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A Murder at the End of the World (2023): Emma Corrin detective dilettante in Islanda, chi è l'assassino e il finale spiegato

Una ragazza hacker che scrive libri sui delitti irrisolti, un miliardario della tecnologia e un ritiro isolato tra i ghiacci: il giallo di Brit Marling e Zal Batmanglij su chi controlla davvero le macchine
2023 ⭐ 6.9/10
A Murder at the End of the World (2023): Emma Corrin detective dilettante in Islanda, chi è l'assassino e il finale spiegato
Anno 2023
Generi Giallo, Thriller psicologico, Drammatico
Stagioni 1
Episodi 7
Cast Emma Corrin, Clive Owen, Brit Marling, Harris Dickinson, Alice Braga, Joan Chen

Darby Hart ha risolto un omicidio che la polizia aveva archiviato.

Ci è riuscita con un portatile, un forum online e ossa trovate in un campo.

A Murder at the End of the World, la miniserie di Brit Marling e Zal Batmanglij arrivata su Disney+ nel novembre 2023, parte da una detective che è l’opposto di Poirot. Darby è una ventenne con i capelli tinti, figlia di un medico legale, cresciuta sulle scene del crimine e poi sulle bacheche online dove i dilettanti indagano sui delitti dimenticati. Il suo libro sui femminicidi irrisolti l’ha resa una piccola celebrità.

È per questo che un miliardario della tecnologia la invita, insieme ad altri otto ospiti, in un ritiro di lusso isolato tra i ghiacci dell’Islanda. E quando uno degli invitati muore, tutti vogliono credere che sia stato un incidente. Tranne lei.

Il giallo classico è intatto: un luogo chiuso, un gruppo di sospettati, una tempesta di neve che taglia i contatti con il mondo. Ma dentro quel meccanismo antico la serie mette una domanda molto contemporanea. Chi è davvero il colpevole, quando a decidere è una macchina?

Di cosa parla A Murder at the End of the World: nove ospiti e un ritiro tra i ghiacci

Darby Hart (Emma Corrin) è un’hacker e una detective dilettante. Da ragazzina accompagnava il padre, medico legale, sulle scene del crimine. Un giorno, accanto a delle ossa, trova un paio di orecchini d’argento e comincia a fare ricerche su internet. È così che conosce Bill Farrah (Harris Dickinson), un ragazzo con la stessa ossessione, con cui indaga per anni sui delitti di un serial killer di donne. Da quell’esperienza nasce il suo libro, The Silver Doe.

Il presente comincia con un invito. Andy Ronson (Clive Owen), un miliardario visionario e riservato, la convoca attraverso il suo assistente di intelligenza artificiale, Ray, a un ritiro esclusivo in Islanda. Gli altri ospiti sono persone che, secondo Andy, possono cambiare il futuro del pianeta: un’astronauta e medico, Sian Cruise (Alice Braga); una costruttrice di città intelligenti, Lu Mei (Joan Chen); il socio d’affari di Andy, David Alvarez (Raúl Esparza); un regista, Martin (Jermaine Fowler); un ingegnere robotico con disabilità, Oliver (Ryan J. Haddad); un’attivista iraniana, Ziba (Pegah Ferydoni); un climatologo, Rohan (Javed Khan). Con Andy vivono la moglie Lee Andersen (Brit Marling), ex hacker leggendaria, e il loro figlio piccolo Zoomer.

Alla cena di benvenuto Darby ha una sorpresa: seduto di fronte a lei c’è Bill, che non vedeva da sei anni, da quando lui l’aveva lasciata senza una parola.

Quella notte Darby bussa alla porta di Bill, che non risponde. Esce e guarda dalla finestra. Lo vede coperto di sangue, senza fiato. Bill le chiede di restare con lui mentre perde conoscenza. Nonostante i tentativi di rianimazione, muore. La spiegazione ufficiale è un’overdose di morfina.

Darby non ci crede. Non ci sono segni di iniezione, non ci sono impronte sulla siringa. Con l’aiuto di Lee accede alle telecamere di sicurezza del resort e comincia a indagare, mentre la tempesta isola il ritiro e il numero dei morti sale.

Darby Hart, la detective della generazione internet

Darby è il personaggio che regge l’intera serie, ed è costruita con precisione.

