Game of Death – L'ultimo combattimento di Chen: trama, la pagoda e il film incompiuto di Bruce Lee
Bruce Lee morì il 20 luglio 1973.
Game of Death uscì nel 1978. Nel mezzo, cinque anni di tentativi di completare un film che Lee non aveva finito, usando tutto quello che la produzione riusciva a trovare: un sostituto con gli occhiali da sole, fotografie ingrandite, e in un caso limite, riprese dal funerale reale.
È il film più tormentato della filmografia di Bruce Lee. È anche, nella sua parte originale — la sequenza della pagoda girata nel 1972 — la dimostrazione più pura della sua filosofia.
La storia dietro il film: due prodotti in uno
Game of Death non è un film solo. È due cose distinte incollate insieme.
La parte originale (1972): Bruce Lee cominciò a girare Game of Death nell’estate del 1972, mentre stava ancora lavorando a The Way of the Dragon (/the-way-of-the-dragon/). La sua visione era ambiziosa: una storia filosofica sul Jeet Kune Do, strutturata come una scalata a una pagoda a cinque livelli. A ogni piano, un guerriero esperto di uno stile diverso. Il protagonista deve adattarsi, imparare, superare la rigidità di ogni sistema per proseguire.
Lee girò circa 40 minuti di footage — quasi esclusivamente la sequenza della pagoda — con tre collaboratori reali: Dan Inosanto (arti del bastone filippine), Ji Han-jae (hapkido coreano) e Kareem Abdul-Jabbar (grande personaggio dell’azione basato sulla statura estrema). Poi sospese le riprese per concentrarsi su Enter the Dragon (/enter-the-dragon/), la coproduzione Warner Bros.
Lee morì il 20 luglio 1973, prima di poter completare il film.
La parte postuma (1978): Raymond Chow e la Golden Harvest decisero di completare il film per distribuirlo. Affidarono la regia a Robert Clouse, che aveva già diretto Enter the Dragon. Ma con meno di un’ora di footage originale, la maggior parte del film doveva essere girata da zero con un sostituto.
Il sostituto principale fu Kim Tai-jong, un attore-controfigura che indossava costantemente occhiali da sole e veniva ripreso prevalentemente di spalle o in ombra. In alcune scene si usarono fotografie ingrandite di Bruce Lee. In una scena controversa e oggi considerata eticamente inaccettabile, fu usato materiale del funerale reale di Lee inserito nel contesto del racconto.
Il risultato è un film profondamente diviso: per quasi 80 minuti si guarda un film mediocre con un sostituto imbarazzante; negli ultimi 20, appare il footage originale di Lee e tutto cambia registro completamente.
La sequenza della pagoda: il cuore originale del film
La pagoda è strutturata come una serie di incontri filosofici oltre che fisici.
Primo piano: Dan Inosanto con i bastoni del kali/escrima filippino. Lee entra senza armi. La risposta del Jeet Kune Do al sistema delle armi è l’adattabilità — rubò le armi, le usò, cambiò sistema a seconda della situazione. La scena mostra Lee che impara l’arma dell’avversario mentre combatte.
Secondo piano: Ji Han-jae con l’hapkido coreano. Uno stile morbido che usa la forza dell’avversario contro se stesso. Lee qui si confronta con qualcosa di simile alla propria filosofia — e deve spingere oltre, trovare la risposta a un sistema già flessibile.
Terzo piano (il grande climax): Kareem Abdul-Jabbar.
Kareem Abdul-Jabbar: la scena più iconica
Abdul-Jabbar, 2,18 metri di altezza, campione NBA con i Milwaukee Bucks, era un allievo di Bruce Lee. La loro amicizia era autentica — si allenavano insieme, si rispettavano profondamente.
Lee scelse Kareem deliberatamente per il piano più alto della pagoda. Il principio era semplice: se il Jeet Kune Do è davvero un sistema adattabile che supera ogni ostacolo fisso, deve poter rispondere anche all’avversario fisicamente più estremo possibile. Kareem era quell’avversario.
