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Matrix Resurrections spiegato: trama, finale, il ritorno di Neo e Trinity e perché è il sequel più coraggioso della saga

Un film che sa di essere un sequel inutile e lo dice apertamente. È questo il gesto più onesto che Lana Wachowski potesse fare.
04-06-2026 2021 ⭐ 6.3/10
Matrix Resurrections spiegato: trama, finale, il ritorno di Neo e Trinity e perché è il sequel più coraggioso della saga
Regia Lana Wachowski
Generi Azione, Fantascienza
Cast Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Yahya Abdul-Mateen II, Jonathan Groff, Jessica Henwick, Neil Patrick Harris, Jada Pinkett Smith, Priyanka Chopra Jonas

Matrix Resurrections inizia con una scena che conosci.

Trinity che combatte gli agenti di polizia. La stessa sequenza di apertura del primo Matrix del 1999, riprodotta quasi identicamente. Ma qualcosa non torna — i colori sono diversi, la città è diversa, e due personaggi stanno osservando la scena dall’esterno come se stessero guardando un filmato d’archivio. Uno di loro prende appunti. L’altro sembra confuso.

“Questa non è la stessa storia” dice uno di loro.

Non lo è. E il film lo sa fin dal primo fotogramma — il che rende tutto quello che seguirà diverso da qualsiasi sequel che la saga avrebbe potuto produrre.

Non lo è. Matrix Resurrections non è Matrix 4 nel senso che ci si potrebbe aspettare. È qualcosa di più strano, più personale e più scomodo — un film che usa la propria esistenza come sequel come materiale narrativo, che dice esplicitamente di non voler essere fatto, e che lo fa comunque per poterne controllare il risultato.

Di cosa parla Matrix Resurrections: la trama

Thomas Anderson (Keanu Reeves) lavora come game designer a San Francisco. Ha creato una trilogia di videogiochi di grande successo chiamata “Matrix” — un gioco sulla realtà simulata, sulla pillola rossa e blu, su un personaggio chiamato Neo. Il suo terapeuta (Neil Patrick Harris) lo vede regolarmente e gli prescrive pillole blu per tenerlo stabile. I suoi colleghi lo adorano. La sua vita è confortevole.

Ogni giorno, al bar vicino all’ufficio, vede una donna — Tiffany (Carrie-Anne Moss). Non sa chi sia. Sa solo che la sente familiare in un modo che non riesce a spiegare.

Un nuovo Morpheus (Yahya Abdul-Mateen II) lo contatta. Gli offre la pillola rossa. Neo esita — conosce il costo. Sa cosa significa svegliarsi. Sa che la realtà è più dolorosa della simulazione. Prende la pillola comunque.

Neo si risveglia di nuovo.

Questa volta il risveglio è diverso. Non c’è la capsula di liquido, non c’è la città delle macchine. C’è Bugs — una giovane membro della resistenza (Jessica Henwick) che l’ha trovato e l’ha estratto dalla simulazione. La resistenza è cambiata. Zion non esiste più nella forma che conosceva. Io/O City è la nuova città degli umani liberi, costruita in seguito alla pace negoziata da Neo alla fine di Revolutions.

Scopre che la Matrix esiste ancora — in una versione aggiornata, più sofisticata, meno riconoscibile come simulazione. Lui e Trinity sono stati rimessi in vita dall’Analyst, il programma che gestisce questa versione della simulazione, che ha scoperto che la tensione emotiva tra i due — tenuti vicini ma separati, consapevoli l’uno dell’altra a un livello subconscio senza saperlo — genera un surplus di energia superiore a qualsiasi altra fonte. Li ha creati come una batteria emotiva.

La missione di Neo non è più liberare l’umanità dalla Matrix. È liberare Trinity.

Il meta-cinema di Resurrections: il film che parla di se stesso

La scelta più coraggiosa e più divisiva di Matrix Resurrections è nella prima mezz’ora.

Thomas Anderson è il game designer che ha creato la trilogia “Matrix”. Il suo capo — che si rivelerà essere una nuova incarnazione di Smith — gli comunica che Warner Bros. vuole un quarto capitolo della saga videoludica. Anderson non vuole farlo. Il capo gli dice che non ha scelta: la compagnia produrrà il quarto Matrix con o senza di lui.

È Lana Wachowski che parla di se stessa attraverso il personaggio.

Warner Bros. aveva i diritti su Matrix e avrebbe prodotto un quarto film con o senza le Wachowski. Lana ha scelto di farlo per poterne controllare la direzione — e ha costruito il film attorno a questa costrizione, trasformando l’impossibilità creativa in materiale narrativo.

