Fushigi no Kuni no Alice – Alice nel Paese delle Meraviglie: l'anime del 1983 con Cristina D'Avena
Nel paese delle meraviglie, là dove il sogno è realtà…
Se sei cresciuto in Italia negli anni Ottanta o Novanta, quelle prime note le riconosci subito. La sigla di Fushigi no Kuni no Alice — l’anime giapponese del 1983 su Alice nel Paese delle Meraviglie — era cantata da Cristina D’Avena, e per una generazione intera è stata il suono di un pomeriggio di sabato su Italia 1. L’Alice animata di Nippon Animation non era la versione Disney — era qualcosa di più fedele, più strano, e in certi momenti più vicina al caos autentico di Lewis Carroll.
Fushigi no Kuni no Alice (ふしぎの国のアリス) — letteralmente “L’Alice del misterioso Paese” — fu trasmessa in Giappone su TV Tokyo da ottobre 1983 a marzo 1984. Cinquantadue episodi che coprivano entrambi i libri di Carroll: Alice’s Adventures in Wonderland (1865) e Through the Looking-Glass (1871). Una copertura del testo originale che nessun altro adattamento mainstream aveva osato fare — né Disney nel 1951, né Burton nel 2010.
In Italia arrivò nel 1986 su Italia 1 e non se ne andò più.
Di cosa parla Fushigi no Kuni no Alice (1983): la trama episodio per episodio
La struttura della serie segue fedelmente quella dei romanzi di Carroll: Alice segue un Bianconiglio, cade nella tana, e si trova in un Paese delle Meraviglie dove la logica ordinaria non vale. Ma con 52 episodi a disposizione — contro i 75 minuti di Disney — l’anime può permettersi di rallentare, di esplorare ogni capitolo del libro, di costruire i personaggi con più respiro.
I primi episodi seguono il primo romanzo: il bere e il mangiare che fanno cambiare le dimensioni di Alice, il mar di lacrime, la Corsa del Caucus, il Brucaliffo sul fungo, la casa della Duchessa con il bambino che diventa un maiale, il Gatto del Cheshire, la festa del tè del Cappellaio Matto e della Lepre Marzolina.
Già in questa fase l’anime include personaggi che Disney aveva tagliato. La Duchessa — con il suo bambino e il suo cuoco — è presente. La sua scena non è solo comica: c’è un’amarezza sottostante nel modo in cui tratta il bambino, che Carroll usava come satira dei modi adulti di relazionarsi con l’infanzia.
Il Processo alla fine del primo romanzo — in cui Alice viene accusata dalla Regina di Cuori davanti a una corte di testimoni assurdi — è uno degli episodi più memorabili della serie. Carroll qui stava satirizzando il sistema legale vittoriano; l’anime lo tratta con una fedeltà al testo che molte versioni live-action non raggiungono.
Gli episodi successivi si spostano sul secondo libro, Through the Looking-Glass. Il Mondo del Rovescio — in cui tutto funziona al contrario (si corre per restare fermi, si mangia la torta prima di dividerla) — è reso visivamente in modo semplice ma efficace. La struttura a scacchi del secondo romanzo — dove Alice avanza come un pedone su una scacchiera gigante attraverso vari incontri — è preservata nell’anime in modo che non molti adattamenti hanno fatto.
Humpty Dumpty — eliminato da Disney — appare nella serie con il suo dialogo filosofico sul significato delle parole: “Quando io uso una parola, quella parola significa esattamente quello che voglio che significhi. La domanda è chi comanda.” Un dialogo sul potere del linguaggio che Carroll scrisse nel 1871 e che ha guadagnato rilevanza ogni decennio.
