Gotham è il miglior prequel di Batman? Jim Gordon, la rogues gallery e 5 stagioni spiegate
Gotham inizia con un’idea semplice: e se raccontassimo la città prima dell’eroe?
Finisce con qualcosa di molto più complicato: la dimostrazione che la città non aspettava l’eroe — stava già sopravvivendo, a modo suo, prima di lui.
Gotham (Fox, 2014-2019) è il prequel di Batman che non avremmo immaginato — non perché non si potesse fare, ma perché nessuno aveva pensato di centrarlo su Jim Gordon invece che su Bruce Wayne. La scelta è quella giusta. Gotham City, come concetto, appartiene alla polizia e ai criminali molto più che all’uomo con il mantello. Batman è la risposta. Gordon — e tutto il marcio che lo circonda — è la domanda.
Di cosa parla Gotham: la trama dall’inizio
Siamo a Gotham City, una sera qualunque. Thomas e Martha Wayne vengono uccisi davanti agli occhi del figlio di dodici anni, Bruce. Il caso finisce sulla scrivania di Jim Gordon, detective arrivato al GCPD con ancora qualche residuo di idealismo intatto. Il suo partner è Harvey Bullock, un poliziotto corrotto nel modo particolare in cui solo Gotham riesce a formare i poliziotti: non per cattiveria, ma per adattamento a un ambiente dove la corruzione è il requisito minimo per la sopravvivenza.
La serie parte da questo omicidio ma capisce quasi subito che l’omicidio dei Wayne è solo il catalizzatore — il vero soggetto è la città. Gotham è un organismo malato, infestato da criminalità organizzata, politici comprati, poliziotti al soldo dei boss, villain in formazione e istituzioni che funzionano solo quando conviene a qualcuno.
In questo ambiente, Gordon vuole fare il detective onesto. La serie prende questa ambizione molto sul serio — non per renderla banale, ma per testarla stagione dopo stagione, scenario dopo scenario, fino a capire quanto può costare.
Stagione 1 (2014-15): l’omicidio dei Wayne, l’introduzione della crimine organizzata di Gotham (Fish Mooney, Carmine Falcone, Sal Maroni), la prima ascesa di Oswald Cobblepot detto il Pinguino. Gordon cerca di fare il poliziotto in una città che non lo vuole.
Stagione 2 (2015-16): i Galavan, il progetto Azrael, le origini del Joker nella figura di Jerome Valeska. La serie si allarga verso il soprannaturale e il teatrale — un cambiamento di tono che divide il pubblico ma trova la sua logica nel contesto operistico di Gotham.
Stagione 3 (2016-17): la Corte dei Gufi, l’Uomo di Caucciù, la formazione di Bruce Wayne come vigilante. La trama si fa più mitologica.
Stagione 4 (2017-18): Gotham come “No Man’s Land” anticipata. Ra’s al Ghul. Bruce sempre più vicino alla sua destinazione.
Stagione 5 (2019): dodici episodi per chiudere il cerchio. Gotham isolata, divisa tra gang. Il ritorno di Bruce con il costume. Jim Gordon come commissario.
Jim Gordon: il protagonista dimenticato
C’è una domanda che la serie pone nei suoi 100 episodi senza mai rispondervi definitivamente: può un uomo onesto sopravvivere in una città come Gotham senza smettere di essere onesto?
Ben McKenzie costruisce Gordon come un personaggio che si aspetterebbe di essere il protagonista di un altro show — un poliziesco dritto, senza fronzoli, con un codice morale che non piega. Gotham City non riesce a capire cosa farsene. Ogni suo collega è corrotto o morto o entrambe le cose in sequenza. Ogni sua vittoria viene ribaltata dalla logica della città. Ogni alleanza che costruisce costa qualcosa.