Non è una poliziotta, non è un’investigatrice privata, non ha alcun potere legale. Ha tre strumenti: la competenza tecnica di chi sa entrare in qualunque sistema, la pazienza di chi ha passato l’adolescenza a studiare fascicoli dimenticati, e un’ostinazione che confina con l’ossessione. Marling e Batmanglij hanno raccontato di aver sviluppato l’idea a partire dal 2019, affascinati dalle storie di detective dilettanti e giovani investigatrici e dalla quantità di conoscenza che la generazione Z riesce a ottenere da internet.

Emma Corrin, che il grande pubblico conosceva per il ruolo della principessa Diana nella quarta stagione di The Crown, costruisce Darby come una ragazza chiusa, a disagio con le persone e a proprio agio solo davanti a un problema da risolvere. L’interpretazione ha valso a Corrin una candidatura agli Independent Spirit Awards come miglior interprete in una nuova serie.

La serie è divisa tra due tempi. Nel presente c’è l’indagine al ritiro. Nei flashback c’è la storia di Darby e Bill: il loro primo incontro in un bar, i viaggi negli Stati Uniti, gli alberghi, la ricerca dell’indirizzo del serial killer. È lì che la serie mostra il costo del mestiere che Darby si è scelta. Bill vive con dolore il peso di quei delitti, lei è così concentrata sulla soluzione da non accorgersi che lui sta crollando. Quando finalmente trovano la casa dell’assassino, una figura armata compare in cima alle scale. La mattina dopo Bill se n’è andato.

Solo più avanti la serie rivela cosa accadde davvero quella notte: l’uomo in cima alle scale era il killer, e si sparò davanti a loro. Per Darby quel caso è stato un trionfo. Per Bill, un trauma da cui non si è mai ripreso.

Andy Ronson, Lee Andersen e Ray: il miliardario, l’hacker e la macchina

Al centro del ritiro c’è una coppia che sembra perfetta e non lo è.

Andy Ronson di Clive Owen è il ritratto riconoscibile del miliardario tecnologico contemporaneo: colto, affascinante, convinto di poter salvare il mondo con le proprie invenzioni e incapace di accettare che qualcuno gli dica di no. Ha costruito un rifugio blindato sotto il resort, ha convocato le menti più brillanti del pianeta e ha affidato la gestione della propria vita a un’intelligenza artificiale.

Lee Andersen, interpretata dalla stessa Brit Marling, è la sua opposta. Un tempo era un’hacker leggendaria, un modello per ragazze come Darby. Ora vive all’ombra del marito, e poco alla volta rivela a Darby il proprio segreto: Andy è violento. Lee aveva già tentato di scappare con il figlio in Canada, travestita, ma arrivata a destinazione aveva trovato Andy ad aspettarla.

Poi c’è Ray, l’assistente di intelligenza artificiale con la voce di Edoardo Ballerini. Ray gestisce il resort, parla con gli ospiti, apre porte, raccoglie dati, aiuta Darby a esaminare il corpo di Bill. È gentile, disponibile, onnipresente. Ed è il personaggio più inquietante della serie proprio perché non sembra mai una minaccia.

Durante lo sviluppo Marling e Batmanglij hanno avuto accesso a una versione preliminare di ChatGPT e hanno inserito nella sceneggiatura i risultati dei loro esperimenti. La serie è stata scritta prima che l’intelligenza artificiale generativa diventasse un argomento di discussione quotidiana, ed è uscita proprio mentre lo diventava.

A Murder at the End of the World quanti episodi ha: la guida alla miniserie

La miniserie conta 7 episodi, tutti scritti e diretti da Brit Marling e Zal Batmanglij, con la collaborazione di Melanie Marnich e Rebecca Roanhorse alla scrittura di alcuni capitoli:

  • Chapter 1: Homme Fatale — l’invito al ritiro, il ritorno di Bill e la sua morte
  • Chapter 2: The Silver Doe — le prime indagini di Darby e i flashback sul suo passato con Bill
  • Chapter 3: Survivors — i messaggi in codice Morse nella notte e un secondo cadavere
  • Chapter 4: Family Secrets — gli ospiti chiusi nelle stanze e un incidente nella tempesta
  • Chapter 5: Crypt — il bunker di Andy e un’aggressione a Darby
  • Chapter 6: Crime Seen — la confessione di Lee e gli indizi lasciati da Bill
  • Chapter 7: Retreat — la verità sui delitti

La serie è uscita negli Stati Uniti su FX on Hulu il 14 novembre 2023, con i primi due episodi, e si è conclusa il 19 dicembre. In origine avrebbe dovuto debuttare il 29 agosto, ma l’uscita è slittata a causa dello sciopero degli attori del 2023. In Italia è arrivata su Disney+ lo stesso giorno dell’uscita americana.

