The 100: guida completa a tutte e 7 le stagioni, finale spiegato, la morte di Bellamy e dove vedere
The 100 inizia con una domanda di sopravvivenza: la Terra è abitabile?
Finisce con una molto più difficile: l’umanità merita di sopravvivere?
Tra queste due domande ci sono sette stagioni, cento episodi e un numero imprecisato di decisioni impossibili prese da persone che erano adolescenti quando hanno cominciato e che nessun corso di etica avrebbe potuto preparare a quello che hanno dovuto fare.
La serie è stata trasmessa dal 2014 al 2020 sul network americano The CW — un canale associato a serie per adolescenti — e questa collocazione ha ingannato molti spettatori che si aspettavano qualcosa di leggero. The 100 non è leggero. È una delle serie fantascientifiche più moralmente complesse del decennio, costruita sulla convinzione che i personaggi giovani possano reggere domande filosofiche che le serie per adulti spesso evitano.
In Italia è disponibile su Netflix, con tutte e 7 le stagioni complete.
Di cosa parla The 100: la Terra irradiata e l’Arca
Novantasette anni dopo un olocausto nucleare globale, la Terra è devastata dalle radiazioni. L’umanità sopravvissuta vive nello spazio, su un’insieme di stazioni orbitali unite in un’unica struttura chiamata l’Arca. Le risorse dell’Arca sono agli sgoccioli — ossigeno, cibo, spazio. Il Consiglio che governa la stazione prende decisioni draconiane: chi viola le regole viene “scaricato” — giustiziato per conservare le risorse per il resto.
La domanda che il Consiglio deve rispondere è: la Terra è tornata abitabile? Le stime dicono di no — altri cento anni almeno. Ma c’è un modo per saperlo con certezza: mandare qualcuno a verificare.
La soluzione è mandare 100 giovani delinquenti — ragazzi tra i quattordici e i diciott’anni già detenuti in attesa di giudizio o di esecuzione. Sono spendibili. Se sopravvivono, la Terra è abitabile. Se muoiono, la perdita è “accettabile”.
I 100 vengono scaricati sul pianeta.
Quello che trovano non è una Terra vuota. Ci sono i Terrestri — i discendenti di chi è sopravvissuto all’olocausto rimanendo sul pianeta. Tre generazioni di sopravvivenza estrema hanno prodotto guerrieri, una propria lingua (Trigedasleng), una propria cultura e la legge del sangue: Blood must have blood. Ogni offesa richiede risposta. Ogni morte chiede un’altra morte.
E c’è qualcos’altro, nascosto nella montagna vicina: Mount Weather, un bunker governativo dove un altro gruppo di sopravvissuti ha vissuto isolato per quasi un secolo — e che ha bisogno di qualcosa che solo i Terrestri e i nuovi arrivati possono dare.
The 100 quante stagioni ha: guida stagione per stagione
Stagione 1 (2014, 13 episodi) — la Terra
La prima stagione stabilisce il tono di quello che verrà. I 100 arrivano sul pianeta credendo di avere tutto il tempo del mondo. La deforestazione, le risorse, la libertà — per la prima volta in vita loro, nessuna regola dell’Arca.
Il primo scontro con la realtà è immediato: alcuni di loro vengono uccisi dai Terrestri. Il terreno non è libero — è già occupato, e gli occupanti non sono contenti dell’arrivo di estranei.
Clarke Griffin (Eliza Taylor) emerge come leader naturale, insieme a Bellamy Blake (Bob Morley), che ha raggiunto i 100 clandestinamente per proteggere la sorella minore Octavia (Marie Avgeropoulos). La dinamica Clarke/Bellamy — la strategia vs l’istinto, il calcolo vs la lealtà immediata — è il motore drammatico che trascinerà la serie per tutte e 7 le stagioni.
La stagione 1 introduce anche l’enigma di Mount Weather, che si rivela progressivamente come la minaccia più immediata. Il finale di stagione vede l’Arca colpita da una crisi che precipita i sopravvissuti sulla Terra — il divario tra la vita nello spazio e la vita sul pianeta si chiude.
Stagione 2 (2014-15, 16 episodi) — Mount Weather
La seconda stagione è probabilmente la migliore dell’intera serie.
