Il Tagliaerbe 2 – The Cyberspace: trama, cast, il sequel dimenticato del 1996 e dove vederlo in Italia
Jobe Smith è sopravvissuto.
Il laboratorio è esploso. Il corpo è distrutto. Le gambe non ci sono più. Ma la mente — quella mente divorata dalla realtà virtuale, quel dio digitale impazzito — è ancora lì, da qualche parte nel cyberspazio.
Il Tagliaerbe 2 – The Cyberspace (1996) è il sequel che nessuno chiedeva, arrivato quattro anni dopo Il Tagliaerbe con un cast quasi completamente rinnovato, un regista diverso e la certezza di non poter eguagliare l’originale. Non lo eguaglia. Non ci prova nemmeno davvero. È invece un documento perfetto di quel momento preciso — la metà degli anni Novanta — in cui Hollywood aveva capito che la realtà virtuale faceva paura e non aveva ancora capito come usarla bene.
Il risultato è un film che vale la pena conoscere non perché sia buono, ma perché è onestamente, coraggiosamente brutto — un fallimento che dice più sul suo tempo di molti successi dello stesso periodo.
Di cosa parla Il Tagliaerbe 2: la trama del sequel
La storia riprende dove il primo film aveva lasciato — un’esplosione devastante che avrebbe dovuto uccidere Jobe Smith, il giardiniere mentalmente ritardato trasformato in un essere omnipotente dalla realtà virtuale sperimentale.
Jobe non è morto. È stato trovato tra le macerie del laboratorio, orrendamente sfigurato, con entrambe le gambe amputate, il corpo ridotto a una massa di tessuto bruciato. Il mondo crede che sia finita. Jonathan Walker (Kevin Conway), magnate della tecnologia con ambizioni di dominio globale, sa che non è così.
Il piano di Walker ruota attorno a una tecnologia chiamata Chip-Master: un microchip di nuova generazione che, una volta installato nei computer di tutto il mondo, creerebbe una rete globale unificata sotto un unico controllo. Chi possiede il codice sorgente del Chip-Master possiede Internet. Chi possiede Internet possiede il mondo. Walker ha il chip. Gli manca il codice. E il codice è nella mente di Jobe.
La dottoressa Cori Platt (Ely Pouget) viene ingaggiata da Walker per ricostruire il corpo di Jobe usando le stesse tecnologie di realtà virtuale che lo avevano trasformato nel primo film. L’operazione riesce — Jobe ritorna, con un nuovo corpo, una nuova faccia (quella di Matt Frewer) e una rabbia latente che Walker crede di poter controllare.
Non può.
Peter Parkette (Austin O’Brien, che riprende il ruolo dal primo film) è ora un teenager, ancora affascinato dal cyberspazio, ancora convinto che la tecnologia possa essere usata per il bene. Insieme al dottor Benjamin Trace (Patrick Bergin), l’unico scienziato che capisce davvero cosa sta succedendo, Peter deve fermare Walker prima che il Chip-Master venga distribuito globalmente.
La corsa finale si svolge metà nel mondo reale e metà nel cyberspazio — un universo digitale ancora più grezzo e artificiale di quello del primo film, dove le leggi fisiche non esistono e Jobe può fare praticamente qualsiasi cosa. Il finale risolve la minaccia del Chip-Master ma non lascia spazio a una terza parte: la saga si chiude qui, non per scelta artistica ma per dettato del mercato.
Il cast: Matt Frewer al posto di Jeff Fahey
La sostituzione del protagonista è la decisione più discutibile del film — e paradossalmente quella più interessante dal punto di vista culturale.
Jeff Fahey, che aveva interpretato Jobe nel primo film con una fisicità particolare e una vulnerabilità autentica, non tornò per il sequel. Le ragioni ufficiali non furono mai dichiarate pubblicamente. Il risultato è che Jobe 2 e Jobe 1 sono personaggi fisicamente diversi — una discontinuità giustificata dalla narrativa (le ricostruzioni chirurgiche post-esplosione) ma che pesa sul film come un’ammissione implicita di problemi di produzione.
