ribeiro

Il progetto iniziò nel 1989.

Terminò nel 2018.

In mezzo ci sono ventinove anni di tentativi falliti, alluvioni distruttive, infortuni devastanti, attori morti prima che il film uscisse, cause legali estenuanti, co-produttori che si ritirarono, finanziamenti che svanirono, casting che cambiò quattro volte. C’è un documentario — Lost in La Mancha (2002) — che racconta il disastro della prima vera produzione, quella del 2000, che fu abbandonata dopo sei giorni sul set.

L’uomo che uccise Don Chisciotte è il film che Terry Gilliam non riusciva a smettere di fare.

Non perché fosse ossessionato da una storia specifica. Perché il film stesso era diventato, nel percorso, una versione di Don Chisciotte: un uomo che continua a inseguire un ideale impossibile contro tutti i mulini a vento del mondo reale.

Il film esisteva già come metafora prima di esistere come opera.

L’uomo che uccise Don Chisciotte

Di cosa parla L’uomo che uccise Don Chisciotte: la trama

Toby Grisoni (Adam Driver) è un regista pubblicitario di successo. Cinico, efficiente, completamente scollegato dall’idealismo con cui aveva iniziato la carriera. Sta girando uno spot pubblicitario in Spagna quando scopre che il luogo delle riprese è vicino a un villaggio dove, vent’anni prima da studente universitario, aveva girato il suo primo cortometraggio — un adattamento amatoriale del Don Chisciotte di Cervantes.

Per curiosità, Toby torna nel villaggio. Trova Javier (Jonathan Pryce), il vecchio calzolaio che aveva convinto a interpretare Don Chisciotte nel cortometraggio studentesco. Javier non ha dimenticato. Anzi, l’esperienza ha avuto su di lui un effetto devastante: non distingue più la realtà dalla finzione del romanzo di Cervantes. Crede di essere Don Chisciotte. Crede che Toby sia Sancho Panza. E comincia a trascinarlo in avventure.

Da questo punto il film oscilla tra il presente spagnolo di Toby — con i suoi problemi professionali, il suo rapporto complicato con il produttore Rupert (Stellan Skarsgård) e la moglie di questi (Olga Kurylenko) — e le avventure di Javier, che vive in un’epoca medievale che esiste solo nella sua testa.

La struttura è volutamente ambigua: il confine tra quello che è realmente accaduto e quello che Javier (o Toby stesso) immagina non è mai chiaro. Il film usa questa ambiguità non come trucco narrativo ma come riflessione sul tema del romanzo originale di Cervantes — la domanda su cosa sia più reale, la realtà che percepiamo o il mondo che costruiamo con l’immaginazione.

Il disastro del 2000: Lost in La Mancha

La storia della produzione del 2000 è diventata più famosa del film stesso — almeno fino al 2018.

Gilliam e il co-sceneggiatore Tony Grisoni (a cui il personaggio di Driver deve il nome) avevano finalmente messo insieme un budget di 32 milioni di dollari. Jean Rochefort — il grande attore francese — era Don Chisciotte. Johnny Depp era Toby. Il cast di supporto era assemblato. Le location spagnole erano scoute e prenotate.

Il primo giorno di riprese fu regolare. Il secondo anche. Il terzo giorno, un’alluvione improvvisa e violenta distrusse parte delle attrezzature di suono e inondò il set. I danni erano recuperabili.

Poi Rochefort, sessantacinque anni, cominciò ad avere problemi alla schiena. Non problemi minori: una doppia ernia del disco aggravata dalle ore in sella al cavallo di Don Chisciotte. Rochefort tornò a Parigi per ricevere cure mediche. Non si riprese abbastanza in fretta. La produzione aspettò. Le settimane passarono. Fu chiaro che Rochefort non sarebbe potuto tornare sul set in quella finestra temporale.

Il budget era esaurito. I co-produttori si ritirarono. La produzione fu dichiarata ufficialmente abbandonata.

I registi documentaristi Keith Fulton e Louis Pepe erano sul set per documentare la produzione di un film e si trovarono invece a documentare il suo crollo in tempo reale. Il loro film — Lost in La Mancha, uscito nel 2002 — è uno dei documentari più straordinari sulla produzione cinematografica mai realizzati: non perché il fallimento sia raro, ma perché raramente si ha accesso a registrare ogni singolo momento in cui un progetto si sgretola.

Rochefort morì nel 2017, un anno prima che il film uscisse. Non vide mai il prodotto finito.

I trent’anni di tentativi: il calvario produttivo

Dopo il 2000, Gilliam non smise di cercare di girare il film.

