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Arrow (2012-2020): dalla Lian Yu di Oliver Queen all'Arrowverse e 8 stagioni di vigilante justice

Stephen Amell incarna il Green Arrow per otto anni e fonda l'universo DC televisivo più ambizioso di sempre
2012 ⭐ 7.5/10
Arrow (2012-2020): dalla Lian Yu di Oliver Queen all'Arrowverse e 8 stagioni di vigilante justice
Anno 2012
Generi Azione, Crime, Supereroi
Stagioni 8
Episodi 170
Cast Stephen Amell, David Ramsey, Emily Bett Rickards, Katie Cassidy, John Barrowman, Manu Bennett, Paul Blackthorne, Colton Haynes, Brandon Routh, Echo Kellum

Arrow inizia con una domanda semplice: cosa fa un uomo quando torna da cinque anni di inferno?

Finisce con una molto più difficile: quanto vale la vita di uno solo per salvare tutti gli altri?

Stephen Amell incarna Oliver Queen per otto anni — dalla stagione 1 del 2012, quando l’Arrowverse era ancora solo una parola nel documento di sviluppo, al crossover finale del 2020 in cui l’universo che Arrow ha creato lo richiede indietro come moneta di scambio per la propria sopravvivenza. È una delle storie di sacrificio più lunghe e costruite della televisione DC, e Arrow resta la serie che ha reso possibile tutto quello che è venuto dopo.

Di cosa parla Arrow: Oliver Queen e i cinque anni sull’isola

Oliver Queen è il figlio di un miliardario di Starling City. Prima del naufragio è esattamente quello che ci si aspetta: superficiale, privilegiato, incurante delle responsabilità. Poi il suo yacht affonda nel nord del Pacifico. Suo padre muore davanti a lui. Cinque anni sull’isola di Lian Yu — anni che la serie non racconta in ordine, ma sfila in flashback stagione per stagione — lo trasformano in qualcosa di diverso.

Quando torna, Oliver porta con sé una lista. Nomi di persone che hanno corrotto Starling City, che hanno tradito la fiducia dei cittadini, che hanno costruito la propria ricchezza sul crimine silenzioso del colletto bianco. La prima stagione di Arrow è essenzialmente la storia di un vigilante che spunta nomi da una lista — un format semplice che la serie usa come struttura portante mentre costruisce il mondo attorno.

Il meccanismo narrativo centrale di Arrow è la doppia linea temporale: ogni episodio alterna il presente (Oliver come vigilante) e il passato (Oliver sull’isola, poi nella Russia, poi a Hong Kong, poi di nuovo sull’isola). È un dispositivo che la serie usa con intelligenza nelle prime stagioni e con stanchezza crescente nelle ultime — ma nella stagione 2, quando le due linee temporali convergono nella stessa resa dei conti con Slade Wilson, funziona come un meccanismo a orologeria.

Oliver Queen e i personaggi che lo circondano

Arrow è una serie d’ensemble che finge di essere centrata su un solo personaggio. Oliver Queen è il cuore, ma i personaggi attorno a lui sono spesso più interessanti della sua crescita come eroe.

John Diggle (David Ramsey) è la coscienza morale della serie. Ex militare, veterano dell’Afghanistan, entra nella vita di Oliver come bodyguard e diventa il suo partner più leale. Diggle non ha poteri, non ha un costume per la maggior parte della serie, non è il protagonista — ma è il personaggio che la maggior parte degli spettatori cita come il più credibile. La sua lealtà ha limiti, e le stagioni più oneste mostrano questi limiti senza risolverli facilmente.

Felicity Smoak (Emily Bett Rickards) era un personaggio minore di supporto nella stagione 1, una hacker con glasses e battute veloci, che il pubblico ha amato così tanto da diventare protagonista de facto della serie dall’ottava stagione finale. Il suo arco con Oliver — dalla tensione romantica alla relazione, dal matrimonio alla separazione, al ritorno — è l’asse emotivo della serie nelle stagioni centrali, nel bene e nel male.

