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Men in Black: International (2019): trama, cast Hemsworth e Tessa Thompson, il villain Hive spiegato e dove vederlo in Italia

Il franchise riparte da Londra senza Smith e Jones: Hemsworth e Thompson hanno la chimica, ma lo script non li supporta abbastanza
2019 ⭐ 5.9/10
Men in Black: International (2019): trama, cast Hemsworth e Tessa Thompson, il villain Hive spiegato e dove vederlo in Italia
Anno 2019
Regia F. Gary Gray
Generi Azione, Commedia, Fantascienza
Cast Chris Hemsworth, Tessa Thompson, Kumail Nanjiani, Rebecca Ferguson, Liam Neeson, Rafe Spall, Emma Thompson, Laurent Bourgeois, Larry Bourgeois

Trailer ufficiale via YouTube — canale Sony Pictures Italia

Molly Wright aveva sette anni quando ha visto gli agenti in tuta nera.

Non gli alieni — quelli li aveva solo intraveduti. Aveva visto due uomini in nero che li neuralyzzavano. E aveva visto sua madre e suo padre perdere quella memoria in pochi secondi, tornare alla normalità come se niente fosse.

Molly non dimentica.

Venti anni dopo, è lei l’agente. Men in Black: International (2019) prende il franchise e lo sposta a Londra, sostituisce Will Smith e Tommy Lee Jones con Chris Hemsworth e Tessa Thompson, e si chiede se la formula reggesse anche senza i suoi protagonisti originali. La risposta è: quasi.

Di cosa parla Men in Black: International: la trama dall’inizio

Molly Wright (Tessa Thompson) ha passato vent’anni a cercare gli MIB. È brava: usa le intercettazioni delle frequenze governative e i dati di traffico aereo anomalo per triangolare la posizione della sede di New York. Si presenta alla porta, non viene assunta. Si intrufola comunque, viene fermata dall’Agente O (Emma Thompson), e convince O a darle una possibilità con un argomento semplice: non molti candidati riescono a trovare da soli una base segreta.

Diventa l’Agente M. Prova e addestramento accelerato. Viene assegnata alla sede di Londra, diretta dall’Alto T (Liam Neeson) — il leggendario capo che anni prima aveva salvato la Terra dal Hive insieme al suo miglior agente, H.

L’Agente H (Chris Hemsworth) è quello che succede quando un eroe smette di lavorare e vive di rendita. Brillante, sicuro di sé, pittoresco nelle scuse. Il tipo che ha salvato il mondo una volta e ha deciso che bastava. M viene affidata a lui — la new entry metodica con la veterana istintiva — e ovviamente non si piacciono subito.

La missione iniziale: proteggere Vungus (Kayvan Novak), un alieno VIP in visita a Londra. Vungus viene assassinato dai Gemelli — alieni al servizio del Hive. Prima di morire, consegna a M un cristallo alieno di potere enorme: un’arma abbastanza potente da distruggere una stella.

Chi sapeva che Vungus era a Londra? Solo gli MIB. C’è una talpa nell’organizzazione.

Chris Hemsworth e Tessa Thompson: la coppia funziona, lo script no

La cosa migliore di Men in Black: International è la stessa del film Marvel che ha portato questa coppia insieme: la chimica tra i due protagonisti.

Chris Hemsworth e Tessa Thompson avevano già lavorato insieme in Thor: Ragnarok (2017), dove Thompson interpretava Valchiria — una mercenaria ubriaca e disillusa, Hemsworth il dio nordico che cerca il suo aiuto. La dinamica era già quella: lui estroverso e spavaldo, lei cinica e competente. In Men in Black: International la variante è che il ruolo dell’ingenua curiosa tocca a Thompson (M è nuovo), mentre Hemsworth porta un tipo di stanchezza diversa da Valchiria — non cinismo ma arroganza.

