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I Soprano (The Sopranos): perché è ancora la serie più grande di sempre

La storia di un boss mafioso che va dallo psicologo — e cambia la televisione per sempre
1999 ⭐ 9.2/10
I Soprano (The Sopranos): perché è ancora la serie più grande di sempre
Anno 1999
Generi Crime, Drama, Gangster
Stagioni 6
Episodi 86
Cast James Gandolfini, Edie Falco, Lorraine Bracco, Michael Imperioli, Steve Van Zandt, Tony Sirico, Jamie-Lynn Sigler, Robert Iler, Dominic Chianese

Tony Soprano ha un problema. Ne ha molti, in realtà — gestisce una cosca criminale nel New Jersey, tiene a bada cugini, zii e soldati che tramano alle sue spalle, mente a sua moglie da vent’anni — ma il problema che lo porta dal medico è un attacco di panico scatenato dalla vista di alcuni anatroccoli che nuotano in piscina.

Questa è I Soprano. La serie che ha preso il genere gangster più codificato del cinema americano, ci ha messo dentro Freud, Chekhov e il romanzo del Novecento, e ha cambiato la televisione così profondamente che ancora oggi parliamo di “era post-Sopranos” quando descriviamo la drammaturgia seriale.

I SopranoThe Sopranos — è andata in onda su HBO dal 10 gennaio 1999 al 10 giugno 2007. Sei stagioni, 86 episodi, 21 Emmy Award, 5 Golden Globe. La serie più premiata della sua epoca e, secondo la quasi totalità della critica, il punto d’inizio della golden age della serialità americana.

Di cosa parla I Soprano: la trama dall’inizio

Il New Jersey, fine anni Novanta. Tony Soprano (James Gandolfini) è il boss de facto della famiglia criminale DiMeo, una delle cosche italiane più potenti della costa est. Sulla carta è un “waste management consultant” — nella realtà gestisce estorsioni, giochi d’azzardo, traffico di merci rubate e tutto ciò che il crimine organizzato del tristate area può offrire.

Tony ha una vita di facciata ben costruita: casa nel sobborgo di North Caldwell, moglie Carmela (Edie Falco), due figli adolescenti (Meadow e A.J.), una piscina. Ma ha anche attacchi di panico, una madre tossica, uno zio che vuole toglierlo di mezzo, e un numero di nemici che cresce ogni stagione.

La decisione di andare dalla dottoressa Jennifer Melfi (Lorraine Bracco) sembra inizialmente un espediente narrativo. Diventa invece il cuore della serie: la terapia è l’unico spazio dove Tony non può mentire completamente, dove il pubblico entra nella sua psicologia. E la psicologia di Tony Soprano è il vero soggetto di tutte e 86 le ore di televisione che seguono.

I Soprano stagioni: guida completa

Stagione 1 (1999) — La fondazione 13 episodi. Tony ha appena iniziato la terapia con la Melfi. Suo zio Junior viene nominato boss ufficiale della famiglia (una mossa di Tony per scaricare sullo zio l’attenzione dell’FBI), ma Junior — convinto di essere davvero in carica — trama con la madre di Tony, Livia, contro il nipote. Il finale di stagione lascia Tony fisicamente vivo ma in uno stato di shock emotivo sul tradimento della sua stessa famiglia d’origine.

Stagione 2 (2000) — Il traditore 13 episodi. L’arrivo di Richie Aprile, appena uscito di prigione, porta nuove tensioni. Ma il fulcro della stagione è la scoperta che Salvatore “Big Pussy” Bompensiero, uno degli amici storici di Tony, è un informatore dell’FBI. La scena in cui Tony, Silvio e Paulie lo portano su una barca e lo uccidono è tra le più devastanti della serie — non per la violenza, ma per il senso di perdita.

Stagione 3 (2001) — Ralph e la famiglia che non funziona 13 episodi. Ralph Cifaretto (Joe Pantoliano) entra come capo reggente e porta con sé un tipo di violenza che disturba anche Tony. La sottotrama della relazione tra Tony e la cognata Janice introduce la questione di dove finisce il codice morale di un criminale. Jackie Aprile Jr. — figlio di un boss rispettato — finisce ucciso per i suoi errori: un momento di violenza fredda che mostra che il crimine non ha sconti nemmeno per i figli.

