Lupin III: guida completa, serie, film, Il Castello di Cagliostro e l'eredità del ladro gentiluomo
Lupin III esiste da più di cinquant’anni.
Non è una statistica — è un miracolo culturale. Cinquant’anni di furti impossibili, di sorrisi beffardi sotto un cappello rosso, di Zenigata che arriva sempre un secondo troppo tardi. Cinquant’anni di Fujiko che tradisce e viene tradita, di Jigen che non si toglie mai il cappello, di Goemon che taglia cose con la spada e poi commenta con serietà cosmica che era una cosa inutile da tagliare.
In Italia, Lupin III è qualcosa di più di un anime importato: è un ricordo d’infanzia condiviso tra generazioni, un patrimonio culturale trasmesso da Rete 4, un doppiaggio con voci che molti sanno recitare a memoria.
Di cosa parla Lupin III: la trama dall’inizio
Arsène Lupin III è il nipote del celebre ladro gentiluomo Arsène Lupin, creato dallo scrittore francese Maurice Leblanc. Come il nonno, è un ladro di talento leggendario — ma con qualcosa in più: un’irriverenza totale verso qualsiasi cosa si prenda troppo sul serio, compresi se stesso.
La struttura di Lupin III è fondamentalmente episodica: ogni storia è un colpo da compiere, un oggetto da rubare, un nemico da ingannare. Il team è sempre lo stesso — Lupin, Jigen, Goemon, Fujiko — con l’ispettore Zenigata a inseguirli attraverso il mondo intero, dalle piramidi egiziane alle gondole veneziane alle strade di Parigi.
Ma dire che Lupin III è “una serie su un ladro” è come dire che One Piece è “una serie su dei pirati”. La superficie è quella, ma sotto c’è qualcosa di più ricco: un’etica peculiare (Lupin ruba ai ricchi, aiuta i deboli, non uccide innocenti), una filosofia della leggerezza, un approccio alla vita come avventura che non si prende mai abbastanza sul serio da diventare tragedia.
Il personaggio è stato creato da Monkey Punch (Kazuhiko Katō) nel 1967 per la rivista Weekly Manga Action. L’adattamento animato, iniziato nel 1971, ha poi preso una vita propria — tanto che le serie animate sono spesso più conosciute del manga originale.
Lupin III quante serie ha? La struttura completa
Lupin III ha 6 serie TV principali (chiamate “Parti”):
- Parte I (1971-1972): 23 episodi. Studio: TMS Entertainment. Tono dark, più fedele al manga. La regia di alcuni episodi è di un giovane Hayao Miyazaki.
- Parte II (1977-1980): 155 episodi. La serie più lunga, quella trasmessa in Italia su Rete 4. Tono più leggero e comico.
- Parte III (1984-1985): 50 episodi. Tono completamente comico, quasi slapstick. Lupin in giacca rosa.
- Parte IV (2015-2016): 26 episodi. Ambientata in Italia — San Marino, Roma, Napoli. Considerata un ritorno alla qualità.
- Parte V (2018): 24 episodi. Tono moderno, usa social media e tecnologia contemporanea come elementi narrativi. Considerata la migliore delle serie recenti.
- Parte VI (2021): 25 episodi. Celebrazione del 50° anniversario. Archi narrativi lunghi, guest character Sherlock Holmes.
A queste si aggiungono decine di film per il cinema e per la TV, tra cui:
- Il Castello di Cagliostro (1979) — film di Hayao Miyazaki, capolavoro assoluto
- La pietra della saggezza (1978)
- Il segreto di Mamo (1978)
- Hemingway Papers (1990)
- Lupin III: The First (2019) — CGI, eccellente
E la serie spin-off La donna chiamata Fujiko Mine (2012, 13 episodi) — dedicata al personaggio di Fujiko, tono adulto e psicologicamente ricco.
I personaggi: chi sono davvero
Lupin III è il centro gravitazionale di tutto. Non è un eroe convenzionale: ruba, imbroglia, usa le persone. Ma lo fa con un codice — non tocca chi non può difendersi, non uccide per piacere, e spesso rinuncia al bottino per proteggere qualcuno che ne ha bisogno. Questo equilibrio tra cinismo e romanticismo è la chiave del personaggio: Lupin si comporta come se non ci credesse a niente, poi si ritrova a rischiare la vita per una bambina in pericolo o per un vecchio amico.
