CineNote

Non sono recensioni. Solo appunti di cinema.

film

Neco z Alenky – Alice di Švankmajer (1988): il Paese delle Meraviglie come incubo surrealista

Il capolavoro ceco di Jan Švankmajer che trasformò il classico di Carroll in un viaggio tra tassidermia, stop-motion e sogni lucidi
1988 ⭐ 7.4/10
Neco z Alenky – Alice di Švankmajer (1988): il Paese delle Meraviglie come incubo surrealista
Anno 1988
Regia Jan Švankmajer
Generi Animazione, Surrealismo, Horror
Cast Kristýna Kohoutová

Non è un sogno piacevole.

Neco z Alenky — “Qualcosa da Alice” in ceco — è il titolo che Jan Švankmajer scelse per il suo primo lungometraggio, prodotto nel 1988 con i fondi di una società svizzera perché in Cecoslovacchia non avrebbe mai ottenuto i permessi necessari. Il titolo è preciso: non è Alice in Wonderland. Non è un adattamento fedele. È qualcosa da Alice — un prelievo, un’estrazione di materiale grezzo dal testo di Carroll per costruire qualcosa di completamente diverso.

Quello che Švankmajer costruisce è un Paese delle Meraviglie fatto di animali impagliati che perdono la segatura dal ventre, di calze trasformate in creature con occhi di vetro e denti finti, di cucine sporche e corridoi bui. Alice — una sola bambina in carne e ossa — vi si muove con una calma quasi onirica, reagendo alle assurdità del mondo intorno a lei con curiosità più che con paura. È questo il dettaglio più inquietante: non il mondo che Alice incontra, ma il fatto che Alice non sembri sorprendersi abbastanza.

Nel 1988, quando il film uscì, Carroll era ancora principalmente la storia di una bambina curiosa e di un mondo buffo. Dopo Švankmajer, ogni adattamento serio doveva fare i conti con questa versione. La guida completa agli adattamenti di Alice — da Carroll al film di Tim Burton, da Alice attraverso lo specchio (2016) a Fushigi no Kuni no Alice (1983) — mappa l’intero arco delle versioni con questa come punto di riferimento alternativo.

La trama: cosa succede in Neco z Alenky

Il film si apre su Alice — Kristýna Kohoutová, l’unica attrice reale — seduta in un prato. Un coniglio bianco impagliato prende vita, si apre il ventre e cade segatura, poi schizza via. Alice lo segue.

La tana del bianconiglio qui non è un buco nel terreno ma un cassetto di un vecchio tavolo di legno. Alice vi entra, cade attraverso una serie di spazi claustrofobici, e arriva in un corridoio grigio con molte porte. Da qui il film segue la struttura episodica di Carroll — Alice che si rimpicciolisce e si ingrandisce, i personaggi assurdi, il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori — ma ogni elemento è tradotto nel linguaggio visivo di Švankmajer.

Il Bruco non è una creatura turchese su un fungo: è una calza da uomo bianca, trasparente, riempita di nulla se non per due occhi di vetro e un paio di dentiere. Parla — con la voce di Alice, come tutti i personaggi — in modo meccanico e senza espressione.

Il Cappellaio Matto è un manichino da sarto in legno, con un viso dipinto e cappelli impilati. La Lepre di Marzo è una lepre impagliata con un orologio sveglia come torace. Entrambi si muovono nello stop-motion di Švankmajer — quel tipo di animazione che usa oggetti reali e spostamenti millimetrici tra un fotogramma e l’altro, creando un effetto di movimento che non è mai del tutto umano.

La Regina di Cuori è una marionetta, come le carte da gioco. Tutto nella sua corte è cartone e legno.

Il film non ha un finale netto: Alice si risveglia nell’appartamento dove tutto è iniziato, con il Bianconiglio sul tavolo, immobile. È un sogno. O forse è una gabbia.