La Tartaruga Mock e il Grifone — anch’essi esclusi da Disney — hanno i loro episodi nell’anime. La Tartaruga Mock è un personaggio malinconico, ex-tartaruga-vera ora di pietra, che insegna le discipline scolastiche sotterranee (Leggere, Scrivere, e “Attorcigliamento”). È uno dei momenti in cui Carroll era più chiaramente satirico sul sistema educativo vittoriano, e l’anime lo rende con una leggerezza che preserva il sarcasmo sottostante.
La coproduzione giapponese-tedesca: origine e stile
Fushigi no Kuni no Alice fu prodotta da Nippon Animation — uno studio specializzato in adattamenti di grandi classici della letteratura mondiale — in collaborazione con Apollo Film (in alcune fonti Taurus Film), una società tedesca. Era il 1983, e le coproduzioni nippo-europee erano un meccanismo già consolidato per distribuire il costo di produzioni animate di qualità.
Nippon Animation aveva già all’attivo adattamenti come Heidi (1974), Marco (1976), Anna dai capelli rossi (1979) e Piccolo Lord (1988) — tutti prodotti in collaborazione con emittenti europee nell’ambito del progetto World Masterpiece Theater. Fushigi no Kuni no Alice si inscrive in questa tradizione di adattamenti fedeli di classici della letteratura mondiale.
Lo stile visivo è quello tipico di Nippon Animation del periodo: personaggi con gli occhi grandi caratteristici dell’animazione shōjo anni Ottanta, ambientazioni colorate e dettagliate, un ritmo narrativo più lento e meditativo rispetto agli standard anime shōnen. Alice — con i suoi capelli biondi lunghi, il vestito blu e il grembiulino bianco — è fedele all’illustrazione originale di John Tenniel più di quanto lo fosse la versione Disney (che aveva optato per capelli corti e un registro più americano).
La serie fu trasmessa in Giappone su TV Tokyo dal 10 ottobre 1983 al 26 marzo 1984 per 52 episodi totali. La trasmissione giapponese fu completa. In altri paesi — inclusa l’Italia — il numero di episodi trasmessi variò.
La sigla italiana e Cristina D’Avena: una generazione intera
La versione italiana di Fushigi no Kuni no Alice arrivò in Italia nel 1986 su Italia 1, con il doppiaggio realizzato presso gli studi Merak Film sotto la direzione di Federico Danti e Augusto Di Bono. La voce italiana di Alice fu affidata a Debora Magnaghi.
Ma ciò che rimase nell’immaginario collettivo italiano fu la sigla.
“Nel paese delle meraviglie” fu scritta appositamente per la versione italiana e cantata da Cristina D’Avena — la voce che in quegli anni era sinonimo di anime in Italia. D’Avena aveva già cantato le sigle di Lady Oscar, Flo la piccola Robinson, Rossana e decine di altri anime trasmessi in Italia negli anni Ottanta. La sua voce era il suono di quel pomeriggio televisivo specifico — un suono che molti italiani riconoscono istantaneamente anche a distanza di quarant’anni.
La sigla di Alice fu particolarmente efficace: una melodia semplice e orecchiabile con un testo che catturava lo spirito del Paese delle Meraviglie — sogno e realtà mescolati insieme, un posto che esiste “al di là dello specchio”, irraggiungibile eppure familiare. Il ritornello “nel paese delle meraviglie, là dove il sogno è realtà” era una sintesi perfetta dell’ambiguità del testo di Carroll.
La serie fu replicata più volte negli anni successivi su Italia 1, poi su Canale 5, poi su JimJam e Nickelodeon nei decenni successivi. Ogni replica raggiunse una nuova generazione di bambini — il che significa che per gli italiani nati tra il 1976 e il 2000, Fushigi no Kuni no Alice ha probabilmente una presenza nella memoria infantile, anche se il titolo originale giapponese non è sempre noto.
La fedeltà a Carroll: quello che Disney non aveva messo
La differenza fondamentale tra l’anime del 1983 e il classico Disney del 1951 non è solo di stile ma di completezza.