Jigen Daisuke è il pistolero. Il migliore amico. L’unico di cui Lupin si fida davvero. Ha un passato come killer e ha deciso che preferisce stare dalla parte di Lupin — perché è più divertente, o perché Lupin è l’unica persona che lo rispetta. Non lo dice mai. Non deve. La sua fedeltà è visibile in ogni scena in cui copre le spalle a Lupin senza che nessuno lo chieda.
Goemon Ishikawa XIII è il discendente di un samurai leggendario. Porta una spada (Zantetsuken) in grado di tagliare qualsiasi cosa. È il membro più serio del gruppo — disapprova moralmente gran parte di quello che fanno — ma continua ad essere lì, puntuale come il sole. La sua frase “che spreco di taglio” dopo aver distrutto qualcosa di straordinario con la sua spada è diventata uno dei meme anime più longevi d’Italia.
Fujiko Mine è il personaggio più complesso. Non è l’interesse amoroso di Lupin — è la sua alleata, la sua rivale, la sua ossessione. Usa la seduzione come strumento, tradisce regolarmente, ha i propri obiettivi che raramente coincidono con quelli del gruppo. Eppure torna sempre, e quando le cose si mettono davvero male, si trova spesso dalla stessa parte di Lupin. Il loro rapporto — attrazione senza fiducia, affetto senza possesso — è uno degli archi romantici più onesti dell’animazione giapponese.
Ispettore Zenigata merita un capitolo a parte. Ufficialmente il villain della serie, nella pratica è qualcosa di più sfumato: un detective che si è fatto un obiettivo di vita della cattura di Lupin, ma che rispetta profondamente il ladro che insegue. Ci sono episodi in cui Zenigata salva Lupin, in cui i due collaborano contro nemici comuni, in cui il rapporto tra i due si rivela l’unica relazione stabile e autentica dell’intera serie. Il suo fallimento perpetuo è comico ma non umiliante — è la condizione di chi insegue qualcosa che per definizione non può essere catturato.
Il Castello di Cagliostro: il capolavoro di Miyazaki
Il Castello di Cagliostro (1979) merita una voce separata perché è un film a parte.
Hayao Miyazaki — che avrebbe poi fondato Studio Ghibli e diretto opere come My Neighbor Totoro, Princess Mononoke e Il mio vicino Totoro — ha diretto questo film come secondo lungometraggio, a soli 38 anni. Era già stato coinvolto nella Parte I della serie TV, dirigendo alcuni degli episodi più apprezzati.
Il Castello di Cagliostro è la storia di Lupin che arriva nel piccolo principato di Cagliostro (vagamente ispirato al Liechtenstein e al Lussemburgo) per sventare un giro di falso monetario. Trova invece una principessa in pericolo, un castello con segreti millenari, e uno dei villain più eleganti della serie.
Il film è straordinario per tre ragioni:
La regia: Miyazaki porta a Lupin la stessa attenzione per il dettaglio che avrebbe poi caratterizzato Ghibli — il modo in cui i personaggi camminano, le texture degli ambienti, i momenti di quiete tra le scene d’azione.
L’azione: la sequenza dell’inseguimento in auto all’inizio del film è citata come uno dei migliori esempi di action animation nella storia del mezzo. George Lucas e Steven Spielberg l’hanno menzionata come ispirazione.
Lupin diverso: il Lupin di Miyazaki è più romantico, più cavalleresco, più vicino a un eroe tradizionale che al ladro cinico del manga originale. Non tutti gli appassionati di Lupin lo amano per questo — ma è un film bellissimo indipendentemente dalla fedeltà al personaggio.
Steven Spielberg ha definito Il Castello di Cagliostro “uno dei migliori film d’avventura di sempre”. È una frase che si cita spesso, perché è semplicemente vera.
Lupin III in Italia: una storia d’amore speciale
La relazione tra Lupin III e l’Italia è unica nel panorama dell’animazione giapponese.
La serie è arrivata in Italia a fine anni ‘70, trasmessa su reti locali e poi acquistata da Fininvest/Rete 4. Il doppiaggio italiano — con Tony Fuochi nella voce originale di Lupin (poi passata ad altri) — è diventato iconico. Molti italiani che non hanno mai seguito l’animazione giapponese conoscono Lupin III.