Jan Švankmajer: chi è e perché conta

Jan Švankmajer è nato a Praga nel 1934. Prima di Alice aveva realizzato decine di cortometraggi surrealisti — The Garden (1968), Jabberwocky (1971), The Flat (1968) — che avevano già definito il suo stile. Nel 1973 il regime comunista cecoslovacco lo aveva messo sotto censura: nessuno dei suoi lavori poteva essere distribuito nel paese. Poté ricominciare a girare solo nel 1979, ma con forti limitazioni.

Švankmajer non è un animatore nel senso convenzionale. È un artista visivo — pittore, scultore, collagista — che usa il cinema come uno dei suoi materiali. Il suo lavoro si inscrive nella tradizione del Surrealismo europeo (è membro del Gruppo Surrealista di Praga dal 1970) e porta influenze da Dalì, Buñuel, Magritte e — prima di tutti — dalla tradizione ceca delle marionette e del teatro di oggetti.

Per Švankmajer, gli oggetti hanno una vita propria. Non li anima in senso metaforico: li tratta come se contenessero una forza già presente, che il cinema rivela piuttosto che creare. Una calza da uomo non viene trasformata in creatura — viene filmata come se fosse già una creatura, come se il cinema stesse semplicemente mostrando quello che è sempre stato lì.

Questa filosofia è al cuore di Neco z Alenky. Il Bianconiglio impagliato non è un pupazzo animato — è un animale morto che si risveglia. La differenza è sottile ma fondamentale: crea una sensazione di violazione delle categorie (vivo/morto) che è più perturbante di qualsiasi monster design tradizionale.

La tecnica: stop-motion con oggetti reali

Il cinema di Švankmajer non usa animazione tradizionale (disegni o modelli costruiti appositamente). Usa stop-motion con oggetti reali — trovati, costruiti, o entrambi.

Il processo è artigianale e lentissimo. Per ogni secondo di film, Švankmajer deve spostare l’oggetto tra 12 e 24 volte (a seconda del frame rate), fotografarlo in ogni posizione, poi montare la sequenza. Il risultato ha una qualità tattile e grezza che l’animazione computer non può replicare: vedi il peso degli oggetti, le imperfezioni della superficie, la polvere che si deposita.

In Neco z Alenky gli oggetti usati includono:

  • Carcasse di conigli e altri animali, ricucite e riempite di segatura
  • Ossa vere (di animali, presumibilmente)
  • Calze da uomo bianche, riempite con occhi di vetro e dentiere di plastica
  • Pezzi di legno, bulloni, viti
  • Stoviglie, posate, oggetti domestici quotidiani
  • Carte da gioco normali, animate con lo stop-motion

Nessuno di questi materiali è “animato” nel senso che lo spettatore intuisce immediatamente come meccanismo. Li vediamo muoversi, ma il meccanismo rimane nascosto. Questo è il cuore della tecnica surrealista: non mostrare il come, solo il cosa.

La fotografia è di Svatopluk Malý, con una palette cromatica intenzionalmente desaturata: grigi, bruni, bianchi sporchi. I colori vivaci del classico Disney del 1951 sono l’esatto opposto. Mentre Alice nel Paese delle Meraviglie di Disney usa la saturazione cromatica come modo di dire “questo è magico”, Švankmajer usa la desaturazione come modo di dire “questo è normale — e per questo è terrificante”.

Kristýna Kohoutová: una sola attrice, tutte le voci

Uno dei dettagli tecnici più insoliti del film — e più significativi — è che Kristýna Kohoutová non recita solo nei panni di Alice. Presta la sua voce a tutti i personaggi del film.

Il Bianconiglio parla con la sua voce. Il Bruco parla con la sua voce. Il Cappellaio Matto e la Lepre di Marzo parlano con la sua voce. Anche la Regina di Cuori parla con la sua voce.

La scelta non è logistica ma filosofica. In un sogno — o in un incubo — chi parla con tutte le voci se non il sognatore stesso? Švankmajer costruisce il film come un sogno lucido di Alice: lei è l’unica presenza reale, tutti gli altri sono proiezioni del suo inconscio, che parlano con la sua stessa voce perché sono fatti di lei.

