Alice Through the Looking Glass – Alice attraverso lo specchio (2016): il sequel che ha perso la magia
Il tempo non si può cambiare.
Questa è la lezione al centro di Alice Through the Looking Glass — Alice attraverso lo specchio (2016). Un’idea interessante per un sequel Disney. Il problema è che il film impiega circa 113 minuti per dirla, in modo non sempre efficiente, con un protagonista che non impara la lezione fino agli ultimissimi minuti e con un antagonista — Tempo, interpretato da Sacha Baron Cohen — che è la cosa più originale del film ma che rimane ai margini della storia principale.
È il destino dei sequel: partire da un’eredità già costruita e dover trovare qualcosa di genuinamente nuovo da aggiungere. Alice in Wonderland del 2010 aveva Tim Burton, una visione estetica precisa, e l’argomento emotivo di una giovane donna che impara a scegliere per sé. Alice attraverso lo specchio ha James Bobin, molti effetti speciali, e un plot più complicato ma meno sentito.
Valeva comunque la pena vederlo. E vale la pena capire perché abbia deluso.
Di cosa parla Alice attraverso lo specchio (2016): la trama
Tre anni dopo gli eventi del primo film, Alice (Mia Wasikowska) è tornata da un viaggio di tre anni in Cina come capitano della nave commerciale Wonder. Rientrando a Londra, scopre che la madre ha ceduto la casa e la nave al Lord che Alice aveva rifiutato di sposare nel 2010. Nel tentativo di recuperare almeno la nave, finisce in una stanza dove incontra un antico specchio da parete — lo stesso tipo di specchio attraverso cui Carroll mandò la sua Alice nel secondo libro.
Attraversato lo specchio, torna nell’Underland. Il Cappellaio Matto (Johnny Depp) è gravemente malato — ha perso la sua “muchness”, la sua vivacità — da quando ha trovato un piccolo cappello che aveva realizzato da bambino. La scoperta del cappello lo ha convinto che la sua famiglia (uccisa, credeva, dai Jabberwocky anni prima) sia in realtà ancora viva. Nessuno gli crede.
Alice decide di aiutarlo. Per farlo deve rubarne il Cronosferio — una sfera dorata che funziona come cuore del Grande Orologio — a Tempo (Sacha Baron Cohen), una figura antropomorfa metà uomo e metà meccanismo a orologeria, che governa la stanza del tempo in un castello tra passato e presente. Con il Cronosferio Alice può viaggiare indietro nel tempo.
Seguiranno diversi salti temporali: Alice vede il Cappellaio Matto da bambino, la famiglia prima dell’attacco, e soprattutto — la rivelazione centrale del film — scopre che le due regine, Iracebeth (Regina Rossa) e Mirana (Regina Bianca), ebbero da bambine un litigio per una torta. Iracebeth fu punita ingiustamente, cadde battendo la testa e si deformò fisicamente. Mirana mentì per evitare la punizione, e questa menzogna infantile è la radice di tutto il male del regno.
Il finale riunisce la famiglia del Cappellaio Matto, reconcilia parzialmente le due regine, e riconduce Alice nel mondo reale — dove ritrova la sua nave e la sua indipendenza.
È un film sulla memoria, sui traumi infantili non elaborati, e sull’impossibilità — e insieme sulla necessità — di fare i conti con il passato.
James Bobin alla regia: il peso di succedere a Tim Burton
La scelta di James Bobin come regista fu strategicamente sensata. Bobin aveva diretto I Muppet (2011) e Muppets Most Wanted (2014) per Disney — due film che avevano gestito con successo la transizione tra humor surreale, malinconia e spettacolo. Sembrava la scelta giusta per un sequel di un film noto per la sua eccentricità visiva.
Il problema è che Bobin non è Burton. Il punto di forza di Burton era la coerenza estetica tra contenuto e forma: i personaggi marginali, i colori gotici, la fotografia di Robert Elswit che rendeva ogni inquadratura un quadro. Bobin è un regista competente ma meno idiosincratico. Il suo Alice attraverso lo specchio ha sequenze visivamente belle ma manca di quel filo visivo che rendeva il primo film riconoscibile anche senza il logo Disney.
Burton rimase come produttore — il che significò in pratica continuità nel design dei personaggi, nei costumi e nella palette cromatica generale. Ma la regia è un’altra cosa. La capacità di trovare l’angolazione giusta in una scena emotiva, il ritmo del montaggio nelle sequenze d’azione, la gestione del tono quando la storia oscilla tra commedia e dramma: queste cose si perdono quando cambia il regista.