La Parte IV (2015-2016) ha esplicitato questo legame ambientando l’intera serie in Italia: San Marino, Roma, Napoli, la Toscana. Il film era una lettera d’amore alla cultura italiana, con riferimenti all’arte, alla cucina, all’architettura e alla criminalità organizzata italiana. Per molti fan italiani è stata un’emozione vedere il proprio paese attraverso gli occhi di Lupin.
Il doppiaggio italiano della Parte IV è stato lodato anche dai fan giapponesi come uno dei migliori mai realizzati per la serie.
Lupin III: The First (2019) — il film CGI
Lupin III: The First (2019, dir. Takashi Yamazaki) è l’adattamento in computer grafica 3D del personaggio. Nonostante lo scetticismo iniziale dei fan — il salto dal 2D al 3D è sempre rischioso con personaggi così iconici — il film ha ricevuto recensioni eccellenti.
La CGI riesce a mantenere l’estetica del personaggio pur aggiungendo una fluidità nei movimenti impossibile con l’animazione tradizionale. La storia — una gara per il dossier di Bresson, uno scienziato dei tempi della Seconda Guerra Mondiale — è solida e ben costruita.
Il film ha dimostrato che Lupin può sopravvivere ai cambiamenti tecnici senza perdere il suo carattere — la stessa flessibilità che ha garantito alla serie di durare oltre cinquant’anni.
Lupin III e il panorama dell’animazione classica italiana
Per i fan italiani cresciuti con Lupin III, il panorama dell’animazione classica giapponese degli anni ‘70-‘80 era pieno di personaggi simili per longevità e impatto culturale.
City Hunter è il confronto più naturale: stesso Giappone degli anni Ottanta, stesso equilibrio tra azione, commedia e tensione romantica, stesso detective anti-eroico con un codice morale personalissimo. Ryo Saeba e Lupin III appartengono alla stessa famiglia narrativa — il furbo che usa la leggerezza come maschera — con estetiche diverse: Lupin è il ladro internazionale, Ryo è il pistolero di quartiere. Capitan Harlock appartiene alla stessa generazione televisiva italiana della RAI: dove Lupin III è il caos urbano e terrestre, Harlock è il silenzio cosmico e la ribellione solitaria nello spazio — stessa decade, mondi opposti.
Goldrake e Mazinger Z — i robot giganti che condividevano il palinsesto televisivo con Lupin III — appartengono alla stessa generazione culturale. Jeeg Robot è un altro pilastro di quella stagione televisiva. Ken Guerriero rappresenta la versione più dark e violenta dello stesso fenomeno. Per chi vuole scoprire tutti i grandi anime mecha che condivisero con Lupin III la stessa stagione televisiva italiana, I migliori anime mecha di sempre raccoglie il meglio del genere: da Gundam a Code Geass, passando per Evangelion e Gurren Lagann.
Sul versante dei grandi capolavori dell’animazione giapponese adulta, Akira e Ghost in the Shell condividono con Lupin III la capacità di superare i confini del “cartone animato” per parlare a un pubblico adulto di temi seri attraverso la forma animata.
La donna chiamata Fujiko Mine (2012): lo spin-off adulto
La donna chiamata Fujiko Mine (2012, 13 episodi) è lo spin-off più coraggioso e controverso dell’universo Lupin III.
Diretto da Sayo Yamamoto — una delle registe più interessanti dell’animazione giapponese, che avrebbe poi firmato Yuri!!! on ICE — lo spin-off dedicato a Fujiko è esplicitamente per adulti: visivamente stilizzato al limite del surrealismo, tematicamente oscuro, psicologicamente denso.
La serie esplora il passato di Fujiko Mine: come è diventata quella che è, da dove viene la sua diffidenza verso tutti, cosa si nasconde sotto la superficie della femme fatale perfetta. La risposta è perturbante e non consolatoria — Fujiko non è il prodotto di una scelta libera ma di un trauma che l’ha modellata.
Il design visivo è radicalmente diverso dalla serie principale: linee sporche, colori desaturati, un senso di decadenza erotica molto lontano dalla pulizia fumettistica di Monkey Punch. Yamamoto usa questi elementi non per sfoggio stilistico ma come linguaggio emotivo — il caos visivo riflette lo stato mentale del personaggio.
Lo spin-off ha diviso il pubblico: alcuni fan storici di Lupin III l’hanno trovato troppo distante dal materiale originale. I critici d’animazione l’hanno generalmente elogiato come una delle opere più ambiziose dell’animazione giapponese degli anni 2010. Non è un punto d’ingresso alla serie — va visto dopo aver conosciuto Fujiko nella versione principale.