Stagione 4 (2002) — Il punto più basso 13 episodi. Tony e Carmela arrivano alla crisi del loro matrimonio. La morte di Ralph — ucciso da Tony stesso in un momento di rabbia per un cavallo bruciato — introduce una violenza più personale, meno “professionale”. La stagione è la più introspettiva: Tony tocca il fondo emotivo mentre la famiglia criminale affronta la concorrenza dei Lupertazzi di New York.

Stagione 5 (2004) — Il parente pericoloso 13 episodi. Tony Blundetto, cugino di Tony uscito di prigione dopo dodici anni, porta il conflitto più personale della serie. Tony deve scegliere tra la lealtà familiare e la pace con New York. La scena in cui Tony uccide personalmente il cugino — per proteggerlo da una morte peggiore per mano dei Lupertazzi — è il momento più sinceramente tragico di tutta la serie.

Stagione 6 (2006-2007) — L’epilogo di un’America 21 episodi in due parti. Christopher viene ucciso da Tony in una scena che sembra un incidente ma è un omicidio. Bobby Baccalieri muore. Silvio è in coma. La famiglia si sgretola sotto la pressione di New York mentre Tony sopravvive — fisicamente — a tutto. Il finale nel diner è diventato il momento televisivo più discusso degli anni Duemila.

I personaggi principali: chi sono davvero

Tony Soprano (James Gandolfini) è l’uomo che non vuole essere quello che è ma non riesce a essere altro. Ama sua figlia Meadow con una tenerezza autentica. Tradisce sua moglie sistematicamente. Uccide amici. Si preoccupa per i ducks — gli anatroccoli in piscina — perché rappresentano la famiglia che vuole ma non può avere. Gandolfini porta in scena una performance che non è mai stata eguagliata in televisione: Tony è orrendo e comprensibile allo stesso tempo.

Carmela Soprano (Edie Falco) è il personaggio che la serie non lascia mai fuggire. Carmela sa esattamente da dove vengono i soldi. Sa degli omicidi, degli affari, delle amanti. Sceglie di non sapere — o di sapere ma non agire. Edie Falco vince tre Emmy per questo ruolo e li merita tutti: Carmela è l’America che sceglie il comfort sulla coscienza.

Christopher Moltisanti (Michael Imperioli) vuole scrivere sceneggiature, fare cinema, uscire da questo mondo. Ma è dentro fino al collo e non riesce a uscire. Il suo arco narrativo — dalla prima stagione alla sua morte nella sesta — è la storia di un uomo che non capisce mai abbastanza in tempo.

Il dottor Jennifer Melfi (Lorraine Bracco) è la coscienza esterna della serie. Tratta Tony non perché lo approvi ma perché è convinta che la terapia possa cambiarlo. Non lo cambia. Nella settima stagione decide di interrompere il trattamento: è forse la scena più onesta sulla futilità dell’analisi mai vista in televisione.

Junior Soprano (Dominic Chianese) — Corrado Jr. — è il boss nominale che diventa sempre più senile mentre la serie avanza. La sua traiettoria dal rivale pericoloso al vecchio che non capisce dove si trova è uno dei ritratti più pietosi della storia televisiva.

La rivoluzione di David Chase: cos’ha cambiato I Soprano

Prima di I Soprano, la televisione americana funzionava in un modo preciso: i protagonisti erano eroi, o almeno personaggi con cui il pubblico poteva identificarsi moralmente. La televisione era reattiva — non sfidava lo spettatore, lo rassicurava.

David Chase ha spezzato questo patto deliberatamente. Tony Soprano è un assassino. Ordina omicidi, fruisce della violenza, mente a sua moglie, sfrutta le persone intorno a lui. E il pubblico lo ama comunque. Anzi: il pubblico lo capisce, si immedesima, aspetta che le cose vadano bene per lui.