Non si può dire che il film sia mal girato. Ma si vede, fotogramma per fotogramma, che manca la mano che aveva costruito il primo.
Sacha Baron Cohen come Tempo: l’idea più originale del film
Se c’è un elemento genuinamente riuscito in Alice attraverso lo specchio, è il personaggio di Tempo — interpretato da Sacha Baron Cohen con un accento tedesco e una fisicità che mescola il meccanismo dell’orologiaio e la dignità del dio minore.
Tempo non è un antagonista tradizionale. Non vuole il potere assoluto, non è mosso dall’odio. È semplicemente il custode di una funzione cosmica — il flusso del tempo — e Alice lo disturba rubandogli il Cronosferio. La persecuzione di Tempo nei confronti di Alice è, in senso stretto, giustificata: lei ha preso qualcosa che non le appartiene, e il suo uso scorretto del tempo sta causando danni al tessuto del presente.
La scena migliore del film è probabilmente quella in cui Alice e Tempo parlano nel castello tra passato e futuro. Tempo spiega la sua natura — è immortale ma non può essere ovunque in ogni momento, deve scegliere dove essere — e c’è in quella scena una malinconia autentica che il resto del film non raggiunge.
Sacha Baron Cohen è noto per le sue commedie eccessive (Borat, Brüno), ma qui dimostra una misura che si adatta perfettamente al personaggio: Tempo è buffo e inquietante allo stesso modo, senza che l’uno annulli l’altro.
Il box office e la critica: un flop relativo in un anno difficile
Alice attraverso lo specchio uscì il 27 maggio 2016 negli Stati Uniti. Il weekend di apertura fu 28,1 milioni di dollari — circa un quarto di quello che aveva aperto il primo film nel 2010. Il totale mondiale si fermò a circa 299,5 milioni di dollari su un budget di 170 milioni, cui aggiungere circa 100-130 milioni di marketing: un film in perdita per gli standard blockbuster.
Rotten Tomatoes: 30% dalla critica. IMDb: 6.2/10.
Le ragioni del flop furono multiple. Il film uscì nello stesso weekend di Captain America: Civil War — ancora in sala — e di altri titoli forti della stagione estiva. La critica era già pronta a demolirlo. E il pubblico che aveva amato il primo film si aspettava qualcosa dello stesso livello — e non lo trovò.
Ma c’è un elemento spesso trascurato: il film uscì in un momento in cui il franchise dei film Disney live-action era ancora giovane. Cenerentola (2015) e Il libro della giungla (2016) avevano già dimostrato che i remake Disney potevano funzionare enormemente bene. Alice attraverso lo specchio dimostrò invece i limiti della formula: sequel di sequel, con lo stesso cast ma senza la stessa visione creativa alla guida.
Il confronto con Alice Through the Looking-Glass di Carroll
Il titolo Alice Through the Looking-Glass rimanda direttamente al secondo libro di Lewis Carroll (1871). Ma il film usa solo il titolo e il meccanismo dello specchio — l’ingresso nell’altro mondo attraverso uno specchio da parete — mentre ignora quasi completamente la struttura narrativa del romanzo.
Nel libro, il mondo del Rovescio funziona come una scacchiera gigante. Alice avanza come pedone — un passo alla volta, una casella alla volta — fino a diventare regina. I personaggi che incontra sono figure degli scacchi: il Re Rosso che dorme e sogna tutto l’universo, i Cavalieri che non sanno combattere, Humpty Dumpty che spiega i non-sensi con logica perfetta. Non c’è il viaggio nel tempo. Non c’è il personaggio di Tempo. Non c’è la backstory delle due regine.
Il film prende da Carroll l’atmosfera dello specchio e l’idea che il mondo del Rovescio funzioni con regole capovolte — e costruisce poi una storia completamente originale. Non è un difetto in sé: anche il film di Tim Burton del 2010 era una storia originale usando i personaggi di Carroll. Il problema è che l’originale aveva un’idea emotiva forte (Alice che impara a scegliere per sé), mentre questo sequel ha un’idea interessante (il tempo non si può cambiare) ma la esegue in modo meno convinto.
Per chi volesse un adattamento fedele al secondo libro di Carroll, Fushigi no Kuni no Alice (1983), l’anime giapponese in 52 episodi, copre entrambi i romanzi con molto più rigore narrativo.
Dove vedere Alice attraverso lo specchio in Italia


Alice attraverso lo specchio è disponibile su Disney+, incluso nell’abbonamento standard. È disponibile sia in italiano che in versione originale inglese.
