Don Matteo finisce qui? Le 15 stagioni, l'addio di Terence Hill, don Massimo e la stagione 16
Un prete in bicicletta attraversa una piazza medievale.
Da ventisei anni, in Italia, questa immagine basta a far capire che qualcuno è appena morto.
Don Matteo va in onda su Rai 1 dal 7 gennaio 2000, e in quindici stagioni ha fatto qualcosa che quasi nessuna serie riesce a fare: è sopravvissuta al proprio protagonista. Nel 2022 Terence Hill ha lasciato la tonaca, la bicicletta è stata sostituita da una motocicletta e il nuovo parroco ha il volto di Raoul Bova. Il pubblico, dopo le proteste iniziali, è rimasto.
Il motivo non sta nei gialli, che spesso sono semplici, né nella suspense, che quasi non c’è. Sta in un’idea che nessun’altra serie poliziesca italiana ha avuto il coraggio di mettere al centro: l’indagine come forma di misericordia.
Don Matteo non cerca il colpevole per punirlo. Lo cerca per salvarlo.
Di cosa parla Don Matteo: il prete, il maresciallo e la città
Nel 1999 don Matteo, un sacerdote che ha passato moltissimi anni all’estero come missionario, torna nella sua regione, l’Umbria, e diventa parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Gubbio. Ha modi gentili, una bicicletta nera, un cappello da prete e una capacità quasi soprannaturale di capire le persone.
Di fronte alla canonica c’è la caserma dei Carabinieri, guidata da un capitano sempre nuovo e da un maresciallo che invece non se ne va mai: Nino Cecchini. Tra i due nasce un’amicizia fatta di partite a scacchi, battibecchi e collaborazione non ufficiale. Quando in città succede un delitto, Cecchini non resiste alla tentazione di raccontarlo al prete, e il prete non resiste alla tentazione di occuparsene.
I superiori ecclesiastici disapprovano. I capitani cercano di tenerlo lontano dalle indagini, pur stimandolo. Don Matteo, con pazienza e con qualche bugia a fin di bene, arriva comunque al colpevole, spesso grazie a un dettaglio che solo chi ascolta le confessioni degli altri sa riconoscere.
In canonica vivono con lui la perpetua Natalina, pettegola e affettuosa, e il sagrestano Pippo, che in ventisei anni nessuno ha mai chiamato con un altro nome.
Dalla nona stagione la serie si sposta a Spoleto, e don Matteo diventa parroco della chiesa di Sant’Eufemia. Dalla tredicesima il protagonista cambia: arriva don Massimo, un prete con un passato da carabiniere dei reparti speciali e un’identità nascosta.
La struttura, però, resta quella di sempre. Un caso per puntata, la città come palcoscenico, il maresciallo come spalla comica e una lunga trama sentimentale che accompagna le stagioni.
Come nasce Don Matteo: Il diavolo e l’acqua santa, Lino Banfi e il nome sbagliato
La serie nasce nel 1998 da un’idea del regista Enrico Oldoini, con il soggetto di serie firmato da Oldoini insieme ad Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni. La produce Lux Vide, la società di Luca e Matilde Bernabei, insieme a Rai Fiction.
Il progetto aveva inizialmente un altro titolo, Il diavolo e l’acqua santa, e un altro protagonista in mente. Per il ruolo del prete si era pensato a Lino Banfi o a Giancarlo Magalli, due scelte che avrebbero dato alla serie un tono molto più vicino alla commedia televisiva.
Poi entra in gioco Terence Hill. L’attore stava preparando per Mediaset un progetto molto simile, un sacerdote investigatore, che però salta proprio a causa della concorrenza con la serie Rai. Libero da impegni, Hill accetta la proposta di Lux Vide. E impone subito un cambiamento: il nome. Nel soggetto il prete si chiamava Teodoro, un nome che non lo convinceva affatto, e lo fa cambiare in Matteo. Entrambi significano la stessa cosa: “dono di Dio”.
Il primo ciak viene battuto il 19 ottobre 1998, la prima puntata va in onda il 7 gennaio 2000. Nessuno, allora, immaginava un’avventura lunga un quarto di secolo.