La musica di Lupin III: Yuji Ohno e il jazz dell’avventura
Lupin III ha una delle colonne sonore più riconoscibili dell’animazione mondiale.
Yuji Ohno è il compositore storico della serie, al lavoro dalla Parte II (1977) in poi. La sua scelta stilistica — jazz con influenze funk, lounge e soundtrack cinematografica classica — ha creato un sound immediatamente identificabile: il tema principale di Lupin III è riconoscibile da chiunque abbia mai sfiorato l’anime, anche senza sapere cosa sia.
La musica di Ohno non fa da tappezzeria: è parte integrante del ritmo narrativo. La sequenza di apertura in swing nervoso degli anni ‘70 dice tutto sul personaggio prima ancora che appaia: è una musica che non sta ferma, che cambia direzione, che ride di se stessa, che è irresistibilmente cool senza sforzo apparente.
Nel corso delle decadi, la musica della serie ha assorbito le influenze del momento — l’elettronica degli anni ‘80, i synth degli anni ‘90 — pur mantenendo il carattere jazz come costante. La Parte V (2018) ha riportato Ohno a una versione più vicina all’originale, riconoscendo che il jazz degli anni ‘70 era inseparabile dall’identità del personaggio.
La colonna sonora di Lupin III è diventata materiale per i DJ: campionata, remixata, usata in set lounge e jazz bar in tutto il mondo. In Giappone esiste un festival musicale annuale dedicato alla musica di Ohno per Lupin III.
Lupin III e l’eredità culturale
Lupin III ha influenzato in modo diretto o indiretto quasi tutto il crime e adventure anime che è venuto dopo.
Cowboy Bebop (1998) deve molto al Lupin III di Miyazaki: la struttura episodica, i personaggi con passati complicati che formano un gruppo improbabile, la musica come elemento narrativo fondamentale. Shinichiro Watanabe ha citato Lupin III come influenza esplicita.
Space Dandy (2014) condivide l’approccio alla struttura episodica sciolta e al protagonista irresponsabilmente ottimista che sopravvive per puro carisma.
Nel cinema, Ocean’s Eleven e i suoi seguiti condividono con Lupin III la struttura del colpo elaborato eseguito da un team di specialisti — e il gusto per la rivelazione del piano che il pubblico ha visto senza capire del tutto.
Persino Uncharted — il franchise di videogame (e film) su Nathan Drake — deve qualcosa a Lupin III nell’estetica dell’avventuriero disincantato che si ritrova in situazioni impossibili e le risolve con una combinazione di competenza e fortuna.
Come finisce Lupin III? Il senso di una serie senza fine
Lupin III non ha un finale nel senso tradizionale. È una serie episodica che per definizione non si conclude — il prossimo furto è sempre dietro l’angolo.
Ma ogni film e ogni serie hanno il proprio arco conclusivo, e questi finali seguono una logica coerente: Lupin ottiene quello che voleva (o decide di rinunciarci), Zenigata arriva troppo tardi, e la vita va avanti.
La struttura aperta è parte del fascino. Lupin è il personaggio perfetto per una narrativa perpetua: abbastanza cangiante da adattarsi a ogni epoca (dal fumetto esotico degli anni ‘60 ai social media della Parte V), abbastanza fondamentale da rimanere riconoscibile attraverso ogni trasformazione.
In questo senso, la “conclusione” di Lupin III è sempre la stessa: l’eroe sopravvive, ride, e pianifica il prossimo colpo. È una promessa che dura da cinquant’anni e non mostra segni di esaurirsi.
Dove vedere Lupin III in Italia

- Prime Video: alcune serie e film
- Netflix Italia: alcune parti (disponibilità variabile)
- Crunchyroll: alcune serie
- Il Castello di Cagliostro: Prime Video, Netflix, altre piattaforme (verifica disponibilità)
- Lupin III: The First (2019): Prime Video e altre piattaforme
Il manga originale di Monkey Punch è pubblicato in italiano da Star Comics. La serie La donna chiamata Fujiko Mine è disponibile su Crunchyroll.
Le scene più iconiche di Lupin III
Alcune sequenze di Lupin III sono entrate nell’immaginario collettivo dell’animazione mondiale.
