The Middleman: la serie sci-fi cult del 2008 cancellata troppo presto
Alcune serie non durano abbastanza da esaurirsi.
The Middleman è durata 12 episodi sull’ABC Family nel 2008, è stata cancellata per bassi ascolti, e da allora non ha mai smesso di esserci. Non nel senso del revival o della reunion — nel senso che chi l’ha vista non l’ha dimenticata, e chi l’ha scoperta dopo anni di passa-parola ne è rimasto colpito allo stesso modo. È uno di quei rari casi in cui la brevità non è una mancanza ma quasi una caratteristica: The Middleman è esattamente lunga quanto deve essere, e il fatto che non ci sia una seconda stagione la preserva nell’ambra della prima impressione.
Wendy Watson reclutata da un agente senza nome per combattere zombie lupi mannari con intelligenza artificiale. In dodici episodi. Su ABC Family. È impossibile che avesse successo commerciale, ed è impossibile che non avesse un culto devoto.
Di cosa parla The Middleman: la trama
Wendy Watson — soprannominata “Dubbie” — è una giovane artista con un affitto da pagare, un lavoro temporaneo in un laboratorio di ricerca, e nessun piano a lungo termine. Mentre lavora al laboratorio, un esperimento va storto e Wendy si ritrova faccia a faccia con una creatura tentacolare. Non scappa, non sviene — affronta la situazione con un sangue freddo che impressiona l’uomo che stava cercando di risolvere il problema prima di lei: il Middleman.
Il Middleman (Matt Keeslar) non ha un nome proprio — almeno non uno che venga mai rivelato. È un agente che opera per un’organizzazione segreta incaricata di risolvere situazioni soprannaturali, aliene, o genericamente impossibili che la polizia normale non può gestire. La sua etica è irreprensibile. La sua moralità è da anni ‘50. Non beve, non bestemmia, non mente. In una serie che è tutto ironia postmoderna, il Middleman è un personaggio che prende se stesso completamente sul serio — il che lo rende comico senza che lui se ne accorga.
Wendy viene reclutata perché il Middleman ha bisogno di un partner, e lei ha dimostrato esattamente il tipo di reazione pratica che il lavoro richiede. Il loro rapporto è al centro della serie: due persone con filosofie di vita agli antipodi che imparano a lavorare insieme affrontando casi sempre più assurdi.
Ida (Mary Pat Gleason) è il supporto tecnico dell’organizzazione: un androide che detesta Wendy con ostinata precisione e che fornisce informazioni e risorse con un’efficienza ostile che è tra le cose più divertenti della serie.
Lacey Thornfield (Brit Morgan) è la coinquilina e migliore amica di Wendy — un’artista con principi etici molto ben definiti che devono sopravvivere al fatto che Wendy non può raccontarle nulla di quello che fa davvero.
Noser (Jake Smollett) è il vicino di piano che comunica quasi esclusivamente citando testi di canzoni — un personaggio che sembra un gag e diventa invece una delle presenze più sorprendentemente affettuose della serie.
I fumetti originali di Javier Grillo-Marxuach
The Middleman nasce come fumetto. Javier Grillo-Marxuach — scrittore televisivo noto per aver scritto numerosi episodi di Lost nelle prime stagioni — ha creato la serie a fumetti nel 2005 per Viper Comics, con i disegni di Les McClaine.
Il fumetto è nato come risposta personale alla frustrazione di Grillo-Marxuach con i processi creativi di Hollywood: è un lavoro fatto senza compromessi, senza test di mercato, senza riunioni di produzione. Il risultato è qualcosa di raramente visto nell’intrattenimento mainstream: una narrativa che conosce se stessa così bene da potersi permettere qualsiasi tipo di citazione o riferimento, sicura che il lettore (o lo spettatore) saprà dove guardare.
La serie televisiva è fedele allo spirito del fumetto — il che implica una densità di riferimenti culturali rara in televisione. Un singolo episodio può citare Jack Kirby, Sam Peckinpah, i Ramones e Rossini nello spazio di venti minuti, senza che nessun riferimento sembri forzato. Questo perché Grillo-Marxuach non sta cercando di sembrare colto — sta scrivendo quello che gli piace, per un pubblico che gli piace immaginare.
Il tono: ironia e affetto
La cosa più difficile da replicare in The Middleman è il tono. Non è parodia — la serie non fa il verso ai generi che usa. Non è nemmeno commedia-drammatica nel senso convenzionale. È qualcosa di più preciso: affetto autentico per il materiale di partenza, trattato con un’intelligenza che sa vedere le assurdità senza deriderle.