La sequenza è straordinaria per molte ragioni. Bruce Lee è il più piccolo dei due di una misura assurda — quasi mezzo metro di differenza. Non può colpire in alto abbastanza per essere efficace. Non può afferrarlo in modo normale. La soluzione — attaccare le gambe, usare la velocità invece della forza, cambiare continuamente livello — è una lezione vivente del Jeet Kune Do in azione.
La luce nella sequenza è soffusa, quasi drammatica — Lee scelse di girare con un’illuminazione che dava alla sequenza un senso di rituale oltre che di combattimento.
La tuta gialla: da icona a meta-icona
La tuta gialla con strisce nere che Bruce Lee indossa nella sequenza della pagoda è diventata uno dei simboli più riconoscibili del cinema di arti marziali di sempre.
Nel 2003, Quentin Tarantino la citò esplicitamente in Kill Bill Volume 1: Uma Thurman indossa esattamente la stessa tuta — gialla, con strisce nere — durante la sequenza alla Casa delle Foglie Blu in Giappone. Il tributo era dichiarato, consapevole, totale. Tarantino non si limitò al costume: l’intera struttura di Kill Bill — un’eroina sola che affronta una serie di avversari progressivamente più difficili — riecheggia la struttura della pagoda di Game of Death.
La tuta gialla è riapparsa in innumerevoli omaggi, parodie, videogiochi, fumetti. È diventata una meta-icona — non solo il simbolo di Bruce Lee, ma il simbolo dell’icona Bruce Lee stessa.
Come Lee avrebbe voluto che finisse il film
Dalle note e dalle dichiarazioni dei collaboratori, emerge un quadro della visione originale di Lee per Game of Death: il protagonista che sale la pagoda non era pensato come un semplice film d’azione.
Il tema era il conflitto tra sistema e adattabilità. Ogni piano rappresentava un sistema diverso — un’arte marziale, una filosofia, un modo di vedere il combattimento. Il protagonista non poteva vincere rimanendo fedele a un unico sistema. Doveva imparare, assorbire, adattarsi.
Era una dimostrazione narrativa del Jeet Kune Do — il modo del pugno che intercetta, il sistema che Lee aveva sviluppato come critica a ogni sistema fisso, incluse le tradizioni classiche del kung fu che aveva lui stesso studiato.
Se Lee avesse completato il film, sarebbe stato probabilmente la sua opera più personale e più filosoficamente ricca. Forse anche la più difficile commercialmente. Non lo sapremo mai.
La versione del 1978: i problemi etici e il giudizio storico
La versione del 1978 che uscì nei cinema è oggi giudicata molto severamente dalla critica.
L’uso del sostituto Kim Tai-jong in occhiali da sole è visibilmente imbarazzante: in diverse scene il volto è fuori fuoco, ripreso di spalle, o tagliato dall’inquadratura. In una scena, si applica letteralmente una fotografia del volto di Bruce Lee sul volto del sostituto come se fosse una maschera.
La scena più controversa usa materiale del funerale reale di Bruce Lee — immagini della salma — inserite nel film come se fossero parte della finzione narrativa. Questa scelta fu aspramente criticata dalla famiglia di Lee, dagli amici e dalla critica cinematografica.
Raymond Chow ha difeso le scelte come necessarie per completare un film che Lee avrebbe voluto vedere distribuito. La famiglia Lee ha avuto un rapporto difficile con l’eredità cinematografica postuma per decenni.
Oggi la versione del 1978 viene principalmente vista come contenitore del footage originale — prezioso non per sé, ma come accesso agli ultimi 40 minuti girati da Lee.
Il footage originale ritrovato
Nel 2000, la ricercatrice filmografica John Little (curatore dell’archivio Bruce Lee) pubblicò una versione chiamata Bruce Lee: A Warrior’s Journey, che montava il footage originale della pagoda nella sua sequenza corretta, con documentario esplicativo.
Questa è oggi la modalità consigliata per vedere il lavoro originale di Lee su Game of Death — separato dal film del 1978, presentato nel suo contesto originale e con la massima qualità disponibile.
Dove vedere Game of Death in Italia

Game of Death (L’ultimo combattimento di Chen) è disponibile su:
- Amazon Prime Video — incluso nell’abbonamento o in noleggio
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Per trovare la disponibilità su tutte le piattaforme italiane: JustWatch.
