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Be Water: il documentario su Bruce Lee che racconta la lotta contro il razzismo di Hollywood

Il film di Bao Nguyen che usa le parole di Bruce Lee per spiegare la vera storia dietro la leggenda
2020 ⭐ 8.0/10
Be Water: il documentario su Bruce Lee che racconta la lotta contro il razzismo di Hollywood
Anno 2020
Regia Bao Nguyen
Generi Documentario, Biografia
Cast Bruce Lee, Shannon Lee, Linda Lee Cadwell, Dan Inosanto, Kareem Abdul-Jabbar

C’è una battuta famosa che Bruce Lee disse a Pierre Berton in un’intervista televisiva canadese del 1971.

Berton gli chiese se si considerasse cinese o americano. Lee esitò un momento, poi rispose: “Sai, è una domanda difficile per me. Sono nato a San Francisco, ma cresciuto a Hong Kong. Sono cinese per stirpe. Ma mi sono formato in America e penso in inglese e in cantonese allo stesso modo.” Poi aggiunse, con la semplicità che aveva nelle cose più vere: “Sono un essere umano.”

Be Water (2020) inizia da quella risposta e non la lascia andare per 104 minuti. Diretto da Bao Nguyen, documentario della serie ESPN 30 for 30, è il ritratto più onesto e politicamente consapevole mai realizzato su Bruce Lee.

Di cosa parla Be Water: il documentario dall’inizio

La struttura di Be Water segue la vita di Bruce Lee cronologicamente, ma con un’angolazione precisa: non è una biografia di ammirazione. È una storia di resistenza.

Il film comincia dall’infanzia di Lee a Hong Kong — figlio di un padre attore di opera cantonese, cresciuto in una città allora ancora sotto dominio britannico coloniale. Un bambino di famiglia mixed-race (suo nonno materno era inglese) che già nella prima infanzia viveva la complessità dell’identità ibrida.

Poi il trasferimento negli USA a 18 anni, il college a Seattle, la decisione di restare in America. L’apertura delle prime scuole di arti marziali. Il matrimonio con Linda Emery (poi Linda Lee Cadwell). La nascita di Brandon.

Il film dedica ampio spazio al periodo che la mitologia popolare tende a saltare: gli anni del silenzio americano, dal 1967 al 1971. Dopo The Green Hornet (/green-hornet-serie/), Lee cercò di sfondare come protagonista a Hollywood. Non ci riuscì. Le porte si chiusero sistematicamente, nel modo educato ma definitivo con cui il razzismo sistemico opera: non con insulti, ma con regole non scritte e decisioni “di mercato”.

Il caso più emblematico è quello della serie Kung Fu (1972). Lee aveva sviluppato il concept. Si aspettava la parte. Il ruolo fu assegnato a David Carradine — attore bianco.

La filosofia del Jeet Kune Do come metafora politica

Be water, my friend.

L’audio originale dell’intervista di Bruce Lee a Pierre Berton — quella del 1971, ancora disponibile nelle registrazioni originali — è il cuore sonoro del film. Lee spiega la filosofia del Jeet Kune Do:

“Svuota la tua mente. Sii amorfo, senza forma, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, diventa la tazza. Se la metti in una bottiglia, diventa la bottiglia. Se la metti in una teiera, diventa la teiera. L’acqua può scorrere, o può colpire. Sii come l’acqua, amico mio.”

Bao Nguyen usa questa citazione come chiave interpretativa per tutta la storia di Lee. L’adattabilità — la capacità di non fissarsi in una forma — non era solo una filosofia di combattimento. Era una strategia di sopravvivenza per un uomo che non rientrava in nessuna delle categorie che l’America degli anni ‘60 aveva disponibili.

Lee non era abbastanza americano per Hollywood. Non era abbastanza cinese per Hong Kong tradizionale. Non era abbastanza asiatico in modo stereotipato per i ruoli disponibili per attori asiatici. Era se stesso — e questo, nel 1968, era un problema.

Shannon Lee e Linda Lee Cadwell: la prospettiva della famiglia

Le interviste con Shannon Lee (figlia di Bruce, fondatrice della Bruce Lee Foundation) e Linda Lee Cadwell (moglie di Lee, che lo conobbe quando lei aveva 16 anni in un corso di arti marziali a Seattle) sono il materiale più prezioso del documentario.

Shannon Lee parla di suo padre con una franchezza insolita per i tributi celebrativi: racconta delle frustrazioni, dell’impazienza, della determinazione a volte opprimente di Lee. Non mitizza — capisce. Sa che la leggenda ha spesso coperto l’uomo.

