CineNote

Non sono recensioni. Solo appunti di cinema.

film

Alice in Wonderland (2010): Tim Burton, Johnny Depp e il Paese delle Meraviglie che ha incassato un miliardo

Il sequel non dichiarato del classico Disney che reinventò Alice come una storia di coraggio e identità
2010 ⭐ 6.5/10
Alice in Wonderland (2010): Tim Burton, Johnny Depp e il Paese delle Meraviglie che ha incassato un miliardo
Anno 2010
Regia Tim Burton
Generi Fantasy, Avventura
Cast Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Crispin Glover, Matt Lucas, Alan Rickman (voce), Stephen Fry (voce), Christopher Lee (voce)

Tim Burton non voleva fare un remake.

Voleva qualcosa di diverso: un sequel. Una storia su cosa succede ad Alice dopo il racconto di Carroll — non quando è bambina e tutto è meraviglioso e terrificante per la prima volta, ma quando è adulta e ha dimenticato, e il mondo reale ha già cominciato a dirle cosa deve essere. Alice in Wonderland (2010) è questo: un film su una donna di 19 anni che non sa ancora di essere stata altrove, e che deve tornare in quel posto per capire chi è.

Il risultato è un blockbuster da oltre un miliardo di dollari, tre Oscar, e un punteggio del 50% su Rotten Tomatoes — cifre che sembrano contraddirsi ma che in realtà raccontano esattamente quello che è: un film che divide, che funziona per metà, e che ha reinventato l’immaginario visivo di Alice nel Paese delle Meraviglie per la generazione del 2010.

Di cosa parla Alice in Wonderland (2010): la trama

Alice Hamilton ha diciannove anni. Sta per essere promessa in sposa a un Lord con i capelli grigi che non ama — un matrimonio vantaggioso e senz’anima, come si usava nell’Inghilterra vittoriana borghese. Proprio mentre si aspetta che lei accetti, Alice vede un Bianconiglio in marsina, lo insegue, cade in un buco — e finisce in un posto che nella versione del 1951 si chiamava Wonderland. Qui lo chiamano Underland, che è il vero nome: Alice da bambina aveva capito male, aveva pensato si chiamasse Wonderland.

Underland è cambiato. La Regina Rossa — Iracebeth — governa con il terrore, raccoglie teste ogni giorno, e tiene il fratello — il Cappellaio Matto — prigioniero nella sua corte come giullare-fantasma. La profezia dice che una certa Alice, il Giorno Frabjoso, dovrà uccidere lo Jabberwocky con la Vorpal Sword e liberare il regno. Tutti credono che Alice sia quella persona. Alice non crede di essere Alice.

Il film di Burton è costruito su questo tema: l’identità di fronte alle aspettative degli altri. Alice non sa chi è. Ogni personaggio del Paese delle Meraviglie le dice cosa dovrebbe essere. La Regina Rossa la vuole come prigioniera. Il Cappellaio Matto la vuole come eroina. La Regina Bianca la vuole come campionessa. Alice deve scegliere da sola.

La storia si chiude non solo con la battaglia contro lo Jabberwocky — che Alice affronta e sconfigge con la Vorpal Sword — ma con il ritorno al mondo reale. Alice torna a Londra e rifiuta la proposta di matrimonio. Poi accetta di lavorare come apprendista commerciante in una rotta verso la Cina. L’avventura nel Paese delle Meraviglie le ha insegnato non come combattere uno Jabberwocky, ma come prendere le sue decisioni.

È un finale insolito per un film fantasy da un miliardo di dollari. Niente matrimonio romantico, niente ritorno al passato. Solo una donna che sa dove vuole andare.

Tim Burton e il suo Paese delle Meraviglie: un’estetica personale

Tim Burton non è un regista neutro. I suoi film hanno uno stile riconoscibile che nel 2010 era già diventato un marchio: figure allungate, palette di colori in cui il nero e il rosso e il bianco dominano, protagonisti che non appartengono al mondo che li circonda. Edward mani di forbice, Beetlejuice, Batman, Big Fish: tutti parlano di outsider che cercano un posto dove stare.