Disney prese i due romanzi di Carroll, li combinò, e scelse gli episodi più visivamente efficaci per l’animazione musicale: il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori, il Gatto del Cheshire. Tagliò tutto quello che era meno animabile — il dialogo filosofico di Humpty Dumpty, la lezione della Tartaruga Mock, la struttura a scacchi del secondo libro.
L’anime giapponese, con 52 episodi a disposizione, non aveva questo problema. Poteva permettersi di includere tutto, e lo fece.
Humpty Dumpty ha un ruolo significativo nell’anime. Il suo dialogo con Alice sul linguaggio è uno dei momenti più densi di Carroll — e uno dei più significativi per un lettore adulto: chi decide cosa significano le parole? Chi ha il potere di definire la realtà attraverso il linguaggio? Carroll lo scrisse nel 1871 come satira; nel contesto dell’anime anni Ottanta è un momento di inaspettata profondità.
La Tartaruga Mock e il Grifone hanno diversi episodi. La Tartaruga Mock — “Fui un giorno una vera tartaruga” — è un personaggio costruito sulla nostalgia e sulla perdita: qualcuno che ha avuto qualcosa e non ce l’ha più, e che insegna discipline inutili per riempire il vuoto. Carroll stava satirizzando l’educazione vittoriana; l’anime lo traduce con una malinconia che funziona anche fuori dal contesto satirico.
Il Cavaliere Bianco del secondo libro — un cavaliere gentile e goffo che accompagna Alice per un tratto del suo viaggio — ha una scena memorabile in Carroll e nell’anime: canta ad Alice una canzone lunghissima e bizzarra che in realtà è un’elegia alla propria inettitudine. È uno dei personaggi più amati dai lettori di Carroll adulti e uno di quelli meno noti perché raramente appare negli adattamenti.
L’anime nel contesto della produzione anime degli anni Ottanta
Il 1983 era un anno di transizione per l’animazione giapponese. Lo stesso anno uscirono Nausicaä della Valle del Vento (il film di Miyazaki, 1984 in realtà ma produzione avviata nel 1982-83), i primi episodi di Macross, e decine di serie shōjo che avrebbero definito il decennio. Fushigi no Kuni no Alice era parte di questa stagione ricca — non una produzione di punta come certi titoli Toei, ma un lavoro accurato nel segno della tradizione Nippon Animation.
Lo stile visivo è quello che oggi definiamo “classico anni Ottanta”: personaggi dai profili morbidi, fondali dipinti a mano con una cura artigianale che la computer grafica del decennio successivo avrebbe sostituito. I movimenti non sono fluidi come nel cinema d’animazione contemporaneo — c’è quella qualità scattosa e limitata dei prodotti televisivi del periodo, con molti cicli di animazione ripetuti e inquadrature fisse. Ma c’è anche qualcosa che le produzioni di budget superiore non sempre hanno: un’attenzione ai dettagli di sfondo, ai fondali che cambiano e che raccontano il Paese delle Meraviglie come un posto reale con una sua coerenza interna.
Il confronto più naturale, nel contesto italiano, è con altre serie Nippon Animation che arrivarono in Italia nello stesso periodo: Lady Oscar, Candy Candy, Piccolo Lord. Tutte avevano la stessa cura artigianale, lo stesso stile visivo shōjo, la stessa qualità di adattamento letterario fedele. Fushigi no Kuni no Alice si inscriveva perfettamente in questo catalogo.
Il design dei personaggi: fedeltà a Tenniel e stile shōjo
Una delle scelte più interessanti di Fushigi no Kuni no Alice riguarda il design visivo dei personaggi. Le illustrazioni originali di John Tenniel per i libri di Carroll — incisioni in bianco e nero pubblicate nel 1865 e nel 1871 — sono diventate l’immagine canonica del Paese delle Meraviglie: la Regina di Cuori con la corona, il Cappellaio Matto con il cilindro alto, Alice con il vestito blu e il grembiulino bianco e i capelli lunghi tenuti con un cerchietto.
