The Running Man (2025): trama, cast, Edgar Wright e perché il flop al botteghino è diventato il film dell'anno in streaming
The Running Man inizia con una domanda ovvia: cosa succede quando la televisione smette di fingere di essere intrattenimento e diventa direttamente una macchina per uccidere?
Il 2025 risponde in modo più complicato di quanto ci si aspettasse.
Edgar Wright prende uno dei romanzi più furiosi di Stephen King — scritto in sei giorni febbricosi sotto lo pseudonimo Richard Bachman — e lo trasforma nel suo film più ambizioso e, paradossalmente, più incompreso. The Running Man (2025) ha fallito al botteghino con un incasso globale di circa $69 milioni contro un budget di $110 milioni. Ha ricevuto critiche “middling” con il 62% su Rotten Tomatoes. Poi, quasi in silenzio, è diventato il film più visto su Paramount+ nella primavera del 2026.
La storia di questo film è quella di un’opera che il pubblico in sala non sapeva come guardare, e che il pubblico a casa ha invece capito perfettamente.
Di cosa parla The Running Man (2025): la trama dall’inizio
In un futuro prossimo, l’America è cambiata nei modi che contano davvero. Non ci sono robot, non ci sono catastrofi visibili. Semplicemente, la televisione ha vinto.
The Running Man è il programma più seguito del paese: i partecipanti — chiamati Runners — devono sopravvivere per 30 giorni mentre vengono cacciati da assassini professionisti. Se sopravvivono, vincono. Se vengono catturati, muoiono in diretta davanti a decine di milioni di spettatori. La rete non nasconde niente. È questo che piace al pubblico.
Ben Richards (Glen Powell) è un operaio della classe working-class. Non ha ambizioni particolari, non è un eroe nascosto. Ha una figlia malata e una lista di bollette che non smette di crescere. Quando il carismatico produttore esecutivo Dan Killian (Josh Brolin) gli propone di partecipare allo show, Richards non ha un vero piano B. Accetta.
Da questo punto il film si sdoppia. Da un lato c’è la storia di sopravvivenza di Richards all’interno del gioco. Dall’altro c’è la storia di tutto quello che sta intorno al gioco: i produttori che manipolano le regole, gli spettatori che credono di vedere la verità, i meccanismi che tengono in piedi il sistema. Edgar Wright è molto più interessato a questo secondo livello che al primo.
I cacciatori che Richards affronta nel 2025 non hanno i costumi ridicoli del film del 1987 (nessun Buzzsaw con la motosega, nessun Dynamo che canta operistico mentre lancia fulmini). Sono professionisti, diversificati, credibili. Tra loro Katy O’Brian in un ruolo fisicamente devastante. Il film vuole che tu li prenda sul serio come sistema, non come personaggi sopra le righe.
Il cast: Glen Powell, Josh Brolin e un ensemble costruito per colpire
Glen Powell è arrivato a The Running Man sulla scia di Top Gun: Maverick (2022), Hit Man (2024) e Anyone But You (2023). L’industria aveva deciso che era la nuova star d’azione americana, e Paramount ha investito $110 milioni su questa scommessa.
Il risultato è più sfumato di quello che ci si aspettava da un blockbuster natalizio. Powell non gioca sull’ironia muscolare di Schwarzenegger nel 1987. Ben Richards è stanco, non eroico. È un personaggio che non vuole essere lì, che sa di non avere scelta, e che sopravvive per testardaggine più che per competenza soprannaturale. È una performance che funziona meglio su schermo piccolo, dove la dimensione intima è più valorizzata.
Josh Brolin come Dan Killian è probabilmente il punto più alto del film. Killian non è un villain cartoonesco: è convinto di fare un servizio pubblico. Il pubblico vuole The Running Man, lui lo fornisce. Se qualcuno muore, è perché qualcun altro stava guardando. La logica è impeccabile e orribile allo stesso tempo. Brolin la abita con la stessa tranquillità con cui potrebbe interpretare un CEO di una tech company.
Il resto del cast — William H. Macy, Lee Pace, Michael Cera, Colman Domingo, Emilia Jones — costruisce un mondo intorno ai due protagonisti. Cera in particolare, in un ruolo che non ci si aspetta da lui, è una delle sorprese più efficaci del film.