Questo dettaglio cambia completamente il senso del film. Non è una storia su Alice che visita un mondo esterno. È una storia sull’interno di Alice — su cosa vive nella sua mente di bambina quando costruisce un universo alternativo fatto di oggetti della vita quotidiana (morti, impagliati, meccanici) trasformati in personaggi.

La lettura psicoanalitica si impone: il Paese delle Meraviglie di Švankmajer è il subconscio di Alice. I personaggi che incontra sono parti di lei. La logica del mondo è la logica onirica del suo inconscio.

Il significato: tre livelli di lettura

Neco z Alenky funziona a più livelli simultaneamente.

Il sogno infantile: in superficie, il film è un’explorazione della logica del sogno di un bambino. Gli oggetti si animano perché nelle fantasie infantili gli oggetti sono animati — ci si parla, si costruiscono avventure intorno a loro. Švankmajer non è ironico su questo: lo prende sul serio e lo porta fino alle ultime conseguenze.

La critica al totalitarismo: Švankmajer era un artista censurato da un regime comunista. Il Paese delle Meraviglie come sistema di regole arbitrarie, dove la Regina può condannare qualcuno a morte per ragioni incomprensibili, dove la logica non vale e solo il potere conta, è una metafora politica tanto ovvia quanto efficace. Carroll aveva scritto di un’Inghilterra vittoriana burocratica. Švankmajer ci scrive sopra la Cecoslovacchia comunista.

L’animismo surrealista: al livello più profondo, il film è una riflessione sugli oggetti — su quello che gli oggetti sono quando nessuno li guarda, su cosa succede quando la materia morta inizia a muoversi. È una domanda surrealista nel senso più tecnico: il Surrealismo era interessato a ciò che si nasconde sotto la superficie razionale del mondo. Švankmajer usa il cinema per mostare quella superficie sollevata.

Il Premio Annecy e l’eredità

Il Festival di Annecy è il principale festival mondiale del cinema d’animazione, equivalente a Cannes per i film animati. Nel 1989, Neco z Alenky vinse il Grand Prix — il premio principale. Era il riconoscimento di qualcosa che i professionisti del settore avevano visto chiaramente: questo film usava l’animazione come nessuno aveva mai fatto prima in un lungometraggio.

L’eredità di Švankmajer è difficile da misurare in termini di influenza diretta, perché il suo lavoro è così specifico da non essere imitabile facilmente. Ma si possono tracciare linee: il cinema dei Quay Brothers (animatori britannici che lavorano con oggetti reali e atmosfere oniriche simili), certi lavori di Tim Burton nelle sue prime fasi (specialmente Vincent, 1982), la corrente del dark fantasy europeo che include film come PAN’S LABYRINTH di Guillermo del Toro — tutti hanno nel lavoro di Švankmajer un antenato comune.

Nella storia dell’adattamento di Alice, Neco z Alenky rappresenta il punto limite: il testo di Carroll spinto fino al suo punto di massima tensione, dove la meraviglia è diventata disagio e il gioco è diventato minaccia.

Il confronto con le altre versioni di Alice

Il film di Švankmajer è l’antitesi diretta di Alice nel Paese delle Meraviglie Disney (1951). Stesso testo di partenza, stessa struttura episodica, stessa protagonista bambina. Risultati opposti: Disney usa colori vivaci, canzoni allegre, personaggi amabili anche nel loro caos. Švankmajer usa grigio e silenzio, oggetti morti, una logica onirica senza redzione emotiva.

Rispetto a Alice in Wonderland di Tim Burton (2010), la differenza è tra un blockbuster con un’estetica gotica commercialmente accessibile e un’opera d’arte radicale che non fa concessioni. Burton vuole che il pubblico si identifichi con Alice e si diverta allo spettacolo. Švankmajer vuole che il pubblico si senta a disagio e si interroghi.

La miniserie Syfy del 2009 reimmagina il Paese delle Meraviglie come distopia moderna. Švankmajer lo reimmagina come inconscio infantile. Entrambi vanno al di là di Carroll verso interpretazioni radicalmente moderne — ma da direzioni opposte.