Terence Hill: il ruolo che gli ha restituito la voce
Per il pubblico italiano Terence Hill era, prima di tutto, Trinità: il pistolero pigro e infallibile dei western comici con Bud Spencer, la faccia di un cinema popolare fatto di scazzottate e occhi azzurri.
Don Matteo ha cambiato quell’immagine per sempre, e lo ha fatto anche in un modo che pochi spettatori conoscono. È stata la prima opera in cui Terence Hill ha recitato con la propria voce. In tutti i film precedenti, anche quelli italiani, veniva doppiato. Hill stesso lo raccontò con orgoglio: per la prima volta il pubblico sentiva lui, e non un doppiatore.
La scelta ha avuto un effetto preciso sul personaggio. Il don Matteo di Hill parla piano e costruisce il suo carisma sulla calma. Non alza mai la voce, non minaccia, non usa l’ironia per ferire. Anche i gesti fisici, che nei western erano esplosivi, qui diventano minimi: una pedalata, un sorriso, uno sguardo lungo su un sospettato.
Il personaggio che Hill ha costruito in ventidue anni è l’opposto dell’eroe d’azione che il pubblico conosceva: un uomo che vince perché ascolta.
Nel 2002 il ruolo gli è valso il premio come miglior attore al Festival della televisione di Monte Carlo.
Il maresciallo Cecchini, Natalina, Pippo e i capitani: i personaggi principali
Se don Matteo è il cuore della serie, Nino Cecchini ne è la voce comica, e forse la vera ragione per cui il pubblico ha accettato il cambio di protagonista.
Lo interpreta Nino Frassica, presente in tutte le quindici stagioni. Il comico messinese, lanciato da Renzo Arbore negli anni Ottanta, ha portato nel personaggio il suo repertorio surreale: giochi di parole, proverbi storpiati, lettere di presentazione sgrammaticate, un’autostima indistruttibile. Cecchini è vanitoso, pigro, affettuoso e sempre convinto di essere a un passo dalla promozione. La sua comicità è così riconoscibile da averlo reso ospite anche di altre serie comiche, come Mario di Maccio Capatonda, e da portarlo in divisa perfino sul palco del Festival di Sanremo 2026.
Accanto a lui, due presenze fisse della canonica: Nathalie Guetta nel ruolo della perpetua Natalina Diotallevi e Francesco Scali in quello del sagrestano Pippo. E il brigadiere Ghisoni, interpretato da Pietro Pulcini.
Il ruolo del capitano dei Carabinieri è cambiato più volte, e ogni cambio ha segnato una fase della serie:
- Flavio Insinna è il capitano Flavio Anceschi (stagioni 1-5)
- Simone Montedoro è il capitano Giulio Tommasi (stagioni 6-10)
- Maria Chiara Giannetta è la capitana Anna Olivieri (stagioni 11-13), la prima donna al comando della caserma
- Eugenio Mastrandrea è il capitano Diego Martini (dalla stagione 14)
Dalla quarta stagione la vita sentimentale dei capitani diventa una trama orizzontale sempre più importante, e dall’ottava coinvolge anche i pubblici ministeri. Il caso più amato è quello di Anna Olivieri e del PM Marco Nardi, interpretato da Maurizio Lastrico: una storia d’amore tormentata che ha fatto di Giannetta uno dei volti più popolari della fiction Rai.
Nelle ultime due stagioni al centro c’è la coppia formata da Diego Martini e Giulia Mezzanotte, la sorellastra di don Massimo, interpretata da Federica Sabatini. Il pubblico la conosceva già da tutt’altra parte: era Nadia, la compagna di Aureliano Adami in Suburra. Passare da Ostia a Spoleto è un salto di registro notevole.
Don Matteo quante stagioni ha: da Gubbio a Spoleto
Don Matteo conta 15 stagioni e 285 episodi. La serie ha cambiato formato due volte: fino all’undicesima stagione le puntate duravano 50-60 minuti e andavano in onda due alla volta; dalla dodicesima ogni stagione ha 10 puntate da circa 100 minuti.