Matt Frewer non è un attore mediocre. È celebre per aver portato in vita Max Headroom nel 1987 — il primo personaggio televisivo completamente generato al computer, diventato icona della cultura digitale pre-internet. C’è qualcosa di poeticamente coerente nell’affidare il ruolo di un essere umano trasformato in entità digitale a un attore che aveva già vissuto quella traiettoria nella finzione televisiva. Frewer conosce il territorio: sa come muoversi in un universo dove la carne è secondaria al codice.
Il problema è che il copione non gli offre molto con cui lavorare. Jobe nel sequel è meno personaggio e più forza della natura — uno strumento del villain, una minaccia ambulante, un dio in gabbia. La complessità psicologica che rendeva il Jobe del primo film interessante — l’ingenuità sfruttata, la trasformazione subita, la perdita dell’innocenza — è sostituita da rabbia generica e superpoteri mal definiti.
Patrick Bergin come dottor Trace è l’elemento più solido del cast. Bergin era redusto da Sleeping with the Enemy (1991) con Julia Roberts e aveva un physique du rôle da antagonista che qui usa invece come eroe morale. Il personaggio è poco sviluppato, ma Bergin lo porta con una dignità professionale che il film non merita.
Austin O’Brien — il giovane Peter già presente nel primo film — è il punto di continuità più autentico. Il suo personaggio è cresciuto, ma il film usa questa crescita solo come espediente per renderlo il protagonista operativo mentre gli adulti si occupano della trama principale. Un ruolo secondario mascherato da co-protagonista.
Kevin Conway come villain Walker è il problema più grave del film. Il primo Tagliaerbe aveva in Pierce Brosnan un antagonista che credeva genuinamente nelle sue teorie, un uomo sedotto dall’idea prima ancora che dalla tecnologia. Walker è un villain dell’era pre-villain — corporativo, avido, senza sfumature. Un cattivo da fumetto in un film che pretende di parlare di futuro tecnologico.
Farhad Mann alla regia: cosa cambia rispetto a Brett Leonard
Brett Leonard, regista del primo film, non tornò per il sequel. Stava lavorando ad altri progetti — tra cui Virtuosity (1995), che avrebbe esplorato temi simili con Denzel Washington e Russell Crowe. La perdita è reale.
Leonard aveva costruito il primo Tagliaerbe con una logica coerente: il film era esplicitamente interessato alle implicazioni filosofiche e sociali della realtà virtuale. C’era una domanda dietro ogni scena — cosa succede a una mente quando supera i suoi limiti biologici? Chi possiede la tecnologia possiede l’identità? — e quella domanda guidava anche quando la risposta era goffa.
Farhad Mann non porta questa sensibilità. Il suo approccio è da artigiano del cinema di genere: sa costruire sequenze d’azione, sa gestire effetti speciali nei limiti del budget, sa tenere un ritmo narrativo accettabile. Ma non ha interesse nelle domande. Il Tagliaerbe 2 è un action-thriller con elementi cyberpunk, non un film di fantascienza che usa il cyberpunk per esplorare qualcosa.
Il risultato visivo riflette questa differenza. Il cyberspazio del primo film era grezzo e ingenuo, ma aveva una logica interna: lo spazio digitale di Jobe era modellato sulla sua psicologia, cambiava con lui, rispecchiava la sua trasformazione. Il cyberspazio del sequel è uno scenario generico di effetti CGI del 1995 — poligoni colorati, vortici di luce, architetture impossibili senza significato. Bello per la tecnologia dell’epoca, vuoto come linguaggio cinematografico.
Mann avrebbe poi diretto Nick Fury: Agent of S.H.I.E.L.D. (1998) con David Hasselhoff — film che condivide con il Tagliaerbe 2 la stessa estetica da produzione televisiva con budget cinematografico.
La realtà virtuale nel 1996: il picco e il declino di un’ossessione
Il 1996 è un anno interessante per capire perché questo film è quello che è.