L’anime del 1983 segue questa iconografia Tenniel molto più da vicino di quanto non faccia Disney. L’Alice di Disney (1951) ha i capelli corti e biondi, un vestito più americano, un look che risente dell’estetica degli anni Cinquanta statunitensi. L’Alice di Fushigi no Kuni no Alice ha i capelli lunghi biondi con il cerchietto, il vestito blu con il grembiulino bianco, una silhouette più vicina alle illustrazioni originali — filtrata però attraverso lo stile shōjo degli anni Ottanta, con gli occhi grandi e luminosi caratteristici dell’animazione Nippon Animation del periodo.
Il Cappellaio Matto e la Regina di Cuori seguono lo stesso principio: figure riconoscibili nelle illustrazioni di Tenniel, tradotte in personaggi animati con la grammatica visiva degli anime shōjo.
Questa fedeltà all’iconografia Tenniel colloca Fushigi no Kuni no Alice in una tradizione specifica: quella del World Masterpiece Theater, il progetto Nippon Animation di adattare grandi classici della letteratura mondiale preservandone non solo le storie ma anche l’estetica visiva associata a quei testi nella cultura popolare globale. Lo stesso approccio usato per le illustrazioni di Piccolo Lord o le incisioni dei romanzi di Dickens.
Alice nel Paese delle Meraviglie 1983 e la galassia degli adattamenti
Nella galassia delle versioni di Alice in Wonderland, l’anime del 1983 occupa un posto preciso: è il più fedele a Carroll tra gli adattamenti mainstream.
Alice nel Paese delle Meraviglie Disney (1951) è bello come opera d’arte ma incompleto come adattamento. Alice in Wonderland di Tim Burton (2010) è un sequel originale che presuppone il testo senza seguirlo. Alice attraverso lo specchio (2016) usa il titolo del secondo libro ma non la sua struttura. Alice di Švankmajer (1988) è un’interpretazione radicale che trasforma Carroll in qualcosa di completamente diverso. Alice (Syfy 2009) è una distopia originale con i nomi dei personaggi di Carroll.
L’anime del 1983 è l’unico che si prefigge di raccontare Carroll — tutto Carroll — in forma accessibile a un pubblico generale. Che ci riesca completamente è discutibile: 52 episodi televisivi di venti minuti ciascuno non possono catturare tutta la profondità dei due libri. Ma ci si avvicina più di qualsiasi altro adattamento.
Per chi volesse leggere Carroll accanto all’anime, la progressione ideale è: prima i libri originali (facilmente reperibili in edizioni economiche italiane), poi l’anime per vedere come la narrativa viene tradotta visivamente, poi il film Disney per vedere cosa viene necessariamente tagliato quando si riduce a 75 minuti.
Questo cluster di versioni diverse — dalla fiaba Disney all’incubo di Švankmajer, dall’anime fedele alla distopia Syfy — rivela qualcosa di essenziale su Carroll: ha scritto qualcosa di abbastanza aperto da contenere tutto questo. Il che è straordinario per un professore di matematica di Oxford che stava raccontando una storia a una bambina di sette anni durante un pomeriggio in barca sul Tamigi nel 1862.
Dove vedere Fushigi no Kuni no Alice in Italia
Fushigi no Kuni no Alice (Alice nel Paese delle Meraviglie, 1983) non è disponibile sulle principali piattaforme streaming italiane come Netflix, Disney+ o Amazon Prime Video.
Opzioni disponibili:
- YouTube: molti episodi della versione italiana sono disponibili su YouTube in upload non ufficiali. La qualità è quella delle registrazioni da VHS o da trasmissione televisiva degli anni Ottanta.
- RaiPlay archivio: in passato alcuni episodi sono stati inclusi in archivi RAI, anche se la disponibilità varia.