Alice si inserisce perfettamente in questa filmografia. L’Underland di Burton è tetro, parzialmente decaduto, con la Regina Rossa che ha trasformato un castello in un museo di terrore. Ma la foresta ha ancora colori accesi. La corte della Regina Bianca è abbagliante. Il contrasto tra i due regni è visivo prima che narrativo.

Burton si affiancò al direttore della fotografia Dariusz Wolski per creare un look che mixasse elementi reali e digitali in modo quasi totale. La maggior parte delle scene di Underland fu girata su blue screen, con i set digitali aggiunti in post-produzione. Era una sfida tecnica enorme per il 2010 — Toy Story 3 e Inception erano dello stesso anno, e Avatar era uscito solo quattro mesi prima con il suo 3D nativo rivoluzionario.

Il 3D di Alice fu convertito in post-produzione, non girato in modo nativo, e questo si vide. La profondità era meno convincente di Avatar, e i critici lo notarono. Ma a dispetto delle critiche al 3D, la fotografia bidimensionale del film è spesso bella: la sequenza del Cappellaio Matto nella sua officina, la battaglia finale del Giorno Frabjoso, il castello della Regina Rossa con le sue stanze tematizzate intorno ai prigionieri.

Il cast: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter

Mia Wasikowska aveva 20 anni quando il film uscì — aveva 19 durante le riprese. Era conosciuta soprattutto per la serie HBO In Treatment, in Italia trasmessa con il titolo In Terapia. Fu scelta da Burton per una qualità specifica: la capacità di sembrare presente anche quando i personaggi intorno a lei erano completamente artificiali. In Underland, Alice è circondata da creature digitali e attori in costume pesante — Wasikowska doveva reggere quella scena con la sua sola fisicità.

Johnny Depp come Cappellaio Matto è il centro visivo del film, anche quando non è in scena. Il costume — realizzato da Colleen Atwood, che avrebbe vinto l’Oscar — è un capolavoro di strati: il cappello sformato, gli abiti multicolori in degrado, i guanti. Il dettaglio dei capelli rossi venne deciso da Burton e Depp insieme: una referenza storica all’avvelenamento da mercurio che colpiva i cappellai dell’Ottocento, che usavano quel metallo nel processo di lavorazione del feltro. “Mad as a hatter” non era una metafora: era un effetto chimico documentato.

Depp e Burton prepararono il personaggio disegnando insieme un acquerello del Cappellaio, che fu poi usato come riferimento dal reparto costumi. I denti del Cappellaio nel film furono modellati su quelli di Vanessa Paradis — all’epoca moglie di Depp.

Helena Bonham Carter come Regina Rossa è la performance più fisica e più divertente del film. La testa della Regina è ingrandita digitalmente rispetto al corpo naturale dell’attrice — un effetto che richiese mesi di calibrazione in post-produzione. Bonham Carter costruì la Regina Rossa come una figura tragica oltre che comica: una donna che sa di essere odiata, che si è costruita una corte di persone con deformità fisiche perché è l’unico modo in cui riesce a sentirsi normale, e che sotto la hysteria ha un nucleo di fragilità vera.

Anne Hathaway come Regina Bianca è il contrappunto esatto: bianca, eterea, con le mani sempre alzate in una posa da danza che Hathaway inventò durante le riprese e che Burton decise di mantenere. Hathaway disse in un’intervista che immaginava la Regina Bianca come qualcuno che aveva fatto un voto di grazia assoluta — e che quella grazia era diventata una prigione.

