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Aladdin (2019): trama, cast, le polemiche sul brownface e perché ha incassato un miliardo di dollari

Come Guy Ritchie e Will Smith hanno trasformato il classico Disney del 1992 in un blockbuster live-action da un miliardo di dollari
2019 ⭐ 6.9/10
Aladdin (2019): trama, cast, le polemiche sul brownface e perché ha incassato un miliardo di dollari
Anno 2019
Regia Guy Ritchie
Generi Musical, Fantasy, Avventura
Cast Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott, Marwan Kenzari, Navid Negahban

Nel giro di appena due anni, lo stesso identico regista che aveva perso a Warner Bros. oltre 150 milioni di dollari con un fantasy su Excalibur ha consegnato a Disney il più grande successo commerciale della propria carriera. Il salto tra King Arthur: Legend of the Sword e Aladdin è la dimostrazione più netta di quanto la carriera hollywoodiana di Guy Ritchie sia stata, fin dall’inizio, un susseguirsi di scommesse enormi — vinte o perse senza vie di mezzo.

Remake live-action del classico animato Disney del 1992, a sua volta ispirato a un’antica fiaba popolare di origine mediorientale, Aladdin è diventato uno dei film di maggior incasso di tutto il 2019 nonostante recensioni tiepide e una polemica scoppiata ben prima dell’uscita nelle sale.

Di cosa parla Aladdin: la trama dall’inizio

Nella città immaginaria di Agrabah, il giovane ladro di strada Aladdin e la sua scimmietta Abu incontrano la principessa Jasmine, fuggita di nascosto dal palazzo dove vive una vita isolata. Jasmine vorrebbe succedere al padre come sultana, ma è invece attesa al matrimonio con uno dei suoi pretendenti reali. Jafar, il gran visir, trama per rovesciare il Sultano e cerca una lampada magica custodita nella Grotta delle Meraviglie, che solo “il diamante grezzo” può recuperare senza esserne corrotto.

Introdottosi nel palazzo per rivedere Jasmine, Aladdin viene catturato insieme ad Abu da Jafar, che gli offre ricchezza in cambio del recupero della lampada. Nella grotta, Aladdin libera un tappeto volante e trova la lampada, ma Jafar lo tradisce e lo ricaccia nella caverna — non prima che Abu gliela rubi di nuovo. Intrappolato, Aladdin sfrega la lampada ed evoca il Genio, capace di esaudire tre desideri a chiunque la possieda. Deciso a conquistare Jasmine, usa il primo desiderio per diventare un principe, promettendo di usare il terzo per liberare il Genio dalla schiavitù e renderlo umano.

Aladdin si presenta ad Agrabah come “il Principe Alì di Ababwa”, ma fatica a colpire Jasmine. Il Genio, sotto le spoglie di un servitore, si innamora a sua volta di Dalia, ancella della principessa. Quando Jafar scopre la vera identità di Aladdin, lo fa gettare nel fossato del palazzo e poi in mare, sapendo che se sopravvivesse dimostrerebbe di possedere la lampada. Il Genio lo salva, consumando il secondo desiderio. Tornato al palazzo, Aladdin distrugge il bastone magico a forma di cobra con cui Jafar controllava la mente del Sultano, svelandone il complotto. Jafar viene arrestato, il Sultano acconsente al matrimonio tra Aladdin e Jasmine — ma Aladdin, temendo di non riuscire a mantenere la finzione senza il suo aiuto, non mantiene la promessa di liberare il Genio, che deluso si ritira nella lampada.

Liberato dal suo scagnozzo, il pappagallo Iago, Jafar ruba la lampada e diventa il nuovo padrone del Genio. Usa il primo desiderio per diventare sultano e il secondo per trasformarsi nello stregone più potente del mondo, quindi smaschera Aladdin, lo esilia con Abu in una landa ghiacciata e tortura il Sultano e Dalia finché Jasmine non accetta di sposarlo. Il Genio teletrasporta di nascosto il tappeto volante per salvare Aladdin e Abu. Al matrimonio forzato, Jasmine ruba la lampada a Jafar e fugge sul tappeto, ma Jafar li ricattura entrambi con un tornado di sabbia e distrugge il tappeto.