Durante le sessioni di sviluppo del gioco, i personaggi del team di Anderson discutono cosa significhi Matrix — “una storia sulla rivoluzione”, “una critica al capitalismo”, “un film trans” — citando esattamente le interpretazioni reali che i critici e il pubblico avevano dato alla trilogia negli anni. È il film che si guarda dall’esterno mentre viene fatto.

Questa sequenza dura circa venti minuti. È la parte più polarizzante del film. Per chi va al cinema aspettandosi azione e continuazione della saga, è una tortura. Per chi è disposto a seguire Wachowski nel territorio dell’autoriflessione, è una delle sequenze più oneste che il cinema di franchise abbia mai prodotto.

Neo e Trinity: l’amore come tema centrale

Matrix Resurrections è, nel suo nucleo, una storia d’amore.

La trilogia originale aveva Neo e Trinity come coppia — ma il centro narrativo era sempre la liberazione dell’umanità, la lotta contro le macchine, la questione filosofica sulla natura della realtà. Trinity era fondamentale, ma in funzione della storia di Neo.

Resurrections inverte questa gerarchia. Neo vuole riportare Trinity a sé — non come parte di una missione più grande, ma come fine in se stessa. L’umanità, la Matrix, la pace tra macchine e umani: tutto questo è sfondo. In primo piano c’è la domanda di cosa significhi amare qualcuno quando la realtà attorno a voi è stata costruita per tenervi separati.

Carrie-Anne Moss porta a Trinity/Tiffany una qualità diversa dai film precedenti. In Resurrections, Trinity non è già risvegliata — deve scegliere se svegliarsi. Ha una vita nella Matrix, una famiglia, una routine. La scelta di seguire Neo significa abbandonare tutto questo per una realtà che non conosce. È la stessa scelta della pillola rossa, ma con posta più alta: non solo la verità, ma la perdita di tutto ciò che si ha.

Il finale — Trinity che sviluppa i propri poteri e vola insieme a Neo — è la versione di Resurrections del finale del primo Matrix. Non la battaglia, non la vittoria sul sistema: due persone che scelgono reciprocamente contro tutto il resto.

L’Analyst: il villain più sottile della saga

Neil Patrick Harris come l’Analyst è la scelta di casting più insolita di Resurrections — e quella che funziona meglio.

L’Analyst non usa la forza. Non ha la potenza di Smith, non ha la logica fredda dell’Architetto. Ha la psicologia. È il terapeuta di Neo — il personaggio che lo ascolta, che sembra capirlo, che lo aiuta a stare “stabile”. E che lo fa somministrandogli pillole blu camuffate da farmaci.

È il villain degli anni Venti del Duemila: non il tiranno che opprime con la violenza ma il sistema di cura che opprime con l’assistenza. L’Analyst non ha bisogno di tenere Neo prigioniero con le catene — lo tiene prigioniero con la terapia, con il comfort, con la sensazione di essere capito.

Quando l’Analyst viene sconfitto nel finale, non muore e non viene eliminato. Neo e Trinity lo lasciano in vita ma gli tolgono il controllo. È la risoluzione più realistica della saga: il sistema non viene distrutto, viene privato del potere che aveva su persone specifiche. Gli altri continuano a viverci dentro.

Harris porta al personaggio una qualità di bonaria condiscendenza che è esattamente quella giusta: l’Analyst non odia Neo, lo considera interessante. Lo studia. Il suo controllo non nasce dall’odio ma dall’indifferenza scientifica — Neo è un caso da gestire, non un nemico da eliminare.

Il nuovo Morpheus e il nuovo Smith: reinvenzione o sostituzione?

Due delle assenze più significative di Resurrections sono Laurence Fishburne (Morpheus) e Hugo Weaving (Smith). Entrambi hanno dichiarato di non essere stati contattati per il film — una scelta di Wachowski che ha generato dibattito.

Il nuovo Morpheus (Yahya Abdul-Mateen II) non è il Morpheus originale — è un programma creato da Neo all’interno del videogioco Matrix, che ha sviluppato coscienza propria. È più giovane, più energico, stilisticamente diverso: dove l’originale era solenne e quasi profetico, questo è vivace e quasi scherzoso. La scelta è deliberata: non imitare Fishburne ma creare qualcosa di distinto.

Funziona parzialmente. Abdul-Mateen II ha carisma e presenza. Ma il personaggio soffre della stessa difficoltà di tutto Resurrections: porta il peso del confronto con qualcosa che non può eguagliare, e lo sa.