Linda Lee Cadwell racconta di un marito che era ossessionato dal lavoro, che si svegliava alle 5 di mattina per allenarsi, che aveva una certezza quasi spaventosa nella propria missione. Ma anche di un uomo che amava sua figlia, che cucinava, che era profondamente devoto alla famiglia.

Le due donne danno al documentario qualcosa che i filmati di archivio non possono dare: l’intimità. La scala umana.

Dan Inosanto e Kareem Abdul-Jabbar: gli allievi come testimoni

Dan Inosanto — il migliore amico di Lee, il suo più stretto collaboratore nell’insegnamento del Jeet Kune Do, il compagno di allenamento che appare nella sequenza originale della pagoda in Game of Death (/game-of-death-1978/) — è il testimone più importante della pratica quotidiana.

Inosanto racconta di sessioni di allenamento che duravano ore, di Lee che sperimentava continuamente, che andava avanti e indietro tra sistemi diversi cercando di trovare la cosa vera al di là di ogni sistema. Il Jeet Kune Do non era una dottrina fissa — era un processo perpetuo.

Kareem Abdul-Jabbar — la guardia del corpo al piano più alto della pagoda di Game of Death, il campione NBA che fu allievo di Lee per anni — porta la prospettiva di un grande atleta di fronte a un altro grande atleta. Abdul-Jabbar descrive Lee come “il più completo combattente che abbia mai incontrato” ma anche come un intellettuale genuinamente curioso, che leggeva filosofia, che studiava psicologia, che cercava di capire perché le cose funzionavano prima ancora di come.

Il razzismo sistemico di Hollywood: Be Water non lo nasconde

Una delle scelte più coraggiose di Be Water è quella di nominare esplicitamente ciò che i biografi precedenti avevano spesso attenuato: il razzismo sistemico che bloccò la carriera americana di Bruce Lee.

Non si trattava di aneddoti isolati o di individui malvagi. Era il sistema. Hollywood aveva un’immagine del protagonista cinematografico — bianco, di solito anglosassone — e un’immagine del personaggio asiatico in quel sistema: servi, villain esotici, sidekick comici, minacce senza volto.

Lee non rientrava in nessuno di questi ruoli. Voleva interpretare personaggi complessi, protagonisti con vita interiore, eroi che non erano definiti dalla loro etnicità. Era esattamente quello che Hollywood non era preparata a offrire a un attore asiatico nel 1968.

Il caso di Kung Fu è il più flagrante, ma non è l’unico. Be Water documenta le audizioni fallite, le promesse non mantenute, i ruoli che sembravano possibili e poi svanivano. E documenta come Lee elaborò quella frustrazione: non in amarezza (o non solo), ma in una determinazione ancora più intensa a costruire qualcosa di proprio, fuori dal sistema che lo escludeva.

Quella determinazione lo portò a Hong Kong. E Hong Kong cambiò tutto.

Il ritorno a Hong Kong e la trasformazione in leggenda

La seconda parte di Be Water segue Lee dopo la decisione di accettare il contratto di Golden Harvest nel 1971. È il momento in cui la storia accelera.

The Big Boss (/the-big-boss/) fu un successo clamoroso. Fist of Fury (/fist-of-fury/) ancora di più. The Way of the Dragon (/the-way-of-the-dragon/) fu il momento in cui Lee divenne autore completo. E poi Enter the Dragon (/enter-the-dragon/) — la coproduzione Warner Bros. che finalmente gli dava il mercato internazionale che cercava.

Ma il film non celebra solo il successo. Racconta anche la pressione: il controllo impossibile della propria immagine pubblica, le aspettative gigantesche che pesavano su ogni nuova produzione, il lavoro fisico che aveva lasciato a Lee problemi di salute mai pienamente compresi.

E poi il 20 luglio 1973.

Il finale del documentario: cosa rimane

Be Water si chiude con la morte di Lee e con una riflessione sull’eredità. Non è una conclusione trionfante — non può esserlo. Ma non è nemmeno una conclusione triste.

Shannon Lee, nelle ultime interviste, parla di suo padre come di qualcuno che stava cambiando il mondo cinematografico americano — lentamente, con ogni film, con ogni performance. Che non avrebbe mai smesso di farlo. Che la morte a 32 anni non fu la fine di quell’impatto.

Be Water non è un film su Bruce Lee il mito. È un film su Bruce Lee l’uomo — con tutti i suoi limiti, le sue ossessioni, le sue frustrazioni. Ed è esattamente per questo che è il documentario su Bruce Lee che vale più la pena vedere.

Bao Nguyen come regista: la prospettiva asiatico-americana

Un elemento non banale di Be Water è che il regista è Bao Nguyen — vietnamita-americano, figlio di rifugiati, cresciuto negli USA. Il punto di vista è quello di qualcuno che capisce la doppia appartenenza dall’interno.