Malcolm Merlyn (John Barrowman) è il villain della prima stagione e poi qualcosa di più complicato: padre assente, assassino, alleato di convenienza, villain di nuovo. Barrowman porta un carisma che fa capire perché Malcolm Merlyn sopravvive alla prima stagione come personaggio — avrebbe dovuto morire nell’episodio finale, ma la serie non riesce a perderlo.

Slade Wilson/Deathstroke (Manu Bennett) è il villain più riuscito dell’intera serie, senza discussione. La sua storia con Oliver è personale prima ancora che ideologica: era il suo mentore sull’isola, il suo compagno di sopravvivenza, poi una tragedia lo trasforma in qualcosa di irrecuperabile. La stagione 2 costruisce verso di lui con la pazienza di chi sa di avere materiale eccellente.

Le stagioni di Arrow: da zero a Arrowverse

Stagione 1 (2012-2013, 23 episodi) — L’anno della fondazione. Arrow introduce un universo DC televisivo che non esiste ancora: niente metaumani, niente dimensioni alternative, niente multiverso. Solo Oliver Queen, una freccia, e una lista di nomi. La stagione è solida senza essere straordinaria. Malcolm Merlyn come villain funziona. Le basi del team Arrow vengono costruite senza fretta. Il finale — la distruzione del Glades — è il primo momento in cui la serie capisce davvero il suo potenziale drammatico.

Stagione 2 (2013-2014, 23 episodi) — Il picco. Arrow capisce quello che è: un crime drama mascherato da serie sui supereroi. Slade Wilson come antagonista è una delle costruzioni villain più accurate della televisione DC. La rivelazione del suo piano — vendicarsi di Oliver usando la città che Oliver ama — è personale, motivata, convincente. La stagione introduce Sara Lance/Black Canary, Roy Harper/Arsenal, il concetto di mirakuru. Il flashback sull’isola converge con il presente in modo che la struttura narrativa finalmente giustifica sé stessa. Se Arrow fosse finita alla stagione 2, sarebbe ricordata come una serie breve e perfetta.

Stagione 3 (2014-2015, 23 episodi) — Ra’s al Ghul e la League of Assassins. La stagione più controversa delle prime tre: ambiziosa nelle aspirazioni (Oliver costretto a diventare Ra’s al Ghul per proteggere Starling City), disomogenea nell’esecuzione. Matt Nable è un Ra’s al Ghul credibile, ma il piano finale della stagione si regge su troppe coincidenze. Inizia anche il tema della serializzazione verticale che trasformerà Arrow: il crossover con The Flash, lanciato in questa stagione, cambia permanentemente il DNA della serie.

Stagione 4 (2015-2016, 23 episodi) — Damien Darhk e la stagione più debole del ciclo. Arrow introduce la magia nell’universo — un passo che alienò molti fan che amavano il tono crime della serie originale. Neal McDonough è un villain carismatico ma il materiale che ha non regge i 23 episodi. Oliver e Felicity raggiungono il massimo della loro relazione e il massimo della stanchezza narrativa nella stessa stagione.

Stagione 5 (2016-2017, 23 episodi) — Il ritorno. Prometheus è l’antagonista più cerebrale della serie: un uomo che usa Oliver stesso come arma, che conosce ogni sua mossa perché ha studiato ogni suo fallimento. La stagione 5 funziona perché torna alle radici — il crime, il vigilante, il confronto personale — e perché il team Arrow di questa stagione (Wild Dog, Mister Terrific, Artemis) porta energia nuova. Il finale sull’isola — che brucia letteralmente il passato di Oliver — è tra i migliori della serie.

Stagioni 6-7 (2017-2019) — Il consolidamento. Arrow non perde sé stessa nelle ultime due stagioni medie, ma smette di sorprendere. Ricardo Diaz nella stagione 6 è un villain credibile come gangster ma non come nemesi personale. La stagione 7, con Oliver in prigione, ha idee migliori che esecuzione.