Edgar Wright alla regia: un mismatch creativo o un’evoluzione necessaria?
Edgar Wright ha costruito la sua carriera sul montaggio iperbolico, sulla sincronizzazione musica-immagine, sull’uso del genere come specchio della realtà quotidiana. Shaun of the Dead è un film sugli zombie che parla di crescere. Hot Fuzz è un action movie di polizia che parla di conformismo. Baby Driver è un heist movie che vive o muore sulla sua colonna sonora.
The Running Man è il suo primo film in cui il soggetto è già così esplicitamente politico che non c’è bisogno di un secondo strato. La distopia mediatica di King non ha bisogno di essere trasformata in metafora — è già una metafora funzionante.
Questo crea un problema stilistico che il film non risolve mai del tutto. Wright porta il suo ritmo visivo, la sua musica, i suoi virtuosismi di montaggio — ma in un contesto in cui la corsa adrenalinica e la critica sociale entrano in tensione invece di amplificarsi. In Shaun of the Dead gli zombi erano sia una minaccia reale che una metafora dell’apatia: le due cose funzionavano insieme. In The Running Man i killer sono sia una minaccia reale che una metafora del consumo mediatico — ma il tono di Wright tende verso il primo livello, lasciando il secondo più enunciato che incarnato.
Il risultato è un film che è meglio di come è stato ricevuto in sala, ma che non è completamente il film che poteva essere.
Il romanzo di Stephen King e il film del 1987: due versioni diverse della stessa paura
Per capire il 2025 bisogna capire da dove viene.
Stephen King scrisse The Running Man in sei giorni nel 1982, sotto il pseudonimo Richard Bachman. Era un esercizio di velocità e furia. Il romanzo è molto più cupo e disperato di qualsiasi sua trasposizione filmica: Richards nel libro è un uomo al limite, in un futuro dove la televisione ha sostituito ogni altra forma di struttura sociale, e la sua partecipazione al programma è un atto di ribellione mascherato da disperazione.
Il film del 1987, diretto da Paul Michael Glaser con Arnold Schwarzenegger, non aveva la minima intenzione di fedeltà al tono. Richards diventava un poliziotto ingiustamente accusato di un massacro, i cacciatori avevano costumi da opera buffa (Buzzsaw con la motosega, Subzero sul ghiaccio, Dynamo che cantava opera, Fireball con il lanciafiamme), e Richard Dawson — all’epoca famoso conduttore americano — interpretava il presentatore Damon Killian come una versione appena esagerata di se stesso. Era camp puro, e funzionava perfettamente come tale. È un film che il 1987 ha amato e che il tempo ha trasformato in cult.
Il 2025 si posiziona a metà: più vicino al romanzo nella motivazione del protagonista (Richards entra volontariamente per necessità economica, non per ingiustizia subita), più vicino al 1987 nella struttura da blockbuster e nella presenza di sequenze d’azione spettacolari. Non è abbastanza oscuro per soddisfare i fan del libro, non è abbastanza camp per soddisfare i fan del 1987. Da qui la divisione.
Critica, botteghino e la seconda vita in streaming
Novembre 2025. The Running Man esce nelle sale americane il 14 novembre e in quelle britanniche il 12 novembre. Il weekend di apertura è deludente. La seconda settimana peggiora, con un calo del 70%. Alla fine dell’estate il film ha incassato circa $69 milioni in tutto il mondo contro un budget dichiarato di $110 milioni.
Su Rotten Tomatoes: 62% dalla critica, 78% dal pubblico. Su IMDb: 6.4. La critica parla di “pacing issues”, di un film che non sa decidere cosa vuole essere. Il pubblico è più clemente ma non abbastanza entusiasta da salvare le casse.
Poi succede qualcosa di interessante.
Quando The Running Man arriva su Paramount+ — il servizio streaming di Paramount Pictures — inizia a circolare diversamente. Il passaparola digitale che non si era attivato in sala trova improvvisamente le condizioni per funzionare. Per marzo 2026 il film è il titolo #1 su Paramount+ negli Stati Uniti, con performance simili in diversi mercati europei.
È un fenomeno che ricorda quello di altri film recenti: opere che il sistema distributivo tradizionale non sapeva collocare e che lo streaming ha saputo valorizzare. In sala The Running Man era un blockbuster che sembrava troppo piccolo; sul divano è un thriller di fantascienza con ambizioni che emergono in modo più naturale.