Il problema principale erano i diritti. Dopo il collasso della produzione, ci fu una causa legale tra Gilliam e i produttori originali per stabilire chi detenesse i diritti sulla sceneggiatura e sul progetto. La causa durò anni.

Nel frattempo, Gilliam tentò almeno quattro versioni diverse del film con cast diversi. Robert Duvall come Don Chisciotte e Ewan McGregor come Toby — non si riuscì a trovare i finanziamenti. Michael Palin come Don Chisciotte — Palin era disponibile ma il budget non si assemblò. Jack O’Halloran come Don Chisciotte — svanì nella nebbia produttiva.

Nel 2016, sembrava finalmente fatta: un accordo con una co-produzione franco-spagnolo-portoghese-britannica, con Jonathan Pryce come Don Chisciotte e Adam Driver come Toby. Le riprese iniziarono in Portogallo.

Ma anche questa volta: un produttore che rivendicava i diritti basandosi su accordi del 2000 tentò di bloccare il film. La battaglia legale si trascinò fino alla proiezione a Cannes 2018 — il film fu ammesso in extremis, dopo una decisione del tribunale a poche ore dalla proiezione.

Gli anni tra il 2000 e il 2016: i tentativi dimenticati

Il periodo tra il fallimento del 2000 e la produzione completata del 2016 è meno documentato di quello che ci si aspetterebbe — in parte perché molti tentativi non arrivarono mai abbastanza lontano da generare documentazione pubblica.

Il primo ostacolo sistematico fu la causa legale per i diritti. Il film era stato co-prodotto con fondi tedeschi, e quando la produzione collassò, il co-produttore tedesco rivendicò i diritti sulla sceneggiatura e sul materiale girato nei sei giorni sul set. La causa si trascinò per anni — in alcuni momenti sembrava risolta, poi riemergeva sotto nuova forma.

Nel frattempo, il progetto rimase nella mente di Gilliam come qualcosa di irrisolto. Non una questione professionale — quasi tutte le persone del settore capivano che il film del 2000 era stato vittima di circostanze straordinarie — ma qualcosa di personale. Come se il Don Chisciotte che non era riuscito a girare rappresentasse un tipo di sconfitta che non poteva accettare.

Nel 2010 ci fu una finestra: Robert Duvall aveva espresso interesse per il ruolo di Don Chisciotte, e per un breve periodo sembrò che un accordo fosse possibile. I colloqui avanzarono fino alla fase dei contratti, poi si arenarono su questioni di budget e di controllo creativo. Il progetto fu di nuovo accantonato.

Nel 2012, Michael Palin — un collaboratore storico di Gilliam dai tempi dei Monty Python — fu considerato per Don Chisciotte. Palin era disponibile, il progetto aveva una certa inerzia, ma di nuovo: i finanziamenti non si assemblarono abbastanza velocemente, e la finestra si chiuse.

Nel 2016, con la produzione finalmente avviata e una co-produzione multinazionale in piedi, arrivò un’altra complicazione: Paulo Branco, un produttore portoghese che affermava di avere diritti sul progetto in base a accordi firmati durante uno dei tentativi falliti degli anni precedenti. La causa di Branco sarebbe rimasta una spada di Damocle per l’intera fase di post-produzione e distribuzione.

La storia produttiva del film è, in un senso molto reale, più avvincente del film stesso — e Gilliam lo sa. Ha detto in diverse occasioni che se avesse saputo quanto sarebbe durata la battaglia, probabilmente non avrebbe iniziato. Ma una volta iniziata, non riusciva a fermarsi.

Lo stile visivo: passato e presente sovrapposti

Uno degli aspetti più riusciti del film completato nel 2018 è la scelta stilistica di non separare mai nettamente il presente di Toby dall’immaginazione medievale di Javier.

Gilliam e il direttore della fotografia Nicola Pecorini — lo stesso collaboratore di Parnassus — lavorarono per creare un look che fosse contemporaneamente moderno e anacronistico. La Spagna contemporanea del film ha sempre qualcosa di leggermente fuori dal tempo: le strade polverose, le architetture che mischiano il medievale e il moderno, la luce aspra dell’Andalusia che rende tutto ugualmente irreale.

Quando Javier vede mulini a vento, Gilliam mostra le pale eoliche moderne — e per un momento, dalla prospettiva giusta, le pale eoliche sembrano davvero dei giganti. Non è un effetto comico: è la stessa ambiguità visiva che Cervantes aveva costruito nel romanzo, la percezione che la realtà non sia mai così inequivocabile come si vorrebbe.