Il periodo di Gubbio (stagioni 1-8):
- Stagione 1 (2000): 16 episodi
- Stagione 2 (2001): 16 episodi
- Stagione 3 (2002): 16 episodi
- Stagione 4 (2004): 24 episodi
- Stagione 5 (2006): 24 episodi
- Stagione 6 (2008): 24 episodi
- Stagione 7 (2009): 24 episodi
- Stagione 8 (2011): 24 episodi
Il periodo di Spoleto (dalla stagione 9):
- Stagione 9 (2014): 26 episodi
- Stagione 10 (2016): 26 episodi
- Stagione 11 (2018): 25 episodi
- Stagione 12 (2020): 10 episodi
- Stagione 13 (2022): 10 episodi, l’addio di Terence Hill
- Stagione 14 (2024): 10 episodi
- Stagione 15 (2026): 10 episodi
Le prime tre stagioni sono le più “gialle”: casi completamente indipendenti e poche concessioni alla commedia. Dalla quarta la serie diventa più corale, dà più spazio a Cecchini e alla sua famiglia e introduce le storie d’amore che proseguono da un episodio all’altro. Chi vuole recuperare la serie può quindi partire da qualsiasi episodio delle prime stagioni, ma dalla quarta in poi conviene rispettare l’ordine.
L’addio di Terence Hill e l’arrivo di Raoul Bova
Prima delle riprese della tredicesima stagione, iniziate a maggio 2021, la produzione aveva assicurato che non ci sarebbe stata “nessuna sostituzione”. Poi Terence Hill ha deciso di lasciare.
Aveva 83 anni e aveva interpretato don Matteo per ventidue. Nelle interviste ha spiegato la scelta con il desiderio di avere più tempo per la famiglia, dicendosi orgoglioso di passare il testimone a Raoul Bova.
L’uscita di scena è stata costruita con discrezione. Nella quarta puntata della tredicesima stagione, andata in onda nella primavera del 2022, don Matteo lascia la canonica di notte, mentre tutti dormono, e se ne va da Spoleto in silenzio. Nessun funerale, nessuna tragedia: il personaggio semplicemente parte. È un addio che lascia aperta una porta, e che il pubblico ha vissuto con una commozione autentica.
Dalla quinta puntata arriva don Massimo, interpretato da Raoul Bova. È un prete molto diverso: più giovane, più fisico, con un passato da sottufficiale dei Cacciatori di Calabria, il reparto speciale dei Carabinieri impegnato contro la criminalità organizzata. Vive sotto falso nome, perché le persone a cui dava la caccia potrebbero ancora rintracciarlo. Non va in bicicletta: va in moto.
La scelta di Bova ha un’ironia sottile. Alla fine degli anni Novanta l’attore era stato il volto del capitano Ultimo, il carabiniere che arrestò Totò Riina, nella fiction che ne raccontava la storia. Ora interpreta un ex carabiniere che ha scelto la tonaca.
L’inizio è stato difficile, nella finzione e fuori. Cecchini e gli altri accolgono con diffidenza il nuovo parroco, e lo stesso fa una parte del pubblico. Poi, puntata dopo puntata, don Massimo si conquista la fiducia della città. Nell’ultima puntata della tredicesima stagione un criminale rivela il suo vero nome: Matteo Mezzanotte. Anche lui, in fondo, si chiama Matteo.
Don Matteo 15: la trama e il finale spiegato
La quindicesima stagione è andata in onda su Rai 1 dall’8 gennaio al 19 marzo 2026, in 10 puntate. Tra le novità del cast c’erano Max Tortora nel ruolo del padre del capitano Diego Martini, Valeria Fabrizi di nuovo nei panni di suor Costanza, il personaggio di Che Dio ci aiuti, e la conduttrice Diletta Leotta come guest star.
La stagione parte da un ritrovamento. In una canonica abbandonata don Massimo trova Maria, una ragazza gravemente ferita e incinta, che al risveglio in ospedale non ricorda nulla del proprio passato. Seguendo le sue tracce, don Massimo arriva al calzaturificio dell’imprenditore Dettori, dove i Carabinieri scoprono una stanza segreta piena di letti: un luogo di sfruttamento dei lavoratori. Don Massimo, fuori di sé, minaccia Dettori. Quella stessa notte l’imprenditore viene ucciso, e le telecamere riprendono il prete vicino alla sua casa. Don Massimo finisce agli arresti domiciliari.
