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Suburra – La Serie: trama, cast e 3 stagioni del crime italiano più violento di Netflix

Roma criminale, politica corrotta e sangue sulla Suburra: la serie Netflix che ha portato il crime italiano nel mainstream internazionale
2017 ⭐ 7.8/10
Suburra – La Serie: trama, cast e 3 stagioni del crime italiano più violento di Netflix
Anno 2017
Generi Crime, Drama, Thriller
Stagioni 3
Episodi 24
Cast Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini, Filippo Nigro, Claudia Gerini, Barbara Chichiarelli, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Rosa Diletta Rossi, Carlotta Antonelli

Roma ha un segreto che non è mai stato davvero segreto.

Sotto la politica, sotto i palazzi romani, sotto il Vaticano e le procure e i giornali, c’è un sistema criminale che funziona da decenni con la stessa efficienza di un’azienda — perché è un’azienda. Suburra — La Serie racconta questo sistema dall’interno: non dal punto di vista dei magistrati che cercano di fermarlo, ma da quello dei ragazzi che ci nascono dentro e non trovano via d’uscita.

Tre stagioni, tre anni di Roma criminale. Borghi, Ferrara, Valdarnini. Il crimine italiano più violento — e più politico — che Netflix abbia mai prodotto.

Di cosa parla Suburra – La Serie: Roma criminale e potere corrotto

La serie è ambientata a Roma nei primi anni 2010 — nel periodo immediatamente precedente allo scandalo di Mafia Capitale, che nel 2014 avrebbe rivelato all’Italia le connessioni tra il mondo criminale romano, i politici del Campidoglio e interessi vaticani.

Al centro ci sono tre giovani: Aureliano Adami (Alessandro Borghi), erede della Banda della Magliana — il clan criminale che per decenni ha controllato la capitale. Numero 8, detto Spadino (Giacomo Ferrara), figlio del boss della famiglia Anacleti, il clan di zingari romani che controlla le periferie. Lele Marchilli (Eduardo Valdarnini), figlio di un politico corrotto, il collegamento tra il mondo criminale e quello istituzionale.

I tre si trovano legati da un business comune: il controllo di Ostia, la zona di mare attorno a Roma, un territorio redditizio per il traffico di droga, le slot machine e i locali notturni. Ma quello che inizia come un’alleanza di convenienza diventa qualcosa di più complicato — amicizia, tradimento, amore, odio — in un sistema dove nessun legame è garantito se c’è abbastanza denaro in gioco.

La serie è un prequel del film Suburra (2015) di Stefano Sollima — racconta come si è arrivati alla situazione descritta nel film, chi erano i protagonisti prima di diventare quello che il film mostra.

Il cast: Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara

Alessandro Borghi porta Aureliano con una presenza fisica che non lascia dubbi sulla pericolosità del personaggio, ma sa anche trovare la vulnerabilità sotto la violenza. È l’attore italiano che più di tutti negli anni 2010 ha saputo abitare un certo tipo di mascolinità criminale senza renderla romantica — Aureliano è violento, ma la serie non lo glorifica. La complessità è tutto: un figlio che porta il peso della famiglia, un uomo che cerca un’uscita che non trova.

Borghi era già conosciuto per Non essere cattivo (2015), il film postumo di Claudio Caligari girato nel degradato di Ostia — lo stesso territorio di Suburra. La serie ha amplificato ulteriormente la sua carriera: dopo Suburra è arrivato al cinema internazionale con Il traditore di Bellocchio (2019) e Django (Canal+, 2023).

Giacomo Ferrara come Spadino è la rivelazione della serie. Il personaggio è costruito su una contraddizione: figlio di una famiglia Rom che non accetta l’omosessualità, Spadino vive una doppia vita che la serie esplora con una sensibilità che non ti aspetti da un crime drama. Ferrara porta questa tensione con fisicità e intelligenza — Spadino è il personaggio più tragico della serie perché non può essere quello che è in nessun posto.

La Roma di Suburra: periferie, potere e Vaticano

Suburra usa Roma come personaggio, non come sfondo.

La serie non mostra la Roma turistica — il Colosseo, i monumenti, le piazze affollate. Mostra Ostia, Tor Bella Monaca, la Magliana: le periferie dimenticate che la politica non vede e il crimine ha riempito da decenni. La fotografia è spesso notturna, con una palette desaturata che trasforma la luce dei lampioni in qualcosa di quasi inquietante — una Roma che di giorno sembra normale e di notte rivela quello che è davvero.