Stagione 8 (2019-2020, 10 episodi) — Il congedo. Dieci episodi per concludere una storia che l’universo più grande ha già deciso. Oliver Queen muore durante “Crisis on Infinite Earths” — il crossover con tutti i supereroi dell’Arrowverse, lo stesso universo che Arrow ha costruito mattone per mattone. È una morte guadagnata. Il finale della serie stessa, che mostra il futuro dei personaggi principali, è tra i più generosi della TV DC.

L’Arrowverse: cosa ha costruito Arrow

La parola “Arrowverse” descrive qualcosa che nel 2012 non esisteva: un universo televisivo DC condiviso, con crossover annuali, serie interconnesse, e personaggi che si spostano da uno show all’altro.

Arrow ha costruito questo universo mattone per mattone, spesso senza capire fino in fondo cosa stava facendo. The Flash nasce come spin-off di Arrow nella stagione 2 — Barry Allen compare in due episodi, piace al pubblico, e ottiene la propria serie nel 2014. Legends of Tomorrow prende i personaggi minori di Arrow e The Flash e li mette su una nave del tempo. Supergirl viene integrata nell’Arrowverse attraverso i crossover. Batwoman ottiene la propria serie nel 2019.

Il crossover annuale è l’invenzione più importante dell’Arrowverse. “Flash vs Arrow” nel 2014, “Invasion!” nel 2016 (il primo con tutti i show), “Crisis on Earth-X” nel 2017, “Elseworlds” nel 2018, “Crisis on Infinite Earths” nel 2019-2020 — ogni anno il franchise punta su un momento televisivo che richiede di seguire quattro o cinque serie diverse in una settimana. È un format che ha rivoluzionato la televisione DC e che nessun’altra rete ha replicato con la stessa coerenza.

Oliver Queen come personaggio: tra il vigilante e l’eroe

C’è una tensione fondamentale in Oliver Queen che Arrow non ha mai risolto del tutto, e che è anche il motivo per cui il personaggio funziona: Oliver vuole fare la cosa giusta, ma il modo in cui l’ha imparato è sbagliato.

Per cinque anni ha sopravvissuto attraverso la violenza. Ha ucciso — non come ultima risorsa, ma come risposta efficiente ai problemi. Questa impostazione torna sempre a galla: nelle prime stagioni, Oliver è un vigilante che ammazza le persone sulla lista. Non è Batman. Non è Superman. È qualcuno che ha scelto un codice morale pragmatico in un ambiente in cui il codice morale ordinario non funzionava.

La pressione di Diggle e Felicity — persone che credono in un mondo in cui i problemi si risolvono senza uccidere — lo spinge gradualmente verso qualcosa di diverso. Arrow è, tra le altre cose, la storia di come un assassino addestrato diventa un eroe. Il processo è lungo, non lineare, e non sempre convincente — ma è reale.

Nel momento del sacrificio finale, Oliver Queen ha già percorso questa distanza. Non muore come il vigilante della stagione 1. Muore come qualcuno che ha scelto deliberatamente di essere qualcosa di diverso.

Manu Bennett e Deathstroke: il villain che ha definito la serie

Tra tutti i villain dell’Arrowverse, Slade Wilson/Deathstroke rimane il più riuscito. Non per i poteri — il mirakuru che gli dà forza sovrumana è un device narrativo semplice — ma per la storia che lo lega a Oliver.

Slade era il mentore di Oliver sull’isola. Gli ha insegnato a combattere, a sopravvivere, a pensare. Era, nei flashback della stagione 1, l’unica persona reale nell’ambiente impossibile di Lian Yu. La tragedia che li divide — il mirakuru che distorce la mente di Slade, la morte di Shado, la scelta che Oliver fa e che Slade non perdona mai — non è una semplice origin story del villain. È una storia di amicizia che si rompe in modo irreparabile.

Manu Bennett porta questo materiale con una precisione che le scene di azione non richiedono. Il Slade Wilson della stagione 2 non è un sadico — è qualcuno che è stato distrutto e che ha costruito la propria identità intorno a una vendetta. Quando arriva finalmente di fronte a Oliver, la stagione ha costruito quel momento per 23 episodi. E funziona.