Il filo sentimentale è quello di Diego e Giulia, la coppia che i fan chiamano con affetto “i Mezzanottini”. Per buona parte della stagione i due si allontanano, convinti di essere troppo diversi, e Giulia sembra pronta a partire per Milano.
Nell’ultima puntata, Sognando il cielo, i fili vengono al pettine. Maria, che nel frattempo ha dato alla luce il piccolo Max, ha scelto di battezzarsi insieme a lui e di prendere il cognome Mezzanotte. Proprio il giorno del battesimo viene rapita e caricata su un furgone. Durante la prigionia i ricordi tornano, e con loro un passato molto più oscuro di quanto immaginasse. A indicare la strada per salvarla è un dettaglio che solo don Massimo poteva cogliere: una ninna nanna, la stessa che Maria cantava, sentita cantare da un bambino.
Il capitano Martini, intanto, scopre chi aveva usato don Massimo come copertura per l’omicidio di Dettori, e il prete viene scagionato.
Resta la questione di cuore. Cecchini, sempre più impegnato negli affari privati dei suoi colleghi, inventa una bugia a fin di bene: fa circolare la voce che don Massimo è gravemente malato, per impedire a Giulia di partire. Il piano funziona. Diego le chiede di nuovo di sposarlo e Giulia accetta.
È un finale che chiude le trame principali e lascia la città in pace. Ed è anche, volutamente, un finale che potrebbe andare bene come ultimo.
Don Matteo 16 si farà?
A settembre 2026 la Rai non ha annunciato ufficialmente la sedicesima stagione.
Nei mesi successivi al finale, diverse fonti hanno dato la serie in preparazione, con il ritorno di Raoul Bova, Nino Frassica e Nathalie Guetta. Le stesse fonti precisano però che, se il rinnovo sarà confermato, la nuova stagione non arriverà su Rai 1 prima del 2028. È un intervallo coerente con i tempi della produzione: le riprese della quindicesima erano durate da giugno 2025 a febbraio 2026.
Il finale della quindicesima, del resto, lascia alla serie una strada aperta in entrambe le direzioni. Se la Rai decidesse di fermarsi, il racconto avrebbe una conclusione dignitosa: don Massimo scagionato, Maria libera dal suo passato, Diego e Giulia di nuovo insieme. Se invece la sedicesima si farà, la proposta di matrimonio accettata nell’ultima scena è il punto di partenza più naturale, e le nozze della sorella del parroco sono esattamente il tipo di evento intorno a cui Don Matteo ha sempre costruito le sue stagioni migliori.
Gli ascolti, del resto, sono sempre stati il miglior argomento a favore della serie. Già nel 2004 Don Matteo era riuscito a battere in prima serata il Grande Fratello, e da allora Rai 1 lo ha usato come una certezza, replicandolo di continuo, d’estate e non solo.
Gubbio e Spoleto: i luoghi di Don Matteo
Nelle prime otto stagioni la città di don Matteo è Gubbio, anche se nei primi episodi quasi nessuno la nomina: i personaggi parlano semplicemente del “paese”.
La chiesa del parroco è San Giovanni Battista, nella parte bassa del centro storico, ma solo negli esterni: gli interni sono quelli di una piccola chiesa appena fuori le mura, San Marziale. La caserma dei Carabinieri è Palazzo Pretorio, in piazza Grande, che nella realtà è la sede del Comune. Di fronte c’è il Palazzo dei Consoli, e poco lontano il Bar Ducale, dove don Matteo e Cecchini si incontravano, che conserva ancora fotografie e autografi del cast.
Dalla nona stagione la serie si trasferisce a Spoleto. La chiesa diventa la basilica di Sant’Eufemia, la caserma è Palazzo Bufalini in piazza del Duomo, la canonica è ricavata in un ingresso secondario del Teatro Caio Melisso e il carcere è la Rocca Albornoziana. Il bar di piazza è gestito da un vero commerciante di Spoleto, che nella serie interpreta se stesso. Gran parte degli interni, però, è ricostruita negli studi di Lux Vide a Formello, vicino a Roma.