Con Jasmine, Dalia e il Sultano sotto il suo controllo magico, Aladdin provoca Jafar facendogli notare di essere solo il secondo essere più potente dopo il Genio, spingendolo a usare l’ultimo desiderio per diventare “l’essere più potente dell’universo”. Jafar si trasforma in un genio e resta intrappolato nella propria lampada insieme a Iago, banditi nella Grotta delle Meraviglie. Il Genio incoraggia Aladdin a usare il proprio ultimo desiderio per riottenere il titolo reale e sposare legalmente Jasmine, ma Aladdin mantiene la promessa originale e lo libera. Il Sultano incorona Jasmine nuova sultana, libera dall’obbligo di sposare un principe di sangue reale: lei sceglie comunque Aladdin, ormai libero anche lui dalla necessità di mantenere una finzione. Il Genio, tornato finalmente umano, sposa Dalia.

I personaggi principali: chi sono davvero

Will Smith eredita il ruolo del Genio, reso iconico dall’interpretazione (in gran parte improvvisata) di Robin Williams nel film animato del 1992. Lo stesso Smith ha raccontato di essersi sentito “terrorizzato” ad affrontare il ruolo, ma di aver trovato “una strada che rendesse omaggio” alla performance di Williams pur costruendo “qualcosa di suo”. Descrive il personaggio come “sia un imbroglione che un mentore”, capace di guidare Aladdin verso la consapevolezza della propria grandezza. Nella forma umana è interpretato fisicamente da Smith; da Genio blu gigante è invece generato in CGI tramite motion capture.

Mena Massoud interpreta Aladdin, un ladro di strada povero ma dal cuore generoso, innamorato della principessa Jasmine. Attore canadese esordiente al cinema nel thriller drammatico Ordinary Days (2017), prima di Aladdin aveva lavorato soprattutto in televisione, tra cui un ruolo nella serie Amazon Tom Clancy’s Jack Ryan (2018). Il ruolo del protagonista gli è valso una nomination ai Teen Choice Award e due ai National Film & TV Awards, ma non gli ha garantito la carriera da star che ci si sarebbe aspettati da un film da un miliardo di dollari: dopo Aladdin, Massoud è tornato principalmente a ruoli televisivi e in produzioni indipendenti, tra cui il film Netflix The Royal Treatment (2022). Secondo l’attore, il personaggio “vede per sé un futuro più grande di quello che gli è stato assegnato nel presente”, pur senza sapere esattamente come raggiungerlo — un desiderio di riscatto che, innamorandosi, rischia di fargli perdere di vista sé stesso prima di ritrovare la strada grazie alle persone che lo circondano.

Naomi Scott interpreta Jasmine come “una donna multidimensionale”, capace di essere “forte e divertente, ma anche di sbagliare ed essere emotiva”. Attrice e cantante inglese, si era già fatta notare nel film musicale Lemonade Mouth (2011) — da cui proviene anche il proprio percorso da cantante, con il singolo “She’s So Gone” certificato platino negli Stati Uniti — e nel reboot Power Rangers del 2017. Lo stesso anno di Aladdin, il 2019, Scott ha guidato anche il cast della commedia d’azione Charlie’s Angels, consolidando la propria presenza come uno dei volti femminili più richiesti di quella stagione hollywoodiana. Nel film il suo obiettivo non è più solamente sfuggire alla solitudine della vita reale in cerca di un compagno, ma trovare “il coraggio di parlare per il proprio popolo” — un’evoluzione rispetto al film del 1992 che culmina nel finale con la sua incoronazione a sultana.

Marwan Kenzari interpreta Jafar, il visir malvagio la cui storia personale viene approfondita nel film: secondo il produttore Jonathan Eirich, la scelta serviva a far “capire perché è così cattivo”, elemento che rende un villain più efficace. Navid Negahban è il Sultano, un ruolo che l’attore ha descritto come “molto spaventoso”, proprio per il peso di un personaggio d’animazione diventato, nella memoria di più generazioni, “una persona reale” con aspettative precise da parte del pubblico. Nasim Pedrad interpreta Dalia, ancella e confidente di Jasmine, unico personaggio principale del tutto nuovo rispetto all’originale. Billy Magnussen interpreta il Principe Anders, un altro pretendente di Jasmine creato appositamente per questo adattamento.