Il Vaticano come elemento narrativo è uno degli aspetti più originali. La serie non demonizza la Chiesa — mostra semplicemente che alcune sue strutture operative sono connesse agli stessi sistemi di potere che connettono tutti gli altri. Non è una tesi, è uno sfondo.

Il confronto più utile per capire cosa fa Suburra è con Mafia Capitale: l’inchiesta reale del 2014 ha rivelato che il criminale Massimo Carminati — il “cecato” — aveva costruito per anni un sistema di corruzione che legava la criminalità organizzata agli appalti pubblici romani, con ramificazioni ovunque. Il romanzo di De Cataldo e Bonini è ispirato a questa storia. La serie ne estrae la struttura e la traduce in dramma personale.

Lele Marchilli e la dimensione politica

Se Aureliano e Spadino sono il cuore criminale della serie, Lele Marchilli (Eduardo Valdarnini) è il suo elemento più originale.

Lele è il figlio di un politico del Partito Democratico romano — un giovane cresciuto nei salotti bene della capitale, con tutti i vantaggi che questo comporta e con un padre che usa la politica per i propri interessi. La sua amicizia con Aureliano e Spadino è il ponte tra due mondi che ufficialmente non si conoscono — la Roma criminale delle periferie e la Roma politica dei palazzi.

Questo triangolo — il boss di quartiere, lo zingaro, il figlio del politico — è la trovata narrativa più intelligente della serie. Non perché sia originale in astratto, ma perché è specificamente romana: Mafia Capitale ha dimostrato che esattamente questo tipo di connessione esiste, che i mondi si sovrappongono molto più di quanto l’opinione pubblica voglia credere.

Lele porta nella serie un registro completamente diverso dagli altri due — più ambiguo, meno fisicamente violento, con una moralità che crolla lentamente invece di esplodere. La sua traiettoria è forse la più tragica: non perché muoia, ma perché sceglie consapevolmente ogni volta la strada sbagliata, sapendo che è sbagliata.

Il cast di supporto: Claudia Gerini, Barbara Chichiarelli e gli adulti

Suburra non è solo una storia di giovani. Il cast adulto porta il peso storico del sistema criminale che i protagonisti hanno ereditato.

Samurai (Francesco Acquaroli) è il boss anziano — la figura che connette il crimine romano agli anni della Banda della Magliana, che sa come funziona il sistema da prima che i protagonisti nascessero. Acquaroli porta il personaggio con una quiete minacciosa: Samurai non urla, non si agita, non ha bisogno di dimostrare niente. Il potere reale non ha bisogno di dimostrarsi.

Claudia Gerini è Livia Adami, madre di Aureliano — una donna che ha vissuto nell’orbita criminale per tutta la vita e ne porta i segni nel corpo e nei modi. Gerini, attrice nota soprattutto per commedie italiane, sorprende con una performance di densità inaspettata: Livia non è una vittima né una complice inconsapevole — è una persona che ha fatto le proprie scelte e le porta.

Barbara Chichiarelli come Nadia — la fidanzata di Aureliano — porta nella serie una figura femminile che non è solo contorno sentimentale. Nadia ha una propria storia, un proprio sistema di valori, e le proprie complicità — è dentro il sistema tanto quanto gli uomini che ama.

Netflix e la prima serie italiana: l’impatto internazionale

Suburra – La Serie è stata la prima serie originale italiana prodotta da Netflix — uscita nel 2017, quando la piattaforma stava ancora costruendo la propria strategia di contenuti locali in Europa.

Questo la rende storicamente significativa al di là del suo valore intrinseco: ha dimostrato che il crime drama italiano poteva funzionare a livello internazionale senza necessità di adattamento o semplificazione. La serie è stata distribuita in tutto il mondo con sottotitoli — non doppiata in una lingua neutra — ed è stata vista da milioni di spettatori che non capivano l’italiano ma seguivano i dialetti romaneschi attraverso i sottotitoli.

Il modello Suburra — crime italiano autentico, senza compromessi, per un pubblico globale — ha aperto la strada a una serie di produzioni italiane Netflix successive: Zero, Baby, Fedeltà, Summertime. Non tutte dello stesso livello, ma tutte costruite sullo stesso principio: l’autenticità locale funziona internazionalmente.

In questo senso, Suburra è alla serie italiana quello che Gomorra è stata alla serialità italiana di Sky: il momento di rottura che ha dimostrato che si poteva fare diversamente.