Quello che rende Gordon interessante non è che sia perfetto — fa scelte discutibili, usa metodi brutali, si compromette in modi che in un altro show sarebbero imperdonabili. Ma mantiene una bussola. Non diventa Bullock, non diventa il sistema. E la serie gli dà abbastanza spazio per fare entrambe le cose — essere imperfetto e essere il punto di riferimento morale della storia.
La sua dinamica con Harvey Bullock (Donal Logue) è uno dei pilastri della serie. Bullock è il veterano che sa come funziona la città, che ha fatto le sue pace con i compromessi necessari, che ama Gordon come un fratello minore scomodo. La loro coppia funziona perché non si vogliono cambiare a vicenda — si vogliono semplicemente tenere vivi.
Il Pinguino: il villain che ha rubato la serie
Robin Lord Taylor come Oswald Cobblepot è probabilmente il contributo più duraturo di Gotham alla mitologia di Batman.
Il Pinguino tradizionale del fumetto — il boss con il monocolo, il cappello a cilindro, i pinguini — è un villain grottesco, quasi caricaturale. Taylor reinventa il personaggio partendo da una domanda diversa: cosa rende qualcuno come Oswald Cobblepot un criminale? Non la cattiveria, ma il desiderio disperato di essere rispettato in una città che non ha mai rispettato nessuno che non avesse già il potere.
Il Cobblepot di Taylor è umiliato, rigettato, usato come servo finché non capisce che può usare gli altri. La sua ascesa attraverso le stagioni — da informatore a boss della criminalità a sindaco a alleato-nemico di Gordon — è uno dei character arc più soddisfacenti della serie. E la sua relazione con il Riddler è una storia d’amore non dichiarata che la serie non risolve mai completamente, lasciandola in una zona ambigua che funziona meglio del definitivo.
Edward Nygma e il Riddler: l’altro grande villain
Cory Michael Smith come Edward Nygma è il secondo grande successo casting della serie. Il personaggio parte come un forensics analyst del GCPD — un nerd socialmente inetto, innamorato di un collega che non lo vede. La serie costruisce lentamente la sua discesa verso il crimine, mostrando il Riddler non come qualcuno di intrinsecamente malvagio ma come qualcuno che non ha mai trovato un posto nel mondo normale.
La sua trasformazione è il processo più interessante della serie: Nygma non diventa cattivo per una causa esterna ma per una logica interna — per una serie di scelte, ciascuna delle quali poteva andare diversamente, che lo portano progressivamente in un posto da cui non riesce a tornare.
La dinamica tra Pinguino e Riddler è la strana coppia emotiva della serie: due persone che si trovano — per ragioni opposte e complementari — a essere esattamente quello che l’altra aveva bisogno, senza riuscire a dirsi le cose fondamentali nel momento giusto.
Bruce Wayne e Selina Kyle: il futuro che non arriva mai
David Mazouz come Bruce Wayne ha il compito più ingrato della serie: essere il futuro senza poter essere ancora il presente. Per quattro stagioni e mezza, deve restare sufficientemente bambino da non diventare ancora Batman — una promessa sempre in formazione, mai pagata.
La serie gestisce questa tensione meglio di quanto ci si aspetterebbe. Bruce non è il protagonista ma è il punto di gravità attorno a cui tutto ruota — ogni personaggio, in qualche modo, risponde alla domanda posta dal suo trauma. Il crimine organizzato che ha prodotto i suoi assassini. Gordon che indaga. Il giovane Ra’s al Ghul che lo addestra. Selina Kyle (Camren Bicondova) che oscilla tra amica, rivale e qualcosa che né lei né la serie riesce a nominare con precisione.
Il rapporto tra Bruce e Selina è il cuore romantico della serie: due orfani di Gotham che si trovano sul confine tra legge e criminalità, ciascuno tirato dalla parte giusta per le ragioni sbagliate. Non è mai risolto, ma è sempre presente.