The Running Man 1987 vs 2025: il camp contro la critica
Il film del 1987 diretto da Paul Michael Glaser è diventato un classico del cinema camp per ragioni specifiche. Arnold Schwarzenegger vi interpreta Ben Richards come un personaggio invincibile e ironico — la versione action-hero di un uomo che dovrebbe essere ordinario. I cacciatori — Buzzsaw con la motosega a catena, Subzero sul ghiaccio, Dynamo che canta operistico mentre lancia fulmini, Fireball con il lanciafiamme, Captain Freedom interpretato da Jesse Ventura — sono figure di wrestling elevate a personaggi televisivi.
Il conduttore dello show nel 1987 era Damon Killian, interpretato da Richard Dawson — all’epoca famoso conduttore del Family Feud americano, che portava alla performance tutta la sua esperienza di vero entertainer televisivo. Il risultato era un cortocircuito: Dawson non stava recitando un conduttore malvagio. Stava recitando se stesso con la maschera del cattivo, e quella vicinanza rendeva il personaggio molto più inquietante di qualsiasi finzione pura.
Il 2025 non può replicare questo meccanismo perché Josh Brolin non è un conduttore televisivo reale. Dan Killian è un personaggio costruito, non un’estensione ironica di un’identità pubblica esistente. È la differenza fondamentale tra i due film: il 1987 poteva essere camp perché coinvolgeva persone che erano già personaggi pubblici che giocavano con la propria immagine. Il 2025 deve costruire tutto da zero con attori professionisti.
Il 2025 compensa con la riflessione sulla produzione televisiva — mostrando non solo il gioco ma il dietro le quinte, i produttori che manipolano le narrative, i registi che decidono quali angolazioni servono per massimizzare l’emozione del pubblico. È una critica più sofisticata al sistema mediatico, anche se meno viscerale del camp puro del 1987.
Il finale di The Running Man (2025) spiegato
Senza entrare in dettagli che rovinerebbero l’esperienza, il finale del 2025 è più soddisfacente rispetto al 1987 proprio perché lavora sul meccanismo invece che sul singolo eroe.
Richards non vince solo sopravvivendo. Vince smontando la finzione che teneva in piedi il gioco. La rivelazione che colpisce il pubblico dello show — non quello della sala cinematografica, ma quello interno alla storia — è il cuore del film. Dan Killian non viene sconfitto da un pugno o da un’esplosione. Viene sconfitto da quello che il suo stesso show ha sempre promesso: la verità.
È un finale che parla di spettatori oltre che di sopravvivenza. Ed è probabilmente per questo che funziona meglio a casa, dove siamo già in quella posizione.
Dove vedere The Running Man (2025) in Italia
The Running Man (2025) è disponibile per il noleggio e acquisto digitale su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play Movies / YouTube Movies in Italia.
Nei paesi dove è attivo Paramount+ (inclusa l’Italia attraverso le partnership Sky), il film è disponibile nel catalogo della piattaforma. In alternativa, è acquistabile in formato digitale a partire da marzo 2026, con uscita del Blu-ray negli Stati Uniti datata 3 marzo 2026.
The Running Man e altri film distopici: il confronto necessario
The Running Man si inserisce in una tradizione cinematografica di distopie mediali che in Italia ha trovato un pubblico fedele.
Idiocracy (2006) di Mike Judge — un’altra satira americana sulla televisione e il declino culturale che ha trovato più fortuna sul lungo periodo che all’uscita — condivide con il 2025 la logica del sistema che premia la stupidità come prodotto di consumo. Entrambi i film parlano di un pubblico che ottiene esattamente quello che ha scelto di volere.
Snowpiercer lavora sullo stesso schema di classe e sopravvivenza: un sistema chiuso, regole imposte dall’alto, la violenza come unico linguaggio possibile tra chi ha e chi non ha.
Last Action Hero (1993) — in cui Schwarzenegger compare già come meta-commento sul suo stesso mito — è in qualche modo il film che il 1987 avrebbe potuto diventare se si fosse preso meno sul serio. Il 2025 è il film che il 1987 avrebbe potuto diventare se si fosse preso più sul serio.