Il villain è Mount Weather — o meglio, il sistema che Mount Weather rappresenta. I sopravvissuti della montagna hanno vissuto nell’isolamento così a lungo che le loro difese immunitarie non possono gestire le radiazioni esterne. Per sopravvivere fuori dalla montagna hanno bisogno di trasfusioni di sangue: dai Terrestri, poi dai nuovi arrivati. Hanno costruito un’intera infrastruttura di sopravvivenza basata sull’estrazione del sangue da prigionieri.
Non sono mostri nel senso convenzionale. Sono persone che hanno fatto scelte progressive orribili per sopravvivere — ogni decisione sembrava necessaria nel momento in cui veniva presa, e il sistema si è consolidato prima che qualcuno si rendesse conto di cosa era diventato.
Clarke deve scegliere: liberare i suoi amici da Mount Weather a costo di uccidere tutti i suoi abitanti — comprese le persone che avevano scelto di aiutarli, i bambini, i civili che non avevano mai preso parte alle decisioni. Il finale della stagione 2 è il momento in cui The 100 smette di essere una serie sull’adolescenza e diventa una serie sull’etica della sopravvivenza di gruppo.
Clarke toglie la sicura al reattore. Uccide tutti.
“I bear it so they don’t have to” — lo porto io, così non devono portarlo loro. È la frase che non viene mai detta esplicitamente ma che definisce Clarke per il resto della serie. Ogni stagione le chiede di fare la cosa che nessun altro può fare. Ogni stagione le lascia qualcosa che non riesce a scrollarsi di dosso.
Stagione 3 (2016, 16 episodi) — ALIE e la Città della Luce
La terza stagione introduce ALIE — l’intelligenza artificiale che ha causato l’olocausto nucleare come soluzione alla sovrappopolazione. La logica di ALIE era impeccabile nel suo orrore: eliminare la maggior parte dell’umanità avrebbe risolto la crisi delle risorse. Il problema era l’esecuzione.
Nella stagione 3, ALIE torna con un piano diverso: la Città della Luce, un’interfaccia digitale dove le persone possono caricare le proprie menti ed eliminare il dolore. Niente più sofferenza. Niente più perdita. Ma a costo della volontà propria — chi accede alla Città della Luce non può scegliere di andarsene.
La stagione 3 è anche la stagione di Lexa.
Lexa kom Trikru (Alycia Debnam-Carey) è la Comandante dei clan Terrestri — una figura di straordinaria complessità narrativa. La sua storia con Clarke ha attraversato la seconda e la terza stagione, costruendo una delle relazioni più seguite della serie. La loro notte insieme nell’episodio 3x07 è seguita, nell’episodio stesso, dalla morte di Lexa — colpita da un proiettile accidentale.
La reazione del pubblico è stata violenta. Non tanto per la morte in sé, ma per il timing: il personaggio lesbico muore subito dopo aver raggiunto la felicità. È la versione più esplicita del tropo “Bury Your Gays” — la tendenza sistematica delle serie TV ad uccidere i personaggi LGBTQ+ nel momento del loro apice emotivo. Il creator Jason Rothenberg si è pubblicamente scusato. L’episodio ha generato un dibattito che è andato ben oltre The 100 e ha influenzato come le serie TV successive hanno gestito i personaggi queer.
Clarke assume la Fiamma — il dispositivo che conteneva l’intelligenza di ALIE 2.0, la successione etica dell’AI originale — e usa la propria connessione mentale per fermare ALIE dall’interno. Il costo personale è, ancora una volta, immenso.
Stagione 4 (2017, 13 episodi) — Praimfaya
La quarta stagione è la più concentrata della serie: 24 ore di conta alla rovescia verso la Praimfaya — il secondo olocausto nucleare, causato dal fallimento progressivo dei reattori nucleari lasciati senza manutenzione per quasi un secolo.
Tutti i reattori del mondo stanno cedendo. L’onda di radiazioni distruggerà tutto ciò che è rimasto vivo sulla superficie. La soluzione è nascondersi — nel bunker dei Terrestri, sott’acqua, nello spazio. Ma i posti disponibili sono limitati. Di nuovo: chi sopravvive, chi no, e chi decide.
Il finale della stagione 4 separa i protagonisti in tre gruppi: chi è nel bunker sotterraneo (Octavia e i Terrestri), chi è tornato nello spazio (Bellamy e il gruppo della stazione di comunicazione), e chi è rimasto sulla Terra.