Il nuovo Smith (Jonathan Groff) è la reinvenzione più radicale. Non è villain — almeno non in modo diretto. È il capo della società di videogiochi, poi si rivela come istanza di Smith che ha sviluppato propria autonomia. La differenza chiave: questo Smith decide di aiutare Neo invece di combatterlo. Il rapporto tra i due, che nella trilogia originale era il conflitto centrale, in Resurrections diventa qualcosa di ambiguo e quasi collaborativo.

È la scelta narrativamente più coraggiosa del film riguardo ai personaggi esistenti — e quella più difficile da valutare, perché richiede di abbandonare completamente l’idea di Smith come definita da Weaving in tre film.

La produzione: San Francisco, il cast rinnovato e diciotto anni di distanza

Resurrections fu prodotto nel 2020-2021 — in parte durante la pandemia, con protocolli di sicurezza che resero alcune riprese particolarmente complesse.

La scelta di ambientare il film a San Francisco invece della città anonima dei film precedenti è significativa. San Francisco è la capitale mondiale del tech, il luogo dove le aziende che hanno trasformato la realtà digitale in strumento di controllo hanno sede. Neo che lavora in una società di videogiochi a San Francisco è Neo che vive nel cuore del sistema che Matrix aveva messo in discussione — circondato dai suoi architetti reali.

Il casting del film rinnova quasi interamente il cast secondario. Oltre all’assenza di Fishburne e Weaving, il film introduce Jessica Henwick come Bugs — la nuova protagonista della resistenza, il personaggio che guida la missione di liberare Neo. Henwick porta al personaggio un’energia diversa dagli eroi della trilogia: meno solenne, più frammentata, con una motivazione personale (è ossessionata da Neo perché ha visto un filmato della sua storia) che la distingue dal tipo di combattente idealizzato che popolava i film precedenti.

Jada Pinkett Smith ritorna come Niobe — ora molto anziana, leader di un’umanità che ha costruito una nuova relazione con le macchine dopo gli eventi di Revolutions. La sua presenza è uno dei collegamenti più diretti con la trilogia originale, e la scena in cui incontra Neo porta il peso di decenni di storia comune.

Il direttore della fotografia John Toll sostituisce Bill Pope — e la differenza si vede. Resurrections ha un’estetica visiva più morbida e meno contrastata dei film precedenti. I colori della Matrix non sono più il verde dominante della trilogia originale: questa versione della simulazione è più vicina a una palette naturale, quasi realistica. È una scelta intenzionale: questa Matrix è più difficile da riconoscere come simulazione, più difficile da mettere in discussione.

Il sistema delle pillole: come Resurrections aggiorna la metafora

La pillola rossa e la pillola blu del primo Matrix erano già una delle immagini più potenti del cinema di fantascienza. Resurrections le riprende e le aggiorna in un modo che dice qualcosa di preciso sul 2021.

In Resurrections, Neo prende pillole blu ogni giorno — somministrategli dal suo terapeuta come farmaci per la stabilità emotiva. Sa che le sta prendendo. Sa che lo tengono in uno stato di accettazione della realtà circostante. Le prende comunque, perché smettere significa affrontare qualcosa che non si sente pronto ad affrontare.

Non è la pillola blu della scelta tra ignoranza e verità. È la pillola blu della dipendenza consapevole — la decisione quotidiana di non guardarsi dentro perché guardarlo fa male. È la farmacologia come strumento di controllo non imposto dall’esterno ma scelto dall’interno.

È una delle letture più contemporanee che la saga abbia mai proposto: il sistema non ha bisogno di tenerti incosciente se riesci a convincerti da solo che la coscienza è troppo dolorosa per essere gestita. La Matrix di Resurrections non inganna Neo — lo lascia ingannare se stesso, e lo supporta nel farlo.

Quando il nuovo Morpheus gli offre la pillola rossa, Neo esita a lungo. Non perché non sappia cosa significhi. Perché sa esattamente cosa significa — e sa il costo.

Lana Wachowski senza Lilly: un film più personale

Resurrections è il primo film Matrix diretto da una sola Wachowski.

Lilly Wachowski ha dichiarato pubblicamente di non essere emotivamente pronta a tornare sulla saga — stava attraversando un periodo di transizione personale che rendeva impossibile il tipo di lavoro collaborativo intenso richiesto da una produzione di questa scala.

Il film che Lana ha fatto da sola porta inevitabilmente la sua prospettiva individuale in modo più diretto. La storia d’amore al centro, il tema della scelta di essere se stessi contro le aspettative esterne, il meta-commento sull’impossibilità creativa di fare sequel — sono tutti elementi che rispecchiano qualcosa di personale nella vita di Wachowski.