Tra tutte le versioni di Alice, Neco z Alenky è quella che più si avvicina alla sensazione che Carroll descriveva: un mondo di regole arbitrarie in cui la logica non basta, in cui la meraviglia e il terrore sono la stessa cosa, in cui non c’è mai un punto di sicurezza definitiva. Disney ha addomesticato Carroll. Švankmajer lo ha liberato.

Dove vedere Alice di Švankmajer (1988) in Italia

Alice (Švankmajer, 1988) poster
Amazon

Alice (Švankmajer, 1988) (1988)

★★★★★ 3.9 (27)

35,42 €

Acquista su Amazon

Alice (1988) di Jan Švankmajer non è disponibile sulle principali piattaforme streaming italiane come Netflix, Disney+ o Amazon Prime Video. La sua distribuzione riflette il suo status di opera d’arte di nicchia piuttosto che di prodotto commerciale.

Si può trovare su:

  • MUBI — piattaforma dedicata al cinema d’autore e d’essai, che periodicamente include opere di Švankmajer nella sua libreria
  • DVD e Blu-ray — disponibile su Amazon.it e altri rivenditori, spesso in edizioni curate con materiali extra sulla produzione e la carriera di Švankmajer
  • Cineteche e festival — regolarmente proiettato in rassegne di cinema surrealista e d’animazione in Italia

Per chi vuole approfondire il cinema di Švankmajer, molti dei suoi cortometraggi sono disponibili gratuitamente su YouTube e su Internet Archive.

Domande frequenti su Neco z Alenky / Alice di Švankmajer (1988)

Di cosa parla Alice di Švankmajer (1988)? Alice segue un coniglio impagliato in un mondo fatto di oggetti morti animati — tassidermia, calze con occhi di vetro, ossa. Una re-interpretazione surrealista di Carroll in cui il Paese delle Meraviglie diventa un incubo domestico e onirico.

Come si chiama il film originale di Švankmajer? Il titolo originale ceco è Něco z Alenky, che significa “Qualcosa da Alice”. In Italia è distribuito semplicemente come Alice.

Dove vedere Alice di Švankmajer in streaming? Non è sulle piattaforme principali. Si trova periodicamente su MUBI, su DVD/Blu-ray, e in rassegne di cinema d’autore.

Chi recita in Alice di Švankmajer? Solo Kristýna Kohoutová, che interpreta Alice e presta la voce a tutti i personaggi del film — incluso il Bianconiglio, il Bruco, il Cappellaio Matto e la Regina di Cuori.

Come è fatto tecnicamente? Stop-motion con oggetti reali: animali impagliati, calze animate, ossa, oggetti domestici. Non ci sono disegni né modelli costruiti appositamente — solo oggetti trovati o assemblati da Švankmajer.

Alice di Švankmajer ha vinto premi? Sì — Grand Prix al Festival di Annecy 1989, il principale festival mondiale del cinema d’animazione. Considerato uno dei film animati più importanti del Novecento.

Qual è il significato di Alice di Švankmajer? Funziona a più livelli: sogno infantile, metafora politica anticomunista, riflessione surrealista sugli oggetti e sull’inconscio. Švankmajer leggeva il Paese delle Meraviglie come proiezione del subconscio di Alice.

Alice di Švankmajer fa paura? Non nel senso tradizionale dell’horror. Ma crea un disagio persistente attraverso oggetti morti che si muovono, suoni amplificati e logica onirica senza via d’uscita.

Chi è Jan Švankmajer? Animatore, regista e artista ceco (1934). Censurato dal regime comunista per anni, è il maestro del surrealismo cinematografico europeo. Neco z Alenky è il suo primo lungometraggio.

Perché fu finanziato in Svizzera? Švankmajer era sotto censura in Cecoslovacchia. La produzione fu affidata a Condor Films di Berna per aggirare i controlli statali.

Alice di Švankmajer è adatto ai bambini? No — è perturbante in modo profondo, adatto ad adulti o preadolescenti maturi. Molti bambini lo trovano disturbante nonostante la protagonista abbia la loro età.