Non è disponibile su Netflix, Amazon Prime Video o altre piattaforme principali. La distribuzione Disney garantisce l’esclusività su Disney+.
Il film è disponibile anche in Blu-ray, spesso in bundle con il primo film Alice in Wonderland (2010).
Per una visione del cluster completo di Alice:
- Alice nel Paese delle Meraviglie (1951) — il classico animato
- Alice in Wonderland (2010) — il film di Tim Burton
- Alice di Švankmajer (1988) — la versione surrealista ceca
- Alice (Syfy 2009) — la miniserie distopica
- Fushigi no Kuni no Alice (1983) — l’anime giapponese
- Guida completa a tutti gli adattamenti di Alice nel Paese delle Meraviglie — storia, significato e dove vedere ogni versione
Domande frequenti su Alice attraverso lo specchio (2016)
Di cosa parla Alice attraverso lo specchio (2016)? Alice viaggia indietro nel tempo usando il Cronosferio per salvare la famiglia del Cappellaio Matto, creduta morta in un attacco dei Jabberwocky. Scopre anche l’origine del conflitto tra la Regina Rossa e la Regina Bianca: una menzogna infantile di Mirana che ha traumatizzato Iracebeth per sempre.
Dove vedere Alice attraverso lo specchio in streaming? Su Disney+, incluso nell’abbonamento standard.
Chi dirige Alice attraverso lo specchio (2016)? James Bobin, non Tim Burton. Burton rimase come produttore. Bobin era noto per i film dei Muppets.
Chi è Tempo in Alice attraverso lo specchio? Tempo (Time) è interpretato da Sacha Baron Cohen — il custode del Grande Orologio che governa il flusso temporale. È antagonista per necessità, non per cattiveria.
Quanti soldi ha incassato Alice attraverso lo specchio (2016)? Circa 299,5 milioni di dollari worldwide su un budget di 170 milioni — un flop relativo rispetto al miliardo del primo film.
Alice attraverso lo specchio ha vinto Oscar? No. A differenza del predecessore che vinse tre Oscar tecnici, il sequel non ricevette nomination.
Alice attraverso lo specchio è un sequel diretto di Alice in Wonderland 2010? Sì — riprende gli stessi personaggi e ambientazione, con Mia Wasikowska come Alice, Johnny Depp come Cappellaio Matto, Helena Bonham Carter come Regina Rossa.
Perché il film si chiama “Attraverso lo specchio”? Dal secondo libro di Carroll, Through the Looking-Glass (1871), in cui Alice entra nel mondo del Rovescio attraverso uno specchio. Il meccanismo è usato nel film, ma la storia è originale.
Il viaggio nel tempo è fedele al libro di Carroll? No — è un’invenzione del film. Il secondo libro di Carroll non include viaggi nel tempo.
Perché Alice attraverso lo specchio ha deluso al botteghino? Critica molto negativa (30% RT), concorrenza pesante (Civil War), cambio di regista percepito dal pubblico, e un’idea emotiva meno potente del primo film.
Alice attraverso lo specchio è adatto ai bambini? Sì, classificato PG. Adatto dai 7 anni in su.
Ci sarà un terzo film di Alice in Wonderland? Al 2026 nulla è stato annunciato. Il flop del sequel rende improbabile una nuova produzione a breve.
La colonna sonora e i costumi: continuità e cambiamento
Danny Elfman tornò a comporre per il sequel, il che garantì continuità musicale con il primo film. La sua partitura per Alice attraverso lo specchio è dominata dal tema di Tempo — un meccanismo musicale che usa ticchettii d’orologio integrati negli archi e un tema principale che alterna frasi regolari e frasi leggermente sfasate, come un orologio che va quasi bene ma non del tutto.
Il tema della tristezza del Cappellaio Matto — il momento più sentimentale del film, quando Alice capisce che il Cappellaio sta davvero morendo a causa della perdita della sua famiglia — è uno dei pochi momenti in cui la partitura di Elfman supera il livello del buon artigianato per toccare qualcosa di genuinamente malinconico.
Colleen Atwood rielaborò i costumi del primo film mantenendo la continuità visiva. La sfida principale fu il personaggio di Tempo: Atwood doveva creare un costume che sembrasse al tempo stesso vittoriano, meccanico e fantascientifico. Il risultato — un gilet di engrenaggi, un soprabito con riflessi dorati, un orologio integrato nel corpo — fu una delle creazioni più originali della sua collaborazione con Burton.