Il realismo di Suburra: dialetti, violenza e location

Una delle scelte più importanti della serie è la decisione di usare i dialetti romani e romanesco nei dialoghi. I personaggi parlano come parlano le persone nei quartieri che abitano — con un registro che va dal gergo delle periferie romane al dialetto romanesco tradizionale, con inflessioni che cambiano a seconda del quartiere e del clan.

Questa scelta di autenticità linguistica distingue Suburra dalla maggior parte delle produzioni crime italiane che appiattiscono tutto su un italiano neutro da fiction televisiva. La serie sa che il linguaggio è identità — il modo in cui parlano i personaggi dice dove vengono e chi sono.

La violenza è esplicita ma non gratuita. Suburra non indugia sulla violenza per effetto spettacolare — la mostra per quello che è: uno strumento di potere, rapido, definitivo, senza musica drammatica. Le scene più violente della serie sono spesso le più silenziose.

Aureliano e Spadino: il cuore dell’alleanza

Il motore emotivo di Suburra non è il crimine. È la relazione tra Aureliano e Spadino.

Due persone che non dovrebbero avere nulla in comune — il rampollo della Banda della Magliana e il figlio degli Anacleti — costruiscono qualcosa che la serie si rifiuta di nominare con precisione. Non amicizia nel senso convenzionale. Non una semplice alleanza di affari. Qualcosa di più complicato, più fisico, più instabile.

Borghi e Ferrara hanno una chimica che la serie sa usare: le scene tra i due sono le migliori di tutta la produzione, non perché siano le più drammatiche ma perché sono le più vere. Quando stanno bene insieme c’è una facilità nei movimenti, un’intesa non verbale, una comfort zone che entrambi i personaggi si concedono solo in quella relazione. Quando le cose si rompono — e si rompono, inevitabilmente, perché tutto si rompe nel sistema in cui vivono — la rottura ha il peso di qualcosa di reale perduto.

Spadino è il personaggio che Suburra porta più lontano dalla convenzione. La sua omosessualità — nascosta alla famiglia, vissuta di notte, in un ambiente che non glielo perdonerebbe — è trattata con una discrezione che non è pudore ma rispetto per la complessità della situazione. La serie non fa del coming out di Spadino una storia di redenzione o di emancipazione. Lo porta come quello che è: una persona intrappolata tra quello che è e il posto in cui è nata, e il prezzo di questa trappola.

Suburra e Mafia Capitale: la storia vera sotto la finzione

Il romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini da cui è tratta la serie — pubblicato nel 2013 — è stato scritto prima dello scoppio dello scandalo di Mafia Capitale. Ma De Cataldo, magistrato oltre che scrittore, conosceva il sistema romano dall’interno della procura.

Mafia Capitale — l’inchiesta coordinata dalla DDA di Roma guidata da Pignatone nel 2014 — ha rivelato che Massimo Carminati, ex terrorista nero ed ex membro della Banda della Magliana, aveva costruito un sistema di corruzione che aveva infiltrato gli appalti pubblici del Campidoglio, le cooperative di gestione dei migranti, i servizi cimiteriali, la manutenzione del verde pubblico. I politici di entrambi i principali partiti erano coinvolti. Il sistema era basato sulla corruzione sistematica delle gare d’appalto.

Questa storia — il crimine romano come sistema parallelo e intrecciato con le istituzioni — è il substrato di Suburra. La serie non racconta Mafia Capitale letteralmente, ma usa la stessa logica: il crimine non è separato dalla politica, ne è parte integrante. Non perché i criminali abbiano corrotto un sistema pulito, ma perché il sistema non è mai stato pulito.

Le stagioni di Suburra: struttura e archi narrativi

Stagione 1 (2017, 10 episodi): stabilisce il mondo, i personaggi, l’alleanza tra Aureliano, Spadino e Lele. Il conflitto principale è il controllo di Ostia e le pressioni delle famiglie criminali più anziane che non vogliono cedere territorio ai giovani.

Stagione 2 (2019, 10 episodi): le conseguenze delle scelte della prima stagione. L’alleanza si incrina, i tradimenti si moltiplicano, il sistema politico entra più direttamente nella storia. È la stagione più ambiziosa narrativamente — espande il mondo senza perdere la concentrazione sui personaggi principali.

Stagione 3 (2020, 4 episodi): più breve, più concentrata, orientata alla chiusura degli archi. È la stagione che porta le conseguenze al limite — chi ha seminato tradimento raccoglie violenza.

