Baki Hanma (2021-2023): Pickle, la fuga di prigione e il duello con Yujiro che chiude trent'anni di saga
Baki Hanma comincia con un rapimento assurdo e si chiude con una zuppa di miso immaginaria condivisa da due uomini ridotti, entrambi, a brandelli. In mezzo, un uomo primitivo riportato in vita dopo milioni di anni, un carcere di massima sicurezza trasformato in palestra di guerra, e lo scontro che l’intero franchise promette, rimanda e procrastina fin dal suo primo, timido OVA del 1994: quello tra Baki e suo padre Yujiro, l’essere più forte della Terra.
Di cosa parla la prima stagione: farsi arrestare per allenarsi
I primi due episodi della stagione, corrispondenti alla cosiddetta Combat Shadow Fighting Saga, si aprono in realtà con un personaggio nuovo per lo schermo: Rumina Ayukawa, un ragazzino costretto dai propri compagni di scuola, per gioco crudele, a sfidare Baki Hanma in un combattimento del tutto impari. È proprio attraverso gli occhi sbalorditi di Rumina, e grazie all’incontro con Gerry Strydom — il vecchio commilitone di Yujiro già citato nelle stagioni precedenti — che il pubblico scopre per la prima volta, in forma diretta, l’episodio fondativo dell’intera mitologia del personaggio: l’abbattimento a mani nude, da parte di Yujiro, di un elefante africano adulto imbizzarrito, l’atto che aveva consacrato l’Ogre come l’essere più forte della Terra. È in quel preciso momento che Baki decide, per la prima volta in modo del tutto esplicito di fronte al pubblico della serie, che un giorno dovrà affrontare e sconfiggere il proprio padre — e che, per riuscirci, ha bisogno di un allenamento fuori da ogni scala convenzionale, umanamente concepibile.
La serie introduce qui anche la tecnica dello shadow boxing, già accennata nelle stagioni precedenti e ora finalmente mostrata per intero, portata da Baki a un livello quasi soprannaturale: la capacità di visualizzare avversari immaginari con un realismo tale che i colpi incassati producono danni fisici reali sul proprio corpo. Nei suoi allenamenti mentali, Baki arriva a visualizzare ed affrontare Iron Michael, un ex campione mondiale dei pesi massimi di pugilato ispirato liberamente a figure reali del mondo della boxe, sconfiggendolo infine con un preciso calcio rotante, prima di cimentarsi con la già citata mantide religiosa gigante, con lo stesso Rumina che assiste, incredulo, a quell’allenamento impossibile. Rumina, inizialmente poco più che una vittima di bullismo scolastico costretta suo malgrado a quella sfida impossibile, diventa così il primo vero amico di Baki mostrato dalla serie Netflix al di fuori della cerchia di combattenti e veterani già noti al pubblico: un espediente narrativo che permette alla serie di reintrodurre, attraverso gli occhi stupiti di un ragazzino comune, la mitologia sterminata del franchise a chi vi si avvicina solo ora.
La prima stagione, dodici episodi usciti tutti insieme su Netflix il 30 settembre 2021, prosegue poi con una delle premesse più apertamente folli dell’intero franchise: pur di allenarsi contro gli avversari più letali del pianeta, Baki Hanma architetta il rapimento del Presidente degli Stati Uniti con l’unico, dichiarato scopo di farsi arrestare e rinchiudere nel carcere statale dell’Arizona — lo stesso in cui Biscuit Oliva, già incrociato nelle stagioni precedenti nei panni di cacciatore di taglie governativo, presta servizio come guardiano speciale con un privilegio di libertà quasi assoluto.