In un’intervista, Lana ha spiegato che ha accettato di fare Resurrections dopo la morte di entrambi i suoi genitori in rapida successione. La storia di Neo che riporta Trinity in vita era, in parte, un modo per elaborare l’impossibilità di riportare in vita chi si ama. Non è una lettura che il film impone esplicitamente — ma è una chiave che Wachowski stessa ha offerto per leggerlo.

Questa dimensione personale è simultaneamente il punto di forza e il limite di Resurrections. È un film genuinamente sentito, non un prodotto calcolato. Ma è anche meno bilanciato, meno formalmente rigoroso dei film scritti e diretti insieme.

C’è un’ironia nella struttura di Resurrections che Wachowski non ha cercato di nascondere: il film che critica la logica del sequel inevitabile è esso stesso un sequel inevitabile. Il sistema che produce franchise senza fine ha prodotto anche questo — e Wachowski lo sa, e lo dice, e lo fa comunque. Non è una contraddizione che il film risolve. È una contraddizione che abita consapevolmente, come Neo che prende le pillole blu sapendo cosa sono. A volte si partecipa al sistema non perché si condivide la sua logica, ma perché è l’unico modo di avere voce al suo interno.

Dove vedere Matrix Resurrections in streaming in Italia

Dove vedere Matrix Resurrections in streaming in Italia: il film è disponibile su Netflix con doppiaggio italiano e versione originale.

È anche acquistabile in digitale su Apple TV, Google Play e Amazon Prime Video. La versione 4K HDR è disponibile su Apple TV e Amazon — la qualità migliore per la resa visiva del film.

Per la saga completa: Matrix è il punto di partenza obbligatorio, Matrix Reloaded il capitolo centrale della trilogia originale con la scena dell’Architetto, Matrix Revolutions la conclusione della trilogia originale. Resurrections è un quarto capitolo che si collega ai tre ma può essere letto anche come opera a sé — purché si conosca almeno il primo film per cogliere il livello di autoriflessione.

Perché Resurrections è stato rivalutato (e perché no)

All’uscita nel dicembre 2021, Resurrections fu accolto con divisione netta: una parte della critica lo apprezzò come operazione meta-cinematografica coraggiosa, un’altra lo liquidò come indulgente e autoreferenziale. Il pubblico lo vide in numeri molto inferiori agli altri capitoli — complici la pandemia e l’uscita simultanea su HBO Max.

Nel tempo, la valutazione non si è stabilizzata in modo univoco.

Quello che ha guadagnato riconoscimento è la sequenza iniziale — i venti minuti in cui Neo sviluppa il quarto Matrix mentre i suoi colleghi discutono cosa significhi la trilogia originale. È una delle sequenze più apertamente autoanalitiche che il cinema commerciale americano abbia mai prodotto, e il fatto che sia stata inserita in un blockbuster da 150 milioni di dollari è in sé un dato culturalmente significativo.

Quello che rimane problematico è il ritmo. Resurrections è un film lento nei suoi due terzi centrali — la costruzione del risveglio di Neo e il progressivo recupero di Trinity procede con una deliberatezza che in alcuni momenti rasenta la stasi. L’azione, quando arriva, è meno coreografata e meno memorabile di qualsiasi sequenza dei film precedenti. La resa visiva dei combattimenti è confusa, le sentinelle del finale sono anonime.

La lettura più onesta è questa: Resurrections è un film più interessante da pensare che da guardare. Le sue idee sono più forti della sua esecuzione. È un’opera che si capisce meglio un’ora dopo averla vista che durante la visione stessa — e questa è sia la sua qualità più rara che il suo limite più evidente.

Matrix Resurrections nel cluster della saga e del cyberpunk

Resurrections si inserisce nel cluster della saga Matrix come capitolo finale — ma anche come commento retrospettivo su tutta la saga.

Nel cluster del cyberpunk nel cinema, Resurrections porta qualcosa di nuovo: è il primo film del cluster che usa il cinema di franchise stesso come sistema da analizzare. La critica non è rivolta solo alla Matrix della finzione — è rivolta al sistema produttivo di Hollywood che genera sequel non voluti perché i diritti lo permettono.

Dark City aveva concluso con la creazione di una nuova realtà. Ghost in the Shell con la fusione in qualcosa di nuovo. Matrix Revolutions con la pace come compromesso. Resurrections conclude con qualcosa di più piccolo e più umano: due persone che scelgono di stare insieme e di riscrivere le regole del sistema che le circonda, senza pretendere di liberare nessun altro.

È il finale più modesto della saga — e forse il più realistico su cosa significhi effettivamente resistere a un sistema.