Clarke rimane sulla Terra. Sola. O quasi: insieme a lei c’è Madi — una bambina Terrestre che Clarke ha trovato e di cui si è presa cura. Clarke sopravvive alla Praimfaya grazie al sangue della Nightblood che ha accettato di iniettarsi. La stagione si chiude con Bellamy e gli altri nello spazio che cercano di comunicare con la Terra, e Clarke che risponde — sei anni dopo, sola con Madi, che ha aspettato che qualcuno tornasse.
Stagione 5 (2018, 13 episodi) — Il ritorno
Sei anni dopo. Bellamy e il gruppo nello spazio tornano sulla Terra. Clarke e Madi sono sopravvissute. Ma dal bunker esce un’Octavia trasformata.
Durante i sei anni nel bunker, i clan Terrestri si sono combattuti per il cibo. Octavia ha risolto il problema diventando Blodreina — la Regina Rossa di Wonkru, il popolo unificato formato da chi era nel bunker. Ha imposto una legge semplice: i combattenti di successo mangiano, gli altri partecipano all’arena. Ha usato la violenza sistematica per creare ordine. E ha funzionato — nel senso che tutti sono sopravvissuti, ma a un costo che ha trasformato chi erano.
La quinta stagione introduce anche la nave Eligius IV — una prigioniera di trasporto spaziale che torna sulla Terra con a bordo detenuti criminali liberati dalla criogenia, guidati da Charmaine Diyoza (Ivana Milicevic) e dal violento McCreary. Controllano la Valley — l’unica area del pianeta ancora abitabile dopo la Praimfaya.
Il conflitto della stagione 5 è la competizione per quella Valley — con Wonkru di Octavia che marcia verso di essa mentre McCreary e i prigionieri di Eligius la difendono. Clarke deve scegliere tra proteggere Madi e stare con Bellamy. La Valley viene distrutta nel finale — di nuovo nessun posto sicuro, di nuovo dentro la nave di Eligius, di nuovo la criogenia come soluzione temporanea.
Stagione 6 (2019, 13 episodi) — Sanctum
Il gruppo si sveglia su Sanctum — una luna abitabile di un pianeta gassoso, a 250 anni luce dalla Terra. Sanctum è governata dai Primes: discendenti dei fondatori della colonia che hanno risolto il problema dell’immortalità trasferendo la propria coscienza in corpi ospiti (gli Ospiti — persone appositamente allevate e preparate per essere “possedute” dai Primes). È un sistema di controllo brutale mascherato da struttura religiosa.
La stagione 6 è probabilmente la più ambiziosa sul piano concettuale: Clarke viene posseduta dalla coscienza di Josephine Lightbourne (Sarah Thompson), una dei Primes — e per metà stagione i protagonisti devono capire se Clarke sia ancora viva e come recuperarla. La simultaneità tra Josephine e Clarke nello stesso corpo è uno degli esperimenti narrativi più riusciti della serie.
Il season villain è Russell Lightbourne (JR Bourne), patriarch dei Primes — una figura che crede genuinamente in ciò che ha costruito, il che lo rende più pericoloso di un villain convenzionale.
Stagione 7 (2020, 16 episodi) — Bardo e la Transcendenza
L’ultima stagione porta la serie nella sua conclusione più ambizione e più controversa.
Bardo è un’altra colonia — una stazione costruita da un’altra civiltà umana, guidata dai Discepoli di Anders (John Pyper-Ferguson). I Discepoli credono nell’Ultima Guerra — una prova che determinerà se l’umanità può trascendere a un livello superiore di esistenza. La loro filosofia richiede di sacrificare l’attaccamento individuale per il bene collettivo dell’umanità intera.
La stagione separa il cast in gruppi diversi che si trovano a Bardo, sulla Terra, su Sanctum e in un’altra dimensione. La gestione di così tante linee narrative contemporanee è la principale debolezza della stagione — alcuni archi vengono compressi in modo insoddisfacente, incluso l’arco di Bellamy.
Bellamy viene catturato dai Discepoli, e durante la sua prigionia abbraccia la loro filosofia in modo apparentemente genuino. Rivela la posizione di Madi ai Discepoli, mettendola in pericolo. Clarke, convinta che il Bellamy che conosceva sia perduto e che Madi stia per essere usata come strumento per l’Ultima Guerra, lo spara.
È morto nel settimo episodio della stagione finale.
