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Lo Chiamavano Jeeg Robot: il supereroe romano, Luca Marinelli e i 7 David di Donatello

Tor Bella Monaca, il Tevere radioattivo e il criminale che diventa eroe per sbaglio
2015 ⭐ 8.5/10
Lo Chiamavano Jeeg Robot: il supereroe romano, Luca Marinelli e i 7 David di Donatello
Anno 2015
Regia Gabriele Mainetti
Generi Supereroi, Thriller, Drammatico
Cast Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei

Trailer ufficiale via YouTube — canale Lucky Red

Enzo Ceccotti non vuole salvare il mondo.

Non vuole salvare nessuno. Vuole stare in pace. Vuole la sua casa, la sua televisione, i suoi yogurt. È un piccolo criminale — ladri di secondo livello, trafficanti di droga per conto di altri, niente di ambizioso — e ha raggiunto un equilibrio con questa esistenza. Non felice, ma funzionale. Non aspetta niente e niente lo delude.

Poi cade nel Tevere.

Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015) è il film che ha cambiato la storia del cinema italiano di genere — e lo ha fatto senza volerlo, perché Gabriele Mainetti non stava cercando di scrivere la storia. Stava cercando di raccontare Enzo Ceccotti, che è la cosa più lontana possibile da un supereroe canonico che si possa immaginare: grasso, muto, privo di empatia, interessato quasi esclusivamente a sé stesso e agli yogurt.

Il film ha vinto 7 David di Donatello nel 2016, incluso Miglior Film. Ha lanciato le carriere di Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. Ha convinto l’industria italiana che un genere film italiano di supereroi poteva funzionare.

E lo ha fatto raccontando un uomo che per tre quarti del film fa di tutto per non diventare un eroe.

Di cosa parla Lo Chiamavano Jeeg Robot: la trama dall’inizio

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) vive a Tor Bella Monaca, periferia est di Roma. Piccoli furti, piccoli lavori, nessuna ambizione. Una notte, inseguito dalla polizia, salta nel Tevere e viene a contatto con fusti di materiale radioattivo illegalmente smaltiti. Ne emerge con forza e resistenza soprannaturali: può sollevare tonnellate, le pallottole non lo scalfiscono.

Enzo non pensa di usare i poteri per il bene. Li usa per rubare meglio.

La svolta arriva con Alessia Romanini (Ilenia Pastorelli), figlia del suo complice Sergio. Alessia ha una psicologia fragile — un trauma passato non completamente rivelato nel film — e vive immersa nell’universo di Jeeg Robot d’Acciaio, l’anime degli anni Settanta in cui Hiroshi Shiba diventa un cyborg dopo essere investito da materiale radioattivo. Stessa struttura narrativa dell’incidente di Enzo. Alessia lo chiama Hiroshi. Lo chiama Jeeg Robot. E comincia a seguirlo come se fosse il suo eroe.

Il conflitto principale arriva con Fabio Cannizzaro detto Lo Zingaro (Luca Marinelli), un criminale emergente che vuole affermarsi nella criminalità romana come il nuovo capofila. Lo Zingaro è instabile, vanitoso, affascinato dalla propria leggenda. Quando viene a sapere dell’uomo con i superpoteri, vuole controllarlo — o eliminarlo.

Claudio Santamaria e il corpo come personaggio

Claudio Santamaria aveva già una carriera consolidata prima di Jeeg Robot, ma questo film è il punto in cui ha smesso di essere “un buon attore italiano” e ha iniziato a essere un attore riconoscibile a livello europeo.

Enzo Ceccotti è fisico prima di essere psicologico. Santamaria ha aumentato di peso per il ruolo — il personaggio è massiccio, lento, incombente. Ma la forza del personaggio non è nella fisicità: è nel modo in cui Santamaria usa i silenzi. Enzo non parla quasi mai. Non spiega se stesso. Non si giustifica. Risponde con monosillabi, grumi di suoni, sguardi vuoti.

Questa mancanza di loquacità in un protagonista cinematografico è quasi una scelta radicale. I film di supereroi americani sono pieni di battute, di spiegazioni, di momenti in cui il protagonista articola la propria filosofia. Enzo non ha filosofia. Ha abitudini. Ha yogurt. Ha una progressiva e involontaria affezzione per Alessia che non sa riconoscere come tale.