Nel cyberpunk nel cinema degli anni Duemila e Venti, Resurrections apre un territorio nuovo: il meta-franchise, il film che usa il cinema di genere per parlare del cinema di genere. Non è l’unico — ma è il caso più visibile di un blockbuster da 150 milioni di dollari che si permette di mettere in discussione la propria ragione di esistere. Hackers aveva anticipato il tema della cultura che usa la tecnologia per criticare la tecnologia. Resurrections porta quella logica nel cinema stesso: usare il franchise per criticare il franchise, usare il sequel per mettere in discussione il sequel.

È un esperimento che non funziona completamente come film. Ma è un esperimento che nessun altro studio avrebbe permesso in un blockbuster di quella scala — e che, per questo solo fatto, merita attenzione. La saga Matrix aveva iniziato mettendo in discussione la realtà. Resurrections finisce mettendo in discussione il cinema che la racconta. È una traiettoria coerente, anche quando il risultato è imperfetto.

Domande frequenti su Matrix Resurrections

Matrix Resurrections spiegato: di cosa parla? Neo e Trinity sono stati rimessi in vita dall’Analyst in una nuova Matrix. Neo non ricorda nulla. Tiffany (Trinity) ha una famiglia nella simulazione. Un nuovo Morpheus aiuta Neo a risvegliarsi di nuovo. La missione è liberare Trinity — non l’umanità, non il sistema. È una storia d’amore mascherata da fantascienza.

Il finale di Matrix Resurrections spiegato. Neo e Trinity sconfiggono l’Analyst e prendono il controllo. Trinity sviluppa i propri poteri e vola. L’Analyst viene lasciato in vita ma privato del potere. Decidono di riscrivere le regole della Matrix dall’interno. Finale aperto, volutamente meno epico di Revolutions.

Perché Matrix Resurrections è così divisivo? Perché usa la propria esistenza come sequel come materiale narrativo. I primi venti minuti sono autoriflessivi — Neo è un game designer che ha creato la trilogia Matrix e viene pressato a fare un quarto capitolo. Chi vuole azione trova la prima metà insopportabile. Chi segue Wachowski trova la scelta coraggiosa.

Neo e Trinity tornano in vita: come? L’Analyst ha scoperto che la tensione emotiva tra i due genera più energia del normale. Li ha rimessi in vita specificamente come batteria emotiva — tenuti vicini ma separati, consapevoli l’uno dell’altra a livello subconscio senza saperlo.

Chi è l’Analyst? Il terapeuta di Neo nella simulazione — il villain più sottile della saga. Controlla Neo non con la forza ma con la cura apparente: pillole blu somministrate come farmaci, sessioni di terapia, comfort. Il sistema di oppressione degli anni Venti traslato in fantascienza.

Dove vedere Matrix Resurrections in streaming in Italia? Netflix. Acquistabile su Apple TV, Google Play e Amazon. Versione 4K HDR su Apple TV e Amazon.

Vale la pena vederlo? Dipende. Se vuoi Matrix 4 nel registro dei primi tre: no, deluderà. Se sei disposto a seguire Wachowski in qualcosa di più personale e autoriflessivo: sì, offre qualcosa di genuinamente insolito nel cinema di franchise.

Lilly Wachowski non c’è: si vede? Sì. Resurrections è meno bilanciato formalmente dei film precedenti, più centrato su un singolo tema emotivo, meno rigoroso nella costruzione delle sequenze d’azione. Non è un giudizio negativo — è la differenza tra un’opera collettiva e una personale.

Il nuovo Morpheus è lo stesso del primo film? No. È un programma creato da Neo nel videogioco Matrix che ha sviluppato coscienza propria. Yahya Abdul-Mateen II non imita Laurence Fishburne — costruisce qualcosa di distinto, più giovane e meno solenne.

Il nuovo Smith aiuta Neo? Sì — è la reinvenzione più radicale del film. Questo Smith, interpretato da Jonathan Groff, decide di aiutare Neo invece di combatterlo. Il rapporto Neo-Smith, che nella trilogia era il conflitto centrale, diventa ambiguo e quasi collaborativo.

Quanto ha incassato? 157 milioni — il risultato più basso della saga. Penalizzato dall’uscita simultanea su HBO Max durante la pandemia e da accoglienza tiepida. Matrix aveva incassato 463 milioni, Reloaded 742, Revolutions 427.

Matrix Resurrections è l’ultimo film della saga? Al momento sì — nessun quinto film è stato annunciato. Resurrections lascia la storia aperta ma non incompleta. Wachowski non ha dichiarato intenzioni di continuare.

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