Qual è la differenza tra Alice di Švankmajer e Alice Disney del 1951? Sono antitetici: Disney usa colori vivaci e canzoni, Švankmajer usa grigio e oggetti morti. Entrambi partono da Carroll e arrivano in luoghi opposti.

Come finisce Alice di Švankmajer (1988)? Il film si conclude in modo circolare e onirico: Alice si risveglia dalla sua avventura nel Paese delle Meraviglie, ma la distinzione tra sogno e realtà rimane deliberatamente ambigua. L’ultima immagine suggerisce che le avventure potrebbero continuare — o che non siano mai finite.


La filmografia di Švankmajer: come Alice si inserisce in un’opera più vasta

Neco z Alenky è il primo lungometraggio di Jan Švankmajer, ma non è il suo primo incontro con Carroll. Nel 1971 aveva già diretto Jabberwocky — un cortometraggio di 13 minuti basato sulla poesia di Carroll che appare in Through the Looking-Glass. Il corto usa la stessa logica di stop-motion con oggetti reali che caratterizzerà Alice: vestiti vuoti che si animano, cibo che si trasforma, una logica narrativa governata dall’assurdo.

Il corpus di cortometraggi di Švankmajer include lavori come The Garden (1968), in cui due persone costruiscono una recinzione con i corpi umani — la sostituzione letterale degli oggetti inanimati con corpi vivi, il principio inverso di Alice (oggetti morti animati). The Flat (1968) mette un uomo in un appartamento in cui tutti gli oggetti si rifiutano di funzionare correttamente — sedie che cedono, pane che si trasforma, tavoli che spariscono. La stessa logica del Paese delle Meraviglie ma senza la bambina.

Faust (1994) — il suo secondo lungometraggio, prodotto sei anni dopo Alice — porta la stessa tecnica su un materiale diverso: il mito faustiano diventa un gioco di marionette e stop-motion in cui Faust stesso non è sicuro di chi stia recitando e chi lo stia manipolando. Il parallelo con Alice è strutturale: anche Alice non sa se stia sognando o se qualcosa stia sognando lei.

Conspirators of Pleasure (1996) e Lunacy (2005) continuano la stessa filosofia — cinema che usa oggetti e corpi per esplorare i meccanismi dell’inconscio e del potere. Švankmajer ha dichiarato in molte interviste di non distinguere il suo cinema dalla sua pratica artistica visiva: i film sono un’estensione della stessa esplorazione che fa con la scultura, il collage e la pittura.

Nel contesto di questa filmografia, Neco z Alenky è il momento in cui la filosofia surrealista di Švankmajer raggiunge la sua forma più accessibile — non nel senso di facile, ma nel senso di avere un testo riconoscibile (Carroll) che offre al pubblico una struttura a cui aggrapparsi mentre il film la decostruisce.

La musica: il silenzio come scelta estetica

Uno dei dettagli più notevoli di Neco z Alenky è l’assenza di musica tradizionale. Dove il classico Disney (1951) usa 14 canzoni, Švankmajer usa quasi esclusivamente suoni diegetici: il ticchettio dell’orologio del Bianconiglio, il rumore della segatura che cade, il suono degli oggetti che si spostano nelle riprese stop-motion.

Quando c’è musica, è breve e quasi clinica — qualcosa di simile a una filastrocca meccanica piuttosto che a una colonna sonora narrativa. La scelta è coerente con la filosofia del film: la musica nelle fiabe crea distanza emotiva, segnala “questo è un posto magico”, aiuta lo spettatore a sapere come sentirsi. Švankmajer vuole che lo spettatore non sappia come sentirsi. Il silenzio o quasi-silenzio è parte dell’inquietudine.

Neco z Alenky è rimasto all’ombra dei grandi classici dell’animazione per decenni, distribuito in circuiti di nicchia, studiato nelle università, adorato dai cineasti. Non è un film da vedere per passare un pomeriggio piacevole. È un film da vedere per capire fino a dove può arrivare il cinema quando smette di voler piacere e inizia a voler dire qualcosa di vero.

Švankmajer ha preso Carroll sul serio. Più di chiunque altro.

Commenti

Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

Nessun commento approvato per ora.

Articoli correlati