Suburra e il crime italiano: confronti

Nel panorama del crime italiano televisivo, Suburra si posiziona in modo preciso rispetto ai suoi predecessori e contemporanei.

Gomorra è il confronto inevitabile — entrambe le serie guardano alla criminalità organizzata italiana, entrambe con un approccio realistico alla violenza e al linguaggio. Ma la differenza è strutturale: Gomorra racconta la Camorra napoletana come sistema economico quasi senza volto individuale — i protagonisti cambiano, il sistema rimane. Suburra è più centrata sui personaggi — Aureliano e Spadino sono il cuore della serie, non il sistema che li produce.

Romanzo Criminale – La Serie di Stefano Sollima — lo stesso regista del film Suburra — è il predecessore diretto: la Banda della Magliana come protagonista, la Roma criminale degli anni Settanta-Ottanta. Suburra ne è in un certo senso la continuazione ideale — lo stesso mondo criminale, trent’anni dopo.

Narcos condivide con Suburra l’approccio al crime come racconto di sistemi di potere che travalicano le leggi — ma Narcos è un racconto epico su scala internazionale, Suburra è intimista e locale. Il crimine di Suburra è profondamente romano: non potrebbe esistere altrove.

Peaky Blinders porta la stessa struttura del giovane boss che costruisce un sistema di potere in un territorio specifico, con la stessa attenzione al milieu — ma in un contesto storico e geografico radicalmente diverso.

Dove vedere Suburra – La Serie in streaming in Italia

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Suburra (2017)

★★★★★ 4.3 (180)

12,99 €

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Suburra – La Serie — tutte e 3 le stagioni, 24 episodi — è disponibile su Netflix in Italia. La piattaforma ospita sia la serie che il film originale di Sollima (2015), rendendo possibile la visione completa del ciclo narrativo.

Per chi ama il crime italiano: Gomorra su Sky/NOW è il parallelo più ricco — stessa tradizione, altro territorio, altra struttura narrativa. Romanzo Criminale – La Serie (Sky/NOW) è il predecessore storico: la Banda della Magliana negli anni Settanta-Ottanta, lo stesso mondo criminale romano quarant’anni prima. Narcos su Netflix è il punto di riferimento internazionale per lo stesso approccio al crime come racconto di sistemi di potere che travalicano le istituzioni. Chi ha amato Peaky Blinders per la costruzione del boss carismatico in un territorio preciso troverà in Suburra la versione italiana contemporanea di quella stessa storia — meno epica, più sporca, ugualmente autentica.

Domande frequenti

Suburra ha vinto premi internazionali? La serie ha ricevuto attenzione critica soprattutto nel 2017-2018, quando la presenza di produzioni non anglofone su Netflix era ancora relativamente rara. In Italia ha vinto il Nastro d’Argento per la miglior serie televisiva nella sua prima stagione. Il successo internazionale è stato significativo: la serie è diventata una delle produzioni italiane più viste al di fuori dell’Italia su Netflix, contribuendo ad aprire il mercato per le produzioni locali europee sulla piattaforma.

Qual è la stagione migliore di Suburra? La prima stagione è generalmente considerata la più riuscita — costruisce il mondo con una coerenza eccezionale, presenta i personaggi senza spiegarli, usa il tempo con economia. La seconda stagione è più ambiziosa ma anche più discontinua. La terza è breve per scelta produttiva (Netflix aveva già deciso di chiudere la serie) e funziona più come epilogo che come stagione autonoma.

Suburra è adatta a chi non conosce Roma? Sì. La serie offre abbastanza contesto geografico e politico per essere comprensibile a qualsiasi spettatore. La conoscenza di Mafia Capitale o della storia criminale romana non è necessaria — ma chi la conosce trova un ulteriore strato di lettura.

È necessario vedere il film prima della serie? No. La serie funziona come racconto autonomo. Il film di Sollima (2015) è un ottimo complemento, ma non è un prerequisito.

Suburra è stata rinnovata per una quarta stagione? No. Netflix ha concluso la serie con la terza stagione nel 2020. Il finale della stagione 3 chiude gli archi narrativi principali.

Giacomo Ferrara (Spadino) ha lavorato dopo Suburra? Sì. Ferrara ha continuato a lavorare in cinema e televisione italiani, con ruoli in produzioni Rai e Sky. Suburra rimane il suo lavoro più noto a livello internazionale.

Commenti

Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

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