Il Joker: Jeremiah Valeska e la questione legale
Cameron Monaghan interpreta Jerome Valeska nella stagione 2 e poi suo fratello gemello Jeremiah nelle stagioni successive. La serie non può chiamarlo “Joker” — il personaggio era in sviluppo nel film Joker (2019) di Todd Phillips — ma il riferimento è così esplicito da essere quasi una dichiarazione pubblica.
Monaghan costruisce due versioni distinte dello stesso archetipo: Jerome è caotico, istintivo, clownesco; Jeremiah è freddo, pianificatore, più vicino alla versione più terrificante del villain. Entrambi funzionano. La scelta di usare gemelli — un espediente narrativo che suona artificioso sulla carta — si rivela intelligente perché permette alla serie di esplorare due facce diverse della stessa minaccia senza dover “uccidere” il personaggio quando non serve più.
La rogues gallery: il vero punto di forza
Gotham funziona meglio degli altri show supereroistici dell’epoca quando abbandona la pretesa realistica e abbraccia il barocco. La sua forza è la rogues gallery — la galleria di villain in formazione — che la serie costruisce con un’attenzione al character work che i film in genere non hanno spazio di fare.
Mr. Freeze (Nathan Darrow) — la sua storia con la moglie malata, la sua ossessione per la criopreservazione — è trattata con più cura di qualsiasi versione cinematografica. Poison Ivy ha tre attrici diverse attraverso le stagioni, ciascuna per una fase diversa del personaggio. Mad Hatter. Professor Strange. Ra’s al Ghul. Firefly. La serie introduce quasi ogni villain significativo della mitologia Batman, e quasi tutti ricevono un’origine che li rende più che un gimmick.
Questo è ciò che distingue Gotham: non è un show su Batman, è un show sull’ecosistema che produce i villain di Batman. E quella prospettiva produce qualcosa di genuinamente originale.
Gotham e la tradizione DC su schermo
Nel contesto del DC su schermo degli anni 2010, Gotham occupa un posto particolare. Non è il cinematic universe di Zack Snyder. Non è la continuity del Arrowverse. Non è i film del Tim Burton dei nostri ricordi. È un universo completamente autonomo, stilisticamente più vicino al noir degli anni Quaranta filtrato attraverso l’operisticità dei fumetti.
Batman (1989) di Tim Burton — il capostipite del Batman cinematografico moderno — condivide con Gotham l’estetica gotica e il tono operistico: entrambi leggono la città come un’entità vivente, malata, che produce il crimine come un’estensione naturale di sé stessa.
Nel mondo del crime drama supereroico televisivo degli stessi anni, il confronto inevitabile è con Daredevil (Netflix, 2015-2018): Daredevil sceglie il realismo grintoso, la violenza fisica concreta, Hell’s Kitchen come luogo reale. Gotham sceglie il teatrale, il gotico, il villain-come-opera. Sono due modi diversi di rispondere alla stessa domanda su come raccontare i supereroi in televisione — e nessuno dei due ha torto. Jessica Jones (Netflix, 2015-2019) porta la stessa energia di crime drama supereroico in un territorio ancora diverso: il trauma, il villain psicologico, la detective story come metafora dell’abuso.
Il finale di Gotham spiegato
Il finale di Gotham — “The Beginning…” — porta la serie alla sua promessa originale con più soddisfazione di quanto ci si potesse aspettare.
La quinta stagione è ambientata durante un’apocalisse urbana: Gotham è stata tagliata fuori dal resto degli Stati Uniti, divisa tra bande rivali. Gordon fa il sindaco-commissario provvisorio di una città che sta cadendo a pezzi. Bruce Wayne è partito per addestrarsi altrove. Jeremiah è in coma da quando Selina l’ha accoltellato.
Il salto temporale di dieci anni nel finale è la scelta giusta: Bruce torna come Batman in piena regola — tuta, logo, piano sulle spalle — non per una scena simbolica ma per salvare davvero Gordon e la città da una minaccia reale. Mazouz (ormai ventunenne) convince in quegli ultimi minuti più di quanto non avesse fatto in cinque anni da Bruce adolescente.