Gli Oscar e la produzione: tre statuette su un film divisivo

Alice in Wonderland (2010) vinse tre Oscar nella notte del 27 febbraio 2011:

Miglior Costumi — Colleen Atwood, che aveva già vinto due Oscar in precedenza (Chicago e Memoirs of a Geisha). I costumi di Alice combinarono tecniche artigianali tradizionali con materiali sintetici specifici per il digital compositing. Il cappello del Cappellaio Matto fu realizzato in dodici versioni diverse per i diversi tipi di ripresa.

Miglior Scenografia — Robert Stromberg e Karen O’Hara. La maggior parte dei set di Underland era digitale, ma i set pratici — la cucina della Regina Rossa, la sala del trono — furono costruiti in studio in modo minuzioso. Stromberg aveva vinto l’Oscar l’anno precedente per Avatar ed era al momento uno dei production designer più richiesti di Hollywood.

Migliori Effetti Visivi — Ken Ralston, David Schaub, Carey Villegas e Sean Phillips (Sony Pictures Imageworks). Gli effetti speciali erano il cuore tecnico del film: il Gatto del Cheshire e il Bianconiglio erano interamente digitali, mentre il Jabberwocky nella battaglia finale richiedeva decine di layer di effetti per integrare la creatura nei set reali.

Il film non vinse nelle categorie di scrittura o recitazione — e questo è coerente con le sue debolezze. La sceneggiatura di Linda Woolverton fu criticata per la linearità eccessiva rispetto all’anarchia del testo di Carroll. Ma come spettacolo visivo, tre Oscar sono una misura onesta del suo livello di esecuzione.

Box office e critica: il paradosso del miliardo con il 50%

Il 27 marzo 2010, tre settimane dopo l’uscita, Alice in Wonderland aveva già incassato 1.025 miliardi di dollari. Era solo il settimo film nella storia a superare il miliardo, in un’epoca in cui quella soglia era ancora rara. Divenne il terzo film più visto del 2010, dopo Toy Story 3 e Inception.

Eppure Rotten Tomatoes segnava il 50% di approvazione della critica professionale. Come si spiega?

La risposta è nel pubblico. Il 67% degli spettatori su Rotten Tomatoes — il cosiddetto “audience score” — approvò il film. Il pubblico voleva Tim Burton, voleva Johnny Depp, voleva Helena Bonham Carter urlare “Off with their heads!” voleva sequenze d’azione e un finale soddisfacente. Il film gliene diede di tutte. La critica voleva qualcosa di più rischioso — più vicino all’anarchia di Carroll, meno vicino alla struttura del blockbuster Disney.

Entrambe le letture sono legittime. Alice in Wonderland (2010) è un film di genere eseguito con maestria tecnica e con alcune interpretazioni eccellenti, ma costruito su una sceneggiatura che semplifica dove Carroll complicava. È un compromesso: abbastanza strano per sembrare originale, abbastanza convenzionale per incassare un miliardo.

Alice Disney 1951 e Alice Burton 2010: dialogo tra due versioni

Il classico Disney del 1951 e il film di Burton del 2010 sono due versioni che si parlano attraverso 60 anni senza mai citarsi direttamente.

Il 1951 introduce i personaggi e l’estetica. Il 2010 li presuppone e li reinventa. La Regina di Cuori del 1951 — urlante, assurda, senza vera minaccia — diventa la Regina Rossa del 2010 — autoritaria, con una corte di deformità, con una storia tragica. Il Cappellaio Matto del 1951 — Ed Wynn, caotico e allegro — diventa il Cappellaio di Depp: frammentato, pericoloso, con un passato di trauma legato al massacro della sua famiglia da parte della Regina Rossa.

Il Paese delle Meraviglie del 1951 è un gioco di specchi e assurdità. L’Underland del 2010 è un regno reale con una storia politica, con vittime e colpevoli, con una profezia da compiere. Burton non ha addomesticato Carroll — ha semplicemente raccontato quello che succede vent’anni dopo, quando la meraviglia si è trasformata in sofferenza.