Le due città sono diventate mete turistiche anche grazie alla serie. Non è un dettaglio: Don Matteo ha raccontato l’Umbria come poche produzioni hanno fatto, trasformando le sue piazze in un luogo familiare per milioni di spettatori.
Perché Don Matteo funziona: il giallo della misericordia
La critica non è mai stata tenera con Don Matteo. Le obiezioni sono sempre le stesse: uno schema rigido e ripetitivo (il delitto, le indagini dei Carabinieri, l’intuizione del prete, la morale finale), un protagonista troppo perfetto per essere credibile, una distinzione netta tra buoni e cattivi.
Sono critiche fondate. E non spiegano il successo.
La chiave sta nel tipo di colpevole che la serie racconta. In moltissimi episodi l’assassino non è un mostro, ma una persona che ha ucciso per sbaglio, per disperazione o per difendersi da qualcuno che le stava facendo del male. Don Matteo non smaschera il colpevole con un colpo di teatro: lo convince a confessare. Gli parla, gli offre un’uscita, gli ricorda che la verità è l’unico modo per ricominciare. È un’idea di giustizia che sta a metà tra il confessionale e l’aula di tribunale.
Il modello più riconoscibile è Padre Brown, il prete investigatore creato da Gilbert Keith Chesterton all’inizio del Novecento, che risolveva i casi grazie alla conoscenza del peccato raccolta nel confessionale. Ma Don Matteo ha trasformato quel modello in qualcosa di molto italiano: una comunità dove tutti si conoscono, un’istituzione, l’Arma, che convive con un’altra, la Chiesa, e un racconto che si guarda in famiglia.
L’influenza della serie si misura anche fuori dall’Italia. Il format ha dato vita a un remake polacco, Ojciec Mateusz, in onda dal 2008 e ambientato a Sandomierz, e a una versione russa, Otec Matvej, in cui il protagonista è un pope ortodosso sposato e con figli. Umberto Eco citò don Matteo in un suo saggio sulla traduzione, come esempio dell’abitudine, arrivata dall’inglese, di chiamare i sacerdoti “padre”.
Anche la musica fa parte dell’identità della serie. La sigla storica di Pino Donaggio ha accompagnato le prime dieci stagioni. Quando nell’undicesima è stata sostituita da un nuovo tema di Andrea Guerra, le proteste del pubblico sono state così forti che dalla dodicesima la sigla di Donaggio è tornata al suo posto.
Don Matteo fuori dalla serie: Cecchini, Max Pezzali e Coliandro
Pochi personaggi della televisione italiana sono usciti dal proprio schermo quanto quelli di Don Matteo.
Il primo a farlo è stato proprio il protagonista. Nel 2001 Terence Hill si è presentato vestito da don Matteo alla finale dello Zecchino d’Oro, dopo appena due stagioni: il prete in bicicletta era già diventato una figura per famiglie, riconoscibile anche dai bambini. L’anno dopo è toccato a Nino Frassica, in divisa da maresciallo, sullo stesso palco.
Il maresciallo, del resto, è il personaggio che la Rai ha sfruttato di più. Nel corso delle stagioni Cecchini ha avuto una serie di piccoli spazi tutti suoi, brevi video trasmessi prima delle puntate: I gialli del maresciallo C, Le ricette del maresciallo C, I racconti del maresciallo C e I viaggi del maresciallo Cecchini, in cui i personaggi della serie presentavano con scenette comiche i luoghi più caratteristici dell’Umbria. Tra il 2016 e il 2017 alcuni membri del cast, senza il parroco, sono stati anche protagonisti di Complimenti per la connessione, uno spin-off di episodi da pochi minuti su Rai 1 pensato per spiegare al pubblico le basi di internet.
Poi c’è la carta stampata. Dal 2004 il settimanale Il Giornalino pubblica strisce a fumetti ispirate alla serie, e tra il 2020 e il 2021 la Gazzetta dello Sport e Rai Libri hanno portato in edicola I gialli di don Matteo, venti volumi con le storie dell’undicesima e della dodicesima stagione. Le raccolte in DVD, vendute in edicola con TV Sorrisi e Canzoni, hanno coperto tutte le stagioni fino alla dodicesima.