All’interno del penitenziario, trasformato dalla serie in una sorta di palestra clandestina di stato, Baki affronta una galleria di detenuti costruiti ciascuno attorno a un’abilità estrema, dalla forza bruta più elementare a discipline marziali rare quanto letali, ma il vero fulcro narrativo della stagione resta il confronto generazionale tra Oliva e Jun Guevaru, un ex pirata che ha fondato una propria micro-nazione indipendente e che la saga presenta come il terzo uomo più forte del mondo, subito dopo lo stesso Oliva e Yujiro. Il loro duello si gioca su una regola volutamente elementare quanto crudele: entrambi tengono lo stesso lembo di stoffa, e perde chi per primo lo lascia andare — una prova di resistenza pura che si trasforma presto in un test di volontà capace di durare ore. Quando lo scontro sembra incagliarsi in uno stallo psicologico, è lo stesso Baki, frustrato dalla lentezza del confronto, a decidere di provocare Oliva nel modo più diretto possibile: dormendo accanto alla sua compagna Maria, pur di costringerlo a reagire con la rabbia necessaria a chiudere il duello. Oliva, inferocito, prevale infine su Guevaru.
In parallelo a questi scontri fisici, Baki porta avanti anche un allenamento puramente mentale, descritto dalla serie attraverso sequenze di “image training”: il protagonista affronta nella propria immaginazione una mantide religiosa gigante, alta oltre due metri, sconfiggendola infine grazie allo stile della gru — un passaggio che la critica internazionale ha definito tra i più visivamente memorabili dell’intera produzione, e che segna plasticamente il salto di Baki verso un livello di combattimento ormai quasi filosofico, più che puramente fisico.
Di cosa parla la seconda stagione: Pickle e lo scontro finale con Yujiro
La seconda stagione, ventisette episodi pubblicati in due blocchi nell’estate del 2023 (26 luglio e 24 agosto), si apre con uno degli eventi più stranianti dell’intera saga: la scoperta di Pickle, un uomo primitivo vissuto nell’era dei dinosauri e ritrovato perfettamente conservato in un giacimento di salgemma dopo essere rimasto intrappolato per milioni di anni. Soprannominato “Pickle” proprio per il processo di conservazione quasi alimentare che lo ha preservato intatto, l’uomo preistorico viene condotto in Giappone — per iniziativa di un vecchio compagno d’armi di Yujiro, Gerry Strydom — fino alla soglia dell’arena clandestina di Mitsunari Tokugawa. La sua forza fisica, sviluppata cacciando e affrontando corpo a corpo predatori di un’era geologica ormai scomparsa, si rivela sufficiente a competere alla pari con i combattenti più forti del pianeta, scatenando una serie di scontri che occupano la prima metà della stagione, la Pickle Wars Saga. Incapace di trovare, nel Giappone contemporaneo, qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alle prede della propria epoca, Pickle viene inizialmente affrontato da Kaiō Retsu, che si offre letteralmente come preda pur di studiarne da vicino il comportamento; è proprio nel corso di questo primo confronto che Retsu, mostrandogli tecniche marziali raffinate nel corso di millenni di civiltà, provoca nell’uomo primitivo una reazione del tutto inattesa — le lacrime, primo segnale di un’intelligenza emotiva che nessuno si aspettava di trovare in una creatura così antica. Pickle affronta poi Jack Hanma, potenziato da sostanze e interventi chirurgici estremi, in uno scontro brutale che occupa un intero episodio, prima di arrivare al confronto diretto con lo stesso Baki, capace infine di avere la meglio su di lui solo visualizzando contemporaneamente tre predatori preistorici diversi nella propria mente — l’ennesima dimostrazione di come la tecnica dello shadow boxing, introdotta nei primi episodi della serie, resti lo strumento decisivo in ogni scontro davvero al limite delle possibilità umane.
Ma è la seconda metà, la Father vs Son Saga, a rappresentare il vero punto d’arrivo non solo di questa stagione, ma dell’intero franchise animato dal 1994 a oggi. Baki, ormai cresciuto attraverso ogni singolo scontro delle quattro produzioni precedenti, ottiene finalmente ciò che l’intera saga ha rimandato per trent’anni: lo scontro diretto, senza più scuse né rinvii, contro suo padre Yujiro. Il combattimento, animato con una cura visibilmente superiore rispetto a qualunque altro momento della serie, vede l’Ogre dominare per la quasi totalità della durata, arrivando a fratturare pressoché ogni osso del corpo del figlio — mascella, cranio, naso, clavicola, costole, denti, timpani, vertebre cervicali, articolazioni. Eppure Baki riesce, in più di un’occasione, a mettere a segno colpi che nessun avversario era mai riuscito a infliggere all’essere più forte della Terra, abbattendolo per un istante a terra.