Completano il cast Numan Acar nel ruolo di Hakim, capo delle guardie reali fedele al Sultano. Tra le voci, Alan Tudyk presta la voce a Iago, il pappagallo di Jafar, sostituendo per la prima volta Gilbert Gottfried nel ruolo — che lo stesso Gottfried ha dichiarato pubblicamente, nel dicembre 2018, di non essere stato interpellato a riprendere. In questo film Iago viene rappresentato come un pappagallo dall’aspetto più realistico rispetto alla controparte animata. Frank Welker — unico doppiatore del cast originale del 1992 a tornare — riprende le voci di Abu, della tigre Rajah e della Grotta delle Meraviglie stessa, quest’ultima confermata solo dal trailer uscito a maggio 2019.

La genesi e le difficoltà del casting

Disney annuncia il progetto il 10 ottobre 2016, affidando la regia a Guy Ritchie e la sceneggiatura a John August, con l’intento dichiarato di realizzare “una versione ambiziosa e non tradizionale” della storia, mantenendo però gli elementi musicali del film originale. Lo studio aveva inizialmente pensato a una struttura narrativa non lineare per raccontare la vicenda, un’idea poi abbandonata durante lo sviluppo a favore di un adattamento più fedele alla struttura classica del film del 1992. Nel luglio 2017 Disney ingaggia inoltre Vanessa Taylor per rivedere il copione originale di August, in particolare per rifinire la caratterizzazione dei personaggi in quello che nel gergo di sceneggiatura viene chiamato “script doctoring” — un intervento mirato più che una riscrittura completa.

Il casting si è rivelato più complesso del previsto. Nel febbraio 2017 il produttore Dan Lin dichiara che il team è alla ricerca di un cast diverso e che non vuole “fare un altro Prince of Persia” — un riferimento diretto alle critiche ricevute dal film del 2010 con Jake Gyllenhaal per il whitewashing dei ruoli principali, un precedente che la produzione dichiarava esplicitamente di voler evitare fin dalle prime fasi di sviluppo. Il casting mondiale per i ruoli di Aladdin e Jasmine, aperto a marzo 2017, prevedeva la ricerca sia di attori sudasiatici sia dell’Asia sud-occidentale (araba), una scelta che alcuni critici hanno definito “una conflazione semplicistica” offensiva per entrambe le culture, colpevole di trattare come intercambiabili tradizioni e origini geografiche molto diverse tra loro solo perché genericamente associate a un’idea vaga di “Medio Oriente” nell’immaginario hollywoodiano. Le riprese principali, inizialmente previste per luglio 2017, sono state posticipate di un mese proprio per le difficoltà nel trovare l’attore protagonista: oltre 2.000 persone hanno fatto un provino per i ruoli di Aladdin e Jasmine, ma trovare un ventenne di origine mediorientale o indiana capace sia di recitare sia di cantare si è rivelato tutt’altro che semplice. Lo studio aveva inizialmente considerato Dev Patel e Riz Ahmed per il ruolo di Aladdin, prima di orientarsi su un volto nuovo.

Naomi Scott e Tara Sutaria sono arrivate come finaliste per il ruolo di Jasmine, ma nessuna delle due poteva essere scelta senza un test di chimica con l’attore che avrebbe interpretato Aladdin. Alla fine, il 15 luglio 2017, al D23 Expo, Disney annuncia ufficialmente Mena Massoud e Naomi Scott nei due ruoli principali, chiudendo un casting aperto durato quattro mesi. Julie Ann Crommett, vicepresidente per il coinvolgimento multiculturale di Disney, ha spiegato che la scelta di Scott — figlia di padre inglese e madre indo-ugandese di origine gujarati — rifletteva la mescolanza culturale della regione che comprende Medio Oriente, Asia meridionale e Cina, tutte collegate storicamente dalla Via della Seta.