Le sequenze “medievali” — i momenti in cui Toby viene trascinato completamente nella visione di Javier — usano colori desaturati e grana alta, a evocare le illustrazioni dei romanzi cavallereschi piuttosto che un vero Medioevo ricostruito. Non c’è il solito apparato di produzione in costume; c’è qualcosa di più grezzo e più mentale, come se la scena si svolgesse nella testa di qualcuno piuttosto che nel mondo fisico.

La ricezione critica: divisa, ma rispettosa

L’uomo che uccise Don Chisciotte fu accolto dalla critica con rispetto misto a perplessità.

Il consenso generale riconobbe il valore del progetto — la sua storia produttiva, la performance di Pryce, la coerenza tematica con il resto della filmografia di Gilliam — ma segnalò anche i problemi: una struttura narrativa che a tratti perdeva coerenza, un ritmo irregolare, momenti in cui il film sembrava più interessato a se stesso che ai suoi personaggi.

Alcuni critici, specialmente in Francia e in Spagna — dove Cervantes è qualcosa di più di un classico letterario — lo salutarono come un’opera importante. Others, specialmente nel mercato anglosassone, lo trovarono eccessivamente autoreferenziale.

Gilliam stesso non ha mai sostenuto che il film fosse perfetto. Ha detto, in diverse occasioni, che era il film che riusciva a girare nel 2018, non necessariamente il film che avrebbe girato nel 2000. La differenza tra i due — quella distanza di quasi vent’anni, di tentativi falliti, di attori perduti, di cause legali e finanziamenti svaniti — è visibile nel film, e Gilliam non ha cercato di nasconderla. È quella differenza, quell’accumulo di tempo e di storia, a rendere il film qualcosa di più di un semplice progetto cinematografico realizzato con molto ritardo.

Il film come specchio di se stesso

La cosa più interessante de L’uomo che uccise Don Chisciotte non è la trama — è il fatto che il film sia diventato la propria storia.

Il romanzo di Cervantes racconta di un uomo che non riesce a distinguere la realtà dalla finzione dei romanzi cavallereschi che ha letto. Gilliam ha trascorso trent’anni a inseguire un progetto che continuava a sfuggirgli — proprio come Don Chisciotte insegue avventure che non esistono, scontrandosi con mulini a vento che lui vede come giganti.

Nel film completato, Toby inizia come personaggio cinico e disincantato — il contrario di Don Chisciotte — e nel percorso della storia viene trascinato nell’immaginazione di Javier, cominciando a vedere il mondo attraverso gli occhi del vecchio cavaliere pazzo. È un arco narrativo che replica quello della produzione stessa: Gilliam cominciò come regista pratico con un’idea chiara, e nel percorso fu travolto da forze che trasformarono il progetto in qualcosa di più grande e meno controllabile.

Il finale del film — in cui Toby assume letteralmente il ruolo di Don Chisciotte — è difficilmente separabile da questa meta-lettura. Gilliam non resistette: volle che il film sapesse di se stesso, che la storia della sua produzione impossibile fosse inscritta nel testo.

Il tema: la follia come forma di saggezza

Il romanzo di Cervantes pone una domanda che è rimasta irrisolta per quattro secoli: chi è il folle, Don Chisciotte che vede giganti dove ci sono mulini, o il mondo che non riesce a vedere niente di straordinario in niente?

Gilliam pone la stessa domanda attraverso il personaggio di Toby. Quando il film inizia, Toby è l’uomo razionale: un professionista del cinema che sa esattamente come funzionano le cose, che non ha illusioni, che è immune al romanticismo. È la persona “sana” nel confronto con Javier — il vecchio che ha perso il senno.

Ma nel percorso del film, Gilliam mostra sistematicamente che la razionalità di Toby non lo ha reso felice. È cinico perché ha smesso di credere in qualcosa. Ha successo ma è svuotato. Il contrasto con Javier — che è chiaramente folle ma vive ogni momento con un’intensità che Toby non conosce — suggerisce che forse la follia di Javier è una forma di libertà che la razionalità ha precluso a Toby.

Non è una tesi semplice. Gilliam non romanticizza la follia di Javier — ci sono momenti in cui è pericolosa, in cui causa danni reali a persone reali. Ma la domanda rimane: il mondo di Javier, per quanto delirante, ha una coerenza interna, una bellezza, uno scopo che il mondo di Toby non ha.

È lo stesso tipo di domanda che Brazil aveva posto con Sam Lowry: è meglio essere lucidi in un mondo che non ha senso, o pazzamente felici in un sogno? Brazil dava una risposta tragica — il sogno è distrutto. L’uomo che uccise Don Chisciotte dà una risposta più ambigua.