Quattro anni prima, quando uscì il primo Tagliaerbe, la realtà virtuale era ancora fantascienza credibile — qualcosa che stava per arrivare, che era già nei laboratori, che avrebbe cambiato tutto entro pochi anni. Jaron Lanier aveva coniato il termine “virtual reality” nel 1987 e le sue dimostrazioni con i guanti dati avevano fatto il giro del mondo. I Nintendo Virtual Boy erano sugli scaffali. I caschi VR erano nei parchi giochi. L’hype era al massimo.
Nel 1996, la bolla stava già sgonfiandosi. Il Nintendo Virtual Boy era stato un fallimento commerciale totale. Le promesse dei laboratori non si erano materializzate nei prodotti di massa. Internet — il vero cyberspazio, quello che nessuno aveva previsto correttamente — stava diventando il territorio digitale dominante, e aveva poco in comune con le simulazioni sensoriali dei film cyberpunk.
Il Tagliaerbe 2 uscì quando il suo tema portante stava diventando datato in tempo reale. La VR che il film descrive — con i caschi e i guanti, con lo spazio digitale come alternativa fisica al mondo reale — è già antiquata nel 1996. Il pubblico lo sapeva. I critici lo notarono. Le sale vuote lo confermarono.
Eppure c’è qualcosa di malinconico in questo film che guarda al futuro digitale con strumenti già obsoleti. È un documento del momento esatto in cui un’intera immaginazione tecnologica si accorse di aver sbagliato la previsione — non sulla tecnologia, ma sulla forma che avrebbe preso.
Il vero cyberspazio degli anni Novanta non aveva grandi visioni e dèi digitali. Aveva ICQ, Netscape Navigator, AOL. Aveva connessioni a 56kbps e schermate di testo. Il cinema non riuscì a immaginare quella realtà molto meglio di quanto riuscì a immaginare la VR.
Un flop commerciale di proporzioni storiche
I numeri del Tagliaerbe 2 sono eloquenti nella loro brutalità.
Budget: circa 15 milioni di dollari — già significativamente meno del primo film, ma comunque una somma che richiedeva un ritorno commerciale serio.
Incasso mondiale: 2,4 milioni di dollari. Non è un errore tipografico. Il film recuperò meno del 16% dei costi di produzione al botteghino, senza considerare i costi di distribuzione e marketing.
Data di uscita: 12 gennaio 1996. Gennaio è tradizionalmente il mese in cui gli studios scaricano i film di cui si fidano meno — dopo le feste natalizie, quando il pubblico è esausto e i grandi titoli dell’anno precedente dominano ancora il mercato. Distribuire un film a gennaio è un segnale che chi lo produce sa già che non funzionerà.
Il film scomparve dalle sale in poche settimane. I critici lo stroncarono — il Chicago Sun-Times lo definì “un sequel che non giustifica la propria esistenza”, Variety parlò di “effetti speciali da videogioco di terza categoria”. La nomination ai Razzie Award 1997 come Peggior Sequel o Remake fu la beffa finale.
Non ci fu una terza parte. Non ci fu nemmeno una discussione pubblica sulla possibilità di una terza parte. La saga era morta.
Il Chip-Master e il villain dell’era pre-internet
Il MacGuffin del film — il Chip-Master — è interessante in retrospettiva non per quello che è nel film, ma per quello che rivela di come Hollywood immaginava internet nel 1996.
L’idea che un singolo chip installato in “tutti i computer del mondo” possa dare il controllo totale della rete globale a chi lo gestisce è tecnicamente assurda anche per gli standard del 1996. Internet era già decentralizzata per design — era stata progettata esplicitamente per resistere ai tentativi di controllo centralizzato. Un Chip-Master non avrebbe funzionato nemmeno teoricamente.
Ma il film riflette un’ansia reale: il terrore che la rete emergente potesse essere controllata, che qualcuno potesse “possedere” internet nel senso in cui possedeva una fabbrica o un territorio fisico. Questa paura era diffusa — e non del tutto irrazionale. I giganti tecnologici stavano già emergendo. Microsoft combatteva le sue battaglie antimonopolio. La domanda su chi avrebbe “controllato” internet era genuinamente aperta.