Il Middleman usa espressioni come “sacre faraone di Memphis” invece di bestemmie — non perché sia un uomo senza emozioni forti, ma perché ha scelto di esprimerle in quel modo. Wendy risponde a questa stranezza non con sarcasmo ma con adattamento: impara a lavorare con lui pur restando se stessa. Questa dinamica è la chiave della serie: due persone molto diverse che si rispettano reciprocamente abbastanza da non cercare di cambiarsi.
Gli episodi usano il genere — zombie, vampiri, gorilla suonatori di chitarra, tentacoli alieni — come struttura su cui appendere storie di amicizia, identità e lavoro. Il soprannaturale è il pretesto, le relazioni umane sono il contenuto. È la stessa logica che rende buone le migliori stagioni di Fringe o di Person of Interest — la trama principale è il veicolo per qualcosa di più intimo.
La cancellazione e il finale a fumetti
ABC Family ha cancellato The Middleman nell’autunno del 2008 dopo una stagione. I motivi ufficiali erano gli ascolti: la serie non raggiungeva il milione di spettatori settimanali, un risultato insufficiente anche per gli standard relativamente bassi di un canale via cavo.
I motivi strutturali erano altri. La serie era pensata per un pubblico che ABC Family non era sicura di avere: adulti che apprezzano l’ironia pop, lo sci-fi da fumetto e le citazioni culturali dense. Il canale era orientato principalmente verso il pubblico adolescente con prodotti più semplici. The Middleman era troppo sofisticata per la collocazione sbagliata, e la trasmissione estiva le aveva negato la visibilità di una stagione regolare.
Il tredicesimo episodio — già scritto ma non prodotto — è stato trasformato da Grillo-Marxuach in un fumetto: “The Middleman: The Doomsday Armageddon Apocalypse” (2009). Il fumetto, disegnato da Les McClaine, chiude le trame aperte della prima stagione in modo genuino — non come compensazione parziale ma come conclusione effettiva.
Questa scelta — trasformare il finale non prodotto in fumetto — ha contribuito a costruire il mito della serie. Non è rimasta sospesa, come molte serie cancellate. Ha una fine. Una fine su carta invece che su schermo, ma una fine.
Il cult following
Oggi, quasi vent’anni dopo, The Middleman ha un fandom attivo che non si è mai disperso.
Le ragioni sono diverse. La serie è disponibile in DVD e su piattaforme digitali, quindi nuovi spettatori la scoprono continuamente. Grillo-Marxuach è presente online — su social media discute spesso di The Middleman, risponde ai fan, mantiene viva la conversazione sulla serie con una costanza che molti creatori non hanno neanche per opere molto più note.
La serie è diventata un riferimento per discussioni sul potenziale non realizzato nella televisione. Viene citata insieme ad altri cult come Firefly (Fox, 2002), Pushing Daisies (ABC, 2007-2009) e Wonderfalls (Fox, 2004) — serie con un’identità molto forte, un pubblico molto fedele, e una vita troppo breve per il mainstream ma troppo densa per essere dimenticata.
Il confronto con Future Man è inevitabile: anche quella serie usa il viaggio nel tempo e la sci-fi comica con lo stesso affetto per il materiale di partenza, lo stesso tono che sa essere assurdo senza essere stupido. Il confronto con Gen V è invece sul piano del supereroe parodiato: anche lì, il genere viene usato per dire qualcosa sulle relazioni e sull’identità dei personaggi, non solo per l’azione.
Gli episodi: struttura e momenti indimenticabili
Ogni episodio di The Middleman segue una formula precisa — Wendy e il Middleman vengono chiamati a risolvere un caso, il caso si rivela più complicato (e più assurdo) di quanto sembrava, e la risoluzione porta sempre a qualche sviluppo nelle relazioni tra i personaggi. È una struttura classica dei procedural americani, portata al limite dell’assurdo.
L’episodio pilota stabilisce il tono in modo impeccabile: il laboratorio, la creatura, il reclutamento di Wendy, il primo briefing nell’ufficio del Middleman con Ida. La velocità del dialogo — le citazioni, i riferimenti, il ritmo — è quella delle migliori screwball comedy degli anni Quaranta, aggiornata alla sensibilità pop degli anni Zero.
Tra gli episodi più memorabili: quello con i gorilla suonatori di chitarra (sì, esattamente quello che sembra) che rimane il caso di studio perfetto per capire il tono della serie. Il Middleman affronta la situazione con lo stesso aplomb con cui affronterebbe qualsiasi altra emergenza. Wendy fa le domande che farebbe chiunque. Il gorilla suona benissimo. Non viene spiegato perché.