Le riprese e gli effetti visivi

Le riprese principali, inizialmente previste per il mese precedente ma slittate proprio per le difficoltà nel trovare il protagonista, sono iniziate il 6 settembre 2017 ai Longcross Studios nel Surrey, in Inghilterra, e si sono concluse il 24 gennaio 2018, con ulteriori scene girate agli Arborfield Studios nel Berkshire. Parte del film è stata girata nel deserto di Wadi Rum, in Giordania, con il supporto della Royal Film Commission locale per la logistica della produzione. Alcune riprese aggiuntive sono state effettuate nell’agosto 2018. La scenografia è stata curata da Gemma Jackson, già scenografa premiata per Il Trono di Spade. La sequenza musicale di “Prince Ali” ha impiegato circa 1.000 tra ballerini e comparse. Will Smith ha improvvisato frequentemente durante le riprese, e secondo Massoud un’intera scena — l’incontro tra il Principe Alì, il Genio e la famiglia reale — è stata interamente improvvisata dal cast.

Gli effetti visivi sono stati curati da Industrial Light & Magic — lo studio fondato da George Lucas, storicamente associato a Star Wars e Indiana Jones — con il supporto di Hybride Technologies, DNEG, Nzviage e Proof, sotto la supervisione di Michael Mullholland, Daniele Bigi e David Seager.

Le polemiche: dal brownface al Genio blu

Nel gennaio 2018 emerge che ad alcune comparse bianche veniva applicato del trucco scuro durante le riprese in Giordania “per uniformarsi” al resto del cast, una pratica definita da più parti “un insulto all’intera industria” e che ha portato ad accuse di scarso coinvolgimento di attori di origine mediorientale o nordafricana. Disney ha risposto dichiarando che “la diversità del cast e delle comparse era un requisito, e solo in un ristretto numero di casi legati a competenze specialistiche, sicurezza e controllo (attrezzature per effetti speciali, controfigure e gestione degli animali) alcuni membri della troupe sono stati truccati per uniformarsi”. La produzione ha ricevuto ulteriori critiche per la scelta di Naomi Scott, attrice non araba, nel ruolo di Jasmine, così come per la creazione del tutto nuova del personaggio del Principe Anders affidato a Billy Magnussen, un attore bianco: alcuni hanno parlato di whitewashing, sebbene il Washington Post abbia fatto notare che anche Nasim Pedrad, attrice iraniano-americana, interpretava un personaggio creato ex novo (Dalia).

Una seconda ondata di polemiche, molto diversa dalla prima nei toni ma altrettanto virale sui social, è arrivata il 10 febbraio 2019, quando Disney ha mostrato un’anteprima del film durante i Grammy Awards: la reazione del pubblico si è concentrata quasi esclusivamente sulla qualità della computer grafica del Genio blu di Will Smith, generato tramite motion capture, che ha scatenato una raffica di meme e fotomontaggi — alcuni lo paragonavano al personaggio di Tobias Fünke di Arrested Development dipinto di blu per intrufolarsi nei Blue Man Group. Il secondo trailer, uscito il 12 marzo 2019 a Good Morning America, ha ricevuto un’accoglienza molto più positiva, mostrando più canzoni originali e più scene di Smith non del tutto in computer grafica.

Uscita, home media e il traguardo del miliardo di dollari

Aladdin ha avuto la sua anteprima mondiale al Grand Rex di Parigi l'8 maggio 2019 ed è uscito nelle sale statunitensi il 24 maggio, dopo aver scambiato la propria data di uscita originale (fissata al 20 dicembre 2019) con quella di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker. La sua prima regionale si è tenuta in Giordania il 13 maggio 2019, alla presenza del Principe Ali bin Hussein e della Principessa Rym Ali. Una novelizzazione tie-in del film è stata pubblicata da Disney Publishing Worldwide il 9 aprile 2019. Il film è arrivato in digitale per il download e lo streaming il 27 agosto 2019, e in Ultra HD Blu-ray, Blu-ray e DVD a settembre dello stesso anno.