Tessa Thompson è la vera protagonista del film. M ha un arco narrativo completo — dall’outsider ossessionata che cerca l’accesso, all’agente che deve guadagnare la fiducia di un partner che non vuole un partner, all’agent che scopre chi è davvero nella crisi finale. Thompson porta ogni fase in modo credibile, e la sua energia funziona particolarmente bene nelle scene che richiedono una reazione sorpresa ma controllata — tipico del personaggio MIB che deve mantenere la calma davanti all’assurdo.

Chris Hemsworth ha il compito più difficile: rendere simpatico un personaggio fondamentalmente pigro. Ci riesce quasi sempre, perché Hemsworth ha la qualità rara di sembrare genuinamente divertito da quello che sta facendo. Il problema è che lo script non gli dà abbastanza momenti per mostrare la profondità che il personaggio avrebbe potuto avere. L’arco di H — l’eroe che scopre di non essere più quello che credeva — è abbozzato ma non sviluppato fino in fondo.

Il problema principale non è la coppia. È che il film non riesce a stare fermo abbastanza a lungo da far sviluppare la relazione tra i due. Ogni volta che la chimica sta per trasformarsi in qualcosa di più interessante, arriva una sequenza d’azione o uno spostamento di location.

Liam Neeson e il twist: l’Alto T spiegato

Liam Neeson come l’Alto T — il capo della sede londinese degli MIB — è il casting che promette più di quello che mantiene.

Neeson porta al personaggio la sua caratteristica autorevolezza silenziosa, il tipo di presenza che riempie una stanza senza dover alzare la voce. Nei primi due atti, l’Alto T è la figura guida rispettata — l’uomo che ha fermato il Hive a Parigi anni prima con H, e che ora gestisce le operazioni europee con l’efficienza di un veterano.

Il twist finale rivela che l’Alto T è stato compromesso dal Hive durante quella stessa missione a Parigi. Non aveva fermato il Hive — aveva fatto un accordo con lui. Era diventato il suo agente dall’interno, e tutta la sua carriera successiva serviva a proteggere gli interessi del Hive all’interno degli MIB. La corruzione di un personaggio così autorevole è l’elemento narrativo più interessante del film — il tipo di tradimento istituzionale che nei thriller classici porta a finali memorabili. Qui funziona, ma arriva in un film che non ha costruito abbastanza la figura di T nei due atti precedenti per rendere il colpo pienamente efficace.

Il problema è che il twist è prevedibile abbastanza presto — Neeson è un attore troppo riconoscibile come antagonista segreto per non far scattare l’allarme nello spettatore navigato. E il film, a differenza di un thriller classico, non semina abbastanza piste false per mantenere l’ambiguità.

Quello che funziona è la scena del confronto finale, dove H deve affrontare qualcuno che considerava il suo mentore. Hemsworth gestisce il conflitto emotivo meglio di quanto lo script gli permetta di dimostrare.

Pawny e i Gemelli: i personaggi secondari

Pawny (voce di Kumail Nanjiani) è la trovata più riuscita del film.

Un alieno minuscolo a forma di pedone di scacchi — letteralmente, la pedina di un set di scacchi vivente — che giura fedeltà eterna all’Agente M dopo che la sua regina aliena viene uccisa dai Gemelli. Il formato del personaggio (piccolo, eterno secondo, assolutamente convinto di dover morire per la sua padrona) produce gag che funzionano perché sono coerenti con la logica interna del personaggio. Nanjiani porta la voce con il suo tono abituale — cinico ma affettuoso — che si adatta perfettamente.

I Gemelli (Laurent e Larry Bourgeois, i danzatori noti come Les Twins) sono i villain fisici del film — due alieni al servizio del Hive, con capacità di deformazione corporea e una sincronia di movimento che nei combattimenti crea sequenze visivamente notevoli. Non hanno dialogo significativo, ma la loro fisicità è genuinamente diversa dagli antagonisti standard del cinema d’azione.