L’episodio dedicato alla storia di Ida — dove si scopre di più sul passato dell’androide e sulla sua relazione con i Middlemen precedenti — è il momento in cui la serie mostra le sue ambizioni più serie: usare il soprannaturale per esplorare identità, memoria e lealtà. È la stessa cosa che fanno le migliori stagioni di serie come Fringe o Person of Interest, dove i casi della settimana sono il veicolo per esplorare le biografie dei personaggi principali.
Javier Grillo-Marxuach: il creatore e il suo mondo
Javier Grillo-Marxuach è uno degli scrittori televisivi americani più interessanti della sua generazione — non perché abbia scritto le serie più viste, ma perché ha scritto quelle che i professionisti del settore citano come esempi di come fare le cose bene.
Ha scritto numerosi episodi di Lost nelle prime tre stagioni, contribuendo a costruire la mitologia dell’isola e la complessità dei personaggi. Ha poi lavorato su The 100, la serie distopica Netflix dove era co-executive producer. Ma il lavoro più personale — quello in cui si sente la sua voce in modo non mediato — è The Middleman.
La serie è, tra le altre cose, un documento degli interessi di Grillo-Marxuach: la letteratura pulp americana degli anni Cinquanta, il cinema exploitation, la cultura pop globale. Ogni episodio contiene decine di riferimenti che non vengono mai spiegati — la serie non fa il maestro, non indica dove guardare. O conosci il riferimento e ti diverti doppiamente, o non lo conosci e ti diverti comunque perché il contesto è abbastanza solido da non richiedere la decodifica.
Questo approccio — fidarsi del pubblico — è raro in televisione commerciale. È il motivo per cui The Middleman ha un pubblico di lettori forti oltre che di spettatori casuali: è il tipo di lavoro che vale la pena decostruire.
Il contesto: ABC Family e il paradosso della collocazione sbagliata
The Middleman è stata trasmessa su ABC Family — un canale via cavo americano (oggi rebrandizzato come Freeform) che all’epoca aveva un target demografico di giovani adulti e famiglie, ma con una programmazione principalmente orientata verso il pubblico teen.
Il paradosso è evidente: The Middleman era pensata per adulti che apprezzano l’ironia densa e le citazioni culturali. Non era pensata per quattordicenni che cercano drama adolescenziale. La collocazione su ABC Family era il risultato di un processo produttivo che aveva trovato un canale disposto a comprare la serie, non necessariamente il canale giusto per distribuirla.
Il network televisivo americano degli anni Zero aveva questo problema sistematico: le serie di genere che non erano abbastanza commerciali per i grandi network (NBC, ABC, CBS, Fox) finivano sui canali via cavo dove il pubblico più ristretto ma più coinvolto non sempre coincideva con il target demografico del canale.
Il caso di The Middleman viene citato spesso nelle discussioni sulla distribuzione delle serie di genere come esempio classico di mismatch: un prodotto di qualità nel posto sbagliato. Future Man ha risolto questo problema uscendo direttamente su Hulu, senza il passaggio per la televisione tradizionale — ma nel 2008 quella opzione non esisteva ancora.
Dove vedere The Middleman oggi

The Middleman non è disponibile su Netflix o Disney+.
Opzioni per vederla:
- Apple TV: acquisto dei singoli episodi o dell’intera stagione in digitale
- Amazon Video: disponibile per acquisto o noleggio in alcuni mercati
- DVD: la serie completa è stata pubblicata in DVD negli USA come The Middleman: The Complete Series — facilmente reperibile su Amazon.it in importazione
- Piattaforme di streaming gratuito: in alcuni mercati internazionali la serie compare su piattaforme gratuiti ad-supported
Il fumetto originale di Grillo-Marxuach/McClaine è disponibile in inglese in edizioni raccolte su Amazon. Il finale a fumetti The Doomsday Armageddon Apocalypse è incluso in queste raccolte.
Wendy Watson: il personaggio che mancava alla televisione americana del 2008
La cosa più originale di The Middleman è forse Wendy Watson come protagonista. Nel 2008 le eroine di serie fantascientifiche seguivano pattern piuttosto consolidati: o erano guerriere fisicamente straordinarie (tipo Buffy, o Xena, o la Sidney di Alias), o erano scienziate/hacker con abilità tecnica compensatoria, o erano personaggi ordinari in situazioni straordinarie che dovevano “guadagnarsi” la competenza nel corso della stagione.
Wendy è diversa. Non è straordinariamente forte. Non è una scienziata. Ma non è nemmeno ordinaria nel senso convenzionale: è un’artista — fa arte di qualità, ha un punto di vista sul mondo, pensa per immagini. Il suo valore per il Middleman non è fisico o tecnico ma percettivo: vede le situazioni in modo non convenzionale, e questo è esattamente quello che serve quando il problema è un gorilla che suona chitarra.