Questa è la vera provocazione della serie. Non la violenza grafica (che c’è ma non è mai gratuita), non il linguaggio (che è duro ma sempre caratteriale), ma l’empatia che costruisce per un criminale — e la domanda che lascia al pubblico: cosa dice di noi il fatto che tiamo per Tony?

La risposta che la serie dà è: dice molto. E non è tutto lusinghiero.

La struttura narrativa de I Soprano è modellata sul romanzo europeo del Novecento più che sulla televisione americana. David Chase cita Chekhov, Dostoevskij, Flaubert. Gli episodi hanno finale aperti, sottotrame che non si risolvono, scene che esistono per il tono più che per la trama. Il ritmo è lento per gli standard televisivi — e ogni pausa è carica di significato.

La psicanalisi come forma narrativa

La terapia non è solo un’invenzione drammaturgica comoda. È la struttura portante della serie.

Attraverso la relazione tra Tony e la Melfi, la serie esplora il concetto di cambiamento: può un uomo come Tony Soprano cambiare davvero? La risposta della serie è no — ma non perché il cambiamento sia impossibile in astratto, ma perché Tony non vuole davvero cambiare. Vuole sentirsi meglio. Non è la stessa cosa.

Gli episodi di terapia sono costruiti come piccoli drammi in due personaggi: Tony porta un problema, la Melfi cerca di trovare il pattern, Tony cerca di resistere, qualcosa filtra nonostante lui. Ma in sei stagioni, Tony rimane sostanzialmente lo stesso — forse più consapevole dei suoi meccanismi, ma non cambiato da quella consapevolezza.

David Chase ha dichiarato in diverse interviste che la serie è, tra le altre cose, una critica alla terapia come industria: l’idea che analizzare se stessi sia sufficiente, che capire i propri problemi li risolva automaticamente.

La violenza in I Soprano: come è usata

I Soprano non è una serie sulla violenza nel senso spettacolare del termine. La violenza c’è — e alcune scene sono tra le più disturbanti della televisione americana — ma non è mai esteticizzata. Non c’è il glamour che Scorsese portava ai gangster film. La violenza qui è squallida, rapida, spesso caotica.

La scena più famosa — l’uccisione di Big Pussy sulla barca — è devastante non per come viene mostrata ma per il silenzio che segue. I tre uomini gettano il corpo in mare. Tony guarda l’oceano. Non c’è musica. Non c’è catarsi. Solo il costo di quello che hanno fatto.

Chase ha sempre detto che voleva che il pubblico non si sentisse mai a suo agio nella violenza. Ogni volta che una scena sembra stare per diventare elettrizzante, c’è qualcosa che la spezza — una reazione inaspettata, un dettaglio grottesco, un silenzio.

I Soprano e The Wire: due modi di vedere lo stesso problema

I Soprano e The Wire sono spesso comparati come le due vette della televisione americana di quegli anni. La comparazione è corretta ma i due approcci sono quasi opposti.

I Soprano guarda la criminalità dall’interno — dalla testa del boss, dai suoi sogni e le sue paure. The Wire la guarda dall’esterno — dal sistema, dalle istituzioni, dalle strutture che producono e riproducono la criminalità.

I Soprano chiede: come può un uomo essere così orribile e così comprensibile? The Wire chiede: come può una città continuare a fallire generazione dopo generazione?

Sono domande diverse. Le risposte sono diverse. Entrambe le serie rimangono irrinunciabili.

I Soprano e il cinema: le influenze dichiarate

David Chase è un cinefilo. Le influenze de I Soprano non vengono dalla televisione ma dal cinema:

  • Il Padrino di Coppola è il testo di riferimento — ma Chase lo cita per distanziarsi: dove Coppola idealizza la mafia come tragedia Shakespeariana, Chase la mostra come grottesco squallore.
  • Goodfellas di Scorsese — l’ironia, il ritmo, la narrativa in prima persona.
  • Cassavetes — il naturalismo nei dialoghi, le scene che respirano.
  • Bergman — la terapia come dialogo filosofico, il silenzio come significato.

La serie ha anche un rapporto complicato con sé stessa come fiction: i personaggi guardano I Padrino, commentano i film di mafia, si lamentano dei cliché — mentre vivono quei cliché.