Gordon diventa commissario. Selina Kyle indossa il costume da Catwoman. Oswald e Nygma si trovano dove ci aspettiamo. La serie chiude il suo cerchio con una chiarezza che un show più pretenzioso avrebbe evitato.
Dove vedere Gotham in streaming in Italia


Gotham — tutte e 5 le stagioni, 100 episodi — è disponibile su Disney+ in Italia. La piattaforma la include nel catalogo completo, sia in italiano che in inglese originale con sottotitoli.
Per chi ama il crime drama con atmosfera gotica e villain complessi, nel catalogo Disney+ si trovano anche le serie Marvel Netflix — tra cui Daredevil e Jessica Jones — che condividono con Gotham l’approccio serio e adulto al genere supereroico.
La Quinta Stagione: No Man’s Land
La quinta e ultima stagione è la più audace — e la più riuscita — nella gestione delle aspettative.
Gotham viene dichiarata zona franca: il governo degli Stati Uniti taglia i ponti con la città, lasciandola in mano alle gang rivali. Il Pinguino controlla un quartiere. Il Riddler un altro. Jeremiah, ancora in coma, è custodito dai suoi devoti. Barbara Kean — una delle evoluzioni di personaggio più sorprendenti della serie, da fidanzata di Gordon a leader criminale temuta — gestisce un’altra fetta della città.
Gordon fa il sindaco di facto di quello che rimane: ospedali che funzionano a malapena, polizia con rifornimenti ridotti all’osso, civili intrappolati in un’apocalisse urbana di 12 episodi. Il tono è post-apocalittico nel modo più concreto — non fantascientifico, ma urbano, logistico, quasi procedurale nel mostrare cosa succede quando le istituzioni collassano.
Il salto temporale finale di dieci anni — Bruce che torna come Batman — è giustificato da questa quinta stagione più di quanto lo sarebbe stato senza di essa. La serie mostra perché Gotham avesse bisogno di qualcosa che le sue istituzioni non potevano dare. E poi lo dà.
Fish Mooney e la femminilità nell’universo Gotham
Jada Pinkett Smith come Fish Mooney non è un personaggio dei fumetti DC — è un’invenzione della serie, e una delle più riuscite.
Fish governa il nightclub con la stessa logica con cui governa ogni rapporto: teatro e terrore. È il personaggio che meglio capisce che a Gotham il potere è spettacolo — chi controlla la narrativa controlla la città. La sua dinamica con il giovane Oswald è quella della mentor che non si fida del suo allievo (a ragione), e del discepolo che sa esattamente cosa fare del tradimento della sua maestra.
La sua morte nella prima stagione — e il suo ritorno nella seconda — è un microcosmo della logica della serie: nessuno a Gotham muore davvero se la storia ha ancora bisogno di loro. E Fish Mooney ha sempre qualcosa da dire.
Il creatore: Bruno Heller e la tradizione del crime drama britannico
Bruno Heller, il creatore di Gotham, è lo stesso autore di Rome (HBO, 2005-2007) e The Mentalist (CBS, 2008-2015) — due serie molto diverse tra loro, ma entrambe con una qualità comune: l’interesse per il villain come forza narrativa più interessante dell’eroe.
In Rome, è Lucius Vorenus che porta la tragedia greca dentro un’epopea storica. In The Mentalist, è Red John. In Gotham, è la gallery intera — e Heller usa il prequel per costruire quello che la tradizione dei fumetti non aveva mai avuto spazio di fare: mostrare come nascono i mostri.
La sua formazione britannica si sente nell’approccio operistico, nella tolleranza per l’eccesso stilistico, nella disponibilità a lasciare che i villain rubino ogni scena. È una sensibilità che funziona perfettamente con il materiale DC.