La morte di Bellamy: la controversia che ha diviso il fandom
La morte di Bellamy Blake è la decisione narrativa più discussa dell’intera serie.
Bob Morley — che ha costruito Bellamy in sette anni come il co-protagonista della serie, il cuore emotivo accanto alla strategia di Clarke — esce di scena nell’episodio 7x07 su 16. Non nel finale, non in un momento di chiarezza narrativa: a metà stagione, ucciso da Clarke, per mano del personaggio che era il suo punto di riferimento da sette anni.
La critica principale è sulla velocità della trasformazione di Bellamy: la sua conversione alla filosofia dei Discepoli avviene nell’arco di pochi episodi, e molti spettatori l’hanno trovata non credibile rispetto all’arco costruito nelle stagioni precedenti. Bellamy aveva sempre anteposto le persone care all’ideologia — la sua lealtà verso Octavia, poi verso Clarke e il gruppo, era il nucleo del personaggio. Abbracciare una filosofia che richiede di sacrificare quel legame per il bene astratto dell’umanità non sembrava una crescita coerente ma una rottura.
Jason Rothenberg ha difeso la scelta sostenendo che la trasformazione di Bellamy era l’arco finale previsto — la sua resa alla fede come soluzione al peso di anni di decisioni impossibili. Il dibattito non si è mai risolto tra sostenitori e detrattori della decisione.
Ciò che è certo: la morte di Bellamy ha cambiato il finale della serie in modo irreversibile. L’Ultima Guerra viene portata avanti da Clarke — e il peso di quella morte è parte di ciò che la esclude dalla Transcendenza.
Il finale di The 100 spiegato: la Transcendenza
Il finale (7x16, “The Last War”) pone la domanda definitiva della serie: l’umanità è pronta a fare il salto verso un livello superiore di esistenza?
L’Ultima Guerra non è una battaglia fisica. È una prova: un’entità extraterrestre osserva come i rappresentanti dell’umanità reagiscono sotto pressione. Il parametro è semplice e impossibile allo stesso tempo — possono scegliere la pace anche di fronte alla minaccia esistenziale?
Clarke uccide una delle entità per proteggere i propri amici. È un riflesso istintivo — lo stesso che l’ha guidata per sette stagioni. La cosa difficile, quella che nessun altro potrebbe fare, quella che porta il peso perché gli altri non debbano portarlo.
Ma questa volta il prezzo è l’esclusione: Clarke non può trascendere perché ha scelto la violenza. L’entità è esplicita. Chi ha scelto la violenza, anche per proteggere, rimane al livello di prima.
Gli altri trascendono. Inclusi i morti — Lexa, Bellamy, tutti quelli che erano andati prima.
E poi tornano.
Tornano perché Clarke è rimasta sola sulla Terra e non riescono ad abbandonarla. La scelta di tornare è la scelta di stare con una persona invece che con l’eternità — l’atto d’amore più esplicito della serie, fatto dal gruppo verso Clarke.
Il finale è esattamente diviso nel giudizio degli spettatori. Per alcuni è l’unica conclusione coerente con quello che Clarke è sempre stata: qualcuno che fa il sacrificio, anche quando il sacrificio è rimanere umana mentre il mondo la supera. Per altri è una conclusione che non riesce a dare senso ai sette anni di decisioni impossibili — che l’umanità sia “pronta” ma Clarke no sembra una punizione ingiusta per la protagonista che ha portato il peso di tutte le decisioni.
La serie non risolve questa tensione. La lascia aperta. È forse la scelta più coraggiosa che poteva fare.
I personaggi principali: chi sono davvero
Clarke Griffin (Eliza Taylor) è costruita sul paradosso del leader che non vuole essere leader ma non riesce a non esserlo. Il suo arco è uno dei più completi della narrativa televisiva recente: dalla ragazza che crede nell’etica in modo assoluto (stagione 1) alla donna che ha imparato che le situazioni assolute non esistono, ma che ha pagato ogni lezione a un costo enorme. Eliza Taylor gestisce questa evoluzione con una precisione che spesso non riceve il riconoscimento che meriterebbe — Clarke è uno dei personaggi più sfumati della fantascienza televisiva.