Domande frequenti
Di cosa parla Game of Death (L’ultimo combattimento di Chen)? Nella versione del 1978, Billy Lo è un attore di arti marziali perseguitato dalla criminalità. Dopo aver finto la propria morte, affronta i nemici combattendo piano per piano in una pagoda. La struttura narrativa però è molto diversa dalla visione originale di Lee.
Come finisce Game of Death? Billy Lo elimina i boss criminali. Il climax è il combattimento nella pagoda, culminante nel duello con la gigantesca guardia del corpo (Kareem Abdul-Jabbar). Finale di liberazione, anche se la versione cinematografica è frammentaria.
In che ordine vedere i film di Bruce Lee? The Big Boss (1971) → Fist of Fury (1972) → The Way of the Dragon (1972) → Enter the Dragon (1973) → Game of Death (1978, postumo). Guida: Bruce Lee — Filmografia Completa.
Bruce Lee è morto prima di completare Game of Death? Sì. Lee girò circa 40 minuti di footage originale nel 1972, poi sospese per Enter the Dragon. Morì il 20 luglio 1973. Il film uscì nel 1978 completato con sostituti e materiale controverso, incluse riprese del funerale reale di Lee.
Chi è Kareem Abdul-Jabbar in Game of Death? La guardia del corpo al piano più alto della pagoda. Campione NBA di 2,18 metri, allievo e amico di Bruce Lee. Lee lo scelse deliberatamente per rappresentare il massimo ostacolo fisico — e dimostrare l’adattabilità del Jeet Kune Do.
La tuta gialla di Bruce Lee in Game of Death è famosa? Sì. Quentin Tarantino la omaggiò esplicitamente in Kill Bill (2003) con Uma Thurman. È uno dei costumi più iconici del cinema di arti marziali.
Cosa aveva originalmente pianificato Bruce Lee per Game of Death? Una storia filosofica sul Jeet Kune Do: scalata a una pagoda a cinque livelli, ogni piano con un guerriero esperto di uno stile diverso. Il tema era l’adattabilità come risposta alla rigidità di ogni sistema fisso.
Il film del 1978 è fedele alla visione originale? No. La versione del 1978 usa circa 11 minuti di footage originale di Lee. Il resto fu girato con un sostituto con occhiali da sole e include materiale eticamente discutibile come riprese del funerale reale di Lee.
Dan Inosanto è apparso in Game of Death? Sì. Migliore amico e collaboratore di Lee, esperto di arti filippine, appare nel footage originale come primo avversario nella pagoda.
Game of Death è davvero buono come film? Come film completo, la versione del 1978 è problematica. Ma la sequenza della pagoda originale di Lee è straordinaria e vale da sola la visione.
Dove vedere Game of Death in streaming in Italia? Disponibile su Amazon Prime Video, Rakuten TV, Chili Cinema. Consultare JustWatch per la disponibilità aggiornata.
Game of Death è adatto ai bambini? No. Contiene violenza fisica intensa. Destinato a pubblico adulto o adolescente con supervisione.
Game of Death e la sua influenza sul cinema successivo
Quentin Tarantino e Kill Bill (2003) sono l’esempio più citato, ma l’influenza di Game of Death — e in particolare della tuta gialla e della struttura a livelli — è pervasiva nel cinema d’azione degli ultimi cinquant’anni.
Il modello della pagoda — un protagonista che sale livello per livello, affrontando avversari progressivamente più difficili e diversi — è diventato un archetipo narrativo. Lo ritroviamo in The Raid (2011) di Gareth Evans, spesso citato come il miglior film di arti marziali degli anni 2010, con la struttura di un palazzo da svuotare piano per piano. Lo ritroviamo nella struttura di molti videogiochi d’azione — dai picchiaduro agli action RPG — dove il boss finale rappresenta sempre qualcosa di più grande e di più strano di qualsiasi nemico precedente.
La filosofia sottostante — l’adattabilità come unica risposta vera a un sistema sempre diverso — ha influenzato anche cineasti che non avrebbero mai citato Bruce Lee come riferimento diretto. Il concetto di protagonista che impara mentre combatte, che non porta con sé un set fisso di soluzioni ma le costruisce sul momento, è un principio narrativo che va ben oltre il cinema di arti marziali.