Gotham nel panorama del crime drama seriale
Gotham è uno show che diventa più difficile da classificare man mano che va avanti. Inizia come procedural crime con elementi DC. Poi diventa un villain origin show. Poi un’opera gotica. Poi quasi un apocalyptic drama.
Questa tendenza all’esagerazione progressiva è il suo punto di forza e il suo limite: alcune stagioni perdono l’equilibrio e cadono nell’eccesso, altre trovano esattamente il registro giusto tra il ridicolo e il sublime. Il Pinguino di Robin Lord Taylor è il punto di equilibrio costante — abbastanza ridicolo da essere fumettistico, abbastanza umano da essere doloroso.
In fondo, è quello che rende Gotham degna di attenzione: non è mai sicura di cosa sia, e quella ricerca produce momenti genuinamente originali in un genere che tende a ripetersi.
La questione delle origini: cosa guadagna il prequel
Un prequel di Batman pone una domanda strutturale: quanto del fascino del personaggio originale sopravvive quando rimuovi l’elemento principale?
La risposta di Gotham è che Batman non è mai stato l’elemento principale. Batman è la conseguenza — la risposta a qualcosa che Gotham City aveva già prodotto da sola. Il vero soggetto è la città, e la città funziona senza di lui.
Questo è il motivo per cui Gotham riesce meglio di quanto ci si aspetterebbe: non cerca di essere un “giovane Batman” show, ma un “come nasce l’ecosistema che necessita Batman” show. È una distinzione narrativa decisiva che permette alla serie di esistere con una logica autonoma invece di essere costantemente confrontata a qualcosa che non è ancora accaduto.
Il confronto con altri prequel DC e Marvel — Agents of S.H.I.E.L.D., Arrow, Smallville — evidenzia questa unicità. Quegli show costruiscono verso l’eroe. Gotham costruisce verso la necessità dell’eroe. Non è la stessa cosa.
Domande frequenti su Gotham
Quante stagioni ha Gotham? Cinque stagioni per un totale di 100 episodi, trasmesse su Fox dal settembre 2014 all’aprile 2019.
Come finisce Gotham? Il finale mostra Gotham dieci anni dopo: Bruce Wayne è diventato Batman e torna per salvare la città da Jeremiah Valeska. Jim Gordon diventa commissario. Il cerchio si chiude.
Gotham è collegata ai film di Batman? No. È un universo narrativo autonomo, non collegato al DC Extended Universe né ad altre serie DC.
Chi interpreta il Pinguino in Gotham? Robin Lord Taylor, in quello che molti considerano la migliore versione televisiva del personaggio.
Il Joker appare in Gotham? Cameron Monaghan interpreta Jerome e poi Jeremiah Valeska — riferimenti inequivocabili al Joker, senza che la serie usi mai il nome per ragioni legali legate al film Joker (2019).
Gotham è una buona serie? Per gli amanti dei villain DC e del crime drama con atmosfera gotica, assolutamente sì. Chi cerca realismo grintoso troverà il tono operistico indigesto.
Dove vedere Gotham in streaming? Su Disney+ in Italia. Tutte e 5 le stagioni disponibili.
Gotham ha avuto uno spin-off? No spin-off ufficiali. Il franchise DC ha però continuato con altre serie autonome non collegate.
Gotham e Batman (1989) di Tim Burton: c’è un collegamento? No — sono universi separati e non collegati. Ma condividono l’estetica gotica e il tono operistico: entrambi trattano Gotham come una città che produce il crimine organicamente, non come scenario neutro. È la stessa idea applicata in contesti diversi.
Quanto è durato il personaggio di Harvey Bullock nella serie? Donal Logue come Bullock è presente in tutte e 5 le stagioni — è uno dei pochi personaggi con continuity completa attraverso 100 episodi. La sua crescita parallela a Gordon (da poliziotto corrotto a collaboratore leale) è uno degli archi più sottili e soddisfacenti della serie.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.