L’arco di trasformazione di Enzo non passa dalla mente: passa dal corpo. Prima usa i poteri per sé. Poi li usa per proteggere Alessia senza ammetterlo a se stesso. Poi li usa per proteggere altri, ancora senza volerlo ammettere. Il film mostra questa trasformazione senza mai nominarla esplicitamente — non c’è il discorso in cui Enzo decide di diventare un eroe. C’è solo una serie di scelte che il pubblico vede accumulare.

Luca Marinelli come Lo Zingaro: uno dei migliori villain del cinema italiano

Lo Zingaro è il personaggio che ruba il film.

Non nel senso che Marinelli offusca Santamaria — il bilanciamento è preciso — ma nel senso che Lo Zingaro è il tipo di personaggio che rimane nella memoria. È flamboyant nel modo in cui solo i villain più riusciti possono esserlo: non perché esagera, ma perché Marinelli ha trovato la frequenza esatta di ogni gesto, ogni sguardo, ogni momento di violenza.

Lo Zingaro ama essere guardato. Si veste in modo vistoso — lustrini, colori accesi — in una criminalità dove il profilo basso è sopravvivenza. Si filma. Vuole il video. Vuole la leggenda. In questo senso è un personaggio contemporaneo prima che il cinema italiano avesse imparato a fare personaggi contemporanei: è un criminale dell’era dei social media, ossessionato dall’immagine come performance.

La sua instabilità non è generica — è specifica. Lo Zingaro ha momenti di lucidità crudele alternati a esplosioni che non può controllare. Marinelli gestisce questa alternanza con una precisione che rende il personaggio imprevedibile senza farlo sembrare incoerente. Ogni comportamento di Lo Zingaro ha senso nella sua logica interna — una logica distorta, ma coerente.

Il David di Donatello come Miglior Attore Non Protagonista è un riconoscimento tardivo per chi aveva visto il film: nel 2015, vedendo Lo Zingaro per la prima volta, era già chiaro che Marinelli stava facendo qualcosa di eccezionale.

Ilenia Pastorelli e il personaggio di Alessia

Ilenia Pastorelli era quasi sconosciuta quando Mainetti la scelse per Alessia. Non aveva esperienza significativa nel cinema.

Il rischio era enorme: Alessia è il personaggio più difficile del film. È scritta con una psicologia fragile che potrebbe facilmente scivolare nella caricatura — la “pazza” che ama gli anime — e invece Pastorelli la costruisce come il centro emotivo più autentico del film. Alessia non è un tipo: è una persona specifica, con logiche interne comprensibili anche quando sembrano irrazionali.

Il modo in cui Alessia proietta l’universo di Jeeg Robot su Enzo è al tempo stesso commovente e rivelante. Lei sa perfettamente, a un livello profondo, che Enzo non è Hiroshi Shiba. Ma l’anime le ha dato un linguaggio per il coraggio, per la protezione, per la gentilezza — cose che nella sua vita reale non ha incontrato spesso — e Enzo, per la prima volta, incarna quel linguaggio.

In un certo senso, Alessia trasforma Enzo in eroe non attraverso un discorso o una richiesta esplicita. Lo fa semplicemente continuando a trattarlo come se lo fosse già. E Enzo — lentamente, malvolentieri, senza dirlo mai — finisce per diventarlo.

L’anime Jeeg Robot d’Acciaio: il cuore culturale del film

Jeeg Robot d’Acciaio (Kotetsu Jeeg, 1975) è un anime mecha di Go Nagai in cui Hiroshi Shiba viene investito da materiale radioattivo e fonde il suo corpo con un’armatura meccanica per diventare un robot-umano in grado di combattere le forze di Queen Himika.

La scelta di questo anime specifico non è casuale. Mainetti e Guaglianone hanno scelto un titolo che in Italia ha avuto una fortissima penetrazione televisiva negli anni Settanta e Ottanta — un anime che molti italiani adulti conoscono con affetto, anche se non sono appassionati di manga o anime. È un riferimento culturale condiviso, non di nicchia.

Ma la funzione di Jeeg Robot nel film non è la nostalgia. Alessia usa l’anime come mappa emotiva: le storie di eroi che sacrificano il corpo per proteggere gli altri le hanno dato una struttura per capire il mondo. Quando proietta questa struttura su Enzo, lo costringe — involontariamente — a confrontarsi con essa.