- DVD: disponibile in alcune edizioni italiane e in importazione su Amazon.it, spesso come raccolta completa o parziale.
- Piattaforme di anime: alcune piattaforme specializzate (Crunchyroll, HIDIVE) non hanno questa serie nel catalogo italiano, ma le disponibilità cambiano periodicamente.
Per una ricerca nostalgia completa, molte comunità online italiane dedicate agli anime degli anni Ottanta hanno catalogi dettagliati degli episodi disponibili e delle versioni più complete della serie.
Domande frequenti su Fushigi no Kuni no Alice (1983)
Quanti episodi ha Fushigi no Kuni no Alice (1983)? 52 episodi totali, trasmessi in Giappone da ottobre 1983 a marzo 1984. In Italia ne furono trasmessi un numero inferiore, variabile a seconda delle riedizioni.
Dove vedere Fushigi no Kuni no Alice in streaming? Non è sulle principali piattaforme italiane. Si trova su YouTube (versioni non ufficiali) e su DVD in importazione.
Chi canta la sigla italiana di Fushigi no Kuni no Alice? Cristina D’Avena — la sigla si intitola “Nel paese delle meraviglie” ed è stata scritta appositamente per la versione italiana.
Fushigi no Kuni no Alice è fedele al libro di Lewis Carroll? Più di qualsiasi altro adattamento mainstream: copre entrambi i romanzi di Carroll e include personaggi come Humpty Dumpty e la Tartaruga Mock che Disney aveva eliminato.
Chi doppia Alice in giapponese? Tarako — la stessa voce che avrebbe poi interpretato Chibi Maruko-chan.
Su quale canale è andato in onda in Italia? Italia 1 dal 1986. Poi replicato su Canale 5, JimJam e Nickelodeon.
Fushigi no Kuni no Alice include il secondo libro di Carroll? Sì — include episodi basati su Through the Looking-Glass (1871), con il mondo degli scacchi e la trasformazione di Alice in regina.
Qual è la differenza con il Disney 1951? L’anime include molti più personaggi e capitoli. Disney aveva tagliato Humpty Dumpty, la Tartaruga Mock e la struttura a scacchi del secondo libro.
È disponibile in italiano su YouTube? Sì — molti episodi si trovano in upload non ufficiali su YouTube.
L’anime del 1983 è adatto ai bambini? Sì — pensato per bambini dai 5-6 anni in su, con tono delicato e situazioni assurde trattate con leggerezza.
Ci sono differenze tra versione giapponese e italiana? Sì — la sigla italiana è originale e alcune scene furono modificate in sede di adattamento.
Chi era la produzione originale? Coproduzione tra Nippon Animation (Giappone) e Apollo Film/Taurus Film (Germania), trasmessa su TV Tokyo.
Come finisce Fushigi no Kuni no Alice? La serie si conclude con Alice che riesce a tornare nel mondo reale dopo aver vissuto tutte le avventure nel Paese delle Meraviglie. Il viaggio si rivela essere stato anche una crescita interiore del personaggio.
Fushigi no Kuni no Alice è uno di quei prodotti che non si può valutare separatamente dalla memoria di chi lo ha visto. Per chi lo ha incontrato su Italia 1 negli anni Ottanta è un pezzo di infanzia — la sigla di Cristina D’Avena, Alice che cade nella tana, il Cappellaio Matto con la sua festa del tè. Per chi lo scopre oggi è qualcosa di più: un adattamento raro, fedele a Carroll come pochi altri, prodotto in un momento in cui l’animazione televisiva era ancora artigianale nel senso più autentico del termine.
Il Paese delle Meraviglie ha avuto decine di versioni. Questa è quella che lo ha conosciuto di più.
Per la guida completa a tutti gli adattamenti — dal classico Disney alla distopia Syfy, da Švankmajer a Tim Burton — leggi Alice nel Paese delle Meraviglie: guida a tutti i film, anime e serie.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.