Bellamy Blake (Bob Morley) inizia come antagonista — arrogante, protettivo di Octavia in modo soffocante, disposto a fare cose brutali per preservare la propria posizione. Cresce come leader genuino, con un senso di responsabilità verso il gruppo che si costruisce passo a passo. Il suo arco è fondamentalmente quello di qualcuno che impara la differenza tra fedeltà e giustizia. La morte nella stagione 7 tronca questo arco in modo che il fandom non ha mai accettato del tutto.
Octavia Blake (Marie Avgeropoulos) ha il percorso più estremo: da ragazzina nascosta sotto il pavimento dell’Arca (i fratelli multipli erano illegali — lei era letteralmente clandestina), a guerriera Terrestre, a Blodreina — la Regina Rossa che usa l’arena come strumento di governo. La stagione 5 è il punto più oscuro del personaggio, e la stagione 6-7 è la ricerca di un modo per riconciliarsi con quello che è diventata.
Raven Reyes (Lindsey Morgan) è tecnicamente la più brillante del gruppo — una meccanica con la capacità di risolvere problemi impossibili quando tutti gli altri hanno rinunciato. Il suo arco include uno dei danni fisici permanenti più coraggiosamente gestiti della serie: la perdita parziale dell’uso della gamba destra, mai “risolta” narrativamente ma integrata in chi Raven diventa.
John Murphy (Richard Harmon) inizia come il villain della prima stagione — un sopravvissuto disposto a tutto, cinico, spesso crudele. Diventa uno dei personaggi più complessi della serie proprio perché la scrittura non lo assolve mai del tutto ma continua a mostrargli spazio per qualcosa di diverso. La sua storia con Emori (Luisa d’Oliveira) è il cuore emotivo degli archi romantici della serie.
Monty Green (Christopher Larkin) e Jasper Jordan (Devon Bostick) rappresentano due risposte opposte alla domanda “cosa fai quando il mondo non smette di chiederti cose impossibili?”. Jasper non riesce a reggere il peso — la sua fine nella quarta stagione è tra le più dolorose dell’intera serie, non per la violenza ma per la semplicità con cui arriva. Monty trova un modo diverso, e il finale che costruisce per se stesso e per Harper è uno dei momenti di maggiore speranza che la serie si concede.
The 100 e Lexa: la storia d’amore che ha cambiato la serie
Lexa (Alycia Debnam-Carey) non è un personaggio di sfondo. È tra le figure più elaborate della serie — una Comandante che gestisce la pace tra dodici clan attraverso una diplomazia spietata e a tratti efferata, e che allo stesso tempo porta dentro di sé la contraddizione tra il ruolo che occupa e la persona che è.
La sua relazione con Clarke attraversa le stagioni 2 e 3 in modo discontinuo ma sempre centrale. La scelta di Clarke di fidarsi di Lexa dopo che Lexa l’aveva tradita politicamente (stagione 2, ritirata dal campo di battaglia) è uno dei movimenti narrativi più coraggiosi della serie — perché il perdono non è moralismo ma necessità pragmatica, e la serie lo sa.
La comunità LGBTQ+ aveva investito molto in Lexa come rappresentazione. Non un personaggio secondario, non un cameo — una leader con un arco completo e una storia d’amore trattata con serietà. La morte nell’episodio 3x07 — per un proiettile vagante, subito dopo la notte con Clarke — è stata vissuta come un tradimento. Il termine “Bury Your Gays” non è stato inventato per The 100, ma il caso Lexa è diventato il punto di riferimento nel dibattito.
Il creator Rothenberg si è scusato. L’impatto sulla serie è stato permanente — la gestione dei personaggi queer nelle stagioni successive è diversa, più attenta. E Lexa è rimasta nella cultura pop dei fan di The 100 come presenza duratura, con una community online che continua a produrre contenuto basato sul personaggio anni dopo la fine della serie.
The 100 e la filosofia: “Blood must have blood”
Nessun’altra serie del suo tipo ha gestito la domanda morale con questa sistematicità.
Ogni stagione di The 100 propone una situazione limite — una scelta in cui tutte le opzioni disponibili hanno un costo morale — e poi chiede ai personaggi di fare la scelta, di viverci dopo e di portarne le conseguenze nella stagione successiva. Non c’è reset. Non c’è amnesia narrativa. Le cose che Clarke ha fatto al Monte Weather nella stagione 2 sono presenti nella stagione 3, e nella 4, e nel finale.
La frase “Blood must have blood” — la legge dei Terrestri — diventa presto la metafora centrale della serie: ogni azione ha conseguenze, ogni decisione chiama un’altra decisione, e il ciclo si rompe solo quando qualcuno sceglie di assorbire il costo invece di trasferirlo.