Il finale, costruito con un ritmo volutamente dilatato rispetto a qualunque altro combattimento mostrato nelle quattro produzioni precedenti, più che risolvere lo scontro con un verdetto netto, lo trascende emotivamente: in una scena quasi onirica, padre e figlio condividono un’immaginaria zuppa di miso, e Yujiro riconosce finalmente Baki come il nuovo essere più forte del mondo. Ma Baki, con entrambi i timpani ormai distrutti dai colpi ricevuti, non riesce a sentire le parole del padre, e proclama invece lui stesso Yujiro vincitore del duello — un equivoco costruito con precisione quasi chirurgica dalla sceneggiatura, che lascia il punteggio del combattimento volutamente ambiguo mentre rende assolutamente definitivo, per la prima volta in tutta la saga, il riconoscimento reciproco tra i due.
Doppo Orochi e i veterani: presenze sempre più marginali
Rispetto alle due stagioni precedenti, i veterani storici del franchise come Doppo Orochi e Goki Shibukawa occupano in questa serie uno spazio narrativo sempre più ridotto, complice uno spostamento di baricentro ormai quasi interamente concentrato sul nucleo familiare dei due Hanma e sulle figure più recenti introdotte dalla serie Netflix, come Oliva, Guevaru e lo stesso Pickle. È una scelta che riflette fedelmente l’evoluzione del manga originale, sempre più orientato, con il passare degli anni di serializzazione, a mettere in secondo piano i combattenti della prima generazione per fare spazio a minacce e alleati via via più estremi.
Baki Hanma: il traguardo di un percorso lungo trent’anni
Baki Hanma, ancora doppiato da Nobunaga Shimazaki fin dal debutto della serie Netflix nel 2018, raggiunge in questa produzione il punto d’arrivo di un arco di crescita costruito con pazienza attraverso quattro adattamenti animati diversi. Il Baki di questa serie non è più soltanto un combattente in cerca di riconoscimento: è un ragazzo disposto a farsi arrestare, a sfidare predatori sopravvissuti a un’era geologica estinta, pur di arrivare preparato all’unico scontro che conta davvero. Shimazaki costruisce questa fase finale del personaggio con un registro ancora più sobrio rispetto alle stagioni precedenti, lasciando che sia la messa in scena del combattimento finale, più che il dialogo, a comunicare la reale portata di quanto sta accadendo.
Yujiro Hanma: l’Ogre che finalmente riconosce il figlio
Yujiro Hanma, doppiato per la quarta produzione animata consecutiva da Akio Ōtsuka, attraversa in questa serie l’unico vero cambiamento della propria intera caratterizzazione all’interno del franchise: da forza della natura sostanzialmente indifferente al destino altrui, a padre capace — seppur nel modo più brutale e meno convenzionale immaginabile — di riconoscere pubblicamente il proprio figlio come un pari. Il duello finale non lo mostra mai davvero in difficoltà sul piano della forza bruta, ma la scena della zuppa di miso condivisa ribalta il senso stesso del personaggio costruito fino a quel momento: un gesto di tenerezza quasi impossibile da conciliare con l’uomo che per tre stagioni ha trattato il proprio sangue come poco più di un fastidio. Ōtsuka, interprete del personaggio fin dal 2018, costruisce questo momento di apertura emotiva con un minimo scarto vocale rispetto al registro quasi marmoreo mantenuto per l’intera durata della saga: è proprio questa sottigliezza interpretativa, più che un cambiamento di scrittura plateale, a rendere credibile il disgelo di un personaggio che fino a un istante prima sembrava incapace di provare alcun sentimento per chiunque, incluso il proprio figlio.