Il Chip-Master è la versione narrativamente ingenua di questa domanda. Il film trasforma una domanda politica ed economica complessa in un villain con una scatola misteriosa — e nel farlo, perde tutto l’interesse che la domanda originale aveva.
Confrontato con le serie degli anni Dieci che avrebbero trattato il controllo di internet con una complessità tecnica e narrativa autentica, il Chip-Master sembra una barzelletta. Ma quelle produzioni potevano permettersi di essere complesse perché il loro pubblico aveva già vissuto vent’anni di cultura digitale. Il Tagliaerbe 2 parlava a un pubblico che aveva ancora il modem dial-up.
La produzione e i problemi dietro le quinte
La storia produttiva del film è costellata di segnali di difficoltà.
La sostituzione di Jeff Fahey con Matt Frewer non era un capriccio creativo — era il sintomo di una produzione che non riusciva a riportare il cast originale a bordo. Pierce Brosnan, che nel primo film aveva interpretato il dottor Angelo, aveva nel frattempo firmato per James Bond (GoldenEye uscì nel novembre 1995, due mesi prima del Tagliaerbe 2). Era indisponibile e, probabilmente, non avrebbe accettato anche se disponibile.
Il regista Brett Leonard era passato a Virtuosity — un progetto più ambizioso, con un budget maggiore e un cast di primo piano. La direzione artistica del sequel rimase senza una visione forte.
Gli effetti speciali — elemento centrale dell’attrattiva del film — erano costosi per il 1996 ma già antiquati rispetto alla concorrenza. Il 1994 aveva visto Forrest Gump e True Lies stabilire nuovi standard CGI. Il 1996 aveva Independence Day. Il Tagliaerbe 2 si confrontava con effetti che sembravano usciti da una produzione televisiva.
La colonna sonora di Robert Folk sostituisce il lavoro più originale del primo film con musiche generiche da action-thriller. È un altro segnale di come ogni elemento del sequel sia stato pensato come sostituto economico dell’originale invece che come evoluzione.
Il Tagliaerbe 2 a confronto con il primo film e con il genere
La distanza tra i due film è più utile a capire il secondo che qualsiasi analisi isolata.
Il Tagliaerbe (1992) era un film imperfetto ma genuinamente interessato a qualcosa. La trama di Jobe — il manovale con ritardo mentale trasformato in dio cibernetico dalla scienza di un uomo che credeva nella propria visione — aveva una coerenza morale. Il film si chiedeva chi avesse il diritto di modificare una mente umana e a quale costo. La risposta era sbagliata in modo interessante.
Il Tagliaerbe 2 trasforma quella domanda in una trama da action movie. Jobe non è più il centro morale del film ma uno strumento del villain. La trasformazione tecnologica non è più una domanda ma un presupposto. Il pericolo non è epistemologico ma fisico: qualcuno vuole conquistare il mondo con un chip, qualcun altro deve fermarlo. Fine.
Nel contesto del cyberpunk nel cinema, il sequel appartiene alla categoria più commerciale e meno interessante del genere — quella che usa l’estetica cyberpunk come scenario invece che come domanda. Ci sono caschi VR, effetti digitali, villain corporativi, hacker adolescenti. Non c’è però la domanda che rende il cyberpunk interessante: chi siamo quando il corpo e la mente possono essere modificati? Chi controlla la tecnologia controlla cosa, esattamente?
Il confronto naturale è con Virtuosity (1995), uscito l’anno prima e diretto dallo stesso Brett Leonard che aveva creato il primo Tagliaerbe. Virtuosity ha problemi simili — è un action cyberpunk più spettacolare che profondo — ma almeno ha Russell Crowe in forma straordinaria e una logica interna più coerente. È il tipo di film che il Tagliaerbe 2 avrebbe voluto essere.
eXistenZ (Cronenberg, 1999) e Matrix (1999) avrebbero dimostrato, tre anni dopo, cosa si poteva fare con le stesse domande sulla realtà virtuale e il cyberspazio: non effetti speciali migliori, ma domande più profonde. Il Tagliaerbe 2 viveva nell’era sbagliata — troppo tardi per essere pionieristico, troppo presto per beneficiare della maturazione del genere.