Nguyen ha dichiarato esplicitamente che la storia di Bruce Lee è anche la storia della sua comunità — degli asiatico-americani che hanno costruito identità in un paese che spesso non li vedeva come pienamente americani. La frase “be water” non è solo una filosofia di arti marziali: è una strategia di sopravvivenza che molti asiatico-americani riconoscono come propria.

Questa prospettiva dà al documentario una profondità politica che va oltre la biografia. Be Water è uscito nel 2020 — un anno in cui la conversazione sul razzismo negli Stati Uniti era particolarmente intensa. Il momento ha amplificato la risonanza del film.

Dove vedere Be Water in Italia

Be Water è disponibile su:

  • Disney+ — trasmesso originalmente su ESPN, poi distribuito attraverso Disney+
  • Apple TV / Amazon Prime Video — noleggio e acquisto digitale in alcuni mercati
  • Piattaforme di contenuto documentaristico — verificare JustWatch per la disponibilità aggiornata in Italia

Per trovare la disponibilità su tutte le piattaforme italiane, consultare JustWatch.

Confronto con altri documentari su Bruce Lee

DocumentarioAnnoFocusDisponibilità
Be Water2020Lotta contro razzismo HollywoodDisney+
I Am Bruce Lee2012Eredità e influenza culturaleStreaming
Bruce Lee: A Warrior’s Journey2000Footage originale Game of DeathDVD/digitale
The Legend of Bruce Lee2010Biopic televisivoLimitata

Domande frequenti

Di cosa parla Be Water (2020)? Be Water è un documentario ESPN 30 for 30 che racconta la vita di Bruce Lee, con focus sulla sua lotta contro il razzismo sistemico di Hollywood e sulla ricerca di autonomia creativa in un’industria che non era pronta per un protagonista asiatico.

Come finisce Be Water? Il documentario si conclude con la morte di Lee nel luglio 1973 e con la riflessione sull’eredità che ha lasciato — come artista e come asiatico-americano che ha combattuto la discriminazione. Il finale è sia malinconico che affermativo.

Chi ha diretto Be Water? Bao Nguyen, regista vietnamita-americano. Il film debuttò al Sundance Film Festival 2020 e fu trasmesso su ESPN il 7 giugno 2020.

Dove vedere Be Water in streaming in Italia? Disponibile su Disney+ e in alcuni mercati su Apple TV e Amazon Prime Video. Consultare JustWatch per la disponibilità aggiornata.

Chi parla in Be Water? Shannon Lee (figlia), Linda Lee Cadwell (moglie), Dan Inosanto (collaboratore), Kareem Abdul-Jabbar (allievo). Usa ampiamente audio di interviste originali di Lee.

Cosa significa “be water my friend”? “Sii come l’acqua, amico mio” è la filosofia del Jeet Kune Do di Bruce Lee: adattarsi invece di resistere, non avere forma fissa ma prendere la forma di ogni situazione. L’acqua può scorrere o colpire.

Be Water ha vinto premi? Molto apprezzato al Sundance 2020. Ha ricevuto nomination per premi della Television Critics Association e dell’NAACP Image Awards.

In che ordine vedere i contenuti su Bruce Lee? Cronologicamente: The Green Hornet (TV, 1966-67) → The Big Boss (1971) → Fist of Fury (1972) → The Way of the Dragon (1972) → Enter the Dragon (1973) → Game of Death (1978). Per capire l’uomo: Be Water è il miglior punto di partenza. Guida: Bruce Lee — Filmografia.

Quanto dura Be Water? Circa 104 minuti — una durata estesa che riflette la complessità della storia raccontata.

Be Water è diverso da altri documentari su Bruce Lee? Sì. Si distingue per il focus sulla dimensione politica e razziale — la lotta di Lee come asiatico-americano — piuttosto che sulla sola eccellenza fisica. La prospettiva del regista asiatico-americano Bao Nguyen dà al film una profondità che i documentari precedenti non avevano.

Be Water è adatto ai bambini? Sì, con supervisione. Documentario biografico senza contenuti violenti o espliciti. Consigliato dai 12 anni in su.

Be Water è disponibile in italiano? La disponibilità del doppiaggio dipende dalla piattaforma. Su Disney+ potrebbero esserci sottotitoli italiani. Verificare al momento della ricerca.


Be Water e il Sundance 2020: il momento del film

Be Water uscì in un momento politico particolare.

Il documentario debuttò al Sundance Film Festival nel gennaio 2020. Fu trasmesso su ESPN il 7 giugno 2020 — circa due settimane dopo la morte di George Floyd, nel mezzo delle proteste più intense degli ultimi decenni per i diritti civili negli Stati Uniti.