Dove vedere Alice in Wonderland 2010 in Italia

Alice in Wonderland (2010) poster
Amazon

Alice in Wonderland (2010) (2010)

★★★★★ 4.6 (49)

38,03 €

Acquista su Amazon

Alice in Wonderland (2010) è disponibile su Disney+, incluso nell’abbonamento standard. È disponibile sia in versione originale inglese che con doppiaggio italiano.

Non è disponibile su Netflix, Amazon Prime Video o altre piattaforme principali. Il film è stato distribuito da Walt Disney Pictures, quindi la disponibilità esclusiva su Disney+ è strutturale.

Per il supporto fisico, il film è disponibile in Blu-ray e in edizione 4K UHD in vari paesi, spesso in bundle con il sequel Alice attraverso lo specchio (2016).

Il sequel Alice attraverso lo specchio (2016) è disponibile anch’esso su Disney+. Le versioni più radicali e alternative — Alice di Švankmajer (1988), Alice (Syfy 2009) e Fushigi no Kuni no Alice (1983) — hanno percorsi di distribuzione diversi, dettagliati nella guida completa a tutti gli adattamenti di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Domande frequenti su Alice in Wonderland (2010)

Di cosa parla Alice in Wonderland di Tim Burton (2010)? Alice Hamilton ha 19 anni e torna nel Paese delle Meraviglie — qui chiamato Underland — dove era già stata da bambina. La profezia dice che lei è l’unica in grado di sconfiggere lo Jabberwocky e liberare il regno dalla tirannia della Regina Rossa.

Dove vedere Alice in Wonderland 2010 in streaming? Su Disney+, incluso nell’abbonamento standard.

Quanti soldi ha incassato Alice in Wonderland 2010? Oltre 1,025 miliardi di dollari a livello mondiale — terzo film più visto del 2010. Un risultato straordinario che fu trainato anche dalla conversione IMAX 3D e dalle sale premium.

Alice in Wonderland 2010 ha vinto Oscar? Sì: Miglior Costumi, Miglior Scenografia, Migliori Effetti Visivi — tre statuette tecniche nella notte del 27 febbraio 2011.

Chi interpreta Alice in Alice in Wonderland 2010? Mia Wasikowska, attrice australiana. Il cast include Johnny Depp (Cappellaio Matto), Helena Bonham Carter (Regina Rossa), Anne Hathaway (Regina Bianca), Alan Rickman (voce del Bruco), Stephen Fry (voce del Gatto del Cheshire), Christopher Lee (voce dello Jabberwocky).

Alice in Wonderland 2010 è un remake del classico Disney del 1951? No — è un sequel. Alice ha 19 anni e ritorna in Underland, il vero nome del regno che da bambina aveva chiamato Wonderland. Il film presuppone la prima visita senza ripeterla.

Perché il Cappellaio Matto di Johnny Depp ha i capelli rossi? Riferimento storico all’avvelenamento da mercurio dei cappellai dell’Ottocento. Burton e Depp crearono insieme un acquerello del personaggio che il reparto costumi usò come riferimento visivo.

Chi ha composto la musica di Alice in Wonderland 2010? Danny Elfman, collaboratore storico di Tim Burton. La canzone dei titoli di coda è Alice di Avril Lavigne.

Alice in Wonderland 2010 è stato girato in 3D? No — il 3D è stato aggiunto in post-produzione (conversione), non girato in modo nativo. Fu criticato per la qualità inferiore al 3D nativo di Avatar (2009), uscito pochi mesi prima.

Perché si chiama Underland e non Wonderland? Nel film, Underland è il nome reale del regno. Alice da bambina lo aveva capito male pronunciandolo come “Wonderland”. È uno dei dettagli originali che Burton aggiunge rispetto al testo di Carroll.

Alice in Wonderland 2010 è adatto ai bambini? Classificato PG (parental guidance), è adatto dai 7-8 anni. Ci sono sequenze di battaglia e personaggi inquietanti, ma nulla di esplicitamente violento o spaventoso oltre misura.