Il ruolo di Austin O’Brien e la continuità con il primo film
L’unico elemento di continuità autentica tra i due film è Austin O’Brien nei panni di Peter Parkette.
Nel primo film, Peter era il bambino che aveva introdotto Jobe alla tecnologia VR e che era sopravvissuto alla distruzione del laboratorio con un trauma che il film non aveva tempo di elaborare. Era un personaggio secondario che funzionava come coscienza morale del film — l’innocente che guardava la corruzione della scienza dall’esterno.
Nel sequel, Peter è cresciuto. È ora un teenager con competenze informatiche sviluppate, che frequenta la comunità underground di hacker metropolitani. Vive in una Los Angeles futuristica dove i bambini di strada vivono nelle gallerie della metropolitana dismessa e usano computer rubati per sopravvivere — un’immagine che strizza l’occhio alla tradizione cyberpunk dei “console cowboys” di William Gibson, senza avere la profondità per svilupparla.
Il personaggio funziona come punto di accesso per lo spettatore — è lui che spiega il Chip-Master, che capisce le implicazioni, che conosce Jobe da prima. Ma il film non sa bene cosa fare della sua storia: Peter è contemporaneamente co-protagonista, personaggio di supporto e MacGuffin umano, a seconda di cosa la scena richiede.
O’Brien fa del suo meglio con materiale che non gli offre molto. La sua carriera successiva lo avrebbe portato principalmente verso prodotti televisivi e ruoli secondari — destino comune agli attori bambini dei film degli anni Novanta.
La colonna sonora e l’estetica visiva del cyberspazio 1996
Robert Folk compone una colonna sonora che rispecchia perfettamente il film: competente, generica, priva di identità. È il tipo di musica che si sente senza sentire — temi orchestrali con synth anni Novanta che servono il montaggio senza commentarlo mai.
Il contrasto con il lavoro di Dan Wyman sul primo film è netto. Wyman aveva costruito qualcosa di più coerente con il tono di quel film — più ominoso, più psicologico. Folk costruisce musiche da action thriller che potrebbero accompagnare qualsiasi film del periodo.
L’estetica visiva del cyberspazio è il punto dove il film invecchia peggio.
Nel 1996, la computer grafica era in rapida evoluzione. Il 1993 aveva visto Jurassic Park ridefinire i possibili. Il 1995 aveva visto Toy Story inaugurare l’era dei lungometraggi interamente CGI. Gli effetti del Tagliaerbe 2 appartengono ancora all’era precedente — poligoni angolosi, texture ripetute, ambienti che sembrano scenografie di videogiochi per PlayStation originale.
Ma questa imperfezione ha oggi il suo fascino. Non il fascino nostalgico dei film che hanno resistito al tempo — il fascino di un documento autentico di un momento tecnologico specifico. Guardare gli effetti del Tagliaerbe 2 nel 2026 è come guardare un filmato di una rete informatica degli anni Novanta: ingenuo, datato, e per questo prezioso come testimonianza.
Dove vedere Il Tagliaerbe 2 in Italia
Il Tagliaerbe 2 è disponibile in noleggio digitale su Amazon Prime Video e Apple TV in Italia. Non è incluso nei cataloghi in abbonamento delle principali piattaforme.
Per chi cerca la versione fisica, esistono edizioni DVD importate — principalmente da UK e USA — reperibili su marketplace specializzati. Non esistono edizioni Blu-ray ufficiali di pregio; il film non ha mai ricevuto il trattamento rimasterizzato che editori come Criterion riservano ai cult classici.
Chi arriva al Tagliaerbe 2 dopo aver visto il primo film lo trova facilmente sullo stesso Amazon Prime Video dove è disponibile anche Il Tagliaerbe. La visione in sequenza è consigliata — non perché la doppietta sia piacevole, ma perché il confronto tra i due film dice più di entrambi presi separatamente.