Nel cluster dei migliori anime mecha, Jeeg Robot d’Acciaio occupa un posto storico importante: è il titolo che ha portato Go Nagai nell’era post-Mazinger Z con un protagonista insolito (Hiroshi trasforma il proprio corpo, non pilota una macchina esterna). Che questo anime sia il punto di riferimento emotivo centrale di un film campione agli Oscar italiani è uno dei momenti più belli che il cinema e l’animazione abbiano mai condiviso.

I 7 David di Donatello e l’impatto sul cinema italiano

Lo Chiamavano Jeeg Robot non era un film con un budget hollywoodiano. Era un film italiano di genere — una categoria che l’industria locale aveva abbandonato negli anni Novanta — girato con risorse limitate, un cast di attori noti ma non da blockbuster, una storia ambientata nelle periferie romane.

Vincere 7 David di Donatello — compreso Miglior Film, il riconoscimento più importante del cinema italiano — non era previsto. Non da un film così.

L’impatto sull’industria è stato duraturo. Dopo Jeeg Robot, il cinema italiano di genere ha recuperato credibilità: produzioni come Freaks Out di Mainetti stesso (2021), o il racconto di generi ibridati tra realismo italiano e fantasia, sono diventate più frequenti. Il film ha dimostrato che il pubblico italiano è disposto a vedere storie italiane in generi non tradizionalmente italiani — e che questo non richiede capitali hollywoodiani, ma richiede una visione.

Dove vedere Lo Chiamavano Jeeg Robot in Italia

Lo Chiamavano Jeeg Robot poster
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Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015)

★★★★★ 4.2 (509)

31,77 €

Acquista su Amazon

Netflix include Lo Chiamavano Jeeg Robot nel catalogo italiano — verificare disponibilità attuale, i cataloghi cambiano. Prime Video ha ospitato il film in diverse finestre. È acquistabile e noleggiabile su Apple TV, Google Play e Chili.

La versione italiana è l’originale — il film è doppiato in italiano perché è italiano. Il dialetto romano presente in alcune scene è parte integrante del personaggio e dell’ambientazione.

Il cinema italiano di supereroi: prima e dopo Jeeg Robot

Prima di Jeeg Robot, il cinema italiano aveva evitato sistematicamente il genere supereroi nel senso contemporaneo. L’industria dava per scontato che il pubblico italiano preferisse i generi tradizionali: commedia, dramma, cinema d’autore.

Mainetti ha dimostrato che questa assunzione era sbagliata — o almeno che poteva essere sbagliata se la storia era abbastanza italiana. Non una versione italiana di Superman: un film ambientato a Tor Bella Monaca, con un criminale come protagonista, con il Tevere radioattivo e la criminalità organizzata come contesto, e con l’anime giapponese come mitologia personale di un personaggio specifico.

La specificità è la chiave. Jeeg Robot funziona non perché ha i superpoteri — funziona perché Enzo Ceccotti è un personaggio reale prima di essere un supereroe. I poteri sono lo strumento che il film usa per costringerlo a confrontarsi con chi vuole essere. Ma chi Enzo vuole essere è una domanda su un essere umano, non su un fumetto.

Questa è la lezione più duratura del film: il genere funziona quando il personaggio è più importante delle abilità.


Domande frequenti

Di cosa parla Lo Chiamavano Jeeg Robot?

Enzo Ceccotti è un piccolo criminale romano che vive a Tor Bella Monaca. Cadendo nel Tevere contaminato, acquista forza e resistenza soprannaturali. Incontra Alessia, una ragazza con problemi psicologici che lo scambia per Hiroshi Shiba, il protagonista dell’anime Jeeg Robot d’Acciaio. Tra la criminalità romana e il delirio affettuoso di Alessia, Enzo si ritrova a dover scegliere chi vuole essere.

Chi interpreta il protagonista in Lo Chiamavano Jeeg Robot?

Il protagonista Enzo Ceccotti è interpretato da Claudio Santamaria, che vinse il David di Donatello come Miglior Attore per questo ruolo. Santamaria costruisce un personaggio fisicamente massicce e emotivamente bloccato — un uomo che ha smesso di aspettarsi qualcosa dalla vita molto tempo prima che il film inizi.

Chi è Lo Zingaro in Lo Chiamavano Jeeg Robot?

Lo Zingaro è il villain del film, interpretato da Luca Marinelli (David di Donatello come Miglior Attore Non Protagonista). È un criminale flamboyant, autodistruttivo, ossessionato dalla fama e dalla spettacolarizzazione della violenza. Marinelli crea uno dei villain più memorabili del cinema italiano degli ultimi vent’anni — un personaggio che oscilla tra il comico e il terrificante.