Pickle: l’avversario più antico della storia del franchise
Pickle, doppiato da Takeshi Kusao, rappresenta probabilmente l’idea più apertamente assurda mai introdotta nella saga di Baki, eppure perfettamente coerente con la sua logica interna: un combattente la cui forza non deriva da allenamento, chirurgia o talento genetico, ma da milioni di anni di sopravvivenza in un ambiente ostile quanto quello preistorico. È un personaggio che spinge all’estremo la domanda filosofica che percorre l’intero franchise fin dalle origini — cosa rende davvero “il più forte”? — rispondendo questa volta con l’ipotesi più radicale possibile: non la tecnica, non la scienza, non la forza di volontà, ma semplicemente l’aver vissuto, ininterrottamente, in un mondo dove ogni singolo giorno di sopravvivenza era già di per sé una vittoria contro la morte. La sua incapacità di comunicare verbalmente con gli altri personaggi, unita a una fisicità scolpita dalla lotta quotidiana contro predatori ben più grandi di qualunque essere umano, lo rende un avversario che la serie tratta quasi come una forza naturale piuttosto che come un vero antagonista cosciente delle proprie azioni — più simile, nella sua imprevedibilità totale, a un fenomeno atmosferico che a un combattente dotato di strategia, e proprio per questo capace di spiazzare interamente gli schemi tattici affinati da decenni dagli altri protagonisti della saga.
Gerry Strydom: il filo che lega tutte le generazioni
Gerry Strydom, vecchio commilitone di Yujiro durante la guerra del Vietnam già evocato nelle biografie dei personaggi delle stagioni precedenti, assume in questa serie un ruolo narrativo molto più diretto di quanto gli fosse mai stato concesso prima: è lui a fare da tramite tra Rumina e il mondo di Baki nei primi episodi, ed è sempre lui, più avanti nella seconda stagione, a occuparsi personalmente del trasporto di Pickle dal luogo del ritrovamento fino al Giappone. La sua presenza costante, al fianco di personaggi di generazioni completamente diverse, lo rende una sorta di memoria storica vivente dell’intero franchise animato: un uomo che ha conosciuto Yujiro nel pieno della propria gioventù marziale e che, decenni più tardi, si ritrova a introdurre finalmente al mondo intero l’essere umano più antico mai riportato in vita sul pianeta.
La scoperta stessa di Pickle, presentata dalla serie come un evento di risonanza scientifica globale, coinvolge un’intera comunità di paleontologi e ricercatori ancora increduli di fronte a un reperto biologico capace non solo di sopravvivere alla propria rianimazione, ma di conservare intatte capacità fisiche e cognitive sviluppate in un’epoca geologica radicalmente diversa da quella attuale — un espediente di fantascienza quasi pulp che il franchise innesta con sorprendente naturalezza nel proprio impianto altrimenti più strettamente marziale e realistico.
Biscuit Oliva e Jun Guevaru: la gerarchia dei più forti
Biscuit Oliva, doppiato da Hōchū Ōtsuka, consolida in questa stagione il proprio status di terzo combattente più potente della saga dopo Yujiro e, con l’arrivo di Guevaru, deve difendere questa posizione in uno degli scontri più originali dell’intera serie, costruito non sulla rapidità o sulla potenza dei colpi ma sulla pura resistenza psicologica di due uomini abituati, entrambi, a non cedere mai. Jun Guevaru, ex pirata e fondatore di una micro-nazione indipendente, introduce invece un tassello nuovo nella mitologia del franchise: la prova che l’autorità assoluta su un territorio, per quanto piccolo, può forgiare un combattente capace di competere persino con i vertici della gerarchia mondiale di potenza stabilita da Yujiro. Il suo passato da fuorilegge dei mari, trasformato infine in un potere statale autoproclamato e riconosciuto quasi per sfinimento dal resto del mondo, lo rende un personaggio costruito su un paradosso tipico della scrittura di Itagaki: la forza bruta che diventa, suo malgrado, legittimità politica.
L’episodio della provocazione orchestrata da Baki ai danni di Oliva, attraverso Maria, la compagna del colosso americano, resta uno dei momenti più controversi e discussi dell’intera stagione: una scelta narrativa che privilegia l’efficacia drammatica immediata — risolvere uno stallo altrimenti interminabile — a costo di una caratterizzazione piuttosto sommaria del personaggio femminile coinvolto, ridotto quasi esclusivamente a strumento della trama.