La serie è entrata anche nella cultura pop più lontana dal suo pubblico abituale. Nel 2020 Max Pezzali ha ambientato nell’universo di Don Matteo il videoclip di Sembro matto, diretto da Cosimo Alemà, regista di alcuni episodi, con la partecipazione di diversi attori del cast. E nel 2016, in un episodio de L’ispettore Coliandro, il protagonista vede un prete colpire un criminale ed esclama: “Bravo Don Matteo!”. Una battuta che funziona solo perché tutti, in Italia, sanno esattamente chi è.
Don Matteo e gli altri detective per caso
Don Matteo non è un poliziotto. Non ha un distintivo, non può interrogare nessuno, non può firmare un mandato. È un parroco che si impiccia.
Per questo appartiene alla famiglia dei detective per caso, e ne è la versione italiana più popolare. La sua antenata più diretta, per il pubblico di Rai 1, è La Signora in Giallo: anche Jessica Fletcher risolveva delitti in una piccola comunità grazie alla conoscenza delle persone, anche lei collaborava con uno sceriffo che non sempre gradiva, e anche la sua serie ha vissuto di repliche infinite nel pomeriggio e nelle estati italiane.
In Italia la figura ha avuto due strade molto diverse. Da una parte c’è la via di Don Matteo, rassicurante, familiare, costruita per la prima serata del servizio pubblico. Dall’altra quella di I delitti del BarLume, la serie Sky dove a indagare sono un barista e quattro pensionati toscani sboccati: stessa idea di fondo, il dilettante che conosce la comunità meglio della polizia, ma un tono opposto, cinico e farsesco.
Nel 2026 la tradizione si è arricchita di un nuovo titolo, Erica – Una detective per caso, la serie di Canale 5 con Vanessa Incontrada su una giallista che indaga a Piombino. È un segno che il pubblico italiano continua a cercare lo stesso tipo di storia: un delitto, una comunità, e qualcuno che non avrebbe alcun titolo per risolverlo.
Dove vedere Don Matteo in Italia

Don Matteo è una produzione Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction.
- Rai 1: prima visione delle nuove stagioni e repliche frequenti, soprattutto d’estate
- RaiPlay: streaming gratuito on demand, con le stagioni più recenti
- Rai Premium: repliche delle stagioni precedenti
Chi vuole ricominciare dall’inizio può partire dalla prima stagione del 2000, ambientata a Gubbio, e vedere come la serie si trasforma nel tempo: dal giallo quasi puro delle origini alla commedia corale di Spoleto, fino al passaggio di testimone tra Terence Hill e Raoul Bova.
Domande frequenti
Di cosa parla Don Matteo?
Don Matteo è un sacerdote che, dopo molti anni da missionario all’estero, torna in Umbria come parroco, prima a Gubbio e poi a Spoleto. Grazie all’amicizia con il maresciallo dei Carabinieri Nino Cecchini finisce per occuparsi dei delitti della città e, con il suo intuito e la sua capacità di ascoltare le persone, arriva spesso alla verità prima degli investigatori.
Quante stagioni ha Don Matteo?
Don Matteo conta 15 stagioni e 285 episodi, trasmessi su Rai 1 dal 7 gennaio 2000 al 19 marzo 2026. Fino all’undicesima stagione gli episodi duravano circa 50-60 minuti; dalla dodicesima ogni stagione ha 10 puntate da circa 100 minuti.
In che ordine vedere Don Matteo?
L’ordine è quello di messa in onda: stagioni 1-8 ambientate a Gubbio (2000-2011) → stagioni 9-12 a Spoleto (2014-2020) → stagione 13 (2022), con l’addio di Terence Hill e l’arrivo di Raoul Bova → stagione 14 (2024) → stagione 15 (2026). Fino alla terza stagione i casi sono autoconclusivi; dalla quarta le storie d’amore dei capitani proseguono da un episodio all’altro.
Come finisce Don Matteo 15?