Dove si è svolta la premiere mondiale di Alice in Wonderland 2010? Al BFI IMAX di Londra il 25 febbraio 2010. Il film uscì nelle sale il 5 marzo 2010 negli USA e il 4 marzo nel Regno Unito.


Danny Elfman e la colonna sonora: musica gotica per un Paese delle Meraviglie oscuro

Uno degli elementi spesso sottovalutati di Alice in Wonderland (2010) è la colonna sonora di Danny Elfman, collaboratore storico di Tim Burton dall’ormai lontano 1985 (Pee-wee’s Big Adventure). Il duo Burton/Elfman ha prodotto insieme musiche per Beetlejuice, Batman, Edward mani di forbice, Big Eyes, Big Fish — una filmografia che copre quattro decenni di collaborazione.

Per Alice, Elfman costruisce una partitura che oscilla deliberatamente tra due registri: l’incantamento e la minaccia. Il tema principale di Alice è una melodia suonata principalmente da archi solisti con interventi di pianoforte — qualcosa di delicato e quasi fanciullesco. Ma sotto quella melodia scorre costantemente un ostinato di bassi che impedisce al brano di diventare mai rassicurante.

Il tema dell’Underland è diverso: più vasto, con cori femminili e ottoni, ha la qualità di qualcosa di epico ma corrotto. La corte della Regina Rossa ha una musica da fanfara distorta — la fanfara reale tradizionale deformata in qualcosa di leggermente sbagliato. La corte della Regina Bianca ha invece un suono etereo e femminile che funziona come contrappunto visivo e sonoro alla violenza rossa.

La canzone dei titoli di coda — Alice di Avril Lavigne — fu una scelta commerciale più che artistica. Lavigne aveva già collaborato con Disney e il brano serviva a dare alla colonna sonora un elemento pop che potesse girare in radio. Nel contesto dell’atmosfera gotica del film è un elemento stonato, ma le canzoni finali dei blockbuster Disney seguono logiche di marketing che raramente si sincronizzano con l’integrità artistica del film.

L’eredità di Alice in Wonderland (2010) nel live-action Disney

Il successo commerciale di Alice in Wonderland (2010) — oltre un miliardo di dollari — aprì un’era nel cinema Disney. Dimostrò che i live-action basati su proprietà classiche potevano funzionare su scala massiccia e con una visione creativa riconoscibile. I film che seguirono — Maleficent (2014), Cenerentola (2015), Il libro della giungla (2016), La bella e la bestia (2017) — sono tutti figli, in qualche modo, del successo di Alice.

Non che lo stile di Burton abbia influenzato questi sequel — sono visivamente molto diversi, più conservativi nell’estetica rispetto all’approccio gotico di Burton. Ma la dimostrazione di mercato che un live-action Disney poteva superare il miliardo cambiò i calcoli del studio in modo permanente.

Il sequel, Alice attraverso lo specchio (2016), dimostrò invece i limiti del modello: senza Burton alla regia (sostituito da James Bobin), senza la stessa freschezza creativa, il film incassò circa 300 milioni — meno di un terzo del predecessore. La formula richiedeva non solo il franchise, ma la visione creativa specifica dietro di esso.

Tim Burton non ha mai fatto il terzo film di Alice. Difficile capire se ne valesse la pena.

Tim Burton non è riuscito a fare il film impossibile — quello in cui si mantiene l’anarchia pura di Carroll dentro un blockbuster da cento milioni di dollari. Nessuno probabilmente potrebbe. Ma ha realizzato qualcosa di più onesto: un film in cui le idee sono chiare, l’esecuzione tecnica è eccellente, e il cuore — questa giovane donna che impara a rifiutare le aspettative degli altri — funziona. Il miliardo al botteghino dice che molte persone avevano voglia di quella storia. I tre Oscar dicono che almeno visivamente era eseguita a un livello altissimo.

Forse è abbastanza.

Commenti

Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

Nessun commento approvato per ora.

Articoli correlati