La produzione: lo stesso team, ora con due anime distinti
La regia resta affidata, per la quarta produzione animata consecutiva, a Toshiki Hirano, con TMS Entertainment ancora alla produzione, la sceneggiatura curata da Tatsuhiko Urahata e le musiche firmate da Kenji Fujisawa. La scelta di cambiare titolo — da Baki a Baki Hanma — pur mantenendo lo stesso team creativo e la stessa continuità visiva delle stagioni precedenti, riflette uno spostamento editoriale preciso: non più il percorso di un singolo combattente isolato, ma il rapporto, ormai del tutto centrale, tra due generazioni della stessa famiglia.
Anche sul fronte del doppiaggio in lingua inglese, prodotto ancora una volta dagli studi Studiopolis già responsabili delle due stagioni precedenti, la serie mantiene una continuità rara per un franchise di questa portata: Troy Baker e Kirk Thornton restano rispettivamente le voci di Baki e Yujiro fin dalla prima stagione Netflix del 2018, accompagnati in questa produzione da un cast vocale ampio e articolato, che include Bumper Robinson nei panni di Iron Michael, Greg Chun in quelli di Kaoru Hanayama e James C. Mathis III ancora su Biscuit Oliva — una stabilità vocale che contribuisce non poco a rendere credibile, agli occhi del pubblico internazionale di lingua inglese, l’intero arco di crescita quadriennale del protagonista.
Critica: “il miglior Baki mai realizzato”
Anime News Network ha assegnato alla prima stagione un voto B+, definendola godibile seppur di poco inferiore alla precedente, con la consueta cautela nel raccomandarla a chi non avesse già apprezzato le stagioni precedenti. Il giudizio sulla seconda stagione sale fino alla A piena, con la recensione che la definisce apertamente “il miglior Baki mai realizzato”: il duello finale tra Baki e Yujiro viene descritto come uno dei migliori dell’intera serie, con un’animazione “di un livello superiore” — penso a inquadrature come quella di Yujiro che contrae simultaneamente ogni muscolo del corpo — e con le interpretazioni di Troy Baker e Kirk Thornton giudicate “eccezionali” nel restituire la profondità emotiva dello scontro. La stessa recensione apprezza la complessità del rapporto padre-figlio, capace di restituire in modo credibile la difficoltà di confrontarsi con una figura genitoriale abusante senza ridurla a un semplice schema eroe-contro-villain.
Il giudizio non è però privo di critiche severe: la recensione definisce “gratuita, superflua e francamente pigra come scrittura” una scena di violenza sessuale presente nel secondo episodio della stagione e legata al personaggio di Pickle, sostenendo che esistessero modi narrativamente più efficaci per comunicare l’estraneità del personaggio alla società contemporanea — un rilievo che vale la pena di segnalare a chi si avvicini alla serie senza conoscerne in anticipo i contenuti più estremi. Su MyAnimeList, la seconda stagione raggiunge comunque un punteggio di 7,92 su quasi sessantamila valutazioni, il più alto mai ottenuto da una produzione della saga Netflix, segno di un consenso critico e di pubblico cresciuto in modo quasi lineare di stagione in stagione fin dal debutto del 2018.
Il cerchio che si chiude: dall’OVA del 1994 a questo finale
Per chi ha seguito l’intero percorso del franchise fin dal suo primo, timido capitolo animato, il valore di questa serie sta tanto nel contenuto quanto nella sua stessa esistenza. L’OVA del 1994 si chiudeva su un Baki ancora acerbo, lontanissimo dal poter anche solo immaginare uno scontro alla pari con il proprio padre; la serie TV del 2001 lasciava il conflitto irrisolto sullo sfondo del Maximum Tournament; le due stagioni Netflix del 2018 e del 2020 lo avvicinavano progressivamente, fino all’accettazione finale di Yujiro nel finale della seconda. Baki Hanma è, semplicemente, il primo e unico capitolo dell’intera saga animata a mostrare davvero quello scontro — non come promessa, non come premessa per il capitolo successivo, ma come evento consumato sullo schermo, con tanto di conseguenze fisiche e emotive irreversibili per entrambi i personaggi.