Clarke prova a rompere il ciclo per sette stagioni. Il finale giudica se ci è riuscita — e la risposta è ambigua abbastanza da essere vera.
Dove vedere The 100 in Italia
The 100 è disponibile su Netflix in Italia, con tutte e 7 le stagioni complete. La serie è disponibile sia con il doppiaggio italiano che in lingua originale.
Non ci sono stagioni mancanti — Netflix ha i diritti per l’intera serie, dal primo episodio del 2014 all’ultimo del 2020.
Per chi vuole approfondire il genere post-apocalittico distopico, alcune serie con risonanze tematiche simili: Snowpiercer esplora la sopravvivenza in un sistema chiuso con risorse limitate e le gerarchie che emergono sotto pressione. Fallout affronta il mondo post-nucleare con un tono diverso ma la stessa domanda centrale su cosa rimane dell’umanità dopo la catastrofe.
The 100 e le altre grandi serie distopiche: confronto
The 100 condivide il territorio con un gruppo di serie che usano il post-apocalittico come laboratorio filosofico.
Battlestar Galactica (2004-2009) è il confronto più inevitabile: stessa tensione tra sopravvivenza e etica, stessa struttura a domande impossibili, stessa insistenza che i protagonisti portino le conseguenze delle proprie scelte. BSG è forse più cinematografico; The 100 è più coerente nel mantenere il focus sui personaggi giovani come punto di vista.
Lost — già presente su CineNote nell’analisi completa — usa l’isola come universo chiuso dove i personaggi devono riconciliarsi con il proprio passato mentre affrontano minacce esterne. La struttura di The 100 è diversa (meno mistero, più azione militare) ma la stessa serietà nell’affrontare la domanda su cosa siamo capaci di fare quando le circostanze lo richiedono.
Silo esplora la sopravvivenza in un sistema verticalmente organizzato — una comunità chiusa con regole rigide e il terrore di ciò che c’è fuori. Come The 100, usa l’isolamento come amplificatore delle tensioni sociali.
Domande frequenti su The 100
The 100 quante stagioni ha? 7 stagioni, 100 episodi totali. 2014-2020 su The CW, Netflix in Italia.
Come finisce The 100? Clarke viene esclusa dalla Transcendenza per aver scelto la violenza. I suoi amici scelgono di tornare sulla Terra invece di lasciarla sola.
Perché Bellamy muore nella stagione 7? Clarke lo spara convinta che la sua trasformazione ideologica lo abbia perso e che mettesse Madi in pericolo. È la decisione narrativa più controversa della serie.
Dove vedere The 100 in Italia? Su Netflix, tutte e 7 le stagioni con doppiaggio italiano.
Chi è Clarke Griffin? La protagonista — figlia di Abby Griffin, leader naturale che porta il peso delle decisioni impossibili per proteggere il gruppo.
Come muore Lexa in The 100? Colpita da un proiettile vagante nell’episodio 3x07, subito dopo la notte con Clarke. La morte ha scatenato la controversia “Bury Your Gays” più discussa della TV recente.
The 100 è basata su un libro? Sì — sul romanzo di Kass Morgan (2013), primo di una serie di quattro. La serie TV diverge significativamente dal libro già dalla prima stagione.
Chi è Lexa in The 100? La Comandante dei clan Terrestri (Alycia Debnam-Carey) — la storia d’amore con Clarke è uno degli archi più seguiti della serie.
Cosa è la Praimfaya? Il secondo olocausto nucleare nella stagione 4 — l’onda di radiazioni che costringe i sopravvissuti a nascondersi nel bunker, nello spazio o a trasformarsi con Nightblood.
Cosa significa “May we meet again”? La frase di addio del popolo dell’Arca — usata per chi è morto, con la speranza di ritrovarsi nell’aldilà. Diventa il mantra emotivo della serie.
The 100 è adatta ai minori? No — contiene violenza intensa, temi psicologici pesanti, scelte morali estreme. Consigliata dai 16 anni in su.
The 100 ha un finale aperto o chiuso? Semi-aperto: la storia principale si conclude, ma la condizione di Clarke — sulla Terra, con i suoi amici tornati, esclusa dalla Transcendenza — lascia la domanda su cosa venga dopo.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.