Per esplorare il filone distopico nel suo insieme, la nostra analisi sulla distopia nel cinema copre il genere in modo sistematico, dalle origini alle produzioni più recenti.
Domande frequenti su The Running Man (2025)
The Running Man (2025) di cosa parla? In un futuro distopico, The Running Man è il programma TV più seguito d’America: i partecipanti devono sopravvivere 30 giorni mentre vengono cacciati da assassini professionisti. Ben Richards (Glen Powell), operaio disperato, accetta di partecipare per pagare le cure alla figlia malata. La storia è ispirata al romanzo di Stephen King del 1982.
Chi ha diretto The Running Man (2025)? Edgar Wright, il regista britannico noto per Shaun of the Dead, Hot Fuzz, Scott Pilgrim vs. the World e Baby Driver. The Running Man è il suo primo grande film d’azione hollywoodiano con budget da $110 milioni, co-scritto con Michael Bacall.
The Running Man (2025) è basato su un romanzo? Sì. È la seconda trasposizione del romanzo The Running Man (1982) di Stephen King, pubblicato sotto il pseudonimo Richard Bachman. Il libro è molto più cupo e politico di entrambi i film. La prima trasposizione risale al 1987 con Arnold Schwarzenegger.
Come finisce The Running Man (2025)? Richards riesce a sopravvivere ai 30 giorni rivelando la corruzione dietro il programma. La produzione del reality show viene smascherata al pubblico, ribaltando il rapporto tra spettatori e spettacolo. Il finale è più soddisfacente rispetto al 1987, più vicino allo spirito del romanzo di King.
Differenze tra The Running Man 2025 e il film del 1987 con Schwarzenegger Il 1987 era un action camp con Schwarzenegger poliziotto ingiustamente accusato e killer in costume ridicoli (Buzzsaw, Subzero, Dynamo). Il 2025 è più fedele al romanzo: Richards è un civile che partecipa volontariamente per necessità economica, il tono è più drammatico e satirico, e la critica ai media è centrale invece che decorativa.
Perché The Running Man (2025) ha fallito al botteghino? Budget $110 milioni, incasso globale circa $69 milioni: un flop significativo. Le cause: marketing che non ha comunicato chiaramente il tono del film, aspettative disallineate (il pubblico si aspettava un action movie puro, Wright ha consegnato una satira ibrida), e una concorrenza forte nel novembre 2025.
The Running Man (2025) dove si vede in streaming? The Running Man (2025) è disponibile su Paramount+ nei paesi dove il servizio è attivo. In Italia è disponibile per il noleggio digitale su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play Movies. Il film è diventato #1 su Paramount+ nella primavera 2026.
Glen Powell in The Running Man: chi è Ben Richards? Ben Richards è un operaio di classe working-class che entra nel programma The Running Man per disperazione economica, non per scelta. Powell lo interpreta come un personaggio ordinario travolto da una situazione straordinaria — lontano dallo stereotipo dell’action hero invincibile.
Josh Brolin in The Running Man: chi è Dan Killian? Dan Killian è il produttore esecutivo di The Running Man, il vero antagonista del film. Brolin lo interpreta come un uomo di potere affascinante e senza scrupoli, convinto che il pubblico abbia sempre ragione. Il personaggio nel 1987 era Richard Dawson (a se stesso, famoso conduttore TV).
The Running Man (2025) ha una scena dopo i titoli di coda? No, The Running Man (2025) non ha scene post-credits. Il film si chiude con la risoluzione della storia principale senza setup per eventuali sequel.
The Running Man 2025 è fedele al romanzo di Stephen King? Più del 1987, ma non completamente. Il 2025 mantiene la motivazione economica di Richards e il tono di critica mediatica del libro. King scrisse il romanzo come Richard Bachman in sei giorni nel 1982: è un testo molto più feroce di entrambi i film.
The Running Man (2025) ha una scena dopo i titoli di coda? No, The Running Man (2025) non ha scene post-credits. Il film si chiude con la risoluzione della storia principale senza setup per eventuali sequel.
Chi sono i killer di The Running Man (2025)? A differenza del 1987 con i costumati Buzzsaw, Subzero e Dynamo, il 2025 presenta assassini più realistici e diversificati. Katy O’Brian interpreta una delle cacciatrici principali. Il film riduce l’elemento camp del 1987 a favore di un’estetica più credibile e inquietante.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.