È una scelta che ripaga trent’anni di attesa senza tradire la logica più profonda del franchise: anche nel momento dello scontro definitivo, Itagaki rifiuta un vincitore netto, preferendo lasciare il risultato sospeso tra l’oggettività dei fatti — Yujiro infligge danni enormemente superiori — e la soggettività della percezione dei personaggi coinvolti, entrambi convinti, a modo loro, di aver riconosciuto l’altro come proprio superiore.
Dove si colloca nella saga più ampia
Baki Hanma rappresenta, a tutti gli effetti, il punto d’arrivo di un lunghissimo percorso narrativo cominciato con l’OVA del 1994, quasi trent’anni prima: lo scontro tra Baki e Yujiro, evocato, rimandato e costantemente ricollocato sullo sfondo in ciascuno dei quattro adattamenti precedenti, trova qui la propria risoluzione — per quanto volutamente ambigua sul piano del punteggio formale. Il franchise prosegue poi con l’anime Baki-Dou, uscito su Netflix a partire dal febbraio 2026, che riparte narrativamente dalle conseguenze dirette di questo scontro per esplorare un nuovo capitolo della saga, questa volta incentrato su un periodo diverso della vita dei personaggi.
Rispetto alle quattro produzioni precedenti, Baki Hanma segna anche un cambio di passo strutturale evidente: se l’OVA del 1994 e le serie TV del 2001 restavano ancorate a un singolo torneo cittadino, e le due stagioni Netflix del 2018 e del 2020 allargavano progressivamente lo sguardo a una minaccia globale e poi a una competizione internazionale, questa serie abbandona del tutto l’impianto del torneo per tornare a una narrazione più intima, concentrata quasi esclusivamente sul nucleo familiare dei due Hanma. È un ritorno alle origini tematiche del franchise — il conflitto padre-figlio accennato fin dal primissimo OVA — ma raccontato ora con tutta la maturità stilistica accumulata in quasi trent’anni di adattamenti.
Un finale che non chiude davvero la saga
Nonostante l’importanza narrativa dello scontro tra Baki e Yujiro, la serie si guarda bene dal presentarlo come una conclusione assoluta del franchise: la stessa ambiguità del finale, con i due combattenti che si proclamano reciprocamente vincitori senza che nessuno dei due abbia davvero ragione o torto in senso oggettivo, lascia volutamente aperta la possibilità di nuovi sviluppi futuri, puntualmente arrivati con l’uscita di Baki-Dou nel 2026. È una strategia narrativa tipica dei franchise di combattimento di lunghissimo corso, capace di offrire al pubblico un senso di chiusura emotiva autentica senza però precludersi la possibilità di proseguire la storia per altri decenni a venire.
Dove vedere Baki Hanma in streaming in Italia
La serie è disponibile in Italia esclusivamente su Netflix, con doppiaggio in lingua italiana, senza alcuna alternativa gratuita al momento disponibile sul mercato: entrambe le stagioni si trovano all’interno dello stesso catalogo che ospita anche Baki (2018) e Baki (2020), così da permettere una visione continuativa dell’intera saga Netflix senza dover cambiare piattaforma. Per una mappa completa di tutte le produzioni della saga, dall’OVA del 1994 a oggi, la guida all’ordine di visione di Baki è il punto di partenza più comodo.
Rispetto alla galleria di volti nuovi affrontati nel corso di tutta la saga, Baki Hanma resta probabilmente l’unica serie realmente costruita, dall’inizio alla fine, attorno al rapporto fra un solo padre e un solo figlio.
Domande frequenti
Come finisce Baki Hanma?
Nel duello finale, Yujiro domina gran parte dello scontro, arrivando a fratturare praticamente ogni osso del corpo di Baki, inclusi mascella, cranio, naso, clavicola, costole e timpani. Eppure Baki riesce a mettere a segno colpi che nessuno aveva mai inferto all’Ogre, abbattendolo per un istante. Al termine del combattimento, in una scena quasi onirica, i due condividono un’immaginaria zuppa di miso: Yujiro riconosce il figlio come il nuovo essere più forte della Terra, ma Baki — con i timpani distrutti dai colpi ricevuti — non riesce a sentirlo, e proclama invece il padre vincitore. Un finale costruito apposta per restare ambiguo sul piano del punteggio e invece assolutamente definitivo su quello emotivo.