L’inseguimento in auto di apertura di Il Castello di Cagliostro — Lupin e Jigen in Fiat 500 rossa inseguiti attraverso le colline della Toscana. La sequenza è studiata nelle scuole di animazione per la fisica credibile dei veicoli, il senso dello spazio e la commedia visiva che riesce a essere al tempo stesso divertente e genuinamente adrenalinica. George Lucas l’ha citata come influenza per le scene d’azione di Star Wars.
Il furto della Nascita di Venere (Parte IV) — Lupin che ruba la Nascita di Venere di Botticelli dagli Uffizi. La scena è una dichiarazione d’amore alla cultura italiana — ogni dettaglio del museo è disegnato con una cura fotografica. È anche uno dei colpi più spettacolarmente impossibili della serie, che per una volta sembra davvero impossibile anche per Lupin.
Goemon: “era una cosa inutile da tagliare” — non è una scena singola ma una formula ricorrente. Goemon taglia qualcosa di straordinario con la Zantetsuken, poi commenta con serietà assoluta che il taglio era inutile. È diventato uno dei meme anime più longevi in Italia, riconoscibile anche da chi non ha mai visto la serie per intero.
Il piano finale de L’Immortale (film, 2019) — il film in CGI usa la sua tecnologia per costruire una scena finale che unisce la nostalgia per la versione classica del personaggio con la qualità visiva del cinema contemporaneo. Chi era scettico sul cambio di formato ha cambiato idea.
Il rapporto tra Lupin e Fujiko: la relazione più onesta della serie
La relazione tra Lupin e Fujiko Mine è fondamentale per capire il personaggio di Lupin — e perché è sopravvissuto per cinquant’anni.
Lupin è infatuato di Fujiko in modo quasi irrazionale. Non è semplice attrazione fisica — è qualcosa di più complicato: la riconosce come sua pari, come l’unica persona che lo capisce davvero, come qualcuno che non ha bisogno di essere protetto. È attraente perché è pericolosa e lo sa.
Fujiko usa questa infatuazione sistematicamente. Ha tradito Lupin decine di volte attraverso le stagioni — lo ha consegnato ai nemici, gli ha rubato il bottino, ha usato le informazioni che lui le dava per i propri fini. Lupin lo sa. Ci ricasca ogni volta.
Non è stupidità: è scelta. Lupin preferisce stare vicino a qualcuno di pericolosamente inaffidabile che può sorprenderlo piuttosto che con qualcuno di sicuro che non può. È la stessa logica che lo porta a scegliere i colpi impossibili invece di quelli facili.
La serie non ha mai risolto questa relazione in un senso o nell’altro — nessuna confessione definitiva, nessun rifiuto definitivo. È rimasta esattamente com’è per cinquant’anni: un equilibrio instabile che non può rompersi perché è quello che tiene entrambi i personaggi in vita.
Domande frequenti
Quante serie ha Lupin III? Sei parti TV (1971-2021) per oltre 210 episodi, più decine di film e OAV.
Dove vedere Lupin III in Italia? Prime Video, Netflix, Crunchyroll — disponibilità variabile per serie e film specifici.
Il Castello di Cagliostro è il migliore? Sì, per la maggior parte dei critici. Miyazaki porta qualcosa di speciale al personaggio.
Chi ha creato Lupin III? Monkey Punch (manga, 1967). Le serie animate sono produzione TMS Entertainment.
Lupin III è italiano? No, è giapponese. Ma ha un legame speciale con l’Italia per la diffusione televisiva anni ‘80-‘90 e la Parte IV ambientata in Italia.
Chi è Fujiko Mine? La femme fatale della serie. Alleata, rivale e ossessione di Lupin. Il personaggio più complesso del cast.
Come finisce Lupin III? Non ha un finale definitivo — è una serie episodica. Ogni storia si chiude con Lupin che sfugge a Zenigata.
Chi è Zenigata? L’ispettore dell’Interpol che insegue Lupin da sempre. Non è un villain — è il contrappunto comico e umano di Lupin.
Lupin III ha un film CGI? Sì, Lupin III: The First (2019). Eccellente nonostante il passaggio al 3D.
Qual è la parte migliore? Parte IV e V per la scrittura moderna. Parte II per la nostalgia italiana. Il Castello di Cagliostro come film singolo.
È adatto ai bambini? Le serie classiche sì (con supervisione). La donna chiamata Fujiko Mine è solo per adulti. La Parte V per adolescenti e adulti.
Chi è Jigen? Il pistolero e migliore amico di Lupin. Il personaggio più leale e meno sentimentale del gruppo.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.