Rebecca Ferguson come Riza Stavros — trafficante di armi aliena con un passato con H — è visivamente memorabile ma narrativamente marginale. La sua presenza a Marrakech è una delle sequenze più vivaci del film, ma il personaggio scompare dopo aver svolto la funzione di plot device. Un sequel avrebbe potuto sviluppare il personaggio con più respiro: qui rimane un’occasione mancata, interessante abbastanza da voler sapere di più ma non abbastanza presente da soddisfare quella curiosità.

La sede di Londra: Men in Black si allarga nel mondo

Uno degli aspetti più interessanti di Men in Black: International è concettuale più che narrativo: l’idea che gli MIB non siano un’organizzazione americana.

I film originali erano ambientati a New York — Manhattan come epicentro del contatto alieno, con la statua della libertà sullo sfondo come icona americana. International sposta il centro operativo a Londra — il quartier generale europeo, con una sede nel cuore della city — e suggerisce che esistano sedi in tutto il mondo.

Questo apre un’espansione interessante del lore: il Marocco, Parigi, l’Italia meridionale sono tutti luoghi dove si svolgono operazioni MIB. La Parigi del 2016 era il sito dell’incidente con il Hive. Marrakech è base operativa di un’alleanza criminale aliena. La geografia della storia aliena sulla Terra è più vasta di quanto i tre film precedenti mostrassero.

È un’espansione che il franchise avrebbe potuto sfruttare meglio — la diversità di location e culture è uno degli elementi più promettenti di International che un potenziale sequel avrebbe potuto sviluppare.

F. Gary Gray alla regia: la scelta e il risultato

Barry Sonnenfeld aveva diretto tutti e tre i film originali — e il suo tocco visivo (le carrellate rapide, l’umorismo nella composizione, i dettagli alieni in secondo piano) era parte integrante dell’identità della saga.

Per International, Sony sceglie F. Gary Gray — il regista di Friday (1995), The Italian Job (2003) e Straight Outta Compton (2015). Gray è un narratore preciso, con un senso del ritmo nell’azione che i suoi film dimostrano costantemente. La scelta è difendibile: un regista con esperienza sia nella commedia che nell’azione.

Il risultato però evidenzia che il problema non era il regista. Era lo script.

International è stato riscritto più volte durante la pre-produzione, e alcune sequenze sembrano inserite per necessità narrative piuttosto che per scelta creativa. Il primo atto — la storia di Molly che cerca gli MIB per vent’anni — è il più riuscito del film: è scritto in modo chiaro, ha un arco emotivo preciso, e la performance di Thompson lo porta con energia. Poi il film accelera per inseguire il ritmo del blockbuster e alcune sezioni perdono la qualità di quel primo atto.

Gray porta comunque un occhio visivo solido alle location. Londra è usata bene: la sede MIB sembra integrata nel tessuto urbano britannico, con l’eleganza formale che il contesto richiede. La sequenza a Marrakech è visivamente la più vivace del film — il mercato, i colori, la confusione ordinata della medina come backdrop per l’inseguimento e il confronto con Riza Stavros. C’è un senso di luogo che i film originali, tutti ambientati nella New York asettica di MIB, non avevano mai dovuto costruire.

La direzione degli attori è il punto di forza di Gray: sia Hemsworth che Thompson sembrano a loro agio in ogni scena, anche quando lo script non li supporta al meglio. È il tipo di risultato che dice qualcosa su un regista — i film dove gli attori sembrano persi nonostante la bravura del cast sono quasi sempre un problema di set.

Il finale di Men in Black: International spiegato

Il cristallo alieno che Vungus aveva consegnato a M si rivela un’arma capace di distruggere una stella — il tipo di potere che il Hive vuole usare per eliminare i sistemi che si oppongono alla sua espansione.

L’Alto T, rivelato come agente del Hive, vuole il cristallo. H, M e Pawny devono fermarlo nella sede londinese. Il confronto finale è fisicamente spettacolare — la sede degli MIB ha una scala architettonica che permette sequenze verticali impossibili in location normali.

H usa il cristallo contro l’Alto T — o più precisamente, contro il Hive che lo controlla — in un modo che richiede M di fidarsi ciecamente di lui nel momento critico. Il gesto funziona come risoluzione del loro arco relazionale: due persone che non si fidavano l’una dell’altra si fidano nel momento in cui conta di più.