Il cast di supporto: Stellan Skarsgård e Olga Kurylenko

Stellan Skarsgård interpreta Rupert, il potente produttore per cui Toby lavora. È il personaggio che rappresenta il sistema — il denaro, il potere, la realtà pragmatica — contro cui l’immaginazione di Javier (e, gradualmente, di Toby) si scontra. Skarsgård costruisce il personaggio con la sua consueta solidità: Rupert non è un villain convenzionale, è semplicemente qualcuno che esiste completamente dentro la logica del denaro e del potere, e che non ha nemmeno la capacità di considerare che esista un’altra logica.

Olga Kurylenko interpreta Jacqui, la moglie di Rupert — un personaggio che Toby aveva conosciuto anni prima e che ora è intrappolata nella vita dorata e vuota del marito milionario. È una versione moderna della principessa che Don Chisciotte vuole salvare — e il film la usa consapevolmente come tale, con Toby che si trova a oscillare tra il cinismo moderno e il ruolo del cavaliere che Javier vorrebbe che interpretasse.

Joana Ribeiro interpreta Angelica, una ragazza del villaggio che Toby aveva convinto anni prima a lasciare la Spagna per inseguire un sogno di carriera nel cinema — e che ora si ritrova in una situazione complicata e degradante. La storia di Angelica aggiunge al film un elemento di colpa specifica: Toby non è solo il personaggio generico del cinico disincantato, ma qualcuno che ha fatto un danno concreto a una persona reale.

Adam Driver e Jonathan Pryce: la coppia che ha salvato il progetto

Il successo del film completato dipende in misura enorme dal funzionamento della coppia Driver-Pryce.

Jonathan Pryce costruisce Javier/Don Chisciotte con un equilibrio delicatissimo: il personaggio è chiaramente folle — non c’è ambiguità su questo — ma la sua follia ha una logica interna rigorosa, una coerenza che lo rende credibile dall’interno. Javier non si comporta come un pazzo che non sa quello che fa: si comporta come qualcuno che sa esattamente quello che fa, ma in una realtà diversa da quella degli altri. Pryce mantiene questa distinzione con precisione tecnica.

Adam Driver, nel ruolo del cinico Toby, ha il compito più ingrato: deve essere abbastanza irritante da funzionare come contrasto con l’idealismo di Javier, ma abbastanza umano da permettere all’audience di seguire il suo arco narrativo verso qualcosa di più aperto. È un equilibrio difficile, e Driver lo gestisce con la sua fisicità caratteristica — quella qualità di sembrare sempre leggermente fuori posto, anche nelle situazioni in cui dovrebbe essere a suo agio.

Dove vedere L’uomo che uccise Don Chisciotte in Italia

Il film è disponibile in Italia su Mubi, Prime Video e come noleggio o acquisto digitale su Apple TV e Google Play Film. Verificare JustWatch Italia per la disponibilità aggiornata in abbonamento sulle varie piattaforme.

È un film che richiede di sapere almeno qualcosa della sua storia produttiva per apprezzarlo pienamente — guardare Lost in La Mancha (2002) prima, se possibile, arricchisce enormemente la visione. Per la filmografia completa di Gilliam, da Jabberwocky a questo film finale, leggi la guida completa alla filmografia di Terry Gilliam.

Il posto del film nella filmografia di Gilliam

Ogni film di Gilliam è, in qualche misura, un atto di resistenza contro le forze che cercano di impedirne la realizzazione. Il suo primo film da solo, Jabberwocky (1977), fu girato con meno di 600.000 sterline ma conservava già la sua voce intera. Brazil fu bloccato dalla Universal per mesi prima che Gilliam riuscisse a farlo uscire. Baron Munchausen fu un disastro produttivo con un budget lievitato fuori controllo. I fratelli Grimm fu sabotato dai Weinstein durante la produzione. Parnassus fu completato dopo la morte del protagonista.

Ma L’uomo che uccise Don Chisciotte è il caso estremo. Trent’anni di resistenza. Una causa legale che durò anni. Un documentario sul fallimento diventato più famoso del film stesso.

Il film è uscito nel 2018. Esiste. Non è perfetto — la critica fu divisa, e Gilliam stesso ha ammesso che il film del 2018 non è esattamente quello che immaginava nel 2000. Ma esiste. E quello, alla fine, è il punto: la sconfitta è non completare. Il resto si può discutere.

Don Chisciotte alla fine non uccise mai nessun gigante. Ma continuò a cavalcare.