Al box office, uscito nel weekend del Memorial Day insieme a Booksmart e Brightburn, Aladdin ha sorpreso perfino le proiezioni interne dello stesso studio che lo produceva, Disney (che si aspettava un debutto tra 75 e 85 milioni di dollari): ha incassato 31 milioni di dollari nel primo giorno, inclusi 7 milioni dalle anteprime del giovedì sera, il secondo miglior debutto tra i remake live-action Disney fino a quel momento. Il weekend di apertura si è chiuso a 91,5 milioni di dollari in tre giorni e 116,8 milioni considerando l’intero weekend lungo del Memorial Day — il quinto miglior debutto di sempre in quel weekend festivo, il miglior esordio della carriera di Ritchie e il secondo miglior debutto in carriera per Will Smith. Il quinto giorno di programmazione, un martedì, ha fatto registrare 11,9 milioni di dollari, il miglior martedì post-Memorial Day di sempre.

Il weekend d’apertura è stato di fatto il terzo miglior debutto del 2019 fino a quel momento, dietro solo ad Avengers: Endgame e Captain Marvel. Nel secondo weekend il film ha incassato 42,3 milioni di dollari, chiudendo al secondo posto dietro alla new entry Godzilla: King of the Monsters, per poi scendere a 24,7 milioni nel terzo weekend, terzo in classifica — posizione mantenuta anche nel quarto e nel quinto weekend, con 17,3 e 13,2 milioni di dollari rispettivamente. È una tenuta al box office insolitamente lunga per un blockbuster estivo, segno di un passaparola positivo capace di compensare le recensioni tiepide della critica specializzata.

Il film ha superato il traguardo del miliardo di dollari il 26 luglio 2019, diventando il 41° film della storia a raggiungerlo. Il totale finale, alla chiusura definitiva della programmazione nelle sale, è stato di 356,6 milioni di dollari negli Stati Uniti e Canada e 695,1 milioni nel resto del mondo, per un totale mondiale di 1,051 miliardi contro un budget di produzione di 183 milioni: il nono maggior incasso assoluto dell’intero 2019 e, tra tutti i remake live-action prodotti da Disney fino a oggi, l’ottavo più costoso e il terzo per incasso complessivo. Deadline Hollywood ha calcolato un profitto netto di 356 milioni di dollari per lo studio — l’esatto opposto, quasi speculare nella cifra, della perdita subita da Ritchie e da Warner Bros. due anni prima con King Arthur.

Critica: recensioni tiepide, pubblico entusiasta

Su Rotten Tomatoes il film si attesta a un modesto 57% di recensioni positive su 383 critiche, con un voto medio di 5,9 su 10; il consenso critico recita: “Aladdin racconta di nuovo la sua storia classica con spettacolarità e mestiere sufficienti, anche se non si avvicina mai allo splendore abbagliante dell’originale animato”. Su Metacritic il punteggio è 53 su 100. Il pubblico è stato molto più generoso: CinemaScore ha registrato un voto medio A, mentre PostTrak ha rilevato un punteggio positivo del 90% (4,5 stelle su 5) e un 70% di raccomandazione assoluta.

Richard Roeper del Chicago Sun-Times ha assegnato al film 3 stelle su 4, lodando le interpretazioni di Smith, Scott e Massoud e definendolo un “aggiornamento live-action scintillante e luminoso”. Peter Debruge di Variety ha scritto che “Will Smith entra nelle scarpe di Robin Williams, portando un’energia fresca al ruolo del Genio nel remake live-action ad alto rischio, per lo più riuscito, di Guy Ritchie”, pur criticando la performance di Kenzari come Jafar, definendolo “un’alternativa affascinante al visir effeminato della versione animata, con i suoi baffetti a matita e gli occhi alla Sophia Loren, ma che non incute più abbastanza timore da sembrare una vera minaccia”. Di segno più negativo William Bibbiani di TheWrap, che pur lodando il cast ha scritto: “se non ci pensi troppo, il remake di Aladdin potrebbe intrattenerti. Ma ti divertiresti molto di più a riguardare il film originale.” Chris Nashawaty di Entertainment Weekly ha dato al film una C+, lamentando che non aggiungesse nulla al predecessore animato del 1992.