Alla fine, M viene ufficialmente integrata negli MIB come agente titolare. H recupera la sua reputazione — non come il leggendario eroe che era, ma come qualcuno che ha smesso di mentire a se stesso. È una risoluzione onesta per entrambi i personaggi.

Dove vedere Men in Black: International in streaming in Italia

Men in Black: International poster
Amazon Prime Video

Men in Black: International (2019)

9,99 €

Noleggia su Amazon
Men in Black: International poster
Amazon

Men in Black: International (2019)

★★★★★ 4.5 (12)

41,30 €

Acquista su Amazon

Men in Black: International è disponibile in Italia su:

  • Netflix — in abbonamento, con doppiaggio italiano (verifica su JustWatch)
  • Amazon Prime Video — noleggio (€2.99) o acquisto (€7.99)
  • Apple TV — acquisto e noleggio
  • Google Play / YouTube Movies — disponibile

È il capitolo della saga più facile da trovare in streaming grazie alla sua recente uscita. È anche disponibile in cofanetto con i film precedenti in alcune edizioni home video.

Men in Black: International nella saga: che posto occupa

Men in Black: International è il punto in cui il franchise prova a reinventarsi e capisce che reinventarsi è più difficile del previsto.

Il problema non è che Hemsworth e Thompson siano meno bravi di Smith e Jones — la chimica c’è. Il problema è che la prima trilogia aveva costruito trent’anni di storia emotiva tra due personaggi specifici, e International deve ricominciare da zero con due personaggi che non hanno quella storia.

Rispetto agli altri capitoli: è più interessante di Men in Black II nella sua ambizione (provare qualcosa di nuovo invece di replicare l’originale) ma meno riuscito di Men in Black III nel trovare un cuore emotivo. Nel panorama dei sequel che cercano di reinventare un franchise cambiando protagonisti, Blade Runner 2049 rimane il caso di studio più riuscito — ha trovato qualcosa di radicalmente nuovo da dire nello stesso universo. International ci prova ma non riesce ad andare abbastanza in profondità.

Se sei fan del franchise — e hai già visto Men in Black (1997), Men in Black II e Men in Black III — vale il tempo. Se sei nuovo alla saga, inizia dall’originale. Per una guida completa a tutta la saga con ordine di visione consigliato, vedi Tutta la saga Men in Black in ordine.

Domande frequenti

Di cosa parla Men in Black: International (2019)?

Molly Wright (Tessa Thompson), ossessionata dagli MIB sin da bambina dopo un incontro con due alieni, riesce finalmente a infiltrarsi nell’organizzazione e diventa l’Agente M. Assegnata alla sede di Londra, viene messa in coppia con il brillante ma sprecone Agente H (Chris Hemsworth). Insieme scoprono che c’è una talpa all’interno degli MIB — qualcuno che lavora per il Hive, un’entità aliena parassita che ha già compromesso alcuni agenti di alto rango.

Dove vedere Men in Black: International in streaming in Italia?

Men in Black: International è disponibile su Netflix in Italia, su Amazon Prime Video per noleggio o acquisto, e su Apple TV. Come per gli altri capitoli della saga, verifica su JustWatch la disponibilità aggiornata. Il film è disponibile in 4K su alcune piattaforme digitali.

Chi è l’Agente H in Men in Black: International?

L’Agente H (Chris Hemsworth) è un veterano degli MIB londinesi che anni prima aveva salvato la Terra dal Hive insieme all’Alto T (Liam Neeson). Da allora, il suo status di eroe lo ha reso pigro e arrogante — usa la reputazione passata invece di lavorare sodo. L’arrivo dell’Agente M lo costringe a fare i conti con il fatto che la leggenda non corrisponde più alla realtà.

Chi è Pawny in Men in Black: International?