Per chi vuole esplorare il cinema cyberpunk e la realtà virtuale degli anni Novanta, Virtuosity (1995) di Brett Leonard è su piattaforme digitali, eXistenZ è disponibile in noleggio digitale. Serial Experiments Lain — l’anime del 1998 che affronta gli stessi temi con profondità infinitamente maggiore — è su Crunchyroll.
Domande frequenti su Il Tagliaerbe 2
Di cosa parla Il Tagliaerbe 2 – The Cyberspace? Il sequel del 1996 riprende dopo l’esplosione del laboratorio del primo film. Jobe Smith viene ritrovato sfigurato e senza gambe. Il villain Jonathan Walker lo usa come strumento per controllare il Chip-Master, un dispositivo capace di hackerare tutti i computer del mondo. Il giovane hacker Peter e il dottor Trace devono fermarlo.
Il Tagliaerbe 2 è un sequel diretto del primo film? Sì, ma con differenze importanti: il protagonista Jobe è interpretato da Matt Frewer invece di Jeff Fahey, il regista è Farhad Mann invece di Brett Leonard, e il tono è più action-cyberpunk e meno horror-psicologico rispetto all’originale del 1992.
Perché Jeff Fahey non è nel sequel? Jeff Fahey non tornò per ragioni non ufficialmente dichiarate. Matt Frewer — noto per Max Headroom (1987) — prese il suo posto, con un personaggio Jobe fisicamente trasformato dall’esplosione del primo film.
Chi è il regista di Il Tagliaerbe 2? Farhad Mann, che aveva già lavorato nel cinema televisivo. Non ha il profilo autoriale di Brett Leonard, e questo si sente nel risultato finale.
Il Tagliaerbe 2 è peggiore del primo film? Sì, quasi universalmente. Il primo aveva una coerenza tematica. Il sequel è un action cyberpunk generico con effetti CGI ancora più datati e una logica narrativa più superficiale. Rating TMDB: 3.3/10 contro il 5.3/10 del primo.
Quanto ha incassato Il Tagliaerbe 2? Budget di 15 milioni di dollari, incasso mondiale di circa 2,4 milioni. Meno del 16% dei costi di produzione. Un disastro commerciale che chiuse definitivamente la saga.
Cosa è il Chip-Master nel film? Un microchip universale che, installato in tutti i sistemi informatici del mondo, darebbe il controllo totale della rete globale a chi lo gestisce. È il MacGuffin del film — una versione cyberpunk del classico piano per la dominazione mondiale.
Il Tagliaerbe 2 ha ricevuto riconoscimenti? Al contrario: fu nominato ai Razzie Awards 1997 come Peggior Sequel o Remake. La critica lo stroncò quasi unanimemente.
Quale attore interpreta Jobe in Il Tagliaerbe 2? Matt Frewer, celebre per Max Headroom (1987) — il primo personaggio televisivo completamente generato al computer. Un casting tematicamente coerente, ma un personaggio mal scritto.
Dove vedere Il Tagliaerbe 2 in streaming in Italia? Disponibile in noleggio digitale su Amazon Prime Video e Apple TV. Non è incluso nei cataloghi in abbonamento. Verifica su JustWatch per la disponibilità aggiornata.
Il Tagliaerbe 2 ha un post-credits o finale aperto? No. L’insuccesso commerciale ha definitivamente chiuso la saga senza che fosse annunciata una terza parte.
Il Tagliaerbe 2 è adatto ai minori? Classificato per adulti per violenza e contenuti horror. Non adatto ai bambini piccoli.
Come finisce Il Tagliaerbe 2 – The Cyberspace (1996)? Jobe ha ormai trasceso la sua forma umana: è diventato un’entità digitale che vive nel cyberspace e vuole espandersi in ogni sistema informatico del mondo. Il finale è aperto — Jobe non viene sconfitto ma ‘contenuto’ provvisoriamente. La porta per una continuazione era aperta ma il franchise si fermò qui.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.