E Gilliam, con questo film, ha fatto esattamente la stessa cosa: ha continuato per trent’anni a inseguire un’idea sapendo che ogni tentativo poteva essere l’ultimo. Non perché fosse certo di riuscire, ma perché non riusciva a smettere di credere che valesse la pena provarci. La follia di Don Chisciotte è questa: sapere che i giganti non esistono e cavalcarci ugualmente contro.

In quel senso, il film non poteva avere un altro regista. Solo qualcuno che aveva vissuto la propria versione di quell’ossessione poteva farlo con quella comprensione interiore del personaggio — non come intellettuale adesione al testo di Cervantes, ma come esperienza vissuta di cosa significhi rifiutarsi di abbandonare un’idea impossibile per quasi trent’anni di vita professionale.

Domande frequenti su L’uomo che uccise Don Chisciotte

Di cosa parla L’uomo che uccise Don Chisciotte? Toby (Adam Driver) è un regista pubblicitario cinico che torna in Spagna, dove da studente girò un cortometraggio ispirato al Don Chisciotte di Cervantes. Trova il vecchio calzolaio che aveva convinto a interpretare Quixote (Jonathan Pryce) — e che nel frattempo ha perso la testa e crede davvero di essere Don Chisciotte. I due si ritrovano catapultati in avventure tra il reale e il fantastico.

Perché il film di Don Chisciotte ci ha messo 30 anni a essere completato? Gilliam iniziò a sviluppare il progetto nel 1989. Nel 2000, dopo appena sei giorni di riprese in Spagna, un’alluvione distrusse le attrezzature e un infortunio alla schiena di Rochefort rese impossibile continuare. Seguirono anni di cause legali per i diritti, cambi di cast, nuovi tentativi bloccati da problemi di finanziamento. Il film fu completato solo nel 2018.

Chi era Jean Rochefort nel progetto originale del 2000? Jean Rochefort, l’attore francese, era il Don Chisciotte originale. Un infortunio alla schiena lo costrinse ad abbandonare la produzione dopo sei giorni. Rochefort morì nel 2017, un anno prima che il film uscisse con Jonathan Pryce nel suo ruolo.

Lost in La Mancha è il documentario sul film? Sì. Lost in La Mancha (2002) documenta il disastro della produzione del 2000 — l’alluvione, l’infortunio di Rochefort, il crollo finanziario, l’abbandono del set. È diventato un documento fondamentale sulla storia della produzione cinematografica.

Chi interpreta Don Chisciotte nel film completato nel 2018? Jonathan Pryce interpreta Javier — il vecchio calzolaio spagnolo che Toby aveva convinto a interpretare Don Chisciotte per il suo cortometraggio studentesco, e che ormai non distingue più la finzione dalla realtà.

Il film fu presentato a Cannes? Sì. L’uomo che uccise Don Chisciotte fu selezionato come film di chiusura del Festival di Cannes 2018, dopo un ultimo tentativo di blocco da parte di un produttore che rivendicava i diritti, risolto a poche ore dalla proiezione.

Come si collega il film a L’astuzia di Cervantes? Il romanzo Don Chisciotte è il sottotesto costante del film: Toby, come Chisciotte, viene trascinato in avventure che sfidano la sua percezione della realtà. L’ossessione di Javier — che scambia Toby per Sancho Panza — rispecchia la logica del romanzo originale.

Dove vedere L’uomo che uccise Don Chisciotte in streaming in Italia? Il film è disponibile in Italia su Mubi, Prime Video e come noleggio digitale su Apple TV e Google Play. Verificare JustWatch Italia per la disponibilità aggiornata.

Il film fu un successo commerciale? No. Il film incassò circa 1,2 milioni di dollari nel weekend di apertura negli Stati Uniti. La critica fu divisa. In Europa, dove Gilliam ha sempre avuto un seguito più ampio, fu accolto meglio.

Adam Driver era la scelta giusta per il ruolo? Driver porta a Toby una qualità importante: la sua fisicità naturalmente goffa e la sua capacità di sembrare contemporaneamente sicuro di sé e fuori posto si adattano bene a un personaggio cinico ma vulnerabile.

Gilliam considerava il film completato una vittoria? In diverse interviste, Gilliam ha espresso sentimenti contrastanti. Era felice che il film esistesse — aveva trascorso trent’anni a inseguirlo. Ma ammetteva anche che il film del 2018 non era esattamente quello che aveva in mente nel 2000.

Ci sono altri film che hanno avuto una produzione così lunga? La produzione de L’uomo che uccise Don Chisciotte è quasi certamente il caso più estremo nella storia del cinema commerciale. Progetti come Apocalypse Now hanno avuto produzioni tormentate, ma di mesi o anni — non decenni.

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