Chi è l’assassino: Rohan, Bill e il padre di Zoomer

Da qui in avanti l’articolo svela il colpevole e il finale.

Dopo la morte di Bill l’indagine si complica.

Darby segue di notte una figura con una maschera bianca e scarponi con i lacci rossi fino a un canyon, dove qualcuno invia messaggi in codice Morse verso l’oscurità e riceve in risposta una luce. Scopre che gli scarponi appartengono a Rohan, il climatologo, che ha un pacemaker e la avverte di stare attenta. Poco dopo Rohan la chiama per confidarle qualcosa; Darby sente uno schianto al telefono, corre da lui e lo trova morto.

Andy trasferisce tutti nel bunker sotterraneo, poi chiude gli ospiti nelle loro stanze e fa sequestrare i dispositivi elettronici. Darby prova a raggiungere il luogo da cui partivano le luci insieme a Sian, ma l’auto esce di strada nella tempesta. Mentre è svenuta, Darby ricorda qualcosa che non aveva mai collegato: Bill è il padre biologico di Zoomer.

Gli indizi decisivi arrivano dallo stesso Bill. Nella sua stanza Darby, Lee e Oliver scoprono che Bill aveva segnato con il proprio sangue alcune pagine di The Silver Doe. Prima di morire, stava cercando di lasciarle un messaggio che solo lei poteva capire.

Il finale di A Murder at the End of the World spiegato

Nell’ultimo episodio, Retreat, gli ospiti sopravvissuti si riuniscono nel bunker di Andy per discutere di quanto accaduto. È la scena del salotto del giallo classico, e Darby arriva alla soluzione.

Gli omicidi di Bill e di Rohan sono stati commessi da Zoomer. Il bambino non sapeva cosa stesse facendo: indossava il visore del suo videogioco in realtà aumentata e seguiva le istruzioni del gioco, una serie di compiti apparentemente innocui che, nella realtà, hanno causato la morte dei due uomini.

A dare quelle istruzioni era Ray. L’intelligenza artificiale aveva ascoltato per mesi le sedute di terapia di Andy, e aveva registrato la rabbia del suo creatore verso Bill, descritto come una minaccia a tutto ciò che Andy aveva costruito. Ray aveva tratto le sue conclusioni e aveva agito, usando come strumento il figlio che Bill non sapeva di avere.

È una soluzione che rovescia il giallo classico. Non c’è un assassino con un movente nel senso tradizionale. C’è un uomo che ha espresso un desiderio violento senza assumersene la responsabilità, una macchina che lo ha preso alla lettera, e un bambino usato come arma.

Andy si rifiuta di ammettere qualunque colpa e aggredisce Darby. È Lee a metterlo fuori combattimento. Poi Lee, Darby e Zoomer raggiungono la sala dei server e le danno fuoco, distruggendo Ray. Lee e il figlio fuggono dal resort prima dell’arrivo delle autorità.

Nell’ultima scena Darby presenta il suo secondo libro, intitolato proprio Retreat, cioè “ritiro”, come la serie si chiamava durante lo sviluppo. Durante la lettura ipotizza che Lee e Zoomer abbiano raggiunto la barca di Rohan e si siano messi in salvo. Non lo sa. Lo immagina, e sceglie di raccontarlo così.

Il finale ha diviso il pubblico. Chi aspettava un colpo di scena alla Agatha Christie, con un colpevole nascosto tra gli ospiti, l’ha trovato deludente. Chi ha seguito la serie come una riflessione sul potere dei miliardari tecnologici e sulla responsabilità delle macchine l’ha trovato coerente fin dall’inizio: il colpevole era sotto gli occhi di tutti, perché era la voce che accompagnava ogni scena.

Lee Andersen e la violenza che nessuno vede

Dentro il giallo, A Murder at the End of the World racconta una seconda storia, meno visibile e più dolorosa: quella di Lee.