Natalie Morales porta Wendy con una naturalezza che rende il personaggio immediatamente riconoscibile senza renderlo un tipo fisso. Wendy è sarcastica ma non cinica, divertita ma non superficiale, capace di emozione autentica senza mai cadere nel sentimentalismo. È un equilibrio raro in televisione — e Morales lo mantiene con un controllo tecnico che la critica dell’epoca ha quasi unanimemente lodato.
Dopo The Middleman, Morales ha continuato a costruire una carriera solida: ruoli ricorrenti in Parks and Recreation come Ann Perkins nella stagione finale, poi White Collar, poi Travis di McGregor. Non è diventata una star mainstream — il che è forse il segno di quanto specifico fosse il suo talento per un certo tipo di racconto.
Ida: l’androide più ostile della televisione americana
Tra i personaggi secondari di The Middleman, Ida (Mary Pat Gleason) merita una menzione specifica. Ida è un androide — letteralmente costruita per supportare il lavoro del Middleman — che esprime ogni forma di supporto con una disapprovazione visibile. Non è ostile in modo comico e bonario come C-3PO. Non è ostile in modo minaccioso come i robot di Westworld. È ostile in modo specificamente personale, come una collega di lunga data che sa di dover sopportarti ma non ha nessuna intenzione di farlo volentieri.
Mary Pat Gleason porta Ida con una coerenza asciutta che è il contrappeso perfetto all’energia di Keeslar e Morales. Ogni scena con Ida è costruita sulla sua riluttanza a essere utile — e sul fatto che alla fine è sempre utile, perché il suo lavoro è questo. È la tensione tra dovere e temperamento resa in forma comica.
Domande frequenti su The Middleman
Di cosa parla The Middleman? Wendy Watson viene reclutata da un agente soprannaturale per risolvere casi impossibili: zombie, alieni, gorilla musicisti. La trama è il pretesto — la serie è in realtà su amicizia e identità.
Perché The Middleman è stata cancellata? Per bassi ascolti su ABC Family nel 2008. La serie non raggiungeva il milione di spettatori a settimana, insufficiente per il canale.
Dove vedere The Middleman in streaming? Su Apple TV per acquisto/noleggio. In DVD come The Complete Series in importazione.
The Middleman è basata su un fumetto? Sì — creata da Javier Grillo-Marxuach per Viper Comics (2005), con disegni di Les McClaine.
The Middleman ha un finale? Il finale non prodotto è diventato un fumetto: “The Doomsday Armageddon Apocalypse” (2009).
Chi è Natalie Morales in The Middleman? Interpreta Wendy “Dubbie” Watson, la protagonista. Dopo la serie ha avuto ruoli in Parks and Recreation e White Collar.
Chi interpreta il Middleman? Matt Keeslar — un agente con un’etica da anni ‘50 e senza bestemmie nel vocabolario.
Quanti episodi ha la serie? 12 episodi trasmessi tra giugno e settembre 2008 su ABC Family.
The Middleman è adatta ai ragazzi? Sì — dai 13 anni in su. Tono comico, violenza quasi assente.
Chi ha creato The Middleman? Javier Grillo-Marxuach — già scrittore di Lost e The 100.
The Middleman è simile ad altre serie? Paragonata spesso a Warehouse 13, Buffy, Men in Black e The X-Files nella versione comica.
C’è un fandom attivo? Sì — Grillo-Marxuach è presente online e la serie viene scoperta continuamente da nuovi spettatori.
Il 2008 in cui The Middleman è andata in onda era anche l’anno di Fringe (Fox, settembre 2008), Pushing Daisies (ABC, seconda stagione) e Dollhouse (in lavorazione). Era un momento di fermento per la sci-fi televisiva americana — e la cancellazione di The Middleman non è stata un incidente isolato ma parte di un pattern in cui le reti non sapevano dove posizionare prodotti che non seguivano le categorie consolidate. I cult di quel periodo condividono tutti questa caratteristica: erano troppo qualcosa per il pubblico generico, e non abbastanza mainstream per i network che li ospitavano.
The Middleman è un promemoria che il gusto non è una questione di numeri. Dodici episodi e un fandom che non è mai scomparso: è più di quanto abbiano la maggior parte delle serie che durano anni. Grillo-Marxuach ha continuato a parlare di The Middleman in ogni intervista degli ultimi quindici anni, mantenendo aperta la porta per un potenziale ritorno che non è ancora arrivato ma che il fandom non ha smesso di sperare. Alcune storie aspettano. Questa è una di quelle. Il Middleman non bestemmia, non mente, non lascia a metà quello che ha cominciato. Wendy ha imparato da lui. E chi ha visto la serie ha imparato da entrambi.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.