Le canzoni: Alan Menken torna a comporre Agrabah

Alan Menken, compositore del film animato originale, è tornato a curare le musiche di questo remake. Insieme al duo Pasek & Paul — già autori delle canzoni di La La Land e The Greatest Showman — ha scritto un brano inedito, mentre diverse canzoni storiche firmate dallo stesso Menken con Howard Ashman e Tim Rice sono state mantenute nel nuovo film. Interpellati sull’approccio di Ritchie alla materia, Pasek & Paul lo hanno descritto come “molto muscolare e ricco d’azione” — un adattamento del linguaggio action del regista al genere musical, più che una rinuncia al proprio stile per adattarsi al materiale Disney, e coerente con l’intera filmografia di un regista che raramente rinuncia alla propria firma anche quando lavora su commissione per un grande studio.

Il classico animato del 1992 che ha reso possibile tutto questo

Il film originale, diretto da John Musker e Ron Clements su una sceneggiatura scritta insieme a Ted Elliott e Terry Rossio, nasce da un’idea del paroliere Howard Ashman, proposta al presidente Disney Jeffrey Katzenberg e passata per tre stesure prima di ottenere il via libera alla produzione. Gli animatori basarono il design dei personaggi sul lavoro del caricaturista Al Hirschfeld, mentre il computer venne usato sia per completare l’animazione disegnata a mano sia per creare alcuni elementi aggiuntivi — una delle prime applicazioni sistematiche della grafica digitale nell’animazione Disney tradizionale. Le musiche, composte da Alan Menken, includevano sei canzoni scritte inizialmente con Ashman e poi, dopo la sua morte nel 1991, completate con Tim Rice. Uscito l'11 novembre 1992, il film ottenne un enorme successo di critica e pubblico, gettando le basi commerciali e culturali che avrebbero reso possibile, ventisette anni dopo, un remake dal budget quasi dieci volte superiore.

Il fatto che Alan Menken sia tornato personalmente a comporre la colonna sonora del remake crea un filo diretto tra le due versioni raro tra i remake Disney degli anni Duemiladieci: non un semplice omaggio nostalgico, ma la stessa mano musicale che ha definito il suono di Agrabah quasi tre decenni prima.

Aladdin nella filmografia di Guy Ritchie

Per la panoramica completa su tutti i film diretti da Guy Ritchie, vedi la filmografia completa di Guy Ritchie.

Aladdin arriva appena due anni dopo il flop di King Arthur: Legend of the Sword, e ne ribalta completamente l’esito: dove il fantasy arturiano aveva perso a Warner Bros. oltre 150 milioni di dollari, il remake Disney diventa il maggior successo commerciale della carriera di Ritchie, il primo e finora unico suo film a superare il miliardo di dollari di incasso mondiale. È una dimostrazione lampante di quanto la carriera hollywoodiana del regista, costruita su progetti sempre diversi per genere e scala produttiva, sia stata anche una serie di scommesse enormi giocate quasi sempre allo scoperto: un fantasy in costume, un musical Disney, uno spionaggio da Guerra Fredda, un poliziesco d’autore — con esiti finanziari che vanno dal disastro record al trionfo record nel giro di due soli anni. Subito dopo questo trionfo, Ritchie avrebbe scelto di tornare al genere crime che lo aveva reso famoso con The Gentlemen (2019), quasi a voler bilanciare l’eccesso di un blockbuster per famiglie con un ritorno al proprio registro più personale.

Dove vedere Aladdin (2019) in streaming in Italia

Il film è disponibile in streaming in abbonamento su Disney+. In alternativa si può noleggiare o acquistare in digitale su Apple TV, Amazon Video, Rakuten TV e TIMvision.