I Soprano e le serie crime italiane: un confronto

La serie ha influenzato profondamente la fiction crime italiana. Gomorra, Romanzo Criminale e Narcos — pur nella loro specificità — devono qualcosa alla struttura di I Soprano: il boss come personaggio con una vita interiore complessa, la famiglia come specchio distorto della famiglia “normale”, il crimine come sistema con le sue regole e le sue rotture.

Anche Peaky Blinders e Boardwalk Empire — che esplorano il crimine organizzato in contesti storici diversi — hanno come riferimento dichiarato la serie di Chase nella costruzione psicologica del protagonista.

Nel panorama HBO, Deadwood (2004-2006) è il western crime che ha condiviso con I Soprano la stessa piattaforma e la stessa ambizione narrativa: costruire una comunità criminale come organismo complesso, con regole proprie e personaggi irriducibili a semplici funzioni. Al Swearengen è il Tony Soprano del West prelegale — stesso pragmatismo, stessa brutalità necessaria, stessa capacità di far capire allo spettatore che il mondo non funzionerebbe senza di lui. Nel territorio del noir più estremo, Banshee (Cinemax, 2013-2016) ha raccolto parte di questo lascito: un ex criminale che diventa sceriffo e gestisce un doppio sistema di potere in una piccola città americana.

La differenza è che I Soprano non cede mai alla romanticizzazione. Non c’è glorificazione del crimine. C’è comprensione — che è una cosa molto diversa.

Il finale di I Soprano: spiegato definitivamente

Il 10 giugno 2007, l’ultimo episodio di I Soprano si chiude su uno schermo nero. Senza musica, senza dialogo. Solo buio.

La scena nel diner è costruita con una precisione quasi matematica. Tony arriva per primo, aspetta la famiglia. Mentre aspetta, la telecamera alterna tra la sua prospettiva (lui vede la porta ogni volta che si apre) e la prospettiva del personaggio misterioso in berretto da baseball che entra nel locale e va in bagno. È un richiamo diretto a Il Padrino — la scena del bagno dove Michael Corleone prende la pistola.

A.J. arriva. Poi Carmela. Meadow parcheggia male, deve riprovare. Il tizio in berretto esce dal bagno. Cammina verso il tavolo di Tony. La campanella della porta suona. Tony alza gli occhi.

Nero.

David Chase ha detto nel 2021: “Sì, è morto. Non è ambiguo, se capisci come è girata la scena. La telecamera è la soggettiva di Tony — vedi quello che vede lui. Quando la soggettiva si spegne, lui si spegne.”

Il nero non è un finale aperto. È una risposta definitiva alla domanda che la serie ha fatto per sei stagioni: può Tony Soprano sopravvivere? No. Non in senso fisico — e non in senso morale.

Dove vedere I Soprano in Italia

I Soprano poster
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I Soprano (1999)

★★★★★ 4.6

5,87 €

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I Soprano è disponibile in Italia su Sky e sulla piattaforma streaming NOW. Tutte e 6 le stagioni sono accessibili con abbonamento. La serie non è disponibile su Netflix né su Amazon Prime Video in Italia.

La serie è in italiano (doppiaggio) e in lingua originale con sottotitoli italiani, a seconda dell’impostazione scelta.

I Soprano e The Wire — la coppia che ha fondato un’era

Metterle insieme non è una riduzione: I Soprano e The Wire sono i due pilastri su cui si regge tutta la televisione drammatica successiva. Breaking Bad non esisterebbe senza I Soprano — il Walter White che diventa Heisenberg è una risposta diretta alla domanda su quanto in basso può scendere un protagonista con cui il pubblico empatizza.

Sons of Anarchy ha preso la struttura (il boss con una vita domestica, il crimine come azienda familiare) e l’ha spostata nell’ambiente dei motociclisti. Boardwalk Empire ha fatto lo stesso con il proibizionismo. Gomorra e Romanzo Criminale hanno portato quella struttura in Italia con la stessa onestà di sguardo.

Ma I Soprano rimane il punto di partenza — perché è la serie che ha dimostrato che la televisione poteva fare quello che fino ad allora solo il cinema d’autore si permetteva: personaggi moralmente irredimibili raccontati con empatia e intelligenza.