Pawny (doppiato da Kumail Nanjiani) è un alieno minuscolo — un pedone di scacchi vivente — che giura fedeltà all’Agente M dopo che la sua regina aliena viene uccisa. È il personaggio comico del film, con la stessa funzione che Frank il carlino aveva in Men in Black II ma gestito meglio: il suo formato minuscolo e la sua fedeltà assoluta producono gag che non si esauriscono troppo in fretta.

Chi è il villain di Men in Black: International?

Il villain principale è il Hive — un’entità aliena collettiva che si infiltra nei corpi dei propri ospiti. I Gemelli (Laurent e Larry Bourgeois) sono due alieni al servizio del Hive che si scontrano fisicamente con H e M. La rivelazione finale riguarda chi all’interno degli MIB è stato compromesso — è il twist narrativo centrale del film, che molti spettatori trovano prevedibile ma comunque ben girato.

Men in Black: International è collegato ai film originali?

Sì, in modo leggero. Emma Thompson riprende il ruolo dell’Agente O — ora a capo di tutti gli MIB globali, non solo della sede americana. La sede di New York è citata. I neuralyzer e la tecnologia MIB sono gli stessi. Ma J e K non compaiono, e la storia è completamente indipendente. È più un ampliamento di universo che un sequel diretto.

Chris Hemsworth e Tessa Thompson funzionano insieme in Men in Black: International?

Sì, la chimica c’è — erano già apparsi insieme in Thor: Ragnarok (2017) con la stessa dinamica di coppia di opposti. Hemsworth porta l’agente superficiale e sicuro di sé, Thompson la new entry metodica e seria. Il problema è che lo script non dà ai due abbastanza momenti per sviluppare il rapporto: molte scene potenzialmente interessanti vengono risolte troppo in fretta per fare posto all’azione.

Men in Black: International ha avuto successo al botteghino?

No, almeno non in proporzione alle aspettative. Budget: tra 94 e 110 milioni di dollari, più circa 120 milioni di marketing. Incasso mondiale: $254 milioni. Con due star di livello Marvel — Hemsworth e Thompson erano freschi di Avengers: Endgame (2019) — il risultato è stato deludente per gli standard del franchise. La risposta della critica è stata la peggiore della saga (23% su Rotten Tomatoes, 38 su Metacritic), e Sony non ha annunciato un sequel diretto di questo capitolo.

Quanto dura Men in Black: International?

115 minuti — il film più lungo della saga. Paradossalmente, come Men in Black II, sembra più lungo di quanto sia: il ritmo nella seconda metà perde precisione, e alcune sequenze d’azione non contribuiscono abbastanza alla storia per giustificarsi.

Il Hive in Men in Black: International: spiegazione

Il Hive è un’entità aliena parassita che si infiltra e controlla i corpi degli ospiti che tocca. Anni prima, H e l’Alto T avevano apparentemente sconfitto un avanzamento del Hive a Parigi. Il twist del film rivela che uno dei due non aveva resistito completamente alla compromissione — il Hive aveva un agente all’interno degli MIB dall’inizio. I Gemelli sono esecutori fisici del Hive, con capacità di trasformazione corporea.

Men in Black: International è adatto ai bambini?

Sì, come gli altri capitoli della saga. Rating PG-13, tono leggero, violenza non esplicita. È probabilmente il capitolo più accessibile ai bambini piccoli dopo il primo — meno momenti disturbanti di Men in Black II e III. Adatto dai 10 anni in su.

Ci sarà un sequel di Men in Black: International?

Non annunciato ufficialmente. L’incasso deludente ha rallentato i piani di espansione del franchise in quella direzione. Sony ha la licenza per ulteriori film MIB e occasionalmente emergono notizie di progetti in sviluppo — tra cui una possibile reunion di Will Smith e Tommy Lee Jones — ma al momento l’unico progetto concreto è Men in Black 5, in sviluppo alla Sony con Chris Bremner alla sceneggiatura e l’obiettivo di riportare Will Smith: nessuna firma annunciata, nessuna data di uscita.

C’è una scena post-credits?

No.

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