La questione dell’eredità: chi possiede Game of Death?
La storia dei diritti e dell’eredità di Game of Death è intricata quanto la storia del film stesso.
Shannon Lee e la Bruce Lee Foundation si sono battute per anni per il riconoscimento dell’integrità artistica del lavoro originale di Lee. La versione del 1978 è giuridicamente un film di Raymond Chow e Golden Harvest, non di Bruce Lee — il che crea una situazione paradossale in cui il film che porta il nome di Lee è in larga parte un prodotto che Lee stesso non avrebbe mai approvato.
Il footage originale della pagoda — le 40 minute che Lee girò nel 1972 — è la parte di Game of Death che la famiglia Lee riconosce come opera del proprio padre. Il resto è una produzione postuma di cui Lee non ha alcuna responsabilità creativa.
Questo ha implicazioni pratiche: le versioni del film in streaming spesso non specificano quale versione stanno offrendo. Alcuni servizi hanno la versione del 1978 integrale, altri hanno versioni tagliate, e pochi hanno il documentary Bruce Lee: A Warrior’s Journey (2000) di John Little, che presenta il footage originale nella sua sequenza corretta.
Il cast completo del footage originale
Il footage originale di Game of Death — quello girato da Lee nel 1972 — coinvolgeva un cast ristretto ma tecnicamente eccezionale:
Dan Inosanto (nato il 24 luglio 1936) è un veterano delle arti marziali e il più stretto collaboratore di Bruce Lee. Esperto di kali/escrima filippine, pentjak silat e molti altri stili, Inosanto avrebbe continuato per decenni a insegnare il Jeet Kune Do dopo la morte di Lee. La sequenza con i bastoni nel footage originale mostra una velocità e una fluidità raramente visti nel cinema dell’epoca.
Ji Han-jae è un maestro coreano di hapkido — l’arte marziale coreana che enfatizza la redirezione della forza e le tecniche di proiezione. Il combattimento con Lee nel secondo piano della pagoda è tecnicamente il più sofisticato della sequenza: due stili che condividono principi di adattabilità si confrontano, con Lee che deve trovare risposte a qualcosa di già simile alla sua filosofia.
Kareem Abdul-Jabbar al piano più alto è la dimostrazione finale: l’avversario fisicamente impossibile, l’ostacolo che nessun sistema fisso potrebbe affrontare, contro cui solo l’improvvisazione totale può funzionare.
Dove vedere Game of Death in Italia
Game of Death (L’ultimo combattimento di Chen) è disponibile su:
- Amazon Prime Video — incluso nell’abbonamento o in noleggio
- Rakuten TV — noleggio e acquisto digitale
- Chili Cinema — HD
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La tuta gialla: come un costume divenne simbolo globale
La tuta gialla con strisce nere che Lee indossava nel footage originale di Game of Death è diventata uno dei costumi più riconoscibili nella storia del cinema.
Quentin Tarantino ne fece il costume di Uma Thurman in Kill Bill (Vol. 1, 2003) come tributo esplicito a Lee. Kobe Bryant scelse il numero 24 della maglia dei Lakers in parte — come ha dichiarato — per i toni dorati che ricordavano la palette della tuta di Lee. Nel gioco di personaggi ispirato a Lee nel catalogo dei giochi da combattimento, il costume giallo è quasi universale.
Quella tuta non era originariamente pensata come icona. Era il costume funzionale che Lee aveva scelto per il suo personaggio nella pagoda — pratico, visivamente distinto contro le scenografie scure. Ma la combinazione del giallo brillante con la fisicità inconfondibile di Lee ha creato un’immagine che il cervello umano associa immediatamente all’eccellenza fisica, alla velocità, alla maestria.
Oggi la tuta gialla è disponibile in centinaia di versioni, nelle fiere del fumetto di tutto il mondo, come costume di Halloween. È entrata nel catalogo delle immagini-meme. Ma la sua origine è quei 40 minuti di footage nella pagoda che Lee girò nel 1972 — e che non fece in tempo a portare a termine.
Esplora la filmografia completa di Bruce Lee: The Big Boss, Fist of Fury, The Way of the Dragon, Enter the Dragon. Guida completa: Bruce Lee — Filmografia.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.