Quanti David di Donatello ha vinto Lo Chiamavano Jeeg Robot?

Il film ha vinto 7 David di Donatello nel 2016: Miglior Film, Miglior Regista (Mainetti), Miglior Attore (Santamaria), Miglior Attore Non Protagonista (Marinelli), Miglior Attrice Non Protagonista (Pastorelli), Migliore Sceneggiatura Originale e Migliore Musica Originale.

Dove vedere Lo Chiamavano Jeeg Robot in streaming in Italia?

Lo Chiamavano Jeeg Robot è disponibile su Netflix e Prime Video in Italia (verificare disponibilità attuale, i cataloghi cambiano). È acquistabile e noleggiabile su Apple TV, Google Play e altri store digitali.

Lo Chiamavano Jeeg Robot è basato su un fumetto?

No, la sceneggiatura è originale di Nicola Guaglianone e Menotti. Il titolo e il personaggio di Alessia fanno riferimento all’anime giapponese ‘Kotetsu Jeeg’ (Jeeg Robot d’Acciaio, 1975) di Go Nagai, ma il film non è un adattamento — usa quell’anime come elemento culturale e emotivo interno alla storia.

Chi è Alessia in Lo Chiamavano Jeeg Robot?

Alessia Romanini è interpretata da Ilenia Pastorelli, al suo primo ruolo cinematografico importante. Alessia ha problemi psicologici e vive immersa nel mondo dell’anime Jeeg Robot d’Acciaio, confondendo Enzo con il protagonista Hiroshi Shiba. Il personaggio è il cuore emotivo del film — la sua visione deformata della realtà diventa paradossalmente la chiave per la trasformazione di Enzo.

Gabriele Mainetti ha fatto altri film dopo Jeeg Robot?

Sì. Mainetti ha diretto Freaks Out (2021), un film ambientato nella Roma occupata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonisti un gruppo di persone con abilità straordinarie che lavorano in un circo. Freaks Out ha avuto un budget molto più elevato di Jeeg Robot e ha ricevuto riconoscimenti internazionali.

Perché Alessia chiama Enzo ‘Jeeg Robot’?

Alessia è ossessionata dall’anime Jeeg Robot d’Acciaio (1975), in cui il protagonista Hiroshi Shiba diventa un cyborg dopo essere stato investito da materiale radioattivo. Enzo ha acquisito superpoteri cadendo nel Tevere contaminato — la stessa struttura narrativa. Alessia proietta su Enzo il suo eroe animato, e questa proiezione paradossalmente spinge Enzo ad agire come un eroe.

Qual è il collegamento tra Lo Chiamavano Jeeg Robot e l’anime Jeeg Robot d’Acciaio?

Jeeg Robot d’Acciaio (Kotetsu Jeeg, 1975) è un anime mecha di Go Nagai in cui Hiroshi Shiba diventa un cyborg-robot dopo aver fuso il suo corpo con un’armatura meccanica. Il film di Mainetti non adatta questa storia ma la usa come layer culturale: Alessia vive nell’universo dell’anime e proietta quella mitologia su Enzo. È un film che parla di come le storie che amiamo ci cambiano.

Lo Chiamavano Jeeg Robot è il primo film di supereroi italiano?

È considerato il primo film italiano di supereroi moderno — nel senso del genere codificato dal cinema americano Marvel/DC. Esistevano precedenti nel cinema di genere italiano degli anni Sessanta e Settanta (peplum con elementi soprannaturali), ma Jeeg Robot è il primo a confrontarsi esplicitamente con il formato contemporaneo del superhero movie, ribaltandone le convenzioni con un’estetica realistica e un protagonista anti-eroico.

Lo Chiamavano Jeeg Robot è adatto a tutti?

Il film contiene violenza, linguaggio esplicito e alcune scene disturbanti. Non è adatto a bambini piccoli. Da 14 anni in su con buona tolleranza per i toni cupi — il film è realistico nel modo in cui mostra la criminalità romana, senza filtri eroici. La componente emotiva è accessibile e coinvolgente per un pubblico adulto.

Come finisce Jeeg Robot d’Acciaio?

La serie si conclude con Hiroshi Shiba, trasformato in cyborg dopo l’incidente con la nave spaziale, che sconfigge definitivamente il Dio Fantasma Haniwa e il suo impero. Hiroshi salva la Terra ma resta per sempre legato alla sua natura ibrida tra uomo e macchina.

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