Nell’ultima puntata, Sognando il cielo, Maria, la giovane madre senza memoria accolta in canonica, viene rapita proprio il giorno del battesimo del figlio Max e durante la prigionia ricorda il proprio passato. Don Massimo, accusato per tutta la stagione dell’omicidio dell’imprenditore Dettori, viene scagionato grazie al capitano Diego Martini. Il maresciallo Cecchini inventa che don Massimo è gravemente malato per trattenere Giulia a Spoleto, e il piano funziona: Diego le chiede di nuovo di sposarlo e lei accetta.
Perché Terence Hill ha lasciato Don Matteo?
Terence Hill ha lasciato la serie nel 2022, a 83 anni, dopo 22 anni nel ruolo, spiegando di voler dedicare più tempo alla famiglia. Il suo personaggio esce di scena nella quarta puntata della tredicesima stagione, lasciando Spoleto di notte mentre tutti dormono. Dalla puntata successiva il nuovo parroco è don Massimo, interpretato da Raoul Bova.
Chi è don Massimo in Don Matteo?
Don Massimo, interpretato da Raoul Bova, è il parroco che sostituisce don Matteo a Spoleto dalla tredicesima stagione. Prima di diventare prete era un sottufficiale dei Cacciatori di Calabria, reparto speciale dei Carabinieri, e vive sotto falso nome per proteggersi dai criminali a cui dava la caccia. Il suo vero nome, rivelato alla fine della tredicesima stagione, è Matteo Mezzanotte.
Ci sarà Don Matteo 16?
A settembre 2026 la Rai non ha ancora annunciato ufficialmente la sedicesima stagione, anche se diverse fonti la danno in preparazione con Raoul Bova, Nino Frassica e Nathalie Guetta. Se verrà confermata, l’uscita su Rai 1 non è prevista prima del 2028.
Dove è girato Don Matteo?
Le prime otto stagioni sono ambientate e girate a Gubbio, dove la chiesa di don Matteo è San Giovanni Battista e la caserma dei Carabinieri è Palazzo Pretorio, sede del Comune. Dalla nona stagione la serie si è spostata a Spoleto: la chiesa è la basilica di Sant’Eufemia e la caserma è Palazzo Bufalini, in piazza del Duomo. Molti interni sono ricostruiti negli studi di Lux Vide a Formello.
Chi sono i capitani dei Carabinieri in Don Matteo?
Il capitano è stato interpretato da Flavio Insinna (Flavio Anceschi, stagioni 1-5), Simone Montedoro (Giulio Tommasi, stagioni 6-10), Maria Chiara Giannetta (Anna Olivieri, stagioni 11-13) ed Eugenio Mastrandrea (Diego Martini, dalla stagione 14).
Chi interpreta il maresciallo Cecchini?
Il maresciallo Nino Cecchini è interpretato da Nino Frassica, presente in tutte le stagioni dal 2000. Il comico messinese, lanciato da Renzo Arbore, ha trasformato il personaggio nella vera anima comica della serie, famoso per i giochi di parole e i proverbi storpiati.
Don Matteo è ispirato a Padre Brown?
La serie è un’idea originale del regista Enrico Oldoini, ma tra le fonti d’ispirazione del personaggio viene citato Padre Brown, il prete investigatore dei racconti di Gilbert Keith Chesterton. Come lui, don Matteo risolve i casi grazie alla conoscenza dell’animo umano e cerca di salvare anche il colpevole.
Chi ha composto la sigla di Don Matteo?
La sigla storica è di Pino Donaggio, autore delle musiche fino alla decima stagione. Nell’undicesima la sigla fu sostituita da una nuova composizione di Andrea Guerra, ma le proteste del pubblico hanno riportato il tema di Donaggio dalla dodicesima stagione, mentre le musiche interne sono rimaste di Guerra.
Dove vedere Don Matteo in streaming?
Don Matteo è una produzione Lux Vide e Rai Fiction: le nuove stagioni vanno in onda in prima visione su Rai 1 e sono disponibili gratis in streaming su RaiPlay. Le repliche vanno in onda regolarmente su Rai 1 e Rai Premium.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.