Arrow e il crime drama: il tono che cambia

Una delle tensioni più interessanti dell’intera storia di Arrow è il conflitto tra quello che la serie voleva essere e quello che il franchise le chiedeva di essere.

Nelle prime due stagioni, Arrow è fondamentalmente un crime drama mascherato da show sui supereroi. Oliver Queen non ha poteri. I suoi avversari sono gangster, corruttori, assassini d’elite. L’estetica è cupa, il tono è realistico nei limiti del genere. La serie deve molto a Daredevil in termini di approccio al vigilante di strada — anche se Arrow è precedente alla versione Netflix.

Man mano che l’Arrowverse si espande — con metaumani, viaggiatori nel tempo, multiversi — Arrow viene spinta in un territorio che contraddice il suo DNA originale. La magia nella stagione 4 è il momento più chiaro di questa tensione. La serie non è mai tornata completamente al tono della stagione 1 dopo quell’apertura verso il soprannaturale.

In questo senso, Arrow è anche la storia di un franchise che supera la serie che lo ha generato. The Flash porta la gioia che Arrow non può permettersi. Legends of Tomorrow porta l’ironia che Arrow non ha mai voluto avere. Arrow rimane seria, adulta, un po’ grigia — anche quando questo non è più quello che il pubblico dell’Arrowverse cerca.

Stephen Amell: il corpo come testo

Arrow esiste perché Stephen Amell ha convinto il network che un attore semi-sconosciuto poteva portare sulle spalle una serie DC per otto anni. Il test era fisico prima ancora che recitativo: la scena del pilot in cui Oliver si allena in silenzio su una vela spezzata — trazione dopo trazione, senza musica, senza dialogo — è diventata la prova generale dell’identità della serie.

Amell ha costruito il corpo di Oliver Queen con una dedizione che è diventata parte della mitologia della serie. Le sequenze di allenamento — la salmon ladder, le parallele, il sacco da boxe — non sono showcase fini a sé stessi. Sono il modo in cui la serie comunica che quello che vediamo non è digitale: c’è un essere umano reale che fa cose fisicamente difficili.

Come attore, Amell ha trovato la sua voce migliore nei momenti di contenuto emotivo piuttosto che in quelli espressivi. Oliver Queen non è un personaggio che parla molto delle proprie emozioni — le porta nel corpo, nel modo in cui si muove, nella tensione che non abbandona mai completamente anche nelle scene di quiete. Le stagioni in cui Amell ha più materiale genuino (la 2 e la 5) sono anche le sue migliori come performer.

La Black Canary legacy: Laurel, Sara e Dinah

Uno degli archi più controversi di Arrow riguarda il personaggio di Black Canary — e la serie ne ha avute tre versioni, ognuna diversa per origine e funzione.

Sara Lance (Caity Lotz) è la prima: una combattente addestrata dalla League of Assassins, personaggio che appare nella stagione 2 con una storia sull’isola parallela a quella di Oliver. La sua chimica con Amell è immediata, il suo arco è tra i più interessanti della stagione 2. Sara passa poi a Legends of Tomorrow, dove diventa White Canary e coprodagonista dell’intero show.

Laurel Lance (Katie Cassidy) è il personaggio più controverso della serie. Fidanzata di Oliver prima del naufragio, poi avvocata, poi Black Canary — il suo percorso dalla stagione 1 alla 4 è uno dei più lenti e discontinui della serie. La sua morte nella stagione 4 ha diviso il fandom in modo netto: metà dei fan la considerava inevitabile, l’altra metà ingiusta. Il suo ritorno come variante multiverso ha complicato ulteriormente il quadro.

Dinah Drake (Juliana Harkavy) è la terza incarnazione, introdotta nella stagione 5 come metaumana con il Canary Cry. Più solida come personaggio d’azione, meno sviluppata emotivamente — ma funzionale nel team Arrow delle ultime stagioni.

Questa molteplicità di versioni del personaggio dice qualcosa di interessante su Arrow: la serie era disposta a riscrivere se stessa, anche a costo di alienare parte del proprio pubblico, pur di mantenere l’identità del franchise intatta.