Domande frequenti

Quante stagioni ha I Soprano? I Soprano ha 6 stagioni per un totale di 86 episodi. È andata in onda su HBO dal 1999 al 2007. La sesta stagione è divisa in due parti: la prima (12 episodi, 2006) e la seconda, nota come “The Final Season” (9 episodi, 2007).

Come finisce I Soprano? Il finale spiegato Nel finale “Made in America”, Tony Soprano è seduto in un diner con la famiglia. La scena è costruita su soggettive che alternano il punto di vista di Tony a quello di un uomo in berretto che si alza e va in bagno. Quando Meadow entra nel diner, la musica si ferma: CUT TO BLACK. David Chase ha confermato che Tony muore — la soggettiva che si spegne rappresenta la sua morte, vissuta dalla sua prospettiva.

Dove vedere I Soprano in streaming in Italia? I Soprano è disponibile su Sky e sulla piattaforma NOW in Italia. Tutte e 6 le stagioni sono accessibili con abbonamento.

Chi è Tony Soprano? Tony Soprano (James Gandolfini) è il boss della famiglia criminale Soprano del New Jersey. Gestisce attività illegali mentre mantiene una vita di facciata come uomo d’affari. Soffre di attacchi di panico che lo portano in terapia dalla dottoressa Jennifer Melfi. È considerato uno dei personaggi più complessi della storia della televisione.

Perché Tony Soprano va dallo psicologo? Tony ha attacchi di panico ricorrenti, precipitati dall’emozione di vedere dei ciglietti all’inizio della serie. La terapia con la dottoressa Jennifer Melfi (Lorraine Bracco) diventa il cuore emotivo della serie — uno spazio dove Tony può essere onesto mentre mente a tutti gli altri. Ma la terapia non lo cambia: lo aiuta a sopravvivere.

I Soprano ha vinto Emmy? Sì. I Soprano ha vinto 21 Emmy Award in totale, incluso il premio per la migliore serie drammatica. Ha ricevuto 111 nomination agli Emmy. Oltre agli Emmy, ha vinto 5 Golden Globe ed è considerata la serie più premiata della sua era.

Cos’è la famiglia Soprano? La famiglia Soprano è una cosca della mafia italoamericana con base nel New Jersey, affiliata alla famiglia criminale DiMeo. Tony ne diventa il boss de facto dalla prima stagione. La gerarchia comprende capiregime, soldati e associati — ma la serie li mostra come persone ordinarie con problemi ordinari amplificati dall’ambiente criminale.

Chi ha creato I Soprano? I Soprano è stata creata da David Chase, già veterano della televisione americana. Chase ha scritto o supervisionato quasi tutti gli episodi e ha diretto il pilot e il finale. La serie era stata rifiutata dalle reti broadcast prima che HBO la acquistasse.

In che ordine guardare I Soprano? I Soprano si guarda rigorosamente in ordine cronologico, dalla stagione 1 alla stagione 6. Non ci sono prequel, spin-off o film da intercalare. L’unico film correlato è “The Many Saints of Newark” (2021), prequel sulla gioventù di Tony da guardare dopo la serie.

Cosa significa il finale di I Soprano? David Chase ha confermato nel 2021 che Tony muore: la costruzione alternata di soggettive (Tony vede, il killer vede) e il CUT TO BLACK finale rappresentano la morte vissuta dal punto di vista di Tony. La serie anticipa questo momento con dialoghi su come “non sentirai nulla — e poi il buio”.

Chi è Christopher Moltisanti in I Soprano? Christopher Moltisanti (Michael Imperioli) è il nipote di Tony per via acquisita — figlio della cugina. Aspira a diventare regista mentre sale nella gerarchia criminale. È il personaggio con l’arco più tragico: intelligente, ambizioso, dipendente, sempre in conflitto tra il mondo in cui vive e quello che sogna.

I Soprano è disponibile su Netflix? No. I Soprano non è su Netflix in Italia. La serie è disponibile esclusivamente su Sky e NOW. In altri paesi può essere disponibile su Max (la piattaforma HBO).

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