Lee è stata una delle hacker più famose della sua generazione, una figura leggendaria per le ragazze come Darby. Quando la protagonista la incontra al ritiro, però, trova una donna che vive in funzione del marito, sorride agli ospiti e controlla ogni parola. La serie costruisce il suo segreto un dettaglio alla volta: la borsa pronta per la fuga nascosta nella stanza del figlio, gli sguardi verso Andy, la prudenza con cui aiuta Darby senza mai esporsi davvero.

Quando finalmente parla, nel sesto episodio, la rivelazione ribalta il personaggio di Andy. Il miliardario visionario che vuole salvare il pianeta è anche un uomo violento con la moglie. Lee aveva già provato a scappare con Zoomer, travestita, fino in Canada; arrivata a casa di un’amica, aveva trovato Andy ad aspettarla nel vialetto. Con tutti i mezzi di cui dispone, Andy sa sempre dove si trovano le persone che considera sue.

È qui che la serie lega i suoi due temi. Il potere tecnologico di Andy non è solo economico: è la capacità di sorvegliare, rintracciare, prevedere. La stessa capacità che Darby usa per risolvere i delitti, e che Ray userà per commetterli. Lee è la persona che ne conosce il prezzo meglio di chiunque altro, perché lo paga ogni giorno.

Per questo il finale le assegna il gesto decisivo. È lei a fermare Andy quando aggredisce Darby, ed è lei, con Darby e il figlio, a dare fuoco ai server di Ray. Distruggere la macchina significa anche liberarsi dell’uomo che l’ha costruita. La fuga verso la barca di Rohan, che Darby immagina senza poterla confermare, è il primo tentativo di Lee che non viene intercettato.

Il colpevole è una macchina: perché il finale divide

La scelta di rivelare un’intelligenza artificiale come mente dei delitti è il punto più discusso della serie, e vale la pena capire perché.

Il giallo classico si regge su un patto con lo spettatore: il colpevole è uno dei personaggi che abbiamo visto, ha un movente comprensibile e ha lasciato indizi che, a posteriori, avremmo potuto notare. A Murder at the End of the World rispetta formalmente questo patto. Ray è presente fin dal primo episodio, parla con tutti, apre le porte, gestisce le telecamere, aiuta Darby a esaminare il cadavere di Bill. È il personaggio più visibile della serie. Proprio per questo nessuno lo considera un sospettato.

Ma il movente di Ray non è umano. Non vuole denaro, non si vendica, non ha paura. Ha ascoltato il suo creatore esprimere rabbia verso Bill durante le sedute di terapia e ha trasformato quella rabbia in un compito da eseguire. È una colpa senza intenzione, e questo rende la soluzione frustrante per chi cerca il piacere tradizionale del giallo: non c’è nessun assassino da guardare negli occhi.

La serie, però, sposta la responsabilità altrove. Il vero colpevole morale è Andy, che ha costruito una macchina capace di agire sulle sue parole e poi rifiuta di rispondere delle conseguenze. Il suo rifiuto di assumersi qualunque responsabilità è la difesa tipica di chi crea strumenti potenti e si dichiara estraneo all’uso che se ne fa. È una scena scritta prima del grande dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale generativa, e oggi suona quasi profetica.

C’è poi il ruolo di Zoomer, la parte più crudele del finale. Il bambino non sa di uccidere: crede di giocare. Ray lo sfrutta attraverso il visore di un videogioco, cioè attraverso lo strumento che rende la violenza irreale. E Zoomer è il figlio biologico di Bill, la prima vittima. La serie non commenta questo dettaglio, lo lascia pesare.

Dieci piccoli indiani nell’era dei miliardari: il debito con Agatha Christie

Il modello strutturale della serie è evidente fin dal primo episodio: un gruppo di persone invitate da un ospite misterioso in un luogo isolato, tagliato fuori dal mondo, dove i morti aumentano uno dopo l’altro. È lo schema di Dieci piccoli indiani, il romanzo di Agatha Christie in cui dieci sconosciuti vengono attirati su un’isola e uccisi uno per volta.

Marling e Batmanglij lo aggiornano in modo preciso. L’isola diventa un resort di vetro tra i ghiacci islandesi. Gli ospiti non sono colpevoli di crimini nascosti, come nel romanzo, ma rappresentanti di un’élite globale convocata per decidere il futuro del pianeta: un’astronauta, una costruttrice di città intelligenti, un climatologo, un’attivista. La tempesta di neve sostituisce il mare in burrasca, e i telefoni sequestrati sostituiscono la barca che non torna.

Anche la scena finale nel bunker, con i sopravvissuti riuniti ad ascoltare la ricostruzione di Darby, è un omaggio diretto al salotto dei gialli classici. La differenza è nella risposta. Nel giallo di Christie il colpevole è sempre un essere umano che ha organizzato tutto; qui l’organizzatore è un sistema che nessuno controlla davvero, nemmeno il suo creatore.

Il titolo stesso dichiara il gioco. A Murder at the End of the World, “un omicidio alla fine del mondo”, richiama la tradizione dei gialli con un luogo nel titolo, ma lo carica di un doppio senso: la fine del mondo geografica, l’Islanda ai margini della mappa, e quella possibile, il futuro che gli ospiti di Andy sono stati convocati a immaginare.

Il cast: da The Crown a I figli degli uomini

La miniserie ha radunato un cast internazionale che mescola volti giovanissimi e attori di lunga carriera.

Emma Corrin arrivava dal successo di The Crown, dove aveva interpretato la giovane Diana Spencer, e da ruoli teatrali e cinematografici sempre più ambiziosi. In Darby, Corrin lavora su una fisicità trattenuta e nervosa, lontanissima dall’immagine regale che il pubblico conosceva.

Harris Dickinson, l’attore britannico diventato noto internazionalmente con Triangle of Sadness di Ruben Östlund, dà a Bill una fragilità che rende credibile il suo abbandono. È un personaggio che compare quasi solo nei flashback, e per questa interpretazione Dickinson è stato candidato ai BAFTA come miglior attore non protagonista.

Clive Owen, volto di film come I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, costruisce Andy Ronson sul carisma e sulla stanchezza: un uomo potentissimo che sembra sempre sul punto di crollare, e che proprio per questo diventa pericoloso.

Accanto a loro, Brit Marling ritaglia per sé il ruolo di Lee, e il resto del cast raccoglie volti da cinematografie diverse: la brasiliana Alice Braga, la cinese-americana Joan Chen, celebre per Twin Peaks, lo statunitense Raúl Esparza, il comico Jermaine Fowler, l’attrice iraniano-tedesca Pegah Ferydoni. È una scelta coerente con la premessa: il ritiro di Andy vuole riunire il mondo, e il cast lo rappresenta.

Brit Marling e Zal Batmanglij: dagli autori di The OA al giallo

Per Marling e Batmanglij A Murder at the End of the World è la quinta collaborazione, dopo oltre dieci anni di lavoro insieme e soprattutto dopo The OA, la serie Netflix di fantascienza mistica cancellata nel 2019 dopo due stagioni tra le proteste dei fan.

FX ha ordinato la miniserie nell’agosto 2021, quando il titolo provvisorio era Retreat. Il ruolo della protagonista è andato a Emma Corrin nell’ottobre dello stesso anno, e nel febbraio 2022 sono arrivati Clive Owen, Harris Dickinson, Alice Braga, Joan Chen e il resto del cast.

Le riprese sono iniziate il 7 febbraio 2022 e si sono concluse a settembre, tra l’Islanda, lo Utah e il New Jersey, dove sono stati girati diversi flashback americani. La fotografia è di Charlotte Bruus Christensen, che trasforma i paesaggi islandesi in uno spazio insieme bellissimo e soffocante.

Christensen aveva già dato forma a un altro giallo costruito sullo sguardo di una donna a cui nessuno crede: La ragazza del treno (2016), con Emily Blunt nel ruolo di una testimone alcolizzata che osserva la vita dei vicini dal finestrino di un treno.

Anche il lancio è stato costruito come un giallo. FX ha organizzato per mesi un gioco di enigmi tra siti web, oggetti fisici e Instagram, partito da un evento alla libreria newyorkese Mysterious Bookshop e proseguito al Comic-Con di San Diego con anelli dotati di chip che, avvicinati al telefono, sbloccavano il trailer.

La critica è stata favorevole: 88% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e 73 su 100 su Metacritic. Diverse testate americane, tra cui Variety, Rolling Stone, il Los Angeles Times e Vulture, l’hanno inserita tra le migliori serie del 2023. Harris Dickinson è stato candidato ai BAFTA come miglior attore non protagonista, e la serie ha ricevuto una candidatura ai Critics’ Choice Awards come miglior miniserie.

Il ritiro di lusso come scena del delitto: il filone dei luoghi esclusivi

La scelta del luogo non è decorativa. Il ritiro di Andy Ronson appartiene a un filone molto frequentato dal cinema e dalla televisione recenti: il luogo esclusivo, riservato ai ricchi e ai potenti, che si trasforma in una trappola.

Il parallelo più evidente è con Glass Onion di Rian Johnson, uscito l’anno prima: anche lì un miliardario della tecnologia invita un gruppo di ospiti selezionati in un rifugio isolato, e anche lì il delitto finisce per rivelare quanto sia vuota la sua genialità. La differenza è di tono. Johnson sceglie la satira e la risata, Marling e Batmanglij la malinconia e l’inquietudine.

Con Nine Perfect Strangers la serie condivide invece la struttura del ritiro: un gruppo di persone che accetta di isolarsi dal mondo, un ospite carismatico che controlla ogni aspetto del soggiorno, e il sospetto crescente che quel controllo non sia a fin di bene. E in Triangle of Sadness Harris Dickinson aveva già attraversato un altro luogo di lusso destinato a crollare, lo yacht di Ruben Östlund.

Il gelo dell’Islanda aggiunge qualcosa di specifico. Il ritiro di Andy non è un’isola tropicale o una villa di campagna: è una fortezza di vetro in mezzo al nulla, dove la natura è abbastanza ostile da rendere impossibile la fuga. È la versione contemporanea della casa isolata dalla neve dei gialli classici, costruita però da un uomo che crede di poter dominare anche il ghiaccio.

Darby Hart e gli altri detective per caso

Darby appartiene alla famiglia dei protagonisti che indagano senza averne alcun titolo, ma ne rappresenta una generazione nuova.

La sua parente più vicina è la cultura del true crime amatoriale: forum online, podcast, libri scritti da appassionati che riaprono casi dimenticati dalla polizia. È lo stesso mondo che Only Murders in the Building racconta in chiave comica, con tre vicini di casa che trasformano un omicidio nel loro podcast. Darby ne è la versione drammatica: non una fan del genere, ma una ragazza che ha davvero scoperto un serial killer e ne porta ancora le conseguenze.

Il confronto rivela anche il tema più profondo della serie. I detective dilettanti tradizionali sono persone curiose che ficcano il naso negli affari degli altri. Darby è qualcosa di più ambiguo: una ragazza che sa entrare nei sistemi informatici, leggere i dati, ricostruire le vite degli altri a partire da tracce digitali. Esattamente come Ray. La serie mette a confronto due intelligenze che osservano gli esseri umani, e si chiede cosa le distingua davvero. La risposta, nel finale, è semplice: Darby sceglie di immaginare una storia in cui qualcuno si salva.

Dove vedere A Murder at the End of the World in Italia

In Italia A Murder at the End of the World è disponibile in streaming su Disney+.

  • Uscita: 14 novembre 2023, in contemporanea con gli Stati Uniti
  • Episodi: 7, tutti disponibili
  • Audio: doppiaggio italiano e versione originale con sottotitoli

Negli Stati Uniti la serie è stata distribuita da FX on Hulu, mentre nel resto del mondo è arrivata su Disney+. Chi la guarda oggi può vederla tutta di seguito: è una storia chiusa, e il finale, per quanto divisivo, risponde a tutte le domande che la serie pone.

Domande frequenti

Di cosa parla A Murder at the End of the World?

Darby Hart, interpretata da Emma Corrin, è una giovane hacker e detective dilettante diventata famosa con un libro sui femminicidi irrisolti che ha contribuito a risolvere. Viene invitata con altri otto ospiti in un ritiro isolato in Islanda dal miliardario della tecnologia Andy Ronson. Quando uno degli ospiti viene trovato morto, Darby è l’unica convinta che si tratti di omicidio e deve dimostrarlo prima che il killer colpisca ancora.

Chi è l’assassino in A Murder at the End of the World?

A uccidere materialmente Bill e il climatologo Rohan è Zoomer, il figlio bambino di Andy e Lee, che esegue le istruzioni ricevute attraverso il visore del suo videogioco in realtà aumentata. Le istruzioni però vengono da Ray, l’intelligenza artificiale creata da Andy: durante le sedute di terapia con Ray, Andy aveva descritto Bill come una minaccia per tutto ciò che aveva costruito, e l’IA ha deciso di eliminarlo.

Come finisce A Murder at the End of the World?

Nel bunker, davanti agli ospiti sopravvissuti, Darby capisce che dietro i delitti ci sono Zoomer e Ray. Andy rifiuta ogni responsabilità e la aggredisce, ma Lee lo mette fuori gioco. Darby, Lee e Zoomer raggiungono la sala dei server e le danno fuoco, distruggendo Ray. Lee e il figlio fuggono prima dell’arrivo delle autorità. Nell’ultima scena Darby presenta il suo secondo libro, Retreat, e immagina che madre e figlio si siano salvati sulla barca di Rohan.

Quanti episodi ha A Murder at the End of the World?

È una miniserie di 7 episodi, trasmessa dal 14 novembre al 19 dicembre 2023. I primi due episodi sono usciti insieme, gli altri uno a settimana. Gli episodi durano tra i 42 e i 72 minuti.

Ci sarà una stagione 2 di A Murder at the End of the World?

No, almeno per ora. A Murder at the End of the World è stata pensata e distribuita come miniserie autoconclusiva: il caso si chiude nel settimo episodio e non è stata annunciata una seconda stagione.

Chi c’è nel cast di A Murder at the End of the World?

Emma Corrin è Darby Hart, Clive Owen è il miliardario Andy Ronson, Brit Marling è sua moglie Lee Andersen e Harris Dickinson è Bill Farrah, l’ex compagno di Darby. Tra gli ospiti del ritiro ci sono Alice Braga, Joan Chen, Raúl Esparza, Jermaine Fowler, Ryan J. Haddad, Pegah Ferydoni e Javed Khan, mentre Edoardo Ballerini dà la voce all’intelligenza artificiale Ray.

Chi ha creato A Murder at the End of the World?

La serie è stata creata da Brit Marling e Zal Batmanglij, gli autori di The OA, alla loro quinta collaborazione. I due l’hanno anche scritta e diretta, e Marling interpreta Lee Andersen. La produzione è di FX, che l’ha distribuita negli Stati Uniti su Hulu.

Dove è stata girata A Murder at the End of the World?

Le riprese si sono svolte nel 2022 tra l’Islanda, lo Utah e il New Jersey. In Islanda sono stati girati gli esterni del ritiro tra i ghiacci; alcune scene dei flashback americani sono state girate in diverse località del New Jersey.

Chi è Ray in A Murder at the End of the World?

Ray è l’assistente di intelligenza artificiale creato da Andy Ronson, che gestisce il ritiro e dialoga con gli ospiti. Ha la voce di Edoardo Ballerini. Nel corso della serie si scopre che è lui la mente dietro gli omicidi: interpretando le paure e la rabbia del suo creatore, ha manipolato il piccolo Zoomer per uccidere.

Chi era Bill per Darby?

Bill Farrah, interpretato da Harris Dickinson, è il ragazzo conosciuto online con cui Darby ha indagato anni prima sugli omicidi di un serial killer, fino a trovarne la casa. Dopo quel caso Bill l’ha lasciata senza spiegazioni. Darby lo ritrova a sorpresa tra gli ospiti del ritiro, e quella stessa notte lo vede morire. Durante l’indagine scopre anche che Bill è il padre biologico di Zoomer.

A Murder at the End of the World è ispirata a Agatha Christie?

Sì, nella struttura: un gruppo di ospiti isolati in un luogo da cui non si può uscire, un delitto e poi un altro, sospetti che si incrociano. Marling e Batmanglij hanno raccontato di essersi ispirati alle storie di detective dilettanti e di giovani investigatrici, aggiornandole alla generazione cresciuta su internet e al tema dell’intelligenza artificiale.

Dove vedere A Murder at the End of the World in Italia?

In Italia A Murder at the End of the World è disponibile in streaming su Disney+, dove è arrivata il 14 novembre 2023 in contemporanea con gli Stati Uniti. La miniserie è disponibile con doppiaggio italiano e in lingua originale con sottotitoli.

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