Il fallimento come documento: cosa dice di Hollywood nel 2016
Alice attraverso lo specchio fallì per ragioni che non erano tutte sue colpa. Uscì in un contesto in cui:
Il franchise era saturo. Il pubblico che aveva visto il primo film nel 2010 aveva aspettato sei anni per un sequel. Un’attesa così lunga raffredda l’entusiasmo, e quando il sequel non superò il predecessore in nessun modo significativo, la delusione fu proporzionale all’attesa.
Il 3D stava perdendo appeal. Nel 2010 il 3D era ancora una novità trainata da Avatar. Nel 2016 il pubblico aveva capito che il 3D convertito in post-produzione raramente aggiungeva valore e spesso disturbava. La decisione di continuare a presentare Alice in 3D premium non portò i risultati di sei anni prima.
Il modello live-action Disney aveva già altri campioni. La bella e la bestia (2017) era già in produzione. Il libro della giungla (2016) aveva appena dimostrato che i live-action Disney potevano funzionare benissimo senza il tocco burtoniano. Alice non era più l’unica opzione.
Il flop non fu un disastro assoluto — 300 milioni di dollari worldwide su un budget di 170 milioni non è una perdita catastrofica (considerando che i costi di marketing vanno aggiunti). Ma fu abbastanza deludente da scoraggiare un terzo film.
Il posto di Alice attraverso lo specchio nella filmografia di James Bobin
James Bobin ha costruito la sua carriera nel registro della commedia surreale: i Muppets, Dora e la città perduta (2019). Alice attraverso lo specchio è il suo film più ambizioso visivamente — e paradossalmente quello in cui la sua voce personale è meno presente.
Con i Muppets, Bobin poteva appoggiarsi alla tradizione comica del personaggio e costruirci sopra. Con Alice, doveva appoggiarsi all’eredità estetica di Burton — un’estetica così riconoscibile e personale che lascia poco spazio a chi viene dopo. Il risultato è un film competente eseguito da qualcuno che sa esattamente cosa sta facendo, ma che non ha la possibilità di farlo diventare anche suo.
Nella storia della regia cinematografica, ci sono film in cui il cambiamento di regia fa bene all’opera (il passaggio da Francis Ford Coppola a Mario Puzo nel franchise Padrino è un caso studiato). Alice attraverso lo specchio non è uno di questi. È uno di quelli in cui il cambiamento si vede, si sente, e alla fine si conta al botteghino.
Il tema del tempo e la sua risonanza emotiva
Al di là dei suoi difetti strutturali, Alice attraverso lo specchio ha un tema centrale che merita attenzione separata: il rapporto tra passato e identità.
Tempo — il personaggio di Sacha Baron Cohen — è guardiano di qualcosa che non si può cambiare. Può visitarlo, può osservarlo, non può modificarlo. Alice lo capisce tardi: il suo tentativo di salvare la famiglia del Cappellaio Matto non può riuscire perché il passato ha una forma fissa. Quello che può cambiare è la comprensione del passato — capire che la famiglia del Cappellaio era viva, che non fu uccisa dai Jabberwocky, cambia il presente di Hatter anche se non cambia quello che è successo.
È un concetto psicologico preciso: la terapia non cambia i fatti del passato ma cambia il modo in cui li portiamo. Il Cappellaio Matto stava “morendo” non perché avesse perso la sua famiglia, ma perché non riusciva a vivere con la versione del passato che credeva vera. La scoperta della verità — la famiglia era fuggita, non era morta — lo guarisce non perché cambia il fatto ma perché cambia la narrazione.
È un’idea che il film non sviluppa mai abbastanza perché deve anche spiegare il funzionamento del Cronosferio, i viaggi temporali, la backstory delle due regine e la minaccia cosmica del collasso del tempo. Con un plot più snello, questo tema avrebbe potuto portare il film a qualcosa di davvero rilevante emotivamente.
Alice attraverso lo specchio è un film onesto nel tentativo e imperfetto nel risultato. Sacha Baron Cohen e il personaggio di Tempo avrebbero meritato un film migliore. La backstory delle due regine — l’origine della crudeltà nella menzogna infantile — è un’idea genuinamente interessante che anticipa certe scelte narrative dei successivi live-action Disney. Ma il tutto è tenuto insieme con meno coesione rispetto al predecessore.
Non è un film da dimenticare. È un film da vedere una volta, riconoscendo quello che avrebbe potuto essere. Il personaggio di Tempo rimane uno dei contributi originali più riusciti dell’intero franchise Alice — e merita più attenzione di quanta il box office del 2016 gli abbia concesso. Sacha Baron Cohen lo porta in territori inaspettati: una figura tragica e quasi simpatica, prigioniero delle sue stesse regole, che non può fermarsi nemmeno quando vorrebbe.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.