Chi è Pickle in Baki Hanma?
Un uomo primitivo vissuto nell’era dei dinosauri, ritrovato perfettamente conservato in un giacimento di salgemma dopo essere rimasto intrappolato per milioni di anni. Soprannominato “Pickle” (sottaceto) proprio per il processo di conservazione che lo ha preservato intatto, possiede una forza fisica sviluppata cacciando e combattendo predatori preistorici — sufficiente a competere alla pari con i combattenti più forti del pianeta.
Quante stagioni ha Baki Hanma?
Due stagioni per un totale di 39 episodi: la prima, 12 episodi usciti il 30 settembre 2021, copre la Combat Shadow Fighting Saga e la Great Prison Battle Saga; la seconda, 27 episodi divisi in due parti (26 luglio e 24 agosto 2023), copre la Pickle Wars Saga e la Father vs Son Saga, quella dello scontro finale con Yujiro.
Perché Baki si fa arrestare di proposito in Baki Hanma?
Per allenarsi contro i detenuti più pericolosi del pianeta, Baki architetta il rapimento del Presidente degli Stati Uniti al solo scopo di farsi condannare e rinchiudere nel carcere statale dell’Arizona, lo stesso in cui Biscuit Oliva presta servizio come guardiano speciale — l’unico luogo al mondo in cui può incrociare legalmente i combattenti che gli servono per crescere.
In che ordine vedere gli anime di Baki?
Ordine cronologico interno alla saga: Grappler Baki – The Ultimate Fighter (1994, OVA), poi Baki the Grappler (2001), poi Baki (2018), poi Baki (2020), poi Baki Hanma (2021-2023), poi Baki-Dou (2026).
Dove vedere Baki Hanma in streaming in Italia?
La serie è disponibile in Italia esclusivamente su Netflix, con doppiaggio italiano, senza alcuna alternativa gratuita al momento.
Chi è Jun Guevaru?
Un ex pirata che ha fondato una propria micro-nazione indipendente, considerato il terzo uomo più forte del mondo dopo Yujiro Hanma e Biscuit Oliva. Nella prima stagione affronta proprio Oliva in un duello dalle regole volutamente elementari: entrambi tengono lo stesso lembo di stoffa, e perde chi per primo lo lascia andare.
Baki batte davvero Yujiro in Baki Hanma?
Sul piano tecnico no: Yujiro domina la maggior parte del combattimento e infligge danni fisici enormemente superiori a quelli subiti. Ma il finale costruisce volutamente un’ambiguità sul vincitore reale, giocando sul fatto che Baki, reso temporaneamente sordo dai colpi ricevuti, fraintende le parole del padre e lo proclama vincitore proprio nel momento in cui Yujiro, invece, stava riconoscendo lui.
Baki Hanma è la stessa serie di Baki (2018) e Baki (2020)?
È il naturale proseguimento della stessa produzione Netflix diretta da Toshiki Hirano per TMS Entertainment, ma viene pubblicata con un titolo distinto — Baki Hanma anziché semplicemente Baki — a segnalare lo spostamento del focus narrativo sul rapporto, ormai centrale, tra padre e figlio.
Chi doppia Yujiro Hanma in questa serie?
Akio Ōtsuka, lo stesso doppiatore delle due stagioni precedenti, voce storica anche di Solid Snake nella saga videoludica Metal Gear — una continuità vocale che accompagna il personaggio dal 2018 fino al duello conclusivo di questa serie.
Come è stata accolta Baki Hanma dalla critica?
In modo nettamente positivo, crescente stagione dopo stagione: Anime News Network ha assegnato un voto B+ alla prima stagione, mentre per la seconda ha scritto che si tratta del miglior Baki mai realizzato, elogiando in particolare l’animazione del duello finale. Su MyAnimeList la seconda stagione raggiunge un punteggio di 7,92.
Cosa succede dopo Baki Hanma?
Il franchise prosegue con l’anime Baki-Dou, uscito su Netflix a partire dal febbraio 2026, che riparte narrativamente da dove Baki Hanma si era interrotto per esplorare le conseguenze dirette dello scontro tra padre e figlio.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.