Il film racconta la lotta di un uomo di colore contro il razzismo sistemico di un’industria — Hollywood — che costruiva regole implicite per chi poteva essere un protagonista e chi no. In quel preciso momento storico, la risonanza era inevitabile.

Bao Nguyen, il regista, è vietnamita-americano. La sua prospettiva non è quella di un osservatore esterno — è quella di qualcuno che ha navigato le stesse correnti di aspettative e categorie che Lee aveva affrontato mezzo secolo prima. Be Water è un atto personale oltre che un documentario.

La stampa americana notò quella convergenza: qui c’è la storia di un asiatico-americano che si batteva contro le stesse strutture che nel 2020 erano di nuovo al centro del dibattito pubblico. La tempistica non era calcolata — Nguyen aveva prodotto il film prima che il contesto sociale cambiasse così rapidamente — ma il risultato fu un film che sembrava scritto per quel momento.

Le registrazioni originali: la voce di Bruce Lee

Uno degli elementi che distingue Be Water dai documentari precedenti è l’uso estensivo di registrazioni audio originali di Bruce Lee.

Lee era abituato a tenere registrazioni dei propri pensieri — interviste, meditazioni filosofiche, note sull’allenamento. Bao Nguyen ha accesso a questo materiale attraverso la collaborazione con la Bruce Lee Foundation e con Shannon Lee, la figlia. Il risultato è un documentario in cui, letteralmente, si sente la voce di Bruce Lee spiegare la propria filosofia.

Quelle registrazioni rivelano un intellettuale. Lee non parlava solo di arti marziali — parlava di identità, di adattabilità, di rifiuto delle categorie precostituite. “Sii come l’acqua, amico mio” non è una frase inventata per un’intervista: è la formulazione concisa di una filosofia che Lee aveva sviluppato per anni, quella del Jeet Kune Do applicato non solo al combattimento ma alla vita.

Sentire Lee in Be Water — non una rappresentazione, non un attore, ma la voce reale — dà al documentario una credibilità che i biopic fictionali non possono avere. Questo è il contributo più prezioso del film alla comprensione di chi fosse davvero Bruce Lee.

Il razzismo di Hollywood: i dettagli che Be Water documenta

Be Water è specifico dove altri documentari erano vaghi. Documenta, con testimonianze e archivi, i meccanismi precisi attraverso cui Hollywood manteneva le proprie barriere.

Il caso di Kung Fu (1972) è il più noto. Lee aveva proposto l’idea di una serie televisiva su un maestro di kung fu nel West americano — praticamente il format di Kung Fu. Gli studi accettarono l’idea e assegnarono il ruolo principale a David Carradine, un attore bianco che non praticava arti marziali. La spiegazione ufficiale fu che il pubblico americano non avrebbe accettato un protagonista asiatico.

Lee ricevette questa notizia come la conferma definitiva che Hollywood non avrebbe mai offerto quello che lui meritava. Tornò a Hong Kong, dove divenne la star più pagata dell’industria del cinema asiatico in meno di due anni.

Be Water documenta anche il contratto per Enter the Dragon — la coproduzione Warner Bros. che sembrò finalmente aprire le porte americane. Ma anche lì, il film era concepito come un progetto americano con un protagonista asiatico, non come un film di Bruce Lee che capitava di essere distribuito da una major. La distinzione era sottile ma reale.

Lee morì prima di vedere se quella porta si sarebbe aperta o sarebbe rimasta socchiusa. Be Water tiene la domanda aperta — e in quello spazio sospeso trova la sua forza emotiva.

Dove posizionare Be Water nel percorso di conoscenza di Bruce Lee

Be Water non richiede di aver visto i film di Bruce Lee per essere apprezzato — ma acquista profondità se si arriva con qualche conoscenza del lavoro.

Il percorso consigliato:

  1. Enter the Dragon — il film più accessibile e il più internazionale. Il punto di ingresso nei film originali.
  2. Be Water — per capire l’uomo dietro il personaggio. Da vedere subito dopo il film, per mettere in prospettiva cosa stesse cercando di costruire.
  3. The Way of the Dragon e Fist of Fury — per vedere Lee con il pieno controllo del proprio lavoro.
  4. I Am Bruce Lee — per capire l’eredità, le voci di chi ne è stato influenzato.
  5. Bruce Lee — Filmografia Completa — per la guida completa a tutto il corpus.

Esplora la filmografia completa di Bruce Lee: The Big Boss, Fist of Fury, The Way of the Dragon, Enter the Dragon, Game of Death, The Green Hornet. Guida completa: Bruce Lee — Filmografia.

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