Arrow e la TV crime: dove si posiziona nel panorama

Arrow ha debuttato nell’ottobre 2012, nello stesso anno in cui la quinta stagione di Homeland iniziava il suo ciclo di declino e The Wire era già diventata un punto di riferimento per la critica. Il contesto era quello di una televisione americana di alta qualità che aveva alzato il piano narrativo dei crime drama fino a renderli letteratura.

Arrow non è The Wire. Non pretende di esserlo. È un crime drama pop con un costume verde, e la sua onestà su questo punto è parte di ciò che lo rende resistente nel tempo. I Sopranos, Breaking Bad e The Wire hanno definito un tipo di crime drama radicato nel realismo psicologico. Arrow ha definito un altro tipo: il crime drama del supereroe televisivo, che usa il costume e i villain da fumetto per fare domande vere su scelta, sacrificio e identità.

Per chi arriva a Arrow dal crime drama tradizionale, la serie di riferimento più vicina nella struttura è Peaky Blinders: un protagonista che usa la violenza come strumento, un codice morale proprio, una costruzione del villain come specchio del protagonista. I dettagli sono diversissimi — Shelby e Queen abitano universi lontanissimi — ma la postura narrativa è riconoscibile.

Dove vedere Arrow in streaming in Italia

Arrow poster
Amazon Prime Video

Arrow (2012)

Guarda su Prime Video

Arrow — tutte e 8 le stagioni — è disponibile su Amazon Prime Video in Italia in abbonamento, con doppiaggio italiano.

Per chi vuole esplorare l’universo DC televisivo: Gotham (Fox, 2014-2019) è il prequel ambientato nell’universo Batman — stesso approccio crime, vigilanti prima che esistano i supereroi. Daredevil su Disney+ è il confronto più diretto: stesso vigilante di strada, stessa oscurità morale, qualità narrativa complessivamente superiore. Smallville (WB/CW, 2001-2011) mostra lo stesso Oliver Queen (Justin Hartley) in una versione più young adult — ed è il punto di partenza per capire quanto Arrow abbia cambiato l’approccio alla TV DC.

Domande frequenti

Quante stagioni ha Arrow? Otto stagioni (2012-2020) per 170 episodi totali. Le prime sette stagioni hanno 23 episodi ciascuna, l’ottava ne ha 10.

Qual è la stagione migliore di Arrow? La stagione 2, con Deathstroke come villain. È considerata il picco assoluto per costruzione narrativa e qualità delle performance. La stagione 5 (Prometheus) è il secondo miglior capitolo.

Come finisce Arrow? Oliver Queen muore durante il crossover “Crisis on Infinite Earths” sacrificandosi per salvare il multiverso. È una morte costruita su otto stagioni di arco del personaggio — guadagnata, non gratuita.

Arrow è collegata a The Flash? Sì. Arrow e The Flash condividono lo stesso universo (l’Arrowverse). Barry Allen compare in Arrow S2 prima di avere la propria serie. I crossover annuali collegano tutte le serie del franchise.

Oliver Queen è Green Arrow nei fumetti? Sì. Green Arrow è un personaggio DC Comics che esiste dal 1941. La serie si ispira ai fumetti ma li rielabora liberamente, in particolare nel tono e nel background traumatico dell’isola.

Arrow è adatta ai bambini? La serie contiene violenza moderata (combattimenti, torture, morti) e temi adulti (crimine organizzato, tradimento). È adatta a un pubblico dai 14 anni in su.

Chi è Felicity Smoak? La hacker del team Arrow, interpretata da Emily Bett Rickards. Personaggio minore nella stagione 1, diventata co-protagonista dalla stagione 2. La sua relazione con Oliver è l’asse emotivo centrale della serie.

Arrow ha avuto un sequel o spin-off? “Green Arrow and the Canaries” era in sviluppo come spin-off dopo Arrow ma non è andato in produzione. L’universo Arrowverse continua con The Flash, Batwoman, Supergirl e gli altri show.

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