Aladdin (2019) poster
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Aladdin (2019) (2019)

★★★★★ 4.6 (1204)

33,78 €

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Nota: l’edizione mostrata è un’importazione UK in 4K Ultra HD + Blu-ray. Verifica la presenza dell’audio italiano prima dell’acquisto.

Domande frequenti

Come finisce Aladdin (2019)?

Aladdin usa il suo terzo desiderio non per riottenere il titolo di principe, ma per liberare il Genio, mantenendo la promessa fatta all’inizio. Il Sultano incorona comunque Jasmine come nuova sultana, libera di scegliere chi sposare: lei sceglie Aladdin. Il Genio, tornato umano, sposa Dalia, mentre Jafar resta intrappolato nella propria lampada nella Grotta delle Meraviglie.

Aladdin (2019) è un remake fedele del film Disney del 1992?

Nelle grandi linee sì: trama, canzoni principali e personaggi restano quelli del classico animato. Cambiano però alcuni dettagli, come il nuovo personaggio di Dalia, ancella e amica di Jasmine, e un finale in cui è la principessa stessa a diventare sultana al posto di sposare un principe per obbligo.

Dove vedere Aladdin (2019) in streaming in Italia?

Il film è disponibile in abbonamento su Disney+. In alternativa si può noleggiare o acquistare in digitale su Apple TV, Amazon Video, Rakuten TV e TIMvision.

Perché Aladdin (2019) è stato accusato di brownface?

Durante le riprese in Giordania, nel gennaio 2018, è emerso che ad alcune comparse bianche veniva applicato del trucco scuro per farle sembrare mediorientali. Disney ha risposto che accadeva solo in casi limitati legati a competenze tecniche specifiche (controfigure, effetti speciali, gestione degli animali), ma la polemica ha comunque investito pesantemente la produzione.

Chi interpreta il Genio in Aladdin (2019)?

Will Smith, che ha dichiarato di essere stato «terrorizzato» nell’ereditare il ruolo reso iconico da Robin Williams nel film animato, cercando una strada che rendesse omaggio alla sua performance senza limitarsi a imitarla.

Quanto ha incassato Aladdin (2019) al botteghino?

Oltre 1,05 miliardi di dollari nel mondo (356,6 milioni negli Stati Uniti e Canada, 695,1 milioni nel resto del mondo) contro un budget di produzione di 183 milioni: è il nono maggior incasso del 2019 e, ancora oggi, il terzo remake live-action Disney per incassi.

Chi interpreta Jafar in Aladdin (2019)?

L’attore olandese Marwan Kenzari, che ha ricevuto pareri contrastanti dalla critica: alcuni hanno apprezzato la sua rilettura più sobria del villain, altri lo hanno trovato poco minaccioso rispetto alla controparte animata.

Aladdin (2019) è adatto ai bambini?

Sì, è classificato PG (visione consigliata con supervisione dei genitori) sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti: contiene scene di azione fantasy e alcuni momenti di tensione, ma nessuna violenza esplicita o contenuto per adulti.

Aladdin avrà un sequel?

Disney ha sviluppato per anni un progetto di sequel, ma al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale: il progetto resta in una fase di sviluppo incerta.

Cosa cambia nel personaggio di Jasmine rispetto al film del 1992?

Naomi Scott interpreta una Jasmine più attiva politicamente: vuole diventare sultana al posto del padre invece di limitarsi a cercare un marito, e nel film ottiene proprio questo, rompendo la tradizione che riserva il trono solo agli uomini.

Aladdin (2019) e King Arthur: Legend of the Sword hanno lo stesso regista?

Sì, entrambi sono diretti da Guy Ritchie, che dopo il flop di King Arthur nel 2017 ha ottenuto con Aladdin due anni dopo il maggior successo commerciale di tutta la sua carriera, il primo miliardo di dollari di incasso mai raggiunto da un suo film.


Un fantasy fallito e un musical trionfante, girati a due anni di distanza dallo stesso regista con gli stessi strumenti narrativi: forse la vera lezione di questa coppia di film non riguarda Guy Ritchie, ma quanto sia imprevedibile il pubblico quando gli si chiede di credere